IN MEMORIA DI UNA CARO (SFORTUNATO) AMICO

ORESTE LEONARDI


Ricevo volentiere l'invito di Filippo Boni, di voler ricordare -
con una mia testimonianza - Oreste Leonardi.

Nei miei ventanni, ero uno dei primi paracadutisti civili (il 142mo in Italia). Poi in procinto di fare il servizio militare nel '57, ovviamente scelsi di andare volontariamente nel plotone (di appena 50 uomini) di paracadutisti alpini, formatosi in Italia a Viterbo da appena due anni (in precedenza vi era la famosa Folgore, che erano quasi tutti morti al El Alamein, e quindi scioltasi dopo la guerra che avevamo perduta).

Perchè diventai paracadutista.
A causa dello scoppio della guerra nel '40 - partito da Biella, dopo le vacanze a Francavilla a Mare, a Chieti, ospiti dei miei nonni e zii, come ogni anno, la guerra poi continuò, si era detto che sarebbe stata breve, quindi i miei nonni - visto che non andavo ancora a scuola - mi trattennero a Chieti. Nel frattempo anche mio padre era stato richiamato a militare, dislocato in Africa (dove poi venne fatto prigioniero e tornò nel 1946). Mia madre a Biella rimase sola con mio fratello e sorella.
La guerra cominciò a non aveva mai fine. Così restai a Chieti per altri 6 anni. In un casa accanto a Palazzo Mezzanotte, dove vidi prima tutti i Reali e il Governo in fuga, arrivarci, poi nello stesso palazzo vi si intallò il Comando tedesco, infine il 9 giugno si installò comando americano. Il giorno prima la "liberazione" era avvenuta con i Paracadutisti della Folgore, della Nembo. Io - avendo saputo prima di tutti il loro arrivo - gli andai incontro, "svegliando" dal letargo tutta la città; io poi in spalla a uno di loro, ne invitarli poi alcuni a casa mia per rifocillarli. E qui parlando parlando mi affascinarono e mi stregarono con i loro racconti, le loro gesta e le loro visite nelle nuvole. Molti di loro poi morirono pochi giorni dopo nella cruenta battaglia di Filottrano. Fui costernato. Ma mi avevano ormai stregato, e quindi promisi a me stesso che appena grande avrei fatto anch'io il paracadutista. E infatti a 18 anni lo diventai prima come civile, poi a 20 anni andai volontario proprio alla Folgore, che allora era a Viterbo.


Ero anche qui a Viterbo uno dei primissimi in Italia (il 131mo). Arrivai dunque al Centro Militare di Paracadutismo a Viterbo per il Corso di circa tre mesi - che era piuttosto intenso come attività - sia dentro che fuori la palestra, che allora era la sede dei CARABINIERI SABOTATORI.
Comandante era il medaglia d'oro colonnello Mautino, uno dei sopravissuti ad El Alamein, mentre il nostro Capo Istruttore dei Sabotatori era il Serg. Magg. ORESTE LEONARDI, che aveva 10 anni più di me. Un uomo straordinario !!! Indimenticabile !!!


Nei tre mesi vissuti con lui - per i molti interessi culturali che io avevo e per essere già un paracadutista civile - ebbi il privilegio di diventare molto amico di Oreste, fino al punto che alcune sere uscivo con lui, e cosa strana (prima dei lanci noi non prendevamo ancora la lauta indennità) alcune volte pagava lui nella trattoria o pizzeria dove andavamo. Dove parlavamo, non solo di cose militari ma di tutto. Io ascoltavo lui e lui ascoltava me. Una empatia perfetta.
E devo dire che non solo era un amico, lui Oreste era un uomo eccezionale, severo ma sempre gentile e garbato, non il solito istruttore militare che nella sua arroganza grida anche a sproposito ad ogni minima mancanza.
Ma amico rimase (terminato il Corso) anche dopo, quando - davanti alla porta dell'aereo -
lui rassicurante ti dava l'amichevole pacca sulle spalle prima di buttarti giù dall'aereo.
E quando dico amico, intendo dire, che un uomo così, mite e buono, oltre che intelligente, lo si vorrebbe accanto a noi come amico per tutto il resto della nostra vita. Qualcuno - che citeremo più avanti - presto lo capì anche lui.

