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SAGGIO SULL'INTELLETTO UMANO DI..... JOHN LOCKE
LUI IL TEORICO DEL LIBERALISMO

AVREMO POI MODO CON UN ALTRO LINK
DI APPROFONDIRE LA FILOSOFIA DI LOCKE >>>>
GRAZIE A UN CONTRIBUTO DI DIEGO FUSARO

qui invece la TABELLA FILOSOFIA
CON TUTTI I FILOSOFI >>>>>

CARTESIO diceva "io penso, quindi io sono". Credeva nell' "innatismo". Credeva ai soliti postulati della fede. Ai testi sacri. Dio ci ha dato questo e quest'altro. Cioè TUTTO! (quel "tutto" ovviamente si riferiva a chi se lo era preso quel "tutto", si era scrtto dei testi - di Bibbie ne esistono 164 versioni) e poi non contento si prendeva le decime, le eredità di quelli che spiravano nelle loro braccia, dicendo loro che così in cambio si guadagnavano il Paradiso.
Ma l' "io sono" di Cartesio quando lui nacque era un foglio bianco, dove non c'era scritto nulla, solo se lui lo riempiva con le conoscenze, le esperienze e le riflessioni fatte da altri, e poi se le scambiavano, le riflessioni le poteva poi fare anche lui, solo allora anche lui "poteva pensare". Poteva mettere anche in un modo diverso i vari "pezzi" delle conoscenze apprese da altri, e poi anche "creare" concretamente qualcosa.
Es. un aereo che volava..... (che allora sembrava uno cosa impossibile a farsi - nei primi insuccessi si scagliavano perfino i preti, dicendo che "violavano" il Cielo) .....un oggetto che non esiste in natura, ma se apprendiamo da altri come si fa e prendiamo i materiali che esistono in natura e con le conoscenze apprese sempre da altri, e con la nostra creatvità li usiamo e li mettiamo assieme in un modo originale i "pezzi" (il ferro, il rame, il petrolio), solo allora possiamo concretamente "creare" (con "idee" proprio per nulla innate) un aereo e poi volare.

Quando Cartesio poi si ravvede e sembra dire "noi abbiamo le "facoltà" di produrlo questo ipotetico aereo tramite le ns. "facoltà" e le ns. "idee innate"; a questo punto lui sembra sostanzialmente e banalmente dire "Io non posso volare, ma se uso l'aereo che ho nell'hangar (dimentica che è stato ideato da altri mettendo insieme tante conoscenze e idee di altri) posso anch'io volare". Comodo!!

Hobbes rimproverava a Cartesio "ma se esistessero le idee innate, queste dovrebbero essere conosciute anche da coloro che dormono o stanno alla finestra tutto il giorno ad oziare, come te" e non Inventerebbero un bel nulla. Tu Cartesio nello svegliarti troveresti sì l'aereo bello e fatto ma lo troveresti solo se un altro e molti altri non sono rimasti come te dormire, e ci sono riusciti con le tante loro (non innate, non cadute dal cielo) conoscenze apprese e dopo aver fatto altre tante tante riflessioni, si forma delle nuove idee, precise, esprime una creatività tutta sua in grado di produrre cose che non esistono in natura.
(Oziando, dormendo, stando alla finestra? Sarebbe comodo!! Sfrutteresti solo ciò che hanno prodotto altri.

Ma questo "scambiare conoscenze", "poi riflettere" poi "creare" anche qualcosa di diverso "era già una massima in Cina da 2-3-4000 anni "Se io so una cosa e tu ne sai un'altra, dopo entrambi sappiamo due cose". Queste conoscenze, questi scambi di idee, queste tante riflessioni porteranno ben presto a una rivoluzione nella potenzialità dell'intelletto umano. E non solo nell'intelletto (inteso come filosofia) ma anche per creareo nuovi oggetti come la carta, la seta, la bussola, la polvere da sparo, o fare degli incroci con le mille varietà di animali, frutti, verdure. Crearono - per fare questi scambi - perfino un linguaggio (scritto) unico per tutto il loro immenso territorio (dove ancora oggi un cinese può dialogare con un suo simile, non con le parole, ma scrivendosi reciprocamente quei segni.
E crearono perfino I-Ching, dove Liebniz per anni ci perse la testa per cercare di capire quei segni Yang e Yin, così diffusi in tutta la società cinese, considerati oracoli. E - dopo noi finalmente averli capiti nella loro essenza - quei 64 esagrammi, sono oggi la rappresentazione binaria e quindi i fondamenti del nostro linguaggio macchina che usiamo oggi e che ci permettono dialogare con i nostri Computer.

