ANNO 1962

CRONOLOGIA DELL'ANNO

E' in arrivo la beatlemania, i capelloni, la generazione beat

 

E' l'anno delle promesse di FANFANI con il "suo" centrosinistra con l'alta regia di ALDO MORO e i suoi "DOROTEI". 
Hanno contro la Chiesa, gli Usa e una buona parte della stessa DC. 
Ma saranno loro d'ora in avanti a gestire il potere per i prossimi sedici anni; a scatenarsi in lotte intestine, a farsi lo sgambetto, a darsi spinte. Con Fanfani  messo in un angolo, trionfano i dorotei, poi lotte intestini anche in questa corrente, infine Moro andrà
quasi solo incontro al suo destino, non prima di essere stato messo all'"angolo" anche lui. Questo perchè nell'aria c'era l'ultimo  pericolo (ed era quasi certo), ed era quello che lui salisse al Quirinale. (ascolteremo nei suoi ultimi discorsi le sue amarezze e anche una cupa profezia > >

Fra i dorotei e i fanfaniani di questo periodo intanto spunta un "cavallo di razza" GIULIO ANDREOTTI con la sua corrente "Primavera". Un "osso" che nessuno ancora immagina quanto sarà duro in seguito, ma anche sfuggente, ironico, spesso agnostico,  ma non smetterà mai di fare il "ragioniere" di voti, raccogliendo a destra a sinistra, al centro, nelle chiese, dentro le forze armate, o nella semplice ciociaria, con il suo accuratissimo apparato elettorale
più efficiente d'Italia.

E' l'anno delle idee: delle Regioni, della riforma della Scuola, della prima Nazionalizzazione, della Riforma urbanistica, della Riforma pubblica, della Mezzadria e della cedolare. Ma alcuni progetti, pur con la concretezza e la volontà di Fanfani (ma forse proprio questa sua fattibilità, allarmava) verranno accantonati, e anche villanamente boicottati.
C'e' da spartirsi il Paese, creare i sottogoverni, aggregare le clientele di provincia, crearsi con gli uni e le altre il proprio potere locale; e su questo foraggiare la propria corrente; che stanno nascendo numerose, spesso dentro quei movimenti in cui i leader storici scopriranno poi (ma con molto ritardo) di aver allevato in seno ed aver avuto accanto  delle piccole "serpi".

E' l'anno dove si tenta di frenare i consumi pubblici e privati, ma una buona metà dell'Italia è stata ormai drogata. Produce opulenza per l'estero (40%) e gli italiani  anche loro ne vogliono assaggiare un pezzettino. Questa opulenza (tale a qualcuno sembrava, dopo tanti anni di fame e di toppe) la ottengono in cambiali, (che poi non userà neppure quelle, basterà il "segni" e i pagherò)  ipotecando il reddito di mesi e mesi, e togliendo la liquidità  e la manovrabilità del denaro alle banche; un sistema che porterà fra poco all'inflazione strisciante (dallo 0,42 del '59 si passa all'8 il prossimo anno); si fa verso la fine di un sogno che durò soltanto qualche anno.

E' l'anno dove le grandi industrie devono accettare di tutto, senza più fare discriminazioni sindacali. I Movimenti, lacerati, sempre più deboli negli ultimi anni e sempre sulla difensiva, scoprono nel corso di una disfatta (Torino) l'unità, il rapporto di forza tra padronato e operai, ma è ancora blando, opportunisticamente accettato dai primi  ma non seriamente concertato dai secondi. Ma entrambi le parti stanno al gioco.  Deve passare  tutto il '68 prima che il sindacato scopra di essere il primo attore dell'economia e, (dicono all'estero) anche della politica, perchè la politica in questi anni sarà del tutto assente. Incapace di seguire le profonde modificazioni, di capirle, quindi sempre maldestra nell'intervenire, salvo alcuni pionieri, poco ascoltati (Olivetti), spesso insultati, messi alla berlina (Sullo), ferocemente criticati (La Malfa) o attaccati (Fanfani).


"Abbiamo capito subito e ci siamo resi conto che non avremmo saputo dirigere la società italiana. Il Paese, fuori, era più forte della politica, e anche più intelligente. Non fare nulla fu la scelta migliore di tanti provvedimenti governativi.  Il paese fu così lasciato nella logica della foresta e per fortuna ci è andata bene" Onestamente lo confesserà l'industriale ma anche senatore Dc Piero Bassetti, su Repubblica, anni dopo.

E' l'anno del Concilio di Papa Giovanni XXIII, che sconcerta,  rivoluziona la Chiesa e la stessa politica; con una maggiore apertura verso i problemi contemporanei e, vera rivoluzione epocale, una maggiore apertura fra i non credenti. I comunisti ringraziano, la democrazia cristiana (quella confessionale) si straccia le vesti,  e una buona metà dell' episcopato reagisce.
Papa Giovanni era stato scelto perchè doveva essere un papa transitorio, di breve durata (l'età l'aveva) non per fare il "rivoluzionario". Fra l'altro contagiando anche il suo successore Paolo VI (che doveva essere già eletto al posto di Giovanni XXIII, poi si differì la sua elezione perchè dopo Pacelli mettere sul soglio un altro intellettuale come Montini, non era proprio il caso).
Una pausa di un paio di anni con un buon Pastore era l'ideale. Invece Papa  Roncalli non solo restò sul soglio cinque anni, ma in questo quinquennio sconvolse la chiesa come nessuno aveva fatto in cento anni; ebbe l'ardire di convocare anche il primo Concilio dopo la fine del potere temporale (del 1869-70 che come oggetto questo era proprio la condanna al materialismo marxista e al razionalismo liberale di allora), e lo convocò Papa  Roncalli anche a suo modo, ribellandosi alle regole.
(Vedi il link dedicato a GIOVANNI XXIII)

E' l'anno migliore del Paese, di quell'Italia precedente e di quella che verrà in seguito. Si e' partiti a gennaio chiudendo con il PIL del precedente anno a piu' 8,6%. Un record che fa sperare in un avvenire ancora più migliore, ma anche se sarà uguale farà comunque percorrere un altro pezzo di strada tutta in discesa. La potenzialità della nuova fase "non politica", con i rappresentanti degli operai dentro quella che dice NENNI essere (sua la famosa frase) "la stanza dei bottoni" fa sperare molto. Anche se l'illuso Nenni troverà di tutto nella "stanza" quando ci entrerà, meno che i bottoni di comando. Provò a pestare i piedi, ma lo fecero calmare subito "con un rumore di sciabole". (colpo di Stato?)

E' l'anno dove si producono molti frutti, ma molti rimarranno acerbi, mentre altri troppo maturi e perfino un po' guasti (nei posti di potere sono ancora molti quelli del vecchio regime) andranno a far marcire anche quelli sani nei prossimi anni. La stessa Chiesa convinta di aver manipolato bene il partito cattolico, dal partito verrà essa stessa manipolata (e questo lo aveva già capito in anticipo Pio XII - vedi   GEDDA);  verrà messa sempre di piu' in un angolo, esautorata perfino nelle piccole borgate. I suoi Comitati Civici furono fagocitati, sostituiti dalle sedi del partito che all'entrata hanno anche loro... il simbolo della croce e che sono ora le nuove sacrestie dove si ottiene tutto.

E dentro alcune di queste sedi, inizia il forte dissenso cattolico che nonostante le aperture di papa Giovanni, a forza di delegare ai politici il potere anche dei "piccoli cortili", negli anni '90 (Tangentopoli) la Chiesa rimarrà alla fine orfana, e di quello scudo crociato usato e utilizzato da altri, gli resterà solo un'altra croce da portare sulla schiena; ("aspettavamo il sereno e invece sta arrivando la tempesta"  aveva detto amareggiato Paolo VI qualche anno prima; aveva già visto lontano)
Il quel '91-92 (quando accadde Tangentopoli), sara' lapidario un monsignore di Vicenza, (dopo il naufragio della DC & C.) nell'ascoltare gli ipocriti appelli, o nel sentirsi spingere o a destra o a sinistra e con ognuno le sue mille tesi demagogiche: "state zitti, lasciateci almeno piangere in silenzio dalla vergogna". Quante alleanze sbagliate e compromettenti! (spesso subìte, in buona fede; un prete direbbe "subite evangelicamente"): Prima per una raccomandazione bisognava andare dal prete, dal proprio curato, mentre negli ultimi anni erano perfino gli stessi curati che dovevano salire le scale delle sedi della DC per chiedere un favore.