Essendo io volontario (infatti rimasi poi nei ranghi per circa 4 anni) finito il Corso, Oreste, poco prima che partissi per Merano (dove allora stava nascendo il terrorismo altoatesino) mi fece una proposta che anche lui stava valutando. Quella di accettare insieme un invito ricevuto da Montreal dal Corpo Forestale Canadese per fare il "Pronto intervento" nelle sterminate foreste canadesi per spegnere gli incendi. Era una proposta allettante, perché pagavano molto ma molto bene (4 volte sopra la media) però bisognava vivere sei mesi fuori dal mondo, in piccoli gruppi allestiti in apposite sperdute radure per le immediate emergenze, che erano appunto un lancio di paracadutisti attrezzati per spegnere i focolari.

A me però mi attirava di più Merano - anche perché avevo già fatto amicizia con 4 altoatesini che me ne vantavano le bellezze e soprattutto (io che amavo le montagne) perché c'erano le Dolomiti; ma anche perché - proprio a Merano - vi aveva prestato servizio militare anni prima mio fratello e ne era rimasto entusiasta del luogo, e quindi decisi per tale destinazione.
Ma anche il Comandante - visto che ero molto sveglio - mi voleva a Merano per affidarmi - disse - un incarico molto particolare e così decisi per l'Alto Adige. Dove il mio comandante mi mise come addetto alla Sussistenza, io ogni giorno a fare la spesa giornaliera, io ad approntare il pranzo e la cena. Pur continuando a svolgere le attività di reparto. Abbastanza difficoltose.
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E anche se il periodo fu impegnativo e rischioso, (c'era il terrorismo Altoatesino) le soddisfazioni non mi mancarono: le scalate sulle dolomiti, i lanci in alta montagna, e anche l'ambiente umano, certo piuttosto - soprattutto nelle valli tirolesi - chiuso ma onesto e leale. Salvo qualche nostalgico che seminava il terrore con gli attentati. E ce ne furono tanti di attentati. 300 in un famoso giorno del Sacro Cuore. Poi ancora altre notti, su centrali elettriche, ferrovie, tralicci, ponti e anche caserme soprattutto di carabinieri. Fra l'altro ero diventato artificiere e quando veniva trovato qualche bomba inesplosa io a disinnescarla. Il pericolo correva sempre sul filo e le minacce per noi italiani non mancavano.


Però dopo quattro anni - se avessi continuato - non mi vedevo per il resto della vita, in caserma seduto in una scrivania di qualche fureria. Guardando fuori o leggendo i quotidiani nazionali ero invece attirato da un'altra vita. Questo perché fuori c'era ed era iniziato il "boom economico" dei primi anni sessanta.
Per tutti gli italiani si stava aprendo un mondo dalle condizioni favorevoli, soprattutto per chi - puntando con iniziative sulla propria intraprendenza - desiderava migliorare il suo stato sia economico che sociale; insomma stavano cambiando in Italia molte cose, ed era il momento propizio per chi voleva approfittare delle mille opportunità che si stavano aprendo. E io ne approfittai.
Fu così che decisi nel '61 - anche se a malincuore - di congedarmi nel marzo del '61. Fu tuttavia una scelta che mi diede subito e poi anche dopo molte soddisfazioni. (vedi qui la mia avventurosa biografia > > )
Diventai rappresentante della Galbani, poi, dopo circa tre anni dopo aver incontrato in un albergo mio cliente, il Direttore Generale della Henkel Italiana, la grande multinazionale tedesca, parlando un po' con lui che era in vacanza, alla fine lui mi propose venditore per il Trentino Alto Adige. Per i risultati ottenuti (10 volte di più del precedente venditore) chiamato in sede a Milano lui mi promosse "Ispettore con Incarichi Speciali" per tutto il territorio nazionale dove ho poi visitato per 10 anni tutte le città italiane dove operavano 170 venditori. Pur seguitando ad abitare a Merano.
Lui era il Dr. Morpurgo un ebreo scampato alle deportazioni, ma non suo padre che nei lager ci morì. Lui il figlio si era salvato dai rastrellamenti a Milano solo perché ancora 16enne studiava in un collegio svizzero. Per il lavoro svolto con successo, ero diventato suo amico; e quando spesso a fine settimana facevo andata e ritorno a Merano, mi affidava sua moglie e il figlio per portarli a sciare nelle località bolzanine.

