RELAZIONE DELL'AMMIRAGLIO ERNEST J. KING
Comandante in Capo della Flotta degli Stati Uniti e Capo delle Operazioni Navali


LA BATTAGLIA DI GUADALCANAL

Il 26ottobre, dopo l' attacco in forza giapponese, fummo in dubbio, per qualche ora, se saremmo riusciti a tenere l'aerodromo di Henderson Field. Ma un contrattacco della fanteria di marina e dell'esercito ristabilì le nostre linee (il nemico perdette 2200 uomini in quello scontro) ed il generale Vandegrift passò all'offensiva sui due fianchi. Eccetto un insignificante insuccesso da noi subito il giorno successivo, fu questa l'ultima volta in cui le forze terrestri nemiche siano riuscite a minacciare le nostre posizioni di Guadalcanal.

Il nemico dominava ancora le acque intorno a Guadalcanal, e per le due settimane successive le nostre forze furono impegnate in azioni sporadiche contro reparti nipponici, che tentavano di intralciare la nostra libertà d'azione in quella zona. I nostri sottomarini attaccarono le linee di comunicazione giapponesi, infliggendo danni considerevoli, e la mattina del 30 ottobre l'incrociatore leggero Atlanta e quattro cacciatorpediniere bombardarono posizione nemiche presso Punta Cruz. Il giorno dopo la fanteria di marina, appoggiata da fuoco di artiglieria navale, attraversò il fiume Matanikau ed il 3 novembre aveva oltrepassato Punta Cruz. La sera del 2 novembre, i Giapponesi avevano sbarcato circa 1500 uomini e qualche pezzo d'artiglieria ad est di Punta Koli, ma non riuscirono a proteggere sufficientemente quelle truppe: le nostre forze navali bombardarono quindi le teste di sbarco, distruggendo depositi e munizioni, e le forze nemiche furono cacciate nella giungla e poi sterminate. Il 7 novembre i nostri apparecchi di base a Henderson Field inflissero gravi danni ad un incrociatore leggero nemico ed a due cacciatorpediniere, ed abbatterono parecchi aerei nemici.

A quest'ora i Giapponesi dovevano aver capito che non potevano migliorare sufficientemente le loro posizioni, limitandosi a sbarcare di notte uomini e materiali, trasportati per mare dalle isole adiacenti (le nostre motosiluranti di base a Tulagi li attaccavano ripetutamente, affondando un cacciatorpediniere e parecchio naviglio da sbarco); che avessero capito apparve dal fatto che cominciarono a concentrare le loro unità di superficie nella zona tra Rabaul e Buin; e si calcolava che il 21 novembre essi fossero pronti con due navi porta-aerei, quattro corazzate, cinque incrociatori pesanti, una trentina di cacciatorpediniere e sufficienti navi da trasporto di truppe, da tentare un'invasione in grande stile. Noi, da opporre a queste forze avevamo due nuove corazzate, quattro incrociatori pesanti, un incrociatore leggero, tre incrociatori leggeri anti-aerei e 22 cacciatorpediniere. La Enterprise, dopo essere stata danneggiata, non era ancora pronta a rientrare in azione, ed il nemico aveva anche una netta superiorità di aeroplani di base terrestre.

Le nostre truppe a Guadalcanal erano state rinforzate il 6 novembre, ma ci occorrevano in modo assoluto ulteriori rifornimenti e rinforzi. In questa situazione, il vice ammiraglio (ora ammiraglio) William F. Halsey, jr., che il 18 ottobre aveva sostituito il vice ammiraglio Ghormley come Comandante della Flotta del Pacifico Meridionale, si rese conto che noi dovevamo proteggere le nostre linee di rifornimento ed al tempo stesso prendere le opportune misure per affrontare la prevista offensiva nemica, se non volevamo mettere in serio pericolo tutta la nostra posizione nel Pacifico Meridionale. Secondo questo piano generale, il contrammiraglio (ora vice ammiraglio) R. K. Turner fu destinato a comandare le operazioni di rifornimento, mentre i contrammiragli D. J. Callaghan e Norman Scott furono destinati a comandare le forze di copertura. Oltre a ciò, il contrammiraglio Turner doveva avere l'appoggio di una squadra comandata dal contrammiraglio Kinkaid, raggruppata attorno alla Enterprise, sia pure danneggiata, ed alle corazzato Washington e South Dakota.

