POLIBIO

LE TEORIE DELLE COSTITUZIONI

A ROMA COMPAIONO LE TEORIE DI POLIBIO
RIPRESE POI DA MACHIAVELLI, DA MONTESQUIEU E PERFINO DAGLI USA


(NOTA di "Storiologia"- Franco Gonzato )

CHI ERA POLIBIO? Nasce a Megalopoli. Suo padre lcorta era il comandante capo della Lega Achea, dopo la crisi delle poleis, lui aveva poi riorganizzato la politica in Grecia. Il figlio presto affiancandolo diventò capo della cavalleria ma con qualche intervento anche nelle missioni diplomatiche. Lui fin da giovane, anche se era stato avviato subito alla carriera militare, aveva coltivato moltissimo la filosofia dei classici che lo avevano preceduto, e ci si dedicò così tanto fino a farla diventare questa sua cultura vastissima, soprattutto sulla Storia, tale da indurlo anche a scriverla e a iniziare quella che diventerà - nel corso di 56 anni - una grande Opera: "Le Storie". (conosciute a Roma, ma poi dopo la caduta dell'Impero scomparse in Italia fino al XV secolo.

La sua carriera militare in Grecia si era conclusa molto male assieme al padre dopo la battaglia di Pidna (168 a.C.) con la quale il console Lucio Emilio Paolo cancellò la Macedonia, che era la potenza dell'epoca. E pur restato abbastanza neutrale durante la guerra Polibio attirò i sospetti dei romani, che nel 166 a.C. lo deportarono a Roma. Ma al processo non lo condannarono. Anzi lui nel difendersi molti furono colpiti dalla sua immensa cultura. E fra questi c'era Scipione.
A Roma Polibio ci rimase per diciassette anni, abbastanza libero, e quindi sempre a contatto con la nuova realtà storica romana soprattutto con gli intellettuali del Circolo proprio del suo ammiratore Scipione
(dove vi erano dentro i membri più illustri dell'aristocrazia e gli esponenti più prestigiosi della nascente cultura romana) maturando così Polibio con loro, una concezione di una politica universale in tempi che si guardava già a un Imperatore (come saranno fra non molto i futuri Augusto e Cesare).
Proprio con lo stesso Scipione, Polibio viaggiò in Italia, in Gallia, in Spagna, e fu lui a farlo ritornare in Grecia, dove nel 146 assistette alla distruzione di Corinto da parte dei Romani. (la Distruzione di Corinto e di DIO >>>>

Che però lui ai suoi connazionali non li presentò come dei tiranni, ma disse loro che i Romani volevano creare una cultura greco-romana, e che sarebbe stata una svolta per la storia di Roma e del Mediterraneo, visto che lo stavano conquistando tutto, e aggiunse....“La singolarità stessa dei fatti è sufficiente a incoraggiare e stimolare tutti, giovani e vecchi greci a sapere come e con quale forma di organizzazione politica i Romani stanno conquistando e conquisteranno quasi tutta la terra abitata, cosa che non ha precedenti”.

E non sbagliava. Poco più di un secolo dopo questo era l'Impero !!!



Nel 146 Roma dopo aver conquistata la Grecia, Scipione - toccò il culmine delle sue vittorie quando andò nel 133 a radere al suolo la storica nemica Cartagine e poi in Spagna anche la Numanzia.
(Polibio non mancherà di aggiungere per entrambe una monografia alle sue "Storie" sempre più numerose ).


