"LA COMUNITA' CRISTIANA"
"DALLE ORIGINI AL MONACHESIMO"
Un saggio storico di Franco Savelli


< Primo capitolo: Le comunità delle origini – I sec.
< Secondo capitolo: Le persecuzioni ed il riconoscimento ( II - IV )
< Terzo capitolo : L'affermazione e le dispute teologiche (II-VI sec )
< Quarto capitolo : Spiritualità e monachesimo

V cap.

Cristianizzazione dell’Europa

Sommario
--- Sentieri di diffusione del cristianesimo.
--- Cristianizzazione delle regioni mediterranee d’occidente: evangelizzazione dell’Italia e coinvolgimento dei Longobardi; la Spagna cristiana dominata dagli arabi e lotte secolari per la “reconquista”; i Franchi e la conversione di re Clodoveo.
--- L’approdo delle tribù germaniche alla dottrina ariana: rilevanza missionaria e culturale dell’opera del vescovo Ulfila.
--- L’azione di S. Patrizio ed Agostino di Canterbury nell’evangelizzazione delle isole britanniche.
--- La Scandinavia e le regioni baltiche.
--- Cristianizzazione dei popoli slavi: importanza culturale della missione di cristianizzazione dei SS. Cirillo e Metodio; la conversione della Russia.

 


Con il simbolo (*) si rimanda al capitolo precedente “Spiritualità e Monachesimo”, stesso sito.

5.1 Sentieri di cristianizzazione

Le missioni di cristianizzazione (2) ...
(2) il termine cristianizzazione si intende il processo di proselitismo a favore della religione cristiana, mentre con evangelizzazione il complesso di attività che favoriscono diffusione e conoscenza del “Vangelo”.
... presero avvio fin dai primi secoli, irradiandosi dalle regioni mediorientali del bacino mediterraneo per coinvolgere, in un processo non chiarito nei dettagli, inizialmente la penisola anatolica e le zone costiere della penisola ellenica, quindi le grandi isole mediterranee e le coste dell’Italia meridionale. Località raggiunte attraverso la vie marittime del canale d’Otranto e del canale di Sicilia che, collegando Oriente ed Occidente, vennero percorsi dagli evangelizzatori S. Pietro e S. Paolo per giungere a Roma. Altrettanto precoce (I e II sec.) fu l’approdo via mare della corrente missionaria del cristianesimo ortodosso (quello che faceva riferimento alla Chiesa di Roma e si distingueva dalle interpretazioni ritenute eretiche) in diverse zone dell’Africa del Nord (valle del Nilo, Libia e Tunisia), nel sud della Spagna e nella regione di Lione e Vienne della Gallia (3) ...
(3) Nel 177 dopo un tumulto in quella regione venne catturato un gruppo di 48 cristiani che furono condannati, tra essi il vescovo Fotino. Il numero dei martiri ed il fatto che parte di essi si trovasse alle terme testimonia di quanto già fosse diffuso il cristianesimo in quella regione ed il livello sociale dei suoi aderenti. A Fotino successe Ireneo di Smirne che ebbe un ruolo determinante nella cristianizzazione della Gallia.
... raggiunta risalendo il fiume Rodano. Nelle altre località dell’Impero romano la corrente missionaria approdò successivamente, attraverso il ben distribuito
sistema viario, e coinvolse i centri urbani ben prima che il nuovo culto potesse approdare nelle zone rurali e nelle valli montane dove più radicato era l’attaccamento agli antichi rituali. A questa iniziale e genuina diffusione evangelica del I sec. rivolta soprattutto alle masse più umili, seguì una fase di proselitismo (II e III sec.) in cui il cristianesimo, malgrado le persecuzioni ne avessero frenato la crescita, seguitò nello sforzo di addentrarsi nelle località interne del territorio e di coinvolgere la fascia sociale mercantile ed amministrativa. Frattanto le comunità cristiane cittadine in crescita si organizzavano secondo una struttura gerarchica ricavata dagli schemi della vita civile del mondo mediterraneo e tendevano a stringersi intorno ai nuclei dominanti, entro cui sceglievano le loro guide, i vescovi . (4)
(4) Una scelta dettata da motivi culturali perché solo nella fascia nobiliare si trovavano componenti che avevano acquisito capacità culturali idonee ad accedere alla funzione. Infatti fin da giovani alcuni rampolli venivano destinati alle armi, altri agli studi al fine di accedere alle cariche ecclesiastiche. I soggetti che vantavano umili origini e mostravano capacità comunicative, nel momento in cui venivano ad acquisire conoscenze teologiche e livelli culturali idonei ad assumere la carica di vescovo, entravano a far parte della classe dominante.

Quelli designati nelle città maggiori controllavano quelli delle città minori, cercavano rapporti di mediazione con le autorità civili e promuovevano una lenta penetrazione nelle zone interne. Qui il proselitismo incontrò ovunque difficoltà a sovrapporre il messaggio evangelico a credenze ataviche ed a sostituire il ritualismo acquisito che, sovente, si mescolò in una sorta di sincretismo rimasto in concorrenza millenaria con la fede cristiana.

La diffusione del cristianesimo all’inizio del IV sec., aveva raggiunto buona parte dei territori imperiali e, da un lato, si apprestava, con i missionari bizantini, a sensibilizzare le popolazioni germaniche dislocate nelle regioni del basso Danubio, guidandoli in un fondamentale processo di conversione ed acculturazione. Dall’altro lato venivano coinvolte quelle tribù guerriere pagane che, infiltrate nei territori dell’impero man mano che esso collassava, davano origine, nelle ex province romane dell’Europa nord-occidentale, ai regni romano-barbarici (cap.3). Nei centri urbani i nuovi insediati ebbero occasione di venire a contatto con una cultura evoluta ed una religione dotta, rituale e potente nelle sue strutture, di cui finirono col subirne il fascino fino ad adottare le consuetudini delle popolazioni locali, intraprendendo un processo di assimilazione culturale e religiosa. Senza tralasciare di rilevare che le tradizioni rituali dei nuovi arrivati, nelle zone agricole, si confusero con quelle della popolazione rurale, oscillante tra cristianesimo e paganesimo e lontana dall’assimilare correttamente il processo di conversione. Finché l’attività promossa dal monachesimo nelle zone in cui si insediava non assunse un valore educativo risolutivo.

Dal V sec. in poi particolarmente efficace si rivelò in occidente l’operosità delle strutture ecclesiastiche che, dopo aver disseminato sul territorio comunità di credenti, cercarono di coinvolgere, prima degli strati nobiliari, le aristocrazie tribali e militari con cui mantenevano contatti, utilizzando strategie che si differenziavano a seconda che esse provenissero dal mondo pagano o avessero già conosciuto una fase di cristianizzazione di tipo ariano. Precisando che, laddove il paganesimo o l’arianesimo erano entrati nella coscienza di popoli gelosi della propria identità, l’approccio produceva resistenze e ribellioni. Una volta che la nuova religione aveva raggiunto una certa diffusione sul territorio, l’avvicinamento agli strati nobiliari consentì ai vescovi per pervenire al risultato di clamorose conversioni di re, dettate più da opportunità politica che dal richiamo della fede. Eventi che contribuirono ad un vasto accoglimento della nuova religione da parte delle strutture amministrative e dal popolo, laddove il re, di casato regale ereditario come tra i germani, assumeva anche il ruolo di capo del culto. Meno trainante risultò invece la conversione di un re che veniva nominato da una assemblea, come accadeva tra le popolazioni scandinave.
Non furono rari i casi in cui, alla conversione, seguiva la scelta spirituale o il percorso che dava accesso all’assunzione di cariche ecclesiastiche . (5)
(5) Molti furono i chierici e monaci di origine gotica (Benedetto di Aniane è un esempio; *n.32) che ebbero ruolo in azioni diplomatiche e nei processi di evangelizzazione.

Nella fase descritta di cristianizzazione pianificata, i regni romano-barbarici di recente costituzione (*) ed i paesi balcanici e centroeuropei, avendo intravisto la mancanza di prospettive del paganesimo già emerse sia nell’area latina che in quella bizantina, intuirono la necessità di stabilire rapporti sociali e relazioni d’uguaglianza, reciprocamente vantaggiosi, con i potenti Stati di religione cristiana collegati con le chiese di Costantinopoli o di Roma. L’influenza dei valori morali che il cristianesimo esercitava sulle caste barbariche costituì un fattore fondamentale per l’assimilazione di comportamenti etici e di pratiche rituali, allorché apparse evidente che la nuova fede recava una carica capace di abbattere ogni ostacolo che si frapponeva alla sua accoglienza ed al cambiamento di mentalità. Cosa questa che non avvenne in tempi brevi, essendosi protratti come si è già detto, soprattutto nelle classi guerriere e rurali, comportamenti sociali e religiosi di matrice fortemente pagana. Questi, in qualche misura, vennero a modellare e ridisegnare pratiche e rituali cristiani fino ad allora in uso, prima che si verificasse un progressivo riallineamento con le istituzioni religiose. L’operosità dei vescovi in questi processi fu sorretta in maniera determinante dall’azione missionaria del monachesimo che portò, pur con qualche contraddizione, il verbo evangelico nelle regioni più impervie delle nazioni del nord Europa, dall’Irlanda, alle isole britanniche, e nei territori dell’Europa centrale ed orientale. Esse si fecero carico del passaggio dall’arianesimo al cattolicesimo di alcune popolazioni barbariche e del processo di conversione ed acculturazione dei popoli slavi.

La diffusione del cristianesimo è ampiamente accettata come evento fondamentale del percorso storico di formazione dei popoli in Europa, sede del processo di definizione dei diritti della persona e dove la connotazione cristiana è divenuta indispensabile fulcro nelle vicende di riorganizzazione sociale e di trasformazione culturale.

 

5.2 Evangelizzazione dell’Italia


Sono state richiamate l’importanza della presenza a Roma dei due evangelizzatori Pietro e Paolo, le motivazioni alla base delle persecuzioni contro i cristiani (cap.1, 2) e le fasi attraverso cui il cristianesimo, pur subendo periodi di arresto nella crescita, abbia continuato ad attrarre le masse. Queste, spaventate dai pericoli che incombevano sull’Impero a causa della pressione dei popoli germanici e persiani sui confini e provate dalle ricadute sulla vita sociale, si rifugiavano nella nuova fede la cui diffusione, coinvolgendo via via le classi sociali più colte, non lasciava indifferente i vertici del potere imperiale.
Pur mancando attestazioni sicure si può dedurre che già verso la metà del I sec. la componente cristiana di Roma doveva avere raggiunto una certa consistenza se fu oggetto dell’attenzione di S. Pietro e S. Paolo e servì all’imperatore Nerone per indirizzare verso questa la responsabilità del rogo ed a Domiziano di usare l’appartenenza ad essa come motivazione per disfarsi di avversari politici. Pietro e Paolo, presumibilmente attraverso un itinerario rivendicato da Puglia, Sicilia, Calabria e Campania dove con il loro seguito crearono centri di devozione, giunsero a Roma. Qui crearono una sede religiosa divenuta centro di riferimento per la compresenza della sede imperiale ed, allorché questa fu trasferita a Costantinopoli, per il riconoscimento della sua preminenza.

Roma che fino al V sec. era rimasta capitale simbolica dell’Impero, divenne quindi polo di irraggiamento e sede di riferimento della nuova religione nel bacino mediterraneo. Così come è verosimile che, dai grossi centri urbani in contatto mercantile con l’Oriente e dai centri costieri situati sulle grandi vie di comunicazione (6)
(6) Dai resti archeologici catacombali risulta che Siracusa, Taormina, Catania in Sicilia, Troia, Canossa, Brindisi, Bari e Taranto nella Puglia, Napoli e Cuma in Campania furono tra i primi centri coinvolti nella predicazione.

