HITLER CHI ERA?

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HITLER ha compiuto 44 anni quando il 31 gennaio del 1933 sale ( lo mettono ) al potere.  Per destino é nato a Braunau am Inn, una città sul fiume bavarese, un corso d'acqua che la divide da due millenni (città nata da un castro romano di Augusto-Druso-Germanico sulle due sponde, forse con la funzione di villaggio cuscinetto arretrato dai limes romani nel vicino Danubio). Caduto l'impero romano, passate le bufere delle invasioni dei barbari, quelle successive dei carolongi determinarono le nuove spartizioni, e dall'anno 976 il fiume, e così il ponte, continuò a separare la Germania dall'Austria ( Ostmark ).  
A Braunau, al di qua e al di là del ponte, si parla da sempre la stessa lingua, la  tedesca, anzi lo stesso dialetto. Ogni abitante della città - separata sola da un ponte (il padre di Hitler -in gioventù ex mugnaio, ex calzolaio infine impiegato statale- ci lavorava come doganiere) sogna fin dalla culla di vedere riunita Braunau in un unica città e sotto un unica nazione: cioè la Germania. Con la Vienna asburgica non ci fu mai una consonanza. 

Ogni cittadino di Braunau da secoli aspetta che nasca un condottiero che finalmente elimini quell'odioso confine (in mezzo al ponte) che non ha mai rispettato la volontà degli abitanti delle due sponde (molto spesso anche parenti). Ma lo sta aspettando quel condottiero da duemila anni! 
Mai sentita tanta simpatia per Vienna lontana, e a loro volta gli Asburgo (con la cosiddetta Wienertum, quella orgogliosa  superiorità culturale di cui i viennesi hanno coscienza e che li differenzia (dicono loro) dal resto dell'Austria) riservavano poche attenzioni a questa terra posta a Ovest, che paradossalmente è chiamata Austria Superiore, mentre quella a Est -la viennese- Austria Inferiore. 
Del resto per molti secoli, in età romana e nel medioevo, i territori dell'Austria di oggi -quella disegnata sulla cartina da Wilson- non formarono mai una compatta unità statale, proprio perchè non omogenei sul piano etnico, per la presenza di germanici, latini e slavi.
Carlo Magno sulla fine del sec. VIII costituì la Marca Orientale (Ostmark - e usò ancora quel limes romano) proprio per fermare le popolazioni che provenivano da sud e da est (tribù di turchi e irano-caucasici), poi dal 976 con la casa dei Babemberg il confine divenne per secoli la trincea avanzata del mondo cristiano. Gli Asburgo sempre più custodi dell'ortodossia cattolica non solo continuarono l'opera iniziata dai Babemberg, ma a partire dal '300 s'impadronirono della Carinzia (per le miniere), poi del Salisburghese (quest'ultimo per un certo periodo fu della Chiesa) e del Tirolo.  
Per questo motivo si crearono due diverse amministrazioni, ma nel 1518 con una dieta a Innsbruck dell'imperatore Massimiliano i nuovi territori furono costretti controvoglia a riconoscere l'unità del paese. Una poco spontanea unione che di fatto non avvenne nemmeno con le riforme di Maria Teresa, che anzi accentrò e accentuò tutto il potere a Vienna. Rimase così l'Austria Superiore un territorio assai omogeneo, molto germanizzato, ma con una forte tendenza a guardare a nord (dove proprio ai tempi di Maria Teresa stava nascendo la Zollerverein (ma M.T. non vi aderì, sbagliando), e in parallelo il nazionalismo e la potenza politico-economica prussiana), e non a guardare a Vienna che invece si adoperava e si affannava a Est e sui Balcani (che fu poi l'origine di tante sue disgrazie, e anche la fine dell'impero). 
E se prima questi territori a ovest erano stati abbandonati e lasciati solo sopravvivere di pastorizia, con il crollo dell'impero -politicamente- venne il peggio. Linz, Salisburgo, Braunau, guardavano alla confinante Bavaria, a Monaco e non a Vienna. (Hitler considerava la capitale "la parassita", che i suoi funzionari "bisognava mandarli a pascolare le vacche". Il suo infelice soggiorno di barbone nella grande opulenta e godereccia capitale, senza una lira in tasca, fece poi il resto). 

Insomma da Cesare ai limes di Marco Aurelio e così per altri 1700 anni nelle più di cento spartizioni della storia, una unione non era mai avvenuta, nemmeno nell'ultimo conflitto ('15-'18) quando sui territori delle potenze vinte, Wilson tracciò le sue linee sul crollato Impero Asburgico, e lasciò immutata la atavica delusione nei cittadini di Braunau; un astio e rancore dentro il loro sangue e nei loro geni.
Anche Hitler che vi era nato, nel suo Dna quel rancore se lo portò dietro, fin quando scartato dall'esercito asburgico, allo scoppio del Prima guerra Mondiale, volle diventare tedesco e andare a combattere per la Germania; poi diventato Fuhrer nel '38, il 12 marzo, invase l'Austria e abolì il confine lui stesso, di persona, con la città che impazziva dalla gioia. Nella storia nessuno era stato capace, lui sì, ed era addirittura nato proprio in quella città, in quella casa che esiste ancora, oggi usata come Volsksbucherei ( Biblioteca pubblica).

ADOLF HITLER dunque a Braunau am Inn, nel 1889, nasce in questa casa abitata da un doganiere; in gioventù ex calzolaio e prima ancora aiutante mugnaio in casa di suo zio
Johann Hutler, fratello di Georg, (nonno di Hitler) che quando firmava usava però il cognome storpiato in Hiedler. 
Si chiamava Alois quel doganiere, ed essendo figlio illegittimo portò nei primi trentanove anni della sua vita il cognome della madre, Schickgruber.  Sua moglie (la terza) che gli partorirà poi Adolf, era Klara Poelzl, figlia di una figlia di Johann (senza figli maschi), maritata Poelzl, quindi una cugina acquisita di Alois. Infatti il cognome era sia dei genitori di Klara che di Alois:  Hutler e Hiedler, i due fratelli mugnai di Spital.


Nativo dunque  Adolf Hitler di una zona (fin dai limes Romani) la cui presenza di ariani Arii indoeuropei era ed è bassissima. 


Anzi sembra che lui stesso - Adolf Hitler- da parte di padre fosse di origine semitica ebrea, infatti  il padre Alois era il figlio di una serva non proprio giovane (Maria Anna Chicklgruber - 42 anni) che era stata messa incinta da un ricco commerciante che sappiamo era ebreo, Frankenberger, o forse ingravidata da suo figlio ventenne. Comunque o padre o figlio dovevano essere indubbiamente i responsabili di questa indesiderata maternità,  perchè poi alla nascita  (1832) si presero infatti cura del bambino (Alois, futuro padre di Hitler) e pagarono una retta mensile alla ex serva fino a quando il frutto della loro colpa ebbe quattordici anni (un comportamento che significa, sembra  chiaro, che era stato uno dei due a ingravidarla). Questa donna cinque anni dopo finì poi di fare la contadina nel villaggio di Strones. Aveva già 47 anni (Alois 5)  quando conobbe e sposo'  il 7 giugno 1837  Georg Hiedler, cinquantenne, un mugnaio ambulante di Spital, che o per non fargli perdere la retta dei Frankenberger  o per sue altre ragioni non si curò di legittimare il figliastro - come avveniva di solito quando ci si sposava con una donna-madre.

ULTIMISSIME - da “Il Giornale” del 26 agosto 2010. Che Hitler avesse sangue ebreo nelle vene come abbiamo letto sopra non vi erano quasi dubbi. Ma ora sembra che sia la scienza a dimostrare, senza possibilità di confutazione, l’origine ebraica e forse anche nordafricana del Führer. Lo dimostrerebbe l’analisi del Dna.
A indagare sono stati due belgi, il giornalista Jean-Paul Mulders e lo storico Marc Vermeeren che, con somma pazienza hanno rintracciato ben 39 discendenti di Hitler (cosa non facile dato che tutti costoro cercano in ogni modo di nascondere l’imbarazzante parentela) dai quali hanno ottenuto altrettanti campioni di saliva. Rigorose analisi di laboratorio – scrive l’inglese Daily Telegraph che riprende la notizia dalla rivista belga Knack – avrebbero rintracciato il cromosoma Aplogruppo Eib 1b1, rarissimo fra gli occidentali e comune invece fra gli ebrei ashkenaziti e sefarditi, nonché fra i berberi del Marocco, dell’Algeria e della Tunisia. I risultati hanno ottenuto l’avallo della prestigiosa Università Cattolica di Lovanio.



Dopo dieci anni, nel 1847 Anna Chicklgruber morì, e il bambino Alois, ormai quindicenne finì a Spital  nel Waldviertel, in casa del fratello del patrigno Georg
Hiedler, il mugnaio Johann, che però - diversamente dal fratello- si firmava solitamente con il cognome Hutler, proprietario da quattro generazioni del mulino e del podere numero 37 a Spital, un borgo che contava in totale 144 abitanti.
Georg Hiedler dopo la morte della moglie, vi accompagna il figliastro (Alois), lo sistema dal fratello e poi sparisce dalla circolazione per trent'anni. Ma ricompare a Spital ormai ottantaquattrenne, il 6 giugno del 1876 stranamente per legittimare il figliastro Alois ormai già quarantenne, che non viveva nemmeno più a Spital, pur mantenendo i contatti con la casa dello zio e quindi con le nipoti e le cugine.