Locke polemizzava aspramente contro la concezione divina del sovrano, sostenendo che il potere derivi non già da Dio, ma dalla natura e dal consenso degli individui. Lui come alcuni altri pensatori seicenteschi, sostiene che prima dello stato civile vi fosse un originario e retrogrado stato di natura; tuttavia in esso non vigeva il diritto del più forte, come invece sosteneva Hobbes, e il diritto non era di tutti e su tutto. Già in un antico stato di natura, secondo Locke, vi era il diritto di proprietà, inteso come diritto a ciò che é proprio: ognuno aveva diritto su qualcosa, non su tutto . Locke interpreta il diritto di proprietà anche come un risultato del lavoro umano; che cosa é proprio di ciascun uomo ? Ognuno ha il diritto di proprietà su se stesso, ossia ciascuno di se stesso, é padrone del proprio corpo: e questo é ovvio é già nello stato di natura .

Ma il corpo può anche "estendersi": e la caratteristica dell'uomo é il saper trasformare la realtà che lo circonda, e nel momento in cui egli trasforma parti della realtà circostante, esse non sono più pura e semplice natura, ma inglobano parti dell'uomo stesso che così estende il proprio diritto di proprietà sul suo corpo "ingranditosi": se lavora un terreno e poi produce qualcosa, il prodotto che ne ricava non é solo un dono di natura, bensì é un'unione tra un dono di natura e una parte di se stesso. Se poi ne ricava una produzione questa è sua, solo sua.

Se io stacco una mela da un albero che io ho piantato, é sì un dono offertomi dalla madre-terra-natura, ma sono io che ho fatto anche un lavoro nel piantare e accudito quell'albero, e la mela è di mia proprietà perchè non é più solo un semplice dono di natura, ma è parte del mio lavoro.
La proprietà é dunque l'estensione, tramite il lavoro, del corpo umano a parti della realtà. Non si tratta quindi di un diritto di tutti su tutto (come diceva Hobbes), ma di un diritto di ciascuno su qualcosa di preciso. Ma certe premesse lockiane (sviandole) porteranno molti pensatori al SOCIALISMO e al COMUNISMO: si arriverà a dire che il valore di una cosa sta nel lavoro di tutti nella società in cui vivono e che in essa ci si deve cristallizzare. Che le si deve spartire quelle mele anche chi non ha partecipato al lavoro.

Ma Locke é lungi dall'aderire a queste posizioni: é e rimase un conservatore, nemico del social-comunismo nascente.

DOBBIAMO A QUESTO PUNTO ACCENNARE a TOMASO MORO che nel 1518 aveva pubblicato in Inghilterra "UTOPIA", che era tutta una protesta contro gli abusi e i privilegi che governavano la società all’inizio del secolo XVI, ed era già un vero trattato di organizzazione comunista. “Vi pare giusto” diceva Moro “che un nobile, un ricco, un usuraio, un uomo improduttivo ed inutile debba condurre una vita beata fra i divertimenti e l'ozio, mentre i lavoratori tutti devono vivere come bestie da soma di stenti e di privazioni ?".
Siamo nell'Europa del 1500, Marx, Lenin, Stalin nasceranno 300 anni dopo. Siamo anche nel periodo di Lutero che era allora l'ala radicale del protestantesimo e proprio allora ci fu una singolare fondazione di una colonia comunista, ma non nell' Inghilterra di Moro, ma in Moravia, in Germania

C'era l'ANABATTISMO (Siamo -abbiamo appena detto- nel periodo di Lutero) E si può dire in un certo senso che le originarie proteste e predicazione di Lutero erano appoggiata dalle masse popolari, ma in primis le sostenne la borghesia mercantile.... (perchè era la più tassata dalle decime papali e dalle oscene vendita delle indulgenze).... in opposizione alla nobiltà che non voleva rinunciare ai propri privilegi. Ma anche i poveracci si aspettavano da Lutero qualche miglioramento, ma dopo il fallimento della “guerra dei contadini” Lutero, prese le parti degli aristocratici.

