IMMAGINI e in fondo un breve riassunto della guerra
attenzione sono su un unico file -- 120  immagini -- quindi attendere con molta pazienza !

SE INVECE VUOI APPROFONDIRE
STORIA DELLA 1a G.M. CON I BOLLETTINI UFFICIALI E I DISCORSI POLITICI

( 56 capitoli ) QUI > > >

Monte Cevedale ----------------------------------- Le tre Cime di Lavaredo ---------------------------------- Gruppo dell'Ortles

In Italia lo scenario di guerra delle epiche battaglie
spesso furono fin dal primo giorno (25 MAGGIO 1915) le ciclopiche montagne.

La Forcella di mezzo delle Tre Cime di Lavaredo, divideva l'Italia dall'Austria. Il primo giorno di guerra, il 25 maggio 1915 gli italiani vi respinsero il primo attacco austriaco. Un altro fu respinto il 5 luglio. Durante l'intero mese di luglio gli audaci Alpini trasportarono fin sulla vetta della Cima Grande un colossale faro destinato ad illuminare d'improvviso l'attacco notturno sulla grande spianata a fronte del Rifugio Tre Cime (oggi Rif. Locatell) - (al di là inizia lo spartiacque della Sava, allora sotto gli austriaci).
A dirigere invece i tiri austriaci, dalla cima del Monte Paternò, vi era Sepp Innerkofler (proprietario e custode del famoso rifugio. Formidabile rocciatore e artefice di numerose vie nelle Dolomiti di Sesto).
Con il grande attacco italiano, il rifugio venne incendiato e proseguì nei giorni successivi con l'occupazione dello spartiacque. Poi il duello leggendario fra Sepp Innerkofler e un semplice Alpino: Piero De Luca.
Sepp Innerkofler nella notte sulle pendici del Paternò in piedi, fissò a lungo le fiamme del suo amato rifugio, morse la pipa e tacque; poi si accovacciò, aprì un taccuino e segnò "La mia casa brucia giù in fondo e il rogo tra i monti fa un'impressione imponente". Poi arrampicandosi sul Paternò, era quasi giunto sulla cima, quando l'Alpino De Luca giunto dalla parte opposta, nel vederlo in basso salire, prese un grosso sasso e lo lanciò contro di lui. Sepp Innerkofler colpito in pieno alzò le braccia al cielo, cadde riverso, il suo corpo piombò in basso e si incastrò nel Camino Oppel. Morto. Più tardi un uomo si arrampicò nelle rocce per recuperare il cadavere, era il figlio del grande Sepp Innerkofler, l'uomo che (al di sopra di ogni confine di Nazione) aveva sempre tanto meravigliosamente osato. Era la più formidabile guida delle "sue" Dolomiti e abitava nella più bella casa del mondo !!! Davanti alla "Fantastica Trinità". Nell'empireo delle Doloniti. "Tempio di silenzio, dove l'uomo, adorando, ascolta Iddio"



Per gli Apini, iI "nidi delle aquile" come caserme ...

... e ghiacciai e nevai come zona di operazioni...

Gruppo Ortles - Discesa dal Gran Zebrù (3850 m.) sullo sfondo il Cevedale (3764 m.)

Dal Paso del Lago Gelato verso il Cevedale (in alto a dx)


Sul Ghiacciaio del Mandrone (Adamello)

l'Adamello

Sulle dolomiti di Brenta


Sull'Alto Piave (Fontana Secca)


Ardimento degli Alpini, sulle Tofane


Vedette sul "Dito di Dio" (sotto la terza Tofana)


Le Tofane
Sulle pareti di una galleria delle Tofane, un anonimo soldato scrisse:

"Tutti avevano la faccia del Cristo, nella livida aureola dell'elmetto, tutti portavano l'insegna del supplizio nella croce della baionetta,
nelle tasche il pane dell'Ultima Cena,
e nella gola il pianto dell'ultimo Addio".

Era uno dei 600.000 "ultimi addio"



tante giovani vite , finite in simbolici mazzi di fiori sull'Altare della Patria


i più sfortunati, in un campo pieno di anonime croci
ecco per molti, come finisce il grido che gli avevano insegnato:
"viva la guerra"


Erano stati nel grembo di una madre 9 mesi
alla nascita accuditi amorevolmente
nella loro fanciullezza erano dati a loro i migliori bocconi
alle elementari si erano affacciati al sapere
molti erano poi approdiati nelle medie per la conoscenza del mondo
alcuni di loro si erano spinti alla conoscenza della scienza con la laurea
e tutti speravo in un radioso futuro.
Poi, senza capirne i motivi
ne' sapere fino all'ultimo chi erano i nemici
dissero a tutti che ....

"per la difesa del buon diritto"
bisognava levare al cielo un grido...
" viva la guerra !!! "

 


Il Popolo d'Italia, diretto da un giovane Benito Mussolini,
annuncia la guerra con titoli che (moltiplicati) ritroveremo poi anche in futuro
col suo motto "Credere, Obbedire, Combattere!" - e "Vinceremo!"
"La mobilitazione avviene con entusiasmo"

Roma, "Viva la Guerra"

Milano, "Viva la guerra"

Bologna, "Viva la guerra"

sotto: La storica seduta del 20 maggio alla Camera.

"Dopo il voto dato dalla maggioranza per i pieni poteri al Governo, tutti, deputati, giornalisti, ufficiali, cantano l'inno della Patria, interrompendolo di tratto in tratto per un applauso, per un grido:
"Viva la guerra! Viva l'Italia!"
E nessuno vuole essere il primo ad abbandonare l'aula in questo momento-solenne. Tutti sentono che ancor meglio che con il voto, con questo canto, con questi applausi, la Camera rivela il suo intimo, profondo sentimento".
(dalle cronache dell'epoca)

L'"intimo profondo sentimento", uccidere i nemici, e immolarsi nel farlo.

Pronti i due "Condottieri", il Generale Cadorna e Re Vittorio Emanuele III

Suo figlio intanto, Il principe Umberto di Savoia, vende le cartoline Pro Croce Rossa

Pronti i richiamati alle armi.
Gli ultimi abbracci e baci e poi via al fronte...

Le raccomandazioni delle mamme: copriti bene mi raccomando !!

Si parte tra due ali di folla....

a piedi con armi e bagagli .......

qualche camion e tanti muli...

le prime nevi, e non lontano le grandi montagne ...

camion di filo spinato per le trincee...


le prime trincee...

e le prime caverne...

un po' di riposo dopo ore e ore di sentinella...

poi i primi assalti e il battesimo del fuoco...

I rincalzi non mancheranno ...

combatteranno 5.615.000 italiani.
Moriranno 750.000, resteranno invalidi 463.000, feriti 1.050.000 - vedi tabella in fondo

-------------------------------

L'inizio - per l'Italia - il 24 maggio 1915


Trento: gli austriaci si preparano a scendere sull' Italia

L'Italia dopo un anno incerto cosa fare, a chi dichiarare guerra
ha deciso: "Popolo, il dado è tratto"


"Il Popolo d'Italia, diretto da un giovane Benito Mussolini,
annuncia la guerra con titoli ("Vincere"!) che ritroveremo poi anche in futuro"


Foto ricordo austriaca con italiani irredentisti impiccati
(vedi anche la drammatica sequenza dell'impiccagione di Cesare Battisti QUI > )


Piazza Walter Bolzano con gli austriaci - Quasi un campo di battaglia


Aereo Italiano Caproni - Pronti alla guerra!


Aereo italiano Caproni con pilota in carlinga
e postazione del mitragliatore in piedi.


Una ricognizione sulle vette dolimitiche


Italiani in caverne al Passo Falzarego 


Passo del Falzarego

 


Cortina d'Ampezzo - Verso il Monte Cristallo
sotto: Il Grande Albergo distrutto - sullo sfondo il piccolo centro di Cortina d'Ampezzo


Camminamenti a 3000 metri sul'Adamello


Sentinelle alle alte quote fra mille difficoltà...


e se è difficile scendere soli, con i feriti è peggio


Colonne di muli per rifornimenti alle alte quote


Postazioni sul Carso


Accampamento italiano al Pasubio


Trincee sulle sponde del Piave


In trincea - Altopiano di Asiago


Nelle retrovie: Valle delle Giudicarie


Distruzioni a Velo d'Astico


I resti di una via di Asiago

 

I Bombardamenti austriaci su Venezia. uno scempio di tesori d'arte


Bombe austriache su Treviso


La distruzione di Conegliano



I grossi calibri - Un 305


Assembramento e posto  ristoro a San Pietro in Gu (VI) -
(Centro smistamento nuovi arrivi)  poi al fronte



Mussolini spera ancora nella "sua" "Internazionale"


La lunga attesa nelle trincee


poi .... pronti ??


i primi feriti, poi le stragi

poi i rincalzi, e guai a chi ha paura !!
Per alcuni c'era il terrore della decimazione imposta da Cadorna per i "vili".
Cadorna non era del tutto soddisfatto del lavoro dei Tribunali che condannava i "disfattisti", i "vili" o più semplicemente i "sbandati", lo si legge nella circolare n° 10.261 del 22 marzo 1916 in cui incitava i propri comandanti ad istituire senza riguardo Tribunali Straordinari. Come se non bastasse, con un preciso ordine Cadorna rese ufficiali le fucilazione per decimazione scrivendo in una circolare;
"……mezzo idoneo a reprimere reato collettivo è quello della immediata fucilazione dei maggiori responsabili, allorché l’accertamento dei responsabili non è possibile, rimane il dovere e il diritto dei comandati
di estrarre a sorte
tra gli indiziati alcuni militari e punirli con la pena di morte......"

Un episodio drammatico passato alla storia fu “la decimazione di Cercivento" (link esterno)
che ancora oggi, a distanza di molti anni, fa discutere e riflettere.
Altro che "Viva la guerra!!"

poi le celebrazioni sui giornali


Altopiano di Bainsizza - Gli austriaci sono appostati nelle piccole caverne


Ponte sul Piave


Ponte sul Piave


I due Ponti sul Piave distrutti


La ritirata di Caporetto

Per la disfatta si toglie il comando al generale Cadorna

Il nuovo comando delle operazioni

 


Il gen. Diaz prende il comando


Sbarcano gli americani ( "adesso decidiamo noi! La guerra e le spartizioni")


"Arrivano i nostri!"

"Vinceremo" ( basta che pagate!)
Anni dopo quando (Germania e Italia) i vinti e i "vincitori" non volevano pagare 
Wilson nel '29 ricordò al suo ministro della difesa
"Ma non hanno ricevuto dei soldi, uomini e mezzi? e allora paghino!"
(la dilazione di pagamento per l'Italia fu concessa fino al 1988)


Gli imponenti thanks anglo-americani


Gli imponenti sbarchi di anglo-americani

Gli ultimi combattimenti degli italiani a Col Moschin, Grappa, Montello, Piave


Artiglierie da 105 portate a braccia sul Col Moschin

.

.

Superato il Piave, conquistata Vittorio Veneto, la cavalleria il 3 nov. entra a Trento
(qui Piazza Duomo trasformata in un campo d'armi)

sempre piazza Duomo verso via Belenzani

Disfatta - La disordinata fuga-ritirata degli austriaci a Trento
(molti - sui tetti - moriranno asfissiati nelle gallerie verso il Brennero)

I resti di quelli che fu il più potente esercito del mondo ...
si aggirano a Trento come fantasmi nel "si salvi chi può".

Le potenti artiglierie austriache catturate




I plenipotenziari austriaci arrivano a Padova


2 Novembre 1918 - Gli austriaci entrano a Villa Giusti per firmare l'armistizio


Villa Giusti a Padova - Sede del Comando Italiano


 


Versailles  - Al mercato dei popoli d'Europa

 SHUTS delle Nazioni Unite, aggiunse "l'intera Europa, oggi, sta per essere liquidata per 2 miliardi di sterline".

__________________________
____________________________________
__________________________________________

Il dopo...

I COSTI UMANI ED ECONOMICI
CHE POI INTOSSICARONO L'ITALIA E L'EUROPA

GLI UFFICIALI - LA TRUPPA - GLI ALLEATI - I SACRIFICI DI SANGUE - I MORTI - I FERITI - LE MALATTIE - LE RICOMPENSE - LE SPESE DI GUERRA - IL TOTALE GENERALE DELLE NAZIONI PARTECIPANTI
------------------------------------------------------------------------------

(Stranamente non si parla dei 300.000 prigionieri. Che fin dopo Caporetto, dalla Patria, furono del tutto ignorati, dimenticati. Ma dalla tabella scopriamo che si accenna a morti per malattia, 33,05 % ; dispersi e scomparsi (!!??), 16,51 %)

Tutti questi dati sono ricavati dalla originale
"Pubblicazione Nazionale sotto
l' Augusto Patronato di S.M. il RE
con l'alto assenso di S.E. il Capo del Governo"
In occasione del decennale della Vittoria
Pubblicato a Firenze dalla Vallecchi Ed., anno 1929
E che "Cronologia" possiede in originale.

UFFICIALI

La concezione fondamentale di una guerra decisa in modo quasi fulmineo fu una delle essenziali caratteristiche della preparazione di tutti gli stati fino al 1914.
E corrispondente opposto al carattere della guerra lunga che noi combattemmo, risultò invece un'opera di grandiosa preparazione di uomini e di mezzi svoltasi parallelamente alla guerra di logorio sui vari fronti cui si andò contrariamente alle generali previsioni.
La "produzione" di ufficiali non fu meno ardua di quella dei materiali bellici e dei mezzi di sopravvivenza: da circa 45.000 nell'agosto 1914 gli ufficiali italiani di tutte le categorie salirono ad un complesso di oltre 205.000, dei quali rimanevano viventi al 31 dicembre 1918 quasi 186.000 (19.000 caddero in battaglia)
Le varie categorie ebbero incremento notevolmente diverso poiché mentre gli ufficiali in servizio attivo e provenienti dal servizio attivo passarono da 26.000 a 32.000, quelli di complemento da 15.000 raggiunsero i 105.000 (7 volte) e quelli di milizia territoriale da 4.000 raggiunsero i 48.000 (11 volte).


Secondo le varie armi l'incremento degli ufficiali fu:

del 591 % pel genio (da 1.885 a 13.000)
del 466 % per l'artiglieria (da 6.000 a 34.000)
del 345 % per la fanteria (da 23.300 a 103.000)
del 178 % per altre armi e serv. (da 11.300 a 23.000)
del 558 % per la cavalleria (da 2.700 a 4.200)

E secondo i gradi di incremento fu:

del 239 % per gli ufficiali inferiori
del 159 % " " " superiori
dell' 88 % " " " generali

Il maggior numero dei 160.000 ufficiali di nuova nomina, e cioè oltre 66.000, fu tratto dalle scuole militari di Modena, Parma e Caserta e dall'Accademia militare di Torino; un numero minore fu tratto dai corsi presso i corpi mobilitati (45.000) dalle scuole mitraglieri di Brescia e Torino, dalla scuola bombardieri di Susegana, dalle scuole aviatori, dai laureati ed aspiranti medici (provenienti dall'università castrense di S. Giorgio di Nogaro), dagli aiutanti di battaglia e sottufficiali e dai cittadini di notevole cultura e posizione sociale non aventi obblighi di servizio.