La mattina dell'11 novembre, tre delle nostre navi da carico scortate dalla formazione al comando del contrammiraglio Scott, arrivarono a Guadalcanal e cominciarono a scaricare al largo di Punta Lunga. Ma le operazioni furono interrotte circa quattro ore dopo, e da un secondo attacco aereo due ore dopo. Le nostre forze aeree di copertura e le batterie anti-aeree colpirono un numero considerevole di apparecchi nemici di entrambi i gruppi; noi perdemmo sette aeroplani in tutto. Le nostre unità di scorta, al comando del contrammiraglio Scott, si ritirarono per la notte nello Stretto Indispensable.

La mattina del 12 novembre giunse il secondo contingente di navi con rifornimenti e rinforzi, agli ordini dei contrammiragli Turner e Callaghan, e si congiunse alla formazione del contrammiraglio Scott. Ebbero inizio immediatamente le operazioni di scarico. Come il giorno precedente, il nemico sferrò un attacco aereo nel pomeriggio, ma la nostra reazione fu così efficace, che soltanto uno di circa 25 bombardieri ed aerosiluranti riuscì a sfuggire. Ma uno degli apparecchi nemici già danneggiati si precipitò in picchiata sulla San Francisco, appiccando parecchi piccoli incendi ed uccidendo 30 uomini.

Nel frattempo, la nostra ricognizione aveva avvistato importanti formazioni nemiche che avanzavano da nord-ovest verso Guadalcanal, disposte in tre gruppi. Il contrammiraglio Turner assegnò due incrociatori pesanti, un incrociatore leggero, due incrociatori leggeri anti-aerei ed otto cacciatorpediniere agli ordini del contrammiraglio Callaghan, per opporsi a quelle formazioni nemiche, mentre egli si ritirava con le navi da trasporto e da carico, scortate da tre cacciatorpediniere. Il contrammiraglio Callaghan doveva effettuare un'azione di temporeggiamento, per far sì che la formazione di corazzate e di porta-aerei al comando dell'ammiraglio Kinkaid avesse tempo di intercettare lungo la rotta le forze di sbarco giapponesi.
Quando le unità agli ordini del contrammiraglio Callaghan ebbero scortato il gruppo di navi fuori della zona esposta, rientrarono nello stretto poco dopo mezzanotte per il Canale di Lengo, con lo scopo di perlustrare la zona limitrofa all'Isola di Savo. Presso Punta Lunga furono avvistate tre formazioni di navi nemiche a nordovest, e poco dopo una quarta formazione a nord. La nostra forza era disposta in fila per uno, con quattro cacciatorpediniere in testa, cinque incrociatori nel centro e quattro caccia in coda. In quella situazione, che al momento non appariva chiara come ci appare oggi, essendo la notte buia e senza luna, era quasi impossibile identificare esattamente le navi nemiche; infatti nell'oscurità le navi avversarie quasi vennero a collisione, prima che fosse stato sparato un solo colpo.
L'azione incominciò quando i Giapponesi illuminarono le nostre navi con i riflettori ed entrambe le parti aprirono il tiro da breve distanza. I risultati immediati dello scambio di colpi furono favorevoli a noi: una nave nemica nel gruppo di destra saltò in aria in un minuto sotto il fuoco della San Francisco e di altre unità, mentre dall'altra parte due incrociatori nemici andarono in fiamme. Furono incendiate anche altre navi; l'Atlanta quasi certamente affondò un cacciatorpediniere nipponico, appartenente ad una squadra che le incrociava davanti; al tempo stesso, pur essendo stata anch'essa colpita, aprì il fuoco contro un incrociatore leggero. Ma a questo punto l'Atlanta fu colpita da un siluro, rimase senza forza motrice e col timone inceppato. Mentre girava su se stessa, un incrociatore pesante nemico la prese sotto il suo intenso fuoco, appiccando-numerosi incendi a bordo ed uccidendo il contrammiraglio Scott e molti membri dell'equipaggio.
Qualche minuto dopo la San Francisco si trovò impegnata in battaglia con una corazzata nemica del gruppo centrale: questa fu attaccata dall'artiglieria della San Francisco, del Laiey e del Cushing, che pur essendo gravemente avariato, riuscì a colpirla con siluri. Il Lafley, a questo punto, fu colpito da un siluro e più tardi saltò in aria; il Cushing fu messo fuori combattimento dall'artiglieria nemica.

