ANNO 1940

ITALIANI ALLA BATTAGLIA D'INGHILTERRA
e MUSSOLINI PENSA ALLA GRECIA

Il 5 novembre viene rieletto per la terza volta presidente degli Stati Uniti, ROOSEVELT con una maggioranza di oltre 4,5 milioni di voti sull’avversario  repubblicano Wendell Willkie. Può così mantenere la promessa fatta a Churchill il 3 settembre. Cioè lo stanziamento di fondi straordinari per la difesa, con un piano di produzione di 50.000 aerei e 15 milioni di tonnellaggio navale. 
Poi crea un Consiglio di produzione-spedizione di materiale bellico in Gran Segreto.


1) L'aiuto americano agli inglesi, per gli Usa é allettante perché ci guadagnava tutta la produzione industriale americana. Lo spettacolare e coraggioso blitz fatto da Churchill su Berlino ha fatto tifare tutta la stampa americana e ha convinto gli americani ad accettare il piano del rieletto Presidente. 
2) Convinto é anche Hitler della forza anglo-americana, anzi la teme, e cerca di non provocare incidenti. Eppure sta aprendo un altro fronte; ma lontanamente prevede che Mussolini gli sta mettendo la manciata di sabbia nel suo perfettissimo ingranaggio bellico.

Ma dobbiamo ritornare alla guerra di Mussolini in questo 1940.......
perchè accadono molti altri fatti, piuttosto gravi, fin dall'inizio delle ostilità.
( QUELLE IN FRANCIA LI ABBIAMO VISTI)

Ritorniamo proprio a lui, a Mussolini. Umiliato e messo nell'angolo all'armistizio francese, dove ha ricevuto "un pugno di mosche", vuole riscattarsi e offre a Hitler un corpo di spedizione militare per l'invasione dell'Inghilterra. Vorrebbe ripetere le gesta di Cesare, sbarcare sulla "perfida albione" (così la stanno chiamando in Italia, aggiungendo che l'isola sarù nuovamente popolata da tanti italiani) ma Hitler rifiuta anche questa volta la sua offerta; gli bastano i suoi soldati e i suoi aerei. Ma Mussolini insiste, alla fine il Furher accetta l'aviazione visto che con questa vuole in quattro giorni mettere in ginocchio l'Inghilterra e poi fare lo sbarco navale.

Mussolini manda dei "caccia" CR 42 e G 50 e alcuni bombardieri BR 20.
Il generale capo dell'Aeronautica, Pricolo, lo sconsiglia, dice che non sono adatti.  Ma Mussolini é irremovibile, "é una questione politica". Intanto manda  Ciano da Hitler, ma questa volta, prima dell'invasione dell'Inghilterra (non vuole certo  ripetere la brutta esperienza francese) con le sue richieste di spartizione dei territori inglesi una volta finita la campagna (le mire del Duce si spingono fino al Congo).
Ma Hitler nemmeno  ascolta le pretese di Ciano:  "prima di parlare di  spartizioni bisogna sconfiggerla l'Inghilterra" e lo liquida bruscamente. Ciano ci resta male, non tollera l'arroganza. Torna a casa, esprime queste idee al suocero. Che lo liquida in malo modo e manda ugualmente gli aerei in Normandia per l'attacco. 

Quando gli aerei italiani arrivarono alla base germanica per attaccare l'Inghilterra, i tedeschi implorarono in ginocchio i piloti di non volare con quelle "cicogne", senza carlinga, senza a bordo la radio (inconcepibile nella nebbia inglese), lenti, obsoleti, inadatti a scontrarsi con i potenti Spitfire inglesi. Cercarono di convincerli che quelli non erano caccia ma libellule. Inutilmente; alla fine le perdite italiane all'uscita della prima e della seconda missione  furono il 50 per cento. Tutti suicidi preannunciati.
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Ultimamente, il Corriere della Sera, ed altri giornali, hanno pubblicato un bellissimo articolo-intervista fatta a LUIGI GORRINI.
 
Negli anni della guerra, Luigi Gorrini è stato un incredibile asso dell'aviazione, un elemento della pattuglia acrobatica; 19 aerei abbattuti, medaglia d'oro; uomo energico e fiero, combattente audace, che poi aderì l'8 settembre alla Repubblica Sociale Italiana. Quindi non è un antifascista nel narrarci questa scellerata "avventura" dell'Italia.

"Il 10 giugno 1940, c'era il sentore che qualcosa stava succedendo. Ero di base sull'aeroporto di Mondovì, dove era distaccato il 18° Gruppo del 3° stormo da caccia che era a Mirafiori, dove rientrammo per armare gli aerei. Da lì la mia squadriglia andò a Novi Ligure, poi ad Albenga destinati contro i Francesi, dove vi era uno dei migliori aeroporti perché aveva la pista in cemento laddove gli altri aeroporti l'avevano erbosa. Ero ad Albenga mentre Mussolini faceva il famoso discorso e vi fu subito un allarme per aerei nemici su Genova.

