LEGGI RAZZIALI

NEL TEMPO

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STORIA ANTICA E MODERNA - OPINIONI

(“Rammentiamo che la parola "razza" compare nella nostra Costituzione (L’art. 3, comma 1)

 

A dire il vero sul "razzismo" mussoliniano, vi è da ricordare quel periodo quando l'Italia nel'36 annesse il paese dell’Africa Orientale. Si sviluppò l’idea di evitare il “rischio” di una popolazione di “meticci”, cioè di persone nate dall’unione tra italiani bianchi e africani neri. In questo modo il fascismo produsse le prime norme di stampo razzista, vietando il matrimonio tra bianchi e neri.
Del resto MONTANELLI dalle sue corrispondenze in Africa, quando scriveva su CIVILTA' FASCISTA, era pienamente d'accordo: (anche se poi per sé "acquistò" una bella negretta di 12 anni "tutto fare". E si giustificò dicendo "l'avevo regolarmente sposata, nel senso che l'avevo comprata dal padre con 500 lire, assieme a un cavallo".
( intervista rilasciata nel '69, durante il programma di Gianni Bisiach "L'ora della verita'", e a Enzo Biagi per la Rai nel 1982).
Quanto ad avere "la coscienza di dominatori" proseguite poi con l'intero articolo ..........

 


< < < < vedi questo e altro su (CIVILTA' FASCISTA - (originale) - l'intero articolo

( OGGI NON DIMENTICHIAMO CHE PAGINE E CONTENUTI
COME QUESTI LE RICORDANO ANCHE TUTTI GLI AFRICANI )

 

Ma poi - dopo l'Africa - con le "direttive" naziste che a loro volta parlavano di pura "razza ariana" da non contaminare con quella germanica, l'Italia lo estese anche agli ebrei (in un modo blando, ma lo estese).
E fu lo stesso RE ("sciaboletta") a firmare il decreto.
Del resto l'antisemitismo era nel suo DNA sabaudo, ereditato dai suoi avi. Un avo che era stato un precursore dell'antisemitismo. Che era sì rivolta ai seguaci di una religione che avversava quella che era considerata nemica, ma per come si agiva era una vera e propria
difesa della razza.

E vale la pena ricordarlo:


AMEDEO VIII (Chambery 1383-Ginevra 1451) Conte di Savoia 1391 - 1416, Duca di Savoia 1416-1440, fu un precursore dell'antisemitismo stile Hitleriano, (con rispettivo "MARCHIO" da mettere sulla spalla agli ebrei).
Quand'era all'apice della sua carriera, il non tanto pacifico Amedeo VIII, il 17 giugno 1430 pubblicò dal castello di Chambery lo "Statuto Generale" ("Statuta Sabaudiae"). Una promulgazioni di leggi per i vecchi e nuovi territori acquisiti.

Ben 16 capitoli di questo statuto sono dedicati al problema di stampo razzistico ebraico.
In essi si prescrivano i limiti della tolleranza fissati agli ebrei per abitare negli Stati del Duca Sabaudo:

 

Ed innanzitutto vi era:
* l'obbligo agli ebrei di abitare in luogo separato dai Cristiani.
* l'obbligo agli ebrei di portare un segno distintivo sul petto.

Nel primo editto viene stabilito che gli Ebrei devono abitare insieme, in luogo separati dai Cristiani. Dentro dei recinti "in unum Iocum securum et clausura" dal quale non possano uscire dal cadere fino al risorgere del sole, "unde a solis occasu sque ad ortum exire non presumant" salvo casi eccezionalissimi di cui veniva dato l'elenco: "Ne mentes fidelium ex vicinitate ludeorurn corrumpantur, ipsique ludei Christianis quantum vellent nocere non valeant" affinché le menti dei fedeli non siano corrotte dalla vicinanza dei Giudei, in modo di non nuocere ai Cristiani. E oltre alla ammessa contaminazione spirituale dei Cristiani per il contatto con gli Ebrei, non viene esclusa l'intenzionalità da parte dei primi di agire perniciosamente contro i secondi. (non erano cioè perseguibili se in caso di liti i cristiani causavano danni fisici o la morte di un ebreo).

Col secondo editto viene fatto obbligo a tutti gli Ebrei, uomini e donne, a partire da sette anni di portare cucito sul vestito nella spalla sinistra un contrassegno di panno con il simbolo di una ruota bianca e rossa (pare che rappresentasse una infima moneta fuori corso). Il motivo: "Ut infideles a fidelibus discernantur". Per dare ai Cristiani la possibilità di scansare gli Ebrei, in modo da non entrare in rapporto con essi, mettendoli così in stato di vigile difesa.

Questo editto sabaudo fu solo l'inizio in Italia dell'antigiudaismo e del razzismo, poi venne l'opera legislativa di papa PAOLO IV del 14 luglio 1555, con la bolla "Cum nimis absurdum" (o "Carta degli Ebrei") che segnò l'orientamento definitivo della Chiesa nella questione ebraica.
Da allora si succedettero Pontefici ai Pontefici, e questi - alcuni indulgenti altri più severi - promulgarono altre 40 bolle in materia, ma tutti si richiamavano alla bolla fondamentale di Paolo IV e a sua volta a quelli del sabaudo Amedeo VIII. Ancora nel 1793, Pio VI, nel rinnovare un altro editto relativo agli ebrei promulgato da Benedetto XIV (1675 – 1758) dichiarava di farlo perché conforme alla bolla di Paolo IV e a quello di Amedeo.

Anche a Venezia in pieno clima persecutorio, nel 1516, applicarono pure loro l'obbligo agli ebrei di abitare in luogo separato dai Cristiani, e li confinarono nel "GHETTO" detto anche "giud-ecca". All'inizio fu spontanea, poi divenne un obbligo (l'attuale isola di Venezia).

Questa era la "CARTA DEGLI EBREI":

I quindici articoli di cui la bolla si compone sono preceduti da un preambolo, dove vengono esposti crudamente i delitti della stirpe ebraica "....e che Dio manterrà in ischiavitù finché essa non abbia riconosciuto i suoi errori".
Ovviamente non erano d'accordo gli ebrei, che a loro volta consideravano i cristiani non figli di Dio. E che semmai il "Popolo eletto" erano proprio gli ebrei.