... la nuova religione sia penetrata nelle regioni interne attraverso il messaggio portato da attivi evangelizzatori provenienti dal medio Oriente. Al punto da poter affermare che, verso la metà del III sec., esistevano un centinaio di vescovati nelle regioni centromeridionali d’Italia, mentre le tracce rinvenute nelle regioni centrosettentrionali, mai risalenti ad una epoca anteriore al IV sec., testimoniano di una più lenta penetrazione lungo le vie consolari e fanno ritenere che, a cavallo del V sec. vi fossero non più di una cinquantina di vescovati che godevano di una certa indipendenza. In questa area risulta fossero attive le diocesi di Siena, Pisa, Firenze e soprattutto Milano, capitale imperiale e sede di una diocesi. Essa, eretta nel I sec. ed elevata ad arcidiocesi nel IV sec. con S. Ambrogio (cap.3), assunse un ruolo determinante nella definitiva affermazione del cristianesimo e nella creazione di diverse diocesi piemontesi, fra cui quella di Torino.
La fondazione della diocesi di Genova che ha antichi riferimenti (7)...
(7) Evangelizzata nel I sec. dai santi Nazario e Celso di ritorno dalle Gallie dove erano stati inviati in missione evangelica dal vescovo di Roma S. Lino (67-76).

... è attribuita a S. Siro (III-IV sec.), diacono ed evangelizzatore del ponente ligure, cui successe il vescovo Diogene. La evangelizzazione delle aree non urbane è legata al diffondersi, dal V sec., del fenomeno monastico che, installandosi in zone impervie, divenne centro di riferimento spirituale e di promozione delle attività per gli abitanti dei luoghi circostanti.

Alla fine del V sec. può ritenersi completata la formale adesione delle regioni italiane alla nuova religione anche se persistevano residui di culti pagani difficili da estirpare, soprattutto nelle aree rurali e montane dove erano più radicate e dove vennero registrate reazioni che portarono alla martirio di missionari . (8)
(8) S. Vigilio (IV sec.), consacrato vescovo da S. Ambrogio ed inviato ad evangelizzare le valli del trentino, chiese in sostegno missionari cui affidare il compito di predicazione nella regione della Val di Non. Missione che dopo un iniziale successo si concluse con l’uccisione di tre missionari ritenuti, dalla componente pagana locale, responsabili della presenza cristiana nelle valli. Vigilio perdonò gli esecutori e ne chiese grazia all’imperatore Onorio (cap.3). Sembra che egli stesso sia stato martirizzato per lapidazione nel corso dell’attività di evangelizzazione in Val Renden.

La guerra greco-gotica (535-553), combattuta da Goti e Bizantini per il controllo dell’Italia (cap.3), provocò un decadimento nelle istituzioni ecclesiastiche e nel tessuto sociale che non contrappose particolari resistenze all’insediamento dei Longobardi.

5.2.1 L’accostamento dei Longobardi al cristianesimo

I Longobardi erano un popolo di lontana origine scandinava installatosi nelle regioni del basso Elba, e poi (II-IV sec.) in Pannonia (parte occidentale dell’attuale Ungheria). Da qui si spostarono nei territori italiani, presumibilmente a seguito di una tacita autorizzazione dell’Impero di Costantinopoli che avevano affiancato durante la guerra gotico-bizantina (9) ...
(9) I Longobardi avevano affiancato per un breve periodo l’esercito bizantino condotto da Narsete contro il re goto Vitige, un generale dell’esercito ostrogoto che aveva sposato Amalasunta, figlia di re Teodorico e succeduto (536-540) a Teodato, ucciso all’inizio della guerra. Narsete che aveva ingaggiato una schiera di longobardi, fu quindi costretto a rinunciarvi a causa dei loro feroci comportamenti.
... e che riteneva di frapporre, con loro, un argine alle incursioni dei Franchi nella pianura padana.

I Longobardi, nel 568, guidati dal loro re Alboino (cap.3) si insediarono in Italia dando vita ad un regno con capitale Pavia che, esteso fino alla Basilicata, si articolava in ducati corredati di ampia autonomia. Essi, a contatto con le tribù germaniche avevano già conosciuto il cristianesimo nella sua forma ariana, pur essendo rimasti in gran parte legati alle loro tradizioni pagane. Infatti, installatisi in un territorio di fede cattolica ortodossa in cui era presente sia l’elemento gotico di fede ariana che quello bizantino, accentuarono la decadenza delle strutture ecclesiastiche mettendo in atto ripetute e violente persecuzioni nei riguardi di chi rifiutava di partecipare ai loro riti pagani, ed opere di devastazione come quella del monastero di Montecassino (*). Interessati a mantenere un rapporto di collaborazione con i Bizantini e, frattanto, ad iniziare un processo di integrazione con il tessuto sociale di cultura romana che penetrò anche nella burocrazia regia, essi si inserirono tra le popolazioni locali fino ad attuare una avanzata integrazione che si realizzò con l’accoglienza del processo di evangelizzazione, pur permanendo difficile il rapporto del governo longobardo con la Chiesa di Roma.
Processo che, segnato non dall’opera di missionari ma da una lenta sovrapposizione della fede cattolica ortodossa a quella ariana o pagana, migliorò la condizione delle strutture ecclesiastiche. In questo contesto esse ottennero la restaurazione delle sedi vescovili, la ricostruzione del monastero di Cassino e ricevettero donazioni. Risultato rifinito nel corso del regno di Agilulfo (591-615), che, di fede ariana come parte del suo popolo, favorì il diffondersi dell’ortodossia cattolica consentendo il battesimo (603) dell’erede al trono Adaloaldo (616-625) su sollecitazione della regina Teodolinda . (10)
(10) Il re longobardo Autari (548-574) che cercava un collegamento per fronteggiare la minaccia dei Franchi, allora in ascesa, sposò (589) Teodolinda (-627) di origine bavara. Dopo l’improvvisa e misteriosa morte di Autari, Teodolinda sposò il duca di Torino Agilulfo che, nell’anno successivo divenne re. In rapporto epistolare con papa Gregorio Magno, Teodolinda favorì anche la restituzione di beni alla Chiesa.

Teodolinda manteneva contatti con papa Gregorio I Magno (590-604), la cui strategia politico-religiosa era abbinata ad una penetrazione già avviata a livello popolare, presupposto per poter indurre la conversione di un re che, per la sacralità che egli incarnava nei riguardi dell’identità etnico-religiosa del suo popolo, ne alterava l’assetto mistico-culturale rendendo pressoché inevitabile l’accoglienza della nuova fede.
Alla iniziale fase di cattolicesimo incarnato da Teodolinda seguì la predicazione del monaco irlandese Colombano, giunto in Italia all’inizio del VII sec., mentre, con l’ascesa al trono di Arioaldo (626) e fino a Rodoaldo (653) si verificò una ripresa dell’arianesimo, senza però che mai venisse meno la tolleranza verso i cristiani ortodossi. Durante il regno di Ariperto I (653-661) venne sconfessato l’arianesimo ed, essendosi allentati i legami con l’impero bizantino mentre progrediva l’integrazione con il mondo latino, il processo di adesione al cristianesimo divenne sempre più coinvolgente le masse longobarde. Benché sia verosimile ritenere che i loro comportamenti religiosi siano rimasti impregnati dei riti e tradizioni risalenti al paganesimo originario che scomparve con lentezza. Su esso si installarono arianesimo e cattolicesimo, rimaste due opzioni alternative nelle loro scelte e motivo che rende incerta la definizione della categoria confessionale dei Longobardi.

Assumono una certa rilevanza storica le iniziative di re Liutprando (712-744) che, al fine di accattivarsi il consenso della gerarchia ecclesiastica, si adoperò per il rafforzamento delle strutture istituendo Chiese e monasteri. Avendo acquisito, nella contrapposizione con Bisanzio, una porzione di territorio bizantino, fece dono al Papa Gregorio II (715-731) dei castelli di Sutri, Ameria, Bomarzo ed Orte (Donazione di Sutri) (11)
(11) Il nucleo territoriale dello Stato della Chiesa, costituitosi con la Donazione di Sutri, divenne effettivo con la successiva acquisizione dell’Esarcato di Ravenna (Patrimonio di S. Pietro) che sarà ufficialmente riconosciuto da Carlo Magno nel 800. Precedentemente il Papato, nella persona di papa Silvestro I (314-335) avrebbe ricevuto, nel 324, dall’imperatore Costantino I le insegne imperiali e la sovranità temporale su Roma, l’Italia e l’intero Impero Romano d’Occidente, oltre a diverse proprietà immobiliari e la donazione del palazzo Lateranense: Donazione di Costantino (Costitutum Costantini). Questa venne utilizzata dalla Chiesa nel Medioevo per avvalorare i propri diritti sui vasti possedimenti territoriali in Occidente e per legittimare le proprie mire di carattere temporale. Il documento conservato in copia nelle Decretali dello Pseudo-Isidoro (IX sec.), fu considerato di tutto rispetto anche dagli stessi avversari del potere temporale dei pontefici finché un esame filologico eseguito da Nicola Cusano e Lorenzo Valla ha collocato la sua compilazione nell’VIII sec., presumibilmente durante il Papato di Stefano II (752-757) che, avendo acquisito l’Esarcato di Ravenna, voleva giustificare la creazione dello Stato della Chiesa.

... tale donazione rappresentarono il primo nucleo territoriale dello Stato della Chiesa. Liutprando favorì il trasferimento di reliquie di Santi nella capitale del regno, Pavia, concorrendo a trasformarla in un centro di raccordo e coesione con i vari ducati.

Restava comunque l’ambiguità dei comportamenti religiosi dei Longobardi che rendevano incerti i rapporti con la Chiesa di Roma, motivo a cui viene fatta risalire la diffidenza e l’ostilità papale nei loro confronti ed, in definitiva, causato la fine del Regno longobardo. Infatti Liutprando, sfruttando l’influsso della Chiesa e rifacendosi alle sue tradizioni, aveva attuato il consolidamento del regno attraverso la centralizzazione del potere che aveva messo fine alla crisi politica seguita alla morte di Rotari (652). Una realizzazione che allarmò la Santa Sede e quando re Astolfo (749-756) riuscì ad allargare ancor più il dominio longobardo con la conquista di Ravenna (751), papa Stefano II (n.11), intimorito dall’espansionismo longobardo, chiese soccorso a Pipino il Breve, nuovo re dei Franchi (751-768).
Questi scese in Italia e sconfisse in due occasioni (754 e 756) l’esercito longobardo obbligando Astolfo a cedere al Papa l’Esarcato di Ravenna (12) ...
(12) L’Esarcato di Ravenna era la circoscrizione amministrativa dell'Impero bizantino comprendente, tra il VI e l'VIII secolo, i territori bizantini in Italia.