Una ragione di questo ritorno a Spital, per il prodigo Georg Hiedler patrigno c'era, ed era quella di poter accedere all'eredità lasciata da suo fratello mugnaio Johann, morto senza lasciare eredi maschi. Si diede da fare e nello stesso anno, il 23 novembre,  alla parrocchia di Dollerstein il parroco cancellò il nome di Alois Chicklgruber dal registro battesimale sostituendolo con quello di Alois "Hitler"; così infatti il parroco scrisse il nuovo cognome (invece di Hutler o Hiedler) che servì subito dopo - con un estratto della parrocchia- per redigere l'atto notarile per venire in possesso dell'eredità.
(i documenti sono tutt'oggi visibili alla parrocchia di Dollerstein).

Torniamo indietro. ALOIS Chicklgruber (ora con il cognome Hitler) dopo la morte della madre era -come detto sopra- cresciuto alcuni anni in casa dello zio mugnaio Johann, poi a 18 anni era partito per Vienna per arruolarsi nella polizia di frontiera. Diventato doganiere prese servizio a Braunau, e qui  aveva  poi sposato la figlia di un suo collega, una certa Anna Glasl Horer che aveva quattordici anni più di lui, ma il matrimonio dopo sedici anni fallì; nel 1880 si separarono, e tre anni dopo, nel 1883 la donna morì lasciando il marito finalmente libero di risposarsi.

Infatti, Alois Chicklgruber (poi Hitler)  prima che morisse la moglie come si è detto si era già separato e si era messo insieme con una cuoca di una locanda, Franziska Matzelsberger, e da lei nel 1882 aveva avuto già un figlio Alois jr. (gli diede il suo stesso nome) - che diventerà successivamente il "fastidioso" fratellastro di Adolf (*). Appena un mese dopo la morte della moglie, sposò Franziska mentre era nuovamente incinta; infatti tre mesi dopo gli partoriva una figlia, Angela (che diventerà così sorellastra del futuro Adolf). Ma subito dopo anche Franziska nello stesso anno morì di tubercolosi.

((* Singolarità su Alois jr. - Nel 1910 sposò una inglese, Elizabeth Dowling (1889-1969) che l'anno dopo mise alla luce William. Questo nipote fino al 1930 ebbe alcuni contatti con lo zio Adolf (che odiava suo padre per la sua vita non proprio irreprensibile)  ma poi improvvisamente nel 1939 emigrò negli Stati Uniti, e qui si presentò nel 1940 a quelle prime iscrizioni volontarie in previsione del coinvolgimento degli Usa nel conflitto, e quindi pronto andare a combattere in Europa, ma fu respinto per opportunità politica quando al distretto balzò agli occhi il suo nome e ovviamente la sua stretta parentela con il Fuhrer. Ma al rifiuto lui non si arrese, ostinato, scrisse addirittura una petizione al presidente Roosevelt. Se ne interessò l'FBI, che lo tenne per quasi tre anni sotto controllo, poi finalmente nel 1944, il ventitreenne William fu arruolato nella marina militare e finalmente riuscì a combattere sotto la bandiera americana contro le armate di suo zio in Europa).

Con la morte di Franziska, Alois rimase nuovamente solo. Aveva allora 48 anni e non aveva mai rotto i rapporti con i parenti di Spital. Anzi, durante il matrimonio con la prima moglie, prima ancora di ricevere nome e l'eredità dallo zio Johann si era portato in casa da Spital una ragazzina di quindici anni, Klara Poelzl. Che utilizzò poi - con la seconda moglie - nella sua locanda.

Klara era una sua nipote, perchè figlia di una figlia di suo zio mugnaio Johann, maritata Poelzl. 
Alla morte di Franziska, la seconda moglie di Alois, la ragazzina Klara aveva 25 anni; ad Alois la ragazzina, poi diventata donna, gli era sempre piaciuta e quindi sei mesi dopo, chiedendo una speciale dispensa vescovile (assurda la consanguineità perchè portava il nome ma lui non era un discendente diretto degli Hutler/Hiedler ma solo adottato - come abbiam visto sopra), il 7 gennaio del 1885 Alois (52 enne) sposava Klara, quella che sarebbe diventata poi la madre di Adolf Hitler, terzo di cinque figli. Tre morirono in tenera età, mentre sopravvisse al noto fratello solo la quinta e ultima figlia, Paula (morta nel 1960).

Adolf nasce alle sei e mezzo di sera del 20 aprile del 1889 al Gasthof zum Pommer, una locanda di Braunau, la città adagiata sul fiume Inn che divide in due la città e la sua popolazione.   Una ossessione questa frontiera austro-tedesca, perchè gli abitanti di entrambe le due sponde hanno sempre bramato di appartenere a una medesima nazione, perché parlano lo stesso dialetto bavarese, che a Vienna nemmeno capiscono.

Nel 1895 Alois all'età di cinquantotto anni  va in pensione e si ritira in una modesta casa a Leonding vicino a Linz, e iscrive alla scuola del villaggio di Fishlmann, il figlio Adolf, che all'epoca aveva compiuto sei anni 

HITLER cresce, va a scuola, poi già a 12 anni si oppone al padre nel proseguire gli studi ("Non volevo fare l'impiegato come lui desiderava, mai e poi mai") e la spunterà come vedremo più avanti. Aveva ottenuto la licenza di quinta elementare (suo compagno di banco era il grande filosofo WITTGESTEIN!!) poi si era iscritto alla scuola media, ma svogliato com'era ci rimase molto poco, fino a quando i professori inviarono al padre una brutta nota "non ha attitudine allo studio". Il ragazzo si sentì umiliato ma nello stesso tempo libero, perchè il giudizio negativo gli servì per convincere così il padre a rinunciare alla scuola per dedicarsi solo alla sua passione: la pittura. Il ragazzo ha questa ambizione: vuole diventare un artista!

Il padre si opponeva continuamente "fin quando io vivrò, il pittore mai!" -  Ma dopo averlo detto, visse poco; lui andava a taverne, e due anni dopo il figlio lo trovò sotto il tavolo di una di queste, morto stecchito. Adesso era libero. Nel ricordarlo, "Lui dubitava della mia intelligenza" dirà in seguito suo figlio.

A sussidiarlo più che a sostenerlo nella sua ambiziosa scelta c'è la madre. Rimasta vedova con una discreta pensione  riuscì a finanziarlo con qualche soldo quando il ragazzo nel 1907 partì per la prima volta già diciottenne e con belle speranze  per Vienna, alla ricerca di successo come artista.
Come pittore è piuttosto mediocre, è un autodidatta, e di cultura sa che ne ha poca, ma è ostinato ed è convinto di farcela.


Quando dirigerà le grandi armate sul Volga (3-marzo-'42) ai suoi generali giustificherà le sue lacune scolastiche e i tanti errori linguistici, dicendo "quei professori erano dei somari, la loro apparenza esteriore trasudava sporcizia....Erano il prodotto di un proletariato privo di ogni indipendenza di pensiero; caratterizzati da una ignoranza senza pari...Ci volevamo imbottire il cervello allo scopo di trasformarci in scimmie come loro...Ed è tragico pensare che tale puerile gente abbia avuto il potere di sbarrare l'avvenire di un giovane come me che aveva - come potete notare - le qualità di condottiero della futura Europa" (non era ancora arrivata la cocente disfatta a Stalingrado).
Solo di un professore di storia aveva un buon ricordo; e lo andò anche a trovare quando entrò trionfalmente in Austria. Chissà cosa gli raccontava per attirare l'attenzione di questo svogliato e ribelle allievo. Degli altri invece non aveva  dimenticato cosa avevano detto di lui.

"Era insofferente, un ribelle", diranno i suoi professori in tempi ancora relativamente quieti. Uno di essi fu perfino chiamato a Monaco nel '23 per testimoniare al processo del "sedizioso individuo" accusato di "tradimento contro lo Stato" dopo il fallito "Putch della birreria". Questo istitutore chiamato in tribunale, di Hitler non fece un quadro simpatico; disse davanti ai giudici che era un testardo, un attaccabrighe, un presuntuoso, un insofferente alla disciplina, quindi già allora un ribelle. Non gli fece insomma un favore.

Ma quel processo a Hitler (che raccontiamo in altre pagine) fu un grosso errore del governo. Invece di danneggiarlo fu il suo trionfo. Il quasi sconosciuto ribelle di Monaco era finito su tutti i giornali; e tra le righe i commentatori (visto che l'argomento "tirava"; nell'inconscio collettivo era sentito un po' da tutti) riportavano proprio quelle frasi che molti tedeschi volevano leggere e sentirsi dire, ma non osavano dire.
Quando l'ex allievo giunse al potere, e nel 1938 invase l'Austria, ed entrò a Vienna, quei professori che avevano sparlato di lui li andrà a scovare uno per uno.

Testardo, dopo l'abbandono della scuola lo divenne ancor di più quando iniziò a leggere, divorando libri su libri e a dipingere. La  pittura era la sua passione! A 18 anni  dunque, nel 1907, l'ambizione all'arte lo porta a Vienna,  ma all'esame per iscriversi all'Accademia di Belle Arti è bocciato per "scarsa attitudini", "Prova di disegno: insufficiente";  il ragazzo registra il suo primo cocente fallimento.

