ITALIA DEL DOPOGUERRA
ANNI '50 - '60
CON IL "MIRACOLO ECONOMICO"

DECOLLA IL CONSUMISMO

Il consumo secondo la classica espressione di Smith, é il solo fine e oggetto di ogni produzione; esso sarebbe dunque l'atto conclusivo di tutto il processo economico, l'utilizzazione definitiva, cioè l'erogazione della ricchezza. Ma si vuole spesso distinguere tra consumo produttivo e consumo improduttivo, classificando nel primo quello che serve per la produzione (es. le materie prime,) nell'altro il consumo che serve per la soddisfazione immediata dei nostri bisogni come il mangiare e bere. Infatti il nutrirsi é tutt'altro che improduttivo perchè indispensabile affinché si possa ottenere una produzione. E questa è sempre legato alle condizioni economiche e di benessere sociale di una Nazione e di un Popolo. Sappiamo che il popolo italiano è di gran lunga sempre stato superato dai cittadini di altri Paesi Europei e d'Oltreatlantico.

Qualcosa venne fatto negli anni del Ventennio, compresa l'educazione scolastica, ma poi con la sciagurata guerra e una
colossale svalutazione nel successivo dopoguerra, la situazione ritornò critica. Perfino nell'alimentazione vi erano carenza di molti prodotti di prima necessità. Per fortuna che gli italiani - dimenticando odi e rancori - si rimboccarono le maniche, e con tanta determinazione seppe fare il "Miracolo Economico". L''Italia riattraversò un periodo di una crescita economica intensa e si avvertirono i primi fenomeni della societa del benessere con il motto "Finalmente si mangia".
Basti dire che i consumi passarono da 7.920 miliardi del '51 ai 15.578 miliardi del '61. Le paghe di un operaio da 11.000 lire nel '45 erano salite a 24.000 nell '50, a 47.000 nel '61. NEI DETTAGLI (stipendi, redditi, consumi alimentari, domestici, igiene persona, trasporti, tempo libero) VEDI QUESTE TABELLE DELL'EPOCA >>>>
Anche se l'incidenza della spesa alimentare nel 1961 sul reddito italiano era del 48,5%, rispetto al 25 % in America del 35% in Francia, del 30% Inghilterra, Belgio, Olanda, Germania, dove il resto veniva speso per soddisfare altri desideri.

E poi non sempre ci furono subito solo consumi ostentativi di una certa categoria benestante, ma con un acquisito benessere apparvero anche consumi e i desideri di beni nelle classi più basse, con un comportamento e motivazioni diremmo forse emulativo, ma queste motivazioni sono del resto sempre esistite, sono ataviche. Erano aspirazioni comprensibili il volere uno stile di vita migliore. E non sempre si acquistavano finalmente solo generi alimentari, ma anche vestiario, e beni utili che in breve tempo diventavano sempre di più anche indispensabili per muoversi; una volta si desideravano i cavalli come i signori, e allora ci furono acquisti di biciclette, moto, auto. Nulla di strano, ne' accuse di voler imitare i ricchi. Anche se alcuni per avere questi beni andarono oltre la propria capacità di spesa. Ma questo é sempre esistito per motivi psicologici che stanno alla base della società dei consumi, dove le persone ritengono alcuni beni anche se superflui essere necessari se si vuole vivere bene e meglio. Ed anche questa é inclinazione naturale - come lo è anche fare qualche debito - soprattutto se i nostri padri e nonni avevano avuto poco o niente e vissuto male. Da sfatare quel dire "come li faceva la nonna", le nostre nonne avevano ben poco a disposizione, e la maggior parte preparava - mattina, mezzogiorno e sera - delle brodaglie chiamati minestroni.
E noi in Italia, i giovani ventenni/e degli anni '50-'60-'70 (che volevano "tutto e subito") quel "vissuto male" dei ns. padri e nonne erano discorsi noiosi che spesso sentivano fare in casa. Per non dire delle donne, che in quegli "oscuri passati" avevano conosciuto non solo la povertà ma anche il dolore e le ferite delle umiliazioni, non solo dagli uomini ma anche dal bigottismo e ipocrisia dei loro "custodi di anime" dentro i confessionali. Non solo dovevano essere caste ma nemmeno potevano comprarsi (perchè era vanità) e mettersi un bello scialle colorato sulle spalle, invece che veli monacali neri.

Nell'immediato dopoguerra con l'amnistia data da un "saggio" Togliatti, sia ai fascisti come ai comunisti fece ritornare il Paese nella quasi normalità. Salvo i giorni dell'attentato del '48 proprio a Togliatti, quando si temette un ritorno alla guerra civile. Ci furono scioperi in tutta Italia, divisa in due per i trasporti e le ferrovie ferme, manifestazioni con i "scelbini" impegnati a fronteggiare i più agguerriti, e con lo stesso Scelba in procinto a far intervenire l'esercito. Ho detto "saggio" perché Togliatti dal letto dell'ospedale inviò messaggi del buon senso: "state a casa", "andate a casa". (Ma ricordiamoci che in questo caso sarebbero intervenuti "di brutto" gli angloamericani. Come fecero in Grecia: che li mandarano quasi tutti al cimitero).
La sinistra smorzato un po' il tanto desiderato bolscevismo da importare in Italia, tornata la calma - iniziò a dividersi in correnti, senza più i socialisti che si erano staccati da loro, cosicchè sparì una sinistra compatta nel fare una dura opposizione alla DC.

Passato questo pericolo il Paese dimenticò presto i rancori di quel passato. Gli italiani (chiusa quella brutta parentesi) si misero a pensare ad altro. A come tornare a vivere. Senza perdere tempo in banali dispute nell'antifascismo e nell'anticomunismo, si rimboccarono tutti le maniche iniziando anche a vedere qualche soldo da spendere in un commercio che in tutti i settori si era fatto compulsivo, senza alcuna disciplina.
Nacquero piccole imprese familiari che continuarono ad ampliare la loro presenza sul mercato quasi impazzito, perché alcuni lo avevano improvvisato senza alcuna preparazione commerciale, sanitaria e neppure le minime capacità scolastiche. Non esistevano le calcolatrici e le bilance erano ancora con i pesi. Tutti si erano insomma dati semplicemente da fare!! Sgobbando, ma anche improvvisandosi venditori dentro sgabuzzini di pochi metri quadri. Vendendo di tutto.

Ricordiamo IN ITALIA IN QUESTO 1951, 7.581.622 sono analfabeti, 13.037.627 sono privi di titolo di studio anche se sanno leggere qualcosa, 24.946.399 hanno la Licenza Elementare (3a e 5a) e 3.514.474 possiedono la Licenza Media inferiore , mentre 1.379.811 sono i Diplomati e 422.324 i laureati di cui solo l'8% (34.000 soggetti) con una laurea scientifica. Il tutto su un totale di 47.500.000 di abitanti.


UNA LEGGE TOCCASANA:
A incrementare il retrogrado e raffazzonato commercio (come detto sopra tutto improvvisato) venne in aiuto nel 1951 una legge che stabiliva che chiunque poteva aprire negozi e spacci di vendita di qualsiasi genere sul territorio nazionale.

Si aboliva la legge precedente solo perché era una abominevole legge fascista la n. 2174 del 1926 e la n. 2501 del 1927. Queste due leggi erano state varate nel Ventennio per dare una licenza di commercio a chi aveva dei minimi requisiti nel suo settore e anche una minima istruzione.
Ma si disse nel 1951 che quella era una una tipica legge corporativistica fascista, quindi solo per questo era da abolire.

Con questa liberalizzazione nel giro di qualche anno, già nel '58 i negozi alimentari erano ormai diventati 479.000 (con 1,2 addetti di media ogni punto vendita (un uomo o donna con un familiare accanto) con un negozio ogni 100 abitanti. Inoltre gli Italiani avevano a disposizione circa (anche queste improvvisate) 500.000 bancarelle dei mercati rionali giornalieri o settimanali dove si vendeva di tutto, mercanzia di ogni genere, nuova e anche usata. Stoviglie piatti e tegami fatti da un improvvisato vasaro. Così negli alimentari, si ricorreva a qualche contadino che forniva frutta e verdura, dei coniglio, dei polli, salami e prosciutti.

E molte cose fatte in casa da qualche sartina e magliaia. "Qualche"?? Di queste ultime ne sorsero a migliaia. Con una banale macchina (all'inizio presa con qualche cambiale) che aveva un braccio che scorreva a destra e sinistra che poi sfornava pezze di maglie. Vi lavoravano moglie e figlie mattina pomeriggio sera e anche la notte, con quel rumore di tic e tac fastidioso per chi aveva la casa accanto sotto o sopra.
In una particolare zona a Carpi, le casalinghe, le contadine diedero vita a un reticolo di centinaia di maglieriste, cucitrici, ricamatrici, stiratrici, che coprì l'intera regione; un formicaio laborioso con il rumore delle macchine dall’alba al tramonto.

Ho detto casalinghe e contadine, già perchè questa attività fu tutta al femminile. Che da artigiane in casa presto si trasformarono in aziende. E queste aziende andarono a creare un vero impero. Oggi vi sono 250 aziende dove lavorono 40.000 donne. Che è diventata del settore la terza città d'Europa, la prima in Italia. E se leggiamo il nome di queste aziende, molto sono ancora femminili.

Ma non solo a Carpi. Nel '53 in una di queste "case artigiane", tornato nel '46 assieme a mio padre dalla prigionia un certo Missoni, sposò a Trieste una di queste magliaie, Rosita Jelmini, poi con un amico misero su una prima piccola azienda di maglie che avevano una particolarità (forse per necessità, mancando una certa quantità di colore dei gomitoli) erano tutte a righe colorate. Trasferita poi a Gallarate, presentando la sua produzione nelle prime sfilate il successo fu strepitoso.

E altrettante produzione di maglie, poco più tardi la fece un altro improvvisato imprenditore con sua sorella Giuliana, Luciano e i fratelli Gilberto e Carlo Benetton.

LUCIANO BENETTON (1935), ha una sorella Giuliana di 17 anni che ha iniziato a lavorare presso una maglierista. Impara subito il mestiere e l'anno dopo (1955) 18enne acquista lei una macchina da maglieria e confeziona in casa dei maglioni che poi suo fratello Luciano .....(20 enne, garzone di un magazzino di tessuti, poi commesso in un negozio di abbigliamento) .....va a vendere porta a porta. Si inventa anche un marchio Très Jolie. E ne vende così tanti di maglioni che la sorella Giuliana compra altre 2-3 macchine, fa un laboratorio giù nel cortile di casa e ad assume via via 1-2-3-4 dipendenti. Ma non solo, delle improvvisate donne maglieriste casalinghe dei dintorni, "le terziste" lavoravano da mattina, sera e notte a fare maglie su indicazione dei Benetton.
Nel 1958 Luciano lascia il lavoro da dipendente e inizia a fare solo più il lavoro di venditore (che ha imparato molto bene facendo il commesso). Suo fratello Gilberto (1941-2018) gli tiene conti dell'azienda che cresce di mese in mese.
La sorella un bel giorno come regalo confeziona per Luciano un bel maglione con del filato tutto giallo sgargiante. Un capo insolito, che però da l'idea e l'intuito a Luciano. Ne fa confezionare degli altri simili, sempre con colori sgargianti. E lui intraprendente com'é commercia anche questi "alla grande" dando alla piccola azienda anche un nome esterofilo United Colors of Benetton.
Nel '61 (lui ha 26 anni, la sorella 25) entra in contatto con un commerciante Romano, In pochi mesi le vendite su Roma superano quelle fatte a Treviso e in Veneto, dove qui a Ponzano Veneto hanno aperto questa volta un vero e proprio piccolo stabilimento. Nel '65 Luciano affidandolo a un terzo (in franchising) fa aprire il suo primo negozio a Belluno. E' questo l'inizio di un lungo percorso prima in Veneto poi via via in tutte le città d'Italia, e proprio con il franchising. Nel '69 ne aprirà uno anche a Parigi.
Altre grandi idee e intuizione di Luciano sono le sue martellanti campagne pubblicitarie. Si appoggia e ne è l'artefice il creativo fotografo Toscani che lasciano il segno sui muri con i suoi manifesti e sui giornali. Che vanno a creare l' "Impero dei Maglioni Colorati". Oggi 150 milioni venduti nel mondo in circa 6000 negozi in 120 Paesi.
Il successo finanziario dei fratelli Benetton è stato così immenso che oggi con delle Holding spaziano negli investimenti in settori pubblici e privati, come Aeroporti, Autostrade, Autogrill, Stazioni, Banche.

A Biella (io sono di Biella) capitale d'Italia nel settore laniero, le spedizioni di gomitoli di lana con dei colori insoliti da inviare alle maglieriste del Veneto diventarono anche per Biella un grande affare. Ma anche a Biella le addette ai grandi "selfating" erano quasi tutte donne. Malpagate e anche screditate le chiamavano "le attaccafili". Ma furono queste a far nascere le grandi tessiture biellesi, che prima erano "cardate" poi sempre di più "pettinate". Cioè per panni di pregio che andarono poi ad alimentare il nascente mondo del confezionato (lo accenniamo qui sotto). Ma pure queste biellesi "attaccafili" screditate si diedero da fare a casa fare le maglieriste. Una macchina da maglieria casalinga, semplice ma efficiente non costava molto. Bastava qualche mese di lavoro ed era pagata, lavorando però "giorno e notte", la maglierista, il marito, la sorella. Io stesso a Biella ne avevo sotto casa prima una poi un'altra. E quell'andare e venire del braccio della macchina notte e giorno non era di certo un sonnifero per la notte.

Raccontiamo più avanti quando a soli 20 anni, un geniale erede di un impero tessile a Biella, dando impulso proprio ai panni di pregio (il pettinato) iniziò anche a fare abiti già confezionati, in serie. Nel venderli alla Rinascente notò un altro 20enne vetrinista che ci sapeva fare. In vetrina lui non metteva manichini ma persone che indossavano i vestiti, con centinaia di persone in Piazza Duomo sotto i portici a guardare. Il "ventenne" di Biella se lo portò via. Poi anche questo giovane diventò un pioniere e protagonista della Moda Italiana nel mondo; questo vetrinista si chiamava GIORGIO ARMANI, e il suo scopritore era NINO CERRUTI. (ne parleremo ancora più avanti)

A Biella si iniziò a lavorare ormai tutto "di fino". Con la lana, il cotone, la seta. Prima in funzione vi erano tante macchine "sfilacciatrici". Queste venivano alimentate da balle di stracci che dagli USA arrivavano a vagonate. Una volta sfilacciate - quindi di fibra corta (che nella torcitura si rompevano spesso - da qui il nome "attaccafili" - venivano passate alle "cardatrici" che poi venivano usate per panni piuttosto scadenti, chiamate appunto "cardate". Solo più tardi arrivarono le balle di lana vergine dall'Australia che diedero poi il via all'impulso della "pettinatura" con panni sopraffini.

La "sfilacciatura" di stracci e la produzione di panni "cardati" passò quasi interamente a un'altra cittadina. A Prato. A Biella non se ne ebbero a male per questa concorrenza perchè iniziarono a chiamarli gli "stracciaroli". Ma poi anche qui si modernizzarono e naquero vere e proprie industrie tessili alimentando le grandi case di moda degli stilisti.

IL CAPITALISMO DIRETTO DAI "COMPAGNI" DIVENTA SOCIALISMO.
IN RUSSIA NON ESISTE LA PROPRIETA' PRIVATA MA QUI SIAMO A CARPI MICA IN RUSSIA

Con tutti questi improvvisati ma capaci, geniali e intraprendenti italiani diventati subito imprenditori, in Italia ci fu il BOOM ECONOMICO: l'anno del PIL più alto della storia d'Italia. Nel 1958 era + 5,3; nel 1959 + 6,6; nell'60-'61 si viaggiava con il + 8,3 il culmine del "miracolo economico. Il possesso della TV nelle famiglie italiane passò dal 12% al 50%, frigoriferi da 12% a 58%, lavatrice da 3% a 25%, auto da 300.000 a 4.800.000 (!), moto da 700.000 a 5.000.000 . E già si mangiava il doppio rispetto al 1951 ( VEDI STIPENDI E BENI DI CONSUMO ANNI '51-'61).

Sono gli anni che girano soldi, ma sempre in contanti. Gli stessi stipendi erano dati contanti messi dentro "La busta paga".
E i contanti ovviamente giravano per fare gli acquisti di ogni genere. I negozianti ti offrivano i nuovi fornelli con la bombola, la radio, la lavatrive, le TV, la bicicletta, la moto, il giradischi in valigetta, i vestiti e quant'altro; te li offrivano e ti dicevano "lo prenda, lo prenda, mi pagherà poco alla volta". Ma chi aveva una famiglia allargata e con un solo stipendio in casa, non era semplice arrivare a fine mese, con ogni giorno fare la spesa. I negozianti soprattutto gli alimentaristi si inventarono "il libretto", il cliente diceva dopo aver fatto i suoi acquisti "segni". Cioè a credito. Poi a fine mese con lo stipendio saldava. Ma se durante il mese doveva pagare "il poco alla volta" accennate sopra o voleva comprarsi un paio di scarpe o un vestito, lo stipendio non bastava e allora non saldava l'alimentarista, ma dava un acconto, il resto lo si segnava nel successivo mese. I negozianti arrivarono ad avere sul bancone una cassetta piena di "libretti".