"Avevamo i CR 42, macchina all'epoca già superata, strasuperata. Biplano di tela, senza corazze, apparecchi radio e impianti d'ossigeno malfunzionanti. Era un gran bell'apparecchio in quanto a maneggevolezza, armato da 2 mitragliatrici da 12,7, mitragliatrici efficaci, ma se pensiamo alle otto da 8,7 di cui disponevano gli Spit e gli Hurricane...

"Il morale era molto alto. Credevamo inoltre di avere aerei validi, ma quando vedemmo cosa aveva il nemico, la Francia, parlo dei Dewotine e dei Morane, ci dovemmo ricredere. Io poi ho conosciuto quelle macchine in seguito, quando mi recai in Francia a prendere alcuni loro aeroplani che erano rimasti al Governo di Vichy (cominciavamo a scarseggiare dei nostri ed avevamo bisogno di tutto). Era come paragonare un triciclo ad una Ferrari...
Noi pensavamo comunque di vincere la guerra, dopo invece... gli unici aerei competitivi che abbiamo avuto sono stati il Macchi 202 ed in particolare il 205: con questo potevamo tener testa agli Spitfire, agli Hurricane e persino agli americani con i loro Mustang, durante la Repubblica Sociale. Certo che il Mustang era superiore, perché a 10.000 metri i comandi con il 205 non li sentivi già più. Forse il migliore di tutti i nostri è stato il Fiat G.55, lì potevi andare anche a 10,000 metri, ma ne produssero davvero pochi.

"La Battaglia d'Inghilterra - Ci consegnarono nuovi aeroplani CR 42: senza corazze, impianti d'ossigeno malfunzionanti, salvagenti di marina troppo grossi che ci impedivano i movimenti. Da Torino partimmo ed atterrammo a Monaco dove facemmo rifornimento. Ricordo che nevicava. Di lì ancora fino a Francoforte e poi da lì fino in Belgio, ad Ursell, una cosa assurda e incredibile, il campo non si vedeva, anche il comandante era stupito.  
Un bel momento abbiamo visto degli alberi, pini, che si muovevano, delle mucche per terra. Era tutto mimetizzato e così bene che gli Inglesi non sono mai riusciti a trovare quel campo. C'era perfino una grande fattoria di cartone con porte e finestre, mucche di gomma gonfiabili e pini che una volta tolti venivano rimessi al loro posto per coprire i rifugi degli aerei a loro volta coperti da reti. Eravamo in braghe di tela, pensi che non avevamo riscaldamento sugli aerei, che peraltro erano aperti. Volavamo anche a trenta gradi sottozero.

Le operazioni venivano decise dai tedeschi e a noi spettava la scorta ai nostri bombardieri: era un macello. Erano venuti un sacco di piloti, figli di papà, a provare l'ebbrezza della guerra...questo fenomeno si era già visto in Spagna. Ma non era una guerra dei soldi, era una guerra del piombo e gli Inglesi non scherzavano affatto, sparavano sul serio.
Facevamo la scorta ai bombardieri, ma tenerli uniti era un'impresa: uno andava giù perché i motori non ce la facevano. Erano BR 20, macchine anch'esse di tela, idonee a volare leggere e a partire su terreni secchi ed aridi. Qui invece si era carichi di bombe e le piste erano fangose, e poi i piloti mancavano d'addestramento. Le prime due azioni furono un disastro: i Tedeschi ci fermarono e si accorsero degli aeroplani che avevamo...ossigeno che si bloccava, senza radio, aeroplani di tela e come prima cosa ci diedero le stufe catalitiche per scaldare i motori e poi, nel giro di 48 ore ci applicarono corazze aggiuntive. Ci dettero le loro combinazioni, guanti e caschi nuovi (avevamo ancora il caschetto di tela).
 
Francamente avevamo solo gli occhi per piangere, abbiamo fatto la guerra in queste condizioni; non avevamo neppure le carte, dal momento che già in Italia andavamo avanti seguendo le carte stradali del Touring Club. Immaginatevi in Inghilterra con le nebbie! Dopo un combattimento rientrammo in 25 in quattro nazioni diverse, non si vedeva nulla se non i campanili. Sono atterrato avendo visto una pista ma era un'autostrada, e prima di me, lo avevano già fatto in quattro: uno andò a finire in una piazza d'armi ad Amsterdam, altri finirono fra i pini. 
In pieno inverno arrivò quindi l'ordine di rientrare, e nel frattempo erano arrivati anche i Fiat G.50, ma non parteciparono ad alcuna azione, non avevano autonomia perchè passata la Manica dovevano tornare subito indietro. Li schierarono quindi come difesa notturna degli aeroporti, in voli notturni isolati. 
La spedizione in Inghilterra fu tutta da dimenticare: bombardamenti male eseguiti, macchine inidonee."

