La poesia patriottica


nel ROMANTICISMO ITALIANO

A fondo pagina le vicende della canzone "Bella Ciao"

 

Prof. Giovanni Pellegrino
Prof.ssa Mangieri Mariangela


In quest’articolo prenderemo in considerazione la poesia patriottica nel Romanticismo italiano.
Prima di affrontare tale argomento riteniamo opportuno dire qualcosa sulle condizioni storiche, sociologiche e politiche che portarono alla nascita del Romanticismo in Europa.

Negli anni che seguirono immediatamente la caduta di Napoleone, visse uno stato d’animo dominato dalla stanchezza e da una grande delusione.
Agli animi duramente provati da un trentennio di rivoluzioni e di guerre sembrò allora che l’illusione di un continuo progresso che era stata propria dell’Illuminismo fosse venuta meno.

All’inizio dell’800 gli uomini europei si ribellarono contro i miti e le illusioni dell’Illuminismo.


Proprio a causa di questa ribellione contro l’Illuminismo, l’Europa del primo Ottocento respinse l’assolutismo illuminato e diffidò della Ragione. Gli uomini europei di quel tempo cercarono rifugio, ora nella fede religiosa, ora nel culto delle illusioni, ora nella polemica contro la società.
In ogni caso l’Europa del primo Ottocento rifugiò in moti affettivi irrazionali molto diversi da quelli che avevano dominato la civiltà illuministica.


A designare questa situazione storica e questo stato d’animo comune adoperiamo oggi il termine “Romanticismo”.
Detto ciò concentreremo la nostra attenzione sulla poesia patriottica nel Romanticismo italiano. L’età del Romanticismo fu assai ricca di scrittori in prosa e in verso per ragioni politiche, sociali e culturali.

Particolarmente stretto fu il legame tra politica e letteratura nel senso che l’aspirazione all’indipendenza e all’unità nazionale influirono fortemente sulla nostra letteratura e ne determinarono alcuni aspetti essenziali .

Anzi l‘aspirazione all’indipendenza e all’unità nazionale fecero in modo che l’Italia nei primi tre decenni dell’ 800 non conobbe certe forme di Romanticismo morbido e sentimentale che predominavano in altre nazioni proprio perché la questione patriottica fece da correttivo. Essa indirizzò gli scrittori italiani verso una letteratura che accompagnò e favori il sentimento nazionale. Il Risorgimento dunque influì sulla letteratura non solo perché propose agli scrittori temi e caratteri, ma perché ne determinò alcuni tratti formali essenziali.

Infatti la tendenza alla rappresentazione della storia si spiega anche con il bisogno di ricordare agli italiani le loro glorie passate, attraverso le opere letterarie rendendoli consapevoli della loro unità nazionale al di sopra di ogni divisione politica, da ciò lo sviluppo del romanzo storico.

Per fare degli esempi nel romanzo storico italiano troviamo argomenti come la disfida di Barletta del 1503, la caduta di Firenze del 1530, la sconfitta di Manfredi del 1266 e la pessima amministrazione spagnola del 1600. Da ciò lo sviluppo della tragedia storica in grado di risvegliare ed eccitare l’amore per la patria.

Tanto vivo fu questo legame tra Risorgimento e letteratura che alcuni scrittori confessarono esplicitamente di sacrificare le ragioni dell’arte agli interessi patriottici. Per fare un esempio Berchet nella prefazione alle ”Fantasie” dichiarò agli amici e ai lettori di trovarsi in una situazione tale da dover anteporre i suoi doveri di cittadino a quelli di poeta. Così tra la via dell’individualismo esasperato e quella del poeta-vate i nostri romantici della prima generazione scelsero la seconda via fino a sacrificare l’arte ai loro doveri di cittadino.