E' l'anno nel mondo dove molti piccoli Stati lottano e conquistano l'indipendenza, L' Algeria (dopo uno drammatico scontro con la Francia), l'Egitto, il Congo, il Tanganica, l'Uganda, il Mozambico, il Ruanda, lo Yemen ecc. Nascono gli Stati Africani (20).
Mentre i "grandi" (quelli civilizzati) Russia e America tengono col fiato sospeso il mondo con la minaccia di una guerra nucleare, si sfiora la Terza guerra mondiale, poi risolta in extremis, e chissà come; sembra che nessuno dei due voleva perdere la faccia. E qualche oscuro compromesso ci fu.
(i particolari e quanto incise in seguito questo evento,

UN ANNO DA INCUBO? > >


 E' il secondo fallimento della politica di KENNEDY (dopo Berlino Est) e questa volta vincente è FIDEL CASTRO. Ma già sta preparandosi il presidente Usa a commettere il terzo errore che costerà all'America per dieci anni lacrime e sangue e per la prima volta conoscerà la sconfitta.

MA ANDIAMO PER ORDINE CRONOLOGICO


17 GENNAIO - Tiene banco alla Camera lo scandalo di Fiumicino. Inaugurato il 20 agosto del 1960 in occasioni delle Olimpiadi, dopo sei mesi risultò inagibile, costruito con infimi materiali e su un terreno paludoso, senza nemmeno drenarlo.
E' l'inizio delle grandi opere pubbliche date in appalto con licitazione privata che procurano fiumi di quattrini alle correnti. Le inchieste portarono a galla la colossale speculazione sia nell'acquisto dei terreni (che erano stati stimati a un prezzo, ma furono poi con varie scatole cinese create appositamente - venduti  piu' del doppio) sia nella stessa costruzione.
Un ex ufficiale dell'aviazione stranamente (fra l'altro di basso grado) rientro' in servizio, ottenne la direzione generale dei lavori, creo' all'esterno una decina di societa' intestate a moglie, figli, fratelli, parenti e amici vari, e ancora stranamente (!) a queste società vennero affidati tutti gli appalti delle opere della gigantesca costruzione, e tutti a licitazione privata e non con delle aste pubbliche.
Motivo si disse, l'urgenza. I costi salirono al 250%, e nonostante questo, alla fine si scoprì che sotto un velo di cemento che si spaccava o al sole o sotto il peso del primo aereo che atterrava, c'era solo sabbia e il terreno paludoso era tutto da bonificare. I costi per la ricostruzione salirono alle stelle e gli italiani pagarono per 5 aeroporti e ne ottennero finalmente uno: Il Leonardo da Vinci! Italia anni '60!

E' l'inizio di un "perverso costume" (che farà scuola) nelle opere pubbliche (fra poco in quelle nazionalizzate, nei gruppi a partecipazione statale) si aggirano i boiardi, i corruttori e i concussi in un turbinio di mazzette, tangenti, favori, che si moltiplicheranno "biologicamente" in "amplessi" politici spesso incestuosi fra le correnti, o in "congiungimenti" vari nei fidanzamenti e nei matrimoni perfino con gli avversari (a caval donato non si guarda in bocca).

Sempre di piu' si fanno stretti i rapporti tra partiti e i grandi gruppi. Diventano i primi i padrini del "capitalismo assistito", poi alla fine saranno questi ultimi a prendere il "vero potere". E saranno poi proprio loro a ripartire tra i partiti di governo sulla base di un rapporto proporzionale il "foraggio". Nascono fra poco gli imperi della chimica, del cemento, del petrolio, dell'energia, del turismo, dei giornali. Referenti l'Eni, l'Efim, l'Iri, ecc. le perle. Nasce la "razza padrona" che sta già alimentandosi per il momento con le regalie, poi la politica divenuta spettacolo, costerà soldi , non basteranno più le fiasche di vino o le caciotte in regalo, occorreranno soldi, sempre più soldi, e soprattutto in contanti così non si lascia traccia.

Prima di tutti Cefis, tipico imprenditore di Stato, che si vale della politica per fondare, sui padrinaggi di partito un immenso potere personale. Mattei (un ex fattorino che ha scalato il potere) invece, é meno riservato, parla cinicamente ("i partiti per me sono come i taxi, li prendo poi a fine corsa scendo e pago") avviato anche lui verso l'onnipotenza, precipiterà inspiegabilmente con il suo personale jet, e come un Icaro verso il Sole gli si scioglieranno le ali. Stava volando troppo, troppo  in alto.

Il dualismo politico che sta per nascere con il centrosinistra, porta piccole ventate di falso pluralismo ma anche una maggiore distribuzione di poteri e quindi verso una scellerata gestione e spartizione del territorio. Non per nulla si accantonerà subito l'idea delle Regioni. Nato il progetto per decentralizzare, ci si accorse che a Roma veniva meno il controllo del territorio, e ci si affrettò a dire che nulla sarebbe cambiato. Serviranno le Regioni (per il momento così come sono)  per chi non ha un posto a Roma per creare centri di potere locale e con referenti il padrino politico di turno. Ma anche quando nasceranno formalmente le Regioni, l'autonomia
sarà zero, le 650 appetitose aziende Ulss - il primo grande apparato decentrato - serviranno ai partiti.
O come nelle industrie di Stato, nate per centralizzare e socializzare le imprese serviranno come forzieri per finanziare le correnti politiche dei partiti. O fare un favore all'amico nel fare assorbire allo Stato ad alto prezzo una sua azienda secca, o cedere a un altro un'azienda molto florida di Stato a basso prezzo.

Ma e' ancora presto per raccontare gli sviluppi, siamo appena all'inizio, siamo appena alla gestazione di un mostro famelico.

25 GENNAIO - Siamo alla svolta! Al congresso DC a Napoli. ALDO MORO, il segretario del partito, convince dopo sette ore di "curiali parole", i convenuti sulla necessita' di "avviarsi verso sinistra per dare l'avvio a una nuova politica".

Gia' dai primi mesi del 1960 si era profilata in concreto la possibilità di un ingresso del Psi nella maggioranza. Ma la situazione nella DC non era matura e la stessa Chiesa sempre determinante sulla politica democristiana (anche se  stava già entrando nel cono d'ombra) poneva il veto. Ma Moro ha proseguito imperturbabile su questo progetto. Ha lavorato un anno intero, ed è pronto ora, in questo fatidico 25 gennaio a vararlo.
NENNI in parte fu il fautore di questo "incontro storico" con i cattolici, fu lui a rallegrarsi con i suoi dicendo che finalmente si poteva entrare con Moro nella "stanza dei bottoni", anche se poi rimase deluso perche' tutto c'era nella stanza tranne che i bottoni di comando. E forse molti dei suoi amici di partito già l'avevano intuito. Non era lui il protagonista, era stato solo usato.

Infatti a Napoli, al congresso democristiano i socialisti non si presentarono tutti uniti. C'erano state fratture e l'ala sinistra era contraria a un ingresso nel governo a certe condizioni. L'ala di LOMBARDI era invece favorevole, ma non si trovò l'accordo, anzi seguiranno mesi di polemiche che nel '63 portarono alla scissione e alla nascita del PSIUP di SASSO, VALORI, VECCHIETTI, FOA e altri.

E se dissenso c'e' nella sinistra, non meno sono le divergenze  in casa democristiana al suo Congresso. Ma il protagonista è lui,  MORO. E ' lui il grande tessitore, non trascina, rimane sempre sotto tono nella lunga esposizione dove parla per sette ore di fila; non magnetizza di certo con la sua voce, eppure è lui a dirigere l'orchestra, lui l'artefice ideologico, sara' lui a formare il prossimo governo Fanfani, lui a dargli l'investitura politica e l'ossigeno, a questo governo e a quelli che verranno d'ora in avanti, a quelli che lui guiderà; e anche quando non vi parteciperà sarà sempre lui il regista. 
Lo fara' per sedici anni e continuera' a tirare i fili di tutta la politica italiana, lui a rappresentare l'ago della bilancia, fino alla sua morte quando stava preparando quella che doveva essere la sua operazione più ardita: l'ingresso del PCI nella maggioranza e lui candidato al Quirinale. Lo uccisero poche ore prima.

Moro é mite ma é temuto, lo ossequiano e lo baciano in mille occasioni, ma dietro lo contrastano, lo attaccano, più tardi lo umilieranno perfino, relegandolo a fare non il segretario della DC, ma il presidente, quella carica onorifica che proprio lui aveva inventato per mettere da parte i ribelli. Chiuderà la carriera in un modo drammatico nel '78.