LA TRUPPA

L'Italia, quando scoppiò la guerra mondiale, aveva alle armi 248.000 uomini ed aveva appena 2.250.000 cittadini con obblighi militari e con una pur sommaria istruzione; a questi 2.534.000 nel corso dei quattro anni di guerra vennero aggiunti altri 3.224.000 uomini, dei quali 2.788.000 rimasero per un periodo più o meno lungo nell'Esercito mentre 720.000 furono dispensati ed esonerati per esigenze imprescindibili della produzione agricola, industriale e bellica nonché per il funzionamento dei pubblici servizi.

Potentissimo, per quanto forse ancora non abbastanza noto, fu lo sforzo degli organi medico-legali, per rivedere e tornare ancora a rivedere con volontà di massima incorporazione, tutti quanti quelli che erano stati dichiarati fisicamente non idonei in un periodo di pace in cui scarsi mezzi di bilancio consigliavano una eccessiva selezione; ma in seguito anche i feriti ed i malati rassegnati furono rivisitati, e le famiglie, prima ancora di palpitare per la sorte dei loro figli in battaglia, temprarono l'animo nell'ansia di vedere incapaci a resistere ai disagí ed alle fatiche molti giovani il cui fragile organismo era stato solo a prezzo di perenni cure salvato da morbi incipienti. Sicché nell'ora in cui il Fascismo fa luogo al riconoscimento di ogni benemerenza anche se umile e taciuta, è doveroso mandare una parola di conforto ai genitori che fecero alla Patria l'omaggìo della vita del loro figliolo senza la gloria della bella morte sul campo o di una ferita in battaglia, o di una ambita ricompensa al valore.
Col volgere degli anni e sotto l'assillo degli eventi tragici della lotta, aiutarono a superare questo faticoso rastrellamento di gente.

Furono chiamate durante la guerra le classi dal 1874 al 1899. L'esercito salì a 5.698.000 uomini; i volontari di altre classi furono circa 8.000 e gli elementi permanenti 52.000.
Il rendimento delle classi chiamate variò da un minimo di 148.000 la più vecchia (1874) ad un massimo di 294.000 (classe 1896).
La ripartizione della forza totale chiamata alle armi


secondo le destinazioni può esser riassunta nel modo seguente:

al l° luglio 1915 erano alle armi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1.557.000
chiamati successivamente . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3.316.000
quindi in totale assegnati a corpi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4.872.000
militari temporaneamente assegnati a stabilimenti industriali . . .. . . . 167.000
ciò che porta i sotto alle armi a . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5.039.000
di essi passarono per l'esercito operante . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4.200.000
e rimasero in territorio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 839.000
ai 5.039.000 si aggiungono gli esonerati in . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 437.000
ed i dispensati in . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 282.000
giungendo così nel R. Esercito un complesso di . . . . . . . . . . . . . . . . . 5.758.000
mentre gli appartenenti alla R. Marina furono. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 145.000
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Totale dei richiamati. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5.903.000

 

I 4.872.000 militari assegnati ai corpi e specialità in zona di guerra e riportati alla 3a riga dell'elenco si ripartirono per armi e specialità nel modo seguente
(cifre arrotondate al migliaio)

Fanteria di linea e mitraglieri . . . . . . . . . . . . . . . 2.393.000
Milizia T. (battaglioni centurie ecc.) . . . . . . . . . . 793.000
Artiglieria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 617.000
Alpini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 260.000
Bersaglieri . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 231.000
Genio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 217.000
Sanità . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 96.000
Cavalleria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 76.000
Carabinieri . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 58.000
Sussistenza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 40.000
Granatieri . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 38.000
Automobilisti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 30.000
Areonautica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 23.000


Il contributo delle varie zone italiane ai detti combattenti fu il seguente

Italia settentrionale . . . 48,7 %
. . . . . . . centrale . . . . . 23,2 %
. . . . .meridionale . . . . 17,4 %
. . . . . . . insulare . . . . . 10,7 %

Questa ripartizione si sposta alquanto a vantaggio dell' Italia settentrionale e centrale rispetto alla ripartizione dei maschi in età militare che per esso era rispetvivamente
del 46,5 %
e del 20 %.
Le regioni che, in corrispondenza specialmente alla maggior popolazione, dettero una più alta quota assoluta di combattenti furono

Lombardia . . . . . . 15,2 %
Veneto . . . . . . . . 11,9 %
Emilia . . . . . . . . 9,7 %
Toscana . . . . . . . 8,9 %
Sicilia . . . . , . . . 8,7 %

Non tutti i rimpatriati dall'estero per compiere il loro dovere verso la Patria poterono essere registrati dal Commissariato per l'emigrazione: la cifra di 304.000 rappresenta quindi un minimo suscettibile di aumento forse di qualche diecina di migliaia e si ripartì nel modo seguente:
secondo la provenienza

dalle Americhe . . . . . . . . 155.000
dall'Europa . . . . . . . . . . . .129.000
dall'Africa (sett.). . . . . . . . . 19.600
dall'Asia e Australia . . . . . . . . .400
TOTALE . . . . . . . . . . . . . 304.000

secondo l'affluenza
nel 1915 . . . . . . . 192.000
nel 1916 . . . . . . . 52.000
nel 1917 . . . . . . . 25.000
nel 1918 . . . . . . .35.000

Particolare interesse, non diversamente da quanto ha più tardi dimostrato l' indagine statistica ordinata dal Mussolini nel 1928 intorno alle più numerose famiglie italiane viventi, presenta la indagine del numero e dei caratteri dei militari della stessa famiglia che furono alle armi in numero di 4 o più suoi componenti.
Essi furono oltre 200.000 ed appartennero a 45.000 famiglie

delle quali 3 con 10 membri alle armi,
33 con 9
145 con 8
e 725 con 7
Tale caratteristico gruppo ebbe circa
15.000 morti sul campo 8.000 per ferite e malattie, 2.300 dispersi, 24.000 feriti, 14.000 prigionieri, 5.000 decorati.
Corrispondente alla maggior frequenza delle famiglie con molti membri in guerra, il massimo numero di queste numerose famiglie si ebbe nel Veneto.

La R. Marina sali dalla forza di 37.000 nel 1914 a quella di circa 125.000 nel 1919 e di questi oltre 8.000 comandò a disposizione del R. Esercito.
La forza massima dei CC. RR. raggiunse i 20.000, quella della R. Guardia di Finanza i 13.000 uomini.
Nelle Colonie rimase in media la seguente forza
Tripolitania . . . . . . 13.000
Cirenaica . . . . . . . 35.000
Eritrea . . . . . . . . . 10.000
Somalia . . . . . . . . .3.000


Le forze alleate dettero il seguente contributo
. . . . . . . . . . . . . Massimo - Fine guerra
Francesi . . . . . . 130.000 - 40.000
Inglesi . . . . . . . 110.000 - 80.000
Americani . . . . . . . . . . . . . . 3.800
Czeco slovacchi . . . . . . . 15.000

Nell'ultimo periodo della guerra in cui le forze italiane furono rappresentate sui principali teatri di guerra si ebbero (oltre i lavoratori e ausiliari) fra ufficiali e truppa
teatro italiano . . . . 1.987.000
teatro francese . . . . . 50.000
teatro albanese . . . . . 96.000
teatro macedone . . . . 49.000
Trascorsi i primi mesi della guerra venne riconosciuto il bisogno di un breve rinvio ristoratore dei combattenti in seno alle loro famiglie e dal dicembre 1915 fu iniziata la concessione di licenze che portarono all'assenza media del 7,6 % per gli ufficiali e del 7,0% per la truppa e raggiungendo in periodi di minore attività bellica il massimo del 14,4%, ognuno comprende con quale attenuazione della diminuzione che la natalità italiana ebbe dal 1916 al 1918.

SACRIFICI DI SANGUE

I MORTI

I morti italiani per diretta causa di guerra si calcolano intorno a 680.000, ma bisogna aggiungervi -sia pure basandosi su acuti metodi di stima - una quota almeno della mortalità verificatasi nella popolazione per concause di guerra, raggiungendo così la cifra di circa 750.000 vite umane.
Di questi circa 6.000 (3700 per fatti bellici e 2.300 per malattia) appartengono alla R. Marina.
Necessariamente lento, perché accuratissimo fino allo scrupolo, è lo studio sui morti italiani che è in ancora in corso. Solo dall'opera compiuta che si pubblica per regioni (già pronte Lazio, Abruzzi, Basilicata e Calabria) si avranno cifre sicurissime sulla ripartizione dei morti per luogo di nascita, per età, per stato civile e per altri criteri; tuttavia è lecito trarre i seguenti saggi sommari dai volumi già pubblicati e in corso di pubblicazione:

Morti per ferita, 48,59 % ;
morti per malattia, 33,05 % ;
dispersi e scomparsi, 16,51 % ;
varie e non indicate, 1,85 %.

Secondo gli anni di guerra si ebbero dei morti
il 14,99 %, nel 1915
il 24,09 °/a nel 1916
il 25,84 °/a nel 1917
il 29,21 % nel 1918
il 5,87 negli anni successivi per malattie.

Ripartiti i morti per appartenenza alle varie armi, si ebbero all'incirca
l'86,29 % di fanteria e corpi affini (alpini),
il 6,08 % di artiglieria e bombardieri,
il 2,66 % del genio,
il 0,67 % di cavalleria,
il 4,30 °/o di altri corpi e servizi.

L'età media dei morti fu di 25 anni e 6 mesi (mentre l'età media degli uomini alle armi fu di 28 anni), ma tale media fu raggiunta solo col seguente progressivo invecchiamento dei morti:

1915 età media dei morti, anni 24 e mesi 4
1916 " " " " " " " " " " " " " " anni 25
1917 " " " " " " " " " " " " " " " " anni 25 e mesi 8
1918 " " " " " " " " " " " " " " " " anni 25
1919 " " " " " " " " " " " " anni 26 e mesi 6

Qualche notizia sulla elaborazione dei dati riguardanti il solo Lazio può riuscire d'interesse.
I morti di tale Regione secondo le professioni e lo stato civile risultano dalla seguente tabellina

MORTI

PROFESSIONI: ................CELIBI - SPOSATI - TOTALE
Agricoltori e contadini . . 6.439 - 3.595 - 10.034
Muratori e braccianti. . . 1.388 - 532 - 1.920
Meccanicí e metallurgici . . 596 - 144 - 740
Impiegati pubblici e privati. 577 - 143 - 720
Carrettieri e cocchieri . . 367 - 190 - 557
Falegnami ed ebanisti . . 354 - 123 - 477
Calzolai e sellai . . . . 317 - 120 - 437
Studenti . . . . . . . 400 - 2 - 402
Mugnai e fornai . . . . 206 - 82 - 288
Ufficiali di terra e di mare . 176 - 53 - 229
Totale 10 professioni . 10.820 - 4.984 - 15.804
Altre professioni . . . . 1.531 - 662 - 2.193
TOTALE GENERALE . . . 12.351 - 5.646 - 17.997

Circa il 56 % dei morti erano agricoltori e contadini ciò che prova il forte contributo dato in guerra dai lavoratori dei campi.
La percentuale degli ammogliati sul totale complessivo fu del 31 % : il maggior contributo fu quindi dato dai celibi.
Secondo l'anno di nascita dei morti il numero maggiore fu dato dalle classi 1890-1894 e 1895-1899 rispettivamente in 5.581 e 5.147; il minor contributo fu dato dalla classe 1874 con 76 morti.
Anche per effetto della diversa consistenza delle classi il numero massimo assoluto di caduti in ogni momento ed in ogni luogo della guerra fu quasi dato dai militari di 20 anni dando la ragione per cui nella comune concezione bellica letteraria ed artistica l' idea del sacrificio indissolubilmente si lega a quella di giovinezza.
Illumina altresì di simpatica luce lo sforzo demografico italiano il fatto che le perdite dei militari appartenenti alle famiglie con 4 membri alle armi furono proporzionalmente alquanto maggiori di quelle verificatesi nel complesso dell' Esercito ; furono cioè 20,9 per mille di fronte a 18,8 per mille della popolazione. Ed in tali famiglie se ne ebbero 23 con 4 o più morti e dispersi e 264 con 3 morti o dispersi ciascuna.

I FERITI

Circa i feriti occorre essere assai prudenti, dar cifre senza circondarle da premesse sul concetto di gravità della lesione ossia della necessità o meno nonché della durata della degenza in luogo di cura. I feriti passati per ospedali e ospedaletti, ossia quelli di una certa gravità (moltissimi tornarono infatti dai posti di medicazione e sezioni sanità ai Corpi) si calcolano nel numero di 1.050.000 ; i più gravi fra i superstiti, ossia gli invalidi e i mutilati di guerra con una menomazione fisica non inferiore al 10 per cento della capacità lavorativa, si accertarono in 463.000.
I grandi invalidi, quelli aventi diritto all'assegno di superinvalidità, erano al 30 giugno 1926 14.114 dei quali 9.040 tubercolosi, 2632 dementi, 1466 ciechi, 619 lesionati del sistema nervoso, grandi amputati 327.
Gli ammalati in una guerra così lunga e piena di disagi sommarono ad una cifra più che doppia dei feriti (2.500.000) sicché le entrate in luoghi di cura, aggiungendovi le parmanenza in osservazione per accertamenti medico-legali, superarono di certo i 5.000.000.

A queste di puro carattere militare e demografico molte ed interessanti cifre si potrebbero aggiungere di carattere finanziario; ci limitiamo ad accennare che le pensioni liquidate ad invalidi furono 675.000 (con la spesa di 9 milioni e mezzo fino al 30 giugno 1926 ed un
onere annuo attuale di circa 1 miliardo e 200 milioni) e che le polizze di assicurazioni emesse fino al detto 30 giugno furono 2.972.000.

