CORSI E RICORSI NELLA STORIA

ROMA - PERIODO ANTONINO - M. AURELIO ( 138 - 180 d.C.)

UNA AMBASCIATA CINESE

A ROMA CIRCA 2000 ANNI FA

LA VIA DELLA SETA: IERI - Si spera in meglio OGGI 23 marzo 2019 - Ma già 1851 anni fa, dopo aver appreso dai secolari mercanti delle spezie e della seta l'esistenza di questo grande impero, si mise in viaggio una delegazione cinese per Roma per iniziare una collaborazione commerciale e forse anche politica. Ma una volta giunta fece anticamera per oltre un mese. Furono considerati dei miserabili e trattati con tolleranza. Si scambiarono qualche dono e ripartirono con le pive nel sacco. L'incontro occidente-oriente dovrà aspettare quasi due millenni. - Ma adesso che questo incontro è avvenuto, oltreoceano a quelli che si considerano padroni del mondo, monta l'ira e dicono che "L'Italia é provocatoria". Temono che l'Italia rischia di non essere più una loro "colonia".

VI NARRIAMO TUTTA LA STORIA DI QUEL VIAGGIO


(da un antico e raro foglio di carta fatto di stracci, lungo 6 metri alto 40 cm.
(l'originale lo possiede l'autore di " Storiologia" )



Fin dalle origini gli uomini delle due antiche civiltà Egizia e Mesopotamica e in seguito anche quella Romana, ignoravano che al di là delle montagne indiane esistesse un'altra civiltà - la Cinese - e questa ignorava le loro civiltà e la loro potenza.
Divenuta - con la dinastia Han - un nuovo impero con una vita nuova, la Cina dall'isolamento della sua propria storia, nel II secolo D.C. voleva fare il suo ingresso nella storia romana. E si mise in viaggio con una ambasceria.


ERA L'ANNO 168
I CINESI A ROMA
Come sarebbe cambiato il mondo
se questa ambasceria fosse stata accolta con la dovuta attenzione.

A Roma non vi sono tracce di questa visita, (li avevano presi per uno dei tanti gruppi clandestini - i "Vu' Cumpra'" dell'epoca, i profughi delle varie conquiste romane fatte in tutto il mediterraneo e in medio oriente - e indubbiamente loro furono scambiati per commercianti beduini. Che a Roma erano in quel periodo già diventati troppi e la popolazione piuttosto insofferente nel vederli bighellonare, a chiedere la carità, o a vendere cianfrusaglie ad ogni cantone. (riportiamo una dettagliata cronaca di Marziale della vita romana di quei tempi nel capitolo in fondo)

Lo storico Florus ci racconta di una visita a Roma ancora nel periodo di Augusto (27 a.C. 13 d.C). di alcuni "Seres"; così chiamavano i mercanti della seta. E probabilmente erano solo tali, e di propria iniziativa si erano spinti fino all'Urbe).

Mentre dagli annali Cinesi (questo che citiamo è l'annuario Hu-han-shu- della dinastia Han) dove troviamo che venivano registrati minuziosamente anche i più piccoli eventi e quindi ogni affare di Stato; apprendiamo da queste pagine che una vera e propria delegazione di Mandarini, fu inviata a Roma, in "visita al re-imperatore romano AN-TUN". Questo significa che quando erano partiti con le ultime notizie che disponevano di Roma, per i cinesi l'imperatore corrispondeva a ANTONINO (imperatore dal 138 al 161).

Dopo il lungo viaggio, di circa 7000 km, nel 168 giunti nella Roma nel frattempo di Marco Aurelio (161-180), dopo giorni e giorni di attesa nelle anticamere del Palazzo, fu alla fine la delegazione cinese con supponenza ricevuta da alcuni funzionari romani, molto indaffarati dai preparativi delle guerre (per le minacce in corso dei Barbari, dei Marcomanni e dei Parti).
Inoltre a Roma vi era il silenzioso spettro di morte dell'epidemia di peste di quel periodo che stava falciando ogni giorno un numero impressionante di vittime.
(Nella capitale vi era il famoso medico asiatico Claudio Galeno, che iniziò a combattere con metodi nuovi e razionali la pestilenza, puntando innanzitutto sulla puliza; ma suscitò la gelosia dei medici romani e purtroppo Galeno fu costretto a lasciar l'Italia (169). Come curare la peste dovranno passare oltre 15 secoli.

Indubbiamentei i funzionari romani ascoltarono la delegazione cinese senza però dare tanta importanza a tutto ciò che questa ambasceria andava riferendo. Ne' vollero meglio accertarsi da dove effettivamente venivano, cosa volevano, e soprattutto non si interrogarono chi erano.

Non così i Cinesi che invece avevano appreso da tempo dai confinanti del Sinkiang l'esistenza di questo grande impero a occidente. Conoscevano i mercanti della seta e delle spezie che arrivavano a Samarcanda, a Bucefalia nella Valle dell'Indo (Odierna Kabul- Capitale Afganistan) per fare scambi. Erano dunque in possesso di molte notizie (come risulta dai loro precisi annali) del nostro occidente e molto informati delle guerre di Alessandro prima e Persiane e Romane poi, conquiste che ricordiamo arrivarono fino alla Battriana e alla Sogdiana quindi a lambire il Kashmir e le montagne del Tibet.
Traiano poi si era infatti spinto fino quasi ai confini del Afghanistan, poi fino ad Akaba nel 116, ed aveva preso contatto con gli indiani che conoscevano alcune rotte per la Cina.
Era dunque questa delegazione molto bene informata; volevano in sostanza essere i mediatori dei due mondi.

Questi ospiti cinesi a Roma per un mese vissero l'inquietudine, forse tastarono il polso dell'impero che era alla vigilia di un periodo cupo, e forse nutrirono qualche timore di essere aggrediti se rivelavano chi erano effettivamente e quanto ricco, grande e prospero era il loro Paese. E visto che erano in crisi, poteva venire in mente ai Romani di andarlo ad aggredire questo loro Paese.

Invece la Cina voleva semplicemente trattare direttamente gli scambi commerciali, visto che questi erano diventati un monopolio degli anatolici: dei trafficanti che come sappiamo non scherzavano con chi rivelava le piste carovaniere, sia da est, come quelle a sud, che da poco i romani erano venuti a conoscenza proprio con Traiano.

La SETA, che andava per la maggiore a Roma, era stata scoperta addirittura nel 2640 a.C. La prima ad usarla fu l'imperatrice Si Ling-dei. Da allora il successo non ebbe mai termine. Come si fabbricava era un geloso segreto. Fin quando più tardi - a Bisanzio nel V sec. - alcuni monaci di ritorno dall'Anatolia introdussero alcuni i bachi e il segreto di come si fabbricava la seta. Riuscirono così ad aggirare i commercianti asiatici, ma pure loro mantennero per secoli il segreto. In Sicilia giunse con gli Arabi nel 1100. In Francia solo nel XVII sec. e successivamente in Italia.

Quanto al RISO reperti fossili di cinquemila anni a.C. lo pongono nella valle dello Yang Tze. (ma l'Università di Pechino, ha reperito tracce vecchie di 10.000 anni). L’imperatore cinese Chin-Nong, nel 2.800 a.C. con un’ordinanza imponeva a tutta la famiglia imperiale di presiedere alle cerimonie per le seminagioni del riso partecipandovi lui stesso. (Oggi in Cina si produce 1 miliardo di quintali annui)
Il riso giunse in Europa come un alternativo prodotto alimentare con Alessandro il Grande. (anche se usato limitatamente solo in Grecia.)
Mentre il documento più noto sull’introduzione in Italia della coltivazione del riso è sicuramente la lettera che Galeazzo Maria Sforza. Nel settembre del 1475 manda al Duca d’Este in Milano, Nicolò de Roberti, 12 sacchi di semente di riso per la semina, affermando che se ne ricavano poi nel raccolto 12 per ogni sacco. (allora il grano era di 1 a 7). Questa cessione indica che esso è sicuramente coltivato in Lombardia nella Lomellina e successivamente in Piemonte nel vercellese. Dove in entrambe si costruiscono importanti canali per l'irrigazione che era estremamente necessaria. Qualche diffidenza l'ebbe il Veneto che attribuiva alla coltivazionbe del riso la malaria per via delle acque stagnanti. Solo nel vicentino alcuni territori abbondantemente canalizzati furono adibiti a risaie dalle Abbadesse (oggi Grumolo delle Abbadesse. -dove io ho abitato per quasi 30 anni).

I traffici gli anatolici li organizzavano e li gestivano solo loro. Ma ben presto il tessuto di seta non arrivava più a Roma così come l'acquistavano in Cina, ma portata nella segreta isola di Coo, qui coltivavano i bachi, li manipolavano, li sfilacciavano, li rifilavano e da veri artisti artigiani della tessitura riuscirono a fare quel ricercato prodotto tipico, velato, con dei colori mai visti prima (anche questi gelosissimi segreti) che facevano impazzire le signore romane piene di soldi. (un abito così costava dai 4000 ai 10.000 sesterzi, pari a circa 5.000 euro di oggi, e sappiamo che persino Marco Aurelio rifiutò alla moglie di acquistargliene uno sostenendo che "era una pazzia, con già le finanze bisastrate non bisogna dare il cattivo esempio". E le finanze erano in crisi proprio per questo lusso; la bilancia dei pagamenti registrava 100.000 sesterzi nel deficit solo per questi panni. Una pazzia.
( Ma già Plinio il vecchio nel 70, ne aveva deprecato l'uso per l'alto costo che aveva. Ma le donne ne andavano pazze, nelle feste le sfoggiavano abbondantemente. In alcuni affreschi di Pompei (oggi al Museo Arch. di Napoli) vediamo le matrone rappresentate farne grande sfoggio.
Ben peggiore il giudizio che ne dava Seneca; lo aveva considerato questo lusso della seta immorale, indecente; "i vestiti di seta non nascondono il corpo, per decenza non possono essere chiamati vestiti". Ma servì a poco.
Quanto a decenza e a scuproli c'era ben altro: vi era già la "maternità surrogata", cioé "l'utero in affitto". Questo perchè una donna in età fertile che non figliasse (per colpa del marito sterile) era concepito come uno spreco. E anche quando la propria moglie era sterile, si ricorreva alla moglie dell'amico, la si metteva a sua disposizione per qualche mese. Come fece lo stesso Marco Porcio Catone Uticense con sua moglie Marzia, offrendola all'amico Ortensio Ortalo che aveva la moglie sterile ma che desiderava tanto avere un figlio.
Plutarco ricorda: «Se un marito romano aveva un numero sufficiente di figli da allevare, mentre un altro, che non aveva figli ma li desiderava, poteva convincerlo a usare sua moglie, consegnandogliela a tutti gli effetti, o solo per una stagione».
("Matrimonio e sessualità nella Roma repubblicana". http://www.fupress.net/index.php/sdd/article/view/2020.