Tutto questo stava facendo ingelosire le banche, perchè da loro non passava del denaro. E le banche con i politici accanto reagirono. Non si sa se furono con le banche parassiti i politici (con i contributi al partito), oppure parassiti furono le banche con i politici (con lo stesso motivo). Tuttavia inizia a instaurarsi un patto scellerato, fra i primi e i secondi. Con leggi e leggine si proibiscono le vendite fatte in quel modo casareccio. Come vedremo premettero sull'IGE e poi altre incombenze, quindi la fatturazione di ogni bene. I pagamenti tramite banca con cambiali, assegni, bonifici. Chi prendeva uno stipendio doveva aprire un conto corrente, chi voleva aprire un negozio o mettersi a far l'artigiano non poeva più ricorrere ai vari "prestasoldi", ma doveva ricorrere ai mutui bancari.
Le banche a quel punto si moltiplicarono, perfino in paesini dove vi erano 2000 contadini si aprirono due Istituti di credito.
In breve le banche divennero vincolanti, quasi imposte, e presero in mano tutta la politica economica e finanziaria del Paese. Poi gli oculati politici (con accanto "La razza padrona") si misero a vendere i gioielli ereditati dal ventennio, le numerose partecipazioni azionarie, l'IRI, L'IMI, SME, gli enti di gestione, e oltre 250 grandi complessi finanziari ed industriali ecc. ecc. Le banche ci andarono a nozze con tutti quelle vendite e i trasferimenti.
E le banche divennero così forti che nel 1981 si comprarono anche la Banca D'Italia. Non potevano battere moneta, ma neppure la Banca d'Italia poteva più farlo.
(una singolare curiosità: in Germania pur uscita con una montagna di debiti dopo il disastro della guerra, lei si é tenuta la Banca Centrale (KfW -La Kreditantalt fur Wiederaufhau) che é privata ma che può emettere moneta senza limiti. E potrà fare quel che vuole quando un giorno si metterà a stampare i "suoi" EuroMark.

Forse si comprerà l'Italia e il resto d'Europa.

La Bundesbank è la maggiore azionista della Bce.
E la stessa la BCE (Banca Centrale Europea) è stata creata da privati prendendo a modello proprio la Bundesbank.
Forse si può capire meglio ciò che ha detto C. Lagarde insediandosi alla BCE "Non siamo qui per chiudere gli spread, ci sono altri strumenti e altri attori per gestire quelle questioni")
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Torniamo al dopoguerra. Nel '46 gli italiani tornarono a sognare qualche vincita giocando al solito Lotto. Ma oltre a questo ne apparve uno nuovo di gioco. Un ebreo di nome Della Pergola ideò una schedina dove venivano riportate le 12 squadre di calcio del campionato di serie A che erano nuovamente tornate a giocare. Bisognava indovinare con un 1 X 2, la vincita della prima, il pareggio o la sconfitta della seconda. Se si indovinavano tutte e 12, era assicurata la vincita. La somma in palio erano la divisione delle giocate di tutti. Col nome Sisal la propose al Monopolio e a quelli del Lotto. Rifiutarono. Si appoggiò allora ai bar e ai tabaccai. Di schedine ne distribuì 5 milioni. Ne giocarono solo 30.000. Il resto delle schedine finirono nei WC, al posto dei pezzi di giornali. Sembrò un fallimento. Ma pochi mesi dopo il gioco ingranò. La prima grossa vincita creò un notevole successo, e a quel punto con il nuovo nome Totocalcio la gestione la prese il Monopolio. Più giocavano e ovviamente più erano le vincite distribuite, ma all'inizio non erano così consistenti da scatenare la febbre del totocalcio. Tuttavia aumentarono i giocatori. Poi nel '51 si portarono a 13 le squadre. Matematicamente più difficili da indovinare; ma quando uno, due, tre ci riuscivano ricevevano una pioggia di milioni. E fu questo a far decollare il Totocalcio. Al sabato sera o da solo o con amici una schedina la giocavano un po tutti. Si iniziò a sognare e a pensare tutti di "fare 13 al Totocalcio".

TORNIAMO A NOI - Sempre nel '61 ci fu un altra "vituperata" legge fascista e fu abolita anche questa. Per movimentare le genti fu varata la "Legge della Emigrazione Interna" che ogni comune fino a questa data (il '61) con quella ancora vigente fascista - la applicava rigorosamente.
Cioé se non si aveva una casa e un posto di lavoro fisso con tanto di dichiarazione del datore di lavoro si era "stranieri" e si veniva con un foglio di via della Questura respinti al paese d'origine. (mi è accaduto anche a me, dopo 5 anni nei paracadustisti, il "Miracolo Economico" mi aveva attirato, e nel '60 avevo iniziato a fare il fotografo. Ma se non mi assumeva subito il negozio di fotografo dove mi appoggiavo, la Questura era pronta a farmi il fogli di via).

Quella legge fascista subito dopo - appunto nel '61 - venne abolita. E se a Biella e nel Vercellese i locali non andavano più (letteralmente) a sgobbare nelle risaie per le paghe basse preferendo le paghe della fabbrica, dal Veneto indigente giunsero interi treni pieni di giovani donne a fare le mondine a coltivare il "riso amaro" (che fu poi anche un titolo di un film con Silvana Mangano). Vivendo in grossi stanzoni con 50 pagliericci a terra con addosso l'unico vestito che si erano portati dietro. La paga un terzo di quello della fabbrica e quando ripartivano dopo la "sgobbata", un regalo di 10 kg. di riso.

Ma per qualcuno quel "BOOM ECONOMICO" non andava bene! Per 10 anni lo si intralciò, poi nel 1971, fu ripresa e riapplicata proprio la VITUPERATA legge fascista del 1926 (adesso andava bene!!) ma con ben precisi scopi.

Era questa la nuova Legge 426 n. 558 e n. 425. Motivo si disse: che quella varata nel '51 era risultata negativa...e che quella "fascista" del '26 era molto migliore.
Indicarono i motivi:
1) per la poca professionalità dei negozianti. Ma la stessa disciplina la si voleva anche per gli artigiani di ogni genere, che nel frattempo era diventati 980.000, dove anch'essi prima non avevano alcuna norma, obblighi di fatturazione, ne' alcun vincolo sanitario perfino coloro che manipolavano alimenti.
2) perché non davano nessun incentivo a migliorare..... e quel sistema distributivo era considerato selvaggio.
Ma le buone intenzioni avevano anche un loro fine: volevano montare sul carro dei vincenti produttori dei consumi.
A tale scopo prima ancora era già stata fatta anche una legge che proibiva la vendita sfusa di alimentari (pasta, riso, legumi, olio, zucchero ecc. ecc.). Tempo 2 anni e tutto doveva essere messo dentro un contenitore-confezione.

I privilegi della nuova legge furono ben presto solo di una categoria che si stava impossessando del territorio, e proprio nel momento in cui la domanda era altissima. E cosa ancora piu' grave impedì la creazione non solo di altri negozi ma anche la creazione di Supermercati e Ipermercati di società estere con grande esperienza nella distribuzione che erano già pronte a scendere in Italia, e che avrebbero automaticamente "calmierato" i prezzi. (Solo a Bolzano scese una di queste quando in Germania ne esistevano già 370).
Ne nacquero poi sì in Italia 607, ma erano tutti in mano solo a quattro grandi gruppi che data la loro inesperienza in questa grande distribuzione con i costi del personale, inizialmente non crearono grossi fastidi ai piccoli. Ma ben presto "imparata l'arte" 144 erano della Montedison (Standa), 61 della Ifi Fiat (Sma) , 51 del gruppo Sme Iri (Sge e Stella), 40 de La Centrale (Pam). Quasi un monopolio del grande capitale. Anzi in breve un monopolio vero e proprio! Che fece gola anche a sinistra, quando questa si inventò le Coop, che significava una "cooperativa" ma ben presto - allargatisi i soci - diventò una vera potenza economica della capillare distribuzione in alcuni territori (oggi 1199 punti vendita in quindici regioni con 52 948 dipendenti e 8.169 033 soci) con i suoi superette, supermercati ed ipermercati soprattutto in Toscana e in Emilia Romagna. Il pur abile Caprotti che come privato iniziava a dominare con la sua Esselunga in alta Italia, quando ebbe l'intenzioni di allargarsi anche in altre zone, trovò i vari cavilli e lo sbarramento delle Coop. Dissero "per tutelare il potere d'acquisto dei cittadini". Anche se in molti casi i prezzi della Esselunga erano concorrenziale.

Saranno pochi i negozianti anche intraprendenti che riusciranno ad aprire grossi punti vendita, stile supermercati. Alcuni - per non finire sul lastrico- li aprivano gli stessi negozianti, 10-15 di loro di varie tabelle, dopo aver unito le licenze comunali delle varie tabelle insieme gestivano un supermercato, mettendoci dentro come personale figli, mogli, fratelli, zie, zie, nonni e parenti ecc. (era di fatto anche questa una specie di cooperativa).
Ma per qualcuno anche questo non andava bene! Volevano loro - i grandi gruppi - il monopolio. Crearono colossali magazzini, contrattavano alla fonte grandi quantità di merci a prezzi stracciati o prelevando l'intera produzione di alcuni produttori, e da questi magazzini provvedevano a rifornire i loro supermercati, praticando prezzi inizialmente concorrenziali (tali da far chiudere i piccoli negozianti) poi diventati un monopolio erano in grado SI' di calmierare i prezzi in basso (facendo chiudere in fretta i piccoli) ma anche i prezzi in alto per fare finalmente dei lucrosi guadagni.

Ed era proprio quest'ultimo il motivo principale della nuova legge 426. Nel commercio ormai si erano inseriti i prezzolati avventurieri, era avvenuta una selezione che operava senza scrupoli nei vari settori in modo selvaggio. Da questi soggetti nascono quelli che trasformeranno il mercato, creando grandi aziende, grandi negozi con il loro brand, gli ipermercati. Ma anche negli artigiani spesso con metodi molto discutibili, le nascenti grosse imprese porteranno a monopolizzare e a condizionare il mercato, con il genere, le quantità, le qualità standard e quindi anche i prezzi, estromettendo senza pietà i piccoli dal circuito distributivo. Più a loro servizio nacquero le ingegnose e scaltre agenzie di pubblicità che da allora in poi condizioneranno le scelte dei consumatori.

Ma chi volle questa novità? I politici in giro ve n'erano tanti, ma tutti fino allora inconcludenti, che non avevano fatto nulla. Non avevano ancora nessun potere, mentre l'Italia era tutta in fermento. Col miracolo economico alcuni erano diventati nel giro di 10 anni da artigiani a piccoli industriali. I negozi straripavano di prodotti. E loro i politici e le banche dovevano stare a guardare? Giammai !!
I politici e le banche erano gelosi - (solo uno confessò "a fare una ripresa così gagliarda - con quella legge del '51 - noi non ci saremmo mai riusciti, abbiamo quindi lasciato fare tutto agli italiani, e per fortuna ci è andata bene" .

Ovviamente dato che il personale nei grandi supermercati costava, si proibì pure di aprire i negozi alla domenica. Ma anche qui se si aveva il politico giusto il divieto non funzionava. In un grosso paese quasi a ridosso delle città di Vicenza, si disse che il mercato domenicale era fatto dalla notte dei tempi a nome del Patrono, quasi un rito. E continuò imperterrito a farlo e lo fa ancora oggi. Con 300 bancarelle di ogni genere. Il politico di turno locale (il nuovo Patrono) era il segretario di un noto politico della DC. La stessa "liberalità" avvenne poi in altri paesi.

I politici insomma con a fianco le banche ora volevano contare pure loro. Ed ecco appunto la legge 426. Si inventarono di tutto. L'IGE, poi l'IVA. I negozi potevano avere la licenza solo dal Comune dove si creò l'Assessore al Commercio, l'assessore alla Sanità, ai Trasporti, all'Agricoltura, al Turismo, ecc. con 14 tabelle distinte: alimentari, vestiario, ferramenta, cartoleria, fiorista, casalinghi ecc. ecc. Con vigili addetti a misurare i mq. occorrenti e stabiliti da comune. A prelevare spesso dai negozi due articoli per ogni genere di merce, per farne i controlli sanitari. E bastava poco per sbarazzarsi dei piccoli negozianti.
Ma come se non bastasse si crearono non solo per i negozi le 14 Tabelle specifiche ma per averle bisognava fare anche un corso di idoneità alla Camera di Commercio. Poi in ogni settore della tabella si creò un associazione (Ass. Tabaccai. Ass. Alimentaristi, Ass. Librai. Ass. Macellai, e così via per altri settori).
Ovvio che al vertice vi era sempre un politico. A lui bisognava raccomandarsi se avevi bisogno di appoggi per decollare. Questa moltiplicazione creò una miriadi di "parassiti", che in un modo o in un altro intervenivano nello sviluppo economico del Paese, ovviamente con un proprio tornaconto. (Ricordiamo il famoso "Manuale Cencelli" che rappresentava il peso elettorale nel Governo di ogni singolo partito o corrente politica. E questo "peso" nasceva proprio nei "feudi" dei vari territori. Dove in alcuni dominavano e di conseguenza avevano a Roma più potere. I più famosi erano Rumor nel cattolico Veneto ("la balena bianca") e Andreotti a Roma con entrambi un numero di preferenze enormi. Mentre gli altri discutevano nelle segreterie per "farsi le scarpe" reciprocamente, Andreotti più furbo andava in giro a raccogliere voti, alla festa del Lupino o del Carciofo dove prometteva ai contadini i suoi interventi, l'esportazione degli stessi lupini, carciofi e quant'altro. Cosi a Roma era il più votato, prendeva si solito ca. 250.000 preferenze,

Le Regioni, poi varate nel '63, all'inizio non erano ancora il famelico mostro, che a qualcuno allora sembrarono inutili - ma le vararono in seguito solo per chi non aveva un posto a Roma o per creare altri propri centri (feudi) di potere locale, duplicando così anche i Presidenti, gli Assessori, sempre con referenti il padrino politico di turno.

Le nuove generazioni.
In Italia non ci fu solo "finalmente si mangia" ma si entrò in un periodo operoso e dinamico dove ben presto una "nuova economia" stava conquistando il MERCATO all'insegna dei desideri della gente con le ambite e annesse libertà. Un mercato che cominciava a seguire o addirittura anticipava certe tendenze liberatorie costruendole sapientemente a tavolino. Stava cioè nascendo non la fabbrica che soddisfaceva i bisogni su richiesta, ma la fabbrica che fabbricava i bisogni sollecitando poi le richieste. E per farlo si ammiccò con l'unica arma e mezzo che aveva disponibile, la PUBBLICITA'. Spesso singolare, ma era anche questa un mezzo per manifestare e quindi far esprimere quelle libertà che tutti indistintamente desideravano uomini e donne.

E la prima pubblicità scioccante fu proprio singolare! Inconsueta. Sui muri in grandi manifesti apparvero due affusolate gambe. Tutti i maschi guardavano non le caviglie ma più su; l'immagine dissero i preti, era "conturbante", "oscena", "espone a cattivi pensieri".
E mentre le donne sognavano quelle belle calze di Nylon, i maschi si chinavano e guardare verso l'alto e fantasticavano. (Ma il pubblicitario per quel manifesto rischiò la prigione).

Di fronte a questi primi fortti segnali della pubblicità che con edonistici e sensuali messaggi stava conquistando soprattutto i giovani, stava anche disorientando e preoccupando la morale cattolica, dal 1946 al 1954 la Chiesa molto angosciata corse ai ripari facendo tante processioni di madonne (che spesso piangevano per l'imminente "pericolo rosso") creando una moltitudine di santi e di beati, giovani e illibati.
Tre all'anno, quindi venticinque. Furono chiamati gli anni della "fabbrica dei santi". Una occasione per riempire le chiese e ottenere offerte, donazioni, elemosine. (ma questo lo facevano anche i sacerdoti pagani nell'antica Roma - quando agli dei erano riservate poche attenzioni facevano piangere gli dei, innondando di sangue le strade (vedi i "Miracula" >>>

Erano tutti santi giovani, tutti italiani, tutti esempi di purezza da contrapporre alle lusinghe del benessere materiale che le "immorali" "oscene" immagini della pubblicità andavano promuovendo e che in questi anni iniziarono a bombardare gli italiani, "turbandoli" (dicevano i denigratori) ma nello stesso tempo (dicevano i pubblicitari) erano inviti a "godersi la vita e la bellezza femminile"; con una nuova etica ed estetica, e con una nuova morale che contrastava con quell'esempio di modello di castità ad oltranza, come Santa Maria Goretti appena fatta santa per aver preferito la morte piuttosto che essersi arresa alle pretese di uno spasimante.

La si cita perché in chiave cinematografica fu apparentemente riproposta la sua storia, anche se in un altro contesto e con una trama molto diversa, con il film di Moguy, "Domani è troppo tardi", che ebbe un'eco di provocazione tra i due schieramenti in fortissima contrapposizione.
Il film proponeva la storia di due giovani studenti in gita scolastica, che sorpresi da una insegnante bigotta a baciarsi (solo a baciarsi !!!) seguendo la sua morale ipocrita, venivano rimproverati e insultati così severamente davanti agli altri studenti, che per la vergogna e lo stato d'angoscia che ne era nato, la ragazza si buttò nel lago annegando.
Un film che fece epoca e che spaccò l'Italia in due. Una parte, quella bigotta, retrograda si schierò nel "visto cosa succede a prendersi certe liberta?", l'altra parte, quella moderna... "vedete cosa succede nel continuare nella più bieca ipocrisia?". Non male questi due schieramenti; anzi servì per riflettere meglio e molto. Non si era più nel retrogrado bigotto '800.

Per i maschi il "Santo" modello indicato era invece Domenico Savio, per essere morto in purezza di corpo e di spirito. Un esempio di castità e di verginità da seguire. (ma mica devo farmi prete, andavano dicendo i giovani). Un modello che cominciò ad andare molto stretto, sia alle nuove generazioni che ai fabbricanti degli oggetti di consumo, e ai tanti giovani che accorrevano agli spettacoli e alle serate danzanti che iniziavano a prolificare nei palchetti in occasione delle feste del Patrono, perfino nei piccoli paesi.
Ma iniziarono anche le festicciole in casa, con i primi giradischi, anche se sotto l'attento e severo sguardo materno.
Poi vennero dopo l'Ave Maria, alla 5 di sera, i The Danzanti del Sabato pomeriggio, dove qui finalmente i giovani nel '60 poterono andar fuori a ballare in piena libertà, non pù il tango o il valzer ma il famoso ballo Twist, che anticipava già il Rock. La mia futura moglie era quasi terrorizzata quando si arrivava alle ore 19, guai a farsi vedere in giro - come una poco di buono - oltre a temere i rimproveri a casa.