La sua opera "Le Storie" (scritte nell'arco di 56 anni) é considerata una fonte importantissima da cui attingere informazioni riguardanti i principali avvenimenti storici, con i riassunti degli avvenimenti a partire dal 264 a. C. , soprattutto nel periodo dell'espansione romana.
(sono 40 libri, ma solo alcuni sono giunti fino a noi).
Polibio in queste storie non narra solo fatti di armi ma si interessa delle azioni (pracseis) degli uomini o, più precisamente, di quelle azioni umane che contribuiscono alla costituzione di una forza, una potenza militare e politica di uno Stato. ("La forza"!!
- Lui forse anticipa Machiavelli???)
Scrive Polibio: "Le masse popolari con i loro tumulti e i loro fanatismi sono inezie, sono delle irrazionalità che portano solo alla decadenza". - Polibio profeticamente questa decadenza già la vede; i romani hanno iniziato a vivere di piaceri, di giochi e godimenti vari. Gli schiavi li faranno diventare servi, poi entreranno nell'esercito, nello stesso diventeranno comandanti, ed infine diventeranno anche Imperatori.
Roma con Costantino nel 326 d.C., già non esisteva più; lui andò a fondare a Bisanzio la sua Costantinopoli, quattro volte più grande della stessa Roma.
Poi la fine di tutto avvenne nel 378 d.C. ad Adrianopoli, in Tracia, quando i Romani furono sconfitti dai "barbari" traci, e fu messo imperatore proprio un Trace; poi ne seguirono altri 30 di imperatori stranieri.

Queste "Storie" polibiane rimasero sconosciute in gran parte dell'Europa fino al XIV secolo. Niccolò Machiavelli indubbiamente ne conobbe alcuni passi, in particolare quelli del VI libro riguardanti lo "Stato della Forza". La VIRTU' è da lui intesa nel senso polibiano-romano, che significa "forza" "energia", che servono per le grandi imprese. E riguardo al giudizio sugli uomini, anche Machiavelli é negativo, vede decadenza e corruttela.
Da quel momento in poi sia "Le Storie" Polibiane come quelle machiavellche ("Il Principe") divennero (nuovo vangelo) conosciute in tutta l'Europa; infatti gli echi di quelle entrambi teorie compariranno nelle opere di autori come Montesquieu che scriveva ("il potere del popolo è confuso, così la libertà del popolo; la libertà è infatti il diritto di fare ciò che le leggi permettono e se occorre anche con la forza") - Quella di Montesquieu diventò una delle pietre miliari di tutte le Costituzioni degli Stati sorti dopo il 1789. E perfino nella Costituzione degli Stati Uniti d'America.

(Quella Italiana comparirà solo nel 1948 alla caduta dello Stato Monarchico.
Ma come modello - alla Costituente, fu presa quella Sovietica dell'anno precedente 1947.

Qui quella russa >>>>>>>>>>>>>

Qui quella italiana >>>>>>>>>>>>

La Nostra Costituzione oggi (2020) va cambiata !!!!! >>>>>>>>>>>>
Mai come oggi si sente.... (per pacificare l'Italia divisa non solo nella politica ma anche nell'opinione pubblica) l'esigenza che un Capo dello Stato sia votato, eletto, legittimato direttamente tramite un Referendum Popolare per assumersi ogni responsabilità nell'indirizzo politico del Paese nelle più importanti scelte di politica non solo nazionali ma anche in quelle internazionali.
Noi oggi abbiamo 195 Parlamentari e 5 Presidenti del consiglio che non sono mai stati eletti dal Popolo, ma sono stati decisi nelle segrete stanze, anche se queste appartegono a piccoli partiti con l'1-3-5 %. Altri 200 sono nel Gruppo misto, che hanno cambiato la casacca di chi li ha votati, e che sono sempre a disposizione - chi offre di più - per dare a loro un voto nella maggioranza. Inoltre vi sono alla Camera, 230 deputati su 630 che non hanno mai fatto nulla, non hanno mai presentato una proposta di legge. Tutti questi sono pagati dagli italiani per stare in quella redditizia poltrona e attendono tranquilli che maturi anche il loro Vitalizio.

(NOTA di "Storiologia"- Franco Gonzato )


VENIAMO ALL'OPERA DI POLIBIO

La teoria delle costituzioni di Polibio

 

By: Prof. Giovanni Pellegrino
(che Storiologia ringrazia)

In questo articolo prenderemo in considerazione la più importante teoria elaborata dallo storico greco Polibio ovvero "la teoria delle costituzioni".
Prima di affrontare tale argomento riteniamo opportuno dire qualcosa sulla più importante opera di Polibio ovvero le “Storie “.
Proprio in tale opera e precisamente nel VI libro è presente questa "teoria delle costituzioni".