Ricordiamo che allora non si sapeva ancora nulla sul concepimento, che occorre l'unione di due cellule, dette gameti. La donna era considerata solo un ricettacolo del seme maschile.)

 

Torniamo alla delegazione mandata dall'imperatore Roma. Fu trattata appena con tolleranza. Nessuno capì l'importanza storica epocale che tale incontro avrebbe avuto su tutto il pianeta: avremmo conosciuto oltre la Cina, il Giappone, forse 1200 anni prima anche l' America, e addirittura l' Australia 1500 anni prima, per non parlare delle conseguenza di carattere politico, economiche, filosofiche, religiose, culturali, scientifiche che avrebbero fatto fare un salto all'occidente enorme, incalcolabile.

Questi cinesi rimasero a Roma in anticamera circa un mese, prima di essere ricevuti, ed ebbero modo di vedere in quei giorni, accertarsi e soprattutto riferire poi al loro paese, che tipo di civiltà noi avevamo, che tipo di vita conducevamo, che bellicosi conquistatori eravamo (le conseguenze della guerra in Armenia le avevano non solo viste ma anche udite raccontare lungo il loro viaggio). Purtroppo scelsero proprio il momento sbagliato, quando la stessa Roma oltre alla peste e ai problemi che stavano sorgendo ai confini, si stava interrogando; con la decadenza che era arrivata fino sulla soglia delle sue porte, e dove addirittura l'epidemia queste soglie le aveva già oltrepassate seminandovi morte; provocando forse anche certe riflessioni di carattere spirituale (stava a Roma sorgendo la Cristianità) che però non maturarono immediatamente: la tragedia romana stava iniziando e doveva ancora compiersi totalmente.

(Tuttavia vogliamo accennare qualcosa sul nascente cristianesimo a Roma che ebbe poi così tanta importanza in Occidente e anche sulla tragedia romana.
In questo inizio dello sfacelo dell'impero romano, fra peste e guerre - il cristianesimo attecchì sempre di più per la precarietà dell'esistenza. Con questa religione i monaci che la predicavano dicevano ai malati, ai soccombenti, a chi si sentiva escluso dal benessere, che avrebbero trovato nell'aldilà una risposta compensatrice e un premio a tutti i mali.
Le pesti - soprattutto quella del 166 proprio con Marco Aurelio - fatalisticamente dai monaci furono attribuite al diavolo e al castigo divino. Ebbero dei successi questi sermoni soprattutto in mezzo alle classi povere e presso gli schiavi, preoccupando non poco le autorità governative quando incitavano i soldati alla diserzione.
Il numero dei credenti tuttavia in quel clima che diventava sempre più scuro, non cessava di crescere.
Davanti alle necessità, alle sventure, si predicava lo stoicismo. Si predicava il disprezzo generalizzato della ricchezza, della bellezza e della creatività. Si predicava l'accettazione della povertà come un segno della volontà divina. Si invitava quindi alla rassegnazione per chissà quali colpe da espiare. Purtroppo il popolo minuto, soffocato nella miseria e nell'ignoranza, che di colpe non ne aveva nessuna, queste calamità le dovette pagare tutte. Ma solo il poveraccio aveva il peccato originale cucito addosso a lui, gli altri, gli opulenti, no.

Questa miseria materiale e culturale portò irreversibilmente ad una povertà esistenziale di molti; e a una totale involuzione della civiltà quando gli anatemi colpirono anche le classi abbienti che i monaci disprezzavano perché abbruttite dagli spettacoli del circo e per l'ostentazione della loro agiatezza.

Si predicava che il teatro gratificava basse passioni; l'arena stimolava istinti bestiali; la danza era una inseparabile compagna dell'indecenza, perché - predicava Crisostomo- "non dava ristoro alla mente, ma eccitava le passioni più basse" (forse le sue). Indistintamente erano tutte queste attività focolai di immoralità. Quindi da eliminare!!
L'unico incoraggiamento che riceverà d'ora in avanti il poveraccio e lo sfortunato - in questo misero vivere - era - come già accennato - la rassegnazione, bisognava pregare pregare pregare e sperare una vita migliore nell'aldilà.

Ma purtroppo "vivere" nella natura umana non é rassegnarsi (stare seduti e aspettare); questo é un coraggio ridicolo dello sciocco. Con la rassegnazione non si va da nessuna parte, si resta fermi, sempre più deboli, e sempre più esposti. Ed è quello che accadde quando Roma iniziò a perdere la sua supremazia politica ed economica e soprattutto la quasi millenaria intraprendenza latina che le aveva entrambe costruite.
Sant'Agostino in seguito, Roma la chiamò "la fortezza da abbattere". E i solerti monaci con la nuova fede, si diedero molto da fare, iniziando a distruggere ogni cosa del mondo pagano; abbattendo idoli, opere d'arte, bruciando intere biblioteche pubbliche (a Roma ne esistevano più di 58 altre 30 erano le private). In seguito con l'editto di Teodosio (380) si criminalizzò l'arte (le sculture erano idoli pagani), la cultura (tutta la filosofia antica e la letteratura, era pagana e la si mandò al macero), la musica (la si abolì del tutto anche nelle feste contadine), lo sport (si aboliranno presto le quasi millenarie Olimpiadi) e più tardi con Giustiniano, nel 535 si chiuse anche l'Accademia (che erano allora come le nostre odierne Università); e perfino l'amore per la natura (fiori, piante, animali, tutto bandito dalla vita quotidiana). Non ci dovevano essere antagonisti.
Il Cristianesimo iniziò a partecipare sempre di più all'angoscia dei cittadini senza più certezze nel futuro. Il Cristianesimo non tollerava certe licenziose libertà all'interno della società, e si lamentava (non facendone parte) che la stessa era degenerata, diventata troppo opulenta, egoista, materialista, lasciva, immorale, dissoluta, degradata; e soprattutto miscredente. Banditi nei costumi le belle vesti che con i vari colori abbellivano le donne, il nero cominciò ad essere l'unico "colore"; banditi i profumi, i gioielli, i vari ornamenti. Le stesse capigliature dovevano essere avvolte in un panno nero. Le passeggiate nel Foro (le movide) presto finirono, anche perché ormai sembravano funerali.
Le giornate e le esistenze di ognuno iniziarono a farsi grigie. Purtroppo il resto - l'oscurità totale - doveva ancora venire! E sempre con le discutibili motivazioni.
Infine PAPA SILVESTRO (nel 314) che con Costantino si intenderà, fu posseduto da un tarlo, pari a quello degli imperatori: quello dei possessi temporali. E questo segna l'inizio del potere temporale.
Che poi negli anni 1000 diventò d'imperio. Gregorio VII ai vescovi nel 1080 in una lettera predicava:
"Fate in modo che il mondo intero comprenda e sappia che se Voi potete legare e sciogliere il cielo, Voi potete sulla terra togliere e dare a ciascuno, secondo i meriti gli Imperi, i Reami, i Principati, i Ducati, le Contee e tutte le possessioni degli uomini. I Re e i potenti della terra, si guardino dal tenere in poco conto l'amministrazione e l'organizzazione della Chiesa".

Come dire "siamo noi i padroni, Dio lo vuole!!

Sia Roma che a Costantinopoli si iniziò a formare la prima cellula del medioevo, una potenza, con una sua autoritaria gerarchia teocratica, che si moltiplicherà, fino a diventare un organismo capace di fagocitare e oscurare i precedenti 1000 anni di civiltà, di progresso, di cultura.
Costantino aveva messo il seme, Teodosio quarant'anni dopo, dalla rigogliosa pianta della creatività dell'uomo iniziò a togliere i frutti di 1000 anni di civiltà, poi impedì ad ogni gemma che spuntava di dare altri frutti, e la casta che lasciò nella sua scia, non ancora contenta, si mise a potare prima tutti i rami, infine a tagliare anche il tronco. Per 1300 anni i "campi" del sapere rimarranno aridi e sterili, fino alla linea dell'orizzonte, dove c'era purtroppo anche lì il buio e dove le nuove albe stenteranno a sorgere.
Addio ad Aristotele. Addio a Prassitele, Fidia, Democrito, Euclide. Addio Olimpiadi, Filosofi, Astronomi, Scienziati, Medici, Giardinieri, Giocolieri, Attori di teatro, addio alla Musica, all'Arte. Inizia un mondo opaco, triste, fatto di silenzi, senza colori, sempre più grigio, infine nero, buio; che sì alcune volte fu rischiarato da una luce, da bagliori: ma erano i falò, era l'inizio dei roghi dell'inquisizione e delle Crociate, al grido di "Dio lo vuole". (l'Inquisizione >>>

Ma purtroppo anche superato questo triste periodo, il nuovo mondo non è che cambiò molto; ancora a fine 1800, iniziava l'era dei "sacerdoti del capitalismo". Spencer nel 1880 poteva esprimersi ancora così "Non deve intervenire lo Stato a favore dei bisognosi, l'istruzione, compresa la sanità pubblica, ha l'effetto di far sopravvivere i soggetti più incapaci. E' la natura e la provvidenza, da sola, che assicura il buon sviluppo e la parte migliore della razza umana"-
Rockefeller pieno di sè non fu da meno: "Lo sviluppo tanto fiorente è il frutto della sopravvivenza dei più capaci, non è una tendenza perversa, non è che la manifestazione di una legge divina" (ma intanto sfruttava i deboli) - e Owen che voleva applicare nelle sue filande "principi umani", gli industriali dissero "Se cominciamo ad essere umani finiremo tutti sul lastrico, dobbiamo forse sostituirci a Dio?".
Questi "sacerdoti" del capitalismo, ben presto furono sostituiti dai "sacerdoti" della finanza o con in mano le "Bombe atomiche"! Una evoluzione? No una involuzione!

Torniamo a MARCO AURELIO, morto lui, lasciò nel pieno delle guerre l'impero al giovane 19enne COMMODO.
Che non volle continuare a fare il "bellicoso conquistatore". E proprio per questo - visto che con le conquiste le "caste" ci campavano - fu in seguito a 31 anni ucciso.
Ci è stato tramandato Commodo come un
"inetto imperatore" "condannato alla "damnatio memoriae" mentre forse stava diventando il "Primo europeista".

Ma chi vuole saperne qualcosa di più si legga in fondo una "rivisitazione" sull'operato di Commodo. Un giovane 25-30enne imperatore che quasi stava per cambiare il decorso della vita dell'impero. Guardando a quell'europeismo che ancora oggi ANNI 2000 siamo alla affannosa ricerca. (VEDI A FONDO PAGINA).
Chissà, se c'era lui a Roma i Cinesi non solo sarebbero stati "sentiti", ma scoprendo chi erano, ci sarebbe stato sicuramente un diverso corso della storia, di Roma, e forse anche dello stesso Oriente.