A questo Congresso è Moro a sorvegliare FANFANI, lui a neutralizzare i dissidenti, lui a creare l'intesa per il nuovo governo e poi in quelli successivi, lui ad affrancare ANDREOTTI, lui a inventarsi poi ZACCAGNINI, e sarà lui a difendere la DC dagli attacchi nei processi di corruzione ("non ci faremo processare in piazza"), lui insomma è il regista e il guerriero. 
("l'uomo onesto", che "nessuno puo' accusare prima e dopo di scarso senso sociale o di mancato servizio alla giustizia". Elogio di Paolo VI ai funerali- Ma proprio perchè era un simbolo cadde assassinato.

Ed e' lui in questo Congresso a tirare fuori dal cilindro i nomi che domineranno la scena politica nei prossimi anni. Dopo la sua esposizione durata sette ore, sono concordi alla sua linea la  potente corrente dei Dorotei, riesce ad attrarre i Fanfaniani, e a farsi appoggiare dagli amici di Andreotti con la sua corrente Primavera.

Moro prende l'80% dei consensi. Forma un Consiglio dove ci sono 52 dorotei, 28 fanfaniani, 22 andreottiani. 18 sono quelli di Rinnovamento e Base. Inoltre rimane bene in sella a guidare il partito come segretario con 134 voti a favore, 24 schede bianche (ma erano ancora i bei tempi!)

C'e' insomma una rivoluzione in casa DC. Le due correnti sono e saranno le protagoniste per diversi anni: I DOROTEI e gli ANDREOTTIANI. E bisogna subito conoscere queste due correnti.

I Dorotei: E' la potenza della DC di questi prossimi anni, l'anima stessa della DC. Sono dorotei non solo una parte dei democristiani, ma ci sono dorotei tra i socialisti, nell'industria e nella finanza. Nata questa corrente il 14 marzo del 59, quando Fanfani era diventato l'uomo piu' potente d'Italia (contemporaneamente, Presidente del Consiglio, Segretario della DC, e ministro degli Esteri - cariche meritate, perchè Fanfani non era un uomo qualunque, ma era preparato e di grande intelligenza), si disse che dentro quel Convento di Santa Dorotea si svolse una riunione "sediziosa". (Mancava solo l'assassinio e poteva sembrare benissimo una riunione dei Borgia).

Infatti la "congiura" portò Fanfani il giorno dopo (e chissà a quale prezzo) a doversi dimettere da tutte le cariche. A sbranarlo c'erano RUMOR, GAVA, SEGNI, PICCIONI, GONELLA, COLOMBO, GUI, ZACCAGNINI, RUSSO e altri, ma soprattutto ALDO MORO. Un gruppo quindi di antagonisti interni al partito che rappresentavano la piccola borghesia, un gruppo che stava aggregando la clientela della provincia e che si apprestava con questa a conquistare governo e sottogoverno.

Fanfani fu fatto "fuori". Lui aveva dato le dimissioni, 37 gli chiesero di ritirarle, ma 54 "amici" invece le accettarono. Dominò dunque Moro con 137 voti a favore, e con i rimanenti voti, Fanfani nemmeno più lo nominarono (una umiliazione) misero infatti dentro 24 schede bianche.
Fu dunque Moro a rimanere alla guida del partito. E nasceva da questo momento la sua "forza" (ma anche Fanfani apparteneva ad un'altra razza, a quella onesta e leale, e nonostante questa sua infelice giornata congressuale, fu l'unico nel '78 quando accadde il "fattaccio" a schierarsi per la liberazione di Moro. L'unico! E quando un grande politico non si porta dietro i rancori, diventa ancora più grande!)

Gli andreottiani: - GIULIO ANDREOTTI fino a questo 26 gennaio non contava molto. Salvo a Roma e nel Lazio. E' quì che prende voti ed e' quì che crea la sua corrente Primavera. In questi anni Sessanta non ha una parte di primo piano nella costellazione dei leader democristiani.
Delfino di De Gasperi fin dal 1945, ha ricoperto qualche incarico di governo, e' diventato ministro sotto il governo di SEGNI nel '59, ed e' ministro nel discusso governo bicolore TAMBRONI del '60, quello che creo' (vedi 26 marzo '60) scandalo non solo nella sinistra ma un putiferio dentro nella stessa DC che ne chiese le dimissioni perche' era un governo nato con i voti del MSI, quindi disse, la stessa Direzione Dc, inaccettabile "in contrasto con le intenzioni, le finalita' e la obiettiva funzione politica della DC". (di queste finalità e funzione nel 1994 se ne infischieranno i nuovi Dc).

Fu una "commedia". Ad opporsi a quel consiglio dei ministri dimissionario (di Tambroni) fu solo Andreotti, che fra l'altro si oppose con Scelba, anche quando Fanfani tentò di fare subito dopo un tripartito con l'appoggio del PSI. Quindi chiara la posizione della corrente di Andreotti, dove questa trovava appoggi proprio a destra. Perfino nella estrema. E forse soprattutto nella estrema (lo vedremo nei prossimi anni, visto che allo scioglimento di un gruppo di destra, quello più estremo, si mise proprio sotto l'ala della "chioccia" Andreotti). 

Ma MORO è un abile tessitore, ottiene a questo Congresso il consenso di Andreotti  (fino allora all'opposizione) e ottiene (lo abbiamo visto ai voti sopra) anche l'appoggio della corrente di sinistra di Fanfani (un audace pastrocchio!).

1 FEBBRAIO - "l'80 per cento a favore del centrosinistra. La votazione per l'elezione del nuovo consiglio nazionale della DC ha dato i seguenti risultati: "amici di Moro" 75, Rinnovamento 10, Base 11, Centrismo(Scelba) 13, Primavera (Andreotti) 9, "amici di Gonnella" 3, Indipendenti 4, "amici di Fanfani" 39. La mozione di maggioranza, favorevole alla collaborazione col Psi, ha così ottenuto più dell'80 per cento dei voti"
(Comun. Ansa, del 1 febbraio, ore 18,13)

Moro non solo ha vinto  ma opera in modo tale che riuscirà a mettere in un angolo Fanfani, anche se lo manda per il momento al governo con un bel po' di dorotei e con lo stesso Andreotti.
Poi riuscira' ad occupare lo spazio sia di uno che dell'altro e a ottenere il suo scopo, tutti i governi d'ora in avanti verranno guidati da lui o dai dorotei, fino a quando le "serpi" che si sono allevati in casa, ognuno con una propria corrente si scateneranno in una lotta intestina.
Da ex luogotenenti, con i vari sgambetti inizieranno a esautorare i vecchi leader, compreso e soprattutto Moro, che  da una destra moderata stava svoltando troppo a sinistra; non solo, ma stava indicando agli altri, in mezzo all'incrocio, come un vigile del traffico, di svoltare anche loro (vedi immagine seguente )

Moro indica la strada, 
a  Fanfani (Dc), 
Reale (Pri),
Saragat (Psdi),
Nenni (Psi)
(e la destra preconizza sventure)

2 FEBBRAIO - Moro - abbiamo detto nella pagina precedente -  da una destra moderata stava andando troppo a sinistra.....non solo, ma stava indicando agli altri di andarci..... (La copertina della Domenica del Corriere riportò molto efficacemente questa "svolta" che provocò alla vigilia molti timori  (era un "salto nel buio") ma anche molte aspettative nell'opinione pubblica dopo tanti anni di predominio democristiano.

Si temeva il giorno dopo un crollo della Borsa invece...."Il Finacial Times osserva da parte sua che "le apocalittiche previsioni fatte dalla destra in Italia non hanno ricevuto nessuna conferma in Borsa. L'ondata di panico profetizzata non si è avuta e i prezzi si sono mantenuti a un livello soddisfacente. Il pubblico italiana mostra di aver capito che l'apertura a sinistra non è il principio di uno scivolamento verso il comunismo"
(Comun. Ansa del 2 febbraio, ore 20,51)

Ma a Mosca cosa dicono? - "Il giornale Izvestia, dedicando un articolo alla situazione politica italiana, si chiede "Che cosa si nasconde dietro la formula del centrosinistra? e risponde con la definizione data da Togliatti: " Una commedia tipica e ambigua, con travestimenti. Non si può parlare di vero spostamento a sinistra se la formula si appoggia ai tre vecchi pilastri: clericalismo, monopoli, Nato" (Comun. Ansa del 3 febbraio, ore 22.22)

Non è invece d'accordo sul clericalismo: " l'Economist scrive che il nuovo atteggiamento della DC è stato causato anche dalla cessazione da parte della Chiesa cattolica dell'interferenza negli affari interni della Democrazia cristiana ( Comun. del 2 febbraio, ore 21,25)

 Moro solo più tardi pagò poi con degli ostracismi, e alla fine anche con la morte per aver avuto queste tendenze che erano delle vere e proprie invasioni di campo, un campo molto affollato. Ma ne riparleremo. E molto!
Solo dopo venti anni ricomparirà Fanfani in un governo, nel 1982, dopo 5 di Moro, 5 di Rumor e 5 di Andreotti, quando in Italia stava iniziando una nuova fase e Moro era morto già da 4 anni.