... che aveva occupato nel 751 (n.11). Alla morte di Stefano II, il successore di Astolfo, Dediderio (756-774), entrato in contrasto con papa Paolo I (757-767), invase i territori pontifici ed entrò a Roma (772). Papa Adriano I (772-795) chiese l’intervento dei Franchi che, guidati da Carlo Magno (13)
(13) Carlo Magno (768-814), nel 754 fu insignito da papa Stefano II (n.11) del titolo di Patricius romanorum cui spettava il compito della difesa della città di Roma. Il contrasto con i Longobardi era motivato dal ripudio della moglie Ermengarda, figlia del re longobardo Desiderio. Carlo, nel periodo 791-96 sconfisse gli Avari e, sul loro territorio costituì la Marca orientale corrispondente all’attuale Austria. Il dominio incontrastato sull’Occidente ed i successi conseguiti nella diffusione del cristianesimo furono i presupposti per essere incoronato Imperatore “Augusto” (800) che sostituiva il titolo di “Patrizio”. Sembra che questa nomina sia giunta a sua insaputa in quanto non era suo interesse assumere il titolo di “imperatore” che poteva metterlo in contrasto con l'Impero Romano d'Oriente, il cui sovrano era il legittimo detentore del titolo di “Imperatore dei Romani”. In quell’occasione nacque l’Impero carolingio (Sacro Romano Impero sarà chiamato più tardi: n.14) in cui si succedettero una sequenza di imperatori fino a Berengario I, alla cui morte (924) il “titolo” rimase vacante. Carlo mantenne il controllo dell’Impero convocando ogni anno una grande assemblea di laici ed ecclesiastici le cui delibere venivano raccolte nei Capitularia. Nella sua corte di Acquisgrana riunì i maggiori intellettuali del tempo promuovendo in Tutto l’Impero, con l’aiuto dei vescovi, la diffusione di scuole in grado di fornire competenze idonee al governo dello Stato. L’incoronazione rafforzò Carlo nella sua concezione patrimoniale del potere che, tipica della tradizione barbarica, lo indusse a predisporre (trattato di Verdun) la ripartizione del regno (Francia, Germania ed Italia longobarda con associata la corona imperiale) fra i suoi tre eredi.

... sconfissero i Longobardi alle Chiuse di Susa (774) segnando la fine del loro regno che cessò di essere un organismo autonomo. I Franchi, nel settentrione, subentrarono ai Longobardi e lo stesso Carlo Magno ne divenne re (rex Longobardorum) senza scardinare l’assetto amministrativo del regno e mantenendo i duchi longobardi al loro posto. Restituì al papa i territori che gli erano stati sottratti, consentendo che al centro si costituisse un territorio sotto l’influenza del vescovo di Roma, mentre il Meridione, fino alla conquista araba della Sicilia (IX sec.), restava sotto influenza bizantina.
I Carolingi, dopo l’Italia longobarda, conquistarono la Germania diffondendo il cattolicesimo in una regione in parte ancora politeista.

L’età carolingia portò al rinnovamento della pastorale ed il Concilio di Tours (813) impose ad ogni vescovo l’obbligo di tenere omelie sui fondamenti della fede. Malgrado queste intenzioni, la cura dei fedeli non subì sostanziali passi avanti se il Concilio di Pavia (855) denunciava l’ignoranza e l’abbandono cui erano lasciati i fedeli. Le strutture ecclesiastiche, modellate secondo gli interessi del regno carolingio, sopravvissero alla sua frantumazione e riuscirono ad intraprendere una riforma che garantisse loro autonomia, realizzata attraverso la riorganizzazione dei collegi canonicali ed il riordinamento delle comunità monastiche.

Nel X sec. l’imperatore della dinastia sassone Ottone I (952)... (14)
(14) Ottone I di Sassonia (912-973) si fece incoronare, nel 962, da Giovanni XII (955-964) imperatore del Sacro Romano Impero, un'entità che, dopo la frammentazione conseguente alla morte di Carlo Magno, comprendeva gran parte dell'Impero carolingio (non la Francia), Germania, Italia e Borgogna. Con esso si voleva abbinare la tradizione cristiana a quella imperiale e, con il richiamo alla “romanità”, assumere una pretesa di universalità. La nuova entità (SRI), collegata stabilmente alla corona di Germania, con l’aggiunta “della nazione germanica” subì un processo di “germanizzazione”.

... intraprese una campagna in Italia e, dopo aver sconfitto Berengario II d’Ivrea (950-961) e sposato Adelaide, vedova del re d’Italia Lotario II (945-950), si fece incoronare re d’Italia. Nel 962, ridisceso in Italia aggregò il Regno d’Italia a quello di Germania e si fece incoronare Imperatore del SRI (n.14). Rendendosi conto, come a loro tempo avevano fatto Costantino e Carlo Magno, che il modo migliore per conservare l’unità del Regno era quello di utilizzare la Chiesa come organismo di potere, Ottone fece la scelta di coinvolgere l’episcopato nell’amministrazione, assegnando ai vescovi feudi cittadini (vitalizi, non ereditari) e riservandosi facoltà di controllarne la nomina e di dare indicazione sulla scelta dei Papi (Privilegium Othonis), consuetudine che si protrasse per lungo tempo. Su questa base egli si impegnò nella diffusione del cristianesimo anche sui territori conquistati militarmente.
All’inizio dell’XI sec. Ottone III (980-1002) fondò la Chiesa di S. Bartolomeo nell’isola Tiberina sulle fondamenta di un grandioso tempio dedicato ad Esculapio ma, la sua prematura scomparsa (22 anni) non gli consentirono di realizzare il progetto di ripristino dell’antica autorità imperiale (Renovatio Imperii).

 

5.3 Evangelizzazione della Spagna

La Spagna, pacificata ai tempi di Augusto e divisa in tre province sotto il completo dominio romano di cui aveva assimilato lingua e civiltà, visse i primi secoli in tranquillità senza insurrezioni all’interno e senza minacce ai suoi confini. E’ probabile che S. Paolo, seguito da qualche discepolo, da Roma si fosse recato in Spagna per predicare il Vangelo ed è verosimile che fin da I sec. il cristianesimo di tipo ortodosso si sia diffuso attraverso la regione più meridionale (Betica, corrispondente all’attuale Andalusia).

Già nel II sec. la fede cristiana era largamente praticata ed il culto di Maria (15)
(15) A Merida è stata portata alla luce una Chiesa dedicata a Santa Maria e risalente ad epoca anteriore alla persecuzione di Decio (250).

... aveva raggiunto una certa diffusione come esplicitamente afferma S. Ireneo (cap.1) e, tra le righe, Tertulliano (cap.1, 2), per il quale tutti i confini della Spagna (Hispaniarum omnes termini) erano stati evangelizzati. Da allora la Spagna ha vissuto le medesime vicende descritte per le regioni dell’Impero, tra cui le persecuzioni ed i dibattiti teologici che hanno coinvolto autorevoli personalità ecclesiastiche spagnole (il vescovo di Cordoba Osio, cap.2 e 3). La celebrazione del I Concilio di Spagna celebrato fra il 309 e il 312 a Elvira con la partecipazione di 19 vescovi, testimonia la precoce vitalità della Chiesa spagnola e fornisce un segno di vivacità partecipativa. Vitalità che ebbe un rilancio allorché lo spagnolo Teodosio I (cap.3) divenne imperatore e riconobbe quella cattolica come religione di Stato.

Nei primi decenni del V sec. la Spagna subì successive ondate di invasioni da parte di tribù germaniche (Vandali, Svevi, Alani e Visigoti) che la occuparono quasi interamente e divennero federati dei romani. In una fase immediatamente successiva furono i Visigoti, pur rappresentando una esigua minoranza di circa 150.000 unità, a prevalere restando padroni della maggior parte della penisola ed a subire un processo di integrazione che si espresse con l’adozione del diritto romano (lex Visigothorum), di alcune istituzioni imperiali e con l’uso del latino come unica lingua scritta. I visigoti, prima del loro ingresso in Spagna erano approdati al cristianesimo secondo la dottrina ariana che, con il loro re Eurico (467-485), ritenuto il primo re di Spagna, tentarono di imporre ad una popolazione romano-iberica fedele al cristianesimo ortodosso ed enormemente più consistente (ca. dieci milioni).

Lo scontro fu inevitabile e la Chiesa cattolica fu chiamata ad una attività di accomodante contenimento, mentre il popolo si attestava su una resistenza ad oltranza e non armata a causa della propria debolezza militare. I Visigoti non poterono reggere il confronto con l’ortodossia codificata del cattolicesimo niceno né sottrarsi al fascino della cultura latino-cattolica per cui maturò il tempo della conversione di re Recaredo I (16)
(16) Recaredo I (586-601), ariano convinto, si era scontrato con la popolazione allorché il vescovo cattolico Leandro di Siviglia riuscì a convertire Ermenegildo, fratello del re, e ad sostenerlo in un moto di sommossa contro il legittimo sovrano. La ribellione non ebbe successo e causò la condanna all'esilio dello stesso vescovo Leandro, mentre Ermenegildo, fatto poi santo, venne giustiziato nel 585. Nel 589 Recaredo si convertì al Cattolicesimo ponendo fine alle persecuzioni dei cattolici e convocando un convegno di vescovi ariani e cattolici al termine del quale proclamò la propria preferenza per il cattolicesimo.

... seguita da buona parte del popolo visigoto.
La Chiesa cattolica riacquisì così sulla monarchia visigota autorità politica ed influenza sociale sempre più marcate al punto da legittimare, a partire dal 672, il potere dei sovrani e l’inserimento dei cattolici iberici nelle strutture di potere. Il processo di evangelizzazione, sancito dal concilio di Toledo del 589, portò allo sviluppo di espressioni culturali di alto profilo, tra esse gli scritti (Etymologiae e Historia de regibus) del vescovo Isidoro di Siviglia (550-636), ritenute le prime opere letterarie del Medioevo.

Il regno visigoto subì alterne vicende con la perdita di una fascia costiera sud orientale (551) per azione dell’imperatore Giustiniano (cap.3) prima di ristabilire il controllo del regno fino al 710, anno in cui, alla morte di re Witiza, si scatenò la lotta di successione fra il duca della Betica, Roderico, ed il reggente ed erede al trono Agila II . (17)
(17) Roderico (Rodrigo) fu scelto dal consiglio dei nobili per opporsi ad Agila II, che sconfitto abbandonò Toledo e si rifugiò in Africa presso il governatore di Ceuta. Questi, avendo motivi di risentimento contro Roderico, riuscì ad ottenere il coinvolgimento del walì di Ifriqiya, Musa, il quale delegò il walì (amministratore) berbero di Tangeri, Tariq ibn Ziyad, ad organizzare un piccolo esercito per procedere all'invasione del regno dei Visigoti. Operazione che iniziò nella primavera del 711 mentre Roderico si trovava impegnato a domare, a Pamplona, una rivolta dei Baschi, sobillati da Agila II. Gli arabi di Tariq, rinforzati da alcuni goti fedeli ad Agila, da ispano-romani e soprattutto da ebrei, si scontrarono (luglio 711) con i Visigoti presso Cadice (battaglia del Guadalete) dove Roderico fu sconfitto.