Poche le concessioni verso i poveracci temendo di intaccare il principio di autorità. Era il concetto difensivo che imperava da secoli. Che il cardinale di Richelieu più tardi era ancora dello stesso parere “Si les peuples étaient trop à l'aise, il ne sarait pas possible de les contenir dans les régles de leur devoir". (Se il popolo sta troppo comodo, sarà impossibile applicare le regole dei loro doveri).

Gli anabbattisti rifiutavano quella riforma e le nuove istituzioni di potere luterane, che erano sempre contro il giogo del principe-vescovo cattolico (anche se non era più legato al Papa) e sempre contro il parassitismo ecclesiastico e i balzelli imperiali.
Nel maggio 1525 gli anabattisti parteciparono a una prima rivolta contadina antinobiliare. Rothmann il capo del movimento d'imperio attuò la "comunanza" confiscando lui e distribuendo tutte le proprietà specie quelle agricole, mentre quelle produttive artigianali dovevano sottostare alle regole della comunità. (secondo i principi del cristianesimo -
e che anche il Vangelo predicava l'ubbidienza e il rispetto ai capi.
Questa "comunanza" della produzione e dei consumi" nella comunità erano aperte, chiunque poteva entrarvi.
Ma questi rivoltosi con la prima repressione finirono presto tutti sul rogo. Ma i seguaci non demorsero, ingrossarono le file e successivamente a Münster in Moravia si costituì una vera forza politico-religiosa e in cui cercarono di mettere in pratica la loro ideologia. Furono questi veri e propri "Bagliori del Comunismo" in Europa.
(abbiamo qui un rarissimo volume....scritto quando a Livorno nel 1921 nacque il Partito Comunista.
Il libro scritto da Caracciolo, ripercorre tutta la storia dei movimenti comunisti in Europa >>>>>>

Ma questa comunità in Moravia fu subito singolare i nuovi capi comunisti, cominciarono loro ad essere dei previlegiati. "Siamo come gli altri, ma noi un po' diversi". Una tendenza questa ripresa pari pari da Orwell quando scrisse il famosissimo libretto "La fattoria degli animali" che uscì nel 1945 (in Italia nel 1949)..


I nuovi "capi" in quella comunità imposero a tutti di lasciare sempre aperte le porte di casa, ognuno dava tutto quello che poteva e ognuno prendeva ciò di cui aveva bisogno. L'uso del denaro fu abolito. Oro, argento e pietre preziose furono confiscate per la causa comune. Si distrussero anche tutti i libri. Qualcuni si chiese: perché allora sgobbare? O darsi da fare? Bastava prendere. Ma fino a quando?

A quel punto a Münster iniziò la repressione. Il principe con l'esercito mise sotto assedio la città. Ma pure gli anabattisti dentro la comunità impugnarono le armi decisi a difendersi; l'assedio continuò per 14 mesi. E finì male, molto male. Era il 1535. La chiesa di St Lambert a Münster da 500 anni conserva ancora oggi nella facciata del campanile le gabbie dove finirono appesi i tre uomini, i "Capi" protagonisti della Ribellione di Münster. Un avvertimento per chiunque avesse avuto in mente di ripetere quella strana esperienza di una "comunanza" (detta poi comunista).

LOCKE in inghilterra ammoniva, chi crede di essere libero e democratico e con l' appropriazione tramite il lavoro di altri (piantare tanti alberi e poi raccogliere tanti (miei) frutti) e lui poi li rende comuni fa un grosso errore, genera così delle disparità economiche. Lui campa con il lavoro degli altri.
Il diritto di proprietà é già insito
nello stato di natura, ed é evidente che una volta costituito lo stato civile nessun sovrano potrà privare i sudditi di questo diritto; potrebbe se fosse stato concesso da lui con lo stato civile, ma dato che lui é a monte dello stato civile, la proprietà di un altro va rispettata in ogni caso.
Però per Hobbes il sovrano poteva revocare il diritto di proprietà perchè essa nasceva con lo stato autoritario del sovrano, e lui era un re "per volontà divina" e lui che l'aveva concessa la proprietà lui poteva revocarla.
Era una bestemmia, perchè per Locke era l'esatto opposto: il diritto di proprietà c'era già nello stato di natura: il sovrano non l'ha concesso e quindi non può toglierlo. Soprattutto quando l'uomo in quella natura la rendeva proficua curandola con il suo lavoro (zappandola) e poi lui ci produceva qualcosa; diventava sua sia la terra (che lui curava rendendola fertile) che il prodotto che poi ne usciva.