Sul "liquidamento" del governo Fanfani avvenuto in questo 2 febbraio, dopo la fine del congresso della DC,  il leader a gennaio aveva ricevuto un commento favorevole dall'americanissima rivista Time.
"Soffermandosi sulle prospettive di mutamento della maggioranza governativa con l'inserimento dei socialisti scrive: "La manovra può apparire azzardata, ma Fanfani ha le sue ragioni. L'Italia è nel pieno di un processo di espansione mai eguagliato nella sua storia. La produzione nazionale è in ascesa, l'inflazione è stata arrestata, i lavoratori comprano più automobili, lavatrici, frigoriferi. Ma nel mezzo della prosperità zone di ostinata depressione economica rimangono e Fanfani crede che una maggiore azione dello stato è necessaria per cancellarle. I suoi piani avversati dal partito liberale ma caldamente sostenuti dai socialisti di Nenni, prevedono investimenti governativi massicci nel Sud afflitto dalla povertà e vasti programmi per la ricostruzione di strade, scuole e ferrovie"
(Com. Ansa, del 9 gennaio, ore 01,26).


2 FEBBRAIO
- Fanfani dunque scioglie il suo precedente governo, apre a sinistra con le indicazioni di Moro, e ottiene il sostegno del PSI. Infatti il ....

22 FEBBRAIO
......Fanfani vara il suo IV governo. Un tripartito ( DC, PSDI, PRI) e alla Camera ottiene la fiducia con 295 si' e 195 no, 93 sono gli astenuti PSI. Non dissimile il risultato al Senato con 122 sì e 68 no, con il PSI che si astiene.

23 FEBBRAIO
. Una grande scossone quindi nella sinistra dove troviamo il PCI a interrogarsi in un convegno. BRUNO TRENTIN critica la nuova strategia e il nuovo corso della politica che afferma realizzata con i vecchi schemi. Un'altra posizione l'assume GIORGIO AMENDOLA che propone "nuove soluzioni". Afferma ai suoi colleghi che "il neocapitalismo non è nella vecchia situazione, bisogna insieme vedere e selezionare alcuni obiettivi progressisti che si hanno in comune e convergere non divergere".

A fine Convegno si delineano due diverse posizioni, ma entrambi i due schieramenti reciprocamente sono incapaci di intendersi. Ci si alza dalle sedie del convegno con una linea da seguire molto vaga. Vaghi sono i programmi e ancora più generici sono gli atteggiamenti da assumere. Ognuno diffida dall'altro. L'apertura della DC ai socialisti preoccupa. Molti non credono affatto alla conversione dei cattolici verso la sinistra e sono convinti che la DC stia solo usando i socialisti per farne uno specchietto per le allodole. Semmai credono l'incontrario, che la conversione dei socialisti sia solo una voglia per sedersi nella "stanza dei bottoni", spartirsi anche loro il territorio e il potere. (Nenni infatti rimarrà deluso, e scoprira' subito che nel "Palazzo" c'erano le stanze ma non i bottoni di comando. Almeno per ora, infatti in questo periodo i socialisti sono degli idealisti, dei puri, non conoscono ancora il "Palazzo", ne' come è fatto, ne' come funziona, e come si fa a farsi foraggiare, sono degli ingenui, dovranno aspettare Craxi, quando con un fiuto straordinario, all'inamovibilita' dell'oligarchia democristiana, va a creare la sua inamovibilita' "democristianizzando" i comportamenti della sua congrega che inizia a operare e a fare - come loro - bene le "vendemmie". Craxi poi si dimostrerà perfino infastidito quando rimarranno impigliati i suoi faccendieri rampanti, e dove ostentando la noncuranza sulla "questione morale" li chiamera' (quelli che avevano imparato bene la lezione) semplicemente dei "mariuoli").

5 MARZO - L'Economist viene smentito a New York: " ...il noto columnist Pearson del quotidiano Il progresso italoamericano,  riferisce le allarmistiche notizie diffuse da alcuni critici del presidente Fanfani, secondo le quali cinquanta miliardi di lire sarebbero finite nelle banche svizzere da quando Fanfani ha costruito il suo governo di centrosinistra, e vi sarebbe il pericolo che la crescita dell'economia italiana possa subire una battuta d'arresto...(Comun. Ansa, del 5 marzo, ore 20.20)

Insomma le malelingue non mancano. E sono abili a mettere in circolazione l'allarmismo. 
Ma alle 22,45 un altro comunicato dell'Ansa, precisa " Queste notizie non hanno trovato un favorevole eco tra i funzionari di Washington... anche perchè Kennedy sta seguendo anche lui una politica di centrosinistra, inaugurata da Roosevelt col New Deal ... Anche se il governo nazionalizzasse l'energia elettrica, non potrebbe nazionalizzare l'industria più di quanto fece il governo laburista in Inghilterra....C'è da dire inoltre che fu proprio Roosevelt  a nazionalizzare  gran parte dell'industria elettrica  del Paese"

Infatti FANFANI con il vasto piano presentato ed esposto alla Camera il 2 marzo non deluse le attese, aveva annunciato l'attuazione delle regioni, la riforma della scuola, la nazionalizzazione dell'energia elettrica, la riforma della pubblica amministrazione, la programmazione economica e la riforma urbanistica.
La Malfa con una nota aggiuntiva (del 22 maggio) elaborò poi il programma economico: il mantenimento di un alto tasso di sviluppo e la realizzazione di servizi sociali essenziali doveva uscire da una concertazione tra governo, imprenditori e sindacati per mantenere in equilibrio i diversi settori dell'economia e tra consumi pubblici e privati. 

Nel giro di pochi mesi Fanfani in Parlamento fece approvare la riforma della scuola (17 giugno), la nazionalizzazione dell'energia (18 giugno - il 27 novembre è legge)  e l'imposizione di una ritenuta sulle cedole azionarie (29 dicembre) che avviava la lotta contro l'evasione fiscale.

Nemici lungo questo percorso Fanfani  ne trovò moltissimi, spaventati dalla sua concretezza. Riuscirono perfino a bloccare due altri importanti progetti che stavano a cuore a Fanfani: quello delle Regioni (non se ne parlò più fino al 7 giugno del 1970 - con chissà quali ricatti) e la riforma urbanistica;  le correnti di partito e i proprietari di terreni tirarono un sospiro di sollievo.

23 MARZO - Piccolo passo verso il sociale. Si aumentano le misere pensioni di un 30%, quando queste erano all'incirca pari a meno di due stipendi mensili all'anno di un operaio. Circa 100.000 lire all'anno. La pensione sociale non esiste ancora, si distribuiscono dei miseri assegni di assistenza, e le mense comunali nelle città, l'Eca - cercano di dare un pasto caldo a chi non ha i mezzi di sostentamento. Mentre altre mense, quella cattoliche, quelle dei ferrovieri e molte altre forniscono a chi ha pochi soldi un discreto pasto completo a 400 lire. (la paga giornaliera di un operaio o impiegato oscilla dalle 2000 alle 3000  mila lire)
Siamo in pieno miracolo economico ma le mense in questo periodo sono affollatissime, si fanno anche due tre cinque turni a mezzogiorno e sera.
Altro intervento è la distribuzione dei libri scolastici gratuiti nelle elementari. Si vuole cosi incentivare la frequenza alle scuole di quei ragazzi che hanno le famiglie  con poche risorse economiche.
Un'altra novita' nel mondo del lavoro è quella che non si possono licenziare le donne a pochi mesi prima e pochi mesi dopo il matrimonio. Un malcostume molto diffuso nelle aziende a cui dava molto fastidio la maternità delle dipendenti.

13 APRILE - Piccolissimo passo anche verso la libertà di pensiero. Viene eliminata la censura sulle Opere liriche e di Prosa. Non quella sulle Opere cinematografiche, del Varietà e su quelle televisive.
In queste ultime  siamo ancora nel clima sessuofobo; siamo al centro di quell'epoca che sarà poi ricordata  dei "mutandoni". Anche se va a ruba Vado e torno, la rivista dei camionisti, che sull'esempio delle "pin-up" americane  pubblica le foto più osè delle attrice nostrane.
Come i calendari del 2000, tutti li comprano, ma poi nessuno li vede in casa di amici, così in questi anni;  in base alle vendite di Vado e torno tutti gli italiani risultavano essere camionisti.