Evento propiziatorio dell’invasione araba che nell’arco di pochi anni (711-719) acquisì, come naturale continuazione dell’espansione islamica nell’africa settentrionale, tutta la Spagna (al-Andaluz) assoggettandola per circa otto secoli ed islamizzando le strutture basilari della società locale.
Fu merito di Carlo Martello (*) fermare, nella storica battaglia di Poitiers (732), l’avanzata musulmana verso il centro dell’Europa.
Con la conquista araba della Spagna e la diffusione dell’Islam la religione cristiana divenne un culto tollerato ed i praticanti, sottoposti a continue tensioni (18)
(18) I cristiani di Spagna sotto il dominio islamico erano sottoposti alle norme della "dhimma" (manuale per sottomissione dei popoli secondo la legge coranica) che prevedevano di non costruire chiese, conventi ed eremi; non nascondere ai musulmani qualsiasi cosa possa loro nuocere; non praticare la propria religione e permettere la conversione all'Islam; vestire in modo da essere riconosciuti come cristiani e non somigliare ai musulmani; rasarsi la parte anteriore del capo come segno distintivo; non mostrare croci e Bibbie in pubblico; non alzare la voce nelle chiese davanti a musulmani; divieto di processioni; funerali silenziosi; non costruire case più alte dei musulmani; non colpire un musulmano; non sposare una musulmana. Il tributo (jizya) doveva essere pagato in modo umiliante: il suddito deve stare in piedi davanti all'esattore seduto ed, eventualmente essere sottoposto ad uno scappellotto o ad un rituale violento, con strappo della barba e botte sulle mani. Questa ghettizzazione si rifletteva anche nelle carriere amministrative e nella somministrazione della giustizia che vedeva perennemente sfavoriti cristiani ed ebrei, a cui venivano riservati lavori umili. In cambio di tutto ciò veniva concessa salva la vita, patto quanto mai fragile e sottoposto alla buona volontà e alla buona fede dei musulmani. Un'accusa di oltraggio alla fede islamica o di violazione delle norme bastava a portare il cristiano in tribunale, occasione di numerosissimi casi di martirio.
... parteciparono sotto il segno della libertà di religione a periodici scontri armati. La composizione etnica della penisola divenne eterogenea per la presenza di arabi, berberi ed ebrei accanto a visigoti ed ispano-romani. Questi formarono due gruppi distinti: i
muvalladi, che accettarono l'islam conservando la lingua latina, e i mozarabi (19)
(19) I mozarabi, cristiani spagnoli che, divenuti arabofoni e profondamente influenzati dalla cultura araba, diedero vita a forme particolari di arte e di liturgia costituendo una civiltà per molti versi unica e originale.

... che assimilarono la lingua araba conservando il cristianesimo. Per costoro l’alternativa alla via del martirio consapevole, volto a risvegliare le coscienze del propri confratelli, fu il rifugio presso la regione pirenaica.
Nella regione pirenaica, su iniziativa delle popolazioni locali cristianizzate, si era formato il primo nucleo di resistenza (20)...
(20) Si trattava di un piccolo Regno ispano-visigoto, con capitale Oviedo presso i monti delle Asturie, sostenuto dai Franchi, preoccupati del pericolo musulmano sulla loro frontiera meridionale. Carlo Magno, fallendo il tentativo di conquistare Saragozza nel corso della spedizione del 778 in cui voleva proporsi come difensore dei cristiani spagnoli, continuò per diversi anni la sua lotta fino a stipulare con l’emirato di Cordoba una pace (812) che portò alla formazione di un forte caposaldo militare, la Marca Ispanica.
... favorito da Carlo Magno che costituì (812) un territorio di frontiera la Marca Ispanica (corrispondente alle attuali Catalogna, Aragona e Navarra) da cui sorgerà il regno cristiano delle Asturie, la più antica entità cristiana sorta dopo la conquista araba. Esso (X sec.) si estese verso la Galizia per costituire quindi i regni (XI sec.) di Castiglia e di Leon, accanto a cui s'andavano formando quelli di Navarra, di Aragona e di Catalogna.

La fase nota come “reconquista cristiana” prese slancio nell’XI sec., sorretta dalla tensione ideale e religiosa che sollecitava la base popolare costituita dai contadini e dagli abitanti delle città, interessati, peraltro, ad insediarsi in territori economicamente più sviluppati. A questo movimento di liberazione partecipava attivamente anche la società feudale del tempo animata dai cavalieri cristiani (21) ...
(21) Tra questi il più famoso fu l’hidalgo (titolo nobiliare; Hijo de algo: figlio di qualcuno) castigliano Rodrigo Diaz de Vivar, noto come El Cid Campeador (1043-1099) che affiancò Alfonso VI e divenne governatore di Valencia, occupata dalle sue truppe (1094). Dopo la morte di Rodrigo, gli Almoravidi riconquistarono Valencia ma non Toledo, rimasta ai castigliani.

... che facilitò la dissoluzione del califfato di Cordova, indebolito dalla sua frammentazione. (22)
(22) Nel 1031 il califfato di Cordoba si era frazionato in una trentina di piccoli emirati, conosciuti come “regni di Taifas” (taifa : tribale) di cui i più importanti erano quelli di Siviglia, Malaga, Granada, Toledo, ecc..

Contro il califfato si fece minacciosa l’alleanza degli stati cristiani di Navarra, Leon, Castiglia, Aragona e la contea di Barcellona che ebbero un significativo successo con la conquista di Toledo (1085) da parte di re Alfonso VI di Castiglia (1065-1109), la cui avanzata fu bloccata l’anno successivo dalla sconfitta subita ad opera degli Almoravidi ad al-Zallaqa (1086).

Nel XII sec., dopo la formazione del regno indipendente del Portogallo (1142; re Alfonso I di Henriques) nella penisola iberica, alla dinastia berbera degli Almoravidi che dominava la Spagna subentrò (1146) la dinastia degli Almohadi. Questi inizialmente ricacciarono a nord i castigliani prima di subire una sconfitta decisiva a Las Novas de Tolosa (1212) da parte dei cristiani, affiancati da crociati provenienti da diversi paesi europei. Da allora la religione cristiana riprese il suo lento recupero che continuò nel XIII sec. con la conquista di Cordoba (1236) e Siviglia (1248) da parte dei castigliani e di Valencia (1238) e Murcia (1266) da parte degli aragonesi.
Con la caduta del regno arabo di Granada (1942), ebbe termine la dominazione araba nella penisola iberica.
La religione cattolica si affermò quindi prepotentemente con i regni cattolici di Aragona, Castiglia e Portogallo. (23)
(23) Nel 1469, il matrimonio tra Ferdinando di Aragona (re dal 1479) ed Isabella di Castiglia (regina dal 1474) portò all’unificazione dei due regni ed all’avvio della Spagna moderna. Nello stesso anno in cui si concludeva la reconquista (1492), Colombo, con la scoperta dell’America, apriva il periodo coloniale spagnolo e la diffusione del cristianesimo nel nuovo continente.

5.4 Conversione dei Franchi (24)

(24) I Franchi erano una confederazione di tribù germaniche che si dividevano in due rami: i Ripuari stanziati sulla ripa destra del Reno, tra Treviri e Colonia, ed i Salii che abitavano la regione del fiume Sala (Jssl che attraversa l'Olanda). I franchi di re Meroveo (411-457; da cui il nome della dinastia merovingia) dopo essersi alleati con i Romani contro gli Unni di Attila (451), dovettero fronteggiare la lega formatasi attorno a Teodorico. Il successore Childerico I (437-482) sconfisse Visigoti e Sassoni ed, in qualità di “federato” ottenne territori dai Romani.

La regione del Rodano, nella Francia meridionale era venuta a contatto con il cristianesimo già nel I sec. Sono già state citate le persecuzioni subite dai cristiani nella regione di Lione e l’opera di evangelizzazione di S. Ireneo di Smirne (n.3) che imparò le lingue delle popolazioni barbariche per poter promuovere presso di essi il processo di evangelizzazione.
Nel IV e V sec. si svilupparono nelle regioni meridionali della Gallia le missioni di S. Cassiano (*n.19) e di S. Onorato di Arles (*n.21) e nella regione della Loira quella di S. Martino di Tours (*n.18) che condussero alla conversione di gruppi regionali. Tutto quanto prima che si verificasse l’evento più rilevante per la risonanza che ha
avuto nella storia d’Europa: la conversione del re dei Franchi Clodoveo della dinastia merovingia ... (25)
(25) Clodoveo (465-511), capo dei franchi salii che dopo la caduta dell’Impero romano costituirono il regno romano-barbarico che inglobò le altre tribù fino controllare tutta la Gallia. Clodoveo, figlio di Childerico, dopo aver sconfitto gli Alemanni a Tolbiac (496), invaso il regno dei Visigoti, sconfitti a Voulliè (507) ed una tribù di Franchi Ripuari (510) completò la conquista del nuovo regno ed elesse Parigi capitale. A Clodoveo si deve la rielaborazione scritta di leggi precedentemente tramandate oralmente (Legge salica). L’alleanza della Chiesa con il potere civile e l'unificazione dei territori che costituirono gran parte della attuale Francia rappresenta l'atto politico che fa designare Clodoveo quale fondatore della monarchia francese.
... passato direttamente dal paganesimo al cattolicesimo senza che fra le due esperienze si inserisse l’adesione all’arianesimo.

I Franchi salii, una confederazione di tribù germaniche, stanziatisi nel III sec. lungo il Reno, conquistarono la regione nord-occidentale della Gallia nel V sec. sottraendola ad altre tribù barbariche (Burgundi, Alemanni e Visigoti) e denominandola con il loro nome. (26)
(26) I Burgundi, cacciati dai Romani (Ezio) dalla provincia belgica (437), si erano stanziati nella regione di Ginevra. I Visigoti erano di fede ariana. Gli Alemanni, persi alcuni territori, andarono a formare un numero di distretti indipendenti (il nucleo della Svevia) che riflettevano la loro diversa composizione etnica. Oggi i loro discendenti sono distribuiti in Francia (Alsazia), Germania (Svevia e parte della Baviera), Svizzera ed Austria, regioni caratterizzate da dialetti, derivati dal tedesco alemanno che si contraddistinguono dal tedesco parlato altrove.

Nel 496, secondo quanto narrato dal vescovo Gregorio di Tours (539-594), nel corso della battaglia di Tolbiac combattuta dai Franchi per espandersi a spese dei vicini Alemanni, allorquando il re pagano Clodoveo si trovò in difficoltà nel corso della battaglia, invocò Cristo. (27)
(27) Confronta l’analoga situazione di Costantino nella battaglia di Ponte Milvio (Cap.2).

Essendone uscito vittorioso e costretto gli Alemanni ad abbandonare il corso superiore del Reno, fu persuaso dal vescovo Remigio di Reims (427-533) nel contesto di una vera e propria strategia missionaria, a convertirsi al cristianesimo ed a farsi battezzare nell’abbazia di Saint Remi. Scelta propiziata anche dalla cattolica moglie Clotilde, nipote del re burgundo Gundebaldo che era già approdato dall’arianesimo al cattolicesimo per intervento del vescovo cattolico di Vienne, Avito, che aveva esercitato sulla sua famiglia uno stimolo costante.

Presso le popolazioni germaniche il re era ritenuto di origine divina e ricopriva, oltre al ruolo politico, anche quello di capo del culto per cui la conversione di Clodoveo ebbe una immediata azione di emulazione che consentì di ampliare il clima di collaborazione che ne assecondava gli interessi economici. Non è rilevante considerare quanto la conversione fosse stata spontanea o quanto dettata dalla finalità di accattivarsi il forte sostegno della Chiesa cattolica, ma senza dubbio si è rivelata determinante sia per l’assunzione di responsabilità nei riguardi dell’episcopato franco-romano sia per l’effetto di trascinamento che ha prodotto. Questo, infatti ha coinvolto dapprima il seguito regio per proseguire con i livelli più alti della gerarchia sociale, presso cui l’apparato vescovile era apprezzato per eloquenza e cultura. Per estendersi quindi ai vari strati sociali che videro, nel rispetto della vita umana assicurato dalla nuova religione, un miglioramento della loro condizione sociale ed un generalizzato progresso collegato all’assimilazione della tradizione culturale latina. L’assunzione di responsabilità, poi, derivante dalla conversione obbligava re Clodoveo a dare una diversa connotazione al rapporto con la Chiesa cattolica ed alle sue iniziative militari. Queste non furono più volte unicamente all’espansione ed alla sottomissione di tribù cristiano-ariane come avvenne con i Visigoti, territorialmente confinanti e sconfitti nel 507 a Vouillé, ma anche a diffondere la religione cristiana in quei nuclei che praticavano una fede diversa da quella dell’episcopato cattolico. Ed, al pari di Costantino a cui si può accostare la vicenda della sua conversione, assunse un atteggiamento di sostegno verso la Chiesa cattolica, tutelandone l’uniformità religiosa all’interno del suo regno. (28)
(28) Il vescovo di Vienne (Lione), Avito, scrisse a Clodoveo “La vostra fede è la nostra vittoria”.