Fra le altre cose alla fine di questi anni '50, l'Italiano scopre il Bagno Diurno, soprattutto al Sabato; ancora caro, 80-100 lire (corrispondeva a quasi un chilo di pane) per farsi una doccia calda che permetteva di essere negli incontri puliti. Poi venne poi ridotta a 50 lire se ci si portava l'asciugamano da casa (che spesso era ancora un semplice lenzuolo).
Più avanti la pratica di farsi una doccia, con il sapone profumato Palmolive, diventò di massa e abitudinaria ogni sabato. Fu da questo momento con i prezzi popolari, che si formarono al Diurno lunghe code; un via vai anche di distinti piccoli borghesi con tutta la famiglia al seguito. La pulizia del corpo in casa con un bagno era ancora una pratica poco diffusa non solo nel basso ceto e inoltre veniva praticata solo fino a una certa età, ed era quella pulizia adolescenziale, e solo una volta la settimana. Metà popolazione adulta la praticava una volta al mese, l'altra metà oltre il mese.
Il bagno con un impianto di acqua calda era presente solo nel 8% delle case. La grossa tinozza da bagno era presente solo nel 30-40%. Oltre il 50% non aveva neppure quella. Insomma fino a fine anni '50 l'odore di un nostro simile era sgradevole; le donne poi nel loro periodo mestruale l'odore lo si sentiva a distanza di metri, se poi eri dentro un locale chiuso, o abbracciato in una danza o in un ascensore non vedevi l'ora di staccarti e di uscire. Le stesse accorte donne lo sapevano, e quelle consapevoli preferivano nei giorni del "marchese" non uscire nè andare a ballare nemmeno se ci fosse stato l'invito di un "principe". E del resto nessun uomo è attratto da una donna se questa non è profumata. E infatti - noi che in Italia eravamo agli ultimi posti nella vendita di profumi - in breve tempo imitammo soprattutto la Francia.

C'era uno scontro non solo generazionale che stava conquistandosi certe libertà; una bacchettava sempre, l'altra trovava fastidioso quel freno che la morale bigotta pigiava su quel "nuovo mondo" economico che stava conquistando il mercato proprio all'insegna di alcune "sane" libertà. Un mercato che cominciava a seguire o addirittura anticipava certe tendenze, costruendole sapientemente a tavolino. Soddisfacendo i bisogni su richiesta, dopo averli sapientemente anche sollecitati.

Ma una fotografia di una donna provocante non era possibile utilizzarla, salvo essere subito arrestati per oscenità.
Quella della Omsa che abbiamo visto all'inizio, e quella che troviamo qui sotto, se fosse stata una vera fotografia avrebbero arrestato il fotografo, chi l'aveva stampata e chi l'aveva affissa nei muri; si ricorse dunque all'"arte", ai pittori, alla loro inventiva.

Forse pochi saprebbero rispondere perchè tutti cartelloni cinematografici degli anni '50 e '60 erano dipinti e non riportavano mai una scena del film, anche modestamente osè come un bacio; i motivi? Appunto quelli detti sopra. Con la fotografia si commetteva un reato, con le immagini dipinte c'era invece l'ipocrita giustificazione che era "materiale artistico". E anche nei settimanali femminili, quasi tutti con appassionanti avventure amorose, non c'erano fotografie.

Nonostante questo trucco, per il manifesto della Omsa si ricorse ai giudici per valutare questa audace pubblicità che offriva due scandalose gambe fasciate dalle calze Omsa dove lo sguardo dell'immaginario collettivo maschile saliva su, su....verso quelle "porte" ritenute "infernali", dove erano "usciti" con chissà quale "maldestro atto" di qualche buonadonna tutti quei censori, tutti !.

Una peggiore sorte la ebbe l'ammiccante invito del profumo Paglieri che offriva da un manifesto una leggiadra figura femminile (dipinta) dove si intuiva che la modella dietro i fiori e dietro i veli era seminuda. Un manifesto che attirò subito lo sguardo severo della censura e che finì davanti ai giudici del tribunale. Non si vedeva nulla, ma era peccato solo immaginare che cosa c'era dietro i fiori e in basso cosa c'era dietro il velo.

Con questo manifesto si diffuse anche 1) il rossetto, 2) il profumo, 3) la saponetta Palmolive, 4) lo shampoo per i capelli, 5) il dentifricio Durbans, tutti prodotti il cui consumo nei confronti del resto dell'Europa erano in Italia a livelli bassissimi.
Ora la donna stava scoprendo i prodotti della bellezza. Ma come al solito ai preti non andava bene erano abituati alle monache di clausura e così venne fuori una "tempestiva" canzone moralista, straziante: "Mamma mormorava la piccina, compri solo profumi e belletti e non compri mai balocchi per me". Ma non era vero! Semmai le donne in Italia ne compravano ancora troppo pochi! L'edonismo era sì già in fasce, ma decollerà più avanti anche se ancora carente.

Qui i consumi ancora molto bassi ancora nell'anno 1963
Usa shampoo .............ITALIA 19% -.OLANDA 80% -.G.B 63% -.FRANCIA 69% -.GERM. 68%
Usa profumi ...............ITALIA 20% -.OLANDA 68% -.G B 43% -.FRANCIA 85% -.GERM. 69%
Maquillage donne........ITALIA 15% -.OLANDA 58% -.G B 58% -.FRANCIA 55% -.GERM. 49%
Uso del rossetto .........ITALIA 20 %-.OLANDA 58% -.G B 73% -.FRANCIA 61% -.GERM.41%
Assorbenti.....................ITALIA 12%-.OLANDA 48%-.G,B. 49%-. FRANCIA 65%-. GERM.70%
Carta igienica ..........ITALIA 13%-. OLANDA 49%-. G.B. 54%-. FRANCIA 52%-. GERM.60%

Nel '54 venne fuori anche la Televisione, che con la pubblicità costruirà fra breve il suo invadente piedistallo. Uscì in sordina e solo per i ricchi. La punta massima degli spettatori la si avrà solo fra quattro anni, alla trasmissione del Festival di San Remo del 1958 (quando Modugno canterà il suo surreale Volare). E la trasmissione in TV come spettatori volò veramente; fu seguita da 30 milioni di italiani, che a quella data (gennaio 1958) avevano già acquistato un milione di televisori.
In pratica per ogni televisore acceso nelle case o nei bar si contarono 30 spettatori. Fu il massimo storico di tutti i tempi.

Quando il 3 gennaio 1954 si diede appunto l'avvio alla Televisione, nelle cariche più importanti vi erano due noti ex-fascisti, l'ex-vicefederale Sergio Pugliese e Fulvio Palmieri precettore dei figli di Mussolini Ma direttore generale era Salvino Sernesi che era invece un fedelissimo di Palmiro Togliatti. (fu uno scambio di favori?).
Amministratore delegato della Rai dal 1954 al 1956 fu Guala con una rigida visione cattolica. Ordine perentorio "scene e vicende non devono turbare la pace sociale o l'ordine pubblico". Fu rigoroso e intransigente negli spettacoli televisivi, perfino nelle parole; non si doveva mai nominare "membro" (come "membro del Parlamento"), "seno" come "in seno all'assemblea"), "parto", "vizio", "verginità" e "alcova" ecc. ecc. Nemmeno parlarne di presentare attrici e cantanti come Abbe Lane, le telecamere dovevano inquadrare solo i primi piani, onde occultare le sue procaci forme ai telespettatori.
Dopo un indistinto concorso Guala assume Furio Colombo, Umberto Eco, Gianni Vattimo, Piero Angela, Mario Carpitella, Luigi Di Gianni, Enrico Vaime, Fabiano Fabiani, Adriano De Zan, Emanuele Milano, negli esclusi lo scrittore Andrea Camilleri, perché ritenuto "troppo comunista".
Ci furono polemiche a non finire (chiamata "congiura dei mutandoni") quando apparvero in TV ballerine che non erano proprio a gambe nude ma avevano delle calzamaglie di colore chiaro. Eppure fu Scandalo!. Intervenne perfino il Papa e "L'Osservatore Romano". E forse perché ritenuto lui un irresponsabile, Guala rassegnò le dimissioni il 28 giugno del 1956. Entrò addirittura in convento e prese poi i voti sacerdotali.
Probabilmente aveva sbagliato mestiere.

E quello delle calzemaglie fu solo il primo assaggio fino al 1965, poi vennero (e ripeto la data eravamo già al 1965 !!) le "Gemelle Kessler" in Studio Uno, con il loro "Da-da-un-pa" a gambe nude. SCANDALO !!! "dove andremo a finire con queste oscenità"- Così nella successiva puntata apparvero "coperte" da calzemaglie nere dalle caviglie al bacino. "L'italia fu salva!!" - Andandoci a coricare dopo la trasmissione potevamo dormire tranquilli. L'oscurantismo aveva battuto "Satana"!!

Intanto in America sta esplodendo la "bomba" MARILYN MONROE che con JANE RUSSEL sta girando "Gli uomini preferiscono le bionde". Il film arriverà anche in Italia il prossimo anno, ma la pellicola pur subendo 45 tagli, ha nella lista del Centro Cattolico cinematografico, il "marchio" intimidatorio "escluso per tutti". E all'entrata delle chiese la locandina che indicava quali film si potevano vedere era piuttosto esplicito "E' peccato mortale per tutti assistere alla sua proiezione".

Cosa curiosa: ancora nel '57 era peccato avere un desiderio sessuale anche immaginario, ma nello stesso tempo si era esenti dal confessare di essere stati in una casa di tolleranza a soddisfarsi con il piacere. Infatti implicitamente non dovendo confessare la sua frequentazione di conseguenza non era peccato. Mai nessun teologo ha mai spiegato questa contraddizione nella morale cristiana. Che non considerava la dignità umana di queste donne, meretrici fin che si vuole, che la "prostituzione di Stato" avallava, e ipocritamente anche la Chiesa. Era o non era un'offesa alla "donna" come persona umana?. (la chiusura delle "Case Chiuse" avvenne poi solo nel '57 - ne parliamo più avanti).

Insomma la pubblicità stava sempre di più dimostrando che le tentazioni sessuali, legandole ai prodotti reclamizzati, che erano moralmente innocue, anzi piacevoli come qualsiasi altro bene di consumo. E questo mise in imbarazzo la Chiesa che ritenne inconciliabile il "benessere" e il "senso del peccato". Di opinione diversa furono i fabbricanti che sempre di più ricorsero alla sensualità come un obbligato percorso che camminava in parallelo e in abbinamento al prodotto da reclamizzare.

Leggeremo più avanti anche il putiferio che scatenò la pubblicità dei primi Jeans. Si scatenò la guerra santa contro la "materializzazione della vita", la "banalizzazione dei valori" con vari anatemi, e non di rado dal pulpito svergognandola davanti a tutti veniva indicata con il dito dal Savonarola di turno e poi fatta uscire fuori dal sacro tempio, la colpevole di certe libertà, indossando Jeans o di avere una gonna quattro dita sotto il ginocchio, o alle labbra il peccaminoso rossetto (per chi non lo sapesse era proibito entrare in chiesa con il rossetto sulle labbra), o una camicetta non accollata fino alla gola e con le maniche appena un po' più su dei polsi. Se si oltrepassava il gomito era già scandalo. E il ginocchio non si doveva proprio vedere !!

A qualcuno gli venne la nostalgia del fascismo, quando nei raduni del "Sabato Fascista" comparvero per la prima volta
le giovani donne, in pantaloncini che scoprivano ("ignude" - scandalo" !!!) le loro verginee gambe, e che avevano quelle corte attillate magliettine dove nel petto premevano al vento i loro turgidi giovanili seni ("scandalo"!! - "tentazioni di Satana").

Mai si erano visti spettacoli così indecenti (dissero i preti) "conturbanti"; probabilmente a questi censori nel vedere quelle bellezze gli saliva il sangue nella testa e non riuscivano a contenete le voglie nel basso ventre.

Il '48 della DC papalina, tutta bigotta, quel tripudio di giovinezza nascente rimase più solo un ricordo. Il bigottismo clericale non era cessato ma seguitava ad essere più fastidioso di prima. Non solo nelle chiese, ma anche fuori nella vita quotidiana. I bacchettoni andavano a curiosare perfino nelle spiagge. Perché gli occhi dei puri potevano essere contaminati.

Sì, non solo in chiesa, anche nelle spiagge la noiosa sinfonia della crociata dei bacchettoni non mutò; la "guerra" al costume da bagno, del due pezzi (il bikini) anche se non erano ancora giunti in Italia, le donne già "minacciavano" di indossarli. Questa premeditata "guerra" fu affidata (non potendo incaricare i parroci) al Questore. Recitava appunto un cartello su tutte le spiagge: "Ordine del questore è vietato indossare costumi a due pezzi o comunque sconvenienti. I contravventori saranno puniti con l'ammenda prevista e, se recedivi, espulsi dallo stabilimento balneare".
Era questo l'avviso esposto in ogni località balneare nelle spiagge italiane.

Fra gli sport consentiti alle ragazze, solo le gite in montagna e un po' di sobria ginnastica in casa, banditi tutti gli altri sport dove c'era del movimento del corpo, come anche il tennis (conturbante ed eccitante anche questo anche se si aveva il gonnellino fino alle caviglie).
Perfino andare in bicicletta veniva sconsigliata perchè poteva la sua sella infrangere la verginità, la "virtù".

 

Poi venne LEI !!! Nel '56
Col film "Et Dieu crea la femme" ("E Dio creò la donna") - Già il titolo dissero i preti era blasfemo, in Italia per farlo entrare nelle sale cinematografiche - pur con dei tagli - lo si intitolò "Piace a Troppi".
E se il primo titolo non comparve, il secondo fu proprio indovinato, in brevissimo tempo non solo la protagonista "piaceva a troppi" ma piaceva a "tutti", senza distinzione, uomini e donne, vecchi e bambini. E mai titolo, come quello originale, fu più indovinato. Dio aveva creato proprio una bella donna. Ma in Italia comandavano i preti e quindi, non bisognava nominare Dio invano soprattutto se si parlava di "femmine", che erano lo strumento del diavolo" (forse per loro!!).

E chi era questa "femmina"? BRIGITTE BARDOT !! con la sua rivoluzionaria "scollatura" detta "alla Bardot". Non si era mai visto una impudicizia come questa !! dissero i preti. Quella riga in mezzo era il "richiamo del diavolo".

Lei é indubbiamente la donna che ha rappresentato come nessun altra il canone della bellezza universale (caratteristica inconfondibile il suo sorriso ma anche il suo broncio) del nostro secolo, ancora attuale e mai tramontato come modello di sensualità nel corpo, nello sguardo, nelle labbra.

Un modello di bellezza che indistintamente fu accettato da tutti.

Quella della Bardot, è forse la incontrastata immagine della bellezza per ricordare il secolo che come mai in passato in questi post anni '50 ha valorizzato la bellezza della donna.

Ma in Italia era impensabile posare come faceva la Bardot nelle riviste parigine.
Fino allora in Italia nessuno aveva mai visto la fotografia di una donna in bikini che sembrava quasi nuda.
Anche se certe fotografie giravano di nascosto.
In Italia se qualcuno avesse osato così tanto, avrebbero mandato in galera il Direttore della rivista, fatto chiudere la tipografia, tolto la licenza agli edicolanti e scomunicato da qualche pulpito chi di nascosto la rivista l'aveva acquistata.

Il suo spregiudicato modo di vivere al pari del suo sex-appel e del suo modo di vestire antidivistico valsero a fare di Brigitte il simbolo di un nuovo stile femminile, imitato dalle donne di tutto il mondo. Un emblema della donna libera e disinibita che ha cambiato un epoca, non solo quella legata al divismo del mondo dello spettacolo ma a un'intera societa'.

Simone De Beauvoir descrive così BB: « Brigitte Bardot è l’esemplare più completo di queste ambigue ninfe. Visto di spalle, il suo corpo di ballerina, minuto, muscoloso, è pressoché androgino; la femminilità balza esuberante dal suo busto incantevole; sulle sue spalle scende la lunga e voluttuosa chioma di Melisenda, acconciata però con una negligenza da selvaggia; le sue labbra accennano un broncio puerile e nello stesso tempo invitano a baciare; cammina a piedi nudi, se ne infischia di come è vestita, non porta gioielli, non ricorre a busti, non fa uso di nessun artificio, pur tuttavia le sue movenze sono lascive, e un santo si dannerebbe soltanto a vederla danzare». I preti si sentivano "dannati", ma intanto - con il pretesto di "salvare la morale" - la guardavano - eccome - pure loro fin da quando erano entrati in seminario. (io decenne, dovendo per altri motivi frequentare spesso il seminario - i giovani 20enni seminaristi - di nascosto mi davano i denari per acquistare nelle edicole i settimanali con dentro le procaci donnine. Poi infilandomele nel petto sotto il maglione, consegandole, li facevo felici come una Pasqua.

Insomma con la Bardot dilagò anche il Italia il mito della donna emancipata e priva di inibizioni. "Il giorno più bello della mia vita? Una notte!", rispose Brigitte Bardot a una domanda dei giornalisti, turbando ulteriormente - se mai ce ne fosse stato bisogno - i sonni di molti italiani.

La sua scollatura (quella vista sopra - attirò gli anatemi dei preti "è una esaltazione della corruzione") fu chiamata alla "Bardot" e fece epoca, ed è ancora oggi una icona (poche donne di oggi sanno chi è stata a lanciare quella moda, ma hanno imparato dalle loro madri che negli anni '60 si adeguarono subito subito. "Finalmente" dissero anche le loro nonne che erano vissute sempre con addosso solo scialli e veli neri dalla testa ai piedi.
Ma oltre la scollatura, lanciò la pettinatura alla "Bardot" (anche qui, addio veli monacali neri), e anche le scarpette "ballerine" (allora impensabili per le donne italiane che raramente superavano l' 1,60 m.