Il primo articolo della bolla stessa comincia con lo stabilire tassativamente che gli ebrei dovranno essere rinchiusi in un quartiere speciale detto "serraglio" (solo in seguito furono chiamati "ghetti") da definirsi subito e da cingere, con la maggior sollecitudine possibile, di un muro convenientemente alto e spesso e munito di due sole porte sorvegliate.
Nel secondo articolo della bolla é fatta poi proibizione agli ebrei di possedere immobili e si prescrive loro di vendere entro due mesi le proprietà che posseggono. Infine l'obbligo di portare un segno speciale (qui ritorna l'idea di Amedeo di Savoia) imposto agli ebrei dall' articolo terzo, con l'avvertimento che nessuna autorità per nessuna ragione potrà accordare dispense.

A chiarimento di questa disposizione il Cardinale Vicario precisava che "gli uomini porteranno un berretto giallo e le donne un quadrato di panno giallo largo un palmo e mezzo sulla testa e bene in vista".
Inoltre vi era l'interdizione per gli ebrei di avere servitori, balie e bambinaie cristiane, quella di giocare, mangiare, conversare con i cristiani e quella di farsi chiamare "signori" dai cristiani stessi anche se poveri; oltre ovviamente - pena la scomunica - unirsi a uno/a di "razza ebraica". (
qui già si fa cenno a "razza").

Ora, per avere un'idea dei profondo rivolgimento che tali disposizioni comportavano, basterà ricordare che al tempo di Paolo IV gli ebrei (ca. 50.000 solo a Roma - e tali erano ancora in epoca romana nel II sec. a.C) erano proprietari di molte case nella città ed abitavano felicemente accanto ai Cristiani anche nei migliori quartieri: e i loro bravi e capaci medici curavano le famiglie più ragguardevoli, e queste erano frequentate amichevolmente ed in perfetta parità dagli ebrei stessi.



 

Ancora: quanto a interdizioni nel Ghetto di Roma, sotto il pontificato di Gregorio XVI, ancora nel 1834, abbiamo questa "licenza" del Tribunale Criminale in merito all'assentarsi, rilasciata al notabile della comunità ebraica romana, Samuele Alatri.

Ma non possiamo dimenticare anche quest'altra pagina .... sui "lager sabaudi" in Piemonte a FENESTRELLE dopo la conquista del Regno Borbonico > > >
Una fortezza prigione posta a 1700 metri
con 4000 gradini per salirci
con all'entrata un curioso monito
"ognuno vale non in quanto é ma in quanto produce"
che ricorda
"il lavoro rende liberi"
di Auschvichz.

per non parlare
della "PULIZIA ETNICA" fatta nel Sud >>>>
sempre da V. Emanuele II

E ricordiamoci pure che prima di Hitler, in Italia a Siena li scannavano ancora nel 1799,  e che a Napoli e a Cuccari esistono tuttora un vicolo e una zona ancora con il toponimo "scannagiudei".

In effetti una forte persecuzione degli ebrei era iniziata fin dalla "Peste Nera" (del 1347-1352)
dove vi morì un terzo della popolazione europea
).

I preti dissero che era la volontà di Dio per punire gli uomini dalle loro colpe; la gente, in preda alla disperazione, non potendosi sfogare nè contro i preti né contro Dio, cercò di attribuire le responsabilità al bersaglio più facile: agli ebrei... (eppure morivano anche loro!) ....quella comunità che, pur essendo da oltre mille anni convivente, era sempre rimasta straniera, perchè al di fuori del mondo cristiano.

Erano secoli che i cristiani dai preti avevano imparato ad odiare l'ebreo, a cui si attribuiva ogni sorta di malvagità e perfino la morte di Gesu Cristo
(deicidi - una maledizione era contenuta nel testo finale della Messa, - "Oremus et pro perfidis Judaeis" fino al Concilio II) e che, per giunta, aveva beni e proprietà accumulate sulla pelle dei cristiani e che quindi era lecito saccheggiarli. Questo isolamento sociale e psicologico risaliva già al Concilio Lateranense del 1215, in cui erano stati bollati come stranieri e posti in una condizione giuridica particolare con delle limitazioni al loro diritto di cittadinanza.
Infatti, oltre al quello religioso, anche l'aspetto economico contribuì all'emarginazione degli ebrei, a causa della venale professione che questi esercitavano per assicurarsi il proprio sostentamento, quella di prestatori di denari. (anche se veniva comodo a molti e altrettanto comodo venne poi ai debitori l'invito a saccheggiarli; azzeravano così i debiti contratti).

Questa attività (di "banchieri") era preclusa, almeno in teoria, ai cristiani, mentre, di contro, gli ebrei non potevano accedere alle corporazioni delle arti e dei mestieri e molto difficilmente riuscivano a ricoprire qualche carica pubblica.
Ecco perchè essi svolsero prevalentemente il mestiere di prestasoldi, considerato disonorevole per un cristiano, che è diventato con l'andar del tempo caratteristico del loro gruppo sociale e che non ha certo contribuito a renderli benvoluti dalla popolazione soprattutto in quella Germania della Repubblica di Weima, dove gli ebrei erano possessori di una buona parte degli istituti di credito e dei grossi commerci.
Saccheggi e spoliazione dei beni degli ebrei - con vari pretesti - vi erano sempre stati, e questo si ripetè in tempi più recenti, sotto Hitler, quando nel 1938 ci fu la "Notte dei cristalli" dove i nazisti distrussero centinaia di negozi e banche degli ebrei, privati della maggior parte dei loro beni e deportati nei campi di concentramento.

Così, molte di quelle antiche disposizioni - lette sopra - furono riesumate e adattate nelle nuove leggi razziali, prima dal Nazismo, poi dall'Italia anche se nella stessa non ci fu nessuna "Notte dei cristalli".
(vedi documenti LEGGI RAZZIALI IN GERMANIA > > >

poi dal Fascismo nel 1938.
(vedi documenti LEGGI RAZZIALI IN ITALIA - il manifesto, i nomi dei firmatari ecc. > > >

Ma a parte l'antisemitismo, sul "razzismo" in verità non ne fu immune neppure la Francia - nel 1894- 1906 - sotto imperversante antisemitismo nella società francese-vedi caso Dreyfus; poi l'Inghilterra con Galton (fondatore dell'eugenetica - e il miglioramento della razza) e Karl Pearson che teorizzava che era un dovere nazional-patriottico dei popoli espellere le razze inferiori; infine anche gli Stati Uniti non ne furono immuni; le teorie razzistiche si svilupparono con Madison Grant ("Passaggio della grande razza", 1917), con C.B. Stoddart ("L'eredità razziale dell'America", 1922), poi Charles Carroll di Saint Louis, già autore di una molto diffusa Bibbia negli Usa, ma anche autore de "Il negro è una bestia" dove afferma che Dio ha creato il negro il sesto giorno assieme agli animali. E quindi era ovvio che nei negri era assente la civiltà. (The Negro a Beast, 1900) Tutto questo divennero parte integrante della discriminazione razziale sul nuovo continente pari a quella che si sviluppò poi in Germania.