Poi nel corso delle mie galoppate anche nelle irrequiete valli altoatesine, un giorno del gennaio '63, salendo al Passo Sella, una valanga di neve aveva ostruito la strada, con io fermo al di quà e le altre auto al di là ferme anche loro. Ad un tratto vedo una persona che scavalca i mucchi di neve e viene verso di me mentre io sto facendo il dietrofront per tornarmene a valle. Era Oreste Leonardi, e non poca fu la mia e la sua sorpresa.

Oreste Leonardi da tempo assunto come guardia del corpo dall'On. Aldo Moro, lo stesso con la famiglia era in vacanza il Val Gardena. Oreste aveva a bordo le due figlie grandi che lui aveva accompagnato a sciare a Passo Sella perché mancava neve in Val Gardena. Mi chiese - a causa della strada ostruita - se gentilmente le potevo portare a valle. Alloggiavano in una villetta messa a disposizione dai proprietari dell'Albergo Posta di Santa Cristina, fra l'altro miei clienti.
Cosa che feci volentieri. Ed ebbi così l'occasione di conoscere Moro la sua gentile e squisita moglie Eleonora e i quattro loro figli di 17, 14, 11, 5 anni, Fidia, Anna, Agnese e Giovanni. Lui Moro - dopo che Oreste gli raccontò l'amicizia che avevamo stretta a Viterbo, e anche i miei 4 anni di antiterrorismo in Alto Adige - fu di una gentilezza estrema, e senza mettermi in alcun imbarazzo mi trattenne a fare qualche chiacchiera proprio su quello spinoso argomento del terrorismo altoatesino.
Io che Moro lo avevo sempre visto in televisione non mi sembrava vero di parlare con lui in un modo così amichevole. Nel salutarmi mi disse anche "se viene a Roma ci passi a trovarci".

Poi con Oreste ci ritrovammo al bar-ristorante a fare due chiacchiere e a ricordare i bei tempi di Viterbo.
E proprio ricordando quei tempi, Oreste a un certo punto mi fece una singolare proposta.....

Per la cronaca: nello stesso febbraio '63, Segni aveva sciolto le Camere e fissato le elezioni politiche per il 28 aprile. Che poi si svolsero con molti contrasti all'interno della DC (Fanfani & C.) per l'apertura ai socialisti che voleva fare Moro.
Lui inizialmente era indicato come Presidente del Consiglio, infatti a elezioni concluse gli venne dato l'incarico. Ma si rivelò vano il tentativo di formare il 18 giugno il suo primo governo con aperture a sinistra. Di conseguenza rinunciò all'incarico. Anche se poi il successivo 5 dicembre riuscirà a formare il suo primo governo organico di centrosinistra; e sarà poi proprio Moro a guidare un quadripartito, DC-PSI-PSDI-PRI. Poi ne seguirono altri 4. Fino alla sua tragica conclusione che tutti sappiamo (vedi la mia biografia di Aldo Moro e i fatti del '78 >>>> )

Che ci fossero dei pericoli Oreste non me li nascose. Vi erano dentro la DC che contrastavano l'operato di Moro. Che non erano altro quei colloqui che lui aveva con gli esponenti della sinistra, come Berlinguer. La Dc viaggiava già con le "correnti", e queste volevano ognuna nel proprio territorio comandare nel proprio "feudo". Spesso in contrasto con la Roma politica ma anche con la Roma Papalina. Fra questi a dominare, c'era Andreotti, Fanfani, Rumor forti del loro consenso elettorale e quindi forti (e insofferenti) nella segreteria Dc.