Ne consegue l' inviolabilità della proprietà privata. Locke spiega l'uscita degli uomini dallo stato di natura e l'entrata in quella civile: la società civile nasce da un'esigenza materiale: ognuno produce qualcosa, e unendosi tutti insieme ci potrà anche essere una cooperazione: io produco questo, tu quello, lui quell'altro e ce li scambiamo ... Dunque lo stato civile nasce poi con un accordo tra gli uomini a cedere il potere ad una persona detta sovrano affinchè garantisca quei diritti già esistenti nello stato di natura (la terra) ma non solo quelli ma anche quelli che creo io, e in primo luogo il diritto di proprietà immobiliari. Se mi costruisco la mia casa con le mie mani, lo stato non deve permettere che me la portino via, mi deve garantire il possesso con delle leggi precise. Se coltivo un terreno incolto che é di nessuno, e io lo lavoro, i frutti che poi io ci raccolgo sono soltanto miei. Se li vuoi mi dare in cambio o qualcos'altro, o del denaro.

Lo stato, dunque, non deve concepire e inventarsi nuovi diritti, ma deve limitarsi a mantenere quelli già esistenti, rendendo la società più stabile e sicura . Ognuno potrà quindi lavorare e scambiare con gli altri senza che lo stato intervenga per limitare i suoi affari o per impedirglieli. Lo Stato può sì intervenire per garantire la correttezza nei rapporti sociali, ma deve agire come i poliziotti nei mercati: non hanno nulla a che fare con il mercato i poliziotti, loro si limitano solo a controllare che non vi siano irregolarità: il mercato funziona per conto suo. Così deve essere anche nello stato: non occorre che faccia arbitrariamente alcun intervento in campo economico; l'unico intervento legittimo da parte dello stato è quello di prelevare una percentuale fissata e concordata con delle imposte sui guadagni degli individui in modo da poter garantire i servizi pubblici che poi andranno a beneficio di tutti e di ciascuno.

Questa teoria che sta alla base del liberismo economico e che sarà accolta con entusiasmo nel 1700, prevede che lo stato intervenga solo per far funzionare meglio la società civile: deve quindi essere uno "stato minimo" , che prende atto dell'esistenza della società e la difende: ecco allora che Locke distingue per primo tra "società civile" e "stato" .

In pensatori quali Hobbes non c'era proprio questa distinzione perchè prima la "società" nasceva con uno "stato" in mano a Sovrani arbitrari e autoritari ed erano l'uno e l'altro; ma per Locke una forma di società, seppur arcaica e rudimentale, é già presente nello stato di natura e lo stato civile serve solo a rafforzarla e a proteggerla. E lo stato nasce come conseguenza della società civile, la quale sente il bisogno di trovare un garante della libertà e della sicurezza.

L'atteggiamento lockiano prevede una notevole limitazione del potere di quello "stato" precedente: il contratto sociale viene stipulato e firmato tra i sudditi e il sovrano, che riceve il potere affinchè garantisca l'ordine e i diritti ai cittadini; ma anche lui deve attenersi al contratto non può infrangerlo perchè anche lui lo ha firmato.

in caso contrario vi é il diritto di ribellione da parte del popolo!!