MALATTIE E DIMINUZIONE DELLA NATALITÀ

Crediamo opportuno di offrire qualche dato in questa breve rassegna di cifre sugli effetti della guerra nei riguardi della incidenza sulla natalità italiana.
I dati statistici sulle malattie durante il periodo bellico mettono in evidenza come la morbosità delle malattie presso l' Esercito operante sia stata relativamente mite, avendo oscillato su una media mensile di 3-4 ammalati per ogni 100 uomini. Il forte addensamento di uomini nella zona di guerra e nelle immediate retrovie non dette pertanto luogo ad elevata morbosità, ciò che mette in degna luce la vigile e costante opera di profilassi spiegata dal nostro servizio sanitario.
Non mancarono però manifestazioni morbose di grave estensione, quali l'epidemia colerica degli ultimi mesi del 1915, quella malarica dell'autunno del 1916 e 1917 e quella, assai più grave, influenzale dell'autunno del 1918, epidemie che aumentarono di molto nei periodi suddetti la media indicata.
Una profonda depressione sulla natalità, per la insufficienza delle nozze, si ebbe durante il periodo bellico, con una debole ripresa in quello post-bellico, il 1918 fu l'anno di maggiore depressione della natalità: vi si ebbero appena 655.000 nati con una differenza in meno di oltre 2-5 sulla media degli ultimi anni prebellici. Può calcolarsi che il disavanzo di nascite a causa della guerra sia stato di un milione di vite.

RICOMPENSE - UN CENNO GENERALE

Premio durante la guerra ad ogni atto di dedizione verso la Patria, serenamente compiuto anche nelle più oscure penose condizioni, fu la coscienza di aver adempiuto un dovere che non conosce limiti di sacrificio; premio in misura superiore ad ogni ambizione di ricompensa appare pur oggi per tutti il riconoscimento e l'omaggio del governo nazionale fascista verso ogni fattore anche il più umile della Vittoria.
Premio infine a quegli atti singolari di genialità, di valore e di capacità che le circostanze di tempo e di luogo consentirono alla gerarchia di rilevare e di porre in evidenza, furono 978 decorazioni dell'O. M. S. e le seguenti medaglie e croci al valor militare:

362 d'oro,
38.355 d'argento
59,399 di bronzo,
28.356 croci,
TOTALE 126.472 medaglie e croci attribuite a 109.198 decorati.

Secondo i gradi tali decorati si ripartirono così
Ufficiali . . . . . . . 34,7 %. Sottufficiali . . . . . . 11,1% Cap. e soldati . . . . . 54,2 %

La ripartizione delle predetto onorificenze fra Esercito, Marina ed estero, nonché secondo i gradi fu la seguente
O.M.S. ------Esercito 800 - Marina 76 - Estero 102
Valor Militare " 122.604 ---"---2.810 ---"-------1.058



CIFRE PARTICOLARI
Secondo gli anni in cui gli atti di valore premiati avvennero si ebbero medaglie e croci al valore nel seguente numero
1915 . . . . . . . 20.550
1916 . . . . . . . 26.359
1917 . . . . . . . 39.974
1918 e seg. . 39.589

Ottennero più di una ricompensa 17.274 militari dei quali 6.882 ebbero più di una medaglia al valore: i 360 decorati di 362 medaglie d'oro guadagnarono altresì 155 medaglie di argento 93 di bronzo 24 encomi solenni.
E fra i 6775 pluridecorati per la guerra 1915-18 privi però di medaglie d'oro si ebbero:

con 5 medaglie d'argento . .1
con 4 medaglie argento e 1 o più di bronzo 32
con 3 " " " 1 " " " " 357
con 2 " " " 1 " " " " 2232
con 1 " " " 1" " " " 4153
Le 126.472 decorazioni si ripartirono nel modo seguente fra le principali armi:

fanteria. . . . . .82.507 - 65,24 %
alpini . . . . . . . 10.706 - 8,47 %
armi speciali . 27.181 - 21,49 %
servizi . . . . . . . 3.138 - 2,48 %
marina . . . . . . . 2.940 - 2,32 %

La ripartizione delle ricompense DECORAZIONI
secondo la regione di nascita dei decorati fu la seguente

Italia settentrionale. . . . 59.578 -- 47,11 %
Italia centrale . . . . . . . . 25.217 - 19,94 %
Italia meridionale . . . . . 20.194 - 15,96 %
Italia insulare . . . . . . . . 12.772 -- 10,10 %
Estero e . . . . . . . . . . . . . 8.711 -- 6,89 %

Se consideriamo più particolarmente per regioni il numero di decorazioni ottenute in media da ogni 100 uomini delle varie regioni assegnati ai corpi, vediamo che esse variarono da 3,84 per la Basilicata, per la Sardegna al 2,00 per l' Umbria e al 2,08 per l' Emilia. Ma la distribuzione per ogni 100 uomini diviene di una uniformità impressionante se la si considera per ripartizioni territoriali alquanto più grandi:

Italia settentrionale . . . . 2,65
Italia insulare . . . . . . . . .2,56
Italia meridionale . . . . . 2,47
Italia centrale . . . . . . . . 2,33

Ciò che chiaramente indica come gli italiani di tutte le regioni si mostrarono alla stessa altezza nel tendere l'animo e spendere le forze per la grandezza della Patria.

LE SPESE DI GUERRA

Le spese di guerra dell'esercito in cifre grezze assolute, non riportate cioè ad unità di moneta, per gli eserciti dal 1914-15 al 1919-20 salirono a 64 miliardi e 120 milioni, e compresero all'incirca i 213 dell'intero costo finanziario della guerra italiana (94-96 miliardi). Se riduciamo le cifre delle spese dei vari anni ad approssimativa eguaglianza di moneta ossia a lire oro, la spesa considerata per grandi titoli si riduce a circa:

24 miliardi per il combattente ( stipendi del personale)
14 miliardi per le approvvigionamento armi (i mezzi di lotta)
6 miliardi per opere terreno di lotta e territorio di retrovia

e considerata per armi si riduce

nel 1914-15 a milioni . . 11½
nel 1915-16 " . . . . . . . . . 6
nel 1916-17 " . . . . . . . . . 9 ¼
nel 1917-18 " . . . . . . . .11
nel 1918-19 " . . . . . . . 11 ¼
nel 1919-20 " . . . . . . . . 4 ¼

Esaminando le spese per titoli si scorge che nella spesa per il combattente (24 miliardi pari al 53,4 % del totale) rientrano le seguenti più importanti voci:

--- assegni ai militari e sussidi alle famiglie: ammontarono a 8.760 milioni (19,8 % del totale) col massimo di 2.565 nell'esercizio 1918-19;
--- sussistenze: le spese ammontarono a 7.966 milioni (17,5 %) col massimo di 2.059 nell'esercizio 1918-19 ;
--- vestiario ed equipaggiamento : 4634 milioni (10,3 %) col massimo di 1.185 nell'esercizio 1918-19 ;
--- giacitura e riscaldamento : 710 milioni (1,6 %) col massimo di 207 nel 1918-19 ;
--- servizio sanitario : 678 milioni (1,5 %) col massimo di 158 nel 1918-19 ;
--- trasporti inerenti al personale ed ai servizi predetti: 1.134 milioni (2,7 % col massimo di 348 nel 1918-19.

Nelle spese per le armi (quasi 14 miliardi pari al 31,8 %) dominano quelle delle artiglierie, mitragliatrici, fucili e loro munizioni che toccarono i 10.724 milioni col massimo di 3.524 nel 1917-18. L'aeronautica raggiunse 1.334 milioni, i mezzi automobilistici 666.
Nelle spese per il terreno di lotta e per territorio di retrovia (circa 6 miliardi pari al 14,8 %) la maggior quota fu prodotta dai servizi del genio militare e civile che fecero spendere 4.687 milioni col massimo di 1.344 nel 1918-19.
Se ci mettiamo a considerare, per quanto con metedi di grossolana approssimazione, i costi annuali delle grandi unità di guerra, troviamo i seguenti in lire oro
Milioni lire oro
Divisione di fanteria nel
1915-16 …..139
1916-17 …..167
1917-18 …..176
Corpo di Armata nel
1915-16 …..375
1916-17….. 460
1917-18 …..462
Per ogni unità elementare (battaglione, squadrone, batteria e riparto speciale corrispondente) il costo annuale medio fu per il
1915-16 Lire oro 2.753.000
1916-17 Lire oro 2.559.000
1917-18 Lire oro 3.135.000
Se finalmente suddividiamo la spesa di ogni anno finanziario per la forza valida presente troviamo i seguenti costi approssimativi del soldato sempre in lire oro
ogni anno e ogni giorno
1915-16 …2.819 …7,72
1916-17 …3.018 …8,27
1917-18 …3.687 ...10,10

e se si vuole ammettere necessario di integrare tale costo con una quota delle spese occorse nel precedente periodo di preparazione e quello notevolmente lungo di armistizio e di smobilitazione, e si vuol trovare un valore medio per l' intero periodo della guerra si giunge a stabilire che il costo unitario del soldato sempre presente durante l' intero periodo di guerra fu di lire oro 14.540 ed il costo per giornata di Lire oro 13,27.

La situazione delle nostre forze nei vari periodi e nei vari tratti del fronte consente un calcolo della spesa per un chilometro di fronte e per un anno nei più caratteristici settori; diamo a titolo di esempio tale spesa per la situazione che il nostro esercito aveva nel 1917, nel periodo cioè della sua massima espansione

Stelvio-Garda . . . . Km. 125 per ogni Km. L. 3.813.000
Garda-Brenta . . . . Km. 100 per ogni Km L.19.091.000
Brenta-Alto Piave . Km. 180 per ogni Km L. 7.032.000
A. Piave A. Isonzo Km. 120 per ogni Km L. 4.479.000
A. e medio Isonzo Km 90 per ogni Km L. 55.673.000
Carso-Mare . . . . . .Km 25 per ogni Km L. 82.028.000

Queste cifre danno un'immagine assai efficace della diversità dello sforzo esercitato nei vari tratti della fronte e consentono ad esempio di affermare:

---- che se il nostro esercito avesse dovuto mantenere la densità che aveva sul Carso non avrebbe potuto provvedere che ad un fronte di circa 136 Km. invece dei 640 che occupava fra lo Stelvio ed il mare, e viceversa, se gli fosse stato possibile mantenere l'esigua densità del III Corpo d'Armata sarebbe stato in grado di occupare una estensione di quasi 3000 Km.;
---- che il bilancio militare anteguerra dell' Italia sarebbe bastato appena a provvedere per 1 anno a 6 Km. di fronte sul Carso, mentre sarebbe stato sufficiente per fornire i mezzi a guardare per tre anni la fronte della Zona Carnia dato che gli accennati tratti di fronte avesero continuato ad essere muniti come nel 1917;
---- che i mezzi forniti da una somma pari al bilancio italiano anteguerra (che, come è noto, fatto il debito ragguaglio di moneta, è di poco inferiore a quello del 1928) sarebbero stati appena sufficienti a guardare il fronte del Medio Isonzo per sessantatre giorni.

Con questi ragguagli sulle spese di guerra chiudiamo le nostre note; essi dicono quanto fu grave il nostro sforzo e spiegano come la generazione che con slancio magnifico dette tutto il sangue occorrente alla Vittoria, non poteva e non poté dare tutto il danaro, spiega come al pagamento delle spese di guerra attraverso molteplici forme ma specialmente col maggior onere del debito pubblico….
più di una generazione dovrà contribuire.
(Ndr
. I debiti furono spalmati fino al 1988 - poi vi furono aggiunti quelli della 2a Guerra M. )


Fonte: Pubblicazione Nazionale
sotto l' Augusto Patronato di S.M. il RE con l'alto assenso di S.E. il Capo del Governo"
In occasione del decennale della Vittoria, Pubblicato a Firenze dalla Vallecchi Ed., anno 1929)


I DATI COMPLESSIVI DI TUTTE LE NAZIONI PARTECIPANTI

Jean-Jacque Becker - 1914 L’anno che ha cambiato il mondo. ( 26/01/07)
«Quando gli orrori della guerra si manifesteranno, quando il tifo compirà l’opera cominciata dalle granate, quando la morte e la miseria li colpiranno, gli uomini, passata l’euforia, si volgeranno verso i dirigenti tedeschi, francesi, russi, italiani e domanderanno loro: come giustificate tutti questi cadaveri?» Jean Jaurès.

___________________________________________

Per l'Italia fu una "vittoria" con grossi debiti, verso gli USA e la G.B, per 62 anni !!
Il costo della guerra per l'Italia fu di 157 miliardi di lire (il suo PIL annuo era di 95 miliardi).
A guadagnarci furono le grandi industrie, che decuplicarono
in grandezza
(Fiat da 4000 a 40.000 dipendenti, Ansaldo da 5000 a 50.000 ecc. ecc.)

________________________________________

Jean-Jacque Becker -" 1914 L’anno che ha cambiato il mondo ". ( 26/01/07)
Il 28 giugno 1914 a Sarajevo, capitale della Bosnia-Erzegovina, alcuni colpi di pistola sparati dallo studente nazionalista serbo Gavrilo Princip uccisero l’arciduca d’Austria Francesco Ferdinando e sua moglie, innescando una serie di decisioni politiche e avvenimenti che condussero allo scoppio di una guerra su scala mondiale. Lo spaventoso bilancio di questo conflitto è tristemente noto: milioni di morti, un disastro economico e culturale e l’avvento dei regimi totalitari che hanno insanguinato il ’900.

Come è potuto accadere? Quali erano gli obiettivi e i pensieri dei protagonisti della scena politica di quel periodo? E quali furono le reazioni dei popoli all’annuncio di un conflitto imminente? Jean-Jacques Becker, analizzando con grande rigore gli avvenimenti del 1914, smentisce la teoria, da sempre accettata, secondo la quale la prima guerra mondiale sarebbe stato un evento in qualche misura «inevitabile». Attraverso l’analisi puntuale di un ricchissimo materiale storiografico (che comprende memorie e diari, scambi epistolari – per esempio quelli tra Guglielmo II e Nicola II –, periodici e pamphlet), l’autore ci offre una nuova chiave di lettura della vicenda. Attraverso le parole e le scelte di presidenti e imperatori, ambasciatori, intellettuali e leader politici di ogni livello, si dipana davanti ai nostri occhi l’intreccio quasi diabolico di ostinazione, ingenuità e inettitudine che incendiò l’Europa d’inizio secolo.

Nei primi mesi del 1914, tutti pensavano che la guerra non sarebbe durata più di qualche mese, e che non avrebbe oltrepassato i limiti di una contesa «locale» tra Austria-Ungheria e Serbia: un errore fatale, nel quale incapparono non solo eminenti capi di Stato (il viaggio in Russia di Poincaré e Viviani nei giorni dell’ultimatum austroungarico) ma anche le organizzazioni operaie, con la Seconda Internazionale incapace di sanare i dissidi tra socialisti francesi e socialdemocratici tedeschi.
Becker segue l’evolversi della situazione mese per mese, ricostruendo con pazienza la dinamica dei fatti e indagando in maniera acuta le azioni di tutti i protagonisti della vicenda.
Il risultato è un affresco complesso, innovativo e penetrante.