Queste cose le capii in seguito quando uscì il film "Todo Modo".
Un singolare film.
Pochi conoscono questa pagina di Storia retroattiva sulla "Fine di Moro".

Il film "Todo Modo" fu ricavato da un romanzo di Sciascia, regista Petri (con uno straordinario Mastroianni, G.M. Volontè, oltre a M. Melato) era uscito nel 1976, proprio durante la Presidenza della DC di Aldo Moro ( era il periodo in cui si iniziò già parlare di compromesso storico tra DC e PCI). (entrambi in fibrillazioni per una nuova Europa senza oltreatlantici.

Moro era interpretato dall'attore Gian Maria Volonté. Nel film non si cita mai il nome Moro, ma la rassomiglianza, nel parlare, negli atteggiamenti, nella postura, era impressionante. La fisicità, il modo curiale di comportarsi ed il ruolo rivestito segretario della DC, non lasciavano spazio a dubbi in merito. Era l'uomo politico della DC. A capo della DC !
La Stampa
(nr. 150, Anno 110, 27 giugno 1976) uscì con un titolo "Nel film di Elio Petri vilipendio a Moro?"; infatti il film suscitò polemiche e pur con le pressioni della DC per impedirne la diffusione, uscì ugualmente nelle sale; ma la pellicola fu subito sequestrata e bruciata. Ma uscì in Francia il 19 gennaio 1977 e negli Stati Uniti nell'ottobre 1977.
(Sembra che ora ve ne siano copie in giro restaurate. Alla Cineteca di Bologna e Torino. Ma alcuni spezzoni sono presenti anche su You Tube - Una sintesi su WIKIPEDIA >>> ).

Nel film - nel corso di un ritiro spirituale per espiare la sete di potere e gli annessi reati di corruzione, vi sono uomini politici, affaristi, banchieri, tutti legati alla DC. Uniti nella lotta per la spartizione del potere. Vi sono varie "j'accuse" all' intera classe politica, una drammatica resa dei conti e allo stesso tempo una critica feroce alla stessa DC e alle ambigue riflessioni sui rapporti tra Chiesa e Stato e tra potere e spiritualità.
La sostanza era un vero e proprio processo con le intenzioni che "Qualcuno deve pagare".
Vi sono nel corso del film diversi omicidi, dopo aver fatto loro un processo, Moro era fra questi: viene accusato di varie nefandezze, poi fatto inginocchiare a terra piagnucolante; lui si discolpa dicendo che ha una missione da compiere per il bene del Pese, ma é brutalmente giustiziato da una raffica di mitra alla schiena.
Per come andranno poi le cose un anno dopo, la sua fine già nell'aria, era dunque il film una profezia? Fate voi!

Ritorno a Leonardi e come già accennato - al tempo di quel fortuito nostro incontro - era diventato da un po' di tempo proprio l'uomo di scorta di Moro. Che indubbiamente una volta conosciuto l'uomo, MORO lo volle sempre accanto a se.
Fino a formare in seguito, nel '76-'78 una vera e propria squadra di 5 elementi.