Tornato a casa, sconfitto ma non vinto, lavorò un intero anno, poi si ripresentò all'Accademia convinto questa volta di farcela. Ma non fu nemmeno ammesso agli esami, i disegni presentati furono tutti "bollati" a margine con un plateale "mediocre", "mediocre", "mediocre". Ostinato, Hitler  chiese spiegazioni e i docenti lo consigliarono di darsi all'architettura. Ma il mancato artista non aveva gli studi necessari per iscriversi, non aveva finito neppure le medie, quindi davanti a sè non aveva nessuna strada, nè arte e nè parte; non un mestiere, e nemmeno l'attitudine a iniziarne o a farne uno.
Nè poteva più contare sui soldi della madre, il 21 dicembre del 1908 gli moriva. Addio all'aiuto finanziario. Rimasto senza un soldo a Vienna, un amico muratore gli trovò un posto in una impresa edile a fare il manovale, ma Hitler per convivere con i suoi colleghi di lavoro doveva iscriversi come tutti al sindacato di sinistra; lui rifiutò e fu messo in condizione di licenziarsi. 

E' il 1909. Hitler ha vent'anni. E' solo, è un "artista" umiliato, non ha un mestiere,  ed è senza soldi, dentro la monumentale Vienna di questo periodo; una città metropoli borghese, gaia, gioiosa, godereccia con i suoi valzer di Strauss in ogni angolo. Hitler lo troviamo per 5 lunghi anni, disoccupato, frustrato, a spalare neve, a fare il facchino abusivo alla stazione, il muratore, l'imbianchino, il cartellonista; ma sempre occasionalmente, quindi con pochi risultati economici;  infatti viene anche sfrattato da una stanza che occupava, che però pur misera non riusciva pagare. Ne trova un'altra al quartiere di Alsergund,  ma poco dopo sempre per mancanza di soldi finisce in mezzo alla strada.
Hitler emigra  nello squallore del dormitorio pubblico del rione Meidling, mentre per mangiare una minestra va nella mensa dei poveri del convento dei Fratelli della Carità. 
(quella stanza dov'era stato sfrattato era al n. 34 della Schellesserheimerstrasse, più avanti al n. 106, abitò per un certo periodo LENIN (nel 1902 aveva già scritto "Che fare?", ed era in esilio dopo la guerra civile in Russia del 1905) in una stanza lurida come quella di HITLER. Nessun viennese avrebbe potuto immaginare, e nessun chiaroveggente fare una profezia, che nello spazio di quaranta metri, dentro due anguste stanzette, alimentandosi con lo stesso pane che vendevano all'angolo della strasse, i cervelli di due barboni si stavano formando sui libri rivoluzionari, per poi maturare due apocalittici progetti; uno a sconvolgere metà pianeta con una rivoluzione, l'altro a mettere a soqquadro invece l'intero pianeta).

Hitler - racconterà un suo collega barbone- assomigliava a uno "spettro" tanta era la fame che aveva addosso, ma non era traviato, non era dedito a nessun vizio nonostante la giovane età e la sua vita randagia; non fumava (per risparmiare dirà in seguito "quando mi accorsi che con i soldi di un pacchetto di sigarette potevo comprarmi del burro"), non beveva alcolici, e per la sua innata timidezza pochi erano i rapporti con l'altro sesso. Del resto non curava affatto la sua persona, barba e capelli sempre lunghi, con  addosso in inverno una sgualcito cappotto nero regalatogli da un ebreo che vendeva vestiti usati, che forse fu una contropartita per aver dipinto Hitler dei cartelloni pubblicitari per il suo negozio.

HITLER tenta di vivere alla giornata vendendo piccoli disegni, acquerelli grossolani, cartelloni pubblicitari per i bottegai, che alcuni "grassi salumieri mi disprezzavano". Intanto sui Ring e nei caffè la ricca borghesia spendeva  la sua vita nei piaceri. Dirà poi: "il ricordo più' triste e infelice  che ho di Vienna è ricordare quella gente felice di Vienna".
Per gli altri, Vienna in quegli anni era un sogno, della vita e dei propri piaceri. Ovunque c'era la musica nell'aria, nei Ring, nei parchi, nelle case opulenti. Nei teatri affollati le sublimi musiche di Mozart, Beethoven, Schubert, ma era soprattutto quella di Strauss che dominava ogni angolo, in ogni caffè, in ogni festa; era quella musica quella che cullava non solo il Danubio Blu ma anche l'opulenza.  Era la Provvidenza - dicevano i ricchi- che aveva toccato con mano la bellissima e monumentale città stesa lungo il mitico corso d'acqua. Un dono di Dio! Lo era per gli altri, ma per Hitler da quando si alzava al mattino era un incubo: "la fame, era la mia fedele compagna e divideva con me ogni cosa, la mia esistenza era una lotta continua con questa spietata amica che mi era sempre accanto" e ancora "A Vienna io non ho conosciuto il significato della bella parola "gioventù".
Ma oltre che i libri ama anche lui come tutti i viennesi la musica, ma non quella di Strauss, ma quella eroica di Wagner. Già a 12 anni quand'era a Linz, assistendo a un'opera del grande compositore era stato ammaliato e turbato dalla sua musica. A Vienna non gli mancano le occasioni per andare ai concerti; per trenta volte va ad ascoltare dal loggione o in piedi il Tristano e Isotta. Ne è infatuato. (ci ritorneremo poi sopra su questo argomento -su Wagner-  che ha direttamente e indirettamente una enorme influenza su Hitler). 

Dunque cinque lunghissimi anni di miseria e di desolazione dentro una città con due milioni di abitanti, che contava un milione di salariati ed era il centro di un impero abitato da cinquantadue milioni di sudditi. Una Vienna ricca, la più opulenta e la più colta capitale d'Europa. Hitler é pigro, non aspira a un lavoro fisso, si sentirebbe declassato dentro un anonimo proletariato, quindi preferisce un lavoro occasionale e vagabondo, del resto altro non potrebbe fare. Ma non é affatto pigro sui libri, é un lettore incallito (come Mussolini che nello stesso periodo ha sei anni più di lui) si butta a capofitto e si accanisce a divorare libri e libri di politica rivoluzionaria. Idee che già cominciavano da alcuni anni a inquietare l'autocrazia degli Asburgo, la piccola e la media borghesia e lo sterminato numero di funzionari parassiti (lo dirà in seguito anche Robert Musil in L'uomo senza qualità)).
Politica rivoluzionaria che  già aveva dato vita a un discreto partito politico: il socialdemocratico; e si erano formati i sindacati lavoratori con dentro i primi fermenti che stavano lievitando non solo a Vienna ma in tutta Europa.

Una droga per lui quei libri e quegli opuscoli, pieni di idee democratiche, progetti rivoluzionari o anarchici,  provenienti da un'altra Vienna, quella povera, con gente denutrita (questa anche nella gaia capitale asburgica c'era, ma la si ignorava),  malvestita e abitante nei tuguri come quelli dove lui andava a dormire. Letture le sue che erano il classico cibo di un emarginato arrabbiato. Forse non cogliendo il contingente da quelle pagine, ma catturando solo l'essenziale necessario alla sua indole; letture ideali per ricacciare dentro la fame e l'odio che doveva provare in mezzo ai grandi magnifici palazzi della Vienna Imperiale. 
Diventato Fuhrer, non dimenticò nemmeno un istante quello che la città gli aveva negato. Qualcosa  aveva accennato sul Mein Kampf, ma ci ritornò spesso con odio e rancore su questi tristi ricordi di cinque anni di miseria passati a Vienna.

Lo esternò infatti poi con dichiarato disprezzo, vendicandosi con tutta l'Austria, e perfino con i professori che avevano avuto l'impudenza di averlo bollato "mediocre". Li scovò uno per uno! E si vendicò umiliandoli, mentre ad alcuni fece loro terra bruciata con l'impiego, la casa, la vita. E la sua ossessione, l'atavico confine a Braunau, sul ponte, andò a spazzarlo via di persona! Lui, il figlio del doganiere, ex calzolaio, che riuniva non solo Braunau, ma riuniva due popoli in uno. Una grande orgogliosa apoteosi nel suo intimo ma palese nel volto e nell'animo dei suoi cittadini in un delirio senza limiti.

Ma torniamo al 1913, quando  Hitler lascia l'Austria per stabilirsi in Germania a Monaco a fare ciò che faceva a Vienna, lo sfaccendato. Lo fa per un motivo: per sfuggire alle varie notifiche che gli inviano a casa, per la leva militare (come Mussolini); lui non vuol fare di certo il militare per quei "parassiti di Vienna". Ma non sfugge alla polizia; nel gennaio del 1914 viene bloccato in Baviera, e deve presentarsi al distretto. Fughe e sotterfugi sono stati tutte inutili perchè i gendarmi e i medici alla visita appena lo vedono comparire, il 5 febbraio, neppure lo visitano, bastò un occhiata e lo mandarono a casa "riformato"; inabile perfino al servizio ausiliario, perchè il coscritto era gracile nel fisico, denutrito e mal ridotto nell'intero aspetto da sembrare un tisico. Hitler invece di essere contento, quel rifiuto è una ferita al suo orgoglio, la sua forza lui l'ha dentro non nel fisico.