La composizione dei quaranta libri delle “Storie” ha impegnato Polibio per molti anni (56) e numerosi devono essere stati i ripensamenti le modifiche e le aggiunte.

Dobbiamo mettere in evidenza che le “Storie “ rimasero prive della stesura finale e fu un redattore dopo la morte di Polibio a pubblicarle nella versione integrale .
Ma il redattore mise insieme le carte che Polibio aveva lasciato ma non cercò di eliminare le contraddizioni derivanti da un lento processo compositivo che era stato lungo e stratificato.
Polibio espone a più riprese il suo programma e le sue idee sulla storiografia polemizzando coi suoi predecessori.

Polibio già nelle pagine introduttive delle “Storie” mette in risalto la novità del suo argomento: per la prima volta nella storia uno Stato ovvero Roma ha conquistato il potere su quasi tutto il mondo abitato.

Dopo il confronto con i grandi imperi del passato (persiani, spartani, macedoni) Polibio definisce l’inizio cronologico della narrazione molto dettagliata .
Tale narrazione comincia dalla 140ma olimpiade ( 220-216 a.C. ) dove si concludeva la perduta opera storica di Arato di Sicione .
Polibio mette in evidenza che a partire da questo momento le vicende storiche della intera ecumene acquistano un carattere unitario e organico.

Secondo Polibio è la tyche (fortuna) che ha provocato questa situazione eccezionale che richiede allo storico una visione globale e che rende ormai inutile e superate le storie nei particolari.
Secondo Polibio soltanto una storia universale può render conto dell’unità organica del processo storico e dare ai lettori una grande utilità oltre che diletto.

Lui si contrappone così all’unico storiografo che a suo dire aveva scritto una storia universale ovvero Eforo di Cuma.
Eforo aveva strutturato la sua opera intorno ai nuclei tematici.
A differenza di Eforo, Polibio afferma di scegliere come suo soggetto esclusivamente la storia politico militare delle vicende contemporanee .
Secondo Polibio uno storico per essere tale deve avere una notevole esperienza politica .
Tale conoscenza di tipo politico a detta di Polibio distingueva il vero storiografo pragmatico dall’erudito che trascorreva le sue giornate in biblioteca.

Detto ciò, riteniamo che sia giunto il momento di parlare della teoria delle costituzioni probabilmente l’argomento più importante presente nelle “Storie “.

Vari autori affermano che Polibio nella ricerca delle cause degli avvenimenti storici non riesce a raggiungere la profondità di Tucidide che è il grande modello dello storiografo greco.
Mentre Polibio nella sua opera si ferma a livello dell’analisi dei meccanismi politico costituzionali.

Secondo Polibio la causa ultima dei successi o dei fallimenti di uno Stato è sempre da ricercarsi nel suo ordinamento politico-costituzionale.

Per questa ragione Polibio dedica il VI libro delle “Storie" alla Teoria delle Costituzioni e all’analisi della costituzione romana.
Secondo le parole dello stesso Polibio il VI libro delle “Storie” contiene un’esposizione per sommi capi delle teorie elaborate da Platone e da alcuni altri filosofi.
Ma oltre alle teorie di Platone e di Aristotele si riconoscono nel VI libro concezioni di diverse scuole filosofiche ellenistiche.

Tali concezioni vengono riassunte da Polibio con qualche oscurità e incoerenza così che risulta difficilissimo stabilirne l’esatta provenienza.
Qualcosa di simile accade per il concetto di fortuna (tyche) che Polibio attinge dalle filosofie popolari e dalle credenze religiose ellenistiche.
Il concetto di fortuna ha dato luogo a infinite e spesso inopportune elucubrazioni .
Polibio infatti ha un approccio empirico ai problemi e non sente l’esigenza di rigorose costruzioni sistematiche.

Polibio parla delle tre forme di governo fondamentali ovvero la monarchia , l’aristocrazia e la democrazia.