Il maggior lirico patriottico italiano fu il milanese Giovanni Berchet. Egli dopo essere stato tra i fondatori del Conciliatore e l’anima delle prime battaglie romantiche, dovette andare esule. Visse a lungo in Inghilterra, Francia, Germania e Belgio. Tornò in Italia dove morì nel 1851. Molto famosa è la sua Lettera semiseria, che ebbe grandissima importanza nel Romanticismo italiano.
Berchet inoltre fu traduttore durante l’esilio di poesia straniera. La sua lirica fu tutta di carattere patriottico. Le tre opere di Berchet (I Profughi di Praga, 1821. Le Romanze composte tra il 1822 e il 1824 e Le Fantasie composte nel 1829) costituiscono il vertice della poesia patriottica del Romanticismo italiano.

I Profughi di Praga ha come argomento la cessione che l’Inghilterra aveva fatto di Praga ai turchi. Le Fantasie sono un poemetto nel quale Berchet immagina che un esule lontano dall’Italia alterna ricordi della grandezza con sogni che denunciano la miseria e la viltà presente. Le Romanze è un opera della quale i temi sono attinti dalla vita contemporanea: la lombarda che ha sposato un austriaco e che si accorge che sta per essere madre di un figlio nato da un nemico della sua patria; un giovane coscritto lombardo chiamato a militare per l’Austria; Il turista che viene in Italia e ne ammira dalle Alpi la bellezza ma quando un eremita gli descrive la tragica sorte degli italiani oppressi dagli stranieri se ne ritorna immediatamente a casa disgustato dagli italiani.


In queste opere Berchet riprese i metri tradizionali della canzonetta e dell’ode, ma li improntò in uno stile e in una musica nuovi, aprendo la via a tutta la lirica patriottica successiva.

Berchet nello stesso tempo mirò a costruire un linguaggio poetico moderno e realistico aderente alla sua materia quotidiana e accessibile a un pubblico vasto ma gli mancavano le doti necessarie di cultura e di gusto ed il suo linguaggio poetico è spesso una strana combinazione di vecchio e di nuovo, di tradizionalismo letterario e di realismo moderno con cadute nel sentimentalismo facile. Tuttavia pur con questi limiti il sentimento patriottico e il senso della libertà erano così vivi in lui che egli potè essere un cantore di sentimenti nobili.


Alcune pagine del Berchet raggiungono altissimi livelli di poesia. Citiamo come esempio una pagina per I profughi di Praga in cui i parghioti prima di abbandonare la patria bruciano le ossa dei loro morti. Secondo il giudizio dei critici questa è una pagina tra le più alte e commoventi del nostro Risorgimento.

La lirica patriottica non si ferma con Berchet anche se con lui raggiunse il livello più alto. Questa lirica patriottica si svolse ricchissima per tutto il Risorgimento e se ne possano trovare tracce alcune volte pregevolissimi anche in scrittori che scrissero per lo più di argomenti diversi. Tra coloro che più possono considerarsi poeti della patria vanno ricordati alcuni come Francesco Dall’Ongaro, Arnaldo Fusinato e Luigi Mercantini.

Francesco Dall’Ongaro fu aiutante di Garibaldi a Roma nel 1848 esule in Belgio, poi ancora professore a Firenze e a Napoli. Egli fu autore di numerosissime opere: drammi, liriche varie, saggi di critica e via dicendo.

Arnaldo Fusinato fu una specie di giornalista in versi, oscillante tra il patriottismo, il moralismo, un facile sentimentalismo. Nella sua opera è presente una certa attenzione ai problemi sociali, il tutto in modi popolareggianti.

Luigi Mercantini fu patriota, esule, insegnante a Genova e a Palermo.
Le sue opere più famose sono il cosiddetto Inno di Garibaldi e la Spigolatrice di Sapri scritta nel 1857 in seguito al fallimento della spedizione di Pisacane.