Ma arriva Giugno. Attentato di Sarajevo.  E' l'inizio della Grande Guerra, lui ha 25 anni. E' ora un interventista, come il Mussolini dell'ultima ora.
L'Austria arrogante, troppa sicura di sé inizia le ostilità in luglio, ma per Hitler  nell'esercito asburgico non c'è posto, nella sua scheda è scritto "inabile".
La Germania entra nel conflitto il 1° agosto con un Guglielmo II  in delirio per la gioia di intervenire in guerra a fianco dell'Austria. Il suo discorso eccita i tedeschi e galvanizza pure Hitler, che il 3 agosto scrive direttamente a re Luigi III di Baviera per offrirsi  volontario pur essendo di nazionalità austriaca, ma come abbiamo appena letto scartato. La singolare richiesta fu accolta, e già in ottobre partiva per raggiungere il 16° reggimento di fanteria in partenza per le Fiandre. Cioè al di là di quel Reno tanto celebrato dal suo musicista preferito con il mito degli eroi dei Nibelunghi.
Quindi il grande evento della guerra lo entusiasma, lo eccita, e arringa e sprona i suoi compagni a combattere per fare "grande la Germania" "uber alles in der Welt", "sopra tutto nel mondo". 

Non fa proprio politica - perchè è ancora un confusionario- ma vorrebbe farla. A introdurlo ci pensa un giovane ufficiale anche lui volontario dopo aver abbandonato i corsi di filosofia all'Università di Monaco: è Rudolf Hess che è un appassionato di geopolitica, a quel tempo una dottrina e una scienza tutta nuova che Hess volentieri spiega all'attento uditore. E' per Hitler un'altra attrazione, e in breve tempo l'allievo supererà il maestro. Hess poi lo ritroveremo primo suo collaboratore subendo il carcere con lui partecipando al putsch di Monaco; nel 1933 è ministro, poi suo vice, e dal 1939 secondo successore ufficiale dopo Goring. Poi l'oscuro episodio nel maggio del 1941, quando "fuggì" con un aereo in Inghilterra con scopi non chiari. (un fantomatico approccio con gli inglesi per una resa? Gli inglesi lo ritennero un millantatore e lo stesso Hitler lo sconfessò dichiarandolo pazzo). Tuttavia finì male ma non con la corda al collo. Al termine del conflitto Hess fu arrestato e condannato all'ergastolo (insieme ad altri sette che scamparono all'impiccagione) al processo di Norimberga; l'accusa di pazzo gli venne utile; gli altri sei vennero poi liberati a mano a mano che avevano scontato la pena. Hess rimase dal 30 settembre 1966 l'unico in carcere nella fortezza di Spandau; e nonostante seguitasse a recitare sempre la parte del folle, scrisse moltissimo su vari argomenti: ingegneria, musica, arte, geografia; ma in particolare (1979)  i tre volumi (vendutissimi in Germania) sulla Resistenza tedesca. 

Ma torniamo indietro, alla Grande Guerra. Hitler oltre che predicare e lanciare anatemi ai marxisti, agli ebrei ed esprimere tutto il suo disprezzo per i politici, per i partiti e per la scarsa propaganda data alla lotta, dove la Germania sta giocandosi il suo avvenire  (Mussolini sta facendo altrettanto) si distingue anche nelle azioni pericolose, con  spavalderia  gli va sempre bene, esce sempre incolume in ogni azione, fino a crearsi un mito dell'incolumità. Diventa caporale. Il 5 ottobre del '16 partecipa alla famosa "Battaglia della Somme" dove morirono 1.000.000 di tedeschi "inutilmente" (dirà) e lui stesso questa volta rischiò di morire. Come Mussolini (che rimase ferito due volte)   anche  Hitler rimase gravemente ferito due volte in una gamba nel '16 poi agli occhi nell'ottobre del '18. 
La prima volta in una impresa rischiosa: una granata colpì una postazione, che fece una carneficina, anche lui fu dato per morto, poi un commilitone si accorse che tra i corpi dilaniati c'era ancora qualcuno che si muoveva; ed era lui, Hitler ! Finì in ospedale, guarì e volle ritornare sul fronte, nelle retrovie, anche se claudicante. Lo premiarono con un'alta decorazione, la croce di ferro di prima classe, raramente data a graduati di truppa. Non fu premiato con una promozione a un grado superiore (sergente), perchè non gli riscontrarono "doti di comando", "uomo coraggioso ma per il carattere bizzarro è incapace di farsi ubbidire". (!!)

Tornato al fronte, a pochi giorni dalla fine della guerra -il 16 ottobre- fu quasi accecato dai gas asfissianti a Ypres, appena inventati dagli stessi tedeschi e impiegati con effetti devastanti . 
Fu ricoverato all'ospedale di Pasewalk, in Pomerania, proprio mentre in Germania c'erano i rovesci più politici che militari. E proprio in corsia apprende la anomala disfatta della Germania, la resa di una nazione che non ha quasi nemmeno combattuto nell'ultimo anno, che ha l'esercito in piena efficienza,  l'intera marina alla fonda nei mari del nord, che ha vinto tante battaglie, sacrificato due milioni di morti,  ma che però ha perso la guerra non sul campo ma nei palazzi della politica, dei giornali, del governo, tutti  pieni di "traditori" e di "miserabili criminali": "Alla notizia del crollo, all'annuncio che il Kaiser era fuggito in Olanda, lui come una belva colpita a morte si mise a gemere" dirà un suo collega.
Mentre lui scriverà in seguito: "Quel giorno crebbe in me l'odio per i responsabili. Miserabili! degenerati criminali! Con dentro la rabbia che mi divorava l'anima decisi di dedicarmi più seriamente alla vita politica"
E non ebbe più dubbi  soprattutto quando i rivoluzionari, dopo che era ritornato (non sapendo cosa fare dopo il congedo) a prendere servizio in una caserma di Monaco gli imposero di mettere la fascia rossa al braccio. Proprio a lui che definiva gli spartachisti "cimici delle rivoluzione". (Come va dicendo Mussolini in Italia "se vogliono fare la rivoluzione, i conti proprio non tornano" Sono pochi!)

Il 30 OTTOBRE 1918 a Vienna scoppiano tumulti rivoluzionari, il governo è costretto a dimettersi e un ambiguo consiglio provvisorio tratta la pace con gli alleati, dopo aver scoraggiato i militari a continuare la guerra, ritenendola (le sinistre lo dicevano da mesi) ormai perduta. Robert Musil (l'Autore del celeberrimo L'uomo senza qualità) che curava un foglio per i soldati, già da tempo non faceva  mistero nei suoi articoli di questa gente che a Vienna nelle alte sfere -fin dal 1917- remava contro: fino al punto che gli tolsero il giornale per farlo stare zitto. (L'intera raccolta è alla Biblioteca di Bolzano. Ma c'era anche di peggio, e sono le significative lettere che Musil inviava alla moglie. Sono state ritrovate solo pochi anni fa, nascoste in una cantina di un palazzo di Bolzano in demolizione dove appunto abitava la moglie- lo sfacelo politico a Vienna nelle lettere appare in tutta la sua drammaticità, molto di più che nelle pagine del suo capolavoro sull'Impero di Cacania, la "Guerra parallela" in "L'uomo senza qualità" ). Ma andiamo avanti.

Il 7/8 NOVEMBRE (Intanto l'Austria il 4 si è arresa in Italia) scoppia l'insurrezione a Monaco, re Federico è costretto ad abdicare e viene proclamata la repubblica controllata da elementi socialisti (quelli che remavano contro, i disfattisti, come in Italia, convinti di poter innescare nel dopoguerra una rivoluzione proletaria; non ben definita perfino nelle loro file, se riformista o massimalista. Guardavano a est, alla nuova stella sorgente "rossa", ma anche in Russia con Lenin e compagni tanta lucidità di cosa fare, non c'era proprio. 

Il 9 NOVEMBRE il governo tedesco annuncia l'abdicazione dell'imperatore Guglielmo II; il socialdemocratico Scheidemann proclama la nascita della repubblica; con l'armistizio si intavolano a Compiegne trattative di pace con gli alleati.

Il 10 NOVEMBRE viene costituito a Berlino un gabinetto socialdemocratico. Inutilmente si battono i Consigli degli operai (di sinistra - spartachisti) e i Militari per assumere il potere o almeno farne parte. Dopo aver i primi propagandato il disimpegno, gli operai sono messi da parte; mentre i secondi, le rappresentanze militari profondamente deluse dall'esito della guerra, non vengono nemmeno ascoltate, sono esautorate. Due fatali smacchi.

L'11 NOVEMBRE - Viene concluso l'armistizio. Gli alleati prendono possesso dei territori occupati e soprattutto del bacino della Saar. Il polmone dell'industria tedesca.