Il '56 sono anche gli anni della "Dolce vita" (lo vedremo più avanti) e le feroci polemiche (anche qui) sulla presunta "esaltazione della corruzione dei valori sociali" che indicava l'osceno capolavoro felliniano. Su Roma poi !! La città Santa !! Insomma i bacchettoni ebbero molto da fare. Forse perchè anche loro ebbero delle notti insonni pensando alle scollature alla "bardot" che le donne avevano (anche se pudicamente) iniziato ad imitare.

Poi nel 1972 la Bardot rifiutando contratti milionari si ritira dalle scene dichiarando: “Ho scelto la solitudine per difendermi. Mi preservo dall’umanità che mi circonda, da questa umanità rumorosa e invadente”. ALTRO CHE CORRUZIONE !! UN ESEMPIO !!

Ma proprio nel '72 c'era stata la "liberazione della donna". Il '68 era ormai fallito, era infatti terminata "la primavera abbagliante" dei maschi.
L'appoggio dato ai maschi alle manifestazioni quello dato del mondo femminile non fu solo marginale. Passarono pure loro le notti fuori casa durante le occupazioni delle Università. La lotta combaciava con quell'urgenza di una gran trasformazione del rapporto fra individui e società. Se la prima, quella maschile, sul piano politico e sociale rientrò nel '71 nella quasi normalità salvo gli irriducibili, quella femminile mutuando le stesse tecniche della lotta maschile, iniziano proprio quest'anno '72 a dare battaglia; la donna esce dal carcere dei pregiudizi in cui è avviluppata e punta decisa alla... Liberazione. Le manifestazioni nelle strade diventarono di solo donne !!! Coraggiose!!

vedi qui l'intera "evoluzione-rivoluzione" della donna" >>>>

Infatti, non si trattava solo dell'antica battaglia per l' "emancipazione della donna" e per la conquista della parità dei sessi con l'uomo, ma di messaggi assai più rivoluzionari e totali. Lo slogan è quello della "liberazione della donna" e il contenuto è la rivolta contro quei valori (sic!) sui quali da millenni si è costruita la società maschilista, sia dentro in quella civile sia in quella religiosa. Con quest'ultima che volle intromettersi anche nel matrimonio, entrando anche dentro le lenzuole. Nonostante un chiaro articolo della Costituzione che sanciva il matrimonio civile a tutti gli effetti giuridici.

Il primo matrimonio "civile" avvenuto a Prato, il 12 agosto 1956, dal vescovo fu additato dal pulpito come "scandaloso", la coppia accusata come "concubini" e "pubblici peccatori" compresi i familiari della sposa che avevano "gravemente mancato ai loro doveri di genitori cristiani permettendo "quel passo scandaloso e peccaminoso".
La magistratura, con in mano l'articolo della Costituzione, condannò in un primo tempo il vescovo per palese diffamazione ai due sposini. Ma il Cardinale Lercaro, a quella sentenza assolutoria fece suonare le campane a morto in tutte le chiese di Bologna addobbate a lutto per protesta, e Pio XII sospese la festa dell'incoronazione "per l'oltraggio fatto in Italia alla Chiesa", lui - si sostituì alla magistratura - assolse il vescovo, e la coppia diffamata fu perfino condannata alle spese processuali.

La Costituzione che avrebbe dovuto prima di tutto salvaguardare se stessa prima ancora che i due cittadini diffamati, si rivelò essere solo un pezzo di carta in mano al vecchio e onnipresente potere del bigotto Stato-Chiesa, che non era per nulla cessato, e veniva comodo a quei partiti che spesso ipocritamente legavano i loro simboli, la loro bandiera e gli ideali ai valori cristiani. La DC del dopoguerra aveva trovato opportuno mettere sul suo simbolo la croce, contrariamente a don Sturzo che quando fondò per i cattolici il Partito Popolare a inizio '900, non ritenne oppotuno metterla. Ma poi avvenne che anche la stessa DC di questi anni '60-'70 non coincide più con la chiesa del dopoguerra e a questa liberazione femminile del 1972 la DC iniziò a guardare per prendere voti.
Anche la sentenza sulla libera vendita della pillola anticoncezionale aveva, infatti, sì aperto la strada ad un'ampia informazione istituzionale con i preposti centri sociali e i consultori ecc., ma aveva anche scatenato una certa pubblicistica cattolica in forte contrasto con quella che era la vera aspirazione femminile; e insisteva ad ignorare che la liberazione sessuale e la pillola non voleva dire affatto fare la sgualdrina.

Pio XII il 12 settembre, alcuni giorni prima di morire, tuonò ancora una volta dal balcone, definendo la pillola "immorale!", "chi la fabbrica, chi la vende, chi la usa". Rimasero i suoi consiglieri ma questi anche se erano rimasti fedeli ai loro precetti non avevano cognizioni di causa, ne' potevano nella loro esplicita negazione della femmina, provare gli stessi impulsi, visto che questi erano stati mortificati con una scelta precisa, che non includeva divagazioni di sorta o altro tipo di carne da "adorare".

Comunque molte donne non avevano aspettato i consultori, né la sentenza della corte, né l'enciclica papale, ma avevano iniziato ad usare responsabilmente la pillola, ma non certo, come predicavano gli ipocriti moralisti, "che le svergognate che ne fanno uso, sono poi quelle che vogliono andare a letto con tutti". Secondo questa logica il 20-30-40% delle donne europee che ne facevano già uso erano tutte puttane.
Del resto per duemila anni tutta la morale (codificata e formalizzata) era basata sull'idea che la donna era un semplice ricettacolo del seme maschile, un contenitore futile e vacuo. Ma non era così.
Inoltre per i preti il rapporto sessuale era "finalizzato alla procreazione e basta!!! il resto era solo concupiscenza, indulgenza alla carne" ( che ovviamente loro (forse) non provavano). E seguendo questo loro ragionamento una donna arrivata alla menopausa dovrebbe quindi smettere di fare all'amore.

Ripetevano comunque che "la funzione primaria del matrimonio (che é poi una istituzione fatta dagli uomini da tempi remoti) é la procreazione", "E Dio quando manda creature sono sempre da accettare con gioia". Dimenticavano di chiederlo a quelle donne che tipo di gioia era, quella che le voleva spose a mariti (spesso di brutti, zotici, sudici e anche vecchi) scelti dai genitori perchè erano un buon partito o perchè avevano qualche maiale e qualche vacca dentro una stalla che poi si scambiavano.

Le donne uscirono compatte da quelle ipocrisie che si chiamavano "senso comune", "valori consolidati", "etica dominante", "fedeltà e esclusività nel rapporto", "onore familiare", "potere sui figli solo del maschio", "potere maschilista sulle decisioni familiari" e mille altre doppiezze, falsi perbenismi, miopie.

Spentesi le ultime manifestazioni delle contestazioni studentesche, calata anche la spavalderia, l'arroganza e l'egocentrica opinione che l'uomo aveva di se stesso, le donne diventarono sempre più belle, sicure, attraenti, eleganti, e se ora l'uomo voleva competere doveva adeguarsi agli stessi canoni. Doveva farsi bello anche lui !! Il medioevo era finito!!! Così anche l'uomo iniziò a lavarsi spesso, a radersi, a profumarsi per allontanare il contadino il puzzo di letame, e l'operaio il puzzo di fabbrica.

CONSUMISMO - L'industria con la pubblicità (che straborda in ogni centimetro quadrato disponibile) sta facendo la "sirena" col consumismo soprattutto mirato alle donne. Del resto alle liberali, spregiudicate aperture del costume vi contribuì indubbiamente molto il " Mercato" edonistico in questi fine anni '50 proprio rivolto alle donne.

Ma nessuno finora ha saputo affermare con certezza se nacque prima il primo o il secondo. Se furono le aperture a sollecitare il mercato o fu il mercato a sollecitare le aperture.
Nessuno finora é stato convincente.
Le tesi sono numerose e tutte si contrappongono.
Solo le donne saprebbero rispondere!! Il loro passato lo conoscevano bene.

 

< Qui a fianco Piazza Duomo a Milano.

C'è chi parla dell'influenza primaria dei mezzi di trasporto, chi della promiscuità favorita dal lavoro e dalla scuola, chi dall'avvento di tutti quelle pubblicazioni di riviste piene di immagini, chi invece lo attribuisce al diffuso benessere. Ma ognuna é discutibile. La liberta' sessuale diventò presente anche in paesi poveri, dove non c'erano mezzi di trasporto, scuole, lavoro, profumi, abbigliamento o ammiccanti riviste. Erano i tempi che erano cambiati!!!

La nuova civilta' nella sua fase iniziale di questi anni, sta sempre di piu' attribuendo grande importanza all'aspetto fisico, e da' molto peso alla bellezza. Ovunque nei manifesti, nella pubblicita' televisiva si preme su alcuni canoni, che diventano attributi fondamentali non solo nella moda ma anche nelle pubbliche relazioni, nei rapporti personali. E non era un male. Finalmente si incomincia a vedere e a incontrare delle persone gradevoli nell'aspetto e anche nell'odorato; ricordiamoci che prima ci si lavava poco, letteralmente si puzzava e non erano di certo questi odori piacevoli né erano delle attrattive sessuali.

Con queste nuove concezioni, nuove opportunita' di rapporti, sul lavoro, nella scuola, nelle professioni, negli sport di massa, o semplicemente anche sul pianerottolo di casa del vicino, cresce anche la volonta' di scelta in campo sensuale e di conseguenza la capacita' di apprezzare la bellezza dell' uno e dell'altro sesso. Questo processo, all'inizio degli anni '60, si accelera quando attraverso la contraccezione il sesso si separa nettamente dalla procreazione e anche dal matrimonio.
E si afferra sempre di piu' che il piacere possiede anche la gioia, "la delizia di amare", quella citata da quel passo del "Cantico" che dalla Bibbia i preti ci hanno sempre nascosto per secoli: "baciami con i baci di tua bocca, prendimi con te nella tua camera, ci allegreremo e gioiremo insieme, gustando il tuo amore piu' del vino. Che delizia è l'amarti.....".
(primo verso del "Cantico" - Ma come spiegarlo a un prete !!?

Ma il peccato lo si vedeva ovunque. E' peccato da un paio d'anni, e si proibiscono in diverse scuole del Paese, far indossare i blue-jeans ai ragazzi. Si scatena in questi anni una crociata contro i "teddy boys" per episodi di ordinaria delinquenza che il caso volle che vestissero Jeans.

Flipper, Juke-box e Blue jeans, affermavano tutti i giornali, favoriscono le bravate e le violenze; e quindi i blue-jeans divennero il simbolo esteriore da criminalizzare, un capo vestiario dei teppisti.
Per i benpensanti perbenisti e bigotti, quel modo di vestire rappresentava un insulto. Il loro ballare poi una "oscenità". Il loro dimenarsi un "ballo di satana".

In molte scuole alcuni presidi rimandavano a casa sia ragazzi che ragazze (anche se pochissime) che li indossavano, i capi ufficio li proibivano sul lavoro ai loro dipendenti. L'autore che scrive, in un grande albergo di Stresa, fu invitato ad alzarsi e andarsene dal signorile ristorante "per conservare il decoro del locale" disse il direttore.

Se ne parlò sempre con disprezzo su ogni giornale e su ogni rivista. Finche' un giorno comparve GIANNI AGNELLI in pubblico indossando un paio di jeans, dicendo che era un capo molto pratico da indossare in molte occasione della giornata; che dava un senso di libertà. La mattina dopo i capouffici alla Fiat davanti agli impiegati che si presentarono vestiti in Jeans non sapevano più che pesci pigliare, dopo quanto era avvenuto così in alto.
Insomma un altro (ipocrita, perfino senza senso) "baluardo" del costume cadeva a rotoli, a pezzi, nella polvere. Ed erano solo un paio di pantaloni!
Da questo momento tutti i giornali tacquero, le crociate si estinsero; questo capo di abbigliamento diventò la più diffusa immagine di uomini e di donne nella quotidianità, abolendo perfino la distinzione dei sessi.
Apriti cielo per i soliti preti che ricordavano "la donna non si metterà mai un indumento da uomo, perche' chiunque fa tali cose é in abominio del Signore" (Deutoronomio cap.XXII) . Non fu più tabù.

Fece comunque molto scandalo quando più tardi una ditta, cavalcando l'ondata, si era data un nome abbastanza singolare (ma premeditato - Jesus) mettendo un gigantesco manifesto sui muri d'Italia dove vi erano due floridi glutei di una modella in blue jeans corti, con la scritta dal timbro blasfemo e dissacrante "chi mi ama mi segua".
"Evangelismo e sesso. Bestemmia lieve intrecciata al sorriso. Nel rogo delle illusioni si spegne il secolo"
scrisse qualcuno, decisamente bigotto.

Si certo a parte il bigottismo, non era certo di buon gusto. Ma la pubblicità trovò comunque proprio su questi jeans la sua nuova frontiera segnando il limite massimo di questa rivoluzione del consumismo che la fantasia degli addetti cominciò cavalcare al galoppo. Da quel momento tutti i giornali tacquero, le crociate si estinsero; questo capo di abbigliamento diventò la più diffusa immagine di uomini e di donne nella quotidianità. .

Nel 1960 ALTRO PECCATO MORTALE
E' quello di andare a vedere "La Dolce Vita" di FEDERICO FELLINI. Infatti l'11 Febbraio l'Osservatore Romano invita la magistratura a intervenire perchè "propaganda il vizio"; si afferma che il film "getta un'ombra calunniosa sulla popolazione romana, sulla dignita' di Roma capitale d'Italia e del cattolicesimo".
Varie interrogazioni in Parlamento dai deputati della DC per il sequestro del film nelle sale cinematografiche.

"Noi ci auguriamo - ha detto il sottosegretario allo Spettacolo MACRI' - che la denuncia di episodi così indegni su Roma valga a far vedere nella sua giusta luce un'abiezione che non merita indulgenze e tolleranze"
(Ansa 17 febbraio, ore 15.08)
"Macrì ha risposto all'interrogazione degli on. Quintieri, Pennacchini e Negroni che hanno chiesto al presidente del Consiglio e al ministro degli Interni "...se sono a conoscenza delle vive reazioni del pubblico che ha assistito alla proiezione del film, e delle vibranti proteste di persone e associazioni, preoccupate che la rappresentazione di un mondo moralmente deteriore, limitato a particolari ambienti di malavita, possa gettare un'ombra calunniosa sulla popolazione romana e italiana" (Comun. Ansa, 17 febbraio, ore 19.30)

A LUCHINO VISCONTI gli va invece due volte peggio. A teatro con un suo spettacolo e col suo film "Rocco e i suoi fratelli" che a sua insaputa viene oscurata nei cinema una scena di 15 minuti e che rischia anche il sequestro della pellicola perchè il film secondo il magistrato che ha visionato il film "contiene alcune scene considerate offensive alla morale, mentre altre sono da ritenersi raccapriccianti" (Comun. Ansa, 18 ottobre, ore 13,40).

A MICHELANGELO ANTONIONI sempre a Milano non gli va meglio, la Procura della Repubblica gli sequestra il film "L'Avventura" per oscenità. Era in pericolo l'unita' della famiglia, guai a farlo vedere agli italiani. "Nell'ordinanza del sequestro del film il magistrato ha rilevato che la pellicola contiene sequenze in cui si rilevano gli estremi di "rappresentazione oscena con episodi che offendono la pubblica decenza" (Comun, Ansa, 30 ottobre, ore 19,24)

Nel consumismo non poteva mancare la MUSICA. I JUKE BOX apparsi già negli anni '50. il massimo della diffusione ci fu nel 1960-'64, con i piccoli dischi 45 giri in vinile, che diventarono alla portata di tutti come prezzo e contribuirono a far vendere i primi giradischi a valigetta e con questi organizzare le prime festicciole in casa o in garage. E anche qui il successo andò di pari passo con la nuova ventata di libertà che stava investendo i giovani.
Ma per ballare - soprattutto quelli un po' sincopati (una espressione questa per indicare il Jazz).

Ed eccoci anche aI musicisti del JAZZ che proseguendo su questo sentiero danno origine a un nuovo stile detto free, cioe' libero, informale, dissonante, spesso aspro e rabbioso. E' questo il modello che dara' vita (contaminazione dicono altri) a tutta la musica che seguirà chiamato ROCK, come vitalita', movimento, espressioni slegate da ogni tradizione, diventando la musica piu' libera del libero, cioe' free and more free soggettivo, improvvisato, autonomo.

Ed e' subito successo nel mondo che vive di conformismo musicale, regole e canoni universali da tempo fossilizzati.
Già nel '58 dopo la proiezione del film, "Il seme della violenza" con dentro una canzone rock "Rock Around the Clock" gli addetti pur avendolo creato rimasero sconcertati davanti a un fenomeno che dilagò a velocità della luce. Ma il bello doveva ancora venire!
Infatti, dal Tennessee spuntò fuori un ragazzotto di campagna. Il rock aveva bisogno di un simbolo e i ragazzi di un personaggio in cui identificarsi. Occorreva quindi un principe del "reame rock". Trovarono invece subito un Re.

A gennaio compare sulla scena ELVIS PRESLEY con il suo primo disco della RCA, Heartbreak Hotel. Fu la scintilla che fece aumentare nei giovani l'adrenalina, in perfetta sintonia con quello che i ragazzi volevano proprio dalla musica.