Che però non furono solo idee di Hitler: Già nel 1923 - quindi molto prima di Hitler - presso all’Università di Monaco venne istituita la prima cattedra tedesca di "Igiene razziale"; e nel 1927 si aprì l’Istituto berlinese di antropologia, dove lavorò Josef Mengele. Fu lì che i nuovi pregiudizi "razziali" si ammantarono di validità scientifica, quindi ben prima dell’avvento della “follia nazista”.

Ma anche in Italia, ancora nel 1936, sul "razzismo" avevamo un giovane giornalista, INDRO MONTANELLI, con lo scritto ricordato in apertura. "....non si sarà mai dei dominatori, se non avremo la coscienza esatta di una nostra fatale superiorità. Coi negri non si fraternizza. Non si può. Non si deve. Almeno finché non si sia data loro una civiltà..... ". (CIVILTA' FASCISTA > > >
Sull'antisemitismo invece era del parere opposto: "Come civiltà e cultura, noi siamo molto simili.... ecco perchè ho scritto ""anch'io sono ebreo" ( https://www.corriere.it/solferino/montanelli/00-11-26/01.spm )

 

E qui mi fermo con la storia sull' "antisemitismo", che dal 1934 inizia ad essere "razzismo", e quindi continuo con la cronaca, sempre più drammatica del periodo, prima Hitleriano poi Mussoliniano.

"Per assecondare Hitler nelle sue "Leggi Razziali" emanate in Germania, Mussolini nel '38 varò pure lui le sciagurate leggi (non perché convinto, ma solo per non inimicarsi Hitler. Ma a nessun ebreo torse un capello dal 1938 al 1943. Il 25 luglio fu destituito, il fascismo disciolto. Roma dopo l'8-9 settembre fu data da Calvi di Bergolo, cugino del re, in mano ai tedeschi. E questi con ancora vigenti le leggi razziali, il 16 ottobre, deportarono tutti gli ebrei del Ghetto du Roma.

 

Mussolini nel '40 per non perdere il treno e salire sul carro del vincitore in Francia, fece entrare l'Italia in guerra a fianco di Hitler, che non aveva affatto invocato il suo aiuto e infatti poi Hitler non lo volle presente a Parigi al Trattato di Pace: ("si faccia la sua pace io faccio la mia!").
Tuttavia a guerra intrapresa «gli italiani col pretesto di salvaguardare la propria sovranità si rifiutarono di assecondare il nazismo e infierire sulla popolazione ebraica (a dire il vero molto esigua in Italia (47.252 - censimento 1938); li internarono invece in campi o nei ghetti, lasciandoli però vivere tranquillamente, questo finché i tedeschi non invasero il paese".

Che il fascismo abbia applicato (o subìte) le leggi razziste per farsi buona la potente Germania di Hitler è indubbio. In Italia a parte le opinioni religiose dei bigotti allevati nelle chiese e dei preti, non vi era alcun astio nei confronti degli ebrei.

Infatti ancora nel discorso di Mussolini del 6 settembre del ’34 (all'indomani del "prologo" di Hiter sulle leggi razziali) così andava ironicamente affermando: “trenta secoli di storia ci permettono di guardare con sovrana pietà talune dottrine di oltr’Alpe, sostenute da progenie di gente che ignorava la scrittura nel tempo in cui Roma aveva Cesare, Virgilio, Augusto”.

VEDI QUI IL FASCISMO E GLI EBREI >>>>>>>>

Un disprezzo che però Mussolini in seguito celò sempre nei confronti del nazista (nonostante i tanti plateali incontri e roboanti amichevoli discorsi). Mussolini non aveva stima di Hitler ma lo subì; ed il fatto che non ne avesse stima siamo tutti d'accordo - ma di certo non giustifica il suo servile comportamento successivo. Purtroppo il cinico alleato nazista, faceva forti pressioni affinché si adottassero degli identici comportamenti verso gli ebrei; era una sua ossessione.
C’era del resto una (infelice) alleanza e l’Italia tutta (pur M. tentando di tenersi fuori) era (assieme a molta stampa italiana e a tanti italiani) desiderosa di entrare in guerra al suo fianco quando Hitler era già alle porte di Parigi ("perché allora ci siamo alleati", dicevano autorevoli gionalisti sui giornali. Ma anche il Re stesso andava dicendo dentro il Palazzo: "Gli assenti hanno sempre torto". E fu ovviamente felice di firmare ( LUI ! ) la "Dichiarazione di Guerra" del 10 giugno, mettersi la bustina e partire per il fronte.

Mussolini del resto sia sulle "leggi" come nell "Intervento" non poteva di certo avere un disaccordo troppo visibile contro un simile alleato, mostrando di disprezzare le sue idee. Anche perché sapeva che la Organizzazione Mondiale Ebrea, aveva dichiarato "la guerrra santa" contro la Germania. Era il
"piano Morgenthau" (eliminazione di tutti i tedeschi) (vedi qui >>>>>
....ma anche QUI >>>>> piano di smembramento della Germania con la castrazione di 48 milioni di uomini tedeschi, mirando a una estinzione biologica di tutto il popolo tedesco.


Tuttavia Mussolini dichiarò apertamente, oltre a scriverlo sul suo giornale, che gli ebrei non sarebbero stati toccati e che giudicava il comportamento nazista verso di essi, da barbari a cui la civiltà italica, sorta dall’antica Roma, si rifiutava di aderire. E gli italiani (salvo i bigotti e i preti) erano dello stesso avviso.