(nelle sue memorie ci sono tante altre storie, la sua carriera, i ricordi, e tanta onestà nei giudizi)

"Prima o dopo l'8 settembre, Noi non avevamo alcun partito, noi difendevamo le città italiane dai bombardamenti dei liberatori, le nostre case ed il nostro onore. La guerra sapevano tutti che era persa con El-Alamein ed io l'ho persa due volte: l'8 settembre ed il 25 aprile. Ma quello che ho fatto allora...quelle tonnellate di bombe in meno che abbiamo evitato alle nostre città, questo è un innegabile merito storico. Io non abbasso gli occhi di fronte a nessuno, l'ho fatto e lo rifarei".

La guerra vissuta da Luigi Gorrini è narrata nel libro "Ali d'Italia-Vespa 2"
edito dalla Società Editrice Barbarossa.
Il libro, corredato di diverse introduzioni, fotografie, disegni, è acquistabile anche presso gli Aeroclub di Milano, Vercelli, Bergamo, Vergiate, Casale Monferrato, Gorizia, Udine, Bergamo, Brescia, Bologna, Mantova, o ordinato a
sidielbarrani@tiscalinet.it
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Eppure l'Italia si era presentata in guerra con il più  grande numero di aerei in "circolazione" ma solo sulla carta; oltre 5760 aeromobili (rispetto ai 1850 inglesi e ai 3000 tedeschi), ma erano tutti antiquati, solo 700 erano in grado di volare, e solo a vista, cioè solo quando era sereno, perché nella nebbia o semplicemente dentro un cielo nuvoloso i piloti volavano alla cieca.
(La Regia Aviazione Italiana disponeva complessivamente di 594 velivoli da caccia-assalto: 177 anziani biplani Fiat CR32 (serie Ter e Quater); 202 Fiat CR42; 89 caccia monoplani Fiat G50; 77 Macchi MC200-1-2; 7 idrovolanti biplani Ro44; 12 Breda Ba 65 e 30 bimotori Breda Ba 88).

Vi era in Italia, nonostante tutti gli allori conquistati negli anni precedenti (ma erano nati solo per questo motivo) un grosso ritardo non tecnologico ma industriale, e con scelte sbagliate. Eppure l'Italia aveva i migliori motoristi, progettisti e radiotecnici - l'RDF (Radar) fu esposta (addirittura in America) l'idea di costruirlo nel 1922! Nessuno ne capì l'importanza).
 L'Italia non aveva più diversificato la produzione dal 1936. La grande industria aeronautica seguitava a produrre aerei con i vecchi schemi, pur avendo nei cassetti progetti di avanguardia. 
L'Inghilterra aveva già le "fortezze volanti" totalmente in metallo, l'Italia invece era ferma al bombardiere Savoia Marchetti  79 e 80 in tela cerata, che furono ribattezzati dal generale Santoro "le debolezze volanti", o meglio conosciute fino al 1960, come "le vacche"  (chi scrive ci ha volato un centinaio di volte e ha fatto i lanci col paracadute proprio con questi aerei).
 
Un fantastico aereo era stato messo in progetto, il P.108, ma entrò in servizio a fine 1942 e solo in 24 esemplari. C'era poi il Cant Z. 1018 metallico, stupendo, più sofisticato di quelli americani e inglesi, ma gli unici cinque (!) esemplari furono terminati 10 giorni prima dell'armistizio nel '43, a guerra "finita".
Prima negli hangar, poi di nascosto in una officina a Milano (per incrollabile volontà dei tecnici che si erano visti mettere i bastoni fra le ruote) si stava costruendo un gigantesco bombardiere unico al mondo. Non lo finirono mai. Nel 1945 a fine guerra la carcassa rimase come ricordo. Mentre nel frattempo in Inghilterra erano stati costruiti 18.188 Liberator, 16.701 Fortezze volanti, 7366 Lancaster, 6176 Halifax e 2371 Stirling. E in America  96.000 caccia !!!!!.

Poteva vincere l'Italia?

Nella battaglia d'Inghilterra con velivoli inglesi e tedeschi, nel voler fare un confronto qualitativo con quello italiano era a dir poco umiliante. Il confronto numerico nemmeno parlarne. "Era come paragonare un triciclo ad una Ferrari..." (Gorrini)

Ancora nel 1943 l'Italia costruiva il SAI 207, fatto di legno e con due sole mitragliatrici a bordo, quando gli altri erano già costruiti in acciaio corazzato, avevano cannoncini, oltre la immancabile radio sempre in contatto  con i RDF (Radio Direction  Finding - poi battezzato dagli Usa, RADAR) a terra sulla costa che segnalavano già a dieci chilometri gli aerei tedeschi e italiani e la direzione da dove provenivano.