«Nella storia degli uomini vi sono date conosciute ovunque nel mondo: tra queste, il 1914. Tutti sanno che in quell’anno l’Europa, il continente che allora dominava il globo, avvampò, con conseguenze tali che al conflitto venne dato – in seguito e a torto – il nome di prima guerra mondiale. Un avvenimento di quella portata non poteva essere stato frutto del caso e poiché costò la vita a quasi 10 milioni di esseri umani, si decise che si era trattato di una conclusione inevitabile.
La Grande Guerra poteva essere evitata modificando, così, radicalmente la storia del XX secolo? Domande di questo tipo sono assurde o perlomeno antistoriche, dal momento che essa è scoppiata, e il dovere dello storico consiste nel tentare di analizzare ciò che è stato.
Eppure, la prima guerra mondiale rappresenta un problema reale, dal momento che essa è uno dei soggetti storici su cui sono stati scritti più libri. La discussione dura da novant’anni: in tutti i paesi, i più grandi specialisti di storia contemporanea (e anche di altri periodi) continuano a interrogarsi, innanzitutto, sulle responsabilità della guerra del 1914, poi sulle cause che l’hanno determinata. Ci limitiamo a citare Jean-Baptiste Duroselle e François Furet: alla fine della loro vita, la Grande Guerra rimaneva ancora qualcosa di «incomprensibile» per il primo e di «enigmatico» per il secondo. L’uno e l’altro non alludevano soltanto alle cause scatenanti della guerra, ma al conflitto nella sua interezza e in particolare all’accanimento con cui si combatté e all’ostinazione dimostrata dai popoli europei nel distruggersi a vicenda. Nondimeno, la spiegazione di ogni evento bellico si trova molto spesso nel momento in cui esso scoppia. Tale momento è diventato così importante da giustificare la domanda: sarebbe stato possibile evitare che la guerra avesse luogo, perlomeno in quel periodo, e cosa sarebbe successo in quel caso? Per molto tempo si è studiata la concatenazione di fatti che hanno portato alla guerra per concludere che una volta avviato l’ingranaggio non era più possibile arrestarlo, e che l’intera Europa fu travolta per un semplice effetto meccanico. A dire il vero, l’ingranaggio era già stato messo in moto in altre occasioni, ma fino ad allora erano state trovate soluzioni pacifiche per fermarlo. Inoltre, rifugiarsi dietro una spiegazione meccanica non significa forse accettare una visione deterministica della storia? Siamo sicuri di esserci davvero domandati se non ci siano stati momenti in cui il meccanismo poteva essere fermato? Non si è forse messo troppo l’accento sulla fatalità e sul destino e non abbastanza su ognuno di quegli istanti in cui la volontà di un uomo o di un gruppo di uomini avrebbe potuto far muovere il meccanismo in senso inverso? In ogni caso, se la forza del destino si è esercitata sempre in un’unica direzione, ci deve essere una spiegazione. Siamo in grado di trovarla presso gli uomini presi uno a uno e i popoli considerati nel loro insieme? Forse la chiave dell’enigma, dell’incomprensibile, è proprio qui, ed è qui che bisogna cercarla.
La costituzione degli Stati nazionali fu una delle principali realizzazioni del XIX secolo. Nel mosaico di paesi in cui era divisa l’Europa all’inizio del secolo, gli Stati nazionali erano ancora rari: la Francia, il Regno Unito e forse, in certo qual modo, la Russia (per quanto la Russia sia rimasta in gran parte uno Stato patrimoniale, cioè di proprietà di una dinastia, e abbia racchiuso all’interno dei propri confini un gran numero di popoli non russi). Tuttavia, nel corso del secolo, numerose regioni si riunirono in compagini nazionali, come la Germania, l’Italia e i Paesi balcanici, che si erano liberati dell’influenza ottomana per diventare tanti piccoli Stati nazionali. Retaggi della storia come l’Austria-Ungheria cominciarono a essere percepiti come reliquie del passato, e l’impero degli Asburgo fu così messo in discussione, dall’interno, dalle nazionalità che si sentivano dominate e, dall’esterno, dai popoli che intendevano costituire nuovi Stati con i loro compatrioti all’interno dell’Impero. Da ciò deriva l’atteggiamento mostrato dall’Austria-Ungheria improntato a una difesa aggressiva contro tali pericoli.
Non si tenne sufficientemente conto di un tratto caratteristico degli Stati nazionali: i loro abitanti cessavano di essere sudditi di un sovrano per diventare cittadini con diritti e doveri; tra questi doveri ve n’era uno che aveva assunto un ruolo centrale: la difesa della patria contro i pericoli e le ambizioni esterne, vere o presunte.
Certamente, la guerra è un elemento costante della storia, ma quest’idea così radicata aveva mascherato il fatto che il confronto tra Stati nazionali non avrebbe più avuto molto a che vedere con la guerra tradizionale, la guerra «dinastica». Non si trattava più di guerre dalle quali i popoli erano esclusi, ma di un conflitto che li avrebbe coinvolti, di cui sarebbero stati i «beneficiari» e che avrebbe dato loro la sensazione di combattere per i propri interessi. Il servizio militare obbligatorio e, nel caso, la mobilitazione generale erano due aspetti di questa nuova realtà. I popoli erano diventati «patrioti» nel senso nuovo del termine e né i politici, né i popoli stessi avevano immaginato gli effetti di questo cambiamento. Si è sempre detto che i Balcani sono la santabarbara d’Europa, ma in realtà, attraverso il moltiplicarsi delle «patrie», era tutta l’Europa a essersi trasformata in una santabarbara, senza che se ne avesse davvero coscienza. Esisteva l’idea che potesse scoppiare una guerra, ma erano pochi coloro che avevano intuito che sarebbe stato un evento ben diverso da quelli del passato. L’aspetto più grave era costituito dall’atteggiamento dei politici di quegli Stati nazionali, i quali non si rendevano quasi conto della nuova situazione, spesso estranea alla loro formazione intellettuale. È pur vero che, un secolo prima, le guerre legate alla Rivoluzione francese e all’Impero napoleonico avevano rappresentato una sorta di anticipazione delle guerre nazionali che si sarebbero verificate più tardi, ma non ne era stata tratta alcuna lezione. I monarchi e i politici repubblicani continuavano a ragionare secondo schemi che appartenevano al passato, all’epoca degli Stati dinastici: questa inadeguatezza rappresentava il più grande pericolo per la pace in Europa. Da un lato vi era un insieme di nazioni che non avevano in generale alcuna vera ragione di combattere i propri vicini, ma in seno alle quali era cresciuto l’odio nei confronti dell’altro (il patriottismo, ribattezzato in questo caso nazionalismo, induce spesso – quasi sempre – a percepire il vicino come un avversario, un nemico); dall’altro, un gruppo di politici europei riteneva che fosse loro dovere dar prova di «fermezza», e pensavano che regolare un contenzioso con i vicini, se necessario, attraverso l’uso delle armi, fosse certamente un fatto deplorevole, ma pur sempre nella natura delle cose. «Difendersi» contro ciò che non poteva essere interpretato altrimenti che come un’aggressione era un indiscutibile dovere.
Questo non era lo stato d’animo di tutti gli europei. Esistevano in Europa forze potenti il cui obiettivo era la pace: le Chiese, in particolare, sentivano la necessità di vigilare. C’era anche il movimento operaio, la cui importanza continuava a crescere in proporzione allo sviluppo dell’industria; ma i dirigenti socialisti o sindacali erano convinti che il rischio di una guerra dipendesse dalle rivalità tra i capitalisti e non avevano compreso – o l’avevano intuito soltanto molto debolmente – che la causa dei conflitti si trovava, molto probabilmente, altrove, nelle contrapposizioni nazionali. Le masse operaie non erano preparate a opporvisi, perché non erano affatto convinte di non possedere una patria come aveva dichiarato, un po’ troppo semplicisticamente, Karl Marx mezzo secolo prima: gli operai erano patrioti come il resto della popolazione. Se fosse scoppiato un conflitto, essi non avrebbero riconosciuto ciò che era stato loro predetto e si sarebbero schierati senza esitare a fianco della propria patria.
Era, quindi, ineluttabile l’incendio della santabarbara europea? Non è detto. A lungo andare, le nazioni avrebbero potuto trovare un equilibrio pacifico, come era già successo in passato: tuttavia, sarebbe bastato che uno di questi Stati ritenesse di avere ragioni legittime, ragioni indiscutibili per «doversi difendere», perché l’Europa prendesse fuoco, quasi per sbaglio, senza che fosse valutata l’entità del disastro. Fu questo il destino dell’Austria, verosimilmente perché non era uno Stato nazionale e sentiva minacciata la propria sopravvivenza come Stato storico. Dalla scintilla avrebbe potuto scaturire soltanto un fuocherello, ma l’incendio divampò in tutta Europa perché allora non vi era nessun politico saggio, intuitivo e dotato di sufficiente inventiva in grado di comprendere ciò che stava accadendo: ovvero che non si trattava più soltanto di trovare una soluzione a un problema tra vicini. La dimostrazione clamorosa di questa mancanza di comprensione è data dalla convinzione, diffusa all’epoca, che il conflitto sarebbe stato sì terribile, ma di assai breve durata. Avrebbe anche potuto essere così, eppure la guerra fu lunga, proprio perché non era più un conflitto dinastico, ma un conflitto di popoli.
J.-J. B.
Jean-Jacques Becker, professore emerito di Storia contemporanea all’Università di Paris X-Nanterre, è presidente dell’Historial de la Grande Guerre di Péronne.
«I Leoni» – 26/01/07 pagg. 350 – traduzione dal francese di Gianluca Perrini http://www.lindau.it

__________________________________________

RIASSUNTO

ANTECEDENTI
LA CRISI DEL 1914 -LA NEUTRALITA' DELL'ITALIA

L'Europa nel 1914, già da parecchi anni era divisa politicamente in due blocchi che, per le rispettive forze militari terrestri si equivalevano. Da una parte la TRIPLICE ALLEANZA formata da Germania, Austria-Ungheria e Italia; dall'altra Francia, Russia e Inghilterra con degli accordi avevano formato e dato origine alla TRIPLICE INTESA.
Il carattere della prima - come del resto anche la seconda - stipulata per la prima volta il 20 maggio 1882 e rinnovata nel 1891, nel 1902 e nel 1912, era nettamente difensivo senza possibilità di equivoci, infatti, all'Art. III si affermava "Se una o due delle parti contraenti, senza provocazione diretta da parte loro, venissero ad essere attaccate ed a trovarsi impegnate in una guerra con due o più grandi potenze non firmatarie del presente trattato, il casus foederis si presenterà nsimultaneamente per tutte le altri parti contraenti".

Quanto alla Triplice Intesa, una di queste potenza, la Francia in uno scambio di lettere avvenuto nel 1902 tra il ministro degli esteri italiano Prinetti e l'ambasciatore di Francia Barrere, si era convenuto quanto segue: "Nel caso che la Francia fosse oggetto di un'aggressione, diretta o indiretta, da parte di una o più potenze, l'Italia conserverà una stretta neutralità. Lo stesso avverrà se, in seguito ad una provocazione diretta, la Francia si trovasse costretta a prender l'iniziativa d'una dichiarazione di guerra per la difesa del suo onore e della sua sicurezza. La parola "diretta" ha questo senso e questa portata: I fatti, che possono eventualmente essere invocati come provocazione, debbono concernere i rapporti diretti tra le potenze provocatrici e la potenza provocata. Non esiste da parte dell'Italia, e non sarà concluso da essa alcun proytocollo o disposizione militare contrattuale d'ordine internazionale, che fosse in disaccordo con la presente dichiarazione".

Questi erano gli accordi dell'Italia con la Francia. Ora veniamo all'applicazione.
Nel novembre 1912 la Serbia invade l'Albania settentrionale ed occupa Durazzo. L'Italia e Austria-Ungheria si oppongono; la Russia tace. Il governo italiano fa sapere a quello francese che l'Italia sarebbe stata risolutamente a fianco dell'Austria-Ungheria contro la Serbia se questa avesse persistito nella pretesa di tenere Durazzo; se Francia e Russia avessero appoggiato la Serbia, si sarebbe trattato di un'aggressione. Questo deciso e fermo atteggiamento dell'Italia fu importante per la risoluzione dell'episodio ed il 9 novembre Sazonov dichiarava alla Serbia ch'essa doveva rinunciare a qualsiasi acquisto territoriale sul litorale albanese (Tittoni - Nuovi scritti di politica interna ed estera - pag. 63 - già in "Fatti e cifre inconfutabili" del generale Marietti - Ediz Ist. Nastro Azzurro, Torino).

Nel marzo del 1913 la conferenza di Londra decide che Scutari deve rimanere albanese. I Montenegrini entrano in Scutari e rifiutano di abbandonarla. L'Austria-Ungheria minaccia d'invadere il Montenegro. L'Italia si oppone a questa azione isolata della sua alleata, e reclama quella collettiva. Anche questa volta il fermo e deciso atteggiamento dell'Italia conduce alla soluzione pacifica del conflitto con la partenza dei Montenegrini da Scutari. (ib. pag. 64).

Pochi mesi dopo nell'agosto del 1913 un'avventata iniziativa della Bulgaria contro i suoi alleati nella precedente ed appena cessata guerra, si riduce a mal partito. L'Austria che aveva non solo incoraggiato ma anche aiutato militarmente la Bulgaria, vede crollare il suo piano di indebolimento della Serbia e pensa subito di attaccarla. Questa volta però vuol sentire prima i suoi due alleati. La Germania è contraria, "perchè il conflitto non avrebbe potuto rimanere localizzato". Mentre l'Italia rifiutando categoricamente ricorda che il trattato non è applicabile ad un'aggressione contro la Serbia (Ib. pag. 65).
A questo punto emergono chiaramente questi tre fatti precedenti alla crisi dell' agosto 1914: 1° Che l'Italia fu coerente ai precedenti episodi; 2° ciò che aveva detto non poteva essere da nessuno ignorato; 3° se anche la Germania avesse mantenuto la propria coerenza, la guerra sarebbe stata evitata.

I fatti precipitano con l'assassinio dell'Arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo.

1914-15 - PRIMO ANNO DI GUERRA

Dal delitto di Sarajevo del 28 giugno, l'Austria dopo quasi un mese di elaborazioni, mandò alla Serbia il 23 luglio un ultimatum  che poneva condizioni gravose. La Serbia invocò l'interessamento della Russia, la quale dichiarò che un eventuale conflitto austro-serbo non avrebbe potuto lasciarla indifferente.