2 MAGGIO - Elezioni del Presidente della Repubblica. In lizza GRONCHI che vuole essere rieletto (alla fine prenderà solo 5 voti). La corrente democristiana che lo sostiene (sono 90 voti) ostacola le votazioni per quattro giorni procurando molti fastidi a Moro.
La sfida è solo tra SARAGAT e SEGNI e sarà quest'ultimo - dopo nove scrutini- a essere eletto con uno schieramento di centrodestra in cui sono determinanti i missini e i monarchici.
E' ancora MORO quì il "costruttore", lui a sovrintendere i lavori. Saragat dopo l'estenuante ballottaggio, voleva ritirarsi se si ritirava Segni, ma Moro non accetta, riesce a mettere insieme i voti determinanti del MSI e della destra monarchica e viene eletto Segni.

Moro è abile, Segni aveva ostacolato dentro il governo la collaborazione con i socialisti? E lui con un colpo da maestro se lo toglie di torno facendolo votare dai suoi, riequilibrando così la destra.
Segni quindi salì al Quirinale con i voti DC e MSI PDIUM (443 contro 334). Da non dimenticare questi significativi voti, quando ci fu nel drammatico luglio 1964 il famoso tentativo di Colpo di Stato. Una pagina oscura dell'Italia, mai chiarita. I tanti omissis di Moro al famoso processo DE LORENZO contro l'ESPRESSO (il settimanale che rivelo' solo nel 1967 il Piano Solo) non chiarirono mai i legami, fra Quirinale, Sifar e Governo.
Moro con gli omissis...invocò la sicurezza dello Stato. E neppure fu mai chiarito quando nel 1990 tolsero gli omissis e Andreotti rivelò l'esistenza della struttura Gladio in quegli anni operante. Ma lo "sfondo" guardando con attenzione questa "scena buia", rileggendo i passi, gli eventi e i personaggi non dovrebbe essere poi cosi' tanto nebbioso. Ci arriveremo piu' avanti.

26 GIUGNO - Alla FIAT il suo dinamico Amministratore Delegato, VITTORIO VALLETTA non smentisce il suo passato operando con il suo abile e spregiudicato mestiere di grande "sarto". La sua abilità è quella di ricucire nei momenti critici i grandi strappi epocali. Lo abbiamo visto durante la guerra e nel dopoguerra, e lo abbiamo pure visto non perdere la sua spregiudicata freddezza quando lo sequestrarono per fargli la pelle (" tornate al lavoro altrimenti domani vi faccio licenziare").
Oppure quando mandò via i scelbini che volevano entrare in fabbrica, dicendo che non era il caso di strafare per un "semplice" sciopero (vedi 14 luglio '48, con la Fiat interamente occupata).
Lo ritroviamo qui in una intervista affermare che "il centrosinistra e' il frutto dello sviluppo dei tempi. Non si puo' e non si deve tornare indietro. Io sono un fautore del centrosinistra". Ma si è esposto, perchè molti non la pensano così. Il pretesto lo trovarono subito e si mobilitarono.

7 LUGLIO - Sono passati solo undici giorni dall'intervista di Valletta. A Torino scoppia l'inferno. Nel rinnovo del contratto il sindacati UIL socialdemocratici hanno firmato un accordo separato con la Fiat. Per questo motivo gli altri sindacati scendono in piazza con uno sciopero generale di due giorni, che pur rimanendo circoscritto a Torino, assume proporzioni gigantesche. Per la prima volta dagli anni 1946-'48, partecipano quasi tutti gli operai della grande fabbrica torinese, il 92%.

Dura tutto il giorno 7, dovrebbe essere una rivendicazione sindacale motivata da precisi motivi, invece il giorno dopo, lo sciopero divenne drammaticamente ingovernabile dagli stessi sindacati che lo avevano indetto. Piazza Statuto si trasformò in uno scenario di guerra, si disselciarono tonnellate di cubetti di porfido per scagliarli contro la polizia che non era ancora intervenuta, ma dovette rispondere con cariche e caroselli per disperdere i manifestanti diventati aggressivi. Il bilancio degli incidenti fu di molti feriti in entrambi le parti, 1141 manifestanti furono arrestati e processati, e 36 furono condannati a un anno di galera per il reato di "sovversione" contro lo Stato.

La stampa, il governo, la polizia, il padronato accusarono i comunisti di avere organizzato, alimentato e provocato gli incidenti, mentre i comunisti accusarono le bande di provocatori che, dissero, erano arrivati a Torino con macchine lussuose da altre citta', si erano infiltrati ed erano stati loro a provocare gli scontri con la polizia e a comportarsi da teppisti. Al processo riuscirono anche a dimostrare con dati di fatto inequivocabili che in effetti le cose erano andate proprio così.

I sindacati di sinistra erano quindi innocenti (ma anche impotenti) e questi drammatici due giorni avevano dimostrato (se era vero che una parte della classe politica aveva organizzato queste bande di teppisti) che erano entrambi incapaci di capire i nuovi tempi, che i lavoratori erano cambiati e che anche il padronato con il frazionamento in atto stavano spianando la strada a relazioni industriali fondate su forme di conflittualità negoziata.
Lo avevano capito subito il solito Valletta e il solito Pirelli, ma anche le partecipazioni statali (Intersind in testa, e così Nuova Pignone, Dalmine, Alfa Romeo) chiudevano velocemente i contratti e accoglievano le richieste sindacali.
Era gia' nato il sindacalismo gestionale e la partecipazione agli utili (alla Olivetti di Ivrea), in atto la "consultazione mista" (stabilimenti Bassetti). Stava dunque cambiando il mondo imprenditoriale, perchè si rischiava di chiudere se si andava controcorrente e questo presto lo avrebbero capito anche le altre aziende non ancora al passo con i tempi.

Stava finendo un'epoca, e questo lo dovevano capire anche i sindacati. Se prima negli anni Cinquanta la loro debolezza erano i due milioni di disoccupati e i cinque milioni di sottoccupati, ora dovevano capire che in questi anni realizzata la piena occupazione (anche se con tanti macroscopici difetti) il rapporto di forza tra padronato e operai era cambiato.
Sono insomma le prime avvisaglie di quanto succedera' nel '68 e nel '69. Finora ogni  piccola "congrega" locale concertava e otteneva qualcosa, infischiandosene di quello che accadeva alle altre "congreghe".
Due giorni prima degli incidenti, il 5 luglio, l'Intersind (il sindacato delle imprese pubblico) aveva siglato un accordo dei metalmeccanici di questo settore. Si erano chiuse nel proprio bozzolo e si erano messi d'accordo.

L'accumulazione del capitale dei grandi complessi negli ultimi 5 anni fu così possibile - dopo Torino-  proprio per una moderazione dei sindacati (ma non avrebbero potuto del resto  fare altro); DI VITTORIO che li aveva guidati non era stato mai esasperato nelle rivendicazioni, seguiva sempre la linea pragmatica, una linea soft: Lo disse molti anni dopo persino MENICHELLA che guidava la Banca d'Italia, che Di Vittorio non gli aveva dato proprio fastidio e che il miracolo economico era stato possibile proprio per questo suo atteggiamento.

Piazza Statuto, gli incidenti, i processi, le infiltrazioni dei provocatori, i teppisti mandati da chi voleva ostacolare il cammino dei tempi nuovi, fu salutare per fare aprire gli occhi.
GIORGIO BENVENUTO anni dopo infatti dichiarerà:
"La inopinata guerriglia era stata una lezione salutare perchè aveva segnato il principio della fine degli accordi separati, la discriminazione fra sindacati democratici e sindacati socialcomunisti". Inizia cioe' una nuova fase. 

Si cominciò da questo '62 piu' organizzati ma ancora sulla difensiva, e si arrivera' al '68 e all'"autunno caldo" del '69, quando il movimento sindacale italiano scoprì di essere il primo attore della economia e della politica (una constatazione questa che fecero gli osservatori esteri).

Comunque scoprirono in ritardo la vera unificazione; che le ideologie del partito erano una cosa e il sindacato era un'altra cosa. Con molto ritardo, quando il modello di sviluppo (autonomamente) aveva gia' creato delle distorsioni impossibile da raddrizzare.
I sindacati comunque fanno un ribaltamento dei rapporti di forza tra le classi ma sono ancora confusi, manca (lo dira' AMENDOLA) "un disegno generale, dimenticano le alleanze tra classe operaia e contadini, tra nord e sud, tra occupati e disoccupati".