Per Hitler  tutto questo è un'onta cui si aggiunge la beffa: il Kaiser è fuggito, due milioni di morti per nulla e quattro anni di sacrifici inutili. Gli crolla il mondo addosso e lancia già il suo anatema che contiene già interamente il germe del duro nazionalismo (patriottico)  tedesco: "tanti  morti e una disfatta perché un mucchio di criminali ha ardito alzare le mani sulla patria"
I criminali secondo Hitler sono quelli della borghesia tedesca ebrea, per opportunismo vicina ai bolscevichi socialisti; quella con i grandi capitali, che Hitler accusa di avere assieme alla disgraziata sinistra scoraggiato i militari a proseguire la guerra (ritenendola già perduta); di aver così provocato la disfatta e infine giunti alla fine di questo  disegno criminale, di aver poi provocata la caduta della monarchia per salire al potere del nuovo Stato Mercantile. Li accusa di essere i responsabili di una resa, della liquidazione dell'impero, della vendita della Germania ai nemici.
Gli italiani, Hitler nemmeno li nomina, li considera quasi compagni di sventura, visto quello che avevano ottenuto a guerra "non persa" ma nemmeno "vinta". (Ma la situazione in Italia è molto simile; anche qui i socialisti dopo aver sempre boicottato l'interventismo, si ritrovano a guerra finita con le ex masse proletarie (e non solo quelle)  disunite e gli stessi socialisti divisi su quale linea muoversi; quella rivoluzionaria utopistica (ma dicono già concreta in Russia, o quella riformista). Spaccatura che darà poi origine - come in Germania- al partito Comunista. Ma non sono i soli, altrettanto faranno i cattolici in Germania come in Italia.

Finita la guerra nel modo più disastroso che abbiamo appena letto e con un dopoguerra ancora più drammatico sotto l'aspetto economico e sociale, ma soprattutto morale, Hitler come tanti è ancora confuso. Anche lui si muove (perfino con la odiata fascia rossa al braccio) dentro un proletariato socialista, ma il suo è un socialismo spurio come quello mussoliniano a Milano. A Monaco comunque nasce il Partito dei lavoratori; Hitler (proprio lui che aborriva a fare il proletario) vi entra con opportunismo come simpatizzante mentre dentro il movimento  ci sono -come in Italia- delle forti divergenze. 

Il 1° GENNAIO 1919 una corrente di sinistra socialdemocratica guidata da Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht danno vita al partito comunista tedesco (KPD). Il programma (guardando a Est) prevede la costituzione di una repubblica socialista sul modello sovietico.
Iniziano a scendere in piazza con manifestazioni contro il governo; a Berlino occupano numerosi edifici pubblici e i giornali. Le truppe del nuovo governo (buona parte mercenarie - non ne hanno del resto altre - perchè gli ex combattenti di ogni grado sono contro il governo) occupano la città e reprimono nel sangue l'insurrezione. I due dirigenti comunisti il 15 vengono assassinati. L'avventura è durata poco.

Il 19 GENNAIO 1919 si riunisce l'Assemblea nazionale che deve redigere la costituzione della nuova repubblica. Mentre il governo (coalizione socialdemocratici, cattolici e liberali) procede senza sosta alla repressione e alla liquidazione degli oppositori di sinistra; l'11 febbraio a Weimar  l'Assemblea inizia i suoi lavori ed elegge Presidente della nascente repubblica, Scheidermann.

Il 4 APRILE scoppia l'insurrezione in Baviera. Come a Berlino, nell'arco di un mese viene duramente soffocata nel sangue dai "soldati" inviati dal nuovo governo centrale. Sono definiti  questi ultimi "Corpi Franchi", e sono dei cinici mercenari che sparano su chiunque, sugli operai  ma anche su quelli che fino a pochi mesi prima erano militari o ufficiali sul fronte e che anche loro, ora, con furore protestano contro l'inetto governo.

21 GIUGNO - L'indignazione, la rabbia, il malcontento e la protesta dilaga negli ambienti militari. Ed è clamorosa. La flotta tedesca all'ancora a Scapa Flow viene autoaffondata dagli equipaggi perchè non sia consegnata agli alleati in vista dei trattati che -sono sicuri- i "traditori" andranno a firmare

Il 28 GIUGNO infatti viene firmato  il trattato di pace a Versailles. Firmano quasi con noncuranza - non credendo possibile l'applicazione dei 14 punti di Wilson (che furono ulteriormente modificati e snaturati) - nè che alla Germania sarebbero stati veramente chiesti  i danni di guerra dei paesi occupati e i costi della guerra dei vincitori. Ma i rappresentanti di quel governo contrastato da più parti, firmarono comunque. Gli oppositori augurarono che un fulmine colpisse quelle mani che firmavano; e anche se il maleficio si avverò (
Rathenau e Erzberger furono assassinati, mentre Wilson fu colto da una paralisi cinque mesi dopo) il trattato firmato ebbe il suo inarrestabile corso.

Il Trattato impose alla Germania pesantissime condizioni...

 

LE CONDIZIONI IMPOSTE ALLA GERMANIA

1) La rinuncia a vari territori, fra i quali, senza plebiscito: Alsazia e Lorena alla Francia, le province di Posnania e Prussia orientale quasi per intero alla Polonia, il territorio di Memel autonomo sotto la sovranità lituana, il territorio Hlucin alla Cecoslovacchia, Danzica eretta in città libera;  Schleswig settentrionale alla Danimarca, Eupen Malmedy al Belgio, l'Alta Slesia alla Polonia;

2) L'occupazione alleata della riva sinistra del Reno (da sgomberare in 15 anni), la perdita della sovranità sull'aria e sulle vie d'acqua continentali;

3) La perdita di tutte le colonie;

4) Clausole militari: minimo esercito professionale di soli 100.000 uomini, delimitazione e controllo degli armamenti da parte alleata, zona smilitarizzata fino a 50 km dalla riva destra del Reno;

5) Le riparazioni: cessione di gran parte della flotta commerciale e grandi quantità di macchinari e materiali vari, pagamento di una indennità (che verrà fissata solo nel 1920) in 269 miliardi di marchi oro da pagare in 42 anni; fino al 1962. (All'Italia che aveva "vinto" non andò meglio: debiti fino al 1988 (millenovecentottantotto!! - Non è un errore!)
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1919 - 11 AGOSTO -  In Germania viene approvata la Costituzione di Weimar. Il Paese viene eretto a  Repubblica federale, con un governo centrale e 17 Lander regionali. Due Camere: il Reichstag, in rappresentanza del popolo tedesco; e il Reichsrat, in rappresentanza dei Lander. 

1919 - 10 SETTEMBRE - Le condizioni dettate all'Austria nel Trattato di Saint-Germain vietano esplicitamente all'Austria di unirsi alla Germania. E' costretta inoltre a rinunciare  a tutti i territori dell'impero non tedeschi e a un terzo circa delle terre tedesche; cedere il Trentino, l'Alto Adige, Trieste e Istria all'Italia; Slovenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina e Dalmazia alla (nuova) Iugoslavia; la Galizia alla Polonia; la Bucovina alla Romania; riconosce l'indipendenza dell'Ungheria  e della Cecoslovacchia; si impegna a ridurre l'esercito e a pagare forti riparazioni.
Il potente impero degli Asburgo è andato in sfacelo; si riduce a un piccolo stato  insicuro, composto da circa 6,5 milioni di abitanti dei quali un terzo concentrato nella sola Vienna
E a Braunau il confine del ponte sull'Inn tornò ad essere peggio di prima.

A SETTEMBRE Adolf Hitler aderisce al Partito dei lavoratori (Partito Operaio Tedesco).
L' Arbeitpartei  era stato fondato il 5 gennaio del 1919 da un giornalista sportivo  Karl Harrer e dal fabbro ferraio Anton Drexter e da altri due. Hitler ha la tessera 555, (la numerazione parte però dal 550, quindi lui è il quinto) e ha subito l'ambizione di diventare un esponente del partito, si muove, si agita, scredita quelli che comandano; soprattutto sgomita, quando nel partito gli aderenti sono a fine anno circa 100.
Fra i nuovi iscritti il generale Ludendoff, l'ex asso della squadriglia von Richthofen, il decorato Hermann Goring, i fratelli socialisti Otto e Gregor Strasse, Alfred Rosemberg, Rudolf Hesse,  Julius Streicher e l'anno dopo Joseph Goebbels (ne citiamo solo alcuni, quelli che saranno in seguito i protagonisti del nazismo).

1920 24 FEBBRAIO  - Hitler dentro i partito vuole subito dominare la scena. Prepara un documento ed enuncia durante un discorso alla Hofbrauhaus di Monaco i 25 punti programmatici del Partito dei lavoratori tedeschi; un partito nato dentro anomale file socialiste ma che comincia a raggruppare anche forze dell'estrema destra.
Più che punti programmatici di politica, decanta con voce dura e aspra e nello stesso tempo esaltante, anche se spesso è prolisso, una lunga serie di demagogici sentimenti di indignazione, concetti che promettono di vendicarsi di tutte le umiliazioni e di tutte le sofferenze inflitte dal resto del mondo alla Germania.
Queste ferite del resto si stanno dilatando nella popolazione. E lui Hitler mette il coltello nella piaga e lo rimescola infinite volte. Così farà nei comizi, ripetendo nell'arco di mezz'ora - trascinando gli uditori- anche due dozzine di volte volte l'indignazione su Wersailles, e il disprezzo per gli ebrei e i comunisti (che secondo  Hitler sono la stessa cosa).
"Straccerò i trattati, non pagherò le riparazioni, ripristinerò i confini, darò lavoro agli operai, ricreerò un forte esercito, sconfiggerò i comunisti, la Germania tornerà grande, ecc."  Dice quello che i tedeschi volevano sentirsi dire. E nel modo semplice come lo diceva,  ripetendo per mille volte le stesse cose con gesti teatrali, i suoi slogan li capivano anche i bambini. 