La Germania escludendo di avere preventivamente conosciuto la nota austriaca alla Serbia, dichiarò di approvarla, pur augurando che il conflitto rimanesse localizzato. Mentre l'Austria non si dichiarò soddisfatta della risposta della Serbia, e ruppe il 25 luglio le relazioni diplomatiche.
A questo punto la Russia interessò prima  la Francia poi la Gran Bretagna per cercare insieme di mantenere l'equilibrio europeo. Propose che l'Austria rinunziasse ai punti più gravosi contenuti nell'ultimatum alla Serbia, ma l'Austria-Ungheria non accettò nessuna modifica, anzi  pochi giorni dopo, il 28 luglio, dichiarò la guerra alla Serbia.
La notizia perviene a Pietrogrado, che il 29 luglio mobilita parzialmente il suo esercito verso l'Austria-Ungheria, ma esclude ogni ostilità, tanto che l'ambasciatore russo resta a Vienna;
- Ma nello stesso giorno l'Austria-Ungheria inizia le ostilità verso la Serbia, e comunica a Berlino che la proposta concilitaiva proposta dall'Inghilterra è giunta troppo tardi, quando la guerra era già cominciata. E aggiunge che sulla questione serba nessun altro deve interloquire.


Il 31 luglio la Russia dichiara la mobilitazione generale, e ne da comunicazione all'Italia.  
Nella stessa sera del 31 luglio la Germania proclama lo stato di guerra, lancia l'ultimatum a Francia e Russia e ne da comunicazione all'Italia.
In ITALIA nella stesso giorno del 31 luglio, Cadorna presenta al Re un piano d'intervento dell'esercito italiano a fianco agli eserciti della Triplice Alleanza, com'era contemplato nei Trattati. Cadorna era stato nominato Capo di Stato Maggiore dell'Esercito italiano appena il 1° luglio, per l'avvenuta morte del generale Pollio.
Cadorna considerate le scarse possibilità di un'azione offensiva sulle Alpi dopo gli ingenti lavori di fortificazione eseguiti dai Francesi, e ritenendo che prima d'ogni altra cosa ai tedeschi importava metter fuori causa l'esercito francese di campagna, proponeva (!?) l'impiego dell'esercito Italiano sull'alto Reno tra Friburgo e Strasburgo; 5 corpi d'armata e 2 divisioni di cavalleria, capaci di operare nel breve arco di 4 settimane. (Ricordiamo qui che la battaglia della Marna ebbe inizio alla fine della 5a settimana).

Il 1° agosto la Germania ordina la mobilitazione generale e dichiara guerra alla Russia.
Nello stesso giorno il Belgio ordina la mobilitazione generale.
Mentre l'Italia avverte l'ambasciatore francese della neutralità.
Il 2 agosto la Germania invade il Lussemburgo ed intima al Belgio di lasciarle libero passaggio.
- Nello stesso giorno l'Inghilterra mobilita la flotta.
- L'Italia comunica alla Triplice la sua neutralità
- In Francia primo giorno di mobilitazione.
Il 3 agosto la Germania dichiara guerra alla Francia accusandola di sconfinamenti.
- L'inghilterra apprende l'intimazione al Belgio.
Il 4 agosto la Germania penetra in Belgio senza dichiararle guerra.
- L'Inghilterra intima di fermare l'invasione in Belgio, e si prepara a mobilitare le forze terrestri.
- Non ricevendo nemmeno risposta all'intimazione, nel corso della notte l'Inghilterra dichiara la guerra alla Triplice Alleanza (senza l'Italia che ha dichiarata la sua neutralità).

Elencati sopra i principali avvenimenti in ordine cronologico vediamo subito qual'è stata l'influenza della neutalità italiana.
"Preziosa" dichiarerà in seguito il maresciallo Joffre nelle sue "memorie". Ma anche gli atti parlamentari, i documenti diplomatici, i giornali dell'epoca, gli studi posteriori dicono abbondantemente che la neutralità italiana ebbe conseguenze "grandi", in senso dannoso agli imperi centrali ed in senso favorevole alla Intesa. "Decisiva forse" per l'esito finale: "decisiva certamente" per l'esito della battaglia della Marna del 6 settembre 1914.
La Francia era convinta che l'Italia avrebbe schierato sulle Alpi Francesi 6 corpi d'armata per impedir loro di sboccare dalle Alpi in pianura. A sua volta i francesi avevano predisposto con il piano XVII di schierare sulle Alpi quattro divisioni di riserva (la 64a, la 65a, la 74a, la 75a); una divisione territoriale; otto gruppi di alpini; quattro reggimenti di guarnigione nelle piazze (il 157°, il 158°, il 159°, il 173°).
Inoltre tenuto conto della piena libertà di movimento nel Mediterraneo, la Francia potè far rientare e trasportare dall'Algeria-Tunisia tre divisioni.
In totale una forza di 350.000 uomini pari a dieci divisioni che la neutralità italiana rese disponibili per accorrere alla battaglia della Marna sferrata dai tedeschi; che inoltre non poterono contare sui 5 corpi d'armata e le 2 divisioni di cavalleria che Cadorna doveva portare al loro fianco sul Reno.
BARRERE allora ambasciatore francese a Roma, in seguito sul "Figaro" di Parigi del 24 maggio 1927, dichiarerà: "Mi luccicavano gli occhi quando ufficialmente appresi ufficialmente da Salandra la neutralità dell'Italia (1-2 agosto 1914). Il mio Paese (la Francia) aveva schierato alla frontiera italiana più di 350.000 uomini. Dopo la dichiarazione di guerra tedesca, io potevo avvisare il mio Governo che le nostre truppe al confine italiano potevano recarsi a combattere i tedeschi sulla Marna. E da quel momento la vittoria della Marna fu sicura e lo scacco della strategia tedesca assicurato. Sia la neutralità sia il successivo intervento italiano a est divenne uno dei grandi fattori della vittoria degli Alleati".
I Tedeschi se avessero vinto sulla Marna in pochi giorni sarebbero piombati su Parigi. Dunque la vittoria morale apparteneva anche all'Italia. Eppure questa considerazioni non ebbe poi alcun peso sul contegno a Versailles di Clemenceau, Wilson e Lloyd George, i quali furono ostili alle rivendicazioni italiane, e perciò resero acuti e insolubili i contrasti.
-------

Era dal 1871, da circa 40 anni,  che la guerra gravitava fatalmente sull'Europa. La Francia anelava per riavere l'Alsazia e la Lorena; la Germania premeva per far trionfare la sua grande potenza industriale; la Gran Bretagna proprio per questo espansionismo tedesco era impaziente di arrestarlo; mentre la Russia di problemi interni da risolvere ne aveva più d'uno, dopo la fallimentare guerra col Giappone (era stato inutile rivolgere l'espansionismo a est), poi la rivoluzione civile a Pietroburgo con i  tanti errori dello zar Nicola II, e con un Lenin già emergente ma anche responsabile di far diventare le soluzioni ai problemi ancora più difficili. Lo zar ritornò volentieri nuovamente sullo scenario occidentale, sui contrasti di vecchia data, e con i rapporti con gli Asburgo e i Prussiani stracarichi di  vecchi rancori.

Arriviamo infine all'Italia. Questa dichiarò che trattandosi di guerra intrapresa dall'Austria in contrasto col carattere difensivo contemplato nel trattato della Triplice Alleanza, sarebbe rimasta neutrale. Anche se non mancano rapporti segreti con la Russia e la Gran Bretagna per un'alleanza per scendere in campo contro gli ex alleati.
 La Germania il giorno 2 agosto era già pronta a invadere il Lussemburgo, per portarsi sul Belgio con la palese intenzione di aggirare gli sbarramenti della Mosa per poi buttarsi sulla Francia. Nella notte del 4 agosto, la Gran Bretagna, ben sicura ormai della neutralità italiana, dichiarò guerra alla Germania, la quale l'aveva già dichiarata da poche ore alla Francia. Il 5 agosto l'Austria dichiarò guerra alla Russia; nello stesso giorno il Montenegro all'Austria; il 6 agosto la Serbia alla stessa Germania.
In pochi giorni, la guerra che gravitava sull'Europa, scoppiò. Ma non solo sullo scenario europeo. Il conflitto  si propagò immediatamente alle lontane colonie tra anglo-francesi e tedesche, sì che diventò fin dal principio mondiale.
Il 10 agosto anche la Francia dichiarò guerra all'Austria, il 13 l'Inghilterra, e il 15 agosto pure  l'impero giapponese iniziò  le ostilità contro la Germania nei mari dell'estremo Oriente, a Kiao-Ciou.

FRONTE OCCIDENTALE - Il vero e proprio inizio del conflitto.  Il primo  a subire il peso delle armi germaniche fu il Lussemburgo, invaso fin dalla notte del 2-3 agosto. Poi subito dopo la Germania si gettò contro il Belgio per allargare il fronte verso la Francia, girare gli sbarramenti fortificati della Mosa e della Mosella per poter cogliere di sorpresa la Francia con non ancora un esercito in campo ma  solo in mobilitazione, mettendola subito in crisi. Quando i tedeschi piombarono da nord potenzialmente erano già nel cuore della Francia. 

Dopo tre giorni di impari lotta l'8 agosto Liegi fu presa, i vicini fortini resistettero fino al 15 agosto, ma ormai la via verso ovest era stata aperta. Le colonne germaniche procedettero spedite anche se contrastate dai belgi a Tongres, a Saint Trond, a Diest e a Tirlemont, e non si fermarono neppure dopo uno scontro con i Francesi, venute a soccorrere i belgi a Dinant. Il 17 agosto il governo belga dovette abbandonare Bruxelles, riparare ad Anversa;  il 19 agosto lo raggiunse tutto l' esercito mobile dopo aver sostenuto un combattimento a sfavore nella città di Aerschol,  permettendo il giorno dopo ai tedeschi, il 20 agosto, di entrare a Bruxelles.

Subito un esercito franco-britannico si buttò nella mischia, impegnandosi il 22 a Charleroi e Mons cercando di sbarrare la strada agli invasori. Purtroppo la caduta di Namur tolse il punto d'appoggio all'ala destra degli alleati. Furono 3 giorni di battaglia  sanguinosa che si chiuse il 25 agosto con la prima ritirata dei franco-britannici, che provocò un altro ripiegamento a quelle truppe francesi che si erano spinte all'offensiva in Lorena e in Alsazia fino a Molhouse.

Il 3 settembre già era minacciata Parigi (a 40 km.). Il governo abbandonò la capitale e si trasferì a Bordeaux.
Se l'Italia, in questa circostanza molto critica per i francesi, non fosse stata neutrale ma a fianco dell'Austria, la catastrofe francese sarebbe stata inevitabile. Fu infatti provvidenziale, quando -dopo la grave crisi iniziale- ci fu il  ripiegamento francese in grazia della sicurezza sul fronte italiano a est. Un arretramento che permise, finalmente, di organizzare bene l'esercito, fino al punto di essere questo in grado di sferrare una grande offensiva.

 Il 13 settembre oltre la battaglia a Ourcq, si scatena infatti la battaglia della Marna costringendo i tedeschi a ritirarsi sull'Aisne, mentre a Verdun i francesi da ovest ad est ricongiunti riuscirono a resistere a degli attacchi disperati, pur perdendo la diga fortificata di Saint-Mihiel. Ma poi spingendo altre nuove  armate alla loro sinistra, i francesi cercarono di avvolgere la destra tedesca, che arretrando si estese dai Vosgi al Mare del Nord.
Poi resisi conto che l'ala sinistra degli alleati era la più debole decisero di assalirla, per aprirsi la via alle coste della Manica, con l'intenzione di isolare la Francia dall'Inghilterra.
I tedeschi qui commisero un piccolo errore; non si erano sbarazzati del tutto dell'esercito belga, e questo rafforzato da alcuni reparti britannici, iniziò a minacciare alle spalle i tedeschi. Cosicchè a Termonde il 16 settembre li impegnarono in un critico combattimento.

Il 28 settembre i tedeschi si scatenarono su Anversa che il 10 ottobre si arrese, ma l'esercito belga-britannico riuscì a ritirarsi sulla sinistra dell'esercito principale fin sull' Yser, presso il mare, tallonati invano dai tedeschi. Inizia qui la Battaglia di Calais, e terminò quella viva a novembre, pur senza successo, ma di lì gli alleati non si mossero più. Per quattro anni la guerra diventò di trincea. A unirsi a loro ci furono anche dei Garibaldini italiani, nelle Argonne, negli ultimi giorni di dicembre. Vi morirono Bruno e Costante Garibaldi, figli di Ricciotti.

  
FRONTE ORIENTALE -  Se i tedeschi avevano ritardato la immediata mobilitazione, con la conseguenza di farsi sorprendere, la stessa cosa non era accaduta in Russia; fin dal 2 agosto i russi non solo erano pronti per una eventuale offensiva, ma sorpresero gli stessi tedeschi quando il 6 agosto con  l'armata di Rennemkampf invadevano la Prussia  orientale.
Verso la metà d'agosto un'altra armata russa comandata da Samsonow piombò sui laghi Masuri, anche se con meno fortuna, fu infatti sbaragliata dai tedeschi facendo migliaia di prigionieri. Ma quelli della Prussia continuarono a stringersi addosso ai tedeschi, che fuggendo verso Berlino  seminarono il panico in Germania.
Allarmati i tedeschi dovettero ritirare forze dalla Francia, riuscendo sì a fermare i russi il 2 ottobre ad Augustow, ma non andarono oltre, si dovettero arrestare sulla linea del Niemen, lasciando così un'ampia manovra ai russi su un buon tratto della Prussia orientale.
Dopo quello a ovest, si era dunque aperto un altro fronte a est, e la situazione si era fatta inoltre grave per i germanici e per gli austriaci  anche nel settore meridionale.
Gli austriaci verso la fine di agosto, avevano commesso anche loro un errore: si erano spinti nella Polonia centrale e, tra la Vistola e il Bug vicino a Dublino, furono attaccati da russi il 28 agosto nella direzione di Leopoli e dopo una lunga battaglia durata fino al 13 settembre furono sconfitti, perdendo la capitale galiziana,  lasciando in mano ai russi 130.000 prigionieri, 200 cannoni, e con in resto dell'esercito perchè minacciato, costretto a ritirarsi. I russi l'8 settembre si affacciarono ai valichi dei Carpazi. alcuni avamposti scesero in Ungheria, il 13 finita la battaglia occupavano quasi tutta la Bucovina.