Fermi alle divise dell'ottocento, con le ghette, le fasce, le giberne, e cosa drammatica fermi ai fucili del 1891 (ai 200.000 ascari in Africa distribuirono perfino quelli del 1887. Ci prendevano in giro anche loro. "Io sbarado, golpido, ma nemigo non gaduto" era la battuta che circolava in Africa a proposito dell'efficienza delle armi italiane. I cannoncini sparavano ai carri armati inglesi senza scalfirli, mentre le batterie inglesi con un colpo sfasciavano e mandavano in mille pezzi le famose "scatole di sardine" italiane. Quelle che erano riuscite a muoversi. Soprannominati i "carri dell' Upim", perchè acquistati al reparto "giocattoli". 3 ton. di lamiere, contro le 52 ton. di acciaio dei T 34 russi!

Nell'approntamento Mussolini fa lo stratega "precedenza alle armi della fanteria, mettendo in seconda linea le artiglierie". Una pazzia! Ed entra talmente nella parte del condottiero (Hitler fa questo no?) che si convince che lui può fare a meno del parere dello Stato Maggiore, dei tecnici, degli strateghi (Hitler fa questo no?) sarà lui a prendere le decisioni.

E lo abbiamo già visto nella assurda pantomima della "Battaglia delle Alpi" che non serviva a nulla, o in quella di non far occupare la più importante base strategica del Mediterraneo (Malta) visto che aveva in mente di continuare, fare e condurre la "sua" guerra parallela in Africa, e poi in Grecia.

Inoltre la plateale deficienza in materiali delle forze armate, pur con uomini validi, era patetica, e più che di un condottiero i soldati avevano bisogno di mezzi e un equipaggiamento efficiente. Oltre la metà dei soldati italiani vittime dell'intera guerra sono morti per essere stati stremati dal gelo, dal caldo o dalla fame (non dai nemici!).

C'era una totale assenza di truppe provviste di mezzi corazzati. Salvo considerare i famosi carri "L" dei mezzi corazzati, visto che li chiamavano "scatole di sardine" che nel vederli nei film d'epoca, camminare nel deserto (ma camminarono pochi) con dentro due uomini non è solo una scena pietosa e ridicola ma abbastanza tragica per coloro che andarono con quei mezzi non molto lontano, e molti solo incontro alla morte.

La divisione corazzata Centauro la si chiamò divisione quando non era neppure una brigata, aveva solo 4037 uomini, 24 pezzi d'artiglieria, un centinaio di carri leggeri (non corazzati, avevano una lamiera di ferro (non di acciaio) che subito fondeva ai proiettili perforanti), cioè la decima parte di una divisione corazzata di Hitler come numero... ma come efficienza era 50 volte inferiore!

Dopo 18 giorni dall'inizio delle ostilità, l'artiglieria (se non vogliamo pensare a un atto fatto di proposito- nemici ne aveva tanti) scambiò l'aereo del proprio governatore in Africa Settentrionale, BALBO per quello di un nemico e lo abbatté al suolo.

Lo abbiamo accennato all'inizio dell'anno.
 ITALO BALBO dall'Africa si era precipitato in Italia per dissuadere Mussolini a non mettersi con Hitler per non diventare prima o dopo "il lustrastivale dei tedeschi". Ma ormai Mussolini aveva deciso.
BALBO infuriato se ne ritornò in Africa. Farà all'inizio della guerra il suo dovere, ma aveva già predetto che non sarebbe stata una guerra facile e breve. Andava dicendo perfino in pubblico che "bisogna sbarazzarsi di Mussolini prima che sia troppo tardi". Presto invece la morte arrivò per lui; a 18 giorni dall'inizio, per errore la contraerea italiana centrò in pieno il suo aereo. 
Mussolini nel '45 disse poi di lui' "Era un autentico rivoluzionario. Il solo che sarebbe stato capace di uccidermi". (del resto l'invidia dei successi aviatori di Balbo esistevano, e vecchi screzi fin dalla nascita del fascismo pure).
Questo pericolo ora non c'era più: anche se rimase qualche dubbio sulla vera dinamica dell'incidente.