Un posto a parte nella poesia patriottica del Romanticismo italiano ha GOFFREDO MAMELI , ALESSANDRO POERIO, i più interessanti scrittori della prima guerra di indipendenza durante la quale morirono ambedue, giovanissimo il primo. Goffredo Mameli fu cospiratore, guerriero, prese parte attiva alla difesa di Roma del 1849, vi morì per una ferita alla gamba. La sua opera era partita da uno stato d’animo genericamente romantico. Gli avvenimenti accaduti nel 1848 lo travolsero e condizionarono profondamente la sua opera. Egli condizionato dagli insegnamenti mazziniani, costruì una lirica in grado di interpretare l’animo del popolo.


Goffredo Mameli è il classico esempio di poeta vate tipico del Romanticismo italiano. Egli compose alcune delle liriche che sono un documento tra i più alti della nostra lirica patriottica e popolare. In tali liriche è presente un ideale religioso che vivifica il sentimento patriottico.
In Mameli è presente una notevole potenza delle immagini che rimanda all’irruenza del suo sentimento patriottico. Particolarmente significativo è un suo inno intitolato “Fratelli d’Italia” e rivestì grande importanza in tutto il Risorgimento e che oggi è l' inno nazionale italiano.

In conclusione possiamo dire che la morte in giovanissima età di Goffredo Mameli ha contribuito a rendere emblematica la sua figura di patriota e poeta.

Ancora più interessante è la figura di Alessandro Poerio, esule col padre in Francia e in Germania dove studiò e conobbe Goethe. Si trasferì prima a Firenze dove conobbe Giacomo Leopardi ma scoppiati i moti del 1848 partecipò come volontario alla difesa di Venezia dove trovò la morte.
Nella sua opera si possono riscontrare vari tipi di influenze letterarie: Leopardi, Tommaseo, lo spirito combattente del Berchet, nonché la concezione risorgimentale della poesia e del sentimento patriottico che furono propri del Mazzini. Ne nacque una lirica molto efficace che rappresenta una delle espressioni più originali della lirica patriottica degli anni compresi tra il 1830 e il 1850. Nella sua opera è molto evidente l’insegnamento di Mazzini.

Complessivamente possiamo dire che l’opera di Poerio fu un’originale celebrazione poetica del nostro Risorgimento.

Concludiamo tale articolo mettendo in evidenza che la poesia patriottica del Risorgimento italiano non solo raggiunse notevoli livelli artistici ma contribuì a formare una nobile generazione di patrioti pronti a tutto pur di liberare la patria dall’oppressione dello straniero. Infine dobbiamo dire che nella poesia patriottica italiana romantica sono presenti i più nobili ideali che agitarono gli animi degli italiani in quel periodo storico.

Prof. Giovanni Pellegrino
Prof.ssa Mangieri Mariangela

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NOTA di "Storiologia"

 

NOTA di "Storiologia" : Il patriottismo ispiratore dell'inno "FRATELLI D'ITALIA" – fu il frutto di un clima culturale “anticlericale”, infatti lo stesso autore Goffredo Mameli morì combattendo in difesa della Repubblica Romana e, quindi, contro il Papa.
Perché Mameli usa "fratelli" d’Italia? Perché i massoni si chiamavano tra di loro "fratelli" ed erano massoni sia Goffredo Mameli, l’autore del testo,e sia Michele Novaro che lo musicò.

Mameli si rivolgeva prima di tutto ai suoi "fratelli" massoni, che furono i protagonisti del Risorgimento, e che lottarono fino a morire, come lo stesso Mameli a soli 22 anni, per liberare l’Italia dalla monarchia sabauda e per abbattere lo Stato pontificio.

Mameli era mazziniano, e Mazzini era massone, come lo era Giuseppe Garibaldi.

 


Forse il suo Inno e le parole di cui veramente pochi conoscono la “storia” appaiono ai più sconosciute. Mentre in questi versi è riconoscibile l'impronta romantica del contesto storico dell'epoca.

Così sconosciute che in una chiesa italiana, il parroco invece di "Fratelli d'Italia" fa cantare "Bella Ciao". Che solleva qualche perplessità. Anzi sembra una prova contorta di irrazionale schizofrenia.