Anche il Barton fu silurato e colò a picco quasi subito, ma I'O'Bannon serrò dappresso la corazzata nemica e la colpì con altri siluri. Intanto il Portland aveva danneggiato un cacciatorpediniere, ma era stato silurato esso stesso, mentre il Juneau, avendo perduto il controllo del tiro, era ritirato dall'azione.

La San Francisco, assistita dal Portland (che rispose immediatamente al messaggio radio del contrammiraglio Callaghan: "Abbiamo bisogno delle grosse unità!") concentrò il fuoco sulla corazzata nipponica, mentre la Helena impegnava un incrociatore nemico, che tirava sulla San Francisco. A questo punto, una salva di cannonate dalla corazzata nemica distrusse il ponte della San Francisco, uccidendo il contrammiraglio Callaghan, il capitano Cassin Young, comandante della San Francisco, e molti altri ufficiali e marinai; ma la San Francisco continuava a sparare e, prima di essere messa fuori combattimento, era riuscita anche ad affondare un cacciatorpediniere.
Ricapitolando, i danni sofferti nel primo quarto d'ora di azione furono i seguenti:
Il Cushing era stato messo fuori combattimento dall'artiglieria nemica ed era immobilizzato; il Lafley era colato a picco; lo Stervett e l'O'Bannon erano stati danneggiati; l'Atlanta era in fiamme: la San Francisco ed il Portland erano pieni di buchi. Il Juneau era stato costretto a ritirarsi dall'azione, ed il Barton era saltato in aria; la Helena aveva subito danni di scarsa entità. Soltanto l'Aaron Ward, il Monssen ed il Fletcher erano illesi.