Non lo erano invece altri italiani, i "dotti" - quando diedero la servile adesione al "Manifesto della Razza"- ed erano nomi eccellenti (spiccavano "personaggi illustri" – o destinati a diventare tali..... vedi la tabella >>>>>> ) e qualche burocrate fascista cretino (acciaista) ammiratore di Hitler e del Nazismo.
Tuttavia, tali leggi razziali, a cui si ricorse per mascherare questa blanda adesione al comportamento nazista, non furono mai applicate veramente, non solo in Italia ma molti stessi fascisti si prodigarono a salvare ebrei. (ricordiamo che lo stesso Farinacci "aveva una segretaria ebrea" (Jole Foà) - invitato a disfarsene rispose "quando lo faranno anche gli altri". E questi "altri" (tanti) erano
come lui degli accaniti "acciaisti".
Lo stesso Almirante (dopo il fatidico 1943) diede rifugio alla famiglia dell'ebreo, Emanuele Levi nella foresteria del Ministero della Cultura Popolare durante i rastrellamenti. E questi poi, quando nel'45 i "Rossi" davano la caccia a lui, Levi per sdebitarsi
gli diede un rifugio fino al '46.

Inoltre non dimentichiamo che nelle file fasciste vi erano anche molti ebrei. 5 erano quelli che a Mussolini diedero a Milano i locali di San Sepolcro e i finanziamenti (Elio Jona, Giuseppe Toeplitz), assieme a molti altri noti industriali, quando lui vi fondò il Fascio.
Furono 350 gli ebrei che parteciparono alla marcia su Roma e ben 746 erano iscritti ai Fasci Italiani di Combattimento e all'Associazione Nazionalista Italiana, che nel 1923 si fonderanno con il Partito Nazionale Fascista. Poi nel quinquennio che va da 1928 al 1933 furono 4.920, ed erano 8906 nel 1938 gli ebrei che decisero di iscriversi al partito fascista. Quindi sostennero la nascita e la presa del potere del fascismo (o per lo meno non vi si opposero).
Nel 1922 i senatori del Regno d'Italia di religione ebraica erano diciannove. Nel 1932-35 Guido Jung (lui il fondatore dell'IRI con Beneduce)
era ministro delle Finanze del Governo mussoliniano. E così il sottosegratario Aldo Finzi.

Ebrei erano anche quelli che continuarono a sostenere il regime, la sua politica, le sue idee ed anche le sue guerre, da quella d'Etiopia a quella di Spagna. Al gerarca ebreo Alberto Liuzzi caduto a Saragozza fu concessa la medaglia d'oro alla memoria. Diversi Ebrei concorsero a costituire l'ossatura brocratica del regime; nel governo centrale, nella Stampa di Partito con l'ebrea Margherita Sarfatti ai vertici di Gerarchia ed anche amante di Mussolini.

Perfino il “Manifesto degli intellettuali fascisti” del 1925, redatto dal filosofo Giovanni Gentile, veniva sottoscritto da ben trentatré esponenti della cultura di religione ebraica.
Fino a quando Mussolini ebbe il pieno controllo dell’Italia, questo fino al 25 luglio e l'8 settembre del 1943, nessun ebreo fu in Italia deportato.

A farlo al Ghetto di Roma fu Kappler su ordine di Hitler. Ma non c'era nessun fascista. Il fascismo già non esisteva più e neppure Mussolini.

Insomma in tutti gli anni precedenti e fino al 1943, la cosiddetta «politica della razza» l'Italia risultava essere uno dei Paesi europei più liberali verso gli ebrei.
(Per la cronaca, in Italia i deportati ebrei a partire dal 1943, furono 6806, morti nei vari campi 5969, sopravvissuti 837 di cui 121 bambini di 1-13 anni, ( fonte Documentazione ebraica >>> )

Non accettato era invece l'ebraismo tedesco (alta finanza e commercio) facenti pure capo ad ambienti isaeliti anglo-americani che manifestavano ostilità nei confronti della Germania tutta. Che stava risorgendo dalle ceneri con la sua Reichsverband, che era il vertice aggressivo di tutto l'intero mondo economico tedesco che fino allora era stato in mano agli ebrei.

Era il 24 marzo. Hitler non aveva ancora fatto nulla.
Non ne aveva ancora i poteri.
Solo da poche settimane era salito sui gradini del Reichstag, portatoci su un piatto d'argento.
Quando Hitler salì i gradini per entrare nel Reichstag, trovò tutta la politica economica già pronta, già pianificata, con una struttura economica altamente organizzata, già razionalizzata. E senza questo coordinamento già pronto e in atto, Hitler non era certo l'uomo da riuscire a modificare l'economia di una Germania nell'arco di due mesi, né in anni e anni.

Ma il risveglio dell'imprenditoria tedesca iniziò ad allarmare il resto del mondo soprattutto l'ebraismo tedesco, quello internazionale e soprattutto quello americano.

Sono stati messi alla porta tutti quelli che i tedeschi ritengono che hanno portato - da Weimar in poi - allo sfacelo l'industria tedesca, la finanza, le banche, lo stato sociale, l'economia tutta.
E
i responsabili vengono indicati gli ebrei che - durante la Weimar - erano stati - e lo erano ancora nel'33, ai vertici di innumerevoli attività non solo economiche e finanziarie, ma stavano influenzando anche la politica.

E gli ebrei - ovviamente - si allarmarono.

Non per nulla - prima ancora che Hitler dominasse - nel 1933, ci fu la dichiarazione di guerra contro la Germania e il delirante abraico "vangelo razzistico", nel libro "La Germania deve morire" di Theodore Kaufman (dove auspicava un vero e proprio piano di sterminio e la distruzione dell'intera Germania. (vedi documenti nella la seconda parte in queste altre pagine >>>>)

Hitler a quel punto - dal '33 in poi - considerò nemici indifferentemente tutti gli ebrei di tutti i Paesi del mondo, quindi Italia compresa. E a unirsi a lui nel '38 più che Mussolini furono quei gerarchi che respiravano per ordine di Hitler. E purtroppo erano questi che condizionavano l'informazione del popolo italiano. I "dotti" "leccapiedi" fecero poi il resto.