Ragion per cui elargì concessioni e possedimenti al clero ma fu attento a non restarne condizionato ed a mantenere un ruolo di controllo e garanzia. Convocò il Concilio di Orleans (511) in cui i 32 partecipanti, vescovi del Regno, lo nominarono “Rex Gloriosissimus filius Santae Eclesiae” ed approvarono leggi che imponevano norme del codice romano alle consuetudini franche. (29)
(29) Tra cui la proibizione di matrimoni fra consanguinei, l’adulterio, l’omicidio per vendetta, la mutilazione ed il rapimento.

Fra le altre decisioni emerse dal concilio, vi furono quelle di nomina da parte del re dei vescovi e del clero di precedente fede ariana. Il re, oltre a tutelare l’ortodossia, si impegnò nella costruzione di monasteri ed edifici ecclesiastici dotandoli di ampi beni.

A modello dei Franchi, anche gli Alemanni, stanziati nella regione sud-ovest della Germania, abbracciarono il cristianesimo adattandosi ad accettare la sovrapposizione dei riti cristiani ai tradizionali usi religiosi (germanizzazione del cristianesimo), non risultando vincolante l’accoglienza del Dio cristiano per popoli assuefatti ad un politeismo libero e tollerante, fino a quando l’opera missionaria di S. Colombano (*) non ne apportò le idonee correzioni .
Il sospetto che la conversione di Clodoveo fosse frutto di opportunità politica, finalizzata a far confluire su di se il consenso della potente organizzazione cattolica, e che di conseguenza fosse macchiata da scarsa convinzione nella fede, provocò nel clero franco una rilassatezza del rigore. Cosa che in tempi successivi, con l’assunzione nell’episcopato di rappresentanti dell’aristocrazia francese, determinò un ancor più vistoso decadimento nello stile di vescovi e prelati. (30)
(30) Il monaco sassone Wilfin Bonifacio, nel 741, scriveva a papa Zaccaria (741-752) informandolo del misero livello culturale del clero franco e delle deplorevoli abitudini di non curare il loro ministero e di dedicarsi all’ubriachezza, alla caccia, alla guerra versando il sangue di pagani e cristiani.

Alla morte di Clodoveo si ebbe una spartizione del Regno che fece perdere prestigio alla dinastia dei re Merovingi, i quali, rinunciando ad una politica di espansione (re fannulloni), affidarono la funzione di governo a Maestri di palazzo (Pipinidi, dal nome del più noto di essi, Pipino II di Héristal) istituendo una sorta di monarchia parallela che, in grado di assumere un concentrato di potere politico, militare e sociale, fu riconosciuta dall’aristocrazia franca. Tra i rappresentanti di questa famiglia (31) ...
(31) Pipino II riunificò al Regno i ducati di Eurasia, Austrasia e Borgogna.

... fu soprattutto Carlo Martello (689-738) a sostenere l’opera di evangelizzazione fra le popolazioni pagane aggregate al Regno e, nel 732, come si è detto ebbe il merito di arrestare la penetrazione islamica in Europa, sconfiggendo gli Arabi a Poitiers. Il successore Pipino il Breve (738-747) volendo governare in prima persona e non per conto del re merovingio, si legò alla Chiesa per esserne legittimato ed, a tal fine, si impegnò nell’opera di evangelizzazione della Germania a cui contribuì l’azione missionaria dei monaci benedettini inglesi Willibrord (658-739) arcivescovo di Utrecht e S. Bonifacio (32)
(32) S. Bonifacio (673-754) (*), missionario in Frisia, fu il padre evangelizzatore del popolo tedesco avendo provveduto, percorrendo in lungo e largo l’Europa, a trasformare con la sua opera le tribù barbariche in popolo stanziale. Ricevette da Carlo Martello l'incarico di evangelizzare i territori dell'Assia e della Turingia con scarso successo. Nominato prima arcivescovo e poi nunzio apostolico per la Baviera con il compito di dare a quei paesi un'organizzazione ecclesiastica più rigida, si insediò a Magonza nel 745 e si adoperò per la riorganizzazione della Chiesa nei territori franchi sotto i regni di Pipino il Breve e di Carlomagno.

... con la fondazione dei monasteri di Echternach e di Fulda. La Chiesa vide in Pipino, che si era disfatto dell’ultimo re merovingio Childerico III (743) chiudendolo in un monastero, il nuovo difensore del Papato e Stefano II (n.11), identificandolo come effettivo gestore del potere, lo riconobbe re dei Franchi e, nel momento in cui sentì opprimente la vicinanza longobarda, ne sollecitò l’intervento contro il re longobardo Astolfo (5.2.1). Il successore di Pipino, Carlo Magno (n.13) fra le tante guerre intraprese, ne condusse una (772-804) contro i Sassoni, popolo germanico di stanza nella bassa Sassonia forzatamente convertito al cristianesimo. Carlo Magno, con le iniziative militari che gli garantirono autorità su vasti territori e con la scelta di favorire il culto delle immagini (787; Concilio di Francoforte) si procurò il favore di papa Leone III (795-816). Questi, deposto a Roma si rifugiò presso Carlo che lo rimise al suo posto e, da lui, nella notte di Natale 800, ricevette la corona d’Imperatore col fine di allargare l’influenza della Chiesa romana su tutti i territori assoggettati dai Franchi e di stabilire un forte e duraturo legame fra Papato ed Impero.
La dinastia carolingia avviò nelle regioni orientali non ancora raggiunte dal cristianesimo, un organico processo di cristianizzazione, continuato dalla dinastia degli Ottoni (v. seguito; n.14).

5.5 Cristianizzazione delle tribù germaniche orientali

La cristianizzazione delle popolazioni barbariche del centro Europa riguardò le tribù pagane germaniche di origine gotica (33)
(33) I Goti, originari delle regioni scandinave note come Gotland. Il termine deriva da Gapt che è la pronuncia scorretta di Gaut (Odino), fondatore del regno dei Geati, tribù scandinava. In epoca remota vi fu un flusso migratorio verso le regioni della Vistola e poi in quelle germaniche. Nel III sec. d.C., alcuni gruppi tribali si spostarono ancora verso sud e da questi si staccarono i Gepidi. Ma la grande divisione fu quella tra Ostrogoti (goti dell’est, insediati nelle regioni al di là del Danubio, verso l’Ucraina) e Visigoti (goti dell’ovest, insediati sull’altra sponda del Danubio. tra la Dacia e la Dalmazia). Tra le altre popolazioni barbariche che mossero le vicende di questi secoli vi sono: Alani e Sarmati, nomadi di etnia Iranica; Vandali, originari della Norvegia, si spinsero nei territori dell’attuale Polonia; Alemanni e Suebi, tribù germaniche stanziate nelle regioni della Germania occidentale.
... che, vivendo sui confini dell’Impero (34) ...
(34) Il paganesimo, mantenutasi inalterato nelle regioni rimaste al di fuori degli scambi con l’Impero romano (Irlanda e regioni nord-danubiane, Austria orientale ed Ungheria, regioni slave e Scandinavia), sarebbe stato vinto, nei secoli successivi a seguito di missioni religiose o di spedizioni belliche.

... ed in rapporti con i cristiani, accompagnarono, a partire dal IV sec., il percorso di trasformazione politica e sociale del mondo romano. Le popolazioni barbariche, insediatesi nelle regioni dell’Impero, nel momento in cui si rese necessaria la loro utilizzazione per le attività di controllo delle frontiere, vennero inquadrati nell’esercito (cap.2) ed alcuni loro capi si resero disponibili a servire, in qualità di magister militum (cap.3), gli imperatori d’Occidente o d’Oriente. D’altro canto anche le tribù stanziate oltre i confini dell’Impero (II-III sec.) ebbero possibilità di contatti con il mondo romano e bizantino attraverso scambi commerciali o incursioni predatorie. Occasioni che permisero loro il contatto con modelli culturali più evoluti, quindi, attraverso l’opera missionaria e l’inserimento nelle vita sociale, l’accoglimento del cristianesimo come strumento di integrazione e di legittimità. Processo favorito dai capi barbarici che vedevano, nella tradizionale capacità del clero di mantenere la stabilità sociale, un efficace strumento di controllo dei comportamenti della popolazione.

I primi contatti delle tribù gote con il mondo greco-romano si ebbero quando nel III sec. si stanziarono sulle rive del Mar Nero ed a metà del IV sec. allorché il cristianesimo, già penetrato in gran parte dell’Impero, si era lentamente infiltrato tra di loro. Iniziatori furono numerosi prigionieri cristiani di origine greco-romana catturati nelle regioni costiere della Grecia e della Cappadocia a seguito di incursioni piratesche compiute nel corso del III sec.. I prigionieri facoltosi venivano liberati dopo pagamento di un riscatto, gli altri, rimanendo al servizio della borghesia guerriera (Goti e Vandali), divennero veicolo di conoscenza della cultura ellenica e di diffusione di un cristianesimo maturo ma non esente del connotato intollerante di quel III sec. dominato dalle persecuzioni. Requisito che spingeva i cristiani a favorire il contatto con i germani, ritenuti possibili sovvertitori dell’ordine imperiale e loro potenziali salvatori.
All’iniziale proselitismo seguì l’attività indipendente di gruppi di contatto cristiani che lavorarono in profondità all’interno delle comunità pagane per radicare la nuova fede, prima che iniziasse una opera missionaria programmata che diffuse, fra le popolazioni barbariche stanziate lungo il Danubio, il cristianesimo secondo la dottrina ariana. Questa importante azione di conversione, organizzata e pedagogica, fu sviluppata, nel IV sec., da Ulfila (35) ...
(35) Ulfila o Wulfila (311-388), originario delle regioni a nord del Danubio dove i suoi nonni, cristiani cappadoci di cultura ellenica erano stati condotti schiavi dai Goti. Tradusse la Bibbia in lingua gotica, ancor prima che S. Girolamo la traducesse in Latino (Vulgata) (*n.27).

... un goto che, inviato in missione a Costantinopoli, venne a contatto con i cristiani di fede ariana, prevalente in quel tempo in oriente (cap.2 e 3). Assuntane la dottrina, fu ordinato vescovo da Eusebio di Nicomedia (343) e designato da Ario (cap.2, 3) alla missione di cristianizzazione dei goti, presso cui la religione non aveva mai avuto un forte peso istituzionale.

La missione che prevedeva l’organizzazione della Chiesa da porre sotto l’autorità di quella di Costantinopli non riscontrò l’iniziale favore dei capi visigoti. Ulfila ed i suoi seguaci vennero perciò perseguitati e costretti a migrare per stabilirsi, col consenso dell’imperatore Costanzo II (cap.3) sostenitore della tesi ariana, in una regione settentrionale della Bulgaria, presso Nicopoli (348). Qui, l’attività di Ulfila, ben più rilevante e coinvolgente del solo insegnamento della dottrina, si rivolse alla traduzione in lingua gotica della Bibbia, adattata e semplificata ai fini della comprensione della catechesi da parte del popolo goto. Opera la cui realizzazione richiese la creazione di un alfabeto gotico (36)
(36) Prima della creazione dell'alfabeto gotico si ricorreva all’uso delle rune, un alfabeto segnico, comune alle antiche popolazioni germaniche (il sostantivo rún, ha il significato di "segreto"; il verbo raunen significa "bisbigliare ").