I tre cacciatorpediniere rimasti senza danni, continuarono l'attacco con tiri di artiglieria e siluri, colpendo incrociatori e caccia nemici; il Monssen riuscì anche a colpire con un siluro la corazzata nemica già danneggiata, ma, nello sferrare tali attacchi, fu anch'essa danneggiato, tanto che dovette essere abbandonato: anche lo Sterrett, danneggiato da fuoco di artiglieria, fu costretto a ritirarsi. L'azione, che durò 24 minuti e che costituì una delle più furiose battaglie navali che avessero mai avuto luogo, ebbe termine quando il Fletcher silurò un incrociatore pesante nemico. Negli ultimi minuti le unità giapponesi sparse di qua e di là avevano perfino tirato l'una contro l'altra.
Quando cessò il fuoco, la Helena, la San Francisco ed il Fletcher si congiunsero, uscirono dalla baia e più tardi rientrarono con il Juneau, l'O'Bannon e lo Sterrett. All'alba della mattina seguente il Portland osservò una corazzata giapponese che incrociava lentamente a nord-ovest dell'Isola di Savo, accompagnata da un incrociatore. L'Atlanta era vicino alla spiaggia, ma le fiamme erano state spente. Il Cushing ed il Monssen erano in fiamme, e l'Aaron Ward era immobilizzato. Avendo coperto un cacciatorpediniere nemico a sud di Savo, il Portland, che ancora incrociava nelle acque circostanti, lo affondò. I nostri aerei intanto fecero cessare il fuoco della corazzata giapponese rivolto contro l'Aaron Ward.
Il Cushing ed il Monssen finalmente colarono a picco e, poichè anche le condizioni a bordo dell'Atlanta erano divenute insostenibili, anch'esso dovette essere affondato nel pomeriggio del 13.
Poco prima di mezzogiorno, lo stesso 13, il Juneau già danneggiato era stato attaccato da un sottomarino ed affondato quasi subito, con gravi perdite umane. La mattina del 13 l'Enterprise aveva lanciato una squadriglia di aero-siluranti che scoprì la corazzata giapponese e lanciò contro di essa tre siluri. La corazzata fu attaccata anche da apparecchi dell'esercito e da altri aerei di base a Guadalcanal ed Espiritu Santo, e a sera veniva affondata.
La mattina del 14 una potente formazione nemica, composta di incrociatori e cacciatorpediniere, cannoneggiò Henderson Field. Alcuni apparecchi furono distrutti, ma l'aerodromo non fu danneggiato ed il tiro fu interrotto, quando la formazione nipponica fu attaccata dalle nostre motosiluranti. Più tardi, degli apparecchi di Henderson Field (ivi compresi alcuni aeroplani dell'Enterprise, che si trovavano sul campo) attaccarono e colpirono due incrociatori pesanti, uno dei quali fu poi sottoposto ad un secondo attacco di apparecchi dell'Enterprise. Altri aerei colpirono un incrociatore leggero ed una terza squadriglia dell'Enterprise centrò un altro incrociatore leggero.
Come si prevedeva, una formazione di navi da trasporto nemiche, preceduta da una forte avanguardia di corazzate, incrociatori e cacciatorpediniere fu avvistata a nord di Guadalcanal.

Questo evidentemente doveva essere il grosso delle forze d'invasione, ed era anche scortato da aeroplani da caccia. Durante tutta la giornata del 14 le nostre forze aeree non diedero tregua alla formazione nemica, bombardandola continuamente: furono distrutte infatti certamente sei navi da trasporto di truppa; altre due andarono probabilmente distrutte, e quattro furono danneggiate. Queste quattro navi danneggiate continuarono la rotta verso Guadalcanal e si ancorarono quella sera presso Capo Speranza. Le nostre perdite furono lievi.
Il contrammiraglio W. A. Lee, Jr., con la Washington, la South Dakota e l'Enterprise non era riuscito a raggiungere il luogo dell'azione prima della sera del 14. Appena arrivato, ricevette l'ordine di perlustrare la zona, allo scopo di intercettare e distruggere le forze di bombardamento nemiche, nonchè le navi da trasporto stesse.

Poco dopo la mezzanotte una formazione giapponese fu avvistata a nord dell'Isola Savo, diretta verso occidente. La Washington prese subito contatto col nemico ed aprì il fuoco sull'unità nemica che era in testa. La South Dakota aprì anch'essa il fuoco, puntando il tiro sulla terza nave: entrambi gli obbiettivi scomparvero e furono probabilmente affondati. Contemporaneamente quattro dei nostri cacciatorpediniere, che erano in testa alle corazzate, attaccarono un gruppo nemico composto da sei a dieci navi, che furono sottoposte anche al fuoco delle batterie secondarie. delle nostre corazzate. Durante questa fase della battaglia il Preton fu affondato dai tiri d'artiglieria, il Benham danneggiato da un siluro ed il Walke colpito da siluri e cannonate; quest'ultimo fu abbandonato e colò a picco in pochi minuti. L'altro cacciatorpediniere superstite, il Gwin, fu danneggiato e costretto a ritirarsi.
A questo punto tutti i nostri caccia erano stati eliminati, ma nè la Washington, nè la South Dakota erano state colpite. La Washington, trovò subito degli altri obiettivi, tra cui una corazzata, ed aprì immediatamente il fuoco. La South Dakota sparò contro una nave nemica, che aveva diretto su di essa i suoi proiettori. Il nemico, rispondendo al fuoco, concentrò il suo tiro sulla South Dakota: questa allora spense tutte le luci ed affondò probabilmente una delle navi che la illuminavano coi proiettori; nel frattempo però fu colpita anch'essa, subendo danni abbastanza gravi alle sovrastrutture. La Washington continuò a sparare contro la corazzata giapponese e, dopo averla incendiata ed avere danneggiato altre navi, obbligò il nemico a ritirarsi; si ritiene che la corazzata nemica sia colata a picco in questa battaglia.