E il “Signore”, cui allude lo stesso Inno – non sono propriamente quelli del papa. La nostra stessa Unità d'Italia – il nostro essere Nazione – fu costruito, a caro prezzo, proprio attraverso una dura lotta contro il Papato. (Porta Pia)
Ma anche il cenno a Balilla («i bimbi d'Italia / si chiaman Balilla») non ha nulla a che vedere con i Balilla del fascismo. Ma ricorda il giovane che il 5 dicembre 1746, lanciò una pietra a un ufficiale nella rivolta popolare di Genova contro gli asburgici durante la guerra di successione austriaca. E che portò alla liberazione di Genova.
Nell'inno vi era anche una strofa dedicata alle "Donne Italiane" ("Tessete o donzelle / bandiere e coccarde / fa l'alme gagliarde / l'invito d'amor"). (ma fu in seguito eliminata - chissà perché!!)
L'inno - col nome "Canto degli Italiani" - fu eseguito per la prima volta il 10 dicembre 1847 a Genova nell'anniversario del famoso Balilla di Genova, poco prima del Moti del '48 a Milano. Dove però fu proibito cantarlo, ma era ormai così diffuso e popolare durante le "5 Giornate" che re Carlo Alberto, revocò il divieto. Anche se poi dopo l'Unità d'Italia (1861) l' inno nazionale diventò la Marcia Reale Sabauda.
L'inno fu ripreso durante l'entrata in guerra nel 1915 in una manifestazione "Inteventista" diretta da Toscanini.
Nel Fascismo l'inno che era già diventato nazionale, fu soppiantato da "Giovinezza" e fu proibito da Starace. Motivo: - dopo il Concordato - l'inno era di stampo anticlericale.

Terminata la guerra, nel 1945 nuovamente Toscanini diresse a Londra l'Inno "Fratelli d'Italia".
Ufficialmente - anche se in via provvisoria - fu poi adottato nel giuramento delle Forze Armate a partire da 4 novembre 1946. Ma nella nuova Costituzione l'adozione come Inno nazionale non ebbe seguito. Vi furono altre opzioni - altri inni - ma anche questi non ebbero seguito.

Ci furono poi nel corso degli anni varie proposte in sede parlamentare fino.... agli anni 2000!!
Anche se in tutte le manifestazioni sportive internazionali e in quelle militari l'Inno rimase sempre adottato de facto pur essendo sempre provvisorio.
Solo nel 2017 é avvenuto il "Riconoscimento del "Canto degli italiani" (Fratelli d'Italia) quale "Inno Nazionale della Repubblica". Legge che è entrata in vigore il 30 dicembre 2017 con decreto del Presidente della Repubblica.
Ma sembra ora si preme per far diventare "Bella Ciao" l'inno nazionale.

La ministra Azzolina (Ministro dell'Istruzione)
ha affermato che "Il brano '"Bella Ciao" è parte del patrimonio culturale italiano". Anche se questo patrimonio é di una parte politica ben definita, purtroppo protagonista anche (storicamente accertate) di alcune violenze ingiustificate, non solo nei confronti di fascisti ma anche di civili.
Cantare “Bella Ciao” a scuola? Magari al posto dell’inno di Mameli? Per il Ministro dell’Istruzione Azzolina dice si può eccome!!. Ovviamente ha ricevuto la “Massima solidarietà" dall’associazione partigiani dell’Anpi.

(che al massimo per l'età sono rimasti un centinaio, tutto il resto sono "scorie" come disse proprio PARRI che - scandalizzato - scrisse all'indomani della "macelleria di Piazzale Loreto: "Fu esibizionismo di alcuni, i veri partigiani erano non più di un centinaio di migliaia (!!), ora si contano a milioni… speriamo che queste "scorie" si eliminino da sole".