... che, adattando lessico ed alfabeto germanico alle strutture del modello greco, rispondesse alle esigenze fonetiche della lingua gotica che trovò, in questo passaggio, la sua definizione scritta. Lo straordinario valore dell’impresa culturale va rapportato al fatto che la lingua gotica non aveva fino ad allora una tradizione scritta. Grazie ad essa, i Goti poterono disporre di un’opera definita “il più antico monumento delle lingue germaniche” che non rimase confinata in un ambito ristretto ma, con il suo lessico innovativo influenzò, tra il V e VI sec., lo sviluppo delle altre lingue germaniche (Gepidi, Vandali, Alamanni, Burgundi) ed incise, a livello culturale, in maniera ben più ampia che quella relativa alla sola accoglienza del cristianesimo nella forma ariana.

Questo movimento culturale conferì al cristianesimo dei goti un orientamento nazionale che fece della dottrina ariana uno strumento di identità ed approfondì il contrasto con il mondo romano di fede nicena.
La prevalente adesione, nelle regioni nordiche, all’interpretazione ariana della fede può motivare le accuse, diffuse dall’episcopato romano, di intolleranza (V-VI sec.) nei riguardi dei cattolici e dei loro luoghi di culto. Peraltro, le fonti citano altrettanta intolleranza religiosa nei confronti degli ariani, in quanto il cattolicesimo, autoreferenziandosi come fattore di coesione all’interno de territori dell’Impero, attribuiva un valore di insubordinazione politica a qualunque devianza dalla dottrina riconosciuta come ufficiale. L’identificazione della religione con lo Stato (VI sec.) consentì infatti alle autorità ecclesiastiche di spingere nella evangelizzazione delle popolazioni barbariche come segno della propria superiorità culturale.

 

5.6 Evangelizzazione delle isole britanniche

Le isole britanniche subirono un diverso processo di cristianizzazione in quanto i Romani non conquistarono mai l’Irlanda e non riuscirono a penetrare in profondità nei territori britannici occupati, per cui, quando alla fine del IV sec. le milizie imperiali si ritirarono, l’influenza culturale romana si era già attenuata.
Alla fine del V sec., a seguito del collasso dell’impero romano, i Sassoni e gli Angli (popolazioni germaniche provenienti delle regioni sassoni del nord-Europa), a seguito del cedimento del dominio romano, invasero la Britannia stanziandosi rispettivamente a sud ed a nord e, rimosso con la cultura romana ogni retaggio di cristianesimo, instaurarono i loro antichi culti ancestrali. Nel corso del tempo si formarono diversi regni (Kent, Sussex, Essex, Midlands, ecc.) e parte delle popolazioni autoctone fuggì in Francia sistemandosi nell’attuale Bretagna.
Papa Gregorio Magno (cap.3) (37) ...
(37) Gregorio aveva ricevuto una sollecitazione dal re pagano del Kent, Etelberto che aveva sposato la figlia del re cristiano di Parigi, Berta, a cui si deve la costruzione della Chiesa di Canterbury.

... occasionalmente informato dell’esistenza di questi popoli pagani installati in Britannia, intraprese, accanto a quella che già conduceva con i Longobardi, una politica di conversione inviando (597) il monaco benedettino Agostino di Canterbury (534-604)(*) in una Inghilterra ricaduta nel paganesimo. Là fu raggiunto (601) da una quarantina di frati del monastero romano di S. Andrea, fra cui il priore Mellito. (38)
(38) S. Mellito (-624) consacrato vescovo di Londra da Agostino nel 604, fondò la cattedrale di San Paolo e divenne successivamente vescovo di Canterbury.
Agostino, messo a capo della comunità di Canterbury, dopo aver ricevuto il permesso di libera predicazione da re Etelberto di Kent (39) ...
(39) Etelberto (560-616) pur lieto del numero crescente di conversioni, non impose mai ai suoi sudditi l’adesione al cristianesimo. Fuori delle mura di Canterbury, Etelberto fece edificare il monastero fondato da Agostino e dove ha trovato sepoltura accanto alla moglie, ambedue venerati santi.

... primo tra i re inglesi convertitosi al cristianesimo e sposo della cattolica Berta, avviò con successo il processo di evangelizzazione che, in breve tempo, condusse alla conversione di migliaia di sudditi. Processo favorito qualche decennio dopo allorché re Earcombert ordinò la distruzione dei templi e simboli del paganesimo.
Agostino fu nominato primate d’Inghilterra e, su indicazione di papa Gregorio consacrò nuovi vescovi, ricostruì la Chiesa di Canterbury e fondò un monastero ma, per via dell’astio che divideva le due comunità, non riuscì ad unire la Chiesa dei bretoni con quella degli invasori sassoni.

In Irlanda nella prima metà del V sec. si era verificato, a seguito di iniziative individuali, il primo stanziamento di monaci provenienti dalla Gallia che, intrisi di quell’ardore missionario che aveva caratterizzato il cristianesimo degli esordi, avevano avviato una fase di evangelizzazione a cominciare dai territori romanizzati. Questa azione era stata sorretta da altre iniziative e papa Celestino I (422-432), nel 432, inviò in Irlanda, in qualità di vescovo, prima il gallo romano Palladio (408-460) con esiti non accertati e quindi S. Patrizio (40)
(40
) S. Patrizio (387-461), originario di una famiglia dell’aristocrazia cristiana scozzese, fu rapito da bambino dai pirati irlandesi e, venduto come schiavo. Imparò la lingua gaelica e la religione celtica prima di entrare nella Chiesa e recarsi in Gallia dove fu consacrato vescovo prima di essere inviato in Irlanda. S. Patrizio introdusse il simbolo della croce solare sulla croce latina (croce celtica) che divenne simbolo del Cristianesimo celtico. Tra le varie leggende che accompagnano la vita di S.Patrizio, la più nota è quella del “pozzo” senza fondo da cui si aprivano le porte del Purgatorio. La sua figura è abbinata a quella del trifoglio (emblema nazionale irlandese) che unito ad un unico stelo gli avrebbe fornito la spunto per spiegare il concetto della Trinità.

... creatore di un monachesimo austero, energico e colto che ebbe prevalenza sulle strutture ecclesiastiche, anche su quelle della vicina Britannia. Patrizio, secondo la tradizione di famiglia divenne diacono e quindi vescovo d’Auxerre ed, allorché ricevette l’incarico di evangelizzare le terre irlandesi ancora pagane, operò per far penetrare il cristianesimo nelle regioni più impervie dell’isola. Qui, volendo conservare le tradizioni storiche del popolo irlandese accanto ai motivi della religione celtica, diffuse un cristianesimo intriso di paganesimo celtico (41) ...
(41) Gli dei celti scomparirono solo di fatto perché, nonostante la conversione, le popolazioni mantennero le loro ricorrenze unendole a quelle cristiane.
... che “copriva” i vecchi culti ma non li eliminava del tutto, dando vita ad un cattolicesimo dai connotati originali, in seguito assimilato dalla Chiesa cattolica.

Dall’Irlanda, nel VI-VII sec. si mosse S. Colombano (*) che si spese per la conversione di sacche di politeismo sopravvissuta tra i popoli germanici e fondò diversi monasteri che divennero sorgenti di evangelizzazione e di cultura.
Il monachesimo celtico attuò una opera feconda di cristianizzazione anche nelle regioni periferiche dei regni merovingi (le Fiandre) e nella Germania meridionale che ebbe, come centri di irradiazione, le abbazie di S. Gallo e Bregenz (42)
(42). Le abbazie di S. Gallo e di Bregenz furono fondate dal gruppo di S. Colombano. Specificamente quella di S. Gallo, fondata nel 612 da Gallo, assume un ruolo di primaria importanza nel mondo culturale tedesco. Il monastero di Wuzburg fu fondato da S. Bonifacio che consacrò S. Burcardo come primo vescovo.
Dal monastero di Wurzburg, in Turingia, i missionari giunsero fino in Svezia.

Nel momento in cui alla fine dell’VIII sec. iniziarono scorrerie dei vichinghi danesi che attaccarono comunità e monasteri, la diffusione del cristianesimo nelle isole britanniche si arrestò fino all’avvento al trono dell’anglosassone Edoardo il confessore (1041-1066).


5.7 La Scandinavia e le regioni baltiche

La penisola scandinava (Scandia) fu tra le ultime regioni d’Europa ad essere convertita al cristianesimo. Essa era abitata nella parte meridionale dai goti (gotland; n.33), nella parte occidentale dai raumi (antenati dei norvegesi), nelle isole dell’arcipelago dai dani (antenati dei danesi) e nella parte più settentrionale dai finni (antenati dei finlandesi).
Tutti popoli che, lontani dal mondo romano e bizantino, per lungo tempo non ne sentirono l’influenza se non attraverso le tribù germaniche (IX-XI sec.) che già approdati al cristianesimo, avevano intrapresero incursioni volte a fare bottini e catturare prigionieri. Periodo che aprì la loro visione a nuovi modelli e segnò la progressiva transizione della loro civiltà dalla fase arcaica a quella europea del tempo.

Il processo di cristianizzazione iniziò dalle regioni più meridionali ad opera di missionari sassoni, tra cui Sant’Oscar (801-865), vescovo di Amburgo e poi di Brema prima di essere nominato legato apostolico per tutto il settentrione. Egli dovette registrare una certa riluttanza da parte delle popolazioni dell’attuale Danimarca ad accettare la nuova religione mentre risultati migliori li ottenne nella cristianizzazione dei territori dell’attuale Svezia.
In queste comunità nordiche il lento processo si concluse nell’XI sec. poiché, diversamente da quanto era accaduto tra i popoli germanici, mancò l’effetto di trascinamento causato dalla conversione di un re, a causa di una idea democratica della regalità diffusa in quei paesi in cui il sovrano, eletto da una assemblea di uguali che poteva anche destituirlo, non ricopriva il ruolo di capo del culto, pur se rivestito da un alone di sacralità. Infatti quando re Olof III Skotkonung (986-1022) di Svezia si convertì favorendo la cristianizzazione e la istituzione della prima diocesi a Skara (1014), vi fu una reazione dei pagani che, vedendo minacciata l’indipendenza culturale, lo detronizzarono e lo sostituirono col figlio Anund. (43)
(43) Seconda altre ipotesi la sostituzione di Olof III è attribuibile ad una costosa guerra che, condotta contro la Norvegia, aveva messo in crisi il commercio lungo la costa baltica.

Erik IX il Santo di Svezia (1120-1160), con la finalità di cristianizzare i popoli finlandesi, fu il promotore di una crociata (1155) che diede inizio al dominio svedese della Finlandia, protrattosi fino all’inizio del XIX secolo.
Dopo che il cristianesimo era penetrato ad opera del re Olaf I Tryggvason (995-1000), la Norvegia fu convertita con il contributo di re Olaf II Haraldsson (1015-1030) . (44)
(44) Successe a Sweyn I Barbaforcuta (re fino al 1014) che fu re di Danimarca, Inghilterra e di gran parte della Norvegia. Sembra che il padre di questi, Harold Dente Azzurro (911-986), sia stato il primo sovrano scandinavo ad accettare ufficialmente il Cristianesimo, facendosi battezzare attorno al 960. Il figlio di Sweyn, Canuto il Grande (994-1035), attorno al 1000 acquistò il controllo di gran parte della Norvegia e attorno al 1013 divenne sovrano d'Inghilterra, dando vita per un breve periodo al dominio danese nel Mare del Nord. Non è certo se la devozione di Canuto per la Chiesa provenisse da profonda convinzione o fosse solo un mezzo per consolidare il suo potere politico. Certo si recò in pellegrinaggio a Roma (1027) quale segno della sua devozione alla fede cristiana, occasione che sfruttò per raggiungere accordi fiscali a favore dell’episcopato inglese e dei pellegrini in viaggio per Roma.