Nel dopo '69, molte saranno le conquiste, i sindacati uniti manderanno in frantumi tanti muri ideologici, la democrazia entrera' nella fabbrica e si sostituiranno nei colloqui all'esecutivo, ai partiti e alle Camere, ma la forza d'urto di molti gruppi sociali nati in altri contesti, che non vogliono la mediazione sara' tremenda, troppi erano diventati nel frattempo gli squilibri, e troppo l'insistenza a fare del corporativismo solo in alcuni settori, senza elaborare un progetto comune piu' ampio su un'autonoma politica dei redditi dell'intero paese. Ma ne riparleremo a tempo debito.

14-LUGLIO - URBANIZZAZIONE DEL PAESE - Un'altra legge che avrà poi un impatto notevole nello sviluppo del Paese, venne buttata per demagogia nelle ortiche. Troppi grandi erano gli interessi degli speculatori dell'edilizia.
Anni prima era stato fatto un accurato studio dall' Ing. ADRIANO OLIVETTI sulla riforma urbanistica. Si fondava sull'esproprio generalizzato di terre nei Comuni per evitare la crescita di quella speculazione edilizia selvaggia che si stava verificando con l'effetto migrazione.
Era, con l'abolizione della legge dell'emigrazione interna, a tutti palese che non si poteva andare avanti in certi modi: nell'ubicare le industrie e nell'ubicare le case. Le prime non dovevano essere costruite tutte in un luogo e le seconde non dovevano ignorare l'ubicazione delle prime, ma neppure essere solo in funzione di queste, cioè fare dei squallidi dormitori della fabbrica accanto.

E' il ministro SULLO a riproporre questo disegno di legge con alcune modifiche che non cambiavano nella sostanza. Ed era un progetto che già molti altri paesi europei avevano adottato, non era quindi una idea estemporanea, non era un'avventura, ma erano esperienze che altri avevano già fatto, bastava dunque solo seguirle e semmai si potevano anche migliorarle.

ADRIANO OLIVETTI aveva costituito un movimento nel 1948 "COMUNITA'" (e non era solo uno slogan politico, ma una realtà a Ivrea) per affermare principi di socialismo umanitario e di libertà al di fuori del tradizionale sistema dei partiti.
Socialismo che non aveva nulla a che vedere con quello sovietico. Adriano Olivetti ancora giovane e prima di prendere le redini dell'azienda, non era volato in Russia ma era volato in America, per farsi non solo un'esperienza industriale di quel paese, cioè dare una perfezione stilistica al prodotto  e una immagine all'azienda paterna, ma si preoccupò anche  di studiare e fare tesoro di tutti quegli aspetti dell'organizzazione razionale del lavoro in fabbrica, ma anche quegli aspetti legati alla vita dei dipendenti nel dopo fabbrica, nel sociale; dalle attività del dopolavoro fino alla casa dei propri dipendenti; un impegno quest'ultimo che fece di Olivetti un vero e proprio urbanista. Alla fine degli anni '50, sia la fabbrica che il villaggio Olivetti  a Ivrea, era un modello unico in Italia (anche molto grazioso, belle case in mezzo ad ampi viali e tanti giardini).  Ma i politici italiani erano ciechi. Ma sarebbe meglio dire, erano in una ignoranza abissale.

L'intento di Olivetti era che una volta localizzato un preciso territorio, in concerto con le rappresentanze politiche ed economiche, il Comune (lui era riuscito persino a farlo privatamente) ne avrebbe espropriato i terreni e dopo aver costruito strade e servizi, fogne e luce, i privati su richiesta vi potevano edificare a proprie spese la loro casa (o un condominio se si univano in cooperativa) con un progetto consono all'ambiente sommariamente approvato da un ufficio tecnico e pagando solo quelle infrastrutture che anticipatamente erano state create a spese del Comune. Era in sostanza un deterrente alla speculazione e avrebbe anche consentito ai Comuni una perfetta gestione del piano regolatore che ogni citta' avrebbe dovuto poi osservare o varare ex novo sul proprio territorio.
Il disegno di legge venne dunque presentato in questo giorno alla Camera da SULLO, che non dimentichiamo è democristiano. Se ne discuterà fino all'aprile del '63 (ormai Olivetti era già morto nel 1960). Il progetto verra' attaccato da ogni lato per farlo fallire. Non mancarono le zuffe, dove si gridò scandalizzati che si voleva collettivizzare il Paese, farlo diventare comunista.
Il Popolo, organo ufficiale della DC, il 13 aprile del '63, si dissociò platealmente dal suo (illuminato)  ministro. Ed alcuni suoi colleghi (scavando, scavando) lo diffamarono pure, rovesciandogli addosso accuse pesanti sulla sua vita privata. La riforma urbanistica fu cosi affossata, anzi finì in una fogna. 

I proprietari degli unici terreni dove la speculazione era in atto potevano respirare. Il costo a metro quadro poteva salire indisturbato con la legge di mercato. E naturalmente chi aveva un terreno dove pascolavano le capre, anche se distante dieci chilometri dalla città (a Roma ) o dalle fabbriche (a Milano, Torino ecc.) poteva il palazzinaro improvvisato (conti, marchesi, principi, ecclesiastici e borghesi vari - perchè questi erano i proprietari dei terreni!) con le sue protezione politiche costruire i grandi casermoni in cemento.
Creare gli orribili comprensori dette "borgate" o "dormitori", dove se già esistevano delle distanze sociali e culturali fra gli immigrati di ogni regione che li abitavano; la distanza poi creata dalla lontananza dal centro urbano accentuò ancora di piu' questa distanza, impedendo l'integrazione "multietnica", e la partecipazione alla vita pubblica di un paese, che paese non era, perchè mancava di tutto, chiese, strade, cinema, negozi di ogni tipo; mancava la piazza, l'ambulatorio, la banca, l'asilo e in molti casi anche la scuola; di centri sportivi nemmeno parlarne, al massimo un campetto di calcio su un prato ancora per poco libero. In compenso c'erano le strade disselciate, acquitrini fra casa e casa, e le fermate dei mezzi pubblici a un chilometro di distanza (altro che villaggio Olivetti!!! dove all'interno c'era di tutto, dalla scuola ai locali ricreativi, il tutto in un ambiente ideale e piacevole per viverci. Non parliamo poi delle fabbriche all'estero. A Dusseldorf, la Henkel il suo villaggio dipendenti (30.000 abitanti) lo aveva concepito come le classiche città greco-romane, case e vie, che confluivano al centro dove c'era la piazza, i ritrovi, il teatro, la basilica; cioè l'agorà.

Nella cintura dei casermoni di Torino, Milano, Roma, Genova, il 70% degli abitanti passava in questi anni del "miracolo economico" (!!) il suo tempo libero a casa. E la loro spesa nella misura del 50% non veniva fatta sul posto dove abitava, e nè poteva farla perchè mancavano negozi.  Questa l'Italia dell'anno 1962 nel "triangolo del benessere". E gli scempi sono ancora lì, a testimoniarcelo.

7 AGOSTO - In questo clima, Fanfani alla Presidenza del Consiglio crea la Commissione nazionale composta da rappresentanti industriali e sindacati lavoratori per tastare il polso continuamente alla situazione nazionale per poi insieme con le proposte congiunte di questa commissione di esperti poter procedere verso una migliore programmazione economica.
L'obiettivo e' di modificare innanzitutto la rigidita' tra imprese e forza lavoro e cercare intese possibilmente senza provocare traumi tra le due categorie.
FANFANI non è solo un politico, e non è un pivello, è ordinario di Storia economica, a Milano, dove ha perfino scritto un trattato Colloqui sui poveri, e di questioni sociali se ne intende, conosce la problematica. Molte cose ben fatte in questo periodo avranno origine dalle sue idee.
Però sotto Moro appare corrucciato, ha una forte corrente, e non si capisce bene durante questo periodo se la sua corrente è schierata a destra o a sinistra. Moro abbiamo detto lo sorveglia. Poi, chiusa questa parentesi governativa, gli preclude nei prossimi sedici anni la presidenza del Consiglio, quella alla direzione della DC, e quella del Quirinale.

21 AGOSTO - Un terribile terremoto si abbatte in Irpinia e nel napoletano. Oltre venti i morti. Ma la vera tragedia fu il ritardo dei soccorsi e, come sapremo in seguito, la grande speculazione sui soccorsi e sullo stanziamento dei miliardi per la ricostruzione, gestiti in un modo vergognoso, favorendo inutili attività imprenditoriali di una nebbiosa clientela politica legata alle cosche locali.