A seguito della morte di Balbo - A sostituirlo nella guerra in Africa fu mandato Graziani, che nonostante avesse già fallito sulle Alpi francesi, era un uomo non solo amante della guerra ma anche filotedesco. Ma presto (dando ragione a Balbo) si accorgerà anche lui a sue spese come e con quali mezzi doveva combattere in Africa; con 200.000 fucili del 1887 e del '91, e con le divise di panno invernale nel deserto a 65 gradi al sole, 50 all'ombra, e le gomme dei camion che scoppiavano come i palloncini (con lui c'era il padre dell'Autore che scrive, che evitò la cattura a Tobruk (era nei trasporti delle munizioni e dei carburanti) ma non pote' evitare poi con il generale Messe nel maggio del '43, quando Montgomery li catturò assieme a tutti gli altri (120.000);  fatto poi  prigioniero fu "ospite" fino al settembre del 1946, nei "campi" di Sua Maestà re d'Inghilterra in Rhodesia a mangiare inizialmente le noccioline. Non e' una battuta, gli inglesi rispettando la Convenzione di Ginevra che contemplava una razione di 1300 calorie al giorno per i prigionieri, diedero appunto solo mezzo chilo di noccioline, 1300 calorie, quello che era ancora rimasto nei magazzini della sussistenza. Avevano previsto dei campi di accoglienza un certo numero di razioni per gli eventuali prigionieri, ma non avevano previsto che avrebbero catturato l'intero esercito italiano; e centinaia di migliaia di uomini da sfamare diventò per loro un problema molto serio).

1 Luglio - Il generale Rodolfo Graziani è il nuovo comandante in capo delle forze armate italiane in Africa settentrionale e il nuovo governatore della Libia.
A
erei italiani effettuano azioni di bombardamento notturne sulla stazione di Etteb. Vengono inoltre attaccate le basi aeronavali di Aden e Porto Sudan.Nell’Africa Orientale, aerei italiani effettuano azioni di bombardamento notturne sulla stazione di Etteb. Vengono inoltre attaccate le basi aeronavali di Aden e Porto Sudan.

4 Luglio
- Le truppe italiane in Africa settentrionale colgono alcuni successi che fanno dimenticare a Mussolini l'umiliazione subita nelle spartizioni francesi e la "guerra beffa" di tre giorni delle Alpi. Il compiacimento durò solo cinque giorni. 

9 Luglio - Largo della costa calabra. la Marina a soli 12 giorni dall'oscuro incidente a Balbo, nella sua prima missione sullo Ionio ha uno scontro a Punta Stilo con gli inglesi. Subisce una disfatta per il  pessimo coordinamento fra Marina e Aviazione italiana.
La squadra inglese (1 portaerei, 3 corazzate, 5 incrociatori leggeri, 6 cacciatorpediniere) è comandata dall’ammiraglio A.B. Cunningham che conosce il Mediterraneo come le sue tasche.
Quella italiana (2 corazzate, 6 incrociatori pesanti, 12 leggeri e numerosi cacciatorpediniere), guidata dall’ammiraglio Campioni.
I piloti italiani bombardano per errore le stesse navi di bandiera.
Gli aerei italiani arrivarono a dar man forte a Cunningham, invece delle navi inglesi bombardarono le navi italiane; 50 dei 126 aerei in missione si "sbagliarono" (!!!).
 
Lo scontro si concluse quando l’ammiraglia italiana, la corazzata Giulio Cesare, venne colpita dall’ammiraglia inglese Warspite. L’ammiraglio Campioni riuscì comunque a dirigersi verso Messina.
Un inizio drammaticamente negativo sul piano militare, e psicologicamente traumatico per gli italiani, che si risvegliarono da un brutto sogno. Un inizio invece positivo per chi aveva deciso di andare fino in fondo e prenotarsi per la vittoria: Churchill.

Intanto presidente americano Roosevelt firma il Two-Ocean Navy Expansion Act che prevede un forte potenziamento della flotta americana, oltre a tutto il resto. Molti impianti (fra poco quasi tutti) sono state subito convertiti per la produzione bellica.

Per dare un'idea di questa forza che scende in campo, negli Stati Uniti quest'anno ci sono già 30 milioni di auto circolanti (l'Italia ne ha  166.000, ma tutte ferme, perchè senza benzina), un raccolto di 700 milioni di q. di cereali (l'Italia 63 mil.- e fra poco 200-150 grammi di pane tesserato a testa ). Poi infine gli Usa potevano contare sui grandi impianti industriali mobilitati (fra questi 250 acciaierie - in Italia ne esistevano 2) subito riconvertiti nella produzione di guerra che andranno a creare il boom economico di quell'America che inizia quest'anno a fornire a credito tutti i Paesi che erano contro Hitler. "Si pagherà a fine conflitto" fu deciso. (come nel 1917)


Una colossale fortuna per l'America che non si era ancora ripresa dalla batosta del '29. In tre anni raddoppierà il PNL con il 107 %. La produzione bellica passò da 346 carri armati a 29.000, da 2000 aerei a 96.000, da 1,5 milioni tonnellate di navi a 16 milioni. (A fine guerra riconvertendo nuovamente e immediatamente gli impianti (neppure sfiorati dalla guerra) faranno "grande" l'America)

C'erano insomma forze dispari in campo. L'Italia non aveva mezzi, non aveva acciaio, non aveva carbone e non aveva nemmeno benzina. Mussolini fece fondere tutti i cancelli d'Italia per fare cannoni (siamo imparziali, questo lo fece anche Churchill in Inghilterra); poi raccolse le fedi matrimoniali per dare l'oro e i mezzi alla patria. Poi mise la tessera sui generi alimentari e si iniziò a vivere in piena autarchia o con la borsa nera; ma tutto questo non bastava per andare lontano.