Mi ricordo che la moglie Eleonora (detta Norina - 1915-2010 - anche lei gentilissima in quell'incontro) (sempre appartata dalla politica e dalla mondanità) ricordandolo dopo la tragedia disse, che lui Oreste Leonardi "era diventato uno di famiglia", tanto era affezionato a tutti loro, non solo per dovere professionale, ma per il rapporto umano che ne era nato, per la sua lealtà e onesta discrezionalità, virtù che erano del resto nel carattere dello stesso Moro, un uomo mite e buono ma politicamente un mediatore tenace. E proprio per queste affinità proprio Moro, Oreste Leonardi lo aveva voluto e lo avrà poi sempre accanto a se per quasi venti anni, fino alla tragica fine.

Leonardi mi disse cosa stava bollendo in quei giorni di febbraio nella pentola della politica. Nè mi nascose l'aria che tirava in quel periodo, la famosa "strategia della tensione", di BR non si parlava ancora, ma l'estremismo che vi era in giro per l'Italia, faceva presagire nulla di buono.
in quel breve incontro con Moro, visto che aveva avuto per me degli apprezzamenti, Leonardi prevedendo la malvista ascesa di Moro alla Presidenza del Consiglio, si era prevista per lui una maggiore scorta, quindi - avendomi conosciuto molto bene a Viterbo - ma anche per aver fatto 4 anni di antiterrorismo mi propose di affiancarlo.
Ero onorato di riceverlo questo incarico ma davanti ad alcune mie perplessità e dubbi (volendo io tergivisare) aggiunse che ci avrebbe pensato lui a farmi rientrare in servizio, inoltre nel cerchio della scelta dell'uomo per la scorta era solo lui che decideva.
Io pur lusingato di ricevere tale sua proposta - premettendogli che io nel lavoro stavo andando molto bene professionalmente ed economicamente - gli dissi che ormai avevo fatto la mia scelta di vita e che quindi pur non sgradita la sua proposta declinavo la sua offerta. Alla fine ci salutammo.
Se io allora avessi accettato la sua proposta oggi non so se sarei qui a raccontarla.

Diventato poi io Ispettore di una Multinazionale (la Henkel) per l'intera Italia, quando andavoa Roma per una due settimane, avendo l'indirizzo di Moro, più di una volta ci siamo incontrati. Uno degli ultimi incontri fu nel 76. Oreste mi espresse alcune sue preoccupazioni. Moro in questo periodo era spesso contestato dal suo stesso partito, la DC. (ecco perchè fecero quel "maledetto" film "Todo Modo".)

Le preoccupazioni di Oreste paradossalmente non erano personaggi di sinistra, ma dello stesso partito DC. Non solo ma aveva ancune diffidenze verso chi svolgeva dei compiti di guardaspalle di politici dentro la stessa DC. ( che fra l'altro erano usciti proprio da Viterbo dove lui era stato istruttore al Reparto Carabinieri Sabotatori).

Leonardi si era già fatto - come autista - affiancare nel '57 da un giovane autista 23 enne Domenico Ricci, quando Moro era diventato Ministro della Giustizia. Poi via via nella sua ascesa politica Leonardi prese per la scorta gli altri tre Raffaele Jozzino, Francesco Zizzi, Giulio Rivera. Costoro assieme alui andarono all'appuntaento con la morte.

Nel 78, il 16 marzo, mentre Moro si stava recando alla Camera dei Deputati - (riunita quel giorno per votare un governo di solidarietà nazionale, presieduto da Andreotti e del quale avrebbero fatto parte per la prima volta dalla nascita della Repubblica anche esponenti della sinistra) - balzò nella cronaca nera il drammatico rapimento da parte delle BR dello stesso Aldo Moro dopo che ne era stata sterminata la sua scorta, cui poi dopo 55 giorni di prigionia, seguì la barbara e tragica fine dello stesso Moro il 9 maggio, dopo il fumoso dibattito e lo scontro tra la linea di fermezza e la linea favorevole alla trattativa per salvargli la vita. Famoso il "No" alle trattative di Andreotti & C.
Secondo il racconto del brigatista Morucci, Oreste Leonardi fedele a quel rapporto che si era instaurato con Moro, per proteggerne la sua incolumità, pur colpito a morte nel sedile anteriore, arrivò fino al punto - fedele fino alla fine - di girarsi per far abbassare Moro e proteggerne la sua incolumità; che gli riuscì pure, ma purtroppo Moro fu poi rapito e in seguito come già ricordato ucciso.