3 OTTOBRE - E' la prima svolta nel sindacalismo italiano. CGIL, CISL, UIL, SIDA unite firmano con la Fiat gli accordi. Ma quello che è piu' importante, anche se non è ancora radicale come sarà nel '68-'69, sta sorgendo dalle ceneri l'idea dei "Consigli", cioe' una struttura di base che scavalca la divisione tra le organizzazioni e ricrea dal basso l'unità di "classe"; anche se questa parola è rimasta solo più sulla bocca degli estremisti e non degli italiani che lavorano.

4 OTTOBRE - Altra svolta epocale la fa la Chiesa. Per la prima volta dall'Unità d'Italia un papa esce dalle mura vaticane. Papa Giovanni XXIII si reca in pellegrinaggio nel Santuario della Madonna di Loreto e alla Basilica di San Francesco ad Assisi.

11 OTTOBRE - Papa Giovanni XXIII inaugura il Concilio Ecumenico Vaticano II. Vi partecipano 2494 padri conciliari.
Rivolto ai Vescovi di 86 Paesi dei cinque continenti, il Papa indica i nuovi orizzonti della Chiesa, dove, e come portare una dottrina aggiornata e consapevole delle esigenze e delle opportunità dell'eta' moderna. E sul mondo ritenuto ostile invita a esprimere atteggiamenti di misericordia piuttosto che di condanna.
(vedi per una piu' approfondita analisi nelle pagine "Cultura", questo evento giovanneo e post giovanneo nella Chiesa, ma soprattutto quale impatto ebbe nella politica italiana e come sconvolse  dalle fondamenta il conservatorismo, restio a questi repentini cambiamenti)

27 OTTOBRE - Esce di scena ENRICO MATTEI.
(vedi pagina dedicata "IL CORSARO DEL PETROLIO"

L'uomo considerato il piu' potente d'Italia. Precipita a Bascape', presso Pavia, con il suo aereo personale, un jet che si era fatto comprare dalla società che dirigeva, l'ENI. (vedi 12 novembre 1960)
Era partito da Catania. Sull'incidente sono state fatte molte ipotesi. Prima fra tutte il sabotaggio, dettato dal desiderio di far sparire un uomo che stava dando fastidio non solo in Italia (dirigendo uno dei piu' delicati settori dell'economia come le fonti energetiche) ma anche in altri paesi dove stava rompendo gli equilibri delle grandi compagnie petrolifere con i Paesi produttori.
Rimarra' sempre un mistero la sua fine. C'e' chi avanzò le ipotesi della Mafia siciliana (la Sicilia era stata esclusa dal Piano Energetico Nazionale) e chi avanzò ipotesi politiche fra i suoi avversari. Mattei condizionava molto la politica italiana; quando non erano ancora nati i grandi gruppi della "razza padrona" era lui l'incontrastato occulto finanziatore dei deputati dei partiti che "gradiva". ("io li prendo come i taxi, me ne servo, e a fine corsa scendo e pago").

Mattei, era nato in una famiglia di modeste condizioni, a 15 anni iniziò a lavorare, a 16 entrò come fattorino in un'industria conciaria, a 19 ne era già il direttore. Durante la guerra  partecipò alla Resistenza fino a diventare vicecomandante del CVL. Il 25 aprile del '45 e sfilò  a Milano in prima fila con Pertini e Taviani.
Già industriale chimico, fu nominato nel '45 Commissario straordinario dell'Agip, un'azienda di ricerche petrolifere creata da Mussolini nel 1925, che doveva essere liquidata. Con determinazione non solo salvò l'azienda ma dopo brevissimo tempo nel '53 costituì l'ENI, il monopolio delle attivita' petrolifere, con lui al vertice come presidente. Dopo dieci anni di spregiudicate intuizioni, era arrivato a farsi tanti nemici, in America, in Francia e in Italia.
La sua fine non sorprese nessuno, tanti erano i nemici. Fu accertato il sabotaggio ma le responsabilità rimasero un mistero.

All'ENI viene nominato presidente BOLDRINI, e vicepresidente compare sulla scena EUGENIO CEFIS, l'uomo che presto diventerà il tipico imprenditore italiano di quella che verra' chiamata la "razza padrona".
Quell'avvalersi della politica per fondare sui padrinaggi di partito un immenso potere personale. Lo ritroveremo sullo scenario dell'economia italiana per quindici anni con le sue "costruzioni" e "distruzioni" nei vari settori dell'imprenditoria pubblica e privata. Che non cesseranno con lui, ma avranno sempre il suo marchio, o meglio la sua "scuola", dove sarà la spregiudicata grande finanza a essere la protagonista assoluta dell'Italia dei prossimi anni e non più l'industria.
La prima costruirà e distruggerà alcuni imperi, la seconda, fu relegata a comparsa, con le sue aziende piccole o grandi che diventeranno solo dei dadi da mettere dentro dei bussolotti e poi giocare con grande cinismo le partite della feudalizzazione dello stato.

27 NOVEMBRE - Viene approvata alla Camera la nazionalizzazione dell'energia elettrica. Con 371 si' (maggioranza a cui si e' aggiunto il PCI) e 57 no MSI, PLI, PNM.
L'idea per indennizzare le imprese era quella di dar loro in cambio agli azionisti delle obbligazioni di stato. Era una soluzione questa che avrebbe evitato due grossi inconvenienti, il primo di non far uscire dalle casse denaro pubblico, il secondo si evitava - indennizzando direttamente le società- di non far venire la tentazione ai vecchi borghesi a non investire in Italia ma portare i capitali all'estero (cosa che in effetti poi avvenne appena ci furono, il prossimo anno, le prime linee di febbre di quel malanno chiamato " recessione" ).

A respingere la prima soluzione e quindi a favorire la seconda furono i democristiani con il loro governo, appoggiati anche dalla Banca d'Italia; GUIDO CARLI, il governatore, aveva scelto questa seconda soluzione unicamente per dare un nuovo slancio alle ex industrie elettriche. Ci si aspettava cioe' una diversificazione su altri settori.
L'IRI che ne aveva una buona quota di industrie elettriche, utilizzò bene la sua pioggia di miliardi, possedeva la SIP e vi smistò 200 di miliardi per ristrutturare l'intera antiquata telefonia di Stato, altri 200 andarono al centro siderurgico di Taranto, altri all'Alfa Romeo a Napoli, e altri ancora alla Società Autostrade fra cui l'Autostrada del Sole Milano-Napoli.

Fino al 1968 le industrie a partecipazione statale con questa liquidità prosperarono e furono anche guidate bene. Purtroppo questo termina quando arriverà Cefis che scompagina tutti i settori; mette sul lastrico il privato a favore delle sue aziende di Stato per non avere concorrenza (e lo fa bene) , poi (con un colpo di mano) lui passato al privato con la Montedison, con lo stesso obiettivo di non avere concorrenza, manda a rotoli quelle delle partecipazioni statali per dominare nelle aziende private, naturalmente in quelle migliori, infatti i rami secchi prima di uscire li ha rifilati tutti allo Stato, mentre quelli verdi e in fioritura sono nelle sue mani.  Ma ne riparleremo.

31 DICEMBRE - Viene approvata la legge 1859 che istituisce la scuola media unica ed eleva l'obbligo scolastico a 14 anni di età . Sopprime i corsi postelementari e di avviamento professionale insieme all'esame di ammissione al triennio conclusivo e garantisce per i diplomati il diritto di accesso a tutti gli istituti di istruzione superiore, esautora il latino come disciplina chiave dell'insegnamento e introduce una nuova materia di studio a carattere tecnico scientifico.
(ci sia adegua -ma non ci si allinea- con un ritardo di cinquant'anni ai Paesi europei)
(Vedi alcuni dati nel prossimo anno o nei link di "TABELLE", su questo stesso sito, la situazione scolastica in Italia e in Europa negli ultimi 100 anni, dove sono inutili i commenti)

 

 

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1962 La crisi dei missili a Cuba.
"Che" Guevara, allarma il mondo.

Dopo il fallimento americano dello scorso anno alla Baia dei Porci, la politica Usa verso Cuba divenne piu' prudente, anche perchè il 70 per cento dei cittadini statunitensi era contrario all'invasione dell'isola. Ad allarmare erano gli stessi governativi.

"Un portavoce del dipartimento della difesa, nell'illustrare ai giornalisti i dettagli di applicazione da parte delle forze militari americane delle disposizioni decise da Kennedy , ha avvertito "ci troveremo di fronte a perdite, inevitabili in un'operazione dell'ampiezza di quella che viene ora iniziata"
(Comun. Ansa del 23 ottobre, ore 03.34).