Fu a questo punto, ai primi di ottobre, che il comando germanico assunse anche la direzione delle operazioni  sul teatro di guerra austriaco, scatenando subito una offensiva contro Varsavia, muovendo dalla Slesia verso la Vistola, costringendo i russi a ripiegare. Ma non di molto, infatti ricompattandosi  i russi tornarono nei dintorni di Cracovia, poi sui laghi Masuri, occupando Soldau. A ricacciarli indietro ci pensò il maresciallo tedesco Hindemburg (famoso poi nel periodo hitleriano) conquistando ma poi anche arrestandosi in trincea il 7 dicembre a Lodz e sull'ovest di Varsavia. Mentre gli austriaci ripresero l'offensiva su Cracovia, senza successo, furono infatti, nuovamente battuti ancora dai russi che si avvicinarono alla città ancora più di prima, fortificandosi sui Carpazi e sul Dunaiz. In questa ottima posizione ci rimasero tutto l'inverno, poi il 21 marzo scatenarono un'altra grande offensiva a Przemysil facendo prigionieri 170.000 austriaci che lasciarono sul campo 2500 cannoni. Per l''Austria il disastro, e quindi la situazione divenne molto critica. Già si temeva una invasione dell'Ungheria, quando ancora una volta i germanici salvarono la situazione prima con una offensiva sui Carpazi, poi il 9 maggio ne sferrarono un'altra  sfondando il fronte russo con la falange di von Mackensen. I russi furono costretti a ritirarsi dalla Galizia.
A questo punto torna in scena Hindemburg con un piano strategico ben congegnato. Concepisce una manovra a triangolo con  due lati un attacco alla Polonia con due grandi masse, mentre una  terza con un largo movimento aggirante  avrebbe attaccato il fronte verso Varsavia Iwangorod. Il 1° agosto 1915 i tedeschi erano divenati i padroni della situazione, mentre gli austriaci entravano a Lublino.

INTERVENTO TURCO - Nell'ottobre 1914 la Turchia abolito le precedenti Capitolazioni, timorosa di una espansione russa, ai primi di novembre prese le armi per gli imperi centrali, impegnando i russi alla frontiera armena ma senza ottenere grandi risultati. Tentò invano di attaccare l'Egitto, tra il gennaio e febbraio del 1915, precisamente sul Canale di Suez, ma a sua volta  veniva attaccata ai Dardanelli dalla flotta anglo-francese. Un tentativo di sbarco in Egitto compiuto il 25 aprile, fallì, non riuscendo così  i turchi in nessuno degli obiettivi strategici prepostisi.
Andò meglio sui Dardanelli  riuscendo a controllare lo stretto, interrompendo le comunicazioni tra la Russia e i suoi alleati.

NELLE COLONIE - La guerra si è estesa subito fuori d'Europa, nelle Colonie dei rispettivi stati in guerra. Fra questi i giapponesi. Dopo 76 giorni di assedio, il 7 novembre 1914, prendono Kiao-Ciou, dopo aver occupato, insieme con gli australiani, le isole germaniche del Pacifico.
In Africa sud-occidentale, il Camerum, il Togo vengono facilmente invasi: Mentre tutta l'Africa orientale possesso germanico, fu completamente bloccata.
La Mesopotamia invasa diventa  preda degli Alleati dell'Intesa fino al nord di Bassora.

ITALIA: - Dopo nuove pressioni tedesche per coinvolgere l'Italia, il ministro degli esteri Sonnino risponde negativamente. Ma nel primo discorso parlamentare del 3 dicembre del nuovo governo, Salandra parla di "una Italia armata e pronta a ogni evento" e delle "sue giuste aspirazioni". Grandi manifestazioni di consenso degli irredentisti e degli inteventisti. Il 5 il Salandra ottiene la fiducia con 413 favorevoli e solo 41 contrari.

"Che l'Italia non potesse, per il raggiungimento dei suoi fini nazionali, rimanere neutrale indefinitivamente, era chiaro a molti ma non a tutti gli italiani. Era altrettanto chiaro che, trattandosi di impegnare la nazione a fondo in una lotta per la vita o per la morte, l'Italia doveva essere lasciata giudice della scelta del momento, in cui entrare in azione; questo momento avrebbe dovuto logicamente essere quello, nel quale le sue forze militari fossero pronte. L'Italia invece, venne stretta da un duplice assedio diplomatico da parte dell'Intesa e da parte tedesca, spinta ad entrare in azione quando l'esercito non era ancora pronto e quando la situazione strategica era tutt'altro che favorevole in entrambi le parti in cui l'Italia entrava". (ib. pag. 14)
(Ricordiamo che il 1° maggio 1915 -pochi giorni prima dell'entrata in guerra dell'Italia, la situazione militare complessiva era nettamente a favore degli imperi centrali: in Occidente dopo aver i tedeschi attaccato coi gas ad Ypres; in Oriente quando la 11a armata germanica e la 4a austriaca sui Carpazi costrinsero i Russi a retrocedere profondamente. L'Intesa stringeva dai due lati il nemico, è vero, ed aveva libere le comunicazioni e i rifornimenti; ma non possedeva pel momento la superiorità di forze capaci d'imporre la soluzione.
In questa situazione si comprendono l'ansiosa ricerca di nuovi alleati da parte dell'Intesa e, da parte tedesca, gli sforzi per impedire che tale ricerca giungesse a frutto).


9 DICEMBRE - Con l'occupazione austro-ungarica di Belgrado, Sonnino invia a Vienna una nota per ottenere garanzie circa i compensi per la sua neutralità.
25 DICEMBRE - Vienna blocca le trattative dopo che l'Italia con le sue truppe, per volontà di Sonnino sono sbarcati in Albania, occupando Valona. Giustificazione: per impedire  l'occupazione da parte di altre potenze. Ma a Vienna diffidano e non hanno ancora capito da che parte si sta schierando l'Italia.

_________________________________________________

1915-16  SECONDO ANNO DI GUERRA FRONTE ITALIANO
(1° dell'Italia) FRONTE OCCID - ORIENT.- MERID.
. NELLE COLONIE

FRONTE ITALIANO - L'Italia, che con la sua neutralità aveva dato alla Francia la assoluta libertà di movimento e la sicurezza di vincere la sua prima battaglia della Marna, il 24 MAGGIO entrò a fianco degli alleati, avanzando oltre la frontiera politica, nel momento più critico per le sorti russe, proprio quando le truppe austro-germaniche riacquistavano tutta la loro potenzialità e libertà di movimento sul fronte orientale.
Da premettere che l'8 marzo l'Austria si era dichiarata disponibile a discutere la questione dei compensi all'Italia previsti dall'art. 7 della Triplice Alleanza. Il mutamento di atteggiamento fu dovuto sia alle pressioni della Germania che, preoccupata per la sfavorevole situazione militare, in cambio ha offerto alcuni compensi territoriali nella Slesia prussiana, ma anche dal presidente ungherese che temeva un attacco concentrico ai danni dell'Ungheria da parte dei serbi, degli italiani e dei russi avanzati in Galizia, e dei romeni pronti ad attaccare l'Austria-Ungheria in caso di vittoria  dell'Intesa sui Dardanelli.
L'esercito italiano contava allora 35 divisioni (578 battaglioni), 1500 pezzi da campagna, 146 d'assedio, nessuna bombarda, appena 600 mitragliatrici, 750.000 fucili. Al comando dell'esercito fu chiamato Luigi Cadorna; al comando della Marina, Paolo Thaon di Revel.
Ma nonostante gli sforzi organizzativi e finanziari dei mesi precedenti, armi e munizioni rimasero carenti. riducendo le capacità offensive dei soldati italiani soprattutto nelle quattro battaglie iniziali sull'Isonzo esponendoli a gravissime perdite

Il 2 aprile l'Austria, respingendo altre esose richieste del governo italiano (Trentino, Gorizia, Trieste), comunica all'Italia di essere disposta a cedere soltanto una parte del Trentino, quello meridionale. Offerta che fu respinta dall'Italia.
 Il 26 aprile l'Italia firma il Patto di Londra con le potenze dell'Intesa, schierandosi a fianco della Francia, dell'Inghilterra e della Russia,  fissando i compensi territoriali rivendicati. (Trentino e Tirolo (Alto Adige fino al Brennero), Trieste, Gorizia, l'Istria, parte della Dalmazia, il protettorato sull'Albania con il possesso di Valona; le isole del Dodecanneso, il bacino carbonifero di Adalia in Asia Minore, e alcuni possedimenti coloniali tedeschi in Africa.


Manifestazioni in Italia pro e contro la guerra. Il re l'8 maggio dichiara di essere pronto ad abdicare qualora la Camera bocci l'intervento a fianco dell'Intesa. Ma in effetti Vittorio Emanuele III, si è già impegnato personalmente con le tre potenze fin dal 29 aprile.
4 maggio - In Italia è indetta la precettazione individuale
14 maggio- L'Italia è percorsa da una ondata di violenti dimostrazioni interventiste con Gabriele D'Annunzio che incita all'intervento e a vivere le "radiose giornate di maggio".

GIOLITTI non interventista è accusato di essere un traditore della Patria.

Vedi in GIOLITTI: LE MIE MEMORIE
- LA GUERRA EUROPEA - La neutralità e la guerra Italiana

Mussolini con un passato rivoluzionario e di non interventista si schiera improvvisamente per la guerra. (vedi il giornale sopra)

20-21 MAGGIO - Il Parlamento concede poteri straordinari al governo in caso di guerra. Alla Camera, 407 voti a favore, 74 contro, 1 astenuto. Al Senato 281 favorevoli su 281 (anche i giolittiani votano a favore).

22-23  MAGGIO - Il consiglio dei Ministri approva vari decreti per l'entrata in guerra dell'Italia. Mobilitazione generale. Rottura delle relazioni diplomatiche con la Germania.

24 maggio - Dopo una serie di decreti relativi all'entrata in guerra, approvati dal consiglio dei ministri, viene affidato il comando delle operazioni al generale Luigi Cadorna.
L'Italia entra in guerra contro l'Austria e l'Ungheria. Le truppe italiane iniziano a varcare il confine orientale in direzione del fiume Isonzo.

La visione di come impiegare le forze italiane era chiara nelle menti degli uomini politici dell'Intesa, ma era del tutto errata nella mente dei loro generali. I primi erano dell'avviso che vi era l'impossibilità di sfondare la posizione difensiva germanica, e che quindi conveniva agire sul nuovo fronte meridionale (quello italiano) non ancora organizzato dal nemico, e meglio ancora, attaccare l'Austria-Ungheria. I secondi invece si opponevano invocando il principio della strategia di non disperdere le forze e la convinzione che la vittoria potesse conseguirsi su quella, ch'essi chiamavamo fronte principale.
L'Italia aspetterà fino al 15 agosto del 1916 per dichiarare guerra alla Germania.

26 MAGGIO - Le truppe italiane occupano il monte Baldo (l'Altissimo), ed Ala al confine meridionale del Trentino, Cortina d'Ampezzo e Grado.

23 GIUGNO - PRIMA offensiva italiana sull'Isonzo. Attacco frontale contro il nemico. La battaglia si conclude il 7 luglio con gravi perdite umane senza raggiungere obiettivi militari significativi. 

18 LUGLIO - SECONDA offensiva frontale italiana sull'Isonzo. Termina il 4 agosto con gli stessi risultati negativi della precedente.

8 AGOSTO - Volo spettacolare di Gabriele D'Annunzio su Trieste.

21 AGOSTO - L'Italia dichiara guerra alla Turchia. Mentre viene rimandata fino all'agosto del 1916 la dichiarazione di guerra alla Germania (quando ci sarà un clima più ottimistico dopo la vittoria su Gorizia).

18 OTTOBRE - Inizia la TERZA battaglia sull'Isonzo. Durerà fino al 4 novembre. Breve sosta di sei giorni (nel frattempo aeroplani austriaci bombardano, Venezia, Padova, Vicenza, Belluno) poi il 10 novembre inizia la QUARTA battaglia dell'Isonzo cercando inutilmente di sfondare la linea difensiva austriaca.

Nelle quattro battaglie dell'Isonzo, nell'esercito italiano si registrano gravissime perdite: 62.000 morti e 170.000 feriti; un quarto di tutte le forze mobilitate.
L'azione lungo tutto l'insidioso fronte italiano, dal Passo dello Stelvio all'Isonzo e al Mare, fu una delle più intense, nonostante le difficoltà naturali; le iniziativa di una avanzata c'erano, perfino il metodo era stato calcolato saggiamente, predisponendo iniziative mirabili, nei grandi massicci alpini, nelle guglie dolomitiche anche a 3000 metri d'altitudine, come sui ghiacciai dell'Ortles, Adamello. Geniali iniziative dei "genieri", che scavarono pazientemente una infinità di gallerie, o spianando delle vette, come quella di Col di Lana, il Castelletto delle Tofane. Perfino sulla cima della Grande di Lavaredo furono piazzati cannoni e i fari per i tiri notturni con imprese alpinistiche leggendarie (da entrambe le parti) al limite delle capacità umane.(Per chi conosce il Rifugio Locatelli, lì era in confine).
1916

In FEBBRAIO - Gli austriaci, trasferendole dal fronte dell'Isonzo e Balcanico, concentrano sul Trentino 14 divisioni. L'intenzione è quella di sfondare il fronte a ovest, tra la Val Lagarina e la Valsugana, scendere al piano prendendo così alle spalle gli italiani concentrati tutti a est, sull'Isonzo.
Cadorna, non prevedendo questa mossa, e considerando marginale le operazioni in trentino, invia alcuni rinforzi ma senza tanta convinzione. Ha invece in mente di fare un'altra offensiva sull'Isonzo.

L'11 MARZO si svolge la QUINTA battaglia dell'Isonzo. 8 giorni di battaglia ma senza alcun risultato.

Mentre il 14-16 maggio gli austriaci dopo una lunga preparazione intrapresero, nel triangolo del Trentino, verso gli altipiani vicentini, la cosiddetta Spedizione Punitiva (Strafexpedition - 20 divisioni austriache al comando del generale Conrad).
Occupano in giugno i monti Zugna, Pasubio, la Val Posina, avanzano a sud della Valsugana, conquistano tutto l'altipiano di Asiago.
Fra i tanti prigionieri catturati i due trentini Cesare Battisti e Fabio Filzi; condannati per alto tradimento furono impiccati il 12 luglio al Castello del Buonconsiglio di Trento.