Forse quella delegazione cinese, da bravi ambasciatori attenti, scrupolosi e intelligenti - indubbiamente era stati scelti per questo - si guardarono bene di rivelare al Bellicoso Marco Aurelio, che grande Popolo era il Cinese, che grandi territori possedevano, che grande impero era quello Asiatico (maggiore a quello Romano) e che grandi conquiste scientifiche e tecnologiche avevano già raggiunto.
(tecnologie che poi nel sec. VIII mutuarono prima gli arabi e solo dopo le crociate dal 1200 in poi raggiunsero l'Europa - A Loyang la capitale esistevano magazzini per lo stoccaggio dei cereali pari a 120.000.000 di quintali, erano già censite 48 acciaierie dove si produceva già la ghisa e il bronzo speciale; cioè quella tecnica per fare le campane. Un procedimento che permise con la stessa tecnica agli arabi dell' 800 di fabbricare poi i cannoni. In occidente questa tecnica la si scopri solo nel 1200-1300. Ed esisteva la povere da sparo, ma utilizzate per i fuochi artificiali. Esisteva la carta, la moneta e perfino gli cheque per gli affari. Scoprirono l'uso del carbon fossile, che a molti viaggiatori pareva solo una "pietra che bruciava" - L'Europa lo scoprì e ne fece uso solo nel tardo Medioevo.
E avremmo anche scoperto 1500 anni prima quanto dura veramente un anno.
L'astronomo LIU-HUNG in Cina rilevò che i punti solstiziali non sono fissi come li avevano attribuiti gli egiziani, costruendoci l'anno solare, che  poi Giulio Cesare fece adottare anche a Roma (Anno Giuliano). Il cinese affermava che l'anno non è di 365,25 ( 365 giorni e 6 ore) che comporta una sfasamento di 11 minuti circa all'anno, ma è di giorni 365, 5 ore, 49 minuti. Gregorio XIII dopo che una commissione di matematici confermarono questi valori, solo nel 1582 modificherà il calendario con quello che porta il suo nome (Gregoriano), quando ci si accorse che l'anno era sfasato già di 10 giorni.  Il cinese sbagliò solo di pochissimi secondi l'anno, rispetto all'anno tropico esatto che conosciamo oggi: 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 45 secondi.

La delegazione a Roma forse preferì non entrare in dettagli (ma intanto si guardarono intorno per un mese) si limitarono - o tergivisarono - dopo essere stati ricevuti e ascoltati a riferire che il loro imperatore voleva solo mandare tramite loro dei saluti e dei doni. E sappiamo anche che questi doni furono ricambiati, e sappiamo pure che quelli romani giunsero in Cina, ma non furono molto apprezzati, erano spocchiosi, poveri, insignificanti, tanto da non meritare nella relazione neppure l'elenco dettagliato. Proprio i cinesi che nelle frontiere elencavano minuziosamente ogni cosa che entrava ed usciva; nella quantità e nella qualità.

Abbiamo detto che a Roma vennero ascoltati con sufficienza. Forse perché i romani di orientali conoscevano solo i Parti, i nomadi iranici, i beduini arabi, e alcuni pastori dell'Afghanistan, cioè tutta gente che viveva di stenti, le città erano dei villaggi, e quelle dell'antichità con il glorioso passato persiano erano tutte in rovina o in decadenza da secoli.
Insomma i romani avevano una bassa opinione di chi era al di là dell'Eufrate, abitanti che consideravano miserabili. Del resto più si andava verso i confini fino allora conosciuti e più ci si imbatteva in popolazioni molto povere che vivevano di pastorizia, in zone impossibili, in altipiani a 4/5 mila metri, e al di là, c'erano catene sconfinate di montagne, altissime, fino al cielo, fra cui la grande piramide del K2, un baluardo che domina possente l'intero territorio e lambisce la strada della seta. Potevano forse immaginare i Romani cosa c'era oltre quegli altissimi monti?

Dopo Samarcanda c'era il Kirghizistan, il Tagikistan e il Pamir che facevano con le loro altre numerose montagne di 7- 8 mila metri, una barriera invalicabile prima di scendere verso il Sinkiang, che, anche se superati gli altipiani, per la capitale cinese bisognava percorrere ancora tremila chilometri. Quindi distanze enormi.

Insomma questi cinesi, sentendosi scomodi (e non escluderemmo che furono trattati in tal modo essendoci il pregiudizio della epidemia - si diceva - venuta proprio dall'oriente, quindi presi come pestiferi untori) salutarono i romani e se ne ritornarono in Cina dove fecero la loro bella relazione (oggi si trova al Museo Archeologioco di Pechino), che qualche alto funzionario lesse, o forse lo stesso NUOVO imperatore, LING-TI, che i componenti della delegazione trovarono poi al loro ritorno.

Con la nuova sua politica opposta al suo predecessore (che era di apertura all'occidente) LING-TI decise (o decisero gli eunuchi che lo avevano messo sul trono) di chiudere ogni contatto, e di avvalersi da quel momento in avanti per gli scambi commerciali solo dei trafficanti conosciuti e accreditati ai nuovi rigorosi funzionari messi nei confini, nelle loro dogane, gli unici che sapevano e dovevano mantenere i segreti, visto che a loro interessava solo la vendita delle merci e indubbiamente non avevano nessun interesse a riferire ai trafficanti le nuove caratteristiche politiche culturali e ambientali del loro impero; e neppure le loro istituzioni politiche economiche che quest'anno con LING-TI erano profondamente cambiate. Segretezze reciproche, perché lo spionaggio, il tradimento erano puniti con la morte da entrambi le parti.

Queste attuali conoscenze spazzano via quelle teorie che volevano l'Impero Cinese isolato dalle altri parti del mondo o con una mentalità egocentrica. I nomadi ma anche i pacifici mercanti arabi, per secoli, da questo 168 e fino al 1200, tennero invece sempre i contatti per i loro traffici, nulla era sconosciuto da entrambi le parti. Abbiamo assieme ai documenti doganali delle merci, anche minute dove sono elencati minuziosamente i fatti e le informazioni dell'occidente che si raccoglievano - per farne una detagliatissima cronaca - con i vari racconti dei mercanti arabi.

Curiosi questi documenti delle merci, dove appaiono non solo i prodotti come denominazione e quantità, ma addirittura le varie qualità di ognuna: solo di incenso se ne elencano ben 13 qualità, di pepe 28, 45 sono i nomi dei profumi, la seta in 10 varietà. Mentre alcuni prodotti, semi, piante, oggetti preziosi ed altro in una lista erano considerati rigorosamente non esportabili, e riporta la stessa lista la pena da infliggere per chi si macchiava di tale reato.

Stessa efficienza a Canton, una "via della seta" via mare: qui esisteva una colonia di funzionari arabi fissa, che era sotto il rigoroso controllo di funzionari non solo doganale ma anche fiscale, visto che si svolgevano trattazioni col sistema monetario, accreditamenti, e pagamenti estero-estero.
( Recentemente demolendo una casa, sono state trovate in un caveau sotterraneo, i registri dei movimenti cassa e in grande quantità (doveva essere una banca) monete sia cinesi che quelle d'oro di Marco Aurelio romane, che la zecca di Roma aveva battuto - e questo è molto curioso- proprio quest'anno a Roma nel 168. Che è l'anno di questa visita dei cinesi in occidente).

A Roma però non esistono invece documenti con rapporti diretti. Le merci orientali nei magazzini dell'Urbe erano tutte di provenienza araba. Erano solo questi a conoscere le rotte marine, e guai chi osava percorrerle o rivelarne il segreto.
Nel Pamir la "strada della seta" che attraversa il bacino del Tarim, i deserti sabbiosi, le paludi e superano i valichi montuosi, difendevano questo monopolio con la natura del terreno, perché pochi organismi fisiologici umani e animali con la fatica superano queste catene, la respirazione è terribilmente difficile e le tempie a uomini e animali, battono selvaggiamente quando si superano i passi oltre i 4000/5000 metri. Si impiegavano quindi su questo ostile diaframma fra est e ovest, gli abitanti locali come portatori, sia da una parte che dall'altra, come fanno oggi coloro che fanno spedizioni alpine nel Pamir o in Nepal.

Questi contatti di due mondi quindi avvenne ma non fu preso in considerazione dai romani. Sappiamo in base a ricerche storiche che l'impero Romano contava in questo periodo circa 54 milioni di abitanti e di circa 60 milioni era la popolazione dell'impero cinese. Loyang che era la capitale aveva gli stessi abitanti di Roma, circa un milione. Abbiamo la cartina topografica, e perfino i documenti della burocrazia che gestiva il territorio con una esatta carta geografica dove erano riportate le cifre della popolazione in ogni zona e le quantità di cereali che producevano per l'impero. E vi era perfino ogni anno la sottrazione del numero di abitanti che perivano nelle grandi carestie, terremoti, epidemie o guerre civili. Tutte meticolosamente registrate. Era insomma una efficiente anagrafe con tanto di catasto statale e ovviamente in ogni contrada vi era lo Stato di Famiglia di ogni nucleo familiare. (uomini, donne, bambini, le attività e l'età di ognuno )

 

Purtroppo anche per la Cina questo stesso anno 168 - al pari dell'impero romano - non fu molto tranquillo; e forse si deve proprio ai nuovi problemi, con il cambiamento ai vertici, se la missione con le sue informazioni fu messa poi da parte. Cambiò radicalmente la politica nel Palazzo. Morto Huan-ti, gli eunuchi e i nobili si erano impossessati dell'impero e messo sul trono LING-TI. La casta dei nobili e degli eunuchi erano degli ostinati conservatori; e non c'è da meravigliarsi se chiusero definitivamente le porte all'occidente.

INSOMMA DELLA SPEDIZIONE A ROMA
PER SCOPRIRE L'IMPERO ROMANO NON SE NE PARLO' PIU', SILENZIO ASSOLUTO

Per essere sicuri, eliminarono tutti i burocrati e i funzionari che avevano partecipato a quella missione.
In Cina iniziò un periodo drammatico come quello in occidente, quando fra pochi anni il territorio sarà sconvolto dalle rivolte sociali interne (le sette dei Turbanti Gialli) e le invasioni dei Mongoli che sconvolgeranno e divideranno la Cina in tre regni.
Tuttavia questi erano tre regni ben organizzati, che bastavano a se stessi e che non solo dimostra un certo benessere, ma perfino un certo raffinatezza nel loro vivere. Difatti alla sua parte centrale affluivano solo merci di lusso, e tale era anche la seta, anche se non si tagliavano abiti per il popolo. I Mongoli che l'avevano conquistata non la scolvolsero più di tanti, ma si integrarono e si adeguarono ben presto a quella vita di benessere a loro ancora sconosciuta. Ben presto con gli usi e costumi si cinesizzarono!