Olaf II, dopo essersi convertito al cristianesimo ed aver sconfitto i danesi, si autoproclamò re di Norvegia imponendo l'insediamento del Cristianesimo e scegliendolo quale religione di Stato, potendo contare sull'aiuto e sull'appoggio fornito dai missionari cristiani nella attività di evangelizzazione.

Le regioni baltiche di Estonia e Lettonia corrispondenti all’antica Livonia, vivevano in raggruppamenti patriarcali capeggiati dai grandi proprietari terrieri. Culturalmente vicini agli slavi, furono gli ultimi, tra i popoli nordici, ad essere cristianizzati alla fine del XII sec. su personale iniziativa del canonico agostiniano Sigebert Meinardo (1134-1196) che svolse la sua opera nelle regioni baltiche e, ad Ukskul, costruì la prima Chiesa e poi fu nominato vescovo di Livonia. Essendo le sue possibilità insufficienti rispetto alla missione che si sarebbe potuta sviluppare, chiese aiuto a Roma e papa Celestino III (1191-1198) concesse un’indulgenza a chi si fosse reso disponibile a partire per una crociata in difesa ed in supporto alla neonata Chiesa della Livonia (crociate del nord o baltiche). Meinardo non vide la realizzazione del progetto ereditato da papa Innocenzo III (1198-1216) che, nel 1202, nominò vescovo di Livonia Alberto di Buxthoeven (o Buxhoeveden) (1165-1229). Questi fondò l’ordine cavalleresco dei Frates Militiae Christi col fine di cristianizzare una regione i cui abitanti, decisi a mantenere i riti pagani, si rivoltarono contro i primi missionari massacrandoli. Allora Innocenzo modificò l’approccio, affidando all’ordine cavalleresco guidato dal Gran Maestro Vinne de Borbach il compito di conquistare militarmente la regione. La battaglia di Riga (1206) segnò la vittoria dell’ordine cavalleresco e Vinne, assunto il titolo di principe di Livonia, impose il cristianesimo ed il controllo da parte della Chiesa in tutta la regione che, nel 1225, entrò a far parte del Sacro Romano Impero.
Successivamente l’aristocrazia guerriera germanica e scandinava estese il potere soggiogando i popoli finnici, baltici e slavi del nordovest.

La Lituania approdò al cristianesimo nel 1386 a seguito della conversione di Ladislao II di Polonia (granduca di Lituania con il nome di Jogaila), divenuto re e sposato Jadwiga, regina di Polonia. I vecchi riti, soprattutto nelle campagne, si mantennero fin quasi ai giorni nostri, tanto che i suoi ultimi scampoli si sono fusi in un nuovo movimento pagano moderno che recentemente ha anche ottenuto il riconoscimento ufficiale in Lituania.

 

5.8 Conversione dei popoli slavi

 

Nel V sec. una moltitudine di popoli slavi (ceppo indoeuropeo) provenienti dalle zone acquitrinose dell’Europa orientale (45)
(45) Sembra che denominazione “slavo” derivi appunto da skloak: acquitrinio (o cloaca) o, secondo un’altra ipotesi da slovo che designerebbe coloro che “parlano le stesse parole”. Da qui i nomi delle tribù: Sloveni, Slovinci, Slovacchi. Gli Slavi meridionali, Bulgari, Serbi e Croati, e quelli orientali, i Russi, stabilirono stretti rapporti con i Bizantini. Al contrario degli slavi dell’ovest, Cechi, Slovacchi e Polacchi, a causa della lontananza geografica.
... si insediarono nelle regioni centro-orientali dell’Europa:
- nel settore centrale, a nord : Polacchi, Boemi; a sud: Sloveni, Croati, Serbi, Bulgari ed Ungari;
- nel settore orientale i Russi.
Essi, nei loro insediamenti, subirono l’influsso della popolazione cristiana già radicata nel territorio prima di essere oggetto di un susseguirsi di iniziative missionarie, talvolta in sovrapposizione, operate dalla Chiesa romana, attraverso quella patriarcale di Aquileia (46) ...
(46) Aquileia una delle più importanti città dei primi secoli dell’era cristiana, divenne punto di partenza dei traffici diretti verso l'area danubiana. Ancor prima del III sec. esisteva una comunità cristiana con forti legami con la Chiesa patriarcale di Alessandria d'Egitto, che divenne ben presto un importante centro di cristianizzazione per l'Italia nord-orientale e le regioni limitrofe.
... da quella di Bisanzio ed, a seguito di operazioni militari di conquista, da quella franco-germanica attraverso il vescovato di Salisburgo. Missioni che indussero le varie tribù slave, distinte da diversi percorsi storici, a scegliere secondo interessi che prescindevano da quelli prettamente religiosi.

 

5.8.1 Slavi delle regioni centrali

Quelli insediati nel settore meridionale furono esposti sia all’attività missionaria diffusa dall’impero germanico sia a quella proveniente da Bisanzio, optando a favore dell’una o dell’altra secondo la mutevole logica dettata da ragioni contingenti. Si verificarono quindi mutamenti di scelta, come nel caso degli Sloveni che, convertiti (VIII sec.) dalla Chiesa carolingia, (47) ...
(47) Il tentativo di Carlo Magno di sottomettere le tribù slovene stanziate ai confini orientali dell’impero franco non ebbe successo e dovette limitarsi ad esigere un tributo.
... subirono (IX sec.) l’influsso culturale della missione di Cirillo e Metodio.
Precedentemente le tribù slave del meridione avevano avuto diverse possibilità di contatti con il cristianesimo antico del mondo bizantino senza che questi, abituato com’era alla presenza di popoli estranei ai suoi confini, si curasse più di tanto della loro presenza. Nel momento in cui l’impero bizantino di Eraclio I (610-641), impegnato in una lunga guerra contro Persiani ed Avari, era riuscito a prevalere (626) segnando la fine del dominio di questi ultimi sugli slavi, questi, accolti come federati da Eraclio, si mossero ed, in un periodo relativamente breve occuparono la maggior parte della penisola balcanica, fino alle isole dell’Egeo. Tuttavia il loro processo di cristianizzazione dovette procedere con estrema lentezza tant’è che, fino alla metà del IX sec., una moltitudine di Serbi restava pagana mentre i Croati erano avvicinati da missionari sia bizantini che romani, i quali avevano posto a Spalato la loro prima sede vescovile.

5.8.1.1 La missione di Cirillo e Metodio

Nel IX sec. Bisanzio aveva escogitato vari mezzi per diffondere la religione cristiana allorché, nell’862, l’imperatore bizantino Michele III (842-867) ricevette la sollecitazione ad inviare missionari dal re della Grande Moravia (48)
(48) Nell’830 il principe Pribina di Nitra (odierna Slovacchia) depone Mojmir che regnava nella vicina Moravia e, dalla fusione dei due principati, nacque la Grande Moravia che comprendeva, oltre a Slovacchia e Moravia, porzioni di territorio delle attuali Ungheria, Austria, Polonia e Germania. Sotto il regno di Svatopluk I (870-894) la Grande Moravia segnò il suo momento di maggiore espansione territoriale che egli difese dagli attacchi sia dei magiari che dei bulgari. Subentrò un graduale indebolimento che portò alla conquista da parte degli ungari (905) di territori slovacchi.

Rastislav (846-870) il quale, pur eletto per volere del’imperatore Ludovico II (855-875), portò avanti una sua politica nazionale intesa a rafforzare la propria indipendenza ed a sottrarsi all’influenza franca. Così, dopo aver impedito l'invasione del suo territorio da parte dei Franchi (855), Rastislav cercò di opporsi allo strapotere culturale dei missionari franchi nel suo territorio. Michele III affidò a Cirillo e Metodio che, (49) ...
(49) Cirillo (827-869) e Metodio (815-885) originari da una nobile famiglia di Salonicco, erano figli di un magistrato bizantino. Cirillo fin da giovane si trasferì a Costantinopoli dove studiò teologia e filosofia, avendo il patriarca di Costantinopoli Fozio (*) tra i suoi precettori. A lui si deve la creazione del primo alfabeto slavo, “glagolitico” (da grafemi greci, ebraici e slavi) sostituito verso la fine dello stesso secolo dall’alfabeto “cirillico”. Questo, probabile opera di un suo allievo presumibilmente sorretto da Cirillo, è tutt’ora impiegato nelle lingue slave: russa, bielorussa, ucraina, bosniaca, bulgara, macedone e serba. Non è accertato il motivo per cui i due missionari, appartenenti al clero di Bisanzio si siano recati (867) a Roma, a quel tempo in contrasto con Fozio. A Roma essi portarono le reliquie di S.Clemente ritrovate in Crimea. In quel soggiorno morì Cirillo e Metodio rientrò in Moravia prima di ritornare a Roma per essere ordinato vescovo. I santi Cirillo e Metodio sono venerati, nell’ambito della Chiesa cattolica, come protettori dei popoli slavi ed, accanto a S.Benedetto, dell’Europa.

... per preparazione teologica e culturale, riteneva i più idonei per una missione che, volta alla evangelizzazione degli slavi, si rivelò determinante per la loro lingua e cultura. Infatti oltre a stabilire ordine in un panorama religioso confuso sia nei riti che nella terminologia, i due missionari ebbero il merito di tradurre, in paleoslavo, alcuni testi Sacri. Queste traduzioni, considerate la base della liturgia e la più antica testimonianza della letteratura in lingua slava, rappresentarono un’impresa di notevole portata sotto il profilo culturale oltre che religioso. Infatti l’opera complessiva, con la creazione dell’alfabeto “glagolitico” (
glagolù: parola) il cui uso, sopravvissuto solo nella liturgia croata, fu sostituito per la maggiore semplicità e facilità dall’alfabeto “cirillico”(n.49), ha fissato i fondamenti delle lingue slave e reso un servizio insostituibile alla diffusione della religione cristiana presso quelle popolazioni (50) ...
(50) Al momento della cristianizzazione, in certi paesi (Carinzia, Ungheria, Polonia) la scrittura slava era del tutto o quasi sconosciuta. In seguito essa divenne oggetto di discriminazione poiché, dopo lo scisma del 1054 (*), la Chiesa latina considerò la scrittura slava segno di appartenenza alla religione ortodossa.

... su cui i due alfabeti esercitarono, con l’apporto delle singole specificità etniche, un influsso considerevole, costituendo la base di una ricchissima attività letteraria a carattere divulgativo e liturgico.

Cirillo e Metodio, sostenuti dalla fermezza del loro carattere e dalla loro fede capace di vincere le incomprensioni e le ostilità, iniziarono la loro missione contattando alcune popolazioni del Mar Nero per proseguire verso i territori di Pannonia e Moravia (attuali Ungheria e rep. Ceca rispettivamente). Qui ai successi rappresentati dalla conversione del principe boemo Borivoj (874-891) e dalla costruzione dei primi monumenti religiosi, si contrappose un fitto concatenarsi di incomprensioni favorite dalle diffidenze che a Bisanzio cominciavano ad emergere nei riguardi della loro azione. In queste trovarono occasione di inserirsi sia il clero tedesco che la Chiesa di Roma: il primo per rivendicare il dominio su quei territori; la seconda, esclusa dalla diretta gestione della conversione degli Slavi, per cercare di riassumere un ruolo. In tale sovrapporsi di interessi, in cui emersero anche resistenze tra il popolo, si verificò l’avvicinamento dei due missionari alla Chiesa di Roma, dove si recarono per incontrare papa Adriano II (867-872). Quando a Rostislav successe il nipote Svatopluk I (870-894) favorevole alla presenza tedesca nel regno, iniziò la persecuzione di Metodio e dei suoi discepoli che, visti come portatori di un'eresia, conobbero il carcere e la deportazione. Lo stesso papa Stefano V (885-891) con la condanna dell’uso della lingua slava nella liturgia mise in crisi l’opera dei due missionari ed aprì la strada all’influenza missionaria tedesca.