25 Luglio - Nonostante le carenze e i poveri mezzi i piloti italiani si riscattano con una bella missione, Una formazioni aeree bombarda la base navale di Alessandria. Il giorno dopo altra impresa: effettuano un bombardamento aereo notturno sulla base di Gibilterra, gli inglesi se vogliono andare in Egitto devono fare il periplo dell'Africa e risalire il Mar Rosso.

5 Agosto - Il nuovo comandante in Libia, Graziani è in difficoltà sul fronte per mancanza di mezzi; chiede rinforzi e aiuti, rimandando l'offensiva all'arrivo di questi. Ma Mussolini vuole ad "ogni costo" subito l'offensiva per "motivi politici".

Mussolini gli scrive sostenendo tra l’altro: “... L’invasione della Gran Bretagna è stata decisa, è in corso di ultimazione come preparativi e avverrà.  Ebbene, il giorno in cui il primo plotone di soldati germanici toccherà il territorio inglese voi simultaneamente attaccherete. Ancora una volta vi ripeto che non ci sono obiettivi territoriali, non si tratta di puntare su Alessandria e nemmeno su Sollum. Vi chiedo soltanto di attaccare le forze inglesi. Mi assumo la piena responsabilità personale di questa decisione... sono decisioni politiche». Futuri obiettivi strategici presi o solamente attaccati da mettere poi sul tavolo delle trattative a Inghilterra sconfitta.
Purtroppo come abbiamo già letto, la battaglia d'Inghilterra non solo inizia con ritardo (il 13 agosto) e dura poco, ma termina senza successo.


10 Settembre - Incursioni aeree italiane sul porto di Giaffa, in Palestina, e sulla ferrovia Alessandria-Marsa Matruh. Dall’Africa Orientale viene compiuta un’incursione sulla base aerea di Porto Sudan: il comunicato del Comando Supremo italiano parla di vari velivoli colpiti a terra e di uno abbattuto in volo.
Altre incursioni di aerei inglesi su Massaua, Asmara e Dessiè (in Africa Orientale) e in Cirenaica.

15 Settembre - Truppe italiane occupano Sollum (Al-Salum) nell’Egitto occidentale, nei pressi del confine con la Cirenaica (regione orientale della Libia).
Il giorno dopo gli italiani raggiungono e occupano Sidi-el-Barrani sulla costa della Marmanca, a est di Sollum.

27 Settembre
- Germania, Italia e Giappone siglano il "Patto tripartito".
A Berlino i rappresentanti di Germania (il ministro degli Esteri von Ribbentrop), Italia (il ministro degli Esteri Ciano) e Giappone (l’ambasciatore Saburo Kurusu) firmano il Patto Tripartito. L’accordo, oltre all’obbligo della reciproca assistenza militare in caso di attacco di un paese non ancora coinvolto nel conflitto, riconosce agli italo-tedeschi il disegno di stabilire un “nuovo ordine” in Europa e ai giapponesi il piano di imporre il loro “ordine nuovo” in Asia.

Il 4 Ottobre a Hitler, nell'incontro al Brennero, Mussolini gli riferisce i successi della sua offensiva in Africa. Hitler raccomanda che non si intraprendano azioni che non siano “di assoluta utilità all’Asse”.
Parlano anche delle operazioni in Francia,  ma Mussolini gli tace il progetto che ha in mente, quello di invadere la Grecia.
Sono presenti i rispettivi ministri degli Esteri Ciano e Ribbentrop. Il Fuhrer offre una collaborazione per l' Africa settentrionale, ma Mussolini declina l’offerta, vuol fare tutto da solo così nopn deve spartire nulla..

 I soldati italiani infatti stanno cogliendo alcuni apparenti successi sul confine egiziano sguarnito di Inglesi presi in contropiede. Gli italiani dopo la delusione dello scorso giugno, nuovamente ricominciano a sognare. A sognare di entrare in Egitto ad Alessandria su un cavallo bianco con sopra Mussolini.
Purtroppo tre giorni dopo, il 7 ottobre, cospicui rinforzi inglesi, australiani, neozelandesi, indiani sbarcano ad Alessandria e sono subito fatti affluire verso Marsa Matruh.