Ma anche il prete, don Massimo Biancalani, parroco di Vicofaro a Pistoia, é d'accordo eccome! con la Azzolina, infatti ha fatto cantare "Bella Ciao" al termine della messa domenicale. Forse ha dimenticato cosa diceva nel '46 Papa Pacelli, Gedda, e Padre Rotondi nelle piazze d'italia riguardo alla sinistra: "Sono i figli del male",

Mentre un altro prete don Alberto Zanier, vicario parrocchiale a Resia (Udine), ha distribuito in chiesa un biglietto alle parrocchiane con i suoi anatemi:. "Care mamme quando le vostre figlie escono di casa, vedete come vanno in giro? Troppe minigonne in chiesa. Troppa "carne al vento, la Chiesa non è una balera o un boudoir". (meglio le islamiste con il loro burka! "sarà un nuovo nostro stile di vita" (by Boldrini).

ANCORA ALCUNI CENNI SU "Bella ciao".
Ricordiamo che a Casoli (nel Chietino), Domenico Troilo formò la prima formazione di partigiani "Gruppo La Maiella", apolitico (senza Commissari Politici come quelli in seguito poi sorti al Nord Italia).
Questo gruppo abruzzese era mal visto dagli alleati comandati dal Maggiore Wigram. Ma poi in uno scontro con i tedeschi rimase ucciso proprio Wigram. Il gruppo "La Maiella" a quel punto si comportò eroicamente per mettere in salvo tutto il suo reparto. Questo atto valoroso - fece allontanare la diffidenza angloamericana - e furono perfino premiati nel farli entrare come formazione nei loro reparti, (indossando non le stellette ma due mostrine tricolore al bavero) e quindi aggregati per combattere assieme fino alla liberazione. L'unico gruppo di partigiani dell'italia del 1943 all'indomani dell'8 settembre) Infatti il Gruppo si portò poi con loro fino in Romagna, nel Veneto, fino a raggiungere Asiago nel '45.

Per tali motivi il Gruppo La Maiella fu l'unico gruppo di partigiani in Italia decorato (ma solo nel '63) con Medaglia D'oro al valor Militare. Ma non gradito dal CVL (Corpo Volontari della Libertà). Che a loro volta nel '45 non erano graditi dagli angloamericani (perché di SX- che aspettavano l'insurrezione lanciata da Parri con il comunicato n. 19 per unirsi ai Titini russi a Est.

Non c'erano fraintesi, le voci e i loro giornali parlavano chiaro!!

MILANO ATTENDE IL SEGNALE......!
COME A BERLINO.... SVENTOLA BANDIERA ROSSA !!!

 

Partigiani di SX che erano nemmeno 1 su 500 italiani (lo scrive Parri!) - ma che tuttavia andava dicendo "che era giunta l’ora di "scatenare l’attacco definitivo", "una "lotta ai padroni". "Fare una insurrezione generale".

Per "L'UNITA'" l'Insurrezione era già in atto". E annunciava già uno "sciopero generale per farla".


Il Cardinale Schuster il 25 aprile era molto preoccupato, convinto che la ribellione in atto in città avrebbe portato al potere i comunisti.


Ricevendo nello stesso giorno Mussolini, gli comunicò - (con lui inorridito "mi hanno tradito!") - che i tedeschi stavano trattando la Resa e che gli angloamericani finalmente avevano deciso via terra di superare il Po per raggiungere in un paio di giorni Milano.


Mussolini rifiutò l'invito di ospitalità nell'arcivescovado e preferì allontanarsi per lasciare l'Italia. Una fuga che poi finì come sappiamo a Dongo, dove senza alcun processo dai partigiani fu fucilato.

Sull' "Unità" (che era l'organo centrale del "Partito Comunista Italiano") ("Partito nuovo!!)
i "patrioti" la davano l'"insurrezione" già "vittoriosa".