SU I CONFINI TRA LA CHIESA E LO STATO

Scrive Locke in
Sulla tolleranza)."...... io penso che prima di tutto si debba distinguere l’interesse della società civile e quello della religione, e che si debbano stabilire confini tra la Chiesa e lo Stato. Se non si fa questo, non si può risolvere nessun conflitto tra coloro che hanno effettivamente a cuore, o fanno finta di avere a cuore, la salvezza dell’anima o quella dello Stato".
Nella sua riflessione, Locke dedica ampio spazio proprio al rapporto tra politica e religione. Si tratta di una relazione complessa, in quanto costituita da due contesti radicalmente differenti – alla politica spetta infatti l’elaborazione delle regole della vita civile, alla religione la sfera intima della vita spirituale – che devono quindi essere reciprocamente autonomi.
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"Un atto di scomunica non può dunque avere effetti civili, e non è compito del potere politico occuparsi della vita spirituale dei cittadini. Lo stato non solo non può imporre uno specifico credo, ma deve guardarsi dal perseguitare chi aderisce a una religione diversa da quella dei governanti".
Sempre sulle Lettera sulla tolleranza (1689), Locke mostra inoltre come "le persecuzioni religiose, oltre che controproducenti, non siano difendibili perché nessuno può vantare una credenza “più vera” di altre. Per questo, lo stato dovrebbe essere laico e tenersi fuori dalle controversie religiose".


TORNIAMO A NOI - Furono così interessanti, così appaganti, così renumerativo questo scambio di conoscenze, e la creatività che ne veniva fuori, che i più abili daranno vita a molte altre idee, e queste creeranno molte invenzioni. E questo in Inghilterra fu un periodo chiamato "Rivoluzione Industriale"; un processo di evoluzione economica e di industrializzazione della società che in breve tempo da agricola-artigianale si trasformò in un sistema industriale moderno caratterizzato sempre di più dall'uso generalizzato di macchine azionate da energia meccanica e dall'utilizzo delle sempre più migliorate nuove fonti energetiche.

Creatività non era intesa come un qualcosa di creativo come nell'Arte, ma era il frutto dell'"ingegno" ("talent" in inglese). Dopo osservazioni, accurate analisi e riflessioni é la capacità cognitiva della mente che crea in modo nuovo le proprie esperienze e conoscenze. La sua forza é dovute ai desideri di migliorare ciò che abbiamo nella nostra realtà quotidiana. Siamo dunque alle invenzioni pratiche utili in ogni campo. Il matematico Henri Poincaré così la definì: "Creatività dell'ingegno è unire elementi esistenti con connessioni nuove, che siano utili". E questo porta non solo allo sviluppo personale, ma anche sociale ed economico. Questo uomo "creativo" é dunque un nuovo "creatore". Che diede piuttosto fastidio alla Chiesa che con la sua superbia attribuiva ogni cosa alla divinità. "Tutto era già stato fatto, non occorreva fare altro". (ecco perché respinse anche il "volo" - detto sopra). Erano le invenzioni una "superbia dell'uomo" una "irriverenza" verso il "Creatore". E questo sì era una "superbia" un disinteresse sfruttato da secoli, dove - nella coltivata apatia - non si era mosso più nulla, nulla era stato migliorato.

D'ora in avanti il pensiero di Locke sulle nuove libertà si imposero con il nome di "Liberalismo". e "Liberazionismo". Con quest'ultimo che sembra derivare da "Liberismo" ma non lo è affatto libero, é anzi in antitesi. LO VEDREMO PIU' AVANTI.

Non dimentichiamo che John Locke era Inglese. Lui il padre del primo liberalismo e un anticipatore dell'illuminismo moderno.

QUI DOBBIAMO PER FORZA FARE UN PASSO INDIETRO (cosa aveva permesso a Locke di arrivare al liberismo).

JHON LOCKE (Wrington, 29 agosto 1632 – High Laver, 28 ottobre 1704)
Ricordiamo che nella precedente generazione di Locke, in Inghilterra, con la Regina Elisabetta I (1533-1603) era avvenuto uno straordinario e profondo cambiamento su tutta la politica economica ma anche nella società stessa. Tale che trasformò l'intera Isola e la Corona in quella che subito e in seguito diventò - non solo tecnologicamente - il più grande impero del Mondo. Grazie anche alla colonizzazione di intere contrade in ogni angolo della Terra (con territori grandi cento e più volte l'Isola). E ben presto con una miriade di commerci marittimi e industriali questo diede vita alla sua Rivoluzione industriale.