Nei giorni seguenti Mussolini con alcuni generali definiscono il piano per l'invasione alla Grecia. (LO LEGGEREMO PIU' AVANTI)
Nel verbale della riunione alcuni generali esprimono dubbi sulla consistenza delle forze destinate all'invasione e si fanno presenti le difficoltà territoriali con l'inverno quasi alle porte.
Ma si è alla fine ottimisti, affidandosi a in fantomatico numero di forze eversive all'interno della Grecia - fra l'altro guidata da un governo con ammirazione al fascismo - ma che invece non ci saranno, il nazionalismo farà ricompattare il paese. 

Il 28 ottobre
Mussolini ha un altro incontro con Hitler a Firenze; gli comunica a bruciapelo "le nostre armate stanno marciando in questo momento sulla Grecia" e che le truppe italiane la stanno invadendo muovendo all'attacco dall'Albania dove sono sbarcate.
Hitler é  infuriato dell'iniziativa del Duce, gli sta rovinando i suoi futuri piani, che Mussolini però ignora. (fra l'altro Hitler sta stipulando un patto con l'Ungheria e la Romania). Aprire le ostilità sui Balcani significava avere alle spalle (e davanti - (*) conflitti che avrebbero messo in seria difficoltà i suoi progetti futuri verso Est. Ma diventa ancora più furibondo, 10 giorni dopo, quando gli Italiani sono costretti a ritirarsi in Albania con una imprevista sconfitta subita dai greci, pur questi attrezzati peggio degli italiani.
(*) Non dimentichiamo che Molotov volò subito a Berlino ad incontrare Hitler per esprimere le preoccupazioni per la penetrazione italo-tedesca nei Balcani soprattutto anche dopo che era stato concluso un patto fra Germania Ungheria e Bulgaria. Paradossalmente i russi ancora alleati dei tedeschi dimostrarono simpatia -e inviarono perfino aiuti- alla Grecia  (facendo quasi concorrenza gli inglesi).


11-12 Novembre
- Attacco notturno  inglese alla base navale italiana di Taranto. Metà della Marina italiana viene distrutta.

VEDI QUI:  L'ATTACCO A TARANTO 

20 Novembre - Hitler nell'inviare una lettera a Mussolini lo critica aspramente per l'iniziativa che ha preso in Grecia, ora che è in difficoltà: "Lo stato delle cose così creatosi ha conseguenze psicologiche e militari gravissime a proposito delle quali è importante far luce completa... Le conseguenze psicologiche della situazione sono spiacevoli...."
Gli elenca i singoli punti, le necessarie contromisure che deve e dovrà assumere, le misure di carattere politico-militare che dovrà prendere e prenderà a breve e a lunga scadenza sui Balcani, in Africa e nello sbarramento del Mediterraneo, ma non gli accenna minimamente che intenzioni ha verso la Russia.
Nell'intera lettera già ci sono i chiari propositi di evitare di crearsi dei nemici alle spalle quando invaderà la Russia in primavera. Gli scrive "Dobbiamo cattivarci la Jugoslavia e non indurla a minacciarci" (con Belgrado stipulerà un patto il 25 marzo del 41. Ma due giorni dopo Londra fomenta un colpo di stato con il giovane re Pietro. Con gravi ripercussioni ambientali quando poi nella stessa primavera dovrà Hitler utilizzare il territorio iugoslavo per correre in aiuto a Mussolini. Infatti il....

3 Dicembre
Gli italiani in Grecia sono costretti a ripiegare e perdono anche un terzo dell'Albania. Mussolini per evitare la disfatta, ormai impantanato, è costretto a chiedere soccorso a Hitler.

8-10 Dicembre
Altra rovinosa ritirate delle truppe italiane in Africa dopo la controffensiva inglese, che successivamente proseguendo per Tobruk, faranno prigionieri in gennaio 120.000 italiani. 
Anche qui Mussolini è costretto a chiedere aiuto a Hitler per togliersi dai guai.

Sta per riversarsi nel perfetto ingranaggio bellico di Hitler, la "manciata di sassi greci" e la "manciata di sabbia africana" con gravi ripercussioni sulla sua progettata invasione in Russia, i cui ritardi saranno poi fatali.

Il 20 Novembre Hitler invia una lettera di fuoco a Mussolini;  fra l'altro scrive "Lo stato delle cose cosi' creatosi ha conseguenze psicologiche gravissime. Le conseguenze militari di questa situazione sono, Duce, molto gravi". Comunque in fondo gli promette aiuti, a una condizione "vorrei in primavera, al massimo a maggio, riavere le mie forze armate". Scopriremo dopo cosa ci voleva fare a Maggio (l'intenzioni di invadere la Russia, che però non rivela a Mussolini), ma non aveva previsto Hitler, oltre i "sassi" della Grecia,  la imminente disfatta italiana  con la manciata di sabbia anche in Africa Settentrionale; che mette in crisi tutto il suo ingranaggio strategico.