L'azione essendo stata interrotta e le nostre due corazzate essendo rimaste a distanza l'una dall'altra, si ritirarono entrambe e si ricongiunsero la mattina dopo. All'alba del 15 novembre degli apparecchi di base a Henderson Field bombardarono le quattro navi nemiche che si erano ancorate a Guadalcanal, mentre la fanteria di marina le colpiva con l'artiglieria. Il cacciatorpediniere Meade, che dominava ormai tutta la zona, riuscì poi da solo a completare la distruzione delle navi ancorate con tiri ben assestati. La battaglia, durata tre giorni, ebbe termine con uno scontro aereo tra gli apparecchi da caccia dell'Enterprise, levatisi da Henderson Field, ed una squadriglia di circa 12 apparecchi Zero nipponici.

La Battaglia di Guadalcanal, nonostante le gravi perdite da noi sofferte, fu una nostra decisiva vittoria. Infatti, le nostre posizioni nelle Salomone Meridionali non furono mai pù seriamente minacciate dai Giapponesi. Ad eccezione del "direttissimo di Tokio," che di tanto in tanto riusciva a sbarcare piccoli contingenti di rinforzi e pochi rifornimenti, il dominio dell'aria e del mare nelle Salomone Meridionali passò agli Stati Uniti.

Dopo la Battaglia di Guadalcanal, le nostre forze dell'Isola continuavano a mantenere l'offensiva, inseguendo i Giapponesi nella giungla ed obbligandoli a poco a poco a ritirarsi verso occidente. La Prima Divisione della fanteria di marina fu gradualmente sostituita da reparti dell'esercito, ed in dicembre il generale Vandegrift lasciò il comando al maggiore generale A. M. Patch.

Tuttavia, alla fine di novembre, scorse il sospetto che il Giappone stesse preparando un altro poderoso attacco contro Guadalcanal; per affrontare questa situazione, l'ammiraglio Halsey costituì una squadra con gl'incrociatori pesanti Minneapolis, New Orleans, Northampton e Pensatola, l'incrociatore leggero Honolulu e quattro cacciatorpediniere, e la pose agli ordini del contrammiraglio C. H. Wright.

LA BATTAGLIA Di TASSAFARONGA (Lunga Point)

Il 30 novembre il contrammiraglio Wright arrivò all'ingresso del Canale di Savo, dove fu raggiunto da altri due cacciatorpediniere. Quella sera tardi, mentre attraversava il Canale, la sua formazione prese contatto con sette navi nemiche e, quando le due formazioni furono a breve distanza l'una dall'altra, i cacciatorpediniere che erano in testa aprirono il fuoco coi siluri. Poco dopo tutte le navi ricevettero l'ordine di aprire il fuoco.

I primi risultati dei tiri furono decisamente favorevoli a noi, ma, a causa della scarsa visibilità, non riuscimmo a farci un'idea esatta dell'entità della forza nemica; seguì perciò una breve sosta nell'azione.

Il Minneapolis ed il New Orleans, però, impegnarono ben presto delle altre unità avversarie, una delle quali saltò in aria. A questo punto, tuttavia, il Minneapolis ed il New Orleans furono entrambi colpiti da siluri ed alcuni minuti dopo furono colpiti anche il Pensatola ed il Northampton: quest'ultimo fu anzi danneggiato così gravemente, che dovette essere abbandonato. Le navi rimaste illese tentarono di impegnare nuovamente il nemico, ma non riuscirono a riprendere contatto.