Purtroppo il popolo italiano - con la mancanza della sana ragione - era diventato un branco di pecore stupide, invischiati in una gabbia più grande di loro. Mentre i cosiddetti "dotti" erano i "personaggi illustri", "scienziati", che aderirono a quel "manifesto" e ci misero anche la loro firma.
(vedi documenti LEGGI RAZZIALI IN ITALIA - il manifesto, i nomi dei firmatari ecc. > > >


E questo è anche ciò che scrivevano sui giornali:
I GIORNALISTI E GLI UOMINI DI CULTURA ITALIANI


CORRIERE DELLA SERA, 11 GIUGNO 1939 - PAOLO MONELLI:
"(Gli ebrei) appaiono tutti uguale, come i cinesi, come i negri, come i cavalli, adeguati agli incroci consanguinei, dall'eguale vita, dagli uguali squallidi orizzonti. Non si capisce la ragione di questo darsi d'attorno per tutta la giornata, di questo affaccendarsi senza tregua. Sono miserabili, tengono stretti i loro quattrinelli nella pezzuola o nel pugno. Sono un inesausto serbatoio, questi ghetti polacchi. Ogni anno di ebrei ne emigrano a decine di migliaia, invadono il mondo, eppure son sempre più numerosi. Sono oggi quattro milioni, prolifici e straordinariamente resistenti nonostante le miserabili condizioni di vita. - La Polonia paga oggi il filo di una politica troppo accogliente per secoli."

CORRIERE DELLA SERA, 1 NOVEMBRE 1938 - GUIDO PIOVENE:
"Recensione del libro di Telesio Interlandi (Fondatore e direttore "Difesa della Razza") in "Contra Judeos":
"Si deve sentire d'istinto, e quasi per l'odore, quello che v'è di giudaico nella cultura. Gli ebrei possono essere solo nemici e sopraffattori della nazione che li ospita. Di sangue diverso (!!??) e coscienti dei loro vincoli, non possono che collegarsi contro la razza ariana. L'enorme numero di posizioni eminenti occupate in Italia dagli ebrei è il risultato di una tenace battaglia".
In precedenza Giovane fascista, Piovene diventerà poi anche lui antifascista e abiurò le precedenti posizioni razziste nel suo mémoire romanzato La coda di paglia.

CORRIERE DELLA SERA, 5 LUGLIO 1941 - CURZIO MALAPARTE:
"Basta spingersi nei quartieri poveri (di Jassy) per rendersi conto del pericolo sociale che rappresenta la enorme massa del proletariato giudaico. E' infatti dai miseri tuguri di quei quartieri che sono partite le prime fucilate contro i soldati".
Era un ammiratore di Mussolini e "fascista della prima ora"; partecipò perfino alla "marcia su Roma". Ma poi - rimasto sulle posizioni dentro la sinistra intransigente, diventò una voce critica e un oppositore dello stesso Mussolini. Dopo l'8 settembre aderì prima al PCI, poi al PRI, infine alla DC. (una banderuola!)

ALDO MORO un ex dei GUF (fascista). Ma poi nella FUCI (Fed. Univ. Cattolica Italiana)
(Articolo citato "Storia Illustrata, gennaio 1998, pag.45):
"La razza è l'elemento biologico che, creando particolari affinità, condiziona l'individuazione del settore particolare dell'esperienza sociale, che è il primo elemento discriminativo della particolarità dello stato".
Nel dopoguerra Moro fu uno dei fondatori della DC, ma nella componente dossettiana (il "prete rosso"), considerata comunemente la "sinistra DC". (si spiega il fallito tentativo del "Compromesso storico" con Berlinguer > > >
Che ALDO MORO pagò caro!! >>> ).

SANTA MILIZIA (settimanale), 11 febbraio 1939 - BENIGNO ZACCAGNINI (si laureò anche lui al CAF)
Articolo: "Problemi razziali: il meticciato" - "La razza può considerarsi come un termine intermedio tra individuo e specie, cioè fra due termini opposti, intendendo la specie, nel suo significato biologico, come la somma di tutti gli individui capaci di dare fra loro incroci fecondi".
Anche lui - come Moro, fu tra i fondatori della D.C. e prese parte alla Resistenza tra le file dei partigiani della Brigata Garibaldi, ma con qualche screzio con Boldrini. Tuttavia rimase membro del Comitato di Liberazione Nazionale.
Della DC fu poi il segretario (1975) ma Moro nelle sue lettere dal carcere delle BR (Zac. difendeva la linea della fermezza), lo definì "il più fragile segretario che abbia mai avuto la DC".

EUGENIO SCALFARI - ROMA FASCISTA (settimanale), 24 SETTEMBRE 1942 - :
"Gli imperi moderni quali siamo noi e li concepiamo sono basati sul cardine "razza", escludendo pertanto l'estensione della cittadinanza da parte dello stato nucleo alle altre genti".
(di "Roma Fascista" lui era caporedattore, ma poi scrivendo un servizio su alcuni speculatori sull'EUR, Scorsa il vicesegretario del PNF, lo chiamò inviperito, e prima di cacciarlo dal giornale, gli strappò perfino le mostrine dalla divisa del partito. A quel punto diventò anche lui "antifascista".
Nel 1955 partecipa all'atto di fondazione del Partito Radicale. Nel '68, Scalfari fu eletto deputato, come indipendente nelle liste del PSI. Direttore dell' "Espresso", fu poi nel '76 il fondatore del quotidiano "La Repubblica".

INDRO MONTANELLI - CIVILTA' FASCISTA, GENNAIO 1936
Ma già a inizio del 1936, avevamo un giovane giornalista, MontanelliI, che da Asmara così scriveva "Ci sono due razzismi: uno europeo - e questo lo lasciamo in monopolio ai capi biondi d'oltralpe; e uno africano - e questo è un catechismo che, se non lo sappiamo, bisogna affrettarsi a impararlo e ad adottarlo. Non si sarà mai dei dominatori, se non avremo la coscienza esatta di una nostra fatale superiorità. Coi negri non si fraternizza. Non si può. Non si deve. Almeno finchè non si sia data loro una civiltà..... non cediamo a sentimentalismi...niente indulgenze, niente amorazzi. Si pensi che qui debbon venire famiglie, famiglie e famiglie nostre. Il bianco comandi. Ogni languore che possa intiepidirci di dentro non deve trapelare al di fuori".
(Indro Montanelli. Da "Civiltà fascista" N.1, gennaio 1936 - che abbiamo in originale)
L'intero articolo, di "Civiltà Fascista" digitalizzato è presente qui >>>>>>>

GIORGIO BOCCA - LA PROVINCIA GRANDE: 4 agosto 1942 -
(foglio della Federazione dei Fasci di Combattimento di Cuneo)
"Questo odio degli ebrei contro il fascismo è la causa prima della guerra attuale. La vittoria degli avversari solo in apparenza, infatti, sarebbe una vittoria degli ebrei. A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l'idea di dovere, in un tempo non lontano, essere lo schiavo degli ebrei?"