Ma poi alll'entrata e alla liberazione di Milano del 29 aprile gli angloamericani, per prima cosa disarmarono e sciolsero tutte le bande di partigiane che erano scesi dalle valli pochi giorni prima (con i tedeschi che avevano già firmato la resa) e avevano preso arbitrariamente possesso di Milano: avevano occupata la Prefettura, la sede dell’Eiar (radio), il giornale Corriere, l’ufficio della Questura centrale, i commissariati di polizia, e già messo un Comando. Con già fatta la "macelleria", "esecuzione", e all'alba del 29 furono esposti appesi in un distributore di benzina a Piazzale Loreto, seguito dal "vilipendio dei cadaveri (con lo sconcerto dei nuovi alleati che in quel momento stavano entrando a Milano; ma sconcerto anche dello stesso Pertini ("Hanno disonorato la Resistenza").

Poi con l'entrata a Milano dei "nuovi alleati" non fu a loro permesso a unirsi per una sfilata "vittoriosa" per le vie di Milano assieme ai "Liberatori". Fu invece tollerata quella poi svoltasi nelle vie, ma solo in borghese e non assieme alle truppe "liberatrici". Come era invece avvenuto a Parigi dove invece De Gaulle sfilò con l'esercito a fianco di Churchill ai Champs Élysées. (lui non aveva mai voluto che si affiancassero nella liberazione della Francia (e non come in Italia) le bande partigiane dei comunisti francesi.

E proprio poi a Parigi per l'Italia fu un "giorno triste".

"un'ombra é scesa sull'altare della Patria"

Del resto gli angloamericani non consideravano gli italiani "alleati". Ma sempre "nemici".
E furono anche molto chiari nel loro comunicato:

"L'Amministrazione anglo-americana insediatasi non si limiterà solo alla sorveglianza bellica
ma anche nell'attività amministrativa e governativa italiana,
anche nel minimo particolare della vita del Paese
dove essa decide in modo e forma categorica ed.... "imperativa" (!!!!!!)

E per evitare sorprese iniziarono a mettere le loro basi in Italia
fino a raggiungere 113 basi nell ns. penisola.

Togliatti a quel punto - piuttosto realista - sposò la causa degli alleati
fino al punto da entrare nel Governo Provvisorio
ed essere nominato ministro dell'Interno.
(dove poi emanò l'armistizio per tutti:
fascisti e i comunisti che avevano "disonorato" la Resistenza
(By Pertini).
(questo perché gli alleati non vollero in Italia sporcarsi le mani come a Norimberga)

 


TORNIAMO ALLA CANZONE "BELLA CIAO"

Riguardo all'inno di "Bella Ciao" non è vero che é stata cantata durante la Resistenza. Nè era la canzone simbolo di nessun'altra formazione partigiana. Salvo quella della "Brigata Maiella" sorta nel '43 in abruzzo.

L'intonazione della canzone è quella di una marcia (un, due, trè) che traeva origine fin dal '500, quando marciavano i primi eserciti "invasori" in Italia. Poi in segutio ognuno la adottò con le sue parole in tante altre circostanze.
La "Brigata Maiella" la trasformò anch'essa in una marcia da combattimento, cantata e poi portata al Nord solo nel '45.
(e dato che io vivevo a Chieti a Palazzo Mezzanotte, alcuni di loro li avevo conosciuti nella tipografia dove mio zio stampava di nascosto con un vecchio torchio a mano, i vari manifestini clandestini, che io stesso poi usando la cartella di scuola distribuivo a persone che nemmeno sapevo chi erano "tu vai lì, e davanti a quel cancello, con indifferenza senza farti vedere da nessuno, lascia per terra il quaderno con dentro i menifestini").

Giorgio Bocca affermò pubblicamente: "Bella ciao … canzone della Resistenza … Nei venti mesi della guerra partigiana non ho mai sentito cantare Bella ciao, è stata un’invenzione della sinistra".
(Luigi Morrone, La vera storia di Bella ciao, che non venne mai cantata nella Resistenza, "La Nostra Storia", Corriere della Sera, 10 Luglio 2018).