C'era un embargo sulle esportazioni americane ma non un vero blocco, che avrebbe potuto irritare molto il principale partner di Fidel Castro: cioè l'Urss.
I rivoluzionari dell'Avana pero' non erano tranquilli e nell'estate "62 chiesero a Mosca misure preventive per la loro difesa, che Mosca concesse per ben altri motivi, non certo per aiutare solo Castro a farsi un reame personale, nè i suoi rivoluzionari troppo sognatori. 
Venne decisa così  l'installazione nell'isola di missili a medio raggio diretti unicamente verso il territorio americano. Tecnici e materiali sovietici arrivarono numerosi per tutta l'estate per mettere a punto le rampe, e per formare i tecnici addetti, oltre al montaggio di aerei IL-28 con equipaggiamento offensivo.
Kruscev sapeva benissimo che le operazioni sarebbero presto state scoperte, ma voleva mettere alla prova gli Usa con un atto di forza.  Certo che non  credeva che gli americani, con dei missili schierati a poche miglia dal loro territorio, come una pistola puntata alla tempia, avrebbero accettato il fatto compiuto. La reazione presto sarebbe venuta. 
(Ma sapeva anche, Krusciov, che rampe e missili americani con testate nucleari erano puntati sull'URSS, dalle basi italiane poste in Puglia, a Gioia del Colle)

Il 9 SETTEMBRE - "CHE" GUEVARA rientra a Cuba dall'Urss ed allarma tutto il mondo dichiarando  ai giornalisti: "L'assistenza militare concessa dall'Urss a Cuba segna "una svolta storica" e ritengo che la potenza sovietica superi ormai quella degli Stati Uniti. Il rapporto di forze fra est ed ovest si è rovesciato; la bilancia pende dalla parte dell'Urss. Agli Stati Uniti non resta che inchinarsi"
(Comun. Ansa del 9 settembre, ore 11,26)

(Non dimentichiamo che il 12 aprile del 1961 i russi avevano mandato il primo essere umano nello spazio orbitale con il Vostok 1. Vedersi un russo che girava in orbita sopre le teste causò negli Stati Uniti non solo una umiliazione tecnologica, ma scatenò angoscia. Mentre questo secondo successo (il primo era stato lo Sputnik) inorgoglì tutti i comunisti del mondo " Cari signori tremate, noi abbiamo questo tipo di missili ! ")

In OTTOBRE gli aerei-spia americani scoprirono finalmente la presenza dei missili; iniziava così la crisi piu' grave del secondo dopoguerra, e mai come allora il Mondo è stato così vicino all'Olocausto planetario. (ricordiamo che lo scorso anno l'Urss aveva massicciamente sperimentato 31 bombe nucleari, di cui una da 60 megaton: i sismografi del mondo registrarono inequivocabilmente tutte le esplosioni dei sovietici)

"Un portavoce del dipartimento della difesa americano ha annunciato che le forze armate americane in tutto il mondo sono state messe in stato di allarme..."Ha poi mostrato ai giornalisti alcune fotografie prese dall'alto che mostrano i lavori di impianto a Cuba di basi fisse di missili balistici "..... e non è pensabile che questi ordigni, della gittata di 500 chilometri, capaci di colpire la Florida, per essere di una qualsiasi utilità, non siano muniti di testate atomiche"
(Comun. Ansa del 23 ottobre, ore 03.34)

Ora era però impossibile un intervento americano armato verso Cuba, la rappresaglia dell'Urss sarebbe stata terribile, o avrebbe innescato la Terza Guerra Mondiale; cosi'  il presidente Kennedy si decise per un  blocco navale tutt'intorno a Cuba: non ci sarebbero più stati rifornimenti di missili sovietici.
Il 22 Kennedy apparve in televisione e spiegò al Mondo (dichiarazione trasmessa in 30 lingue, in 102 Paesi)   la gravissima situazione: "Non correremo prematuramente il rischio di una guerra mondiale nella quale i frutti della vittoria sarebbero cenere nella nostra bocca, però non ci tireremo indietro di fronte a questo grave rischio in qualsiasi momento sarà necessario affrontarlo".  Voleva dire insomma che se uno sparava un colpo l'altro rispondeva. Inizia dunque un braccio di ferro.

Infatti, rispose poche ore dopo Kruscev lanciando anche lui un appello a tutti i popoli:  "A tutti i governi e a tutti i popoli, gli Stati Uniti d'America mettendo in pratica le misure contro Cuba si assumono una pesante responsabilità per quanto riguarda i destini del mondo. I popoli di tutti i Paesi devono comprendere chiaramente che, lasciandosi andare ad una tale avventura, gli Usa compiono un passo sulla via dello scatenamento di una guerra mondiale termonucleare"
(Comun. Ansa del 23 ottobre, ore 14,23). 
"Il blocco navale è insensato, attaccare navi straniere costituirebbe da parte degli Stati Uniti "un atto di pirateria"
(ib. ore 15.00)

Le foto scattate dagli U2 fecero il giro del globo dimostrando che potenzialmente i missili erano delle mire aggressive russo-cubane, rivolte contro gli Stati Uniti.
"La commissione della Camera ha votato oggi all'unanimità il richiamo alle armi di 150 mila riservisti"
(Comun. Ansa del 14 ottobre, ore 17,52)

I sovietici furono colti di sorpresa dalla reazione Usa, così che Kruscev (anch'egli perfettamente cosciente della gravità del pericolo atomico) accolse favorevolmente la mediazione offerta dal segretario generale dell'Onu Thant. Quest'ultimo proponeva la cessazione contemporanea dell'invio dei missili e del blocco. Gli americani però non potevano accettare, rimaneva infatti irrisolta la questione riguardante i missili già installati sull'isola.
Iniziò cosi un nutrito  scambio di missive tra Kennedy e Kruscev.

Il 26 ottobre il leader del Cremlino offriva lo smantellamento dei missili in cambio dell'impegno americano a non invadere Cuba. La proposta fu accolta da Kennedy, ma poi i russi cambiarono la proposta...gli Usa dovevano anche smantellare le loro basi in Turchia e in Italia. E questo per gli americani  era inaccettabile. Non potevano cedere a questo ricatto senza rischiare di perdere credibilità all'interno della Nato e dimostrarsi deboli di fronte al mondo. In gioco c'era tutto il prestigio dell'America.

(ma nessuna notizia in Italia parlò delle condizioni
imposte da Krusciov a Kennedy:
cioè di smantellare i missili in Italia, in Puglia, rivolti verso l'URSS - vedi >

in fondo alla pagina dell'ANNO 1957 > > >


La tensione fu fortissima, perchè la soluzione era in entrambi i casi molto critica. In una o nell'altra soluzione c'era il "non ritorno".
Gli Usa comunque fecero il gesto distensivo di far arrivare a Mosca un documento in cui venivano accettate le proposte russe del 26 insieme all'intenzione di intavolare negoziati bilaterali Nato-Patto di Varsavia per la riduzione degli armamenti. Il 28 il Mondo veniva a conoscenza che la crisi si era conclusa: i sovietici accettavano la controproposta statunitense.

Non sapremo mai quali impegni presero le due parti. (ma ora a distanza di 45 anni, lo sappiamo, vedi il link sopra) Certamente molto più vincolanti di quelli presi alla fine della Seconda Guerra Mondiale, perchè allora erano alleati, mentre qui ora era in atto una sfida di chi era il più forte; ma la sfida  fu poi blanda alla fine, anche se entrambi uscirono dalla crisi senza perdere la faccia.

Infatti il diretto interessato, Castro, accusò l'Urss di non essere mai stato consultato nelle decisioni prese con Kennedy, e che se si voleva la sua collaborazione dovevano essere accettate anche le sue condizioni. Ma fu zittito subito, e lui non poteva far altro che arrendersi alle decisioni già prese  il 19 novembre. In pratica fu lasciato al suo destino, con una protezione russa più formale che sostanziale.

I missili cominciarono ad essere smantellati sotto la supervisione di commisari Onu.
Kennedy ottenne un (virtuale) risultato di immagine, ma anche Kruscev convinto di aver sbagliato a puntare troppo su una blanda reazione Usa, ne venne fuori come uomo di pace, comprensivo nel non insistere troppo,  ma si avviò (e forse proprio per questo) a concludere nel suo Paese la parabola al vertice del potere sovietico...e pochi mesi dopo, nel 1964 uscirà (o lo faranno uscire) di scena.

FINE

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