Non posso qui raccontare quanto in quei giorni io ne rimasi sconvolto. Sia per la tragica fine di Moro, ma soprattutto per i suoi 4 angeli custodi e quindi dello stesso caro amico Oreste Leonardi. L'uomo che mi ha fatto fare i più bei lanci, poi mai più ripetuti in Italia. (su montagne di 3-4-5000 metri !!)

 

Ciò che mi ha sconcertato è stato l'agguato e la sua morte. Nella Scuola Sabotatori di Viterbo, Oreste che era il mio istruttore di Paracadutismo, fra i suoi insegnamenti c'era quello di non sottovalutare mai il nemico, mai abbandonare le armi, ma tenersele molto strette e in quei mesi del 1978 la tensione era molto alta, anzi altissima.
Mi sono meravigliato che proprio lui non abbia adottato certi accorgimenti insegnatimi che poi a me erano stati utili quando andai a fare antiterrorismo in Alto Adige, dove c'era Klotz "il bombarolo della Val Passiria".

MA SONO SICURO CHE IL PERICOLO LEONARDI LO PERCEPI' - SOPRATTUTTO PER IL CLIMA E PER IL FAMOSO FILM ACCENNATO SOPRA "TODO MODO" - NON PER NULLA AVEVA RICHIESTO UN AUTO BLINDATA - CHE GLI FU PERO' NEGATA - DA CHI? E' UN MISTERO. - MORO QUALCUNO LO VOLEVA MORTO.

Ma sono convinto che forse Oreste conosceva chi impose l'alt alle autovetture. E proprio per questo con spari ben precisi e ben direzionati - per rapire Moro - dovettero sopprimerlo, scaricandogli da molto vicino i mitragliatori. E sono sicurissimo che quelli non erano dei principianti, ma gente addestrata come e meglio di noi. (forse da Oreste stesso a Viterbo !!!! ).

Ma il mistero è rimasto !! Mi sono poi letto i suoi memoriali, le sue accorate lettere ai suoi ""amici" (mica tanto), e avevo anni fa (sono 25 anni che esiste Cronologia e poi Storiologia) riportato con alcune pagine certe mie considerazioni sui dolorosi fatti. Queste nelle varie inchieste che seguirono, le vidi riportate pari pari nei vari processi che seguirono. Ad avvisarmi, scrivendomi fu un noto giornalista che aveva letto sia le mie pagine che quelle del processo. A quel punto cancellai dalla rete le mie pagine e andarono poi nel cestino della carta straccia anche quelle della Commissione d'inchiesta. Qualche manina ci doveva essere stata.
Non aggiungo altro. Chi vuol capire.

ma ricordo anche questo.

 

(Pio XII nel '48 invece ambiva ai voti dei fascisti - e liquidò di brutto De Gasperi. Lui pur essendo della Dc era contrario ai voti degli ex fascisti. Ne aveva anche le ragioni; nel ventennio i fascisti all'"austriacante trentino" gli distrussero il giornale, lo arrestarono, lo perseguitarono e lui trovò rifugio per 10 anni in Vaticano. Papalino?? ma non più di tanto.