Crearono un sistema bene ordinato di passaporti con accurati controlli che garantiva una generale sicurezza. Non vi erano imposte fondiarie; le imposte dello Stato erano assegnate secondo le sostanze di ciascuno e sulle entrate veniva incamerata con grande scrupolosità una imposta del 30 per cento.
Un'altra fonte di entrata era per il governo i vari monopoli come il té e il sale, il carbone, i metalli. Alto fu il grado raggiunto dai mestieri artistici. E così le attività in altri campi oltre a una serie intera d'invezioni che attesta lo spirito creativo di questo tempo; così quella della porcellana, la fabbricazione del vetro soffiato e decorato, quella della bussola (già conosciuta anche al tempo degli Han), quella della stampa, che democratica e insieme democratizzante, doveva diffondere l'istruzione molto più dei mezzi orali usati prima. Si diffusero così anche fiabe e favole cinesi che provenivano prima oralmente da una storia millenaria, costellata da cultura, credenze e tradizioni antiche. Da questi racconti e raccolte di fiabe tradizionali si possono scoprire perle di saggezza orientale tramandate e poi più tardi fatte conoscere in occidente dagli arabi.
Dalla popolazione cinese l'arabo infatti apprese specialmente l'istruzione, poiché in Cina ognuno aveva imparato a scrivere e a disegnare fin dalla tenera età, quindi a leggere.
Vi era l'organizzazione xiwang gongcheng statale il cui scopo era fornire istruzione completamente gratuita a tutti.
(i dialetti nella sterminata cina seguitarono ad essere usati, e le genti se conversavano non si capivano, ma con la singolare scrittura e poi anche la stampa, per tutti era uguale perché studiata nei banchi di scuola, era il modo di capirsi o di leggere i vari libri di ogni genere che si pubblicavano con i famosi segni pittografici in uso ancora oggi)

I commerci e la navigazione diedere impulso ai cantieri navali.

Si può più o meno seguire la sua storia, ma è quasi sicura, l'introduzione dalla Cina in Occidente della stampa per mezzo di lastre incise, dell'arte della stampa dei libri. Introduzione avvenuta allora (da non confondere con quella dei nostri caratteri mobili molto più tarda, ma che tuttavia in Cina già si utilizzava allo stesso modo mettendo insieme in fila varie figure dei loro caratteristici segni pittografici), la cui importanza addirittura fu enorme per noi (mille e più anni dopo) ma anche per loro. Entrambi crearono con la stampa l'intero sviluppo della loro e della nostra civiltà.
Gutemberg nel 1400 seguì la stessa tecnica cinese, invece dei segni pittografici cinesi che vanno a comporre le parole, mise insieme e in fila i segni delle varie lettere dell'alfabeto per comporre le stesse parole.

Per mezzo di testimoni oculari occidentali si sono poi potute avere in seguito (anche se in un modo occultato) informazioni quasi mai interrotte sulle condizioni della Cina nella successiva epoca. Oltre l'incomparabile successiva opera di MARCO POLO, vera miniera per la cognizione dell'Asia orientale di quei tempi, possediamo anche la relazione del viaggio del monaco friulano Oderico da Pordenone (circa nel 1322), che con meraviglia parla dello splendore della Corte imperiale e delle condizioni delle città, brulicanti di una gaia popolazione affaccendata, le quali per molti aspetti ricordano le grandi città moderne.

Possediamo inoltre la descrizione di Abd Allah Muammad ibn Battuta.....


(le due rotte conosciute - la rossa nel 1271-1295 di Marco Polo
la verde quella di Ibn Battuta nel 1325-1354 )

....un vero globetrotter con centinaia di viaggi dall'Arabia in Cina, uno dei più grandi esploratori e viaggiatori della storia. In Europa é rimasto per secoli sconosciuto, solo da alcuni anni sappiamo qualcosa di lui. Compresi i suoi DIARI.
Battuta attraversò l’equivalente di 44 nazioni in quasi 30 anni: dall’Africa a tutto il Medio Oriente, dalla pianura del Volga alle isole Maldive, dall’India alla Cina. Visse quasi sempre sulle sue navi, dove coltivava perfino le verdure e gli ortaggi in tinozze di legno.

Battuta nei suoi dettagliatissimi DIARI di affari e di cronaca, ci concede di vedere minuziosamente dentro la vita che si svolgeva in queste contrade, specialmente in ciò che riguardava il commercio e i mestieri.
Poiché questo Arabo ha osservato con l'occhio acuto dell'uomo d'affari, descrive, vanta ed esalta il piacere di viaggiare attraverso il paese, che chiama il meglio coltivato di tutto il mondo, e l'assoluta sicurezza che vi si gode; difatti negli alberghi e sulle strade maestre brulicanti di gente e altrettanto i tanti ponti.....

.... sono entrambi con tanta cura vigilati da pubblici funzionari; di notte sono loro a chiudere le porte e i ponti agli sconosciuti stranieri. Altrettanto nei vari porti dove poteva sbarcare solo chi aveva le carte in regola.
Al pari di Marco Polo, Battuta parla con molta stima dell'assoluta probità dei Cinesi; lo straniero consegna ad un mercante-banchiere o perfino al suo padrone di casa il proprio denaro, perché gli sia tenuto in serbo e questo gli é conservato e messo in conto con la massima scrupolosità. Sempre pronto a restituirglielo con gli intreressi. Nacquero così le "Banche".
Battuta riferisce anche intorno alle pie fondazioni, da lui visitate in Canton; qui da tempo in un gran tempio erano annessi uno ospedale per vecchi, per vedove o per orfani e perfino un asilo per ciechi e gli storpi. (Insomma era una Sanità Pubblica)

Con la fondazione nel 1358 della dinastia di imperatori nazionali dei MING, la Cina allora appartenne di nuovo agli antichi Cinesi. Poiché i Mongoli erano stati i patroni degli stranieri, la pubblica opinione si volse contro il commercio estero e i Ming non poterono resisterle, in quanto i torbidi interni e la rinnovata limitazione della Cina entro i suoi confini rendevano malsicuro il commercio con i paesi stranieri; questo poi cessò quasi del tutto, e la Cina, come una grande ostrica, chiuse ancora una volta il suo guscio.

Ma l'arrestarsi non è necessariamente un regresso e l'irrigidimento non è la morte; anch'esso consente un certo sviluppo, che però, come negli alberi potati alla cima, devono mettere mettere nuovi rami produttivi in basso invece di allargarsi inutilmente solo in alto. Analogamente anche il dramma perde la sua compatta unità, e nella letterature erudite trionfa ora l'enciclopedismo, la compilazione per mezzo di lavoro in blocco di vari studiosi di settore, quale si mostra nel modo più evidente con le gigantesca enciclopedie Yung-lo-te-tien, composte nel 1404 - 1407 coi suoi 23.000 volumi e 2000 collaboratori chiamati a collaborarvi.
Inoltre opere grammaticali, morali, istoriche; la letteratura cinese ha drammi, romanzi, novelle, vite e viaggi. Molte opere hanno forma d'enciclopedie e di dizionari, con grandissimo numero di volumi. Molte opere riguardano storie su i Giapponesi, i Tibetani, i Turchi aborigeni e altri popoli; alcune sono tradotte dal sanscrito e da altre lingue; Kien Long fece stampare nel suo palazzo una dettaglia CRONOLOGIA, desunta dai documenti. "La geografia ufficiale Tai Thsing-ce", una copia che adorna oggi la gran biblioteca di Parigi, ha più di trecento volumi. (Gli enciclopedisti Francesi - Diderot & C. ne stilarono una solo 1000 anni dopo)

Del resto l'ardito viaggio di Colombo nacque non solo dall'aspirazione a trovare una via più breve verso i ricchi paesi di Marco Polo, il Catai e il Cipangu (Giappone) ma anche dalle sue letture che gli arabi prima del loro ridimensionamento avevano portato in occidente, in Spagna. Ma soprattutto si tenne al corrente presso il suocero Parestrello a Porto Santo dove Colombo ci visse 2 anni; il suocero cosmografo aveva una sterminata biblioteca con volumi di Eratostene, Cleomede, Strabone, Tolomeo, Ateneo Plinio il Vecchio , Pausania, Zacuto, Pietro d'Ailly, Piccolomini e una raccolta impressionante di carte, di pergamene, fatte dai Cartaginesi, dagli Scandinavi, dagli Irlandesi, dai Normanni. Morto Parestrello la suocera donò tutto a Colombo. E Porto Santo si trova a Capo Verde, di fronte, al di la del mare c'é l'Argentina; e cìoè il vento che costantemente spira da ponente verso levante e dalle Americhe all'Africa vanno e vengono. Il resto lo sappiamo ma se vuoi saperne di più vedi QUI >>>

L'Europa poi fin dal secolo XVIII aveva acquistato conoscenza per la prima volta anche della vita spirituale cinese, e questo fu un grande merito innegabile dei GESUITI. Questi vi introdussero il Cristianesimo, e avrebbero forse ottenuto grandiosi successi con le loro missioni, poiché essi con accortezza politica e nel modo più delicato avevano ogni riguardo alla fede dei Cinesi, anzi dichiaravano- i "Riti Cinesi" che era un culto degli antenati conciliabile col Cristianesimo.
Però... sopravvenne a contrariarli lo zelo - e forse anche la gelosia - dei Domenicani e dei Francescani, i quali stabilitisi in Cina, con prepotenza e ovviamente appoggiati dal Papa si opponevano ai loro sforzi.
La questione di questi "Riti cinesi" fu rimessa al giudizio del pontefice e si ebbero decisioni incerte e contrastanti per oltre un secolo . Nel 1747 la Roma Papale condannò senza appello i "riti cinesi". Si prescrisse a tutti i missionari operanti in Cina un impegno esplicito a non tollerare i "riti cinesi". Fu un grosso errore: perché la tradizione filosofica cinese non era contraria al Cristianesimo, ma avrebbe solo voluto armonizzare con esso.  Non volevano essere considerati dei "barbari", "irreligiosi", "agnostici".
Il tentativo di presentare il Cristianesimo in veste cinese cosi fallì. Non scardinarono i "Riti Cinesi"
!!
Alcuni missionari vollero continuare la loro opera di sopraffazione ma furono ben presto ostacolati dalle autorità, messi sulle navi ed espulsi perché furono visti come estranei in una civiltà tanto orgogliosa di se stessa. Espulsi perché i Cinesi vedevano nei preti il faccendiere e non il sacerdote.
Mentre invece i cinesi avevano pazienza, saggezza e filosofiche norme di vita.
Solo nel 1939 Pio XII ammise la possibilità, a certe condizioni (!!??) della liceità dei "riti cinesi": ma ormai la Cina aveva da tempo voltato pagina. La Cina non ha mai voluto separare la fede dalla ragione.
La religiosità che ha costruto l'anima della Cina si era formata in età remota. Ma il cinese non si è limitato a praticarla in un modo esclusivistico, ma venera "il tutto" come manifestazione della divinità in assoluto. E questa venerazione si manifesta in ogni atto della vita, sia familiare (gli antenati soprattutto) sia pubblica. (curioso é l'episodio avvenuto durante l'ultima guerra mondiale, quando si tennero in molte città cinesi, pubbliche preghiere a una settantina di divinità diverse, tra cui Gesù Cristo. Non fecero così torto a nessuno). Questo perché un cinese può essere, buddista, taoista, confuciano, cristiano, ebreo, musulmano nella misura in cui  queste dottrine o parti di esse siano conciliabili, ma non discordanti.
(se vuoi approfondire su questo tema religioso cinese VEDI QUI >>>>


Qui non andiamo oltre e non vogliamo soffermarci sugli errori di un singolo o di un gruppo per poi estendere questi errori a tutto un popolo. L'egocentrismo di alcuni popoli nella storia ha sempre giocato dei brutti scherzi!