 Con questa forte offensiva, gli austriaci scendendo da Passo Folgaria-Lavarone, si spinsero fino ad Arsiero (27 maggio), con davanti a loro ormai la pianura Padana spalancata; inoltre partendo da Asiago conquistata il 28 maggio, scendendo a valle si spinsero anche qui fino al piano, toccando Rocchette, sopra Piovene-Schio; ma nonostante le sfavorevolissime condizioni del terreno e del clima, questa offensiva austriaca 
dagli altipiani verso valle quasi coronata da successo, fu contenuta dalle forze italiane (ma sugli altipiani si era messo a nevicare), tanto che disperando di raggiungere l'obiettivo dei Colli Euganei, tra Vicenza e Padova, gli austriaci ai primi di giugno cominciarono la ritirata, concentrandosi e rinforzando il fronte orientale, sul Carso. 
Sarebbe stata una buona occasione per gli italiani per sfondare  in Valsugana (tanto più che tutto il concentramento e lo smistamento dei soldati era a Cittadella) o intraprendere una controffensiva nella valle Lagarina scendendo dal Pasubio verso Ala e Rovereto; ma gli italiani, interrompendo la fase conclusiva della resistenza, riguadagnando a fine giugno solo alcune posizioni perdute ad Asiago e in Val d'Astico, nemmeno presero in considerazione una offensiva, ma rovesciarono gli effettivi, le nuove riserve e tutti i mezzi disponibili sul fronte carsico, per la liberazione di Gorizia. Le divisioni intanto erano salite a 45 dalle 35 schierate a inizio guerra.

In Luglio Cadorna si prepara a una nuova offensiva sulla destra dell'Isonzo, davanti a Gorizia. E il 4 AGOSTO inizia la SESTA battaglia dell'Isonzo. Il 6 conquista il Monte Sabotino e il Monte S. Michele. Il 9 si svolge la battaglia di Gorizia per conquistare la città; un attacco che provocherà fra le truppe italiane 21.630 morti, 52.940 feriti, senza ottenere (a parte la conquista della piccola città) nessun risultato strategico; perchè oltrepassata la sponda destra dell'Isonzo, nella sponda sinistra si trovano davanti a una potente linea di difesa austriaca. Cadorna è costretto a sospendere l'offensiva. La riprende e ne organizza un'altra in
SETTEMBRE - Ancora sull'Isonzo con un attacco sul Carso. La SETTIMA battaglia il 14-16 settembre; la OTTAVA e la NONA battaglia l'1-4 novembre.
Dovevano essere "tre spallate", invece si conclude come le altre: senza alcun risultato strategico, ma costa altri 37.000 morti e 88.000 feriti.

In ALBANIA le cose non andarono meglio. Dopo aver assistito gli sbandati serbi in fuga, gli italiani portatisi tempestivamente a Durazzo, iniziarono a ritirarsi anche loro "non perdendo -come dichiarò alla Camera il ministro Sannino- che 827 uomini, fra morti, feriti e prigionieri". Comunque Valona e l'Albania centrale continuarono a rimanere in possesso delle forse italiane, ma grazie alla marina da guerra che era padrona assoluta sulla costa adriatica.

Intanto in  Serbia l'invasione austriaca cominciata il 13 agosto, finì il 20, arrestata dai serbi al-Jadar. Seguì un tentativo serbo-montenegrino di invadere la Bosnia e l'Erzegovina, cui s'accompagnò, senza successo, una azione dal Lovcen e dal mare contro Cattaro. Alla fine di ottobre gli austriaci attaccarono a loro volta; respinsero serbi e montenegrini, invasero ancora la Serbia, attraverso la Drina e la Sava, presero Belgrado il 2 dicembre, ma improvvisamente furono respinti subendo uno grave disfatta.

FRONTE OCCIDENTALE  - In Francia terminato il 1914 con le truppe in trincea, sull'estremo lembo belga sull'Yser, ad Ypres, inizia una guerra di "posizione", piuttosto statica. Solo nella seconda metà del 1915, per le armi francese, riprendendo il movimento  iniziò un periodo felice con lo sfondamento delle trincee tedesche più avanzate.
Altra felice offensiva dei francesi e inglesi si svolge il 25-27 settembre con la battaglia dell'Artois.
Vittoriosa sempre per i francesi la cruentissima resistenza a Verdum; i tedeschi mossero all'attacco il 21 febbraio 1916 con un bombardamento spaventoso, ma fu un sacrificio inutile per le decine di migliaia di uomini rimasi uccisi.
FRONTE ORIENTALE - Nel settore russo, i germanici dopo la vittoriosa tenaglia attuata da Hindenburg in Polonia, il 6 agosto di quest'anno si impadroniscono di Varsavia, il 18 settembre di Vilna. Ma i tedeschi non andarono oltre, lì si fermarono quando fin dal giugno riordinate le forze potè riprendere l'offensiva sulla Bucovina, invadere ampiamente la Volinia e la Galizia e nuovamente minacciare i passi sui Carpazi.

FRONTE MERIDIONALE - Meno felice la situazione sui Balcani fin dall'autunno-inverno dello scorso anno. La Serbia, che per due volte aveva ricacciato gli austriaci, fu invasa il 9 ottobre di quest'anno da austriaci e tedeschi al comando di Mackensen, appoggiati sul fianco sinistro da Bulgari che si erano nel frattempo alleati ai due imperi.
I serbi resistettero in un primo tempo, favoriti dal terreno, invano sperando in un aiuto di francesi e inglesi, che si erano mossi, ma sbarcati con troppo ritardo a Salonicco. I Serbi si sbandarono, incalzati raggiunsero l'Albania. Qui la flotta italiana li raccolse trasportandoli in Italia, in Sardegna, nel Lazio e una buona parte a Corfù, dove i serbi si riorganizzarono. Congiuntisi poi con le forze di Salonicco riprese l'iniziativa per passare al contrattacco per  liberare la Serbia, aiutati dai partigiani patrioti rifugiatisi sui monti pronti a unirsi e ad intervenire contro gli invasori. Questa resistenza durò fino a Gennaio di quest'anno, quando alla fine ci fu la capitolazione del Montenegro. Re Nicola II e la sua famiglia furono costretti a fuggire esuli in Francia.
Questo successo in comune di austriaci, tedeschi e bulgari aprì le comunicazioni sui Balcani fra Berlino e Costantinopoli, anche se in parte erano minacciate dal fronte italo-francese-britannico sulla linea Valona-Salonicco.
Minacciati anche i turchi  dai russi che dall'Armenia -anche se con lentezza- iniziarono ad avanzare, occupando in febbraio Erzerum, il 19 aprile Trebisonda, per poi insediarsi a Erzigian. Breve successo di un generale tedesco,  in Mesopotamia dove ottenne la resa di una guarnigione britannica a Kut-el-Amara.

COLONIE - Nell'Intesa si aggiunse anche il Portogallo, che divenne molto utile per far perdere ulteriore terreno ai germanici in Africa orientale, nei territori compresi fra possedimenti britannici, belgi e portoghesi.

_________________________________________________________

1916 -17 -  TERZO ANNO DI GUERRA FRONTE ITALIANO
(2° e  3° dell'Italia) FRONTE OCCIDENTALE
  FRONTE ORIENTALE
  RICHIESTA DI PACE - INTERV. USA

FRONTE ITALIANO - Concentratasi sulla zona carsica, l'Italia inizia il suo secondo anno di guerra, aumentando  le sue forze militari, portando le sue divisioni a 59. Il 9 agosto dello scorso anno con una offensiva l'esercito italiano aveva conquistato Gorizia, e recuperato notevoli posizioni anche sull'Altipiano di Asiago. Il 15 settembre era poi  tornata a spiegarsi  l'offensiva, respingendo gli austriaci dalla zona di Opacchiasella, incalzandoli per tre giorni, conquistando alla fine gran parte della linea nemica.
Un mese dopo, dal 4 al 11 ottobre 1916, l'occupazione italiana si era spinta ancora  più avanti, fino a Novavilla, facendo salire il numero dei prigionieri dal 9 agosto a inizio novembre 1916,  a 40.383.
Sugli altri settori del Carso e di Monfalcone  la situazione rimase stazionaria poi per tutto l'inverno 1916-17. Solo nel maggio 1917, le operazioni belliche ripresero e furono spinte con qualche iniziativa e più tenacia. Cooperarono in alcune azioni italiane, circa 40 batterie di pezzi d'artiglieria di grosso calibro inglesi. Di maggiore importanza fu il crescente sviluppo delle squadre aeree, bombardando ripetutamente le istallazioni nemiche fino a Pola.
Contemporaneamente il corpo di spedizione italiano, che fino a luglio si era unito agli alleati, per le operazioni in Macedonia, si inoltrò nell'Epiro fino a Giannina, mentre in Grecia gli alleati sostituivano al re il secondogenito Alessandro, con un nuovo governo presieduto da Venizelos.

12-28  MAGGIO 1917 - La DECIMA  offensiva sul Carso, ancora una volta con risultati modesti (monte Kuk e Vodice) rispetto alle aspettative di Cadorna il quale però aveva sollecitato invano un intervento massiccio dell'Intesa a fianco delle truppe italiane.

10-25 GIUGNO 1917 - Con una improvvisa decisione di Cadorna, viene effettuata una offensiva sul Trentino per recuperare alcuni territori rimasti in possesso degli austriaci dopo la fallita "spedizione punitiva". Si svolge così la Battaglia del  Monte Ortigara; conquistato dagli alpini il 19, il 25 si conclude con delle gravi perdite per l'esercito italiano.

18 AGOSTO 1917 - Con la più imponente offensiva lanciata dall'esercito italiano, si svolge la UNDICESIMA battaglia dell'Isonzo, per la conquista del Monte Santo e dell'altipiano della Bainsizza. Si conclude il 15 settembre senza risultati decisivi, ma sul campo restano un numero elevatissimo di perdite: 165.000 uomini fra morti e feriti.
Visto il risultato, e le grandi perdite degli italiani,  gli austriaci mettono a punto un grande piano offensivo con sette divisioni tedesche e otto austriache, da far piombare nel settore dell'alto Isonzo.

18 SETTEMBRE 1917 - Il generale Cadorna in previsione di un attacco, ordina ai suoi generali di sospendere ogni iniziativa offensiva ma di concentrarsi solo su quella difensiva, e con la "difesa a oltranza" (morire sul posto!).  Non dà disposizioni specifiche per la difesa, ed invita il generale Capello - che invece la vorrebbe fare - di astenersi da qualsiasi "controffensiva".

24 OTTOBRE 1917 - Con la massiccia offensiva austro-tedesca crolla il settore nord del fronte Isonzo. Il generale Below, fa convergere il suo esercito su due direttive  verso Caporetto, accerchiando la maggior parte del IV corpo d'armata italiano, poi avanzando per 150 chilometri verso la pianura Padana occupano il 27 Cividale, il 28 Udine sede del quartier generale italiano che è costretto a trasferirsi a Padova. 
E' la disfatta di Caporetto, che provoca non solo il crollo dell'intero fronte italiano, ma centinaia di migliaia di soldati abbandonano le armi dirigendosi verso la pianura, convinti ormai che la guerra sia ormai persa e quindi "finita".
La disfatta di Caporetto causò all'Italia gravissime perdite sia umane (11.000 morti, 29.000 feriti, 280.000 prigionieri), sia di materiali bellici. I soldati in fuga verso la Pianura furono circa 350.000, e circa 400.000 i profughi civili dai territori occupati.
In un primo tempo la ritirata si arrestò al Tagliamento (3 novembre), in un secondo tempo, al Piave (11 novembre). La linea al Piave (prima valutazione un ritiro fino al Mincio)  e la rimozione di Cadorna dal comando, furono imposte all'Italia come condizione per l'impiego delle loro truppe, nel convegno, prima a Rapallo (5-6 novembre) poi  il giorno 8 novembre a Peschiera .
Gli aiuti degli alleati furono formalmente solleciti ma materialmente tardivi, cosicchè la stabilizzazione dell'equilibrio sul fronte del Piave fu ottenuta quasi tutta con uomini e mezzi soltanto italiani.
Secondo alcuni la giornata di Caporetto valse a rinsaldare la vigoria italiana. Il ministero Boselli si dimise e se ne compose un altro sotto la presidenza di Orlando; i generali Cadorna e Porro, esonerati dal supremo comando italiano, passarono (su consiglio inglese) al comando supremo interalleato a Wersailles, come consultori, sostituiti al fronte italiano dai generali Diaz al comando supremo, sottocapi il generale e ex ministro della guerra Gaetano Giardina e il generale Pietro Badoglio. Mantenendo il sangue freddo, il Re non drammatizzò la situazione.

FRONTE OCCIDENTALE - Dall'agosto al 24 ottobre del 1916, i francesi, abbandonando la guerra di "posizione", riprendendo l'iniziativa, avevano fiaccato la resistenza tedesca a Verdum. distruggendo tutto il lavoro di difesa da essi fatti in otto mesi; poi insieme con gli inglesi iniziarono a minacciare la linea della Somme, che a sua volta minacciava la loro linea, riconquistando dai primi mesi dell'anno fino in luglio, quarantasei paesi, espugnando Colombes e Thiepvel, catturandovi 56.000 prigionieri.
Finita la favorevole azione, gli alleati in agosto iniziarono a portarsi avanti verso  Baupaume ed a Peronne; il 2 agosto incominciarono l'avanzata sul fronte belga, da Ypres. 
Ma quasi contemporaneamente, e prima che cominciasse la seconda metà del terzo anno di guerra, sul fronte occidentale erano accaduti  fatti gravissimi. Alla battaglia dell'Aine, sferrata dal generale Nivelle svoltasi dal 16 aprile al 5 maggio, 160.000 uomini furono messi fuori combattimento; e oltre a questi, altrettanti uomini di reparti combattenti fecero ammutinamento mettendo in crisi l'esercito francese.