1920 13 MARZO  - Dall'ambiente  militare tedesco, quello più reazionario, si tenta un colpo di stato guidato dal generale Kapp  sostenuto da squadre armate di estrema destra (i Freikorps) con uomini reclutati fra soldati e ufficiali smobilitati; per quattro giorni tengono in scacco Berlino. Poi pochi giorni dopo il 19 scoppia l'insurrezione operaia alla Rhur. Il governo le stronca entrambe;  per i Francesi il caos interno è una manna, ne approfittano per occupare Francoforte a garanzia dei danni di guerra, non ancora quantificati. Trovano il pretesto per un semplice carico di legname non consegnato nei tempi stabiliti. E' il primo fatto grave;  "provocatorio" lo ritengono certi ambienti reazionari.
I numerosi gruppi nazionalistici estremisti (ma con dentro di tutto) scatenarono un’ondata di terrore  contro i marxisti e anche contro importanti esponenti del governo. Il ministro delle finanze Matthias Erzberger verrà poi assassinato nell’agosto del 1921 e stessa sorte toccò al ministro degli esteri Walther Rathenau, assassinato nel giugno del 1922: il primo si era "macchiato" della colpa di aver firmato l’armistizio, il secondo pagò la sua disponibilità ad una "intesa" ma gli oppositori dissero "svendita" della Germania" con le potenze alleate sulle riparazioni. Insomma i Socialdemocratici che guidano il governo, con questo comportamento e anche perché presi ormai di mira, alle elezioni di giugno subiscono una pesante sconfitta. E' il secondo fatto grave e il primo campanello d'allarme.
 Si forma una nuova coalizione con dentro questa volta i nazionalisti, sempre in aumento. Ma per chi doveva governare una Germania sconfitta e in ginocchio, il compito non era proprio facile. Nemmeno per i nazionalisti.

1920 1° APRILE  - Il Partito dei lavoratori tedeschi -che ormai inizia a raggruppare  forze di estrema destra- si trasforma in Partito Nazi-onalsociali-sta dei lavoratori tedeschi (NSDAP). La Denominazione contratta diverrà Nazi-sta). A fine anno con i soldi di un ammiratore americano, 1000 dollari, Hitler acquista un foglio bisettimanale e stampa un proprio giornale: il Volkischer Beobacher (l'Osservatore popolare). Ci vuole un simbolo, una bandiera, e l' ex "artista" di Vienna disegna lui personalmente l'emblema del partito. Su un fondo rosso, mette al centro un disco bianco e vi pone una svastica, l'antica croce runica. 
Nel partito c'è anche un certo Ernst Rohm, è lui a creare e poi a guidare alcuni giovani, inquadrandoli in un reparto paramilitare, lo Sturm-abteillung (truppe d'assalto) Abbreviato in SA. Sarebbe fuorilegge ma lo mascherano come un reparto ginnico del Nsdap.

Non hanno ancora un preciso programma, ancor meno un ben definito interesse di classe perchè iniziano ad entrare nelle loro file i disillusi di tutte le classi: l'ufficiale dell'esercito umiliato che non era riuscito dopo la guerra a trovarsi un posto nella vita civile; il capitalista danneggiato dal caos; il lavoratore disoccupato; ma, soprattutto anche i "colletti bianchi" della classe media inferiore, sul quale era ricaduto il peso economico maggiore di questi primi anni del dopoguerra. (Ed è quello che sta accadendo anche in Italia. In entrambi i due paesi ci fu il crollo della Banca di Sconto, con i prestiti inesigibili; quindi i risparmi della classe media in fumo, più arrabbiati degli operai senza lavoro che avevano in più fatto anche la guerra.).

1921 - Hitler diventa uno dei dirigenti  del NSDAP; anzi un potenziale capo, infatti ambisce a diventarne il capo assoluto visto che ha due antagonisti (Ludendorff il generale e Ernst Rohm che ha in mano le SA) che con lui formano dentro il partito sì un triumvirato, ma sempre in accesa polemica fra di loro sulla linea da seguire: se riformista (il generale) o rivoluzionaria (Rohm) .
La frattura lacerante tra socialdemocratici al governo, i nazionalisti, e gli sparuti comunisti (Kpd) nelle piazze, ma anche gli errabondi cattolici del Centro - sempre defilati nei momenti di una forte azione politica - sarà così aspra da compromettere successivamente la possibilità di un fronte comune di forze progressiste di fronte all’avvento del nazismo. Anzi gli stessi Nazionalisti e il Centro Cristiano nel gennaio del '33, quando Hitler cercava una maggioranza, pur di evitare che i nazisti andassero al cancellierato presidenziale, volevano addirittura allearsi in un governo parlamentare.
Come Mussolini che si agita a Milano in questo 1921, il programma di Hitler è quasi simile al suo. E da questo momento la sua carriera (più voluta da altri che non sua) sarà una fotocopia di quella che sta percorrendo ora e percorrerà poi Mussolini. Cambieranno solo i personaggi e la scena, ma il regista diventa uno solo: il destino! (che è poi la grande imprenditoria). Che li accomunerà nella sorte, nella vita e nella morte. 

1921 27 APRILE-11 MAGGIO - La Commissione per le riparazioni di guerra riunita a Londra fissa per la Germania la somma dovuta, ed invia un ultimatum per il rispetto del trattato firmato a Versailles, inoltre sollecita il primo pagamento. Allo scadere di sette giorni, l'armistizio sarebbe decaduto e 39 divisioni alleate avrebbero invaso la Germania dal Reno al Weser fin su alla valle del Meno separando la Germania del sud da quella del nord: "la Germania d'oro da quella di stagno"

L'11 MAGGIO il Governo tedesco è costretto ad accettare tutti i punti del trattato e versa il 21 agosto un miliardo di marchi-oro ai vincitori. La popolazione tedesca si risveglia da un brutto sogno; prende atto che i pagamenti di guerra richiesti devono essere realisticamente onorati e sono per la Germania una mannaia. Come e con quale economia, nessuno lo sa. Grande allarmismo. Inizia la fuga dei grossi capitali della grande borghesia. Quella media invece e i piccoli risparmiatori si ritrovano in mano  - con le banche in sofferenza e lo stato con le casse vuote - i titoli dei prestiti di guerra diventati carta straccia. Ma altrettanto stanno diventando i marchi; per fare i rimborsi o pagare gli stipendi il Governo stampa moneta notte e giorno, a profusione. Sono le uniche macchine che in Germania funzionano 24 ore su 24.

 1921 - 12 NOVEMBRE   - Si verifica il primo tracollo del marco tedesco. A DICEMBRE il nuovo governo chiede ai vincitori una domanda di moratoria per gli esosi pagamenti, ma viene respinta.
L'Inghilterra aveva proposto ai suoi alleati di fare una "grande transazione", annullando o mitigando molti debiti di guerra e i danni di riparazione. Ma la proposta non ebbe successo anche perchè la stessa Inghilterra era virtualmente lei stessa indebitata; doveva agli Stati Uniti 850 milioni di sterline, più 2 miliardi (da pagarsi in 62 anni)  che doveva incassare dagli alleati europei (compresa l'Italia) per conto degli Usa essendo stata nel corso della guerra una mediatrice degli alleati e aveva contratto essa debiti in gran parte a loro nome. 
Esempio l'Italia: aveva ricevuto prestiti in dollari, ma il debito l'aveva contratto con l'Inghilterra che era stata una semplice mediatrice degli Usa. E se l'Italia non pagava gli inglesi, questi non potevano restituire i dollari che avevano ricevuto dagli Usa; e questi non intendevano proprio rinunciarvi. Quando la proposta inglese arrivò sul tavolo del Presidente Usa, questi la stroncò subito con la frase "Loro hanno avuto in prestito del danaro, no?". Quindi paghino!!

Più avanti si cercò in altri modi di alleviare la drammatica crisi  tedesca; ma quando nel 1924 entrò in vigore il Piano Dawes che prevedeva aiuti alla Germania, si verificò questa ingarbugliata e cinica situazione: gli Stati Uniti iniziarono a investire  in Germania per permettere ai tedeschi di saldare indirettamente i debiti con gli alleati Usa, cioè - con l'Inghilterra al primo posto- in modo che questa saldasse le proprie obbligazioni con l'America. I dollari insomma attraversavano l'Atlantico, facevano un largo giro in Europa e tornavano tramite l'Inghilterra a riattraversare nuovamente l'Atlantico, ovviamente con gli onerosi interessi maturati e il valore aggiunto.
A guadagnarci era sì l'America, ma affari d'oro li fecero anche quelli che appartenevano a quel sottobosco che si era venuto a creare in Germania con questa astuzia. E' l'epoca della Repubblica di Weimar, un gioiello di liberalità, ma una repubblica senza repubblicani; perché assenti erano proprio i cittadini.
Una ubriacatura di pochi, durata tredici anni,  poi con eguale sfoggio di democraticità, nel 1933 la costituzione di Weimar consentirà proprio a Hitler e al suo nazismo di prendere il potere in modo assolutamente legale. (com'era avvenuto in Italia nel 1922 con Mussolini). Ed entrambi trarranno vantaggio dalla debolezza degli avversari.