In Cina da alcuni anni qualcosa indubbiamente è poi cambiato. La civiltà occidentale, assimilata in certa misura, da una nutrita schiera di studiosi che fequentano anche le Università Europee ed Americane, sembra aver galvanizzato la compagine dell'Impero. Una trasformazione lenta ma visibile che già affiora in manifestazioni diverse. Non solo mercantilistica.
La teoria eletta dei moderni pensatori cinesi, e di conseguenza i politici, vogliono dotare la Cina, di una classe dirigente d'avanguardia, atta ad imprimere una graduale spinta in avanti al Paese.
Gli studenti di scuole superiori fino a ieri erano un manipolo, ma oggi sono legioni; le Università locali e quelle estere pullulano di figli del Celeste Impero. 34 milioni di ragazzi vanno all’Università, ed ogni anno se ne laureano 8 milioni.
Circa 150 MILIONI lo saranno entro IL DECENNIO che usciranno dalle 2.409 Università del Paese. Ma studiano anche all'estero 3 milioni.
Un bel successo nell’educazione, che porta però non pochi problemi a livello sociale. Infatti Il mercato del lavoro attuale non è pronto ad accogliere tutti questi giovani studiosi che ambiscono ovviamente a posizioni di professionisti.
Quindi la strategica "VIA DELLA SETA" in occidente sarà per tutti i cinesi una grande opportunità espansionistica.
Erano fino a ieri inerti? Ora sono studiosi e pensosi, domani saranno operanti; in tal modo il destino si compie ineluttabile.


una "chicca"

Dobbiamo molto a Leibniz.... con i suoi rapporti proprio con un gesuita padre Bouvet, riguardo ai famosi I-Ching > il COMPUTER con il suo sistema della TABELLA 64 codici binari, nasce qui con la TABELLA dei 64 esagrammi cinesi vedi QUI >>>> rimarrete sconcertati >> (una "chicca" per i matematici e informatici) >> )
Oggi i commutatori elettronici seguendo la tabella detta sopra è la stessa dei famosi I-CHING, ed operano con lo stesso sistema, flip-flop, acceso-spento, con i commutatori che hanno due posizioni e sono rappresentate dal numero 1 e dallo 0. (Nel caso dei I-Ching la linea spezzata e quella intera). E con queste due semplici informazioni procedono su una stringa (byte) fino a creare i 64 bit. ( !!!!!! ). Leibniz non ci capì molto, nel significato - ma una cosa la capì, che con 1 e 0 si possono comporre miliardi di parole. E obbediscono alle stesse leggi dei bottoni sinaptici del nostro cervello. E questo i cinesi lo sapevano già 2000 anni fa !!!
Quello che oggi appare stupefacente, solo da qualche anno scoperte dai neuroscienziati, è che i neuroni nel sistema nervoso centrale degli esseri umani, obbediscono alle stesse leggi. I bottoni sinaptici nel ricevimento degli stimoli (delle informazioni dei cinque sensi) sono "inseriti" o "disinseriti" (acceso o spento) per effetto della differenza del potenziale elettrochimico ionico delle rispettive membrane (la cui potenza va da -30 mV a +70 mV e determinano l'apertura-chiusura delle stesse membrane). Ioni che a loro volta generano un flusso di corrente negli assoni in pacchetti di quanti, che vanno poi a depositarsi nei neuroni lasciandovi (immagazzinandovi) una traccia; è la "traccia mnestica" (presunta registrazione fisica - "in bit", "in quanti di energia") di tutti i nostri ricordi o esperienze; una traccia che nessuno fino a oggi ha mai visto, ma in cui molti neuroscienziati, gli hanno già dato un nome "ENGRAMMMA". ( !!! )
Che non è null'altro che l'ESAGRAMMA cinese composto da
YIN e YANG. (Un concetto antichissimo che i filosofi cinesi fin dal 2000 a.C. (!!!) spiegavano l’origine del Cosmo, la vita nell’Universo. Due principi del flusso vitale che scorre incessantemente attraverso tutto il Cosmo; che ha dato origine e spiega il tutto).

GLI ATTUALI CODICI BINARI

000000

000001 000010 000011 000100 000101 000110 000111
001000 001001 001010 001011 001100 001101 001110 001111
010000 010001 010010 010011 010100 010101 010110 010111
011000 011001 011010 011011 011100 011101 011110 011111
100000 100001 100010 100011 100100 100101 100110 100111
101000 101001 101010 101011 101100 101101 101110 101111
110000 110001 110010 110011 110100
110101
110011 110111
111000 111001 111010 111011 111100 111101 111110 111111

GLI ESAGRAMMI

le 6 linee spezzate corrispondono allo 000000.....
le 6 intere corrispondono all' 111111
(lo 000000 = spento, l' 111111 = acceso )

il primo in Cina fu chiamato YANG, e significa il " polo negativo " 
Il secondo fu chiamato YIN, e significa il polo "positivo"

_______ guardatevi I-Ching __________

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Siamo dunque arrivati alla conclusione di questa breve singolare storia
che terminiamo con gli ultimi fatti, quelli del '900.
Mentre quelli attuali (quasi sensazionali per l'Italia)
sono ormai i fatti della cronaca quotidiana contemporanea.

Commiserandoli, fino a pochi anni fa,
volevamo che entrassero nell'economia di mercato ?

Ci sono entrati !!!!
Nel momento giusto per loro !! OGGI ANCHE IN ITALIA !!
Forse nel momento sbagliato per noi !!?? - Ai posteri la sentenza.

E non è vero che fanno solo imitazioni, ma investono anche loro in tecnologia e innovazione.
Dovremmo semmai ora copiare noi !! Qualcuno l'ha capito!!
L'idea si é da tempo invertita

A Padova una famosa Associazione Artigiani, alla consueta festa della
categoria, hanno omaggiato gli intervenuti, con dei "cadò"....
ERANO TUTTI FABBRICATI IN CINA !!!
( un aiuto alle imprese della Cina !!)
Ma qualche industriale non copia nemmeno più, importa già i prodotti finiti,
con una fabbrica impiantata in Cina.
(oggi, sono già 2000 le aziende italiane
in Cina con 135.000 maestranze italiane).
Noi occidentali gli abbiamo venduto le macchine "chiavi in mano"
e loro cosa ci dovrebbero fare? Le fanno funzionare!
E producono!!
.

Ma se andiamo indietro nel tempo
non abbiamo fatto anche noi qualcosa di simile a loro ?!:
* noi scoprimmo la carta e invece di importarla da loro realizzammo le ns. cartiere;
* scoprimmo i caratteri mobili noi allestimmo le tipografie;
* scoprimmo la seta? creammo i setifici; il riso creammo le risaie;
* la carta moneta, gli cheque, le banche = noi le abbiamo ricreate e invaso l'occidente
* la polvere da sparo (che i cinesi usavano da mille anni per i fuochi d'artificio)
= noi ci abbiamo creato le fabbriche d'armi,
e con queste ci presentammo a fine Ottocento
con le cannoniere nei loro porti !!! Per "colonizzarli" (!!??)

(compresa l'ITALIA
- qualcuno l'ha dimenticato? >>>> )


UNA CURIOSITA' sulla VITA DI ROMA
AL TEMPO DI ADRIANO-ANTONINO-MARCO AURELIO e poi COMMODO

sembra una pagina di oggi, moderna


*** LE MISURE ECONOMICHE URGENTI
*** IL CAOTICO TRAFFICO DI ROMA


Partiamo da qualche anno prima di Marco Aurelio. ADRIANO rientrato a Roma il 9 luglio 118, fece subito dimenticare la sua sospetta elezione come imperatore, considerata da alcuni come una usurpazione. E fece anche dimenticare quel frettoloso consenso dato dal Senato a far passare per le armi quattro uomini di rango consolare che si erano preparati per assassinarlo. Di conseguenza lui quasi subito allontanò dai luoghi di potere gran parte del seguito e dell'amministrazione, non senza ricorrere a metodi brutali

Nei riguardi del popolo, per accattivarsene il favore, "primo e unico ad agire così", la sua generosità fu senza pari "liberò dai debiti tutti i cittadini" ordinando di bruciare tutti i documenti accumulatisi nell'arco di quindici anni nei confronti dello Stato (Debito pubblico).
Le somme che erano state periodicamente accantonate per essere messe a disposizione della guerra furono restituite alle singole città per le loro necessità economiche urgenti. E davanti al popolo e al Senato disse che "avrebbe trattato la proprietà comune come proprietà del popolo e non come sua personale". (una frase di sapore "socialista"! non gradita ai conservatori aristocratici romani). Quindi la politica della rinunzia alla guerra si stava trasformando in una cura del benessere delle masse, e di fronte a tanto altruismo e sagge scelte il Senato dovette inchinarsi non mettendo più in discussione l'Uomo, che venne poi indicato come "l'uomo mandato dalla provvidenza degli dei", "che aveva restaurato e arricchito la terra".
Adriano, formalizzate alcune sue scelte su ogni settore della vita pubblica, entrò anche in quella privata. Sperando di mettere dei freni allo spreco, al superfluo e all'ostentazione. E altrettanto fecero poi i suoi eredi, Antonino e Marco Aurelio e dopo di loro Commodo.

TRAFFICO IN ROMA - Abbiamo detto che personaggio era Adriano, qual'era il suo carattere e quindi possiamo immaginare quando arrivò a Roma che tipo di impressione ricevette nel vedere l'ostentazione dei ricchi, l'edonismo dei neo ricchi, soprattutto quello pacchiano, fatto di status-simbol con vetture di due, quattro e anche otto cavalli, che era la massima espressione.
Alle vere nobildonne aristocratiche si affiancavano le matrone, le mogli dei funzionari, commercianti, impresari, arrampicatori sociali, che la Roma di Traiano con i grandi lavori edilizi e i commerci dell'indotto, aveva fatto in pochi anni proliferare, arricchire, fatti diventare arroganti, prepotenti, pacchiani, e alcuni anche molto cafoni.
Le strade straripavano di carrozze, il traffico era diventato insopportabile, l'aria era irrespirabile per lo strato di letame che ricopriva le strade del centro, mentre la gente sulle carrozze correva tanto per correre senza una meta precisa, solo per farsi ammirare nel suo nuovo vestito di seta arrivato dall'oriente (la seta spopolava in tutte le tinte) e dove molte volte un tiro a 4 cavalli trasportava una sola persona e magari per andare da casa alle Terme che distavano 100 metri.