Come avvenne e come fu possibile???
Vi era in Inghilterra un astuto e terribile pirata, FRANCIS DRAKE (1540-1596) che con le sua navi scorazzava nei mari e nei porti d'Europa depredandoli di ogni cosa. La Regina voleva per il buon nome dell'Inghilterra porre fine alle sue scorrerie, pur essendo felice e quasi grata, quando queste scorrerie avvenivano nei riguardi della Spagna, allora sempre ostile all'Inghilterra, fino al punto che si era dotata di una potente "Invincibile armata", per prima o poi invadere e conquistare l'Inghilterra.
(questo avvenne anche quando dopo la Rivoluzione Francese, le imprese di Napoleone stavano minando il potere inglese).

Divenne la Regina così riconoscente verso Drake che cambiò idea con le sue precedenti indignazioni. All'inizio voleva confiscare i tesori depredati da Drake, ma poi lo trasformò in un "alleato", in un suo politico; e lui promise che i futuri tesori saccheggiati sarebbero andati alla Corona.
E tenne fede. Oltre ad altre incursioni e i primi "doni-tesori" fatti alla Corona, allestì una flotta e dal 1577 al 1580, per 3 anni circumnavigò e scorazzò per l'intero pianeta. Nei porti dei vari Paesi dove approdava con i suoi uomini li depredava di ogni ricchezza. Soprattutto oro e argento.
Quando Drake tornò in Inghilterra, il carico di ricchezze nelle sue navi, era addirittura superiore all'annuale gettito fiscale della Corona. Ed Elisabetta I ricevendole queste ricchezze come pattuito, con accortezza non volle sperperarle tra i suoi parassiti feudali, - ma creò delle nuove strutture finanziarie e bancarie - le distribuì a persone nuove, che avevano idee e progetti nuovi, a uomini liberi che erano sempre in "azione" e pieni di "talento". Quelli che in pochi anni riuscirono a dare poi vita alla vera e propria Rivoluzione Industriale, che in breve trasformarono tutta l'Inghilterra.
Che non si era poi fermata con Drake con i saccheggi delle ricchezze di altri Paesi, ma si era dotata di una grande Potenza Marittima armata, e i Paesi dove approdavano non furono solo spogliati di ricchezze, ma conquistati anche a colpi di cannoni. Ci vollero insomma mettere anche il piede sopra, diventando ben presto i padroni di questi Paesi, chiamati via via Protettorati, Colonie, Domini, Mandati, creando bel presto sui 4 Continenti il più grande Impero della Storia, con una estensione di 30.000.000 di km² ( anche se poi ne perse una parte nel 1783 nel Nord America).

Tutto questo nei primi anni del '700 a un uomo come il filosofo John Locke, apparve straordinario, stupefacente.
Grazie proprio alla Regina Elisabetta pur avendo gli uomini ceduto allo Stato una parte della propria persona - ma non tutto se stessi - gli uomini si erano uniti ad altri loro simili non solo in "Societa" mercantili ma anche con una nuova libertà nell'agire. Che Locke chiamò "Liberista" e proprio lui dà vita alla prima organica teoria liberalista dello Stato, il diritto alla vita, alla libertà e alla proprietà. Garantendo così i diritti fondamentali dell’individuo i quali, secondo Locke, esistono già in natura e non per volontà di Dio o di coloro che si arrogavano il diritto di essere suoi rappresentanti in terra. (Ricordiamo che con un insanabile contrasto con la Chiesa Cattolica, Enrico VIII si era separato con uno scisma fondando la Chiesa anglicana. Nel 1534, fu sancita del tutto la frattura con Roma e diventò lui il "Capo supremo in terra" della Chiesa d'Inghilterra" - Che ereditò poi la stessa regina Elisabetta I.


Si chiedeva Locke: "Da dove viene la ragione e la conoscenza? Io rispondo con una sola parola: dall'esperienza".
(qui di certo Locke dimenticò i tesori e i cannoni che avevano permesso all'Inghilterra quel suo Liberalismo).
Tale sua dottrina dei diritti naturali presupponeva una concezione individualistica della società, secondo cui l’individuo viene prima dello Stato: lo Stato esiste in funzione dell’individuo. E questo dovevano essere i fondamenti della teoria liberale, liberalista.
Con questo nascente liberalismo Locke restituì all'individuo piena maturità di coscienza, con l'ausilio della ragione, non più coi soli postulati della fede. E contribuì a “desacralizzare” e laicizzare la società, ponendo le basi del pratico riconoscimento sull'eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge approvando anche il "laissez faire" - nelle teorie economiche.