1922 - A partire dai primi mesi dell'anno inizia in Germania un vero e proprio catastrofico  crollo della moneta tedesca;  in parte connesso coi pagamenti delle gravose indennità di guerra, in parte dovuto al grande disavanzo commerciale (mancavano perfino gli alimentari necessari per vivere);  ma cosa più grave questa crisi aveva provocato la fuga convulsa e improvvisa dei capitali. Il governo per pagare aveva cominciato a fare ciò che fanno tutti i governi, quando non sanno più come affrontare una montagna di spese incontrollabili: stampava più banconote, con le conseguenze facilmente prevedibili. L' inflazione, a partire da metà 1922, comincia rapidamente ad aggravarsi. Il denaro perde di valore a vista d'occhio. Prima si paga pane, latte e patate con alcune migliaia di marchi, poi si passa ai milioni, per infine arrivare a miliardi e addirittura a migliaia di miliardi di marchi.
L'inflazione tocca vertici inauditi. La punta massima la raggiunge nel novembre del 1923, quando per acquistare un dollaro occorrevano 2.190 miliardi e 200 milioni di marchi.

  1 dollaro costava nel 1923
(in marchi):
1 kg di pane costava nel 1923
(in marchi):
gennaio 35.000 250
luglio 350.000 3.465
agosto 4,6 milioni 169.000
settembre 98 milioni 1,5 milioni
ottobre 25 miliardi 1,7 miliardi
novembre 2.190 miliardi 210 miliardi
dicembre 4.210 miliardi 399 miliardi


Gli operai vengono pagati ogni giorno, e usciti dall'ufficio paga corrono subito verso il mercato per spendere tutto e subito, perché un'ora più tardi i prezzi potevano essere già raddoppiati e il giorno dopo le stesse banconote non valevano più nulla. 200 fabbriche di carta stampano, giorno e notte, nuove banconote, francobolli e altri valori con sopra delle cifre sempre più astronomiche.

Nella sua ultima fase questa disastrosa inflazione è alimentata anche da un grande sciopero generale nel bacino della Ruhr, una resistenza passiva a cui il governo stesso ha esortato contro l'occupazione francese di questa regione.  Ma la resistenza passiva provoca una totale paralisi dell'economia e un ulteriore precipitare dell'inflazione.


Alla fine del 1923 la giovane Repubblica di Weimar ha appena 4 anni. In questi 4 anni vide 2 tentativi di colpo di stato, centinaia di omicidi politici, un'inflazione senza precedenti nella storia e un conseguente esaurimento dell'economia. Il paese è profondamente lacerato e le forme di lotta politica a destra e a sinistra si stanno deteriorando. Per molti le conquiste della democrazia repubblicana non contano più nulla, anche perché economicamente si sta peggio che prima della guerra. E soprattutto, la fiducia in questo stato e nelle sue istituzioni è molto scarsa, e purtroppo, non sempre a torto. Un esempio è la giustizia:
Nel periodo 1919-1922 in Germania avvengono 376 omicidi politici.
Qui le pene inflitte dai tribunali tedeschi:

per i 22 omicidi commessi dalla sinistra:
10x pena di morte, 3x ergastolo, 249 anni di prigione
per i 354 omicidi commessi dalla destra:
0x pena di morte, 1x ergastolo, 90 anni di prigione

Così la Germania  inizia ad essere minata all'interno di ogni classe sociale da tre micidiali mali, quello politico (sempre più passivo, e come forze dispersivo), quello economico (sempre più devastante), ed infine quello psicologico, perchè ormai si erano resi conto tutti (realisticamente anche i vincitori) che  "le esazioni previste dal trattato esorbitavano dalle possibilità del popolo tedesco".  Nemmeno più un matematico riusciva a calcolare quanti zeri occorressero per scrivere in marchi la somma dovuta ai vincitori. Erano le cifre semplicemente parossistiche.
La vera grande rivoluzione sociale iniziava ora, quella avvenuta con la guerra era nulla a confronto.  Così, quella che doveva essere una pace,  iniziò a fomentare un'altra guerra.

Cosciente ne era anche l'autorevole negoziatore Lloyd George, visto che aveva scritto nel memorandum di Fontaineblau (Paper Respecting Negotiations for and Anglo, French Pact, Cmd 2169 del 1924, p.77) "Non riesco a immaginare più grave motivo di una guerra futura se non il fatto che il popolo tedesco, che si è dimostrato uno dei più forti e potenti del mondo, possa trovarsi circondato da tanti piccoli stati formati per lo più da popoli che non abbiano mai avuto prima un governo stabile, ma che comprendano un gran numero di tedeschi desiderosi di riunirsi con la madre patria". In alcuni territori persi i tedeschi erano il 90 per cento della popolazione. Mine vaganti, o meglio tante polveriere allo stato critico.

George era quello stesso che il 23 aprile del 1919 avvertì Wilson della "sensazione crescente che con l'Europa gli Stati Uniti si stavano comportando da prepotenti" (Riunione del consiglio dei quattro, 3 maggio 1919: "The Paris Peace Conference, 1919". Vol V, p.430).
Attenzione però,  gli Stati Uniti non era tutta la popolazione americana, e nemmeno il Congresso, ma piuttosto solo l'autoritario Wilson, che dopo Versailles si era disinteressato di ogni cosa. Lui aveva altro a cui pensare. A quella sua (sulla carta encomiabile) "creatura" che concepì, fece nascere, ma che poi subito rimase orfana: la Società delle Nazioni.
Inglesi e statunitensi avrebbero voluto evitare misure troppo restrittive contro la Germania temendone una esclusione dal consesso delle grandi nazioni europee con tutti i rischi a ciò connesse (cosa che, purtroppo, poi avverrà). Invece i francesi sostennero e riuscirono a far applicare una linea estremamente punitiva nei confronti del popolo tedesco, ritenuto il vero responsabile della guerra. 
Il trattato  prevedeva norme estremamente umilianti per la Germania e secondo le direttive del governo di Parigi, "....la Germania bisognava metterla in ginocchio".
(Ma non dimentichiamo che questa era già un progetto della Francia e soci, prima ancora che scoppiasse la prima guerra mondiale. Era cinquant'anni che aspettavano la rivincita del 1870).
Purtroppo agli errori (assolutistici degli europei e quelli americani distaccati) di Wilson non si riuscì a rimediare; perchè il Presidente  cinque mesi dopo fu colpito da una paralisi. L'anno precedente, prima d'imbarcarsi per l'Europa, aveva sfidato al Congresso  i repubblicani, che volevano (che presentimento!) includere una loro commissione per la pace di Versailles.  Wilson voleva invece fare tutto lui, da solo, personalmente. Così fece la "sua" pace e tracciò le "sue"  "linee" sulla nuova cartina d'Europa. Poi con tanto fervore si dedicò più solo alla sua Società delle Nazioni. Ma finito lui, finì anche tutta la sua politica in Europa. La stessa Società delle Nazioni (paradossalmente senza l' "America" che l'aveva proposta) in Europa fece presto fiasco. Era questa una "Società di piccoli Cortili". E dentro questi i potenziali litiganti; insomma mancava il più forte per tenerli a bada
E l'America (che era solo Wilson, ripetiamo senza una buona parte degli americani - infatti nel '21  gli americani voltarono le spalle ai Democratici) dopo aver costretto gli alleati europei a far la pace sulla base di quel vago programma wilsoniano, si ritrovò (ma li scansò subito) tutti i grossi problemi da risolvere con i vinti e con i vincitori, e soprattutto con i Tedeschi.


Ma i bravi capitalisti americani, avendo capito che non si potevano fare buoni affari con un paese che aveva sempre l'acqua alla gola, cominciano ad aiutare la Germania e riducono il peso del pagamento delle riparazioni (Piano Young - Ne parleremo ancora più avanti).
Nei cinque anni successivi, fino al 1930, la Germania vive un fortissimo rilancio economico. Sono i cosiddetti "anni d'oro" della Repubblica di Weimar. Insieme ad una sorprendente capacità di ripresa economica, la Germania dimostra anche una straordinaria vivacità in campo culturale. Cominciano a fiorire il cinema, il teatro, la letteratura, la pittura, la musica, i cabaret.
Berlino, con i suoi 4 milioni di abitanti diventa così la capitale europea della cultura, della creatività e del divertimento. Sono gli anni del Bauhaus, dei film di Fritz Lang e di Murnau, del teatro di Brecht, della pittura di Klee e Kandinsky. Si diffonde un clima allegro e spensierato, la gente vuole dimenticare la politica e la guerra, vuole guardare verso il futuro, vuole star bene. La Germania comincia a respirare, sembra finalmente la svolta.

Ma non tutti furono coinvolti in questi "anni d'oro", soprattutto quelli della provincia e i nazionalisti di Monaco e Berlino. Anzi molti si chiedevano "Ma questi dove trovano tanti soldi? La città di Berlino è ricca e noi paghiamo le tasse". E fra questi che si facevano queste domande c'era il "caporale" che finito in galera dopo il Putsch sta scrivendo in carcere il "Mein Kampf" in cui getta la base teorica del suo pensiero e del suo movimento, che intende costruire con più metodo ed organizzazione.
Quando uscirà dalla galera si agiterà più di quando vi era entrato e con un abile propaganda - in un terreno fertile- riuscirà a organizzare un efficiente partito nazionale, creando subito altri problemi nel governo, anche se lui non è ancora un pericoloso uomo politico. Kurt Tucholski, uno dei grandi della letteratura e cultura tedesca di quegli anni esprimeva quello che molti tedeschi pensavano di Hitler: "In fondo, l'uomo politico Hitler non esiste, quel che esiste è solo il gran rumore che riesce a creare intorno a sé."
Qui abbiamo anticipato gli eventi, perchè il Putsch deve ancora avvenire. Vedi più avanti: 1923.