De Gasperi nelle elezioni del '53 (lui DC ma controcorrente) era contrario all'appoggio nella stessa DC dei voti del MSI. La Legge del suo amico Scelba ("Reato Apologia del Fascismo") gli andò un po' in aiuto. Ma la disfatta subìta dalla DC - nonostante la "Legge Truffa" fatta da loro in casa, fece infuriare Pio XII che proprio dalla destra si aspettava voti. Fu la disgrazia per De Gasperi. - E nulla poté fare anche la sinistra di Togliatti e il socialista Nenni, che prima De Gasperi aveva voluto amichevolmente incontrali per fare accordi con la sinistra per il bene del Paese. Questo incontro aveva già fatto infuriare Pio XII che dai voti dei fascisti si aspettava che la SUA DC andasse al governo con una netta maggioranza. Si verificarono però poi due anomalie nei risultati; 1) la "Legge Truffa" fatta in casa dalla Dc non funzionò per soli 50.000 voti. 2) non funzionò nemmeno la "Legge Scelba", perchè proprio con i voti fascisti la DC andò ugualmente al Governo anche con una risicata maggioranza e non come avrebbe voluto per comandare solo lei.
(NOTA: della "Legge Scelba" nel '94 Berlusconi se ne fregò altamente, prese con sè Fini e la Mussolini che a Roma e Napoli avevano preso nelle El. Comunali il 47-46%. Con loro due - con la DC in disgrazia, vinse e fece fallire il dispiegamento della "gioiosa macchina di guerra della vittoria " che aveva preparato il mite Occhetto del PD).

De Gasperi fu così punito, lui che era stato al Governo 7 volte, non gli affidarono nemmeno un dicastero. Lo mandarono a casa, dove morì poco dopo. Come Capo del Governo misero Pella un DC fanatico, ma gradito al Papa. Costui temendo una ipotetica entrata "dei senza Dio", i comunisti di Tito a Trieste concentrò l'esercito italiano in armi a Est; poi in una azzardata dichiarazione in USA rilasciò questa folle dichiarazione.....
"che preferiva una guerra atomica in Italia piuttosto che far unire i comunisti italiani con quelli di Tito".
Con queste scellerate idee durò poco: 4 mesi.

 

(anni dopo - nel 1978 - ci fu un altro "controcorrente" nella DC e allo stesso Papa.
Aldo Moro volle incontrare amichevolmente pure lui un esponente della sinistra,
BERLINGUER, per fare accordi per il bene del Paese.
Far nascere un Centro-Sinistra. ORRORE. Fu eliminato anche lui !!!
Come nel film "TODO MODO" di solo un anno prima
che aveva anticipato perfino nei particolari la tragica fine di Aldo Moro.
(lui profeta - aveva nelle sue accorate lettere già previsto la futura dissoluzione della politica).

(Ma anch'io - essendo stato in incognito presente in molte riunioni eversive
compresa quella saletta del Bar del Teatro Sociale a Trento
dove...... Curcio e "compagni" stavando dando vita alle BR)

Un dramma quello di Moro vissuto allora ma che sembra si respira ancora oggi in Italia.

 

Negli anni seguenti della tragedia sono rimasto ancora più amareggiato per aver visto entrare questa barbarica fine nel dimenticatoio sia dei media che degli italiani tutti.
In rete, sono quasi l'unico a ricordarlo, e quei pochi che frettolosamente lo fanno non disdegnano di mettere le mie immagini, dove ricordo lui e anche i suoi quattro suoi colleghi: Raffaele Jozzino, Francesco Zizzi, Giulio Rivera, Domenico Ricci.

QUELLI CHE LE BRIGATE ROSSE CHIAMARONO
"LA FAMIGERATA SCORTA COMPOSTA DA AGENTI DEI FAMIGERATI CORPI SPECIALI"



Ora sono lieto di avere riportato alla luce questi miei ricordi e nell' aver accettato l'invito di Filippo Boni.
Che - pur nel nostalgico dolore che mi ha fatto rivivere - tuttavia ringrazio di tutto cuore.
Oreste Leonardi meritava questo e altro.
E la sua famiglia pure.

FRANCO GONZATO

Maggio 1990

FINE


VEDI ANCHE "L'AVVENTUROSA VITA DI FRANCO" l'Autore > > >

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