Le reazioni a questa "pubblica immoralità" il suo "osceno dimenarsi" nel ballare non si fecero attendere. Le associazioni cattoliche fecero di tutto per far bandire Presley dalle stazioni radio, dalle televisioni, nel non ospitarlo nei concerti delle varie località, promuovendo delle vere e proprie crociate fra gli abitanti. Ma i ragazzi impazzivano e l'industria discografica e poi quella del cinema ne fecero (subito e opportunisticamente) un idolo che portava fiumi di denaro e riempiva i botteghini. (gli artefici, registi e musicisti di quel film infatti non erano giovani ma quasi sessantenni)

Stava dunque nascendo in questi anni la musica rock dentro questa nuova societa' che aveva bisogno di nuovi simboli e nuovi eroi in cui tutti i ragazzi potessero identificarsi. E cosa curiosa, nonostante ne passarono due di generazioni, il rock coinvolgera' anche la terza. Nessuna espressione musicale aveva mai resistito tanto, in nessuna epoca!
Arriveremo perfino al paradosso che il rock che era una contestazione, entrera' nelle manifestazioni religiose cattoliche, cioe' nei templi dei censori che con tutta la loro intransigenza e puritanesimo lo avevano bollato come "una perdizione di satana", "musica immorale".
Infatti dalla pluto-rockrazia degli anni '50 (in mano ad alcuni accorti che seppero cavalcare il fenomeno per far soldi), si passò alla consumistica "rockrazia" degli anni '60 (quando l'intero mondo dei "matusa" scopri' la gallina dalle uovo d'oro), e si giunse poi perfino alla teo-rockrazia nel 1997 (il raduno del Papa a Bologna proprio con BOB DYLAN, lui il profeta della cultura pop, il cantante della protesta (cioé beat = ribelle). Così anche i preti celebrarono con il rock un matrimonio di amore e interesse per attirarsi i giovani dalla loro parte.( Negli stessi giorni ci fu il terremoto ad Assisi).

La rockrazia non scatena solo i giovani nel consumismo, ma anche i padri e le madri. Nel '51 c'era ancora tanta miseria in giro, il reddito degli italiani nel '52 era di 25.000 al nord, e 9.000-10.000 al sud, poi la società del benessere, con il "Miracolo Economico" VEDI QUI >>>> per la prima volta esplodono i consumi, l'Italia ha iniziato non solo a mangiare, ma anche a divertirsi. Il sabato, la domenica, o in ferie andando ai monti e al mare.

Il 20 SETTEMBRE del 1958, era entrata in vigore la "LEGGE MERLIN". Si chiusero le "Case Chiuse", "Signori, da domani 21 settembre qui si chiude, solo piu' puttane a borsa nera e nelle strade" si congedò la tenutaria alquanto amareggiata. Ci fu infatti l'inizio della "libera professione" con improvvisate tenutarie. E la legge puniva lo sfruttamento e il favoreggiamento, ma non la libertà di esercitarla. Era dunque sancita la libertà di vendere il proprio corpo a chicchessia. Le prime, le improvvisate tenutarie furono punite con qualche anno di "case da lavoro", ma poi furono cosi tante le personali "case aperte" che non ci si badò più. Se prima nessuna aveva mai pensato di "fare la puttana", alcune di facili costumi trovarono la possibilità di guadagnare qualcosa e di "divertirsi" con uomini facoltosi per comprarsi l'ultimo spolverino.

I puritani si scatenarono. Ma l'evoluzione era ormai una fatto compiuto. I preti demonizzarono, ma trovarono un muro di gomma (più tardi con la legge del divorzio e dell'aborto, il muro diventò di cemento) A schierarsi a favore furono anche una buona parte di chi votava democristiano. "Una apostasia" - sentenziarono alcuni! Ma erano i tempi che erano cambiati. La sinistra tardava ad appoggiare i referendum convinti che le donne tutte bigotte avrebbero dato il voto contrario. Ma non conoscevano le loro donne, le proprie figlie, mogli, madri e nonne. Ma se avessero fatto più attenzione alle piazze e ai cortei, avrebbero subito capito: in piazza vi erano tante loro figlie, mogli, madri e nonne, TUTTE UNITE !

 

I tempi dei primi anni '50 andavano di corsa in Italia
non solo con la bicicletta ma anche con moto e motorini come in nessuna parte d'Europa.
C'era già il Mosquito, ma poi venne il famoso "Cucciolo" della Ducati.
Inizialmente era un motorino montato su una bicicletta.
E proprio per questo fu chiamato "Ciclomotore".
Fu poi perfezionato facendolo nascere con un carter che assomigliava già quasi a una moto.
Costava 4.000 lire e fu lanciato soprattutto quando
comparve nel film "Pane, amore e fantasia" di De Sica nel 1953.

Gli fu fatta anche una famosa canzone che ben presto cantavano tutti i giovani:

"se vuoi venir con me ti porterò sul cucciolo" "e si sognerà"

 

 


E un ulteriore incremento proprio nelle moto avvenne con una novità geniale avuta da un personaggio singolare, l'Ing. Corradino D'Ascanio, primo progettista di elicotteri. A lui le moto proprio non gli piacevano, e allora lui fu la persona che inventò qualcosa di completamente nuovo. Questa volta fece volare sul mercato un mezzo di locomozione del tutto nuovo.
La novità era questa: che si permetteva anche a un uomo vestito in doppio petto e a una donna con la sua gonna non di cavalcare la solita moto, ma di stare seduti come in una poltrona e guidare il mezzo che non era più una motocicletta ma era la VESPA. Che non costava nemmeno molto, ca. 50.000 lire, che con qualche cambiale era alla portata di molti.

A renderla ancora più famosa
fu il film "Vacanze Romane" con Gregory Peck e Audrey Hepburn (famosa poi come "Sabrina") dove i due divertendosi come due bambini giravano per Roma su una Vespa.
Da allora divenne un Mito che non ha mai avuto un tramonto.
Il Times in America la battezzò "una biga romana".

La seconda novità nelle motorizzazione in Italia fu un'altra idea geniale della Fiat a Torino.
Una Torino invasa dai meridionali, con i torinesi insofferenti. Poi quando i sindacati iniziarono a lottare per avere aumenti di stipendi, l'azienda torinese per aggirarli, offrì ad alcuni operai volenterosi tutto il necessario per fare a casa i vari pezzi che poi assemblava. Pagamento a 6 mesi. Se ne aprirono di questi laboratori ca. 20.000.
Poi nel marzo del '55 mise sul mercato la Fiat 600.
Una superutilitaria a 4 posti a un prezzo accessibile 590.000 lire,
anche qui con qualche cambiale se la poteva permettere anche un operaio.
La 600 ebbe uno strabiliante successo come e più della Vespa
ed entrambi conferivano ad un mezzo di trasporto
valori come Libertà e Spensieratezza.


Nelle nuove autostrade....
che già andavano fino al mare in Liguria e in Romagna...
la domenica o nei mesi delle ferie era un serpente di macchine con dentro tutta la famiglia. E proprio in Romagna che da tutta fascista era diventata tutta comunista, il motto "la proprietà é un furto" non attecchiva; ex pescatori portando in banca cariolate di cambiali stavano costruendo pensioncine, poi alberghi, poi Hotel. In 10 anni ne costruirono 5.000.

 

Ma anche lì sulle strade la pubblicità non li abbandona i consumatori,
il paesaggio a destra come a sinistra è pieno di cartelli pubblicitari:

- bevi questo,
- mangia quest'altro,
- che vita sarebbe senza yx?,
- chi mi ama mi segua!
- chi Vespa mangia le mele!
- Non correte...vespizzatevi
- cogli l'attimo!
- fallo oggi perché domani è troppo tardi!
- Contro il logorio della vita moderna! .
- L'analcolico biondo fa impazzire il mondo!
- Per l'uomo che non deve chiedere mai!
- XY lava più bianco!
- Per chi non s'accontenta!

Unica regione in Italia che proibì alcune brutture fu l'Alto Adige. Nessun cartello per le strade; si dovevano vedere le bellezze, i paesaggi, le dolomiti!! E pensare che li chiamavamo i "crucchi", e durante la guerra i "barbari".

Per averla la 600 bisognava prenotarla e aspettare quasi un anno, tanto erano le richieste.
Nella Fiat in pieno sviluppo come partner con il 10% vi entrò poi anche Gheddafi il dittatore libico. Questo anche perché si diceva che un automobile su tre viaggiasse sulle strade italiane con petrolio libico, una produzione quella libica che allora superava quella di Iraq e Kuwait. Ci stava mettendo le mani, facendo accordi, per far concorrenza alle 7 Sorelle Usa, Enrico Mattei, ma finì male, in un oscuro incidente aereo.

(in seguito ci unimmo poi alla Francia (sempre gelosa dell'Italia) per eliminare Gheddafi, anche se Berlusconi pochi mesi prima a Roma l'aveva accolto con tutti gli onori e perfino abbracciato).

Il «tempo libero» non stravolse la motorizzazione in Italia, nè massificò i comportamenti degli individui, descrisse semplicemente gli effetti della vera o presunta felicità personale di ogni italiano, anche e soprattutto giovane, con l'acquisto, il possesso e il consumo continuo di beni che la pubblicità martellante con tutte le sue tecniche persuasive invitava all'acquisto.

Con gli incentivi dati per l'acquisto a credito, alcune persone, anche se non benestanti, poterono acquistare in modo più agevolato dei beni che anche se non servivano più a soddisfare bisogni reali, ma il possesso di questi li faceva sentire al passo con i tempi. E non era una soddisfazione da poco.
E non ci furono acquisti di solo beni di prima necessità ma anche prodotti secondari e persino superflui, come prodotti di bellezza, profumi, saponi, dischi, settimanali, radio, Tv, auto, moto e soprattutto vestiti, che non erano affatto superflui ma erano questi beni realizzazioni personali e perfino sublimali. E così pure la Musica che era una di queste sublimità in tutte le sue espressioni, soprattutto nei giovani.

Certo ci fu l'ostentazione dello status sociale anche attraverso i consumi e che trovò espressione nelle scelte di acquisto che riguardavano soprattutto il vestiario. Infatti, tra i tanti beni a cui rivolgere la propria spesa, l'abbigliamento offrì ad alcuni il vantaggio di essere sempre in ordine, in grado di offrire, al solo sguardo di un qualsiasi osservatore, un segnale assai riconoscibile della sua posizione economico. Furono del resto inizialmente questi acquirenti benestanti a dare l'impulso alla Moda Italiana, apprezzata ieri come oggi in tutto il mondo. Ma ben presto indossare un vestito bello diventò quasi una necessità per tutti per non apparire trasandati. E con il calare dei prezzi - con la grande produzione in serie - diventò proprio alla portata di tutti. Sia per maschi che femmine.

E a proposito di abiti prodotti in serie (anche se l'ho già accenato sopra) nella mia Biella nel c'era un giovane di 20 anni, che stava facendo il militare a Torino con mio fratello Nino. La improvvisa morte del padre, lui figlio unico divenne erede di una grande fabbrica tessile e si trovò improvvisamente a dirigerla. Lui era un giovane pieno di iniziative; in pochi anni stravolse l'intera imprenditoria tessile non solo biellese ma nazionale. Creò prima i tessuti adatti poi una delle prime manifatture di abiti già confezionati; fece una delle prime sfilate in Italia di abiti, poi - coraggioso - le andò a fare anche a Parigi, diede insomma il via alla "Moda Italiana" via via sempre con più numerosi artisti e grandi firme. Uno dei primi di questi artisti, il biellese lo scopri alla Rinascente di Milano dove lì già vendeva i suoi abiti già confezionati. Lì c'era un giovane 21enne che pure lui finito il militare stava facendo il commesso vetrinista, ma che invece di mettere in vetrina i manichini con gli abiti addosso, metteva indossatrici e indossatori che si muovevano in vetrina come in una sfilata. La novità fu strabiliante, il pubblico in Piazza Duomo straripava per guardare. Nino il giovane erede entrò dentro fece con lui due chiacchiere e si portò subito via il "vetrinista" per allestire le sue sfilate sempre più numerose in Italia e all'estero. Il giovane industriale era NINO CERRUTI, il vetrinista GIORGIO ARMANI che poi diventò anche lui un pioniere e protagonista della Moda Italiana nel mondo.


Gli incentivi alla diffusione di abiti venivano non solo dalla pubblicità e dai benestanti, ma vi erano anche alcuni personaggi che molti volevano identificarsi. Come nel mondo del cinema
quando esplosero le bellezze nostrane
pari a quelle d'oltreoceano,

come Sofia Loren,
Gina Lollobrigida,
Claudia Cardinale, Monica Vitti e tante altre.

 

Ma poi anche nel mondo della musica
hanno fatto storia personaggi come Modugno
che invitava a "Volare".

O quando apparve MINA.
Lei diventò anche un emblema della donna libera e disinibita,
non solo legata al divismo del mondo della musica,
ma a quella di un'intera società che era
ancora immatura.

Infatti nell'Italia bigotta - verrà seguita la sua condotta morale,
ritenuta "amorale", "cattivo esempio per gli italiani".
Non gli si perdonò infatti le sue libertà di donna ancora ventenne,
la sua convivenza con un uomo sposato:
e fatto ancor più scandaloso quando la lui ebbe nel 1963 un figlio.
Mina passò oltre a queste sciocchezze e ben presto lei per tutti diventò "la voce". (ancora oggi anni 2020!)
La sua grande simpatia -oltre la bravura come cantante - fece dimenticare in fretta la "quarantena" da parte della bigotta Televisione di Stato e anche le malignità della stampa che in certe occasioni gli tirò addosso delle vere badilate additandola come peccatrice pubblica per la sua relazione illecita.

Fu un boomerang, perché Mina contribuì a una vera e propria evoluzione nel costume italiano. Soprattutto femminile. Che non era tutta DC e bigotta.
(singolare era stato anche la condotta di Togliatti ( lui che era un comunista, quindi le badilate dei bigotti erano giustificate) quando anche lui abbandonò la moglie e si mise in "more uxorio" con Nilde Jotti.

Scandalizzati non furono questa volta solo i preti ma pure i suoi "compagni" temendo di perdere voti; "cosa c'era bisogno di fare il more uxorio, se la poteva fare amante e finiva lì".


Poi arrivò LUI, ADRIANO CELENTANO e fece pure lui "scandalo" con il suoi "24.000 baci" (forse per i preti erano tanti!) si disse che aveva "offeso i presenti" quando con una mossa studiata per l'effetto che la canzone richiedeva, rivolse le spalle al pubblico. Fu interpretato il gesto come una maleducazione. "Interrogazione in Parlamento sul Festival della Canzone di San Remo andato in onda alla TV", "...per conoscere quali esigenze artistiche soddisfi il Festival e a quale gusto artistico corrispondono tutti i movimenti contorsionistici a sfondo epilettoide che alcuni cantanti sistematicamente effettuano davanti a milioni di telespettatori" (Comun. Ansa del 28 febbraio, ore 22,06).
Erano questi gesti epilettoidi (alla Presley) che davano fastidio, non le spalle girate !!

La canzone vendette in poche settimane mezzo milione di copie e fece impazzire le ragazzine teen-agers (quelle con l'età da 11 a 19 anni) che iniziarono a cantarla a squarciagola. E ovviamente anche a desiderare i 24.000 baci.
Sia Mina che Celentano pur non vincendo sempre a San Remo, loro due daranno uno scossone alle tradizioni e creeranno una nuova era non solo musicale ma andranno con il loro carisma a incidere molto sul costume. I due domineranno per decenni il vertice della canzone italiana (urlata, ma anche con grandi pezzi di straordinaria bravura) che non hanno mai conosciuto il tramonto. Entrambi sono al vertice della classifica dei dischi più venduti. Seguita poi da Patty Pravo (ne parleremo più avanti).

Nel '64, al festival di San Remo vinse GIGLIOLA CINGUETTI con una canzone struggente, "Non ho l'età".
Seconda arrivò Bobby Solo con "Una lacrima sul viso". Il Paese si spaccò in due.
Una parte, quelli del mondo politico, Colombo con La Malfa in testa davanti a una crisi che stava avanzando facevano i profeti dell'Apocalisse, dissero che la Cinguetti aveva ragione, gli italiani "non avevano l'età", si stavano ubriacando di consumismo voluttuario senza averne i mezzi. E per come stavano andando le cose "c'era davvero da piangere".
(ricordiamoci che La Malfa, fra le altre cose bloccò in Italia per 10 anni lo sviluppo della TV a colori; era un consumo vuluttuario, non necessario, superfluo. Solo nel 1974 si ufficializzò il sistema da adottare per le trasmissioni a colori in Italia, e se ne liberalizzarono le vendite solo nell'agosto del 1975; ma la nascita ufficiale della televisione a colori in Italia fu stabilita il 1° febbraio 1977. Quando negli Stati Uniti erano in vigore fin dal 1954. 23 anni di attesa!! Gli italiani non avevano l'Età. Alcune fabbriche che si erano già attrezzate per la nuova tanto attesa produzione del "Colore" con il blocco lamafiano, fallirono.

Il risultato sul non consumismo lamalfiano (che ormai era un consumo diventato una necessità in ogni settore produttivo) fu che gli imprenditori se proprio alcuni non fallirono, reagirono riducendo investimenti e quindi ne risentì la produzione non solo sul voluttuario ma anche su tutti i prodotti di consumo, compresi gli alimentari. (Io vivevo allora in Alto Adige dove qui perfino la pasta, spaghettI compresi (assurdo!) venivano dall'Austria e dalla Germania). Questi decreti restrittivi provocarono così l'effetto boomerang! Aumentò la disoccupazione, proprio mentre salivano i prezzi e i capitali dei più furbi imprenditori iniziarono ad andare all'estero.
L'inflazione inizierà a camminare a due cifre fino a raggiungere negli anni '80 il 15-20%. (che poi rientrò ma solo apparentemente, perché proprio da quell'anno il debito pubblico iniziò senza più freni a correre all'impazzata. Nell''80 era solo di 100 miliardi; nel '90 era già a 667 miliardi; nel 2000, a 1301 miliardi, e oggi siamo anni 2020 siamo a 2400 miliardi. E con la crisi scatenata dal virus, ho l'impressione che si andrà a quota 3000 !!