Questa guerra greca che sembrava una folle decisione, era stata presa contro ogni logica, personalmente da Mussolini (ma soprattutto da Ciano che l'aveva convinto che era una passeggiata), ma aveva (per molti storici) una sua logica, il fine dell'attacco era indubbiamente politico e non militare e sta anche a dimostrare che il Duce (e soprattutto Ciano) temeva Hitler, nè sapeva come fare a fermarlo. (Ma altri storici affermano che questo attacco fu concordato segretamente con Churchill (che sta dandosi da fare quest'anno anche in Iugoslavia con re Pietro, e manda un accorato appello agli Slavi)  proprio per intralciare i piani di Hitler (e li intralcerà). Con chissà quale premio in contropartita. Mussolini nella sua ultima intervista, pochi giorni prima della sua cattura, cripticamente accenna a qualcosa - La leggeremo quell'intervista nell'aprile del  1945).

LA QUESTIONE ALTO ADIGE

Abbiamo già accennato alla questione Alto Adige; c'era una crisi palese sul territorio; una situazione locale che  aveva portato Mussolini dall'inizio della guerra a convivere con dei dubbi atroci. A Ciano prima della battaglia d'Inghilterra Mussolini disse queste parole "prevedo una inevitabile crisi tra Italia e Germania. Ormai e' evidente che si preparano a chiederci di portare il confine a Salorno, e forse anche a Verona. Il che produrrà una formidabile crisi in Italia, anche per il regime. La supererò, ma sarà la piu' dura di tutte. Sento ciò nel mio istinto da animale, e mi pongo seriamente il quesito se, per il nostro futuro, non è piu' auspicabile una vittoria inglese che una vittoria tedesca. Quindi non creiamo il mito dell'invincibilità tedesca, perchè presto dovremo batterci contro la Germania". (Diari di Ciano).  Insomma da Hitler,  Mussolini era ben cosciente che ci si poteva aspettare sciagure. Ma perchè Mussolini parlava cosi?

Potrebbe rispondere solo Churchill. Ed essendo morto non lo sapremo mai! E' il più grande mistero della guerra mondiale. E molti storici attribuiscono anche alla eliminazione di Mussolini perchè si volevano seppellire con lui alcune verità, accordi segreti, patti, che sarebbero stati molto scomodi se portati a conoscenza. (vedi 1945, documenti di Churchill e dichiarazione di Mussolini pochi giorni prima di essere eliminato. Ma sembra che come portarono a Mosca il mitra che lo uccise e il pastrano che indossava, portarono a Mosca anche i documenti della famosa cartella. E qui sorge il dubbio di un  "trio" Mussolini, Stalin, Churchill in... Grecia).


Il responsabile degli insuccessi militari fu poi subito trovato. Badoglio da una certa stampa (in testa Farinacci) fu oggetto di un fuoco di critiche, e se ne chiese l'allontanamento, le dimissioni, che amareggiato ma anche indispettito poi diede. Per la stima che godeva il maresciallo apparve al popolo come unico capo espiatorio, e dello stesso avviso erano alcuni  ambienti militari regio-badogliani (e già si complotta- Badoglio si riavvicina al Re).
Pochissima o quasi nessuna critica verso le responsabilità degli uomini nell'ambiente politico (come ad es. Ciano - che inizia a ondeggiare). Poche critiche  forse solo perchè la stampa che avrebbe dovuto riportarle temeva qualche ritorsione dal regime. (Ricordiamo che c'erano sei mesi di carcere e 10.000 lire di multa solo per chi si azzardava a sintonizzarsi su Radio Londra; figuriamoci com'era la censura nella stampa interna! Sequestravano perfino i giornaletti di alcune parrocchie che facevano troppo inopportuno pietismo, non conformi allo "spirito di guerra" necessario agli italiani.

Una valutazione di queste critiche e di agitazione psicologica interna, viene comunque fotografata così da Alexander Kirk, che da Roma, dall'Ambasciata Usa, scrisse il 15 dicembre un rapporto a Summer Walles (e questi trasmise a Roosevelt) "Le reazioni suscitate dal fallimento in Grecia  sarebbero state tali da poter provocare un "aperta ribellione" contro il regime e la sua sostituzione con una dittatura militare" (F.D. Roosevelt Library, PSF, 57, "Italy" 1941).

C'è nel panorama di questo scoramento anche una canzone degli alpini sul micidiale fronte greco, non nata a caso; anzi  i suoi versi fotografa la drammatica situazione:


"Sul ponte di Perati bandiera nera
L'è il lutto degli alpini che fan la guerra
L'è il lutto degli alpini che fan la guerra
La meglio gioventù che va sotto tera"

TORNIAMO A CHI
HA DECISO QUESTA GUERRA IN GRECIA > > >

 

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