"il disastro della guerra é dovuto alla «congiura ebraica" a cui "l'Europa ariana" dovrebbe opporsi".
Bocca fece anche una recensione sui "Protocolli dei savi anziani di Sion" in cui «denuncia dell'imperialismo sionista» apparsa su La sentinella delle Alpi, del 1939
Inoltre aderì al"Manifesto della Razza" > >
Dopo l'8 settembre 1943 Bocca diventa anche lui "antifascista" aderendo con enfasi alla lotta partigiana, come comandante e poi Commissario politico della Seconda Divisione Giustizia e Libertà.




Tuttavia l'antisemitismo, per fortuna non aveva mai attecchito in Italia a livello popolare, né prima né dopo, lo stesso regime ne aveva piena coscienza e non forzò più di tanto.
Quanto al Vaticano, lo stesso PIO XII > "i silenzi" >> , non denunciò con altrettanta fermezza la linea discriminatoria verso gli ebrei; gli interventi furono piuttosto ambigui - mai una condanna "esplicita" e con l'andare del tempo i sospetti divennero più pesanti
. Soprattutto quando - ancora nel '48 - si oppose pure all'emigrazione degli ebrei in Palestina. Nè volle riconoscere in seguito il neonato Stato di Israele.
Cioè Pio XII non era poi molto contrario a una moderata azione antisemita (e infatti la zelante Chiesa cattolica e il Papa - oltre a quanto ricordato sopra - nella preghiera della Messa (fino al Concilio II) ricordavano sempre gli ebrei di essere il perfido popolo deicida -
"Oremus et pro perfidis Judaeis"- ossia il popolo ebraico veniva accusato di essere stato il responsabile e l'artefice dell'omicidio di Gesù Cristo .

Mentre Papa Pio XI, ancora nel settembre del 1938 aveva affermato: «spiritualmente siamo tutti semiti perché discendenti da Abramo». Questa netta posizione non fu però pubblicamente espressa dal suo successore Pio XII divenuto papa l’anno seguente.

PIO XII disse qualcosa all'ambasciatore tedesco a Roma all'indomani della "deportazione del Ghetto" (che narriamo qui sotto)?
Ma Weizsacker riferirì a Berlino che Pio XII non aveva protestato. "Il Papa - scrisse l'ambasciatore tedesco al suo governo - benché importunato da più parti non si è lasciato spingere ad alcuna dichiarazione dimostrativa contro la deportazione degli ebrei di Roma."

Nonostante le "leggi razziali" fin tanto che c'era Mussolini e il fascismo al potere, gli ebrei non furono toccati fisicamente. Anche se ci furono alcune restrizioni e allontanamenti dai posti pubblici, per far posto a quelli che (cinicamente veniva comodo!) premevano per averli loro quei posti.

Ma poi dopo, quando il 25 luglio '43 Mussolini fu arrestato ed entrarono a governare i badogliani, vale a dire i “liberatori" le cose cambiarono, soprattutto dopo l'8 settembre con l'armistizio, con il Re e lo Stato Maggiore fuggiaschi.
E' però singolare che dopo la destituzione di Mussolini, sia il Re che Badoglio, non abrogarono le leggi razziali. Anche dopo il 25 luglio ’43, anche dopo l'8 settembre erano ancora in vigore durante il rastrellamento del Ghetto fatto dai (soli) tedeschi.
In vigore (si disse) per non alienarsi e inviperire ancor di più i tedeschi?
O forse perché il Vaticano si dichiarava contrario all’abrogazione delle Leggi razziali?

Con Roma in mano ai tedeschi, consegnata (questo pochi lo sanno!) nelle loro mani da Calvi di Bergolo (genero dello stesso Re), parlando al proprio esercito allo sbando, il 10 settembre dopo aver consegnata la Capitale, aveva detto anche lui .....come il suocero a inizio guerra:
"L'ora grave che volge impone a ognuno serietà, disciplina, patriottismo fatti di dedizione ai supremi interessi della Nazione".

E disse pure che "era non solo patriottico ma era un onore entrare e giurare dentro l'esercito di Hitler".
Fu
messo al Comando della "città aperta" di Roma. Ma poi il giorno 23 i tedeschi dopo gli ambigui comunicati di Badoglio e del Suocero di Calvi, non si fidaro più di lui, lo arrestarono con tutta la famiglia e lo internarono in Austria.

I tedeschi per il voltafaccia dell'Italia "sabauda" e "badogliana" si infuriarono. Heinrich Himmler, ministro dell'interno, comandante delle forze di sicurezza della Germania nazista, lui il teorico della soluzione finale della questione ebraica: scrisse chiaro e tondo: “i recenti avvenimenti italiani – recitava il messaggio - impongono una immediata soluzione del problema ebraico nei territori recentemente occupati dalle forze armate del Reich”.
E con un telegramma per il colonnello Kappler a Roma, disponeva che “tutti gli ebrei, senza distinzione di nazionalità, età, sesso e condizione, dovranno essere trasferiti in Germania ed ivi liquidati. Il successo dell'impresa dovrà essere assicurato mediante azione di sorpresa.

E la sorpresa avvenne nei giorni successivi, quando ci fu ....il 16 ottobre
Il rastrellamento del ghetto di Roma - effettuato dalla truppe Gestapo di Kappler, tra le ore 05:30 e le ore 14:00 di sabato 16 ottobre 1943 - fu una retata, tutti appartenenti alla comunità ebraica.
Per partecipare all'azione del rastrellamento, n
essun fascista (salvo qualche nostalgico "acciaista"), da Kappler, fu ritenuto abbastanza fidato (secondo lui non erano...... abbastanza razzisti !! - ed era vero!!).

Del resto Mussolini era caduto il 25 luglio, il partito fascista disciolto, e il 16 ottobre sia il Re che Badoglio non avevano ancora abrogate le Leggi Razziali. Il rastrellamento del Ghetto fu fatto solo dai tedeschi.