FRONTE ORIENTALE - Avanzando su tutto il territorio, i russi fin dall'agosto del 1916, si erano prima di fine anno, impadroniti di Stanislau in Galizia; sul  Dniestre di Holodenka. Nell'ottobre colsero altri successi a Leopoli e Tranapol, ma poi l' offensiva si era affievolita, fino al punto che qualcuno iniziò a dubitare che i russi erano in procinto di fare alcuni tentativi di pace separata. In effetti la Russia era travagliata da agitazioni interne e da crisi ministeriali, finchè a marzo di questo 1917, scoppiò infine la rivoluzione che in undici giorni abbattè lo zarismo ed instaurò una politica democratico-radicale tumultuaria:
La rivoluzione alla quale parteciparono molti reggimenti inalberanti la bandiera rossa, produsse la disorganizzazione nell'esercito. Il governo provvisorio per merito del  ministro Kerenski, riuscì a riordinare le file ed a portare tra giugno e luglio l'esercito in un'azione che lo rese fra l'altro, padrone di Halicz.
In breve, però, gli austro-germanici, riavutisi, ricacciarono i loro assalitori, e il 2 agosto, l'esercito russo era incalzato nuovamente fin oltre le frontiere politiche, mentre tutta la Galizia era recuperata dalle truppe dei due imperi mentre la situazione interna russa appariva in pieno disordine. La Romania che alla fine del 1916 era anch'essa entrata in guerra a fianco dei russi, con il suo  mezzo milione di uomini avrebbe potuto giovare, ed infatti all'inizio dell'anno c'era stato proprio un brillante esordio, che non ebbe più seguito quando venne a mancare il concorso dei russi; addirittura malgrado una buona offensiva, a forza di ripiegare, sempre  incalzati dai tedeschi-austro-ungari-bulgari,  persero prima la Dobrugia poi  perfino Bucarest.
Durante il periodo molto attivo, i russi dalla fine del 1916 alla primavera del 1917, avevano conquistato terreno in Caucaso, in Armenia e nell'Arzerbegian, a danno dei turchi piuttosto deboli . Infatti questi ultimi  dopo la inutile impresa dei franco-inglesi sui Dardanelli, pur avendo sventato un pericoloso sbarco, nella guerra erano rimasti soli, tutto il conflitto virtualmente era sullo scenario europeo e non più in oriente. Del resto i territori tedeschi-austro-ungarici iniziavano ad essere minacciati e non potevano di certo portare aiuto ai turchi, e negli ultimi mesi del 1917 neppure difendersi in Serbia tornata nuovamente all'offensiva.
6-7 NOVEMBRE - (per la Russia il 24-25 ottobre) - Dopo una incubazione di qualche mese, scoppia la Rivoluzione Russa che porta al potere il Partito Bolscevico.  Il giorno seguente il Consiglio dei commissari del popolo, emana il decreto di cessazione delle ostilità. Il 15 dicembre il governo bolscevico retto da Lenin-Ulianov e da Trotzki,  in Bielorussia firma l'armistizio con gli austro-tedeschi. Il 22 iniziano le trattative di pace separata fra la Russia e gli Imperi centrali.  Il 2 marzo 1918 a Brest-Litovsk il regime sovietico sottoscriveva la "pace Separata duramente impostale, ed uguale sorte subiva la Romania (fine marzo 1918). Per la Russia la guerra era finita.

GERMANIA IN PROCINTO DI CHIEDERE LA PACE? - I due imperi centrali, dal 2 agosto 1916 al 2 agosto 1917, nel conflitto procedettero abbastanza coordinati, ma nonostante i tedeschi avessero assunto la direzione delle operazioni fin dal primo anno (quando l'Austria venne a trovarsi in gravi difficoltà), tutta l'azione delle due potenze non fu sempre strategicamente bene organizzata. Entrambe, nonostante il generale accrescimento del materiale d'offesa terrestre ed aereo, non riuscirono mai a prendere una iniziativa in comune. La Germania continuava a dilaniarsi all'interno nelle sue discordanti opinioni e ragioni politiche, sovrapponendosi però alle ragioni militari contingenti. Lacerazioni politiche che avvennero anche nell'ambiente militare, scatenando anche gelosie di comando, che impedivano anch'esse l'unità d'azione.  Questo perchè già nella seconda metà del 1917, una vittoria degli imperi centrali divenne sempre più improbabile.
Effettivamente in Germania ed Austria dopo tre anni di guerra, le condizioni di resistenza e di vita si erano fatte difficili, malgrado, specie per i tedeschi, i buoni risultati tattici e strategici.
Poi per il fatto che nel novembre precedente (1916)  era morto il vecchio imperatore Francesco Giuseppe e gli era successo il giovine pronipote Carlo Francesco, nuovo alle responsabilità direttive di quel grande stato che era l'Austria del Kaiser, per di più impegolato in una grande guerra che aveva scatenato, iniziò a delinearsi un desiderio molto diffuso di pace. (i "falchi" ovviamente, questo desiderio lo chiamavano "disfattismo", un invito a disertare. Ma i pacifisti sia in Germania che in Austria, dicevano invece per salvare la Germania e l'Austria dal disastro, perchè  "la guerra era ormai persa", forse non ancora con le armi, ma di certo persa politicamente.

Questo desiderio di pace, proprio dopo la morte del kaiser, era già stato espresso dai due imperi il 12 dicembre del 1916, ma era stata respinta collettivamente dall'Intesa il 30 dello stesso mese, poi ancora in gennaio,  ritenendola sola una  mossa propagandistica. I due Imperi esasperati, proclamarono la guerra a oltranza dei sommergibili contro il commercio dei nemici e dei neutri. Questo provocò proteste con i neutri, specialmente da parte degli Stati Uniti, che ruppe le relazioni con la Germania. 

INTERVENTO AMERICANO - Gli Stati Uniti dichiararono la guerra alla Germania il 7 aprile di quest'anno 1917. Nel luglio un primo corpo di truppe americane sbarcò in Francia. A Londra, il 4 agosto 1917, una riunione dei ministri dell'Intesa, ribadì i propositi di guerra e di vittoria degli Alleati, mentre pochi giorni prima a Berlino, al Reichstag, il nuovo Cancelliere, Michaelis, aveva nuovamente manifestato il proposito che la Germania doveva cercare una "pace onorevole". 
Si poteva quindi chiudere con un anno di anticipo la guerra con una vittoria dell'Intesa  se questa non fosse stata minata da interne diffidenze e da secolari gelosie. Oltre che da sotterfugi.
Il governo francese il 13 aprile 1917 propose un incontro con i ministri degli esteri francese, inglese e italiano per le nuove spartizioni soprattutto sulla Grecia e Asia Minore. Ma l'Italia era venuta a sapere che gli anglo-francesi si erano già accordati per la divisione della Turchia fin dal marzo 1915 all'insaputa dell'Italia. E in più viene a sapere ora dei passi fatti dall'Austria per una pace separata con la Francia, anche queste trattative fatte  all'insaputa dell'Italia.
Il 20 maggio 1917 una nuova missione austriaca è a Parigi. Si mostra nuovamente disponibile a concedere all'Italia il Trentino e una zona di confine lungo il fiume Isonzo. Ma l'offerta viene giudicata insufficiente dagli Alleati, quindi respinta. Anche l'Italia, con Sonnino, conferma un atteggiamento di fermezza.

In queste condizioni  era iniziato il quarto anno di guerra (il terzo per l'Italia)  con un accresciuto accanimento da ambo le parti.
Ma con un sensibile vantaggio a fine anno 1917  per gli imperi centrali:
La Russia decidendo di abbandonare il conflitto, gli austro-tedeschi disimpegnandosi sul fronte est potevano ora riversare tutta la loro forza in occidente. Che era in crisi su quasi tutto il territorio europeo.
La Francia riattraversò le ore tragiche del 1914. Pur aiutata da inglesi, portoghesi e italiani  sostenne disperatamente  una nuova potente offensiva tedesca, che nei primi mesi del 1918 era giunta con una punta fino ad ottanta chilometri da Parigi, fra l'altro colpita da strani proiettili che giungevano da un misterioso super-cannone tedesco a grande gittata.

Come se non bastasse nella zona dove dovevano saldarsi le forze britanniche a quelle francesi, piombarono i tedeschi. La rotta della V armata britannica comandata dal generale Gough, fu così completa e il pericolo corso dalle forze alleate fu enorme.
Infine sul fronte italiano tra il 23 ottobre e il 1° novembre l'Italia subiva la gravissima disfatta di Caporetto.
L'anno 1917 non poteva chiudere in maniera più negativa di così, mentre si entrava nel quinto anno di guerra  (il quarto per l'Italia).

_________________________________________________________

1917-18 -  QUARTO ANNO DI GUERRA FRONTE UNICO 
(3° e 4° dell'Italia ) .

FRONTE ITALIANO - Dopo Caporetto, dopo gli incontri di Rapallo e Peschiera, e dopo gli esoneri dei generali, sul fronte italiano le operazioni belliche proseguirono nel 1917 con la grande offensiva scatenata dall'esercito austriaco sulla linea del Piave (il 10-26 novembre) e sull'Altipiano di Asiago e nella zona del Monte Grappa (4-23 dicembre). 
Per colmare i vuoti nelle divisioni italiane (pur potendo contare su alcuni reparti anglo-francesi) sono utilizzati per la prima volta i giovani 18enni della leva 1899.

Nell'ultimo mese dell'anno 1917 gli austriaci nonostante la buona  riuscita dell'attacco, ritirano gradatamente i loro contingenti per preparare la grande offensiva della primavera.

La potente offensiva, forte di 66 divisioni austro-germaniche fu sferrata dall'Austria il 15 giugno, allo scopo di invadere la pianura veneta. La battaglia che sarà ricordata anche come la battaglia del solstizio, fu piuttosto fallimentare, le truppe occuparono alcune quote, ma la loro avanzata fu contenuta  vigorosamente nella zona dell'altipiano di Asiago e del Grappa; mentre invece sul Piave riuscirono a creare tre teste di ponte sulla sponda destra del fiume, una sul Montello, una in direzione di Treviso e l'altra  a San Donà.
I deboli risultati ottenuti dagli austriaci  capovolsero definitivamente le sorti di tutta la guerra, perchè d'allora l'Austria non fu più in grado di assumere iniziative a fondo.
La battaglia del Piave del 15-23 giugno, non fu una completa vittoria italiana, ma si risolse in una grande e definitiva sconfitta delle intenzioni che avevano gli austriaci; inoltre era avvenuta sette mesi dopo Caporetto e fu preziosa per risollevare il morale degli italiani; insomma la situazione era migliore, e migliore per gli Alleati era la situazione anche sugli altri fronti.

25 SETTEMBRE 1918 - Le prime direttive per un'offensiva italiana vengono date dal nuovo comandante generale Armando Diaz: obiettivo creare una testa di ponte al di qua del Piave, per lanciare nella primavera successiva del 1919 una offensiva generale sull'altra sponda. Sia negli ambienti militari che in quelli politici, le opinioni di come condurre la guerra durante tutta l'estate di questo 1918 erano  venute in contrasto. Chi la voleva subito l'offensiva, già in ottobre-novembre, nonostante la brutta stagione (come Bissolati e Sonnino), e chi si appellava alla prudenza (come Nitti).
 
29 SETTEMBRE  - La Macedonia e la Bulgaria, hanno chiesto e ottenuto l'armistizio; segue la rapida la liberazione della Serbia e dell'Albania.

 4 OTTOBRE - Germania, Austria e Turchia, chiedono l'armistizio. L'intesa tiene duro, chiedendo qua e là per ottenere la resa a discrezione. Germania e Austria al loro interno sono scosse da violenti divergenze politiche delle varie fazioni che si riflettono negativamente anche sulla conduzione della guerra. Non mancano i disfattisti anche negli ambienti degli alti comandi.
Al fronte c'è caos. Su tutti i fronti europei la sconfitta degli imperi centrali, proprio per queste divergenze sembra ormai imminente.

12 OTTOBRE - La linea di una grande offensiva da condurre subito senza aspettare la primavera, ha il sopravvento. La stagione non è certo propizia, ma partono le istruzioni per i preparativi e per dare l'avvio all'attacco che devono iniziare dalle postazioni del Grappa e del Piave.

23 OTTOBRE - Comincia a svilupparsi un'azione a ventaglio, da ponente a levante, intanto è iniziato a piovere incessantemente su tutto il Veneto. L'inizio non poteva essere peggiore di così.
Ma ormai 57 divisioni, con 7475 bocche da fuoco, 1900 bombarde, 19.000 mitragliatrici, 4 milioni di fucili, diversi aeroplani sono pronte e si sono mosse per sferrare la grande offensiva. (51 divisioni italiane, 3 britanniche, 2 francesi, 1 cecoslovacca, 1 reggimento americano).

24 OTTOBRE - Inizia la battaglia. Partendo dal Grappa alla sera stessa  le truppe raggiungono la riva destra del Piave. Per le pessime condizioni del tempo, i due ponti inservibili, e con il fiume in piena che ha sommerso sotto due metri d'acqua  le isolette, soltanto una parte della VIII armata riuscirà a raggiungere la sponda sinistra del fiume e solo il 29 vi verrà consolidata una testa di ponte.

29 OTTOBRE - L'Austria chiede l'armistizio al casello T (confine del trentino). Documento che deve essere esaminato a Parigi da Wilson, per poi dare la sua risposta. Intanto le avanguardie sulla sponda sinistra del Piave avanzano nella pianura veneta; la VIII armata  raggiunta Vittorio Veneto,  penetra in Cadore, mentre la X armata procede verso la Livenza.

3 NOVEMBRE - Le truppe italiane del 20° corpo d'armata -dopo l'incidente al casello T - entrano a Trento. Mentre un altro reparto di bersaglieri sbarca a Trieste. Nello stesso giorno a Villa Giusti, ad Abano, presso Padova s'incontrano le due delegazioni italiana e austriaca. Quest'ultima tratta l'armistizio con gli italiani; ma non è ancora giunta la risposta di Wilson. Alle ore 15 del 4 novembre con la firma degli austriaci viene fissata la cessazione degli scontri. Tutte le altre condizioni generali dell'armistizio sono decise dal consiglio interalleato di Versailles, e altrettanto le spartizioni dei territori degli sconfitti.

11 NOVEMBRE - In Germania non dalle armi ma dalle varie fazioni, esplodono i contrasti politici. Il 9 novembre si forma un nuovo governo; dopo la proclamazione della Repubblica a Berlino, la Germania senza aver subito alcun ulteriore scacco, firmava un identico armistizio con la Francia a Sedan, concludendo così la prima guerra mondiale.
Poche settimane dopo l'imperatore Guglielmo II abdicava,  già preceduto da Carlo I d'Asburgo.

Il 4 NOVEMBRE l'Italia, con la firma di Armando Diaz, ha emanato l'ultimo bollettino di guerra con la Vittoria.

"una Vittoria mutilata" quando poi iniziarono le spartizioni.

I costi in vite umane

1.800.000 tedeschi morti, 1.400.000 francesi, 1.350.000 extra-europei, 750.000 inglesi, 350.000 serbi, 2.000.000 russi, 680.000 italiani, alcune migliaia dell'esercito USA, ma non nativi degli States.
 (8.450.000 MORTI, 21.188.000 di feriti, 7.751.000 dispersi). 

(VEDI SOPRA la tabella riassuntiva ufficiale )


Per l'Italia fu una "vittoria", ma con grossi debiti con gli alleati, da restituirsi in 62 anni.
Inoltre aveva i propri debiti, cioè il costo della guerra che gravavano sull'Italia, e che furono di 157 miliardi di lire (il suo PIL annuo era di 95 miliardi).

Fu poi l'origine (insieme a tedeschi) dei suoi successivi guai. (entrambi
 non volevano pagare).

____________________________________
___________________________________________________
SE DESIDERATE UNA RELAZIONE MOLTO PIU' DETTAGLIATA
IN 54 CAPITOLI !!

VEDI

APERTURA > > >

< < RITORNA ALL'INDICE

HOME PAGE STORIOLOGIA