Ma la nuova dottrina che stava per nascere e imponenedosi in parallelo era il LIBERAZIONISMO dove l'individuo diventava così un LIBERAZIONISTA.... (un uomo che entra nella quotidianità in azione anche se non vuole del tutto l' abolizione del precedente sistema)....Lui non riconosce le funzioni di alcune istituzioni. Anzi ne svela la disfunzione con un reazionismo. Non crede nel cambiamento della società attraverso il “Sistema dominante” che nella società fa il padre-padrone. E neppure crede che possa autocorreggersi o riformarsi. E' irriformabile, e solo con una battaglia "liberazionista" (anche un se un po' anarchica) può portare ai cambiamenti e fuori dagli oscurantismi dei genuflessi che solitamente manipolano ogni cosa.

Anche lo stesso diritto alla proprietà - dicevano è fondato e giustificato dal lavoro - ogni individuo è padrone di se stesso e dei risultati del suo lavoro creando una porzione di realtà materiale tutta sua.
Certo, riconoscevano che esistono dei limiti al diritto alla proprietà: ognuno deve lasciare agli altri anche quanto serve alla loro sopravvivenza, poiché tutti hanno diritto alla vita; "ma nessuno deve acquisire ciò che supera le sue capacità. Il diritto alla proprietà deve essere proporzionato alla propria capacità di lavoro". (parole queste sì "sante" !!!).

Anche il sistema fiscale per John Locke deve essere regolato dalla legge: non possono essere imposte tasse senza il consenso della popolo e dei suoi rappresentanti. (che peccato che Locke non vive questi ns. anni 2000 !!)
John Locke riconosce, infine, il diritto popolare alla resistenza attiva: nel momento in cui il governo violi i diritti naturali dell’uomo e venga meno al suo compito, il popolo deve ribellarsi e costituire un nuovo governo. Solo così il popolo riafferma la superiorità dei diritti di natura sul potere. (anche qui parole sante!!)

Tuttavia il denaro rappresentava per John Locke un bene non deperibile e superava, perciò, quel limite al diritto alla proprietà. Il denaro ha di fatto con gli scambi monetari (il dare&avere) permesso all’uomo in un modo diverso la produzione e lo scambio illimitato, ma facendo sì di far diventare la quantità di beni lo scopo principale sue e nella società in cui viveva.
Nello stato di natura i diritti individuali non sono del tutto garantiti, essendo giudici delle violazioni i singoli individui (putroppo spesso incapaci) che sono al potere. Lo stato civile diventa allora indispensabile per regolare l’uso della forza in difesa della comunità e dei diritti individuali, i cui depositari rimangono sempre gli individui, i quali demandano allo Stato solo il diritto di farsi giustizia. ( Sempre se la stessa giustizia non sia corrotta).
Lo scopo dell’organizzazione statale per John Locke è, e resta dunque, la protezione dell’individuo con lo Stato che rimane responsabile di fronte alla comunità, perché vincolato da quei diritti che gli individui gli hanno dato.
"È essenziale, afferma John Locke, che il potere esecutivo e quello legislativo rimangano separati. Dichiara la superiorità del potere legislativo, che appartiene al Parlamento, e sottolinea l’universalità delle leggi. E queste leggi devono valere per tutti in egual modo.

Ben presto quei"compagni" della "libera iniziativa" crearono a Londra proprio delle grandi "Compagnie", fecero delle "Società" - sviluppando delle reti commerciali non solo in Inghilterra ma in tutta Europa. Ovviamente con degli operatori economici sempre più dotati di mentalità imprenditoriale, non solo in quelle tipicamente manifetturiere e commerciali, ma ben presto altri soggetti crearono delle reti finanziarie, aprendo numerose banche che davano crediti a chi aveva iniziative ma che erano carenti di denaro per avviarle; oppure per coloro che si premunivano per avere delle Assicurazione sui rischi che correvano nel rendere operative le loro iniziative, le loro vendite, i loro viaggi. E furono così tanti e così estesi questi servizi di credito che ben presto Londra diventerà la capitale finanziaria di tutta Europa e poi anche su scala mondiale.