La loro l'azione perversa fu quella: di farsi consegnare prima un riscatto in oro per aver salva la vita (che gli ebrei raccolsero e consegnarono - ca. 50 kg di oro), poi li arrestarono comunque deportandoli tutti in Germania.

Bisogna poi anche ricordare che non furono quel giorno solo gli ebrei del Ghetto di Roma ad essere deportati, ma ci furono anche in molte città italiane, alcune migliaia di ebrei - che solo dopo la caduta di Mussolini e del fascismo - vennero catturati e deportati dai tedeschi. (dall’Italia furono deportati 6.806 ebrei, secondo le stime ebraiche più recenti. Di questi ne ritornò meno di un decimo).


Pio XII mantenne un riservato silenzio che ancor oggi reca imbarazzo alla Santa Sede. Mentre oscuri approfittatori per incassare la taglia dai tedeschi non esitarono a fare delazioni per quelli che si erano nascosti e rimasti a Roma indicando anche con bigliettini anonimi, nomi e indirizzi . Perfino una giovane ebrea !!!! (amante di un fascista) diventò una attiva delatrice (!!!), Celeste Di Porto, indicava ai tedeschi i suoi correligionari; la ricompensa promessa per queste spiate si aggirava sulle 5.000 lire
(era allora lo stipendio di un mese) x ogni maschio, 3.000 x donna, 1.500 x bambino. Segnalò perfino i nascondigli di ventisei ebrei, che finiti a Regina Coeli, furono poi prelevati e fucilati nell'eccidio delle Fosse Ardeatine. Si guadagnò il soprannome "pantera nera". A fine guerra, perso il "lavoro" di spia, e diventò una prostituta per i nuovi "liberatori".

...fino a quel giorno del 16 ottobre, gli ebrei di tutta Europa avevano un solo rifugio sicuro: l'Italia fascista. Fin dal 1934 vi era già dalla Germania un fuggi fuggi di molti ebrei, compresi grossi personaggi. Mussolini in occasione dell'incontro con Weizmann, concesse 3000 visti a tecnici e scienziati ebrei che desideravano stabilirsi in Italia.
E un rifugio era anche lo stesso Ghetto di Roma; qui nessuno aveva mai dato loro fastidio. Anche se fu poi loro proibito di partecipare alla vita della nazione. (negli impieghi pubblici, nel commercio e in altre attività, ambite da alcuni stolti acciaisti fascisti).

Però, dopo il 16 ottobre, anche gli altri ebrei sparsi nella penisola cercarono di mettersi in salvo.
(io stesso, quando divenni ispettore per l'Italia della Henkel, il mio direttore (Morpurgo) mi narrò che quand'era ancora adolescente, precauzionalmente fu inviato alla vicina Svizzera dal padre, scampando così al rastrellamento a Milano. La stessa precauzione non la prese il padre stesso, che indugiando troppo, convinto di essere un importante e noto possidente non ebbe scampo e finì - dopo l'ottobre - anche lui a morire (lui che aveva 600 ettari di terreni a grano in Umbria) di fame ad Auschwitz.
Ma prima di quel 16 ottobre la situazione in Italia era stata decisamente migliore. Anche perché gli ebrei in Italia erano più o meno solo
47.252 - (censimento 1938). (1 su 1000 italiani) La cui maggior parte erano presenti solo nelle grandi città.
Come abbiamo già ricordato sopra
i deportati ebrei in Italia a partire da questo 16 ottobre 1943, furono 6806; morti nei vari campi 5969, sopravvissuti 837 di cui 121 bambini di 1-13 anni, ( fonte Documentazione ebraica >>> )


Giorgio Pisanò, storico giornalista, scrive e ci ricorda che – “fin dal nel 1939 - per gli ebrei erano state aperte in Italia delle aziende di addestramento agricolo, le “haksharoth” – Tecniche poi in seguito trasferite in Israele – che entrarono in funzione ad Airuno (Como), Alano (Belluno), Osciano e Cevoli (Pisa). Così, sempre in quegli anni pur già vigendo le “leggi razziali”, nei locali della Capitaneria di Porto, la Scuola Marinara di Civitavecchia ospitava allievi israeliti che poi diverranno ufficiali"- Anche l'israelita, attento storico dell’”Olocausto ebraico“, Mondekay Poldiel, ha scritto: “l’amministrazione fascista e quella civile si diedero da fare in ogni modo per difendere gli ebrei, per fare in modo che quelle leggi rimanessero lettera morta".
Ed anche la storica ebrea Rosa Paini
("I sentieri della speranza", pag. 28): "Nel 1938 (quindi molto prima del 16 ottobre '43) nasceva in Italia la Delegazione Assistenza Emigrati (DELASEM), un'organizzazione ebraica che salvò migliaia di ebrei in fuga dai Paesi dell'Est europeo che i nazisti andavano occupando".

 

C'è un altro grande storico, sempre israeliano, George L. Mosse dell'Università ebraica di Gerusalemme, che conferma quanto sostenuto da Giorgio Pisanò; infatti a pag. 245 del suo libro "Il Razzismo in Europa" si legge: "Come abbiamo già detto, era stato Mussolini stesso a enunciare il principio: "discriminare non perseguire". Anche se poi alcuni frustrati fascisti si spinsero molto più in là, senza che Mussolini potesse intervenire".
Ma molte testimonianze più valide vengono anche da coloro che quelle tristissime esperienze le vissero.

VEDI QUI IL FASCISMO E GLI EBREI >>>>>>>>

Qui non si tratta di voler salvare il fascismo dal razzismo, ma semmai di riconoscere la pietà e la dignità del popolo italiano, che in quella tragedia si comportò con più umanità. In altri casi poi no, si pensi poi alla guerra civile, italiani contro italiani, le vendette per vecchi rancori, il triangolo rosso, le stragi d'innocenti, i sospettati impiccati, quelli massacrati, le Foibe, le gesta della Volante Rossa a Milano e tanti altri ancora. Alcuni non furono meno bestie di tanti altri.