E sempre negli anni '80, perfino nel calcio la bramosia del denaro venne ad alcuni giocatori (anche famosi) che truccavano le partite truffando gli scommettitori. In una domenica pomeriggio ne arrestarono 13 dentro gli stessi stadi. A quel punto i magnati ebbero i validi motivi per importare a peso d'oro i giocatori esteri, mentre gli italiani li mandarono a giocare la palla nei campetti degli oratori. I tifosi ringraziarono questi magnati e iniziarono a dargli anche i voti e a farli vincere anche politicamente. Presto sarebbe diventata anche questa un'accorta industria che oggi ha 4,7 miliardi di fatturato e 300 mila persone che gli ruotano attorno. Con giocatori stranieri che hanno ingaggi miliardari.

La Fiat quando non vendeva auto, sollecitava la svalutazione della lira. Così importava materie prime ed esportava facilmente le sue auto all'estero; in più imponeva un 40% di dazi se entravano auto prodotte all'estero. Una semplice Renault (una concorrente come cilindrata) veniva a costare in Italia quasi il doppio. E perfino a Dusseldorf i taxisti usavano la 600 Fiat multipla, che da loro costava un quarto di una Mercedes).

"E' necessario! Per la produzione" dicevano a Torino dopo aver sollecitata una delle tante svalutazioni. Mentre i "bifolchi", i contadini dal cervello fine, invece suggerivano "...ma se ci date anche a noi degli aiuti che invece date solo a chi produce auto e ci costruite qualche trattore, camion e attrezzi, noi spianiamo campagne, coltiviamo quelle incolte, canalizziamo acque, e l'Italia non avrà affatto bisogno di importare carne, grano, zucchero e altro... bestie che non siete altro!".
Infatti negli altri Paesi il rapporto auto-camion era il seguente: Italia 20-1 (20 auto 1 camion), Inghilterra 4-1, Germania 7-1, Francia 6-1, USA 5-1, Giappone 1-2 (!). Di trattori neppure l'ombra ! Tali valori non subiranno modifiche per altri 5 anni, con conseguenze determinanti nello scarso sviluppo italiano dell'agricoltura, fatta (così la chiamavano una volta) nel "giardino d'Europa".
.

Ma ancora oggi siamo carenti in mezzi agricoli. La Bellanova ci fa vedere i poveri immigrati che devono raccogliere le patate a mano. Mentre mio genero con una macchina a nolo per alcuni giorni lui e un aiutante ne raccolgono 50 quintali in un giorno


Ma il voluttuario (così tanto odiato dai malaccorti nostri politici) aveva colpito ancora nel '65 quando uscirono i primi BIKINI. Un costume a due pezzi che si indossavano già nel 1000 a.C. , ma anche a Pompei non mancano i due pezzi negli affreschi.
Detto "bikini" perchè in quei giorni gli USA provarono una Atomica proprio alla sconosciuta fino allora Isola di Bikini" nel Pacifico.

Fu scandalo su tutte le spiagge!
Poliziotti e Pretori non arrestano e processano solo le "svergognate" per offesa al pudore, ma a Prato, a Firenze e a Terni gli agenti hanno sequestrato perfino i manichini in plastica esposti nei negozi, e denunciato i negozianti con la motivazione "esposizione di oggetti osceni". Era anche questo "consumismo becero". Certe italiane "svergognate" dissero "è vero non avevano proprio l'età".

Poi l'anno dopo esce il primo numero di Men, rivista subito bollata "per soli uomini" che nei primi numeri si limita a fotografie di ragazze in bikini ma poi a inizio '67 nella ancora cattolicissima Italia escono le prime riviste con i primi fumetti a sfondo erotico ma ancora molto casto.
Ma poi a metà '67 esplode la grande polemica. I primi seni nudi fanno capolino in un servizio fotografico proprio su Men e subito si scatena il finimondo. Capofila dell'indignazione sono centocinquanta deputati democristiani, l'ordine dei giornalisti, comitati di cittadini e semplici padri di famiglia, tutti uniti dalla comune volontà di frenare la nascente "pornografia". "un consumismo di Satana".
Ma nella loro veste di censori prendevano in mano la rivista e di nascosto questi ipocriti erano i primi a guardarla.

Torniamo alla musica. Soprattutto dei giovani. Termina con la fine del '68 l'anno della contestazione studentesca. Con un ultimo sussulto. In Versilia; al veglione dell'ultimo dell'anno, nel tempio della musica: alla Bussola di Marina di Pietrasanta.
"Viareggio- Circa cinquecento giovani del Movimento studentesco e di Potere Operaio si sono riuniti davanti al noto ritrovo mondano La Bussola...Pomodori e uova sono state lanciate contro le persone che entravano nel locale...con alcune barche hanno eretto delle barricate...scontri con la polizia e i carabinieri....Un giovane,....è rimasto ferito con un colpo di rivoltella. Le forze di polizia dichiarano di non avere usato le armi da fuoco e avanzano l'ipotesi che a sparare siano stati alcuni clienti della Bussola"
(Comun. Ansa, 1 gennaio. ore 18.50).

Una serata non solo da dimenticare ma da vergognarsi. Quei 500 giovani non erano di certo da imitare.

E infatti a inizio 1969 é finita la grande kermesse del '68, quasi tutti sono ritornati al privato, c'é il "riflusso". Chi per paura chi per opportunismo e chi perchè era meglio andare a divertirsi a ballare piuttosto che andare in piazza).
I movimenti giovanili però sono rimasti pur sempre una realtà, molti singoli partecipanti di quella "primavera abbagliante" del '68, avevano vissuto nell'ansia e anche creduto a una nuova vita, ma avevano provato tante delusioni.
Quasi tutti si sono ormai convinti in questo '69 che non si "puo'" abbattere il "sistema", e che il "sistema" regge, ha reagito, e salvo qualche scheggia, il sistema tiene a suo modo tutto sotto controllo il Paese, (Forlani ha detto chiaro che "la polizia non potrà stare a lungo a guardare!" . Ha lanciato un sasso abbastanza esplicito e ha ritirato la mano
.
Con il 1969 inizia un altro periodo!!

I Beatles in cinque anni fino al 1969, hanno già realizzato incassi di diciannove miliardi di lire, notevoli per quei tempi. Fecero nascere la vera "cultura di massa", e diventarono "il faro tracciante", la "rotta" da seguire, e tutti riuscirono a fare quattrini alle spalle del mondo dei giovani che si comportarono proprio come avevano deciso i matusa, quelli che proprio loro avevano contestato. I matusa i Beatles li hanno anche vestiti da bravi ragazzi. Fanno anche l'inchino. Da imitare e mettere a tacere i bacchettoni e nello stesso tempo anche i "malvestiti" ragazzacci.

Ma eccoci anche a BATTISTI in questo panorama di indeterminatezza, di caos quantistico, dove ogni particella, ogni elettrone impazzito, rientra poi a far parte di una precisa legge dell'atomo e torna a formare la massa.
Battisti capisce al volo la situazione, e mescola gli elementi del rock col ritmo, e non fa gli errori dei precedenti cantautori intellettuali che accodandosi esprimono nelle contestazioni sempre i malesseri, la vita soffocata, vivendo in certi casi l'angoscia. Lui Battisti ci mette l'allegria, il sorriso, la spontaneità.
Questo artista diventa anticipatore di generi e mode che sarebbero esplose di lì a poco. Lui avrebbe sì tanta voglia di parlare ma lo fa con la sua musica e canta a suo modo con la sua chitarra.
Battisti capisce pure, anche se inadatta la sua voce ma che é una componente essenziale delle sue canzoni, perché è la voce di ogni giovane "incazzato col mondo" di tutte le classe sociali. Esprime con semplicità sentimenti delicati, il suo pessimismo è cauto, lui fa gridi di gioia, si lancia in frasi cantabili e orecchiabili in articolazioni melodiche né false ne' affettate che qualunque giovane che vive a Milano a Roma o a Canicatti', che fa l'operaio alla Fiat, o che studia fisica alla Sapienza o che fa il contadino nel Sud è in grado di imitare. Tutti i giovani si riconosceranno in quella voce, che era poi la loro voce, ed esplose il successo! Messaggi sociali? A una puntata di “Speciale per voi”, con Renzo Arbore gli si contesta a Battisti l’assenza di un messaggio sociale o politico nelle sue canzoni e lui sbotta "ma che vi devo di’, io non dico niente, dite tutto voi!”.

Nella contestazione aveva fatto il suo ingresso anche CLAUDIO BAGLIONI con "Piazza del popolo" in una manifestazione studentesca poi dispersa dalla polizia. Fu una delle poche canzoni a sfondo politico di Baglioni. Poi si estraniò da quel contesto sociale impazzito e iniziò a cantare solo più "canzoni sentimentali" ed è proprio del '72 "Questo piccolo grande amore" che lo consacra come cantautore romantico e dei buoni sentimenti per antonomasia.

Nel '72 BATTISTI fece uno strepitoso duetto in TV con Mina, ma fu l'ultima apparizione di Battisti che sempre fedele alle sue non conformistiche scelte, salito sul treno del successo più strepitoso, lui parte, poi in una fermata, lascia i bagagli, scende dal treno, e non lo rivedremo più. Si eclissa perfino con la sua immagine, ridiventa (ma così cantando era partito) con coerenza un uomo comune, anche se rimane un uomo non comune. Una mosca bianca in mezzo a tanti moscerini alcune volte fastidiosi, patetici, spesso fabbricati in provetta con materiale genetico grezzo e che poi tale in alcuni rimase. Alcuni fanno una breve stagione, poi l'anno dopo già non li ricorda più nessuno. Non sono dei Battista!!!

Ma dobbiamo ancora chiudere gli anni '60 e iniziare i '70. E questa nuova Italia inizio 1971 com'era ricca?

La paga di un operaio era di ca. 130.000 mensili, il pane costava 130 al kg, la carne 2100, un giornale 70 lire, la benzina 150 al litro, un grammo d'oro 1000 lire.

Quanto costava un disco nel 1971?: un 45 giri 850 lire, un LP 3.500 lire. In Italia risultano esserci in giro nei bar 35.000 juke box. Ma le loro entrate i beniamini le ottengono soprattutto con i vari concerti che ormai sono allestiti in appositi spazi, poi anche negli stadi, o alla Radio o alla Televisione quando sono ospiti in un programma, oppure se intervengono a cantare dal vivo in una discoteca.
Queste ultime - iniziate nel '65 (lo accenniamo qua sotto) prolifereranno sempre di più fino ad essere circa 5.000 negli anni d'oro (fine anni '70). Poi inizierà il declino, diventano 4.000 degli anni Novanta, 3.000 nel Duemila, 1.800 sono attualmente aperte (2017) ma si prevede, che altre 600-800 chiuderanno il prossimo anno 2018-20. Anzi qualcuno ancora più pessimista afferma che chiuderanno tutte, salvo qualcuna nelle zone marine dell'estate.

Molti giovani - pensando ai favolosi guadagni dei loro beniamini, sognano di fare i cantanti o mettere su orchestre di successo. Abbiamo in una decina d'anni una proliferazione di musicisti, circa 42.000 strumentisti di orchestre, 2200 parolieri, 2500 compositori, 1500 cantano autori compositori. Che insieme creano circa 5.000 canzoni all'anno. (e citiamo solo quelli iscritti alla Siae). Pochi i guadagni sui dischi. Circa un 3-5% sul prezzo al pubblico su un 45 giri che costa al pubblico 850 lire, e su un LP che costa 3.500. Anche questi presto in declino.
DISCHI VENDUTI NELL'ANNO 1971 . 36.700.000 a 45 giri, 5.200.000 LP. Siamo ai massimi storici. Da poco si stanno diffondendo le cassette e i registratori, dove ognuno si registra la canzone preferita; e nella serata del Festival di San Remo l'intera gara canora. E' l'inizio della crisi del disco. (finora i vari Festival erano stati il vero portolano dell'industria discografica).
Fin dal 1955 a Viareggio alle Focette era nata "La Bussola", che ben presto diventò uno dei punti di riferimento della musica e di tutti gli artisti allora famosi che vi cantavano dal vivo: vi passano un po' tutti, esteri compresi; italiani come Renato Carosone, Ornella Vanoni, Luciano Tajoli, Fred Bongusto, Fabrizio De André, Adriano Celentano, Marcella Bella, Loretta Goggi, Milva, Mia Martini e soprattutto Mina, che alla Bussola tenne una serie di straordinari concerti fino al 1978. Ma come abbiamo già visto sopra ebbe anche la Bussola delle contestazioni a fine '68. Che rientrarono ma lasciò anche il segno.

MA IN TUTTA QUESTA PANORAMICA CHE HO FATTO NON HO ACCENNATO A UN ALTRO FENOMENO DEL CONSUMISMO MUSICALE E DELLA STESSA MUSICA CHE AL PARI DELLA "BUSSOLA" NON EBBE PIU' BISOGNO NE' DEI DISCHI E TANTOMENO DELLE MUSICASSETTE. VI SI CANTAVA DAL VIVO !! (anche se poi fu l'inizio delle discoteche)

Nel 1965 era accaduto che ci fu nella musica l'entrata in scena di PATTI PRAVO. Chi ha assistito a una delle sue performance dal vivo, ha un ricordo struggente, emozionante, nella sua vita incancellabile . Ci fu - in quella che fu chiamato "il popolo della Notte" una ventata di giovinezza indescrivibile. Lei un incanto! Ha solo 18 anni. Ma quando canterà "Ragazzo triste", dentro c'è una frase esplosiva "«scoprire insieme il mondo che ci apparterrà». Lo scoprirono tutti !!
Io a 30 anni quando andai più volte a sentirla mi sentii già vecchio.
Questa ventata di giovinezza fu la scintilla che accenderà le polveri in tutte le città d'Italia. Facendo esplodere i nuovi Templi della Musica (Le Discoteche). Inizia una nuova epoca, un nuovo costume, dove "Ragazzo triste" e "Bambola" non sono solo due canzoni, ma il grido del popolo della notte, e segnano l'addio alle balere, Enal, Thè e Serate danzanti. (ben presto le discoteche in Italia saranno circa 5000; furono gli anni d'oro, prima nelle spiagge marine nelle estati, poi in tutte le città d'Italia).

La storia: Alberigo Crocetta inaugura il PIPER il 17 febbraio 1965. Che in poco tempo diventerà un'icona di una generazione intera ed un vero e proprio fenomeno di costume.
Lo aveva aperto a Roma il locale. Sulla musica lui cercava un "momento" per lanciarlo. Ma aveva bisogno anche di un "personaggio". Lo trova quasi subito, ma per caso, perchè Patty Pravo vi è andata con degli amici per ballare. Crocetta la vede ballare e gli chiede se sa anche cantare come balla. Ma quando la invita a salire sul palco si rende conto che non ha in mano una ragazza qualunque. Ed è vero, lei viene da una famiglia prestigiosa veneziana, ha fatto il conservatorio, danza classica, ha pregi, qualità e tanta classe. E quando accetta l'invito di Crocetta e sale sul palco strega tutti. Nasce così la "ragazza del Piper". A Roma la mattina dopo tutti parlavano di lei, di una ragazza di 18 anni !!!!!!

La sua prima canzone Ragazzo triste e poi Bambola (con testi attualistici) subito diventano successi strepitosi, consacrano lei e il locale, che d'ora in avanti diventerà punto di riferimento dei "fabbricanti" del divertimento notturno dell'intera Italia. Il modello delle discoteche partì proprio dal Piper, anche se il Piper non era per nulla una discoteca. Ma un locale che fece cambiare abitudini a molti italiani, che d'ora in avanti si chiameranno quelli del"popolo della notte". Addio balere, Thè e Serate Danzanti. Si chiude un epoca.
E se prima ai Thè danzanti si andava alle 5 della sera dopo l'Ave Maria, ora nei nuovi locali del divertimento, si va quando è già notte e le bigotte sono già al quarto sonno.
Disse di lei Loredana Bertè, "ha dato le chiavi di casa ad un'intera generazione di giovani". Quelle della trasgressione, della libertà individuale, e con quel forte desiderio di viverla questa libertà, alle volte con un pizzico di anarchia.
Un 'altro verso di ragazzo triste diceva "Tanti son soli come me e te ma un giorno spero cambierà". Fu lei a cambiarlo !!

PATTY PRAVO (Nicoletta Strambelli - il suo nome sembra di una scolaretta, e lo è, il cognome di una "stramba" e lo è pure questo) nasce a Venezia, città d'acqua. Subito succede di tutto. C'è chi la ritrae come neonata prodigio, chi fa risalire le sue origini ad un incrocio mistico tra il faraone Ascepsut e un deltaplano turbodiesel, chi attribuisce doti semidivine ai suoi genitori. Al suo battesimo a San Marco, con una premonizione, l'organista attacca una musica che sembra già "Pazza idea".
Scorrono come delikatessen i primi anni, coccolati dall'affetto dei nonni paterni e della severità di Turritto della Fenice di Venezia (suo insegnante di danza dai suoi 4 anni in poi) e Mazzin Crovato (Maestro di pianoforte). Spesso le accade già da bambina a 10 anni di esibirsi (che destino!) di fronte agli amici di famiglia: l'attore Cesco Baseggio, il soprano Toti Dal Monte, il Cardinale Roncalli il patriarca di Venezia (futuro Papa Giovanni XXIII nel '58).

Ancora adolescente, batte ogni record di fuga da un collegio privato: 3 volte in una settimana! La nonna decide di trasferirla "a far danni" nella scuola statale. Lei la frequenta, fa i compiti di scuola a casa di Peggy Guggenheim e passa il tempo libero tra gli artisti della Biennale. Si dedica con entusiasmo alla vita outdoor e, in alcune passeggiate alla Zattere, approfondisce le sue conoscenze con un anziano e saggio signore: Ezra Pound.