Si parcheggiava in seconda corsia, in terza corsia, davanti ai negozi, davanti agli uffici pubblici o nei templi, davanti alle terme, spesso invadendo i marciapiedi dove i pedoni non riuscivano più a passare, intasando il traffico all'inverosimile, causando ingorghi in cui poi si arrivava non solo alle invettive e alle mani, ma anche al frustino in faccia.

Le lamentele dei commercianti erano alle volte contrastanti, chi voleva chiudere il traffico in centro e farne un'isola pedonale, chi invece temeva il crollo delle vendite, visto che si stavano ampliando vere e proprie Città Mercato (i Mercati Traiani erano diventati ben presto più grandi della Rinascente di oggi a Milano), con negozi vari ordinati all'interno per settori merceologici, che erano più agibili ai clienti, anche perchè favoriti da ampi parcheggi per le carrozze.
Vi operavano ogni genere di negozio; i piccoli sfoggiavano la mercanzia più varia, dalla più ricercata a quella più costosa, mentre quelli grandi più popolari e per la grande quantità di merce di largo consumo che disponevano e vendevano, potevano praticare prezzi decisamente inferiori alle piccole botteghe degli altri rioni che seguitavano a lamentarsi per i magri affari. (Pari alla concorrenza dei centri commerciali di oggi)

Bisognava porre rimedio a questa "pacchianeria" del traffico in centro, e Adriano scrive nelle sue Memorie "....la morale è una convenzione privata, il decoro invece è una faccenda pubblica di cui mi devo assolutamente occupare, e questi signori che si mettono in mostra con i loro averi mi hanno sempre fatto l'effetto di un'ostentazione di bassa lega ; e alle volte sono anche falsi, perché alcuni di essi sono solo dei dissipatori oberati di debiti. Per reagire a queste disinvolture ho fatto ridurre il numero insolente delle vetture a cavalli che ingombrano le nostre strade: che paradosso, è il lusso della velocità che si annulla da sé. A che serve possedere una carrozza ultimo modello, leggera, filante, veloce, tirata da quattro destrieri purosangue quando poi all'incrocio con la Via Sacra sono tutte l'una in fila all'altra ferme nell'ingorgo reciproco, a che serve questo progresso tecnologico della velocità quando un pedone nella stessa via supera con le sue sole gambe cento carrozze in fila ferme." (Adriano -Memorie - 125 d.C.).................................

Ma il fenomeno che più dava fastidio era quello degli ambulanti, i "Vu' cumpra'" dell'epoca, anche loro "extracomunitari". Il fenomeno assunse ad una tale portata che ci fu una specie di rivolta dei negozianti che avevano le botteghe nelle principali strade di passeggio o di passaggio, dove si trovavano i migliori negozi, e che pagavano, a sentir loro, tante tasse ma poi non erano tutelati.

Stanchi del lassismo i negozianti si scatenarono contro l'abusivismo di tutti questi orientali che una volta arrivati a Roma in mille modi e in clandestinità sulle numerose navi cargo che facevano la spola con l'Africa e l'Oriente, non sapendo cosa fare per sbarcare il lunario s'improvvisavano tutti venditori ambulanti di chincaglierie, ma anche chiedendo l'elemosina ai passanti. I primi occupavano i marciapiedi con le loro piccole mercanzie d'ogni genere, tanto che era già intervenuto Domiziano (ancora nel 96) con un editto che tentava di ridimensionare il fenomeno abusivismo, sempre più in crescita. Non solo dannoso alle botteghe ma anche fastidioso per i passanti che sui marciapiedi non riuscivano neppure a passeggiare e dovevano subire il continuo assalto di questi progenitori dei "Vu' Cumpra'" anni 2000.

MARZIALE ci lascia un'esatta "fotografia" di questa situazione nelle sue memorie: "... Stanno costoro in ogni luogo, si aggirano fuori e perfino dentro le terme, ti vengono vicino mentre sei dal barbiere, dal macellaio, mentre ti fermi a parlare con gli amici o quando sei fermo agli incroci con la carrozza; ti vengono ad infastidire in casa, nel foro, ai giochi, e ce ne sono centinaia nelle strade dove vendono di tutto; t'importunano, e si arrabbiano poi se non gli compri nulla, insomma Roma è oggi una sola immensa bottega".

Questi clandestini, o profughi, o barbari che Roma iniziò a dargli la cittadinanza ed anche a usarli nei loro eserciti, e perfino nelle amministrazioni, furono la disgrazia dell'Impero Romano. Da semplici soldati, alcuni di loro - con i Romani ormai diventati sedentari - li misero anche a capo di eserciti, fino al punto che più tardi si impossessarono loro del potere. E per Roma fu la fine. I barbari dal 166 al 476 cambiarono l'Impero Romano, anzi cessò di esistere. L'Italia diventò terra di conquista e tale rimase fino alle guerre del 1800; diventando soltanto una "espressione geografica" e nulla più.


(nulla come vedete è cambiato nella Storia!
Sempre ciclica.
Aspettiamoci il bis.)

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Qui sotto Shangai nell'anno 1930, con la frequentatissima via Bund, il lungomare del vicino porto,
ornata già da allora da grandi palazzi, ma già caotica, brulicante di autovetture.



La stessa via Bund oggi ma senza il caos delle macchine.
Oggi é una stupenda e grande passeggiata sul mare.


LA PREVISTA "VIA DELLA SETA" DI OGGI" ANNO 2019
secondo le intenzioni cinesi

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COS'E' LA VIA DELLA SETA OGGI

Il BRI ( nome evocativo di Nuova Via della Seta - Belt and Road Initiative) è il progetto (nato fin dal 2013) ai lavori del grande meeting di Pechino nel 2017 e fu allora presenziato (unico paese del G7) da l’allora premier Gentiloni.
Oggi con la visita in Italia Xi Jinping e la firma del MoU tra Italia e Cina si è scatenato nel nostro Paese un dibattito pro e contro tale progetto. Il memorandum - ci informa una parte (!?) dei media - è stato avversato da un fronte “esterno”, guidato da Usa e dalla Ue oltre che da un bellicoso “fronte interno” . Quest'ultimo, pur essendo il progetto di interesse nazionale per l'Italia é contro, parlando di colonizzazione cinese del nostro paese e di un minacciato embargo della tecnologia americana. Che potrebbe imporre dazi sui ns. prodotti esportati in Usa. Una paventata ritorsione di questa che fino a ieri ci ha trattati non come alleati ma come una loro "colonia". Una preminenza - questa - degli USA in un mondo di cui vorrebbero essere gli unici padroni.

(Ho esagerato a chiamare "colonia"? - Ebbene io abito in una zona particolare, dove in un certo territorio, non solo non posso entrare io, ma nessun uomo politico italiano, nessun ministro e nemmeno un presidente della Repubblica. E' la base logistica più importante dell’esercito statunitense in Europa e vicino ha sito di stoccaggio di armamenti nucleari.

Quanto alla liberazione del 25 aprile, il CLNAI proclamò l’insurrezione quando gli angloamericani erano già alle porte di Milano: e per prima cosa entrando - da padroni - chiesero subito lo scioglimento delle forze partigiane e la consegna delle loro armi. Alla Conferenza per il Trattato di Pace a Parigi, nemmeno invitarono gli italiani. E nello stesso trattato nominano sempre
gli italiani "nemici" e mai "alleati". L' Italia era rea di aver “intrapreso una guerra di aggressione”.
Quanto all' "Armistizio" dell 8 settembre, rimarcano che non era tale come lo chiamano gli italiani: ma "l'Italia si è arresa senza condizioni, con la consegna dell'Esercito, Marina e Aviazione, anche se essa ha usato impropriamente il termine Armistizio". Nè si afferma in alcun punto che alla vittoria ha contribuito la "Resistenza" in parte ritenuta di sinistra filosovietica quindi antiamericana. (avevano già fatta l'esperienza in Grecia, dove però Churchill, stroncò di brutto i comunisti filosovietici, riempendoci i cimiteri, e si scusò "avevamo fatto dei patti con l'Urss, quindi....noi qui loro là").
Nel Trattato - di natura unilaterale imposto - l'Italia sarà costretta a riconoscere il principio di aver “intrapreso una guerra di aggressione” e pertanto "le clausole avranno solo carattere punitivo": mutilazioni dei territorio nazionale; rinunzia alle colonie; riparazioni; spese di guerra del vincitore; limitazioni della sovranità dello Stato; divieti per gli armamenti anche solo difensivi; restrizioni di vario genere; obblighi e altri impegni che furono però secretati.
Inoltre gli USA presero possesso di alcuni territori per le loro basi in Italia. Che saranno (fino ad oggi) nella penisola così dislocati (vedi
Il Trattato di Pace, Originale >>>>


Quanto sopra - sia le guerre che le paci unilaterali imposte, ci ricordano i tempi - che qui sotto leggeremo - di Marco Aurelio che aveva le stesse mire di conquista e di sottomissione dei vinti e non certo quelle liberali del suo erede Commodo.

Curioso che oggi - una di quella parte avversa al Memorandum, quella di sinistra, ha dimenticato quando in Italia, proprio loro facevano le dimostrazione pro Cina di Mao, facendo sfilare (con tante bandiere rosse, e come al solito, cantando "Bandiera rossa") i fanciulli con i cartelli "Arriva Mao, la Cina é vicina, é già in Albania").


CHE PATETICI !!!! IERI E OGGI FUORI DALLE REALTA'
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QUALCOSA SU COMMODO

La prima moneta del giovane Commodo 20enne

*** MA COMMODO ERA PROPRIO "IL MALE"?
l'uomo fu condannato
alla "damnatio memoriae" 
*** O FU IL PRIMO EUROPEISTA?

GLI AMMUTINAMENTI in Britannia in Spagna in Gallia e in Germania (sorti dopo la morte di Marco Aurelio) furono subito domati dal nuovo giovane 20enne imperatore COMMODO. Come abbiano fatto i suoi due generali per quanto capaci non sappiamo, ma è certo, che - rientrato a Roma l'imperatore - concessero e soprattutto promisero qualcosa a tutti. Non per nulla con l'appoggio dei loro soldati - montatisi la testa - presto vedremo entrambi i due generali mirare alla corsa al trono, e uno di loro, PERTINACE, diventò subito imperatore proprio dopo l'assassinio di COMMODO, ma a sua volta anche lui assassinato dopo appena tre mesi. (e altri 30 fecero la stessa fine)

Il Clima dell'impero era ormai questo: ambizioni, congiure, assassini, tradimenti, ognuno si sente e lo maschera bene, il dovere morale di far fuori quello che viene subito indicato come un "inetto imperatore". Proprio per questo sinistro clima, Commodo - fu considerato un "bamboccio" e lui aveva iniziato a prendere provvedimenti per tutelarsi,  per difendersi, costruendosi una cortina di ferro dove lui viveva, giocava, si sollazzava, si autoincensava come divinità non solo facendolo credere (ma non sappiamo fino a che punto siano vere queste storie) ma forse credendoci lui stesso. Del resto in breve tempo essere già uscito indenne da tre congiure, lui lo attribuiva proprio a questo, e lo ripeteva spesso: "sono sempre vivo perché ho i favori divini".