E fin quando gli convenne, alcuni in USA, razzisti antiebraici (e non solo antiebraici - ma anche verso i neri) lo furono pure loro.
Poi cambiarono registro, perché conveniva per la propria politica di "salvatori" dell'Europa; volendo essere immuni dalla nomina di "cattivi" e prepotenti.
I Bombardamenti delle città, Norimberga, Dresda, la Bomba atomica ecc. ecc. tutti messi nel dimenticatoio (a molti giovani italiani di oggi, sembra che la 2nda G.M. sia stata fatta tutta contro gli ebrei. E che a morire furono solo loro. (per la cronaca in Italia furono 5969). (per lo più essi dimoravano nella grandi città. Il 95% dei paesi e città italiane non sapevano nemmero come erano fatti gli ebrei. Anche se la nomina di "perfidi" la sentivano dire solo dai preti alla messa domenicale).
Mentre la 2a G.M. ha causato 24.400.000 di morti militari, e 55.317.000 morti civili.
Quanto agli ITALIANI CADUTI in combattimento furono: 330.000 militari e 85.000 civili nei 38.939 bombardamenti anglo americani. Militari feriti, congelati, mutilati ed invalidi sui vari fronti e per l'intero periodo bellico 1940/1945 circa 320.000. Prigionieri e dispersi in Russia circa 600.000, che a fine guerra furono del tutto dimenticati. Dagli ex fascisti e quelli che subito si dichiararono antifascisti.
La sinistra andò a celebrare la "resistenza" come l'unica "salvatrice" dell'Italia.
Che però i "liberatori" nel loro Trattato di Pace a Parigi - (qui originale), considerarono del tutto ininfluente. Anzi considerarono pure il cosiddetto "Armistizio" detto tale solo dagli italiani, un termine
impreciso, scorretto, non corrispondenza alla realtà; perché l'Italia aveva (c' é scritto chiaro e tondo) - subìto una resa senza condizioni "surrendered unconditionally", con la consegna delle tre armi. Nè mai - nello stesso trattato - ma anche a Parigi nella Conferenza - vengono gli italiani chiamati "alleati" ma sempre "nemici".
Li nominarono "alleati" solo gli italiani per tenerseli buoni, perchè avevano fame e loro avevano le navi piene di viveri. Dimenticando subito i morti in guerra e i civii morti sotto bombardamenti
fatti in Italia dagli stessi "alleati" .

Quanto agli orrori dei campi di sterminio gli angloamericani, per farne uno "spettacolo" per i posteri in Germania chiamarono perfino il famoso regista Hitchcock che realizzò nei tragici campi di concentramento dei documentari intitolati "Memory of the camps". Lui era noto come il "maestro del brivido" e lui tenne molto fede a questa nomina, infatti fu lui a proporre a predisporre e montare certe inquadrature; così raccapriccianti....... che i documentari non vennero subito diffusi in quanto si ritenne che l'orrore suscitato avrebbe ostacolato la riconciliazione postbellica (la Germania (nazista o ex nazista) conveniva tenersela buona, perchè era il baluardo contro lo stalinismo).
In seguito il materiale e il cinico orrore rappresentato fu chiamato dagli ebrei, col termine "Olocausto" e "Shoah" un termine ebraico che significa "sacrificio" e "sterminio".

Ma Hitchcock non girò nemmeno un metro di pellicola nei campi di concentramento dove si persero le tracce di 1.500.000 di soldati di ogni nazionalità, italia compresa.

Inoltre gli Usa non dimenticarono il loro antisemitismo quando Roosevelt fece intervenire la “U.S. Navy” in Europa per impedire con la forza l’approdo sulle coste inglesi e francesi un piroscafo (l'Exodus 1947 ) che vagò per mesi senza ricevere un permesso di sbarco (Come Salvini con i clandestini !!) carico di ebrei fuggiti e sopravvissuti ai campi di concentramento nazisti.
Altrettanto accadde con la nave St.Louis. Partita da Amburgo il 13 maggio 1939 con 937 profughi Ebrei, la nave era diretta a Cuba dove i migranti erano convinti di ottenere il visto per gli Stati Uniti, che però rifiuterano il permesso d’accesso, obbligando così la nave a tornare in Europa.

Poco nota è anche la vicenda della famiglia di Anna Frank che cercò inutilmente rifugio negli Stati Uniti. Fra il 30 aprile e l’11 dicembre 1941 Otto Frank, il padre di Anna, scrisse ripetutamente a parenti, amici e alti funzionari americani spiegando che era pronto ad «ogni sacrificio» pur di riuscire a superare l’Oceano Atlantico, ma in ogni occasione la risposta fu negativa. Osserva al riguardo Richard Breitman, storico dell’American University: «Il tentativo di emigrazione verso gli Stati Uniti accomuna i Frank a migliaia di ebrei europei ed in particolare tedeschi che trovarono le porte sbarrate dalle leggi dell’epoca»

Mentre altri ebrei in Palestina fino al 1947 furono duramente osteggiati e cacciati dai britannici con le direttive del “Libro Bianco”. Esistendo ancora in Palestina il protettorato britannico, questo ebbe paura di una immigrazione ebraica indefinita, che avrebbe provocato disordini nella popolazione araba-palestinese da esso protetto. E quindi limitava rigorosamente il numero degli ebrei in quella terra.
Dove però poi - finitovi il protettorato inglese - nel '48 sorse d'imperio lo Stato di Israele. Subito riconosciuto dagli USA (!!??) su pressione della Internazionale ebraica (che ormai in America vantava banchieri, grossi imprenditori, possidenti, scienziati adetti all'Atomica.

E ancora sugli USA quanto a razzismo: guardando il passato, é impressionante, notare come gli estensori della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti che proclamavano l'uguaglianza degli uomini, essi possedevano degli schiavi neri: per quanto possa sembrare incredibile nel momento in cui creavano il primo stato che solennemente proclamava la uguaglianza di tutti gli uomini e la democrazia (da esportare in tutto il mondo - in qualche caso "imposta") pur tuttavia pare che nei fatti si faceva una eccezione per gli uomini neri il cui stato di schiavitù non veniva posto in discussione al Nord. (8 ex presidenti conservaro i loro schiavi. Lo stesso Lincoln quando morì ne aveva ancora alcune centinaia a suo servizio.
Perché al nord era lecito averli, mentre era illecito averli nel Sud.

Certe contraddizioni sono ancora molto attuali.
Non solo in Usa ma anche nel continente europeo, Italia compresa.

 

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