Facendo il bilancio dei risultati di quest'azione, si può dire che eravamo riusciti a frustrare il tentativo nemico di rinforzare le sue posizioni, ma con perdite gravi per noi. I tre nostri incrociatori danneggiati arrivarono tuttavia in porto e poterono essere riparati e rimessi in efficienza.

LA EVACUAZIONE DI GUADALCANAL

Eccetto qualche scaramuccia con il cosiddetto "direttissimo di Tokio," gli scontri navali di superficie nella zona di Guadalcanal ebbero termine con la Battaglia di Tassafaronga (Punta Lunga).
A terra, le nostre forze gradualmente strinsero dappresso ed indebolirono il nemico, tanto che in gennaio le forze giapponesi dell'isola, non avendo ricevuto sufficiente appoggio, erano in posizione sfavorevolissima. In questa situazione e considerando gli avvenimenti delle settimane precedenti, ci si poteva aspettare un altro tentativo giapponese di riprendere il dominio di Guadalcanal. Il nemico aveva avuto tempo di riparare e di riorganizzare le sue unità di superficie e di rimpiazzare le sue squadriglie di base sulle porta aerei, e quando perciò agli ultimi di gennaio si cominciò ad osservare un movimento di navi più intenso tra Buìn e Rabaul ed una crescente attività aerea, se ne concluse che i Giapponesi fossero pronti a muoversi. Le unità a disposizione dell'ammiraglio Halsey per opporsi a tale tentativo consistevano di tre corazzate nuove e quattro vecchie, di due navi porta-aerei, di tre navi porta-aerei ausiliarie, di tre incrociatori pesanti e sette leggeri, di due incrociatori leggeri anti-aerei e di numerosi cacciatorpediniere: ciò rappresentava una forza di parecchio superiore a quella che avevamo avuto a disposizione fino ad allora nella stessa zona.

Il 27 gennaio un convoglio salpò dalla Nuova Caledonia per Guadalcanal. Il 29 gennaio l'incrociatore pesante Chicago (che faceva parte della forza di copertura del convoglio) fu silurato e gravemente danneggiato da aeroplani nemici in un attacco notturno, ed il pomeriggio seguente fu nuovamente attaccato da altri aeroplani: i danni furono così gravi, che la nave colò a picco immediatamente dopo essere stata abbandonata. In un vano tentativo di proteggere il Chicago, fu silurato anche il cacciatorpediniere Lavallette.

Il convoglio raggiunse Guadalcanal sano e salvo, sbarcò gli uomini ed il materiale e ripartì il 31 gennaio. Il giorno seguente truppe dell'esercito sbarcarono alle spalle delle forze di terra nemiche a Vershue; due cacciatorpediniere: il Nicholas ed Dehaven, mentre erano impegnati a proteggere i battelli da sbarco che compivano l'operazione, furono attaccati da apparecchi nemici da picchiata ed il Dehaven fu affondato.

In previsione di un altro attacco sull'isola, le nostre forze furono disposte a sud di Guadalcanal e aeroplani mandati dall'Ammiraglio Halsey e dal Generale MacArthur attaccarono quotidianamente gli aerodromi nemici nelle Isole Bismarck, e nelle Salomone Settentrionali. Durante la prima settimana di febbraio i "direttissimi di Tokio" divennero sempre di maggior mole, ed apparve evidente che il nemico stava evacuando le poche forze che ancora erano rimaste nell'isola. La notte del 7-8 febbraio 1943, esattamente sei mesi dopo il nostro primo sbarco nelle Salomone, il nemico completò la sua ritirata; l'8 febbraio le nostre truppe di Guadalcanal, che avevano stretto le forze nemiche da ambo i lati, si ricongiunsero, ponendo termine così, ad eccezione di qualche sporadica azione di rastrellamento, alla prima campagna delle Salomone.

segue

* LE CAMPAGNE DELLA NUOVA GEORGIA E IN NUOVA GUINEA
(Incluse le Operazioni in Nuova Guinea)

 


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