Ma non solo in Germania i grossi problemi non erano stati risolti, ma anche l'Inghilterra e la Francia ne avevano grossi di problemi, più psicologici che materiali, ed iniziarono a punzecchiarsi, timorose e invidiose entrambe (dell'Italia parliamo in altre pagine). Fino al punto che la prima indirettamente aiutò la Germania a riarmarsi nel timore che la Francia diventasse troppo forte; che rappresentasse una costante minaccia sulla Manica (i "fantasmi" napoleonici del passato non erano stati per nulla dimenticati). 
Paul Cambon ambasciatore della Francia a Londra scriveva "Io non credo alla possibilità di una rottura ma vedo che c'è disaccordo dovunque e su ogni questione, e - quel che è peggio- che nè a Parigi nè a Londra sono abbastanza intelligenti da ridurre le controversie all'essenziale" (Lettere al figlio Paul, 14 ottobre 1920 - The New Cambridge Modern History, 1968, vol, XII, p. 278).

E le divergenze erano che l'Inghilterra secondo i francesi non nutriva abbastanza rancore verso la Germania. Ma di motivi gli inglesi ne avevano diversi per comportarsi così. A parte quelli (irrazionali) atavici, il primo era che la Germania nella sua disperazione potesse cadere nelle accoglienti braccia della Russia bolscevica; secondo motivo - essendo questa la loro attività principale - volevano riprendere  i commerci con la Germania, lasciando da parte i rancori, perchè "gli affari sono affari". Volevano insomma ridare un po' di fiducia ai tedeschi, riabilitarli. Non spingerli troppo sul baratro del lesionismo o autolesionismo. Se i tedeschi lo avessero fatto non avevano nulla da perdere, più in basso di così non potevano mica andare. E questo li poteva indurre a tentare pericolose "avventure" rivoluzionarie. (La stessa cosa stava accadendo in Italia. Non dimentichiamolo).

Con l'aggravante -questo era il nocciolo della nuova situazione (anche in Italia) - che in piazza non scendevano più solo le masse di analfabeti plebei. Rathenau, il patron della Aeg e futuro ministro degli esteri fece chiarezza: «Quella che si chiama rivoluzione tedesca è lo sciopero generale di un esercito sconfitto». Facciamo qui attenzione! Era gente di città (come in Italia) che aveva fatto la guerra gomito a gomito con quelli arrivati dalla provincia e che avevano in trincea non solo ricevuto il battesimo del fuoco, ma in quella vissuta (nuova) comunanza di uomini e di esperienze avevano anche per la prima volta sentito la giusta fierezza di aver fatto il proprio dovere; si erano sprovincializzati e indubbiamente anche politicizzati. Nessun evento precedente - come la Grande Guerra- aveva inciso così enormemente nelle masse. Ogni regione, ogni città, ogni paese, aveva i suoi morti, i suoi amareggiati reduci e il diffuso rancore.

1923 - In Germania iniziano disordini un po' ovunque. E quelli provocati dagli estremisti sono infatti "avventure"; vorrebbero distruggere tutto per poi riedificare (questo avviene anche nella cultura e nell'arte); ma come farlo?   nessuno lo sa ancora. Nemmeno i più esaltati. Vorrebbero distruggere e agire; sembra una contraddizione ma le idee sono ancora confuse, perchè una vera direzione di marcia non è stata tracciata. 
L'intero anno 1923 è un incubo per chi vuole sopravvivere ad ogni costo. E il costo di questa sopravvivenza è altissimo. L'inflazione -come abbiamo visto- tocca le vette più assurde, persino inconcepibili. Un uovo costa 500 milioni di marchi. Ogni uomo della strada sa che deve accadere da un momento all'altro qualcosa, e questo qualcosa  non può che essere traumatico. A DICEMBRE occorrono 4.210 miliardi di marchi per avere un dollaro. Fanno fatica a fare i conti della spesa quotidiana  perfino le mogli pur avendo i mariti astronomi abituati ai numeri dell'universo.

Ed ecco arrivare a uno dei tanti disordini, con a capo un generale e un caporale. Evento legato a una causa apparentemente nobile  ma che ha però già al suo interno quel germe  che andrà a sconvolgere prima ideologicamente la Germania, poi politicamente e militarmente tutto pianeta. 
Questo accade perché gran parte della popolazione inizia a proiettare i propri desideri, le nostalgie e le speranze in questa ideologia, e su Hitler che predica questa dottrina. Il "caporale"  prima fa vedere i socialdemocratici e i comunisti come dei disturbatori della quiete, poi appena salito al potere usando perfino l'insolenza ne predica il terrore. Ma non farà tutto questo da solo. 

 1923 NOVEMBRE - Hitler a pochi giorni dalla grande decisione che ha preso, che da giorni gli frullava nella testa, fa un curioso viaggio "spirituale". E  un'ora molto critica per lui, con il suo triumvirato a un vicolo cieco - e non è il solo. Senza sbocchi è anche tutta la classe politica tedesca. Per placare il suo nervosismo, Hitler che è un accanito estimatore della musica e degli (ultimi) scritti di Wagner e dell'inglese Chamberlain che ha sposato la figlia del musicista e vive con i congiunti, lo troviamo a fare un devoto pellegrinaggio a Bayreuth. 
Nel giardino della villa, davanti alla tomba dell'autore del Parsifal (opera emblematica) Hitler non trattenne l'emozione. Cosima Lizst  ormai ottantaseienne  vedova di Wagner,  Siegfred suo figlio sposato con la figlia di un famoso giornalista anche lui inglese, ed infine Chamberlain con Eva Wagner, lo accolsero calorosamente e anche con orgoglioso compiacimento nel vedere questo fanatico estimatore del loro congiunto in casa propria.  Quest'uomo di cui già si parlava in giro, e che stava ponendo a base della sua ideologia politica i miti nibelungici glorificati da Wagner. Particolarmente intenso fu però il colloquio con Chamberlain. A lui non gli parve vero che qualcuno mettesse finalmente in pratica quello che aveva scritto (una logorroica opera); e anche quello che non aveva scritto,  ma che Chamberlain pensava.

Era stato proprio Chamberlain a mettere in luce nella sua opera (che aveva dato poi vita a un circolo) come "in Germania risiede il più forte nucleo germanico continuatore degli ariani". Era proprio di Chamberlain la supposta teoria "dell'aspirazione ebraica al dominio mondiale, impedire il quale e contrapporvi la restaurazione di una gerarchia razziale universale è il compito degli ariano-germanici".

Sappiamo che dopo questo incontro, Chamberlain scrisse a Hitler una solenne lettera; lo definiva "un dono di Dio", un essere che il Signore ha inviato sulla terra a testimoniare la grande vitalità della nazione; e se la Germania nella sua ora più critica  ha prodotto un Hitler, io adesso posso addormentarmi in pace. Dio protegga la Germania".

Per Chamberlain i nemici della Germania sono gli ebrei  perchè sono  l' incarnazione del capitalismo mondiale, e per Hitler lo sono anche del comunismo mondiale. Elencava infatti gli ebrei che hanno guidato la rivoluzione russa e che ora siedono 17 su 22 nel Consiglio del Popolo. Lo stesso Comitato centrale del partito socialista è composto da 9 ebrei e solo 3 russi. Infine ricordava i nomi più importanti di coloro (come Marx, Trotzski, che avevano dato forma a un bolscevismo che non era altro che un capitalismo spinto agli estremi). Elencava i vertici che avevano sposato donne ebree. Stalin, Raisa Kaganovic figlia dell'ebreo Lazarus, vicepresidente del Partito comunista, Commissario del Popolo per l'industria pesante e membro del "Polit-Bureau"; suo figlio Michael oltre essere pure lui Commissario del Popolo per l'industria bellica è anche membro del Comitato centrale del Partito comunista; il fratello Aaron amministratore degli approvvigionamenti; il fratello Sergio dirigente l'industria tessile; e l'ultimo fratello Boris addetto ai rifornimenti dell'esercito.
Ma anche Molotov ha sposato una ebrea: Scemciuchina Karp. Figlia di una dinastia finanziaria ebrea a New York. Con i quali Molotov mantiene ottimi rapporti per le forniture americane di navi, armi, macchine utensili all'Urss.

Ma per quanto l'incontro con Chamberlain fosse "istruttivo", Hitler aveva già le sue idee ben precise.
Abbiamo rintracciato una sua lettera, del 1922, che inviò e che "La Vita Italiana" ospitò, firmandosi come faceva spesso al suo paese "Il Bavarese". La rivista la conduceva Giovanni Preziosi, un noto antisemita. E la lettera compare sulla sua rivista il 15 agosto del 1922.

E' una lettera inquietante, nella quale con mirabile sicurezza, veniva fissata la primissima tappa del Nazionalsocialismo. Una anticipazione di Main Kampf. Hitler vi esponeva il suo programma per la salvezza della Germania, quando a quel tempo non erano stati con precisione stabiliti i rapporti tra ebraismo e bolscevismo. E pochi ancora sapevano che prima Marx, poi Trotzky e tanti altri dentro nel Soviet erano ebrei, 406 su 503.

La lettera apparsa su "la Vita Italiana" la riportiamo integralmente digitalizzata in un link a parte (vedi > > )

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Otto giorni dopo il curioso pellegrinaggio a Bayreuth, Hitler è pronto!

per il famoso
PUTCH DELLA BIRRERIA DI MONACO

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