Nell’ambito delle vicende narrate, il popolo pagano degli Stati già costituiti, come in Moravia, non oppose resistenza al processo di conversione, mentre in quelli Stati in via di formazione, i principi battezzati, politicamente ancora deboli, dovettero ricorrere all’aiuto di forze esterne, per ricondurre all’obbedienza il popolo.

5.8.1.2 Slavi centro-meridionali

Bulgari : I discepoli di Metodio ebbero ruolo nella conversione della Bulgaria che, nell’865, su iniziativa del principe Boris I assunse il cristianesimo bizantino come religione ufficiale dello Stato. (51)
(51) Boris I (-907), khan dei Bulgari dall’852 all’889. Prendendo coscienza della preminenza religiosa e culturale di Bisanzio, chiese all’imperatore Michele III di ricevere il battesimo nella Chiesa Bizantina, unitamente al suo popolo. Egli fu battezzato solennemente nell’864 da un vescovo giunto appositamente da Bisanzio e ricevette il nome del suo padrino, lo stesso imperatore Michele. Boris sostenne l’indipendenza della Chiesa Bulgara da quelle di Roma e di Costantinopoli. Nell’888, Boris I rinunciò al trono e si ritirò in un monastero. Il figlio Vladimir (888-893), succedutogli cercò di intraprendere la distruzione dell’opera di suo padre incoraggiando la restaurazione del paganesimo. Boris lasciò il saio per cacciare Vladimiro dal trono e porvi il figlio Simeone. Ritornato in monastero si dedicò nel silenzio alla preghiera fino alla morte (907). Boris divenne il primo santo della chiesa bulgara.

La scelta di privilegiare il cristianesimo rispetto all’Islam che aveva già operato tentativi di proselitismo, fu fatta per la maggiore affinità con le potenze cristiane. Nell’ambito delle quali la Chiesa bulgara, pressata dalla contesa tra le chiese di Roma e Bisanzio, guardò dapprima verso Occidente, quindi, malgrado l’avversione verso il potere di Costantinopoli, scelse di schierarsi con Bisanzio, attratta dalla concessione di autonomia sancita dal Concilio ecumenico di Costantinopoli (870). La istituzione di un patriarcato riconosciuto da Costantinopoli non evitò tuttavia motivi di contrapposizione né tentazioni di staccarsi dalla Chiesa orientale per legarsi a quella di Roma.

Serbi : Insediati fin dal VI sec. nella provincia della Mesia (attuale Serbia e Bulgaria) divennero vassalli dell’imperatore d’Oriente e cristianizzati sotto il suo influsso. Assoggettati dai Bulgari, nel X sec., riconobbero la supremazia di Bisanzio fino alla loro indipendenza (1040) ad opera del principe Stefano Vojislav (1040-1052).
La costituzione di uno Stato autonomo con re Stefano I Nemanjc (1200-1228), incoronato da papa Onorio III, avvenne nel 1217.

Croati : La loro lotta per sottrarsi all’influenza dei confinanti feudatari franco-germanici proseguì per lungo tempo e portò alla unificazione (845) di tutte le tribù croate sotto il principe Trpimir (845-864). Nel 925 l’unione delle regioni croate sotto il regno di Croazia e Dalmazia, operata da re Tomislav (-928) riconobbero quella d’occidente come Chiesa di Stato.

Magiari : Alla fine del IX sec. i magiari, guidati da Arpad, si insediarono in Pannonia instaurando la loro prima organizzazione sociale. Con Stefano I il Santo (997-1038), fondatore dello Stato ungherese che aveva ottenuto il titolo di re da papa Silvestro II (993-1003), si ebbe una progressiva conversione al cristianesimo, la nascita di numerose diocesi e l’inserimento del clero nell’apparato statale.

5.8.1.3 Slavi centro-settentrionali

Questi, a causa della lontananza geografica, mantennero scarsi contatti con Bisanzio e si convertirono al cristianesimo sotto la pressione dei Franchi e quindi dal Sacro Romano Impero.

Polacchi : Si convertirono al cristianesimo di rito occidentale nel 966, seguendo la scelta del loro re Mieszko I (935-992) duca di Polani, fondatore dello stato polacco (52)
(52) Nel 1139 la Polonia si divise in ducati regionali e, nel 1283 fu costretta a cedere la Prussia ai cavalieri teutonici. Nel periodo XIV sec. Ladislao I Lokietek (re nel 1320-1333) ricostruì l’unità dello Stato polacco. Il successore Casimiro III il Grande (1333-1370) concesse agli ebrei cacciati dal resto d’Europa di stabilirsi liberamente su tutto il territorio polacco, garantendo loro protezione.
... divenuto re dopo una accanita lotta con vari principati (962). La conversione di Mieszko viene attribuita alla influenza esercitata dalla prima moglie Dobrava, ma più verosimilmente fu dettata dall’intento di evitare lo scontro con il Sacro Romano Impero degli Ottoni di cui temeva l’influenza. I Polacchi promossero il cristianesimo presso gli slavi che abitavano le regioni orientali e Mieszko, poco prima di morire, affidò il controllo del suo regno a papa Giovanni XV (985-996) con un documento chiamato
Dagome Iudex.

Boemi : Nel X sec. alla dinastia sassone degli Ottoni (962-1002), che aveva raccolto l’eredità della dinastia carolingia, spettò il compito di estendere, dopo i successi conseguiti contro gli Ungari (battaglia di Lehfeld, 955), il cristianesimo ai boemi, sostituendo il culto latino a quello bizantino.(53)
(53) Assimilato dall’attività di Cirillo e Metodio. Questi popoli, dovendo far riferimento a circoscrizioni religiose a carattere stabile, subirono un incentivo alla stabilizzazione secondo quel modello che aveva già trasformato l’assetto delle popolazioni germaniche penetrate in occidente ed incorporate nell’impero carolingio.

Gli Ottoni completarono la conversione della Boemia (Cechi), crearono la diocesi di Praga (973) e, lungo la frontiera cristiana, una serie di sedi vescovili tra cui la più importante era quella di Magdeburgo.

5.8.2 Slavi della regione orientale

La cristianizzazione delle regioni meridionali della Russia secondo quando vuole la tradizione locale, sarebbero state evangelizzate dall’apostolo Andrea giunto in Russia attraverso il Mar Nero , motivo per cui divenne patrono della nazione russa. (54)
(54) Secondo Eusebio di Cesarea (cap.2, n.18) Andrea (cap.1, n.5) avrebbe raggiunto la Scizia (attuale Russia) fino a Kiev. Secondo la tradizione, egli sarebbe il fondatore della sede episcopale di Bisanzio e sarebbe stato crocifisso a Patrasso (Grecia), di cui è divenuto patrono, su una croce a forma di X (croce decussata) conosciuta come Croce di S. Andrea.

Dopo lo stanziamento dei goti nelle regioni del Mar Nero e la invasione degli Unni (III-IV sec.) si registrò, nella regione di Novogorod, l’ingresso dei popoli slavi (VI-VII sec.) organizzati in principati indipendenti e quindi la progressiva fusione con i vichinghi, penetrati coll’intento di commerciare pelli (per cui definiti Varieghi o Variaghi : commercianti). Ben presto, la collocazione di questi ultimi all’interno di ciascuna comunità assunse un ruolo che comportò la costituzione di stabili insediamenti (rus). In essi la presenza scandinava favorì la creazione di organismi politici che, prefigurando forme embrionali di stato moderno, sarebbero divenuti il fondamento del futuro Stato russo.
I primi riferimenti storici della introduzione del cristianesimo in Russia risalgono ad influssi che, alla fine dell’VIII sec., provennero dalle regioni cristianizzate del Mar Nero, popolate da slavi russi, e poi dalla Bulgaria e dalla Moravia in cui si erano già create le premesse per sostituire i culti pagani con la fede cristiana. Dopo la conversione della principessa Olga (55)
(55) Figlia di un capo variago, S. Olga (Helga; 890-969) sposò il principe pagano di Kiev, Igor alla cui morte (945), ella assunse la reggenza per conto del figlio Svjatoslav di tre anni. Nel 957, nel corso di un viaggio a Costantinopoli, si convertì al cristianesimo. Ella pregò costantemente per la conversione del suo popolo ed avviò la costruzione in legno della Chiesa di S. Sofia a Kiev. Prima della conversione la sua vita fu macchiata da debolezze e peccati, crudeltà e sensualità. La venerazione per Olga cominciò sotto il governo del nipote Vladimir (956-1015), che nel 996 ne fece trasportare il corpo nella chiesa di S. Sofia da lui completata (avvenimenti narrati nella Cronaca del monaco Nestore di Kiev). Vladimiro ha imposto con l’imperio il battesimo al suo popolo, disposizione che provocò moti anticristiani. La sua buona fama nacque successivamente, grazie al mutamento della sua vita. La sua generosità riscattò i dissoluti costumi di un tempo. Il culto per S. Vladimiro venne riconosciuto dalla Chiesa di Roma e da quella di Costantinopoli.

... l’evento significativo si ebbe con quella del principe russo di Kiev, Vladimir Svjatoslavich (n.55), nipote di Olga che nel 988 abbracciò il cristianesimo, accogliendolo come religione di Stato ed imponendolo energicamente al suo popolo. Scelta scontata quella di privilegiare la religione cristiana, ormai già inserita nel territorio (Cirillo e Metodio), rispetto alla islamica, estranea culturalmente e politicamente alla mentalità russa. A seguito della nascita del nuovo regno cristiano, papa Giovanni XV (985-996) tentò, con l’invio di una delegazione, di attrarre Vladimir sotto l’influenza della Chiesa di Roma ma a Kiev prevalse la scelta bizantina, sicché, con lo scisma d’Oriente del 1054, la Chiesa di Kiev seguì quella di Costantinopoli.
Nel secolo XI vennero fondate diverse diocesi ed eretti grandi monasteri. Successivamente il governo di Costantinopoli, malgrado la resistenza dei principi russi propensi a difendere un’organizzazione ecclesiastica autonoma, produsse un ragguardevole sforzo per favorire l’installarsi di una gerarchia ecclesiastica di origine bizantina coll’intento di condizionare le attività politiche ed economiche dell’immensa nazione russa. Sforzo che non andò oltre al risultato di nominare un metropolita scelto tra i candidati greci.

L’indipendenza delle Chiese locali non eliminò, in Russia come altrove, conflitti con il potere ecclesiastico di Costantinopoli che condussero alla creazione di Chiese autonome slavo-ortodosse . (56)
(56) Basate sul principio rivendicato dal re bulgaro Kalojan (1197) del “quia imperium sine Patriarcha non staret”.

Nel XIII sec., dopo l’invasione russa da parte dei Tartari (XIII sec.), la Chiesa centralizzò a Mosca il potere temporale e spirituale, quest’ultimo subordinato al primo, come è costume nel mondo orientale.

FINE

Franco Savelli

_____________________________________________________________

vedi anche

GESU' -STORIA E MITO >

Sacro e religione nell'analisi sociologica > > >

< < RITORNA ALL'INDICE CON IL BACK

HOME PAGE STORIOLOGIA