Studia al Conservatorio fino all'ottavo anno, ma l'improvvisa scomparsa del nonno la fa partire repentinamente per Londra con l'impegno di superare gli esami ad ottobre. Il destino avrebbe deciso diversamente. Per le strade di Londra esattamente a Piccadilly, alcuni amici italiani rientrati a Londra da Roma le parlano di un singolare nuovo locale - che si é aperto in Italia - che sta riscaldaldando le notti romane.
Immediata la decisione di partire con gli amici e ritrovarsi a ballare sulla pista del Piper. Fu un incendio. Mentre sta ballando viene notata da Alberigo Crocetta, E accade quanto già detto sopra.
La critica conservatrice deraglia su: "Ragazzo triste" (scritta da Gianni Boncompagni) ma ....è proprio un deragliamento!

Mentre la bacchettona Rai gli chiede - ma inutilmente - la modifica di alcuni versi..... Rifiuta e quella diventa la prima canzone di musica leggera che viene trasmessa addirittura dalla Radio Vaticana. E la Rai dovette adeguarsi.

Il pubblico manifesta ancor più concretamente il suo sostegno con la canzone successiva "La bambola"; che venderà da solo subito 9 milioni di copie e nelle sue multiple versioni, altre 31 milioni di copie, prima in classifica in diversi paesi : Spagna, Giappone, Francia, Germania, Sud America. Nella sua carriera di dischi ne venderà 110 milioni; in Italia é la seconda artista donna con le maggiori vendite dopo Mina.

Idolo totale: in Italia i giovani la seguono, la imitano, mentre i successi si susseguono instancabili ("Qui e là", "Il paradiso", "Tripoli '69"). Negli anni in cui i big della canzone segnano le tappe della loro carriera vincendo qua e là le manifestazioni canore, invece lei Patty - ma quando ha voglia - presenta dischi direttamente al pubblico e sconvolge le regole del gioco, con canzoni audaci e un profilo d'autore.

Bionda, esile e molto bella, disinibita é lei la bandiera della generazione sessantottina e non solo quella. Patty ha un'immagine magnetica ed energica e per il carisma e l'importanza storica - non solo come cantante - Patty diventerà il simbolo di quella emancipazione femminile che stava esplodendo. Fu una vera "bomba" e a solo 18 anni !!!

Compongono per lei: Battisti, Paoli, Conte, De Gregori, Fossati,Venditti e con una scelta tanto rischiosa quanto personale, Patty interpreta brani di altri prestigiosi autori esteri, in italiano e in lingua originale. Nei 5 continenti, e in Cina é lei la prima artista italiana a cantare in lingua pechinese.
Gli altri si costruiscono faticosamente il "personaggio", la Nostra non ne ha bisogno, è già un personaggio", lei è Patty Pravo! Alcuni
Registi come Fellini, Antonioni, De Sica, chiedono la sua partecipazione ad alcuni film. Non li sottovaluta, nè li snobba, ma lei non li fa i film, solo perchè non ne ha voglia. Le altre farebbero pazzie, mentre lei per non rinunciare a una passeggiata o a una serata con gli amici, è capace di snobbare quegli appuntamenti che per altri rappresenterebbero l'inizio di una carriera.

Fece anche un'apparizione a Sanremo con un brano scritto da Vasco Rossi anche qui all'insegna della provocazione, e proprio per questo fu citata a cattivo esempio da qualche giornale scandalistico che vuole fare sensazione per vendere più copie. Lei non si arrabbia nemmeno; gli basta uno di quei sorrisi e a chi è destinato gli arriva come una staffilata.

Lei abbiamo detto è Patty Pravo. Un mito per fascino e mistero, la donna più trasgressiva e libera in ogni sua scelta, professionale e di vita. Una vita la sua, che tutti vorremmo vivere, ecco perchè Patty piace a tutti, e non è mai tramontata.
Nessuno meglio di lei ha rappresentato il mezzo secolo più straordinario d'Italia.

 

Una Italia purtroppo che proprio in questi anni fine '60 e per tutti gli anni '70 conoscerà le contestazioni studentesche e operaie e le Brigate Rosse. Poi la tragedia MORO. Ed infine TANGENTOPOLI.

Fatti che raccontiamo in altre numerose pagine in questa STORIOLOGIA.

 

Accennando alle rivolte studentesche abbiamo dimenticato un altro aspetto della vita del dopoguerra.

Proprio quello dell'ISTRUZIONE in Italia.
A inizio secolo e poi nel Ventennio qualcosa si era fatto con la "Riforma Gentile".

I lavoratori nel corso del ventennio non sono più considerati come semplici forze da sfruttare; non sono più abbandonati a se stessi, quando hanno finito la dura fatica quotidiana. Lo Stato riconosce l'utilità e la nobiltà della loro opera; vuole che la loro casa sia comoda e pulita; vuole che il loro riposo sia allietato da onesti svaghi.
Si moltiplicano ovunque le case popolari. L'OPERA NAZIONALE DOPOLAVORO, che in alcune città sono ospitati in grandi edifici, con annesse palestre, e altri luoghi di svago. Create per la "cura l'elevazione morale e fisica del popolo, attraverso lo sport, l'escursionismo, il turismo, l'educazione artistica, la cultura popolare, l'assistenza sociale, igienica, sanitaria, ed il perfezionamento professionale".

Quanto all'istruzione, prima questa nei primi anni delle elemetari era quasi un monopolio del preti con i vari istituti. E le "Materne" monopolio delle suore. Il fascismo tolse a quest'ultime il il 90 % dei bambini creando l'"Opera Maternità Infanzia".
Sorte le scuole elementari dello Stato, nel periodo estivo vengono organizzate in molte spiagge le "Colonie Marine". Molte in Liguriae moltissime nella Riviara Romagnola. Che sono anche organizzate dai grandi complessi industriali milanesi e torinesi.
Nelle città la gioventù é presente in tutte le manifestazioni del Sabato Fascista.

Purtroppo nel dopoguerra si sfascia tutto. Nella Istruzione metà degli Istituti tornano ad essere appannaggio delle Associazioni cattoliche. E nel tempo libero le stesse associazioni dirottano i giovani nelle quasi 20.000 parrocchie con il loro "Oratori" ovviamente a conduzione
Non sono di meno quelli di sinistra, che creano i "Fronte della Gioventù. Palestre per un'educazione democratica e per lottare contro il capitalismo eper costruire un’Italia socialista. Fin dall'indomani del 1945, ben presto si contano 3.800 organizzati in Piemonte, 2.100 in Liguria, 2.700 in Lombardia, 3.000 in Emilia.

Nelle scuole superiori lo Stato è ancora assente. Ne approfittano le scuole paritarie con gli istituti religiosi (nel 1950 gli addeti all'istruzione erano già 10.000) dove si paga una retta e che diventeranno presto undicimila realtà, con centosessantamila lavoratori (tra docenti e non docenti) e quasi un milione di studenti.

Poi vi erano "I Fratelli" (o Lasalliani") i dediti all'istruzione e all'educazione della gioventù: gestiscono ancora oggi scuole di ogni grado, con collegi e pensionati per studenti. Nel 2005 questa congregazione (la più numerosa tra le laicali maschili) contava ancora 870 case.
Non di meno furono gli Istituti Femminili, come le Associazione delle Opere Educative Canossiane. Con attività educative, di orientamento, di istruzione e formazione professionale di alto livello.

Quando ero Ispettore per l'Italia di una grande multinazionale, per lavoro di questi Istituti ne visitai oltre un centinaio. Ed ero colpito dall'efficienza che avevano nel campo dell'istruzione. Mi colpì uno in particolare. Frequentato da 80 figlie di benestanti avevano a disposizione 40 insegnanti, tutte laureate e diplomate. Con un ambiente dotato di palestra, sala musica, biblioteca, sale cucito e ricamo, sale per il loro tempo libero.
E spesso seguivono i metodi Montessoriani, basato sull'indipendenza del proprio percorso educativo, fisico, psicologico e sociale, con un senso di responsabilità e di consapevolezza.

Da entrambe queste efficienti scuole, mi risulta che sono usciti dal dopoguerra in poi i nostri/e maggiori manager e le personalità in ogni campo, industriale, politico, professionale.


Ma dal dopoguerra in poi in Italia si rimase al palo. Anche se il mondo attorno a noi era cambiato.
Basti pensare che gli anni di frequenza in Italia era ancora nel 1990 a 7,6 anni.
(nemmeno 8 che sono gli anni delle elementari e le medie)
Mentre quasi tutti i Paesi eruropei sfioravano i 12 anni.

L'ANALFABETISMO
IN EUROPA E IN ITALIA DAL 1861 AD OGGI

Estratto dal Libro-Agenda "FINO AL 2001 E..RITORNO" di Francomputer ( Copyright - deposito SIAE))

 

Anno

Italia

Spag

Ger-Aus

Sviz

Franc

Sv-N-D

Be-Ol-

Inghilt

(USA)

(Giapp)

1861

74,7

75

20

19

47

10

45

31

20

36

1880

47,5

55

2

2

17

1

22

14

17

29

1900

48,6

51

1

1

17

0,5

19

3

11

12

1920

35,2

49

1

1

14

0,5

15

3

8

5

1941

13,8

17

1

1

12

0,5

11

2

5

4

1950

12,9

16

1

1

4

0,5

3

2

3

2

1960

8,3

12

1

1

3

0,5

2

1

2

1

1970

5,2

5,9

1

0,5

2

0,5

1

0,5

1

1

1980

3,1

3,4

0,5

0,3

0,4

0,5

0,4

0,4

1

1

1990

2,9

2,8

0,2

0,2

0,3

0,3

0,3

0,3

0,5

0,2

anni di freq.scuola

7,6

6,9

11,6

11,6

12

11,4

11,3

11,7

12,4

10,8

 

L'anno 1970 fu designato dalle Nazioni Unite
l'"Anno internazionale dell'istruzione".

L'Italia, paradossalmente, si è trovata invece nella impossibilità tecnica di spendere tutti i fondi assegnati in bilancio, per (un vizio che persisterà nei successivi anni) il ritardo nella attuazione delle riforme e per il mancato allineamento delle amministrazioni alle nuove dimensioni di quel grande fenomeno di carenza scolastica che abbiamo visto nel corso di questi anni esplodere.

Un ritardo che ha procurato all'Italia quest'anno lo spiacevole verdetto emesso (alla sessioni di Parigi) dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCDE).
E trattandosi di scuola, l'Italia nel 1970 viene "bocciata" e con in calce alla sua "pagella" una "nota" in stile molto "scolastico" e molto amaro:
"Arretrata nello studio dei processi di apprendimento, incapace di preparare i nuovi docenti per la scuola secondaria e per le esigenze da essa poste" - e conclude la nota -: "...mentre in quasi tutti i paesi si sono compiuti sforzi cospicui in materia di revisione dei programmi, di amministrazione e di politica scolastica, l'azione italiana in questo settore appare di una inquietante incoerenza". - Sembra la pagella di un bambino, invece è quella di una Nazione.

Eppure nel dopo '69, e nel corso del 1970 le discussioni del progetto governativo per una riforma della scuola, non erano mancate. Esperti italiani e stranieri avevano discusso (al Convegno di Frascati di aprile) alcune linee direttive per una riforma generale con un progetto abbastanza audace ma di indubbia potenzialità costruttiva.
Mentre altre buone idee con una famosa circolare del successivo 3 giugno (quella del ministro della P.I. Misasi, n.189) pur con spunti non disprezzabili di interesse pedagogico e sociale, avevano suscitato perplessità, aspre polemiche e ampia diversità di applicazione, e dove come al solito le lobby dei conservatori reagirono.
Queste erano i referenti della corporazione delle scuole private (la maggior parte cattoliche), che non erano poche, ma il 25% della intera struttura scolastica italiana e con in mano oltre il 50% di quella materna.
Ovvio che vedere riqualificare e ammodernare una scuola pubblica sconvolgeva potenzialmente tutto il business del settore privato. Che non si arrese, anzi migliorò le strutture.

La "piazza" "studentesca" lo abbiamo visto era contenta del risultato ottenuto puramente demagogico: scuole e Università aperte a tutti, anche se poi bisognava arrangiarsi con le vecchie strutture esistenti. Una beffa!

Dentro le vecchie strutture c'erano gli insegnanti con il loro annoso problema economico fermo da dieci anni, e quello giuridico qualitativo fermo da venti, nonostante la grande esplosione scolastica.
E fu proprio la categoria degli insegnanti pubblici che dichiarò guerra al governo in uno scenario già compromesso e in piena caduta di stile e di sostanza su tutti i fronti: economici, politici e sociali.

A questi ultimi grossi problemi, si erano infatti aggiunte ed erano iniziate - sotto la spinta di una dura azione sindacale - le incontrollate agitazioni degli insegnanti che alla fine dell'anno scolastico il 3 giugno bloccarono tutti gli scrutini e gli esami per 26 giorni a circa otto milioni di studenti: dalla 1a elementare all'ultima classe di liceo con disagi per le famiglie e gli studenti (addio vacanze!) mentre il governo dentro una preoccupante crisi politica ed economica e con una voragine nel bilancio, reagì nel peggiore dei modi: non volle cedere alle loro richieste e tenne duro per settimane.

Nel braccio di ferro (incapace e sempre ispirato a visioni parziali del problema, perché sempre rinviato) il governo poi corse ai ripari il 23 giugno emettendo un aspro decreto di stato di emergenza (il n.384 - un vero atto di guerra dichiarata) che molti giudicarono da Terzo Mondo e fece ridere mezza Europa e perfino i bambini che frequentavano la prima elementare. Erano appena capaci di fare le aste, ma capirono perfettamente che quella era una "beffa".

Infatti in sostituzione degli insegnanti, il provveditore con questo decreto ("guerra") poteva delegare personale "estraneo alla scuola" a prendere visione dei registri e gli atti riguardanti la carriera scolastica degli alunni e "decidere" loro la promozione.
Di fronte a questa becera prospettiva che li esautorava del tutto gli insegnanti il 5 e il 7 luglio ritornarono a scuola a iniziare gli esami e fare gli scrutini che durarono fino alla vigilia di agosto.

Ma il problema Scuola Italiana, non era stato affatto risolto.
Si salvarono dunque gli esami e si spostò poi tutta l'attenzione non sul piano di sviluppo della scuola tendente a una trasformazione con prospettive pedagogiche e sociali, o all'aumento delle dotazioni didattico-scientifiche moderne, o a una migliore qualificazione per allinearsi ai paesi europei; e neppure si attuò una revisione dei programmi precedenti che terminavano proprio il 31 dicembre 1970, rimasti statici e senza aver migliorato proprio nulla.

Si emisero invece una serie di decreti legge tendenti solo a migliorare le condizioni giuridico economiche degli insegnanti pur non aggiungendo ulteriori future garanzie materiali agli stessi.
(Miglioramenti che poi con un effetto a catena innestarono altre rivendicazioni di altri dipendenti pubblici e che resero ancora più problematiche le spese dello Stato, che iniziò impotente a cadere nel baratro del debito della spesa pubblica).

Totale: dei 1862 miliardi destinati all'istruzione, 1447 andranno agli insegnanti, 229 per le spese, 158 per informazione e cultura e solo 27 miliardi per l'edilizia e i laboratori. Addio riforma! Con i fondi rimasti, si riuscì ad acquistare solo qualche matita in più.

Il verdetto di quest'anno dell' OCDE che abbiamo letto all'inizio, è di condanna, e riporta indietro di qualche decennio l'istruzione. Gli scopi prioritari dell'insegnamento tornavano alle idee del 1894 di Guido Baccelli "istruire il popolo quanto basta e mettere da parte l'antidogmatismo, l'educazione al dubbio e alla critica, insomma far solo leggere e scrivere".

Naturalmente questo avveniva nella scuola statale. Infatti le gravi insufficienze del sistema scolastico di ordine sociale e pedagogico sono solo dentro la scuola pubblica: nel primo si deve lamentare che le condizioni economiche e familiari incidono ancora troppo pesantemente sulla possibilità dei giovani di frequentare la scuola oltre il puro e semplice adempimento dell'obbligo; nel secondo, frequentemente la scuola non riesce ad adeguare la propria azione alle capacità ed ai ritmi personali di approfondimento, inevitabilmente diversi da ragazzo a ragazzo. L'effetto più vistoso è il troppo elevato numero dei ripetenti (30%) e quello degli alunni che abbandonano scoraggiati.
Il 30% non riescono ad arrivare al diploma di scuola media, e il 25% di quelli che ci riescono cadono già al passaggio alle classe superiori. In queste ultime gli insegnanti nello scoprire la carente preparazione dei neo-alunni, si mettono le mani nei capelli, non sanno da dove farli cominciare.

La scuola media è ora per tutti, ma non tutti sono in grado dopo aver fatto le elementari pubbliche a sostenere i piani di studio delle medie senza aver ricevuto dalle elementari una preparazione (con le elementari ferme a una concezione di semplice alfabetizzazione dell'alunno). Ne' si provvede per quelli che "zoppicano" a creare doposcuola, classi di aggiornamento, classi differenziali. Terminata in qualche modo la quinta elementare, a camionate sono trasferiti nelle scuole medie.

Accade quindi il fenomeno perverso dei vasi comunicanti che non comunicano ma li si vogliono fare ugualmente comunicare: le elementari restano arroccate alla loro semplicistica vocazione (saper leggere e scrivere), mentre le medie per adeguarsi abbassano il livello degli studi; le medie superiori sono poi costrette a fare altrettanto, e se qualche studente così "preparato" arriva poi a iscriversi all'Università - dove deve lui gestire il piano degli studi con una severa disciplina che lui non conosce - si ritrova già al primo anno davanti a grosse difficoltà che non riesce a superare. O da' forfait subito o inizia un difficile calvario di fuori corso, fin che resiste. Con il risultato che solo 7 su 100 arriva fino in fondo e quindi a laurearsi.