Paradossalmente mentre le guerre le stavano combattendo i romani fra di loro, mentre vi erano ammutinamenti e rivolte nelle province,  il più grosso pericolo  per un generale  non era sul campo, ma semmai era quello di stare a Roma, dove si poteva essere attirati e coinvolti in congiure o essere accusati con ragioni o senza ragioni dalle delazioni, di averle organizzate
Il posto più sicuro dunque era semmai  nelle province; quelle che avevano dato tanto preoccupazione a Marco Aurelio. Infatti  queste stanno invece godendosi la pace fatta dai due generali inviati proprio da Commodo. Quelle che erano zone inquiete, sembravano trasformate in luoghi di tranquillità migliori di Roma; in tutti i limes, danubiani, renani e daci.

Questa tranquillità non era di casa solo nel nord dell'impero ma anche in Africa e in Asia Minore. Non una guerra, non una rivolta per tutto il decennio di Commodo. E tutto questo quando prima (ma questo ci giunge dalla letteratura che lo dipinge Commodo a tinte fosche e colorite) il potere centrale non era mai stato così assente e vago come dicevano gli oppositori. Lo accusavano perfino di altro Coomodo: di non essere un "costruttore". Le grandi costruzioni monumentali che i suoi predecessori avevano lasciato ad ogni loro passaggio nelle città delle province e che ci sono pervenute,  di quelle fatte fare da Commodo nemmeno l'ombra. Quasi nulla perfino a Roma. Non aveva Commodo la "malattia della pietra" come i suoi predecessori.

Dei grandi atti legislativi, delle grandi leggi, dei grandi provvedimenti che portavano il suo nome: rimase quasi nulla, salvo pensare che una volta assassinato sia stato fatto sparire e distrutto tutto. Nella storia questo è accaduto spesso, dai primi regni egizi fino a oggi.

(Per rimanere nel recente: troviamo nella nostra attuale legislazione ancora ottime leggi emanate da Mussolini durante il fascismo, ma sembra - guai a parlarne - che ci sia una vera e propria idiosincrasia nel citare l'autore di quelle leggi. Cosa che invece si fa subito nel ricordare quelle che invece produssero alcuni malanni nel Paese).

Così a Roma; ma qualcosa sappiamo del governo di Commodo, non era passività, indifferenza verso il mondo esterno come ci è stato tramandato, ma semmai c'erano perfino aperture verso il nuovo modo di vedere l'impero, e questa politica  non era certamente ben vista dai conservatori (oggi diremmo dei "Capitalisti" della "Casta" degli "intrallazzatori" di chi nella disorganizzazione ci viveva ).

A distanza di secoli vengono alla luce fatti che si incrociano con altri; molti storici stanno rivisitando l'operato di Commodo, che alcuni ormai indicano come un anticipatore di una politica di cooperazione a largo respiro, quella che noi oggi chiamiamo del "villaggio globale", "globalizzazione". Cioè aveva intuito Commodo -nonostante la giovane età- che era finita non un'epoca ma un' Era, il modello augusteo non era più possibile farlo rivivere dentro queste nuove realtà, il mondo attorno stava cambiando, non era più l'epoca dell'imperialismo e del colonialismo. 
Ma Commodo era andato troppo avanti nei tempi. Era, se dovessimo fare un eufemismo, un uomo troppo moderno, liberale, spregiudicato, cosmopolita. Gli sembravano ridicoli i confini posti dagli uomini, soprattutto quando questi uomini erano degli incapaci. (e ne vedremo tanti nei successivi due secoli!).

I governatori che Commodo di persona aveva scelto per ogni provincia, stavano conducendo un ottimo lavoro, si preoccupavano della sicurezza, ma erano attenti alle popolazioni che avanzavano uguaglianza di diritti all'interno dell'impero, e quindi aspiravano a una nuova vita che non doveva essere una palese e umiliante servitù. Nè volevano - la servitù - andarla a fare a Roma. Stavano cioè crescendo con le stesse concezioni politiche, che mutuavano proprio dai romani che le avevano paradossalmente esportate in ogni contrada.

Non quella subordinazione assoluta dell'individuo verso il singolo sovrano che spesso anche se era inetto si sentiva sempre e  arrogantemente "unto dal signore"; ma stavano concependo una concezione universalista, non più servi e indigenti in una "colonia", ma detentori di un potere nelle proprie terre.

Commodo stava abbandonando le idee politiche del passato, le stava combattendo con la sua fede razionale nella libertà e dell'uguaglianza. Non a caso, e sembravano allora bizzarrie, metteva dei plebei nei posti di comando quando in questi riscontrava delle grandi capacità che nulla avevano a che vedere con il censo.
Perfino nel mondo degli dei; fece entrare quelli stranieri nel pantheon romano, quando a Roma quelle di provenienza provinciali (dai pagos) erano ormai da tutti disprezzate. Possiamo quindi immaginare le ostilità dei conservatori, dei nobili, dei senatori attaccati alle loro tradizioni da secoli.

La monetazione che ci giunge oggi dagli scavi, molto copiosa, per quanto possa sembrare troppo elogiativa, piene di leggende, miti e allegorie che si accostavano al suo nome, qualcosa di scritto importante c'era, ed era: Felice, Nobilissimus princeps, libertas augusti, salus humani generis, ma soprattutto felicita saeculi; un motto che era da duecento anni che non si scriveva sulle monete, dall'epoca dell'eta' d'oro.

Nella tradizione letteraria, si sono riportati i pettegolezzi, i lati odiosi, quelli ridicoli, le stravaganze; che Commodo era un degenerato e tanti altri slogan degli avversari.

Altri storici dissero in coro che mancava di intuito politico, che era un uomo delle illusioni, un semplice manichino in mano ad altri, degno di commiserazione.

Eppure "sotto l'impero di Commodo tutto il mondo è felice" diceva una stele in una provincia, ma questo motto se ne impossessò anche tutto il senato, quando dallo stesso senato Commodo fu assassinato; fece festa dicendo che l'assassinio era "la vittoria del popolo romano".

(cadute di idoli e frasi simili, dopo poche ore sono molto comuni anche nella storia dell'Europa (Napoleone) ma anche nell' Italia recente. Vedi 25 luglio 1943 e Piazzzale Loreto. O Gheddafi in Libia, o Saddam in Iran).


Quando cadono statue di uomini considerati fantocci, questi lasciano nulla nella storia, cadono nell'indifferenza generale, che è il più terribile sentimento. Mentre invece quando concepiscono un valido progetto - spesso in anticipo sui tempi- anche senza statue tornano a far parlare di sè. (così fu anche per Napoleone, in anticipo sui tempi. E per questo pagò caro).

"Deve passare una generazione, poi i giovani vendicheranno l'oltraggio che io soffro qui, colle chiare opere che da essi usciranno" - ""...Abbiamo bisogno di una legge europea, di una Corte di Cassazione Europea, di un sistema monetario unico, di pesi e di misure uguali, abbiamo bisogno delle stesse leggi per tutta Europa. Avrei voluto fare di tutti i popoli europei un unico popolo... Ecco l'unica soluzione! La sola!!".
(Napoleone da Sant'Elena)

Lo abbiamo visto, dopo 200 anni siamo al punto di partenza. Le lotte di "cortile" di galli e galletti non sono terminate.

Potremmo quindi citare quella frase di Nietzsche: "quando un uomo costruisce qualcosa di valido per l'umanità, va sempre oltre se stesso".

Commodo assassinato lasciò infatti in un altra forma il suo "sole nascente"; ma il primo a esserne poco "illuminato" fu Settimio Severo, dopo venti anni, quando l'idea politica progettuale non fu quella che voleva realizzare Commodo ma divenne la Constitutio antoniniana, che fece diventare cittadini "Romani" tutti i provinciali. (uno "ius soli" di allora)

W. Weber oggi scrive di lui "Con mano possente egli aveva messo da parte l'intellettualismo, i valori, le sfumature spirituali e religiose del vecchio mondo, aveva addomesticato il senato, assumendo tutti i poteri, che Commodo aveva offerto ai suoi servitori perfino schiavi (ma capaci) affinchè li usassero. Conservò sì i privilegi delle caste e il diritto dei nobili, ma pose accanto a loro, in numero sempre maggiore le nuove forze del mondo soggiogato e "straniero", quello che era stato un tempo schiavo di Roma. Distrusse in una sola volta e per sempre, l'orgogliosa preminenza di Roma nel mondo e che l'aveva fatta diventare unica padrone dell'impero".

Le stesse cose le vedremo con l'avvento di Diocleziano fra 100 anni esatti., nel 286 ; anche lui si era accorto che la "romanita'" non esisteva più, ma che esisteva solo Roma, e che la città era solo un simbolo del potere, ma non il potere. Trasferì quasi scusandosi con i romani la capitale di fatto a Nicomedia, poi subito dopo arrivò Costantino a dargli il colpo di grazia e Roma da quel momento si avviava a divenire un piccolo paese che in seguito raggiungerà a mala pena i 30.000 spettrali abitanti che si aggireranno in mezzo a 42.000 edifici, con monumenti e strutture varie che erbacce e sterpi ricopriranno poi per secoli.

Commodo si era preso gioco di tutti, la sua concezione del potere sembrava dover essere accentrata sulla sua persona, persino fisica, perchè possente lo era, poi mistico, bello, sensuale e irrequieto e selvaggio pure; Commodo era quello che uccideva le pantere e i leoni con un sol colpo, che umiliava i senatori e i generali, che non si curava dei freni morali borghesi, che non aveva paura di essere irrazionale, depresso o eccitato, alle volte coraggioso e alle volte codardo; non gli importava nulla della facciata di perbenismo, si faceva vedere semplicemente uomo vero, con le mille contraddizioni e le mille debolezze senza vergognarsene. Era anche quello che poi regalava un ministero al suo umile servo perché lo riteneva più capace e migliore di un nobile o di un generale.