Il quadro tradizionale delle tre forme di governo e delle loro rispettive degenerazioni presenta il passaggio dalla monarchia alla tirannide, da questa all’aristocrazia che degenera poi in oligarchia.
A sua volta il regime oligarchico è sostituito dalla democrazia la cui degenerazione è l’oclocrazia ovvero il governo del volgo.

A tale quadro Polibio aggiunge la teoria del rivolgimento ciclico delle forme di governo o "anaciclosi" .
(questo governo afferma tre forme fondamentali di governo
"benigno"; "monarchia, aristocrazia e democrazia" che sono deboli e instabili, e possono degenerare in un governo "maligno". In teoria se i governi "benigni" hanno a cuore gli interessi di tutti, quelli "maligni" hanno a cuore gli interessi di pochi eletti. Ma poi come sappiamo con la corruzione politica, anche i primi tre benigni si trasformano in quelli maligni).
La "oclocrazia" stadio ultimo del ciclo è spazzata via dal ritorno del regime autoritario monarchico con cui il rivolgimento ciclico ricomincia daccapo.

Polibio dedica particolare attenzione alla costituzione romana, dove sarà ospite per 17 anni.
Tale costituzione è descritta come un sistema misto in cui si ritrovano elementi di tutte e tre le forme di governo.
Secondo Polibio i consoli rappresenterebbero la monarchia, il senato, l’ aristocrazia le assemblee popolari, la democrazia.
Secondo una consolidata tradizione la costituzione mista è quella che riesce a resistere più efficacemente alle spinte distruttive che provengono dall’esterno e dall’interno.

Tuttavia, anche la costituzione mista non può sfuggire al ciclico trasformarsi delle forme di governo .
Di conseguenza per Polibio anche lo stato romano che pure è retto dalla migliore delle costituzioni miste è inevitabilmente destinato a decadere .
Il declino di Roma è infatti oggetto di una previsione molto dettagliata nelle “ Storie”. (profetica)

Secondo Polibio lo stato romano dopo aver superato gravi pericoli e aver raggiunto una potenza incontrastata, sarà abbattuto dall’avidità di potere e dall’eccessivo benessere.
(N.d.R. - Scrive queste cose nel 200 a.C.)


A dire di Polibio la ribellione partirà dal popolo, istigato da ambiziosi demagoghi e si instaurerà un governo democratico solo nel nome che nella sostanza sarà una oclocrazia .
Polibio nelle “Storie” mette a confronto le tre costituzioni miste esistite nella storia, ovvero Roma , Sparta , Cartagine .
La descrizione della costituzione romana del VI libro è apparsa all’esame dei moderni un fragile modello teorico per nulla rispondente alla realtà del sistema di potere romano.
Osservazioni analoghe sono state fatte per la religione e la cultura romane che Polibio non avrebbe affrontato con metodi etnografici in quanto considerava Roma ancora come una comunità greca .
In realtà Polibio, anche dopo la deportazione continuò a valutare la situazione politica romana con schemi mentali greci e a rivolgere il suo interesse al rapporto tra vincitori e vinti .
Possiamo dire che chi vuole comprendere l’animo dei greci dominati da Roma deve leggere Polibio e Posidonio .

Tuttavia, chi vuole comprendere Roma, la sua cultura e la sua effettiva organizzazione politica deve leggere Plauto e Catone .

Polibio si inserì d’autorità nel ciclo storico del mondo classico .
Suoi continuatori furono Posidonio e Strabone e forse anche lo storico romano Sempronio Asellione .
Polibio venne utilizzato largamente da Diodoro e da Livio ed inoltre fu scelto come punto d’arrivo da Dionigi di Alicarnasso che pure non ne apprezzava lo stile .

Concludiamo tale articolo mettendo in evidenza che dopo la riscoperta di Polibio da parte degli umanisti lo storico greco fu considerato per secoli lo storiografo dell’antica Grecia più autorevole .
Soltanto dopo la rivoluzione francese il suo posto fu preso da Tucidide che venne pertanto considerato lo storico greco più importante ed autorevole .

Prof. Giovanni Pellegrino


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