L'inno era già conosciuto da anni dai veneti - da una certa Daffini fin dal 1914, - con il titolo "Stamattina mi sono alzata". La Daffini era una delle tante mondariso che dal Veneto andavano nel Vercellese; la cantavano la sera a fine lavoro. Che diventò con le loro parole "Sciur padrun... da li beli braghi.... bianchi". Ma era una "nenia" ( unooooo, dueeeee, treeeee) cantate alla sera dopo aver faticato nei campi per 8-10 ore.

Durante la stagione, quando la sera tornavano a dormire ammassate (in 100) nei grandi capannoni, divenne il "Bella ciao delle mondine". - Che diceva: "Questa mattina.... mi son alzata.... -- per andar a faticar - e alla sera... stanca morta...son qui a riposar" - Ma poi a fine stagione finalmente la canzone cambiava... "questa mattina.... mi sono alzata..... per a casa a ritornar".

Quella che cantarono poi - nel '43 - quelli della "Maiella" - era invece non una nenia, ma diventato un canto guerresco con una cadenza di marcia secca (uno, due, trè). E fino allora la canzone non era simbolo di nessun'altra formazione partigiana. Cesare Bermani ha definito "Bella ciao" l'invenzione di una tradizione". (La vera storia di "Bella ciao", su Magazine Atlante, Enciclopedia Treccani, 6 maggio 2016).

Ma anche gli storici della canzone italiana, Antonio Virgilio Savona e Michele Straniero, hanno affermato che "Bella Ciao" fu poco cantata durante la guerra partigiana, alcuni la scoprirono solo quando La Maiella risalì l'Italia (nel '45), ma fu diffusa solo nell'immediato dopoguerra, al "Festival Mondiale della Gioventù Democratica" che si tenne a Praga nell'estate 1947. Prima i comunisti nella Val Padana cantavano o "Fischia il vento", o "Bandiera Rossa Trionferà" (in attesa della tanta sospirata "insurrezione" che avrebbe dovuto divampare il 28-29 aprile).

Ricordiamo la prima strofa di "Bella Ciao" «Una mattina mi son svegliato - o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao
una mattina mi son svegliato - e ho trovato l'invasor".

Nell'aprile di quel '45 non si sa ancora chi era "l'invasor"; se erano i tedeschi nostri alleati - che avevamo chiamato noi alla riunione di Hitler con Mussolini e i suoi generali il 16 luglio a Feltre - per impedire l'Invasione in Sicilia degli angloamericani, oppure se erano gli stessi angloamericani gli "invasori". Del resto dopo quello sbarco e fino all'inizio di aprile del '45 avevano bombardato l'Italia quasi ogni giorno fino a far diventare proprio Milano un cumolo di macerie.

DA NON DIMENTICARE !!!



IL CARTELLO DI "BENVENUTI" DEI MILANESI DAVANTI ALLA STAZIONE CENTRALE


MA POI DIVENTAMMO "ALLEATI"
(ma non loro nei nostri confronti: e lo ribadirono chiaro nel TRATTATO DI PACE )


( qui l'originale >> INTEGRALE >>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
(scrissero che noi eravamo considerati dei "NEMICI VINTI" - Non degli "alleati").
Inoltre vi erano solo clausole di carattere punitivo:
* mutilazioni dei territorio nazionale;
* rinunzia alle colonie;
* riparazioni spese di guerra sostenute dai vincitori;
* limitazioni della sovranitÓ dello Stato;
* divieti per gli armamenti anche solo difensivi;
*e altre restrizioni di vario genere".
Oltre prendere gli USA possesso di alcuni territori per le loro basi in Italia.
Che ben presto poi saranno dislocati nella penisola ( fino ad oggi 121 )

QUESTO IL RISULTATO OTTENUTO DALLA TANTO CELEBRATA E DECANTATA
" VITTORIA" DELLA RESISTENZA PARTIGIANA

(certi studenti hanno capito ben poco a scuola
sono quasi convinti che la 2na Guerra Mondiale l'abbiano vinta i Partigiani.