Tanto orgoglio ci è stato tramandato per le sue intemperanze, i mitologici divini atteggiamenti, ma guardandolo a tutto tondo, scopriamo che ostentava tanta umiltà quando si circondava di provinciali che provenivano dalle più remote contrade; popoli giovani come i "barbari", che si portavano appresso una dignità e quell'orgoglio che si chiamava autonomia e libertà nella e della propria terra, e volevano a ragione uguaglianza di diritti.
Commodo, fu uno dei pochi a capire queste sottili sfumature. Popoli millenari come gli Egiziani, Mesopotamici, Persiani, Indiani, con altrettanto orgoglio del loro passato, della loro millenaria cultura, avevano e desideravano gli stessi diritti e ambivano all'uguaglianza.
Ma anche quelli che non avevano alle spalle simili civiltà, che erano "barbari", anche questi avevano i loro orgogli, le loro leggi e diritti consuetudinari (leggi saliche). Ambivano pure loro a una autonomia.

Probabilmente se c'era Commodo a Roma avrebbe ascoltato volentieri la delegazione cinese. Ma lui a quel tempo era ancora un giovanetto di 9 anni.

Commodo lo accusavano i benpensanti che agendo così di "aver trasformato Roma in una colonia straniera". In questa frase degli avversari, quelli che lo assassineranno, c'era l'opera di Commodo così tanto denigrata, lui era pronto, aveva capito, era forse un realista, Roma non lo era affatto, non basteranno neppure 100 anni, anche quando Diocleziano ripercorse invano questa strada tracciata dal giovane Commodo.
La decadenza era una malattia dentro l'impero che si poteva alleviare ogni tanto e per un certo periodo a secondo del bravo medico curante che accorreva al suo capezzale, ma non eliminava la malattia, questa era cronica e alla fine, al suo ultimo stadio, tolse a Roma la vita.

Forse in alcuni popoli (e ci riferiamo ai barbari) fu proprio Commodo a far nascere il desiderio di rivalsa. Sotto la sua spinta si sentirono uguali, cittadini di un vero impero apparentemente unificato, parificati, verso una cooperazione globale, militare, politica ed economica.
Insomma il decennio di Commodo era l'elemento che mancava ai cosiddetti "barbari"; ma assassinato lui i romani seguitarono a non offrirlo questo elemento; e i "barbari" si organizzarono e si vendicarono. Così le generazioni che verranno dopo di loro.
Non solo, ma misero nei loro geni il rancore e la rabbia; il mondo latino (i Romani) oltre le Alpi non aveva in precedenza proprio per niente trapiantato una civiltà; seguitando a fare imperialismo aveva fatto nascere in quei popoli ancora malleabili perchè semplici, l'incomunicabilità che troveremo più o meno per altri 1800 anni.
(pensiamo ai Franchi, ai Germani, agli Slavi, alle genti del Mediterraneo e del Medio Oriente).

Era proprio lui, Commodo, per quelle nuove forze, in questo preciso momento storico, il "sole nascente"; ai romani stava indicando la strada da seguire, ma gli indolenti, i nostalgici, le "caste", ebbero il terrore di perdere l'antico ordine delle cose e lo strangolarono.
L'esterno doveva essere visto sempre come nemico, una preminenza di Roma nel mondo dove bisognava aspirare ad essere un unico padrone. Mettendo presidi, eserciti e funzionari dove era passato il legionario romano in ogni luogo della terra conosciuto.

(Qui é difficile non farsi venire in mente le "Basi" USA messe in tutti i Paesi usciti dalla 2a G.M. sconfitti o alleati per gli appoggi da loro ricevuti).


Ancora Weber su Commodo ne fa il ritratto finale "Creatura di un intellettualismo in via di dissoluzione, egli visse in modo istintivo pieno di contraddizioni, dando alle forme del vecchio mondo un contenuto di passione e di entusiasmo che nasceva da una nuova concezione di vita e cercando di creare un impero di felicità guidato da uomini ubbidienti e devoti alla pietà e al divino. Respinto dall'antico, lui pioniere del NUOVO, diversissimo da Adriano, egli stava diventando proprio il "sole nascente di un mondo nuovo".

Un sole che voleva illuminare Roma e invece paradossalmente - finito lui - andò a oscurare la stessa Roma. Il suo non era certo il progetto di Marco Aurelio che aveva idee opposte, le sue erano vecchie, non più applicabili, ormai tramontate. Gli eventi successivi ne sono la testimonianza. Roma avrebbe avuto bisogno di "amici", ma si trovò circondata solo di "nemici", quelli che aveva creati
essa stessa .

(Un grande monarca, quello che poi fondò la Grande Prussia (la Germania) Federico II, visitando i tanti prìncipi che trattavano i sudditi come bestie rimproverava loro "sbagliate a trattarli da animali, quando avrete bisogno di loro, al vostro fianco solo animali vi ritroverete".)

Roma all'inizio, da ogni parte del mondo i vinti li aveva cominciati a deportarli come schiavi; si divertirono quando li facevano combattere nelle arene con i leoni, ma anche tra di loro; poi iniziò a liberarne molti per farne dei servi o lavoranti a basso salario soprattutto nell'agricoltura, dove i romani ormai la disdegnavano. Le forniture ormai arrivavano dai Paesi conquistati, e che erano in mano agli intrallazzatori. Alcuni - interessati a questo "accoglimento" di stranieri e alla manodopera a buon mercato - andavano dicendo che bisognava integrarli, farli diventare cittadini romani con gli stessi diritti, ovviamente conciliabili con i propri e non discordanti.
Ma ben presto queste popolazioni di reietti più che integrarsi dopo un po' iniziarono a comportarsi come i romani si erano comportati nei loro territori conquistandoli con la forza. E questo capovolgimento avveniva mentre a Roma stava iniziando una crisi economica che andava di pari passo con la crisi dei valori. Ormai a Roma metà della popolazione era di provenienza straniera, i soldati pure, spesso guidati dagli stessi stranieri che ben presto riuscirono a diventare generali, poi perfino messi a capo di eserciti, ma che indubbiamente non avevano di certo l' "amor di patria".
Ben presto dal giogo romano, si riscattarono! Diventarono prima concilianti "amici" poi con le discordanze "nemici". E ben presto i nuovi "padroni".

Non a caso il Cristianesimo riuscì ad attecchire proprio in questa Roma demotivata. Anche se avrebbe potuto farlo ad Oriente dov'era nato.

Commodo non solo dopo il suo assassinio scatenò una lunga guerra civile (193-197) ma perì con lui anche la sua "strada" il suo "sole nascente" e fu anche condannato dalla "casta" dei Senatori alla damnatio memoriae.

Settimio Severo il nuovo imperatore oltre che aver messo termine alla guerra civile, tornato vincitore dalla guerra a Lione (battaglia di Lugdunum) al Senato che stava quasi per tradirlo con Albino (fece recapitare a Roma la testa mozzata dello stesso Albino - che rimase per giorni appesa nel suo quartier generale di Roma fin quando fu sbranata dai cani) - fece un durissimo discorso: dichiarò  all'assemblea che preferiva la severità di Silla, di Mario e di Augusto che alla clemenza di Pompeo e di Cesare, tessè quindi l'elogio di Commodo rimproverando il Senato di averne fatto la damnatio memoriae, ed ordinò che gli venisse fatta l'apoteosi e gli fossero erette statue: da ultimo mise sotto processo sessantaquattro senatori sotto l'accusa di avere parteggiato per Albino; e l'atleta Narcisso che aveva soffocato Commodo lo diede in pasto ai leoni.

Se Severo fece questo, un motivo ci doveva essere. Ma ormai Roma non era più la stessa. Si approssimava alla fine. Il nemico non era più sui confini ma nel cuore dello stesso impero.

La nuova guerra dell'Occidente di Severo con l'Oriente di Pescennio Nigro, favorì nuovamente l'insicurezza dell'Impero, tanto da costringere Severo a combattere una nuova guerra in Mesopotamia. E successivamente anche in Britannia dove però qui finì i suoi giorni a York.
Ma ricordiamo che già Severo non era di Roma, ma figlio di africani romanizzati che aveva ricevuto la cittadinanza; si unì a Giulia Domna di Emesa, e questo pose termine alle tradizioni della costituzione augustea. Il corpo dei pretoriani era fino allora composto a preferenza di Italici, ma da Severo in poi iniziò ad essere reclutato fra i vari veterani stranieri delle legioni, quindi aperto a tutti con la possibilità a prestar servizio nelle truppe scelte. E perfino salire fino agli alti gradi.
Che ebbe poi pericolose conseguenze. Una genia chiamata con disprezzo dai latini, dei "parvenus" (pur avendo dato a loro la cittadinanza) presto furono vendicativi. Dopo numerose loro insurrezioni, portarono sul trono imperiale l'africano Filippo; poi pure lui assassinato per portagli via il trono. Ma per lo stresso motivo fino a Costantino furono 30 gli imperatori assassinati. La maggior parte erano tutti dei "parvenus"
.
Roma si era scavato da solo la fossa.

Le guerre di conquista non avevano pagato. COMMODO aveva ragione!! La "strada" per la pace era un altra.

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NULLA DI STRANO QUANTO E' ACCADUTO E ACCADE ANCORA OGGI
FORSE ANCORA UNA VOLTA PERMETTEREMO AGLI STRANIERI DI COMANDARCI,
O FORSE IL POTERE SE LO PRENDERANNO ANCHE SENZA PERMESSO

COME DEL RESTO FECERO ALCUNI IN QUEL PAESE (liberale !?)
CHE E' STATO FONDATO SULL'ELIMINAZIONE FISICA DI CHI C'ERA PRIMA.
E LA MESSA IN SCHIAVITU' DI INTERE POPOLAZIONI.
POI HANNO IL CORAGGIO INSEGNARE AGLI ALTRI
I "DIRITTI UMANI".

I MIEI AUGURI ALLE NUOVE GENERAZIONE DI ITALIANI

Io personalmente ho vissuto la 2a Guerra Mondiale a 8-9-10 anni
Usciì vivo dalle macerie della Ns. casa bombardata dagli americani "liberatori"


usciì vivo dal mitragliamento di un caccia americano "LIBERATORE"
che con le "raffiche" di maledizioni che gli mandai
lui riprendendo quota toccò il campanile della cattedrale
e si schiantò proprio davanti a me.

Per LUI, l' "assassino" liberatore fu l'ultimo giorno di guerra,
per ME nonostante le privazioni, la fame, gli orrori ....
http://www.storiologia.it/mussolini/chieti.htm

.... fu l'inizio di un nuovo bellissimo periodo di pace.
la mia vita.... una straordinaria avventura
http://www.storiologia.it/arte/francogonzato04.htm

fin quando la natura, LEI "la morte" mi dirà....
"é la tua ora..... vieni via con me".
Mi ci avvierò senza tanti patemi d'animo.
E ho già pensato a chi lascio.
Mi sono già privato di ogni bene, venduto case e altro.
E già distribuito a figli e moglie ogni cosa.
Sono diventato un felice nullatenente.
Del resto nel sepolcro - ricco o povero che sia - non serve a nulla avere le tasche piene.

FINE
(graditi i Vs. commenti)

storiologia@storiologia.it

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