LA POLITICA FINANZIARIA E MONETARIA IN QUESTA "RIVOLUZIONE" SOCIALE ED ECONOMICA

Il forte interesse di Locke per lo sviluppo economico e l’aumento della ricchezza dava questa un notevole impulso alle imprese manifatturiere e attribuiva al denaro derivante dai rapporti commerciali non solo il significato di ricchezza monetaria, ma la funzione di capitale e Locke fu uno dei primi teorici del concetto di capitale in termini di beni monetari.
I primi scambi avvenivano come sappiamo spesso con il baratto, ma il nuovo sviluppo mise a un certo punto in campo un nuovo elemento che cambiò tutto: IL DENARO.
Questo aprì all’accumulazione illimitata, che Locke considerò positiva: essa, infatti, è un potente stimolo al lavoro, alla creazione di nuove imprese, allo sviluppo degli scambi, con generale vantaggio per la società.
Il denaro non andava guardato con sospetto come elemento capace di stravolgere l’economia, come insegnava Aristotele, ma considerato come motore dello sviluppo economico e sociale, secondo l’ideologia delle forze borghesi di quel momento in espansione e tese alla conquista della direzione della società.
Così nella nuova politica monetaria inglese nel 1694
(la premessa -per raccogliere fondi - fu la sconfitta nel corso della Guerra della lega di Augusta del '90) si fondò la BANK OF ENGLAND CHARTER (Charter = carta) nelle mani di un unico soggetto con il privilegio di stampare cartamoneta oltre la gestione del bilancio dello Stato e del debito pubblico. E in questo caso i creditori versavano allo Stato moneta in cambio di titoli di stato (Charter).


Purtroppo molto più tardi una crisi l'ebbero anche loro dopo il '29 quando (con il Crollo di Wall Street) gli USA tagliarono - con le importazioni - i ponti con i cugini europei. Ma anche nella stessa Europa con l'industra tedesca che era potente - nei primi anni '900 prima della guerra - e che dopo la guerra a partire dal 1932 stava ritornando potente, l'inghilterra patì una grave recessione (nel 1938 stavano perfino paradossalmente creando con gli uomini di Hitler in comune nuove società di esportazioni per danneggiare quelle americane che si erano estese in altri Paesi in altri Continenti).
Solo dopo con la successiva e vittoriosa 2a G.M. (ma aiutata dagli americani con "gli affitti e prestiti" (cioè debiti) l'Inghilterra tornò ad essere prosperosa soprattutto con le sue sempre potenti finanziarie. E ridiventò subito nuovamente egocentrica e vanitosa quando più tardi l'Europa adottò - con l'Euro - una moneta unica e l'Inghilterra - si tenne la sua amata ed egoistica Sterlina.

 

Nel farla quella "Rivoluzione" nel '600, gli inglesi avevano fatto sorgere delle ricchezze di un nuovo - fino allora sconosciuto - "Capitalismo". Che fino allora si basava (questo era il metro abituale) valutando le ricchezze solo con le proprietà terriere - principesche, feudali, baronali e molte moltissime ecclesiastiche (chiese, conventi, abbazie, papali) - Erano queste terre quasi tutte nelle loro mani, oltre le ricchezze immobiliari, dove le più ragguardevoli e pregevoli erano le loro residenze, i manieri, i castelli. Tutti costoro erano ricchi quando possedevano interi villaggi, borgate, e grandi proprietà terriere anche quando queste terre erano incolte e non venivano sfruttate col lavoro della campagna. E dove lo erano - con a capo un fattore - utilizzavano dei poveri analfabeti contadini che rimanevano tali nelle successive generazioni. Solo più tardi concessero la mezzadria, che sì lavoravano la terra, ma i raccolti venivano spartiti con il "padroni". Ma sempre sotto delle attente ispezioni. Mentre crescevano gli contavano i fasci delle verdure, i frutti sugli alberi, i grappoli nelle vigne ecc. ecc. Guai se mancavano.

Ai contadini restava solo una misera quantità per vivere. Di denari in circolazione nemmeno l'ombra