E che gli Italiani tutti sono (anche questo insegnano a scuola) quelli che hanno mandato
nei forni crematori 6.000.000 di ebrei.

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TORNANDO ALL'INNO "Bella Ciao" Questo era diventato poi molto caro a don Andrea Gallo, in Liguria, morto il 22 maggio 2013. Durante i suoi funerali il 25 maggio il cardinale Angelo Bagnasco, dovette interrompere la sua omelia ai funerali perché all''esterno ma anche in chiesa si era levato il canto di "Bella ciao". (con quelle parole che la sinistra aveva poi incluso "come "partigiani").

La canzone aveva poi raggiunto una grande diffusione di massa negli anni sessanta, soprattutto durante le manifestazioni operaie e studentesche del Sessantotto (operaie e studentesche?? !!!! Mah !!)

(qui ricordo che chi scrive esercitò nell'antiterrorismo; e nel '67-'68 era presente e in incognito nella saletta del Bar del Teatro Sociale di Trento, dove alla sera si riunivano alcuni studenti per far nascere con Curcio & C, le BR, con gli studenti della (prima in Italia) Università di Sociologia. Questi studenti che vivevano a Trento e frequentavano quell'università - e quella saletta - non erano affatto dei proletari, ma tutti "figli di papà". (Rossi? Neri? dobbiamo ancora oggi saperlo. Qualcuno dice ancora oggi che erano dei criminali, altri che erano degli illusi e credettero di fare i nuovi "Patrioti" di quella Italia del '68-'69.

Io facevo parte di una reparto - oltre che paracadustista - con incarichi speciali, uscito dalla Scuola Sabotatori di Viterbo. Il mio istruttore (oltre che amico carissimo) era ORESTE LEONARDI >>vedi >> , poi ucciso nella strage di Via Fani seguita dalla morte di Moro.
(Una morte si dice voluta dagli USA perchè Moro stava varando un Governo DC con i comunisti? Oppure voluta dai Russi perchè anche loro non volevano i Comunisti alleati alla DC? (loro speravano ancora nel '78 in una svolta a sinistra dell'Italia).
( Anche questo è sempre stato un "mistero" ancora irrisolto. (salvo qualcuno che non vuole, né può ancora oggi parlare)

 

RITORNANDO A "Bella Ciao". L'inno é finito nella banalità"

La canzone diventò e fu ridotta in un brand nel 2008 per pubblicizzare la bevanda COCA COLA in Messico .....
(dove qui la bevanda è poi diventata una vera divinità, ne consuma il doppio degli USA - un grande affare, ma anche perchè in molte zone manca l'acqua potabile) ..... che fece scandalizzare gli intellettuali di SX e inorridirie il premio Nobel Dario Fo, Franca Rame, Valerio Evangelisti, per aver usato l'inno come un modello di consumo tipico di una banale brand della globalizzazione.

Ma non essendoci nessun diritti d'autore nella musica, potrebbe oggi essere usata anche da un brand di un' Azienda di mangimi per Cani e Gatti con le strofe cambiate in "Una mattina mi sono alzato.... e ho comprato dog-heat...., per dudù e miao miao....da lor desiderata".

La ex ministra Azzolina (Ministro dell'Istruzione) ne prenda atto. Rischiamo fra poco di alzare al cielo patriotticamente non la bandiera italiana ma una banale bottiglietta, come nelle partite di calcio (ma vedi il rifiuto di Cristiano Ronaldo).

SECONDO ME UN PERCORSO E UNA FINE MOLTO TRISTE OLTRE CHE BANALE

ALTRO CHE CANZONE E POESIA PATRIOTTICA !!!

ma siamo in Italia !!!

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<<<<<< LE CANZONI PATRIOTTICI DELLA RESISTENZA

<<<<<< LE CANZONI DEL REGIME

 

ALCUNI PARTICOLARI DELLA RESISTENZA IN ITALIA >>>>>>>

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FINE

 

 

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