A essere colpiti dunque furono 7.608.747 alunni delle sole scuole pubbliche, gli altri 1.920.947 alunni ricchi benestanti delle scuole private i primi di giugno tranquillamente (il ministro ha dato loro il benestare) iniziarono gli esami e se ne andarono altrettanto tranquillamente al mare. La "scuola di classe" non era affatto finita! E per fare un ingegnere non bastava certo la demagogia.


Ricordiamo che ancora in questo 1971 manteniamo da decenni il triste primato di essere ultimi nella classifica europea come lettori.
Il 76% degli italiani non legge nemmeno un libro all'anno. Del restante 24%: 10 leggono da 1 a 3 libri, 5 da 4 a 7, e solo 9 lettori leggono più di otto libri all'anno (la Spagna ha rispettivamente 17, 8 e 15. Mentre più di 8 libri sono letti dal 40% degli inglesi, dal 33% francesi, 35% olandesi

Dei 225.000 titoli di libri prodotti in Europa, l'Italia è anche qui il fanalino di coda con 8.440 titoli. Mentre in Usa ne escono in questo 1971, 62.083, quasi otto volte di più.

Ma sono i giornali che danno un triste panorama sul tipo di cultura diffusa. I dati sono molto deludenti. Italia ancora nel fanalino di coda insieme alla Spagna: sopo 10 giornali ogni 100 abitanti, 49 in Svezia, 37,8 in Norvegia, 33,1 in Svizzera, 30,6 in Germania, 30 in Belgio, 39,9 in Gran Bretagna. 27 in Francia, 23,3 in Olanda.
Si stampano in Italia 5 milioni di copie. Negli altri paesi: Germania 17,4 milioni, Gran Bretagna 26,2 milioni, Francia 11,8 milioni, Giappone 39,9 milioni, Usa 58,9 milioni.
(Il paradosso è che Giolitti nel 1913 dichiarava che si leggevano in Italia quotidianamente 5 milioni di giornali, gli stessi di oggi, pur allora con l'analfabetismo a quote superiori al 40%).

Non è servito a nulla alfabetizzare la popolazione. Qualcosa evidentemente è andato storto! Si è insegnato a leggere e scrivere da piccoli, ma non a "leggere" da grandi.

In compenso gli editori in questi anni abilmente soddisfano i gusti e gli interessi degli italiani con il ROTOCALCO, riducendo al minimo la politica, facendo uso di fotografie e testi gradevoli che assolvono compiti di evasione piuttosto che di informazione e di educazione.
Nel 1971 l'Italia conquista il primato europeo !!!!! 326 riviste settimanali, contro una Germania ferma a 42 e una Francia a 27.

 

CONCLUSIONE: Il problema Istruzione nella Scuola Italiana ancora negli anni 2000, non era stato affatto risolto.

LA NOTA DOLENTE
sull'istruzione in Italia nell'Anno 2000

Cominciamo dall'ultima arrivata sullo scenario mondiale
LA CINA

Il cinese è nel mercato dei laureati.
Il governo cinese nel 2012 ha deciso di investire 250 miliardi l'anno (!!!) per "produrre" 195 milioni di ingegneri,
informatici e manager entro il decennio.

Non produce più solo magliette, giocattoli e vetture, ma laureati:

Un esercito. competitivo, agguerrito, voglioso di entrare nel mondo delle industrie e delle multinazionali del Nord America e dell'Europa.
Oggi in Cina ci sono otto milioni di laureati l'anno e tre ragazzi su cinque ottengono un diploma delle superiori.
Rispetto al '96, un progresso enorme: i diplomati allora erano solo uno su sei.
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e l'ITALIA in Europa come sta a laureati nell'anno 2012 ?
ULTIMA !!!!

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Negli anni 80, diventai un pioniere dei computer. Tramite Faggin (suo il primo microprocessore) dalla Syilicon Walley, mi feci arrivare il primo computer, quello dell'IBM, che loro chiamarono P C (Personal Computer ) (PC80). Messo al centro del mio negozio, non interessò nessuno. Del resto la stessa IBM non lo fece nemmeno arrivare in Italia. (lo possiedo ancora come cimelio).
Gli 'IBM erano allora i grandi computer, i 360 per le industrie. Maniaci del gigante, non credevano neppure loro al piccolo PC. Inaffti pèer farlo funzionare con un linguaggio, incaricarono uno studente pratico di elettronica. Questo si applicò per trasferire dal linguaggio macchina a un programma per usarlo, un linguaggio più semplice per farci poi dei programmi.
Non era una cosa difficile, bastava solo aver la pazienza di convertire i 64 esagrammi in binario in una facile istruzione e con questa creare dei programmi. Era cioè un Sistema Operativo.
Applicato quindi alla macchina ci si potevano poi fare una miriadi di programmi utili ma anche giochi.
L'IBM lo adottò per questi primi PC, ma nemmeno lo brevettò. Rimase proprietà dello studente. Che si diede da fare, molto: regalava il programma a tutti coloro che avevano costruito un computer ma che non avevano ancora un sistema operativo per i principianti. Lo usarono e così invogliavano la gente ad acquistarli i computer. Soprattutto i giovani che si diedero da fare per realizzare dei giochi ma anche tanti programmi utili.
Poi quando quel sistema operativo dello studente divenne quasi di massa, e con tanti programmi realizzati, lo studente - lui previdente lo aveva brevettato - iniziò a farselo pagare. Nacque così la onnipresente Microsoft, e lo studente era Billy Gate.

Faggin vedendo la mia delusione per non averne venduto nemmeno uno di PC80, mi suggerì di far arrivare i piccoli Texax TI99, i VIC 20 della Commodore, Sega, poi Commodere 64, che in America già spopolavano con i tanti giochi realizzati dagli stessi ragazzi. Poi non solo giochi perchè realizzarono anche molti programmi di utilità.

A me mi andò bene, anche con i successivi, chiamati "Compatibili IBM"; iniziai a venderne a centinaia, poi migliaia, fino a 6000, in tutta Italia. A personaggi famosi, a presidenti della Rai, a politici, a industriali. Con il Prof. Magnifico (pioniere dell'elettronica, fondatore della Scuola di Elettronica a Vicenza, che aveva anche creato nella stessa città la Fiera dell'Elettronica). Iniziammo a fare delle dimostrazioni, alla Camera di Commercio, all'Associazione industriali, ed anche alle Scuole superiori. Io fornivo 3-4 Computer, lui accennava a cos'erano, a cosa servivano e cosa ci si poteva fare. Organizzammo anche una serata alla Fiera, con lo staff di Piero Angela e con la presenza di Federico Faggin. Una serata di 2 ore trasmessa dalla TV.

Volevamo fare delle dimostrazioni anche nelle scuole superiori. Ma qui trovammo dei grandi ostacoli. Si era dai professori semplicemente compatiti, quando dopo una dimostrazione con supponenza affermavano....
(nel frattempo molti avevano già abbandonato la sala, rammaricando il Prof. che quasi si scusò con me per aver messo a disposizione i computer)
....."Si puo' vivere e sopravvivere anche senza quel giocattolo, del tutto inutile al nostro sapere e alla nostra didattica logico verbale; con quella figurativa (del computer) ci si potranno fare al massimo solo i giochi, e forse, passata la moda, neppure più quelli!".
Una presente disse anche "Bravi venite a dirci che il computer sarà il futuro della didattica, così a noi ci daranno un calcio nel sedere e dieventati non più utili ci manderanno a casa: bravi".

Che lungimiranza!! (ed era una scuola Magistrale del 1990, cioè gli insegnanti che "preparavano" i futuri insegnanti per l'anno 2000 !!).
E' invece passata di moda quella scuola, non il computer !!! (oggi anni 2020 le lezioni agli alunni a casa perfino nelle elementari si sono tenute con il Computer nel periodo della pandemia del Coronavirus, con le lezioni svolte da casa. Tanto da far dire al Ministro delle P.I. Azzolina, che "il computer sarà lo strumento del sapere nei prossimi anni"). Le reazioni degli insegnanti non si sono fatte attendere. E sono le stesse reazioni espresse in quella scuola magistrale nel 1990 !!

E non erano i soli gli scettici! . Basterebbe leggere gli interventi dei migliori giornalisti sui giornali negli anni '80 e '90, che ignoravano del tutto i computer. (uno di questi Montanelli "I Computer? non so cosa siano, nè voglio saperlo; io ho la mia Olivetti Lettera 22". Gli mancava di dire che era un nostalgico dell'inchiostro e della penna d'oca. E così anche Bocca "il computer? sì l'ho provato, ma fatemi scendere!").
E così anche un giovane Mentana dal TG5; nel '90 - essendoci una crisi nelle vendite e un calo di fatturato nelle aziende dedicate all'informatica - se ne venne fuori affermando che "si era sgonfiata la bolla dei tanti miracolistici computer".
Un'altro giornalista scocciato dalle tante publicità che facevo, se ne venne fuori con "Caro Franco, mi dispiace per lei ma sopravviveremo ai suoi computer". un altro " lei legge troppi libri di fantascienza".
Giornalisti in TV e sulla Stampa che intervengono in questo modo (quasi irridendo) non fa bene a un Paese che sta svegliandosi e avviandosi a una nuova tecnologia, paradossalmente venivano proprio da chi dovrebbe fare informazione. (che oggi se non avessero il computer e i vari "miracolistici" telefonini cosa farebbero? userrebbero oggi ancora la penna d'oca?).
La crisi in effetti ci fu. E sembrò proprio un diffuso rifiuto. Nel 1990, dopo dieci anni di pionierismo, abbandonai il negozio. Che non riuscii nemmeno a venderlo. Non lo voleva nessuno. Fino al punto che andai a riconsegnare la Licenza al Comune. I computer iniziarono a venderli i negozi di casalinghi, i supermercati, dandoti la scatola e il libretto con le istruzioni in inglese e via, poi dovevi arraggiarti.
Io mi ritirai in campagna a fare solo programmi per le grandi industrie, come la Fiat, il Gruppo Marcegaglia, e per alcune Banche. Del resto nel 1990 sui computer prendevo il 6-8% di margine, non più il 45-50% dei primi anni '80. Mentre con i programmi il valore aggiunto era del 400-600-1000%. E tutto mio e di mio figlio che nel frattempo avevo fatto laureare in Ingegneria informatica. ( oggi al servizio di grandi banche in Svizzera ).

Pensando a quello scettico giornalista, a un famoso giornale di allora, fu Franco a fargli scoprire e poi a vendergli a un pioneristico giornalista redattore, il suo primo computer con un modem incorporato che mi era appena arrivato, primo in Italia anche questo. Singolare fu che questo redattore (Galla) scriveva per il giornale articoli umanistici !! (arte, musica, teatro), non articoli scientifici. Un paio d'anni dopo al suo giornale lui diventò il più esperto in informatica. E ovviamente da quel momento redazione e tipografia erano perennemente in contatto - con redazione e tipografia - proprio tramite il modem di un computer.

IL MODEM anche qui all'inizio mi diede una grande delusione. Fatto provare da una grande banca, allestito e fatto colloquiare con una loro filiale, alla fine della dimostrazione, l'Amministratore Delegato, se ne venne fuori con un "sì interessante "quel coso lì", ma non avrà fortuna, i nostri dati bancari non potranno mai circolare su un anonimo doppino telefonico".
Liquidò il Modem chiamandolo "quel coso". Non aveva capito nulla e che semmai il "un coso" era lui.
Non così un 70enne giunto nel mio negozio da Roma, dove i modem non erano ancora in circolazione. Volle sapere tutto, e se ne portò via uno. Pochi giorni dopo mi telefonò, "caro Franco, è una meraviglia, non mi muovo più da casa, ora faccio tutto in pantofole", Era il Presidente della Corte di Cassazione. Il "coso" lo stava utilizzando con il Computer di Stato.
E altrettanto fece Ugo Zatterin, presidente della RAI "Franco mandaci tutti i programmi che hai o che trovi, qualsiasi cosa, qui di computer e programmi siamo tutti carenti".
(lettere in archivio)

I miei ricordi di quegli anni - quelli pieno di orgoglio per quello che facevo, ma anche quelli quasi umilianti - sono quasi da dimenticare, anzi mi sembra addirittura che non ero io, ma un altro, in quei dieci anni di pionierismo informatico.

FINE

 

Raccontare anche il periodo 1969 - 1978 (dalla strage di Piazza Fontana fino alla morte di Moro) non è facile per me. La distinzione é tanta fra il raccontarlo questo periodo e quello di averlo vissuto, con tutti i bruschi richiami alla memoria dei fatti, che sarebbero per i più giovani, incomprensibili. (i grandi hanno invece rimosso tutto).
Come narrato in altre pagine, i primi orrori e orrori li ho vissuti dai 5 ai 10 anni nella guerra, uscito vivo perfino dalle macerie di casa mia dopo un bombardamento. Poi sono entrato a 20 anni dalla Scuola di Paracadutismo dei Carabinieri Sabotatori di Viterbo; poi entrato nei reparti speciali ed inviato a per quasi 5 anni a fare Antiterrorismo in Alto Adige. Mio istruttore era Oreste Leonardi >>, diventato poi il capo scorta di Moro. (fra l'altro mi voleva con lui e.... se accettavo per la fine che lui e altri 4 colleghi hanno poi fatto non sarei qui a scrivere).
Uscito dal reparto meranese ero poi sceso a Trento, dove nel '68 stavano nascendo nella nuova Università di Sociologia la culla del movimento studentesco del Sessantotto, quelli della "contestazione". Fu infatti la prima università a essere dagli studenti occupata. Vi insegnavano Francesco Alberoni, Norberto Bobbio, Beniamino Andreatta, Paolo Prodi (il Rettore e fondatore del "Il Mulino) ecc.ecc.
Furono proprio gli studenti di questo ateneo a dar vita alle barricate e alle occupazioni, a farlo diventare l’epicentro della contestazione e dell'estremismo, con sgomberi violenti da parte della polizia. Tra lacrimogeni, sassaiole, cariche di polizia e scoppi di ordigni rudimentali, la città di Trento attraversò mesi di forti tensioni.
Fra l'altro l'Ateneo era proprio davanti al sagrato del Duomo di Trento, dove nella "quaresima" pasquale ci fu una forte contestazione sinistroide sul conservatorismo sociale e religioso del cattolicesimo trentino.
Alcuni pur negando che qui ci fu la nascita del terrorismo, i fatti poi li smentirono. Qui era anche avvenuta la convergenza tra il movimento studentesco e il sindacalismo operaio. I lavoratori sindacalizzati - primo caso in Italia - per la prima volta organizzarono manifestazioni comuni con gli studenti. Insieme diedero poi inizio verso la fine del '69 all'"autunno caldo" quando ci fu il primo (e oscuro) grosso attentato di Piazza Fontana a Milano.
Io spesso ero - per un motivo che non sto qui a dire - in quella saletta-retro del Teatro Sociale, dove vi erano discussioni molto animate con nomi che diventeranno arcinoti:
tra gli altri Renato Curcio, Margherita Cagol, Marco Boato, Mauro Rostagno, Marianella Pirzio Biroli e altri. Dal Collettivo Politico di Sinistra, si passò alla Sinistra Proletaria, poi al primo nucleo delle Brigate Rosse, quindi al Gruppo di lotta armata dell'estrema sinistra-destra (!!??) diventate poi attive negli anni di piombo. (Da notare che a Sociologia gli studenti (di varie città d'Italia) erano un po' tutti figli di papà, non OPERAI del proletariato.

Poi dopo questo '68 trentino mi trasferii in Veneto. Il centro "caldo" era allora diventato Padova.
Io nel frattempo ero stato nomiato "Ispettore con Incarichi Speciali" da una grande multinazionale tedesca
Operando per 10 anni per tutto il territorio nazionale oltre che europeo.

E qui mi fermo per i motivi detti qui all'inizio.
Restono solo alcuni vaghi miei accenni di quegli anni via via narrati in altre pagine.

.

il '68 UN ANNO TENEBROSO

DIVORZIO E POI LEGGE ABORTO
L'ITALIA BIGOTTA HA VOLTATO PAGINA

"I COMPROMESSI STORICI" - LA VOLONTA' DI CAMBIARE

MA NON E' D'ACCORDO ZACCAGNINI E UNA PARTE PROPRIO DELLA SUA DC

MA CI FU POI LA TRAGEDIA - GIA' ANTICIPATA IN UN CURIOSO FILM ("TODO MODO")
( dove già si profetizzava la fine di Moro voluta dai suoi "amici" )
https://it.wikipedia.org/wiki/Todo_modo_(film)

CI FU POI LA BREVE ERA DI CRAXI

E FU PROPRIO BREVE - FINI' NELLA POLVERE
COSSIGA NEL COMMENTARE FU IMPIETOSO >>>>>>>>>>

Moro nelle sue accorate lettere prigioniero nella BR era stato profeta:
e DALLA GALERA SCRISSE PROPRIO A ZACCAGNINI....
"avete deciso voi tutti di abbandonarmi e farmi morire, ma io vi dico....
che dopo la mia morte la politica italiana si avvierà verso la sua autodistruzione".

E INFATTI LA POLITICA PRESTO PASSO' IN MANO A UN "UOMO SOLO AL COMANDO"
LUI VOLLE "SCENDERE IN CAMPO" ( gli antefatti >>>>>> i preparativi >>>>
NON ERA UN POLITICO MA UN INTELLIGENTE ARRICCHITO, UN PALAZZINARO,
CON I VOTI DEI TIFOSI DELLA SEMPRE VINCENTE SUA SQUADRA DI CALCIO,
CON LE SUE TV E LA SUA ONNIPRESENTE PUBBLICITA'
CHE PROPRIO SUL CONSUMISMO DOMINERA' MATTINA POMERIGGIO E SERA


OCCHETTO CON LA PREDISPOSTA SUA PATETICA
"gioiosa macchina da guerra" DOVETTE BATTERE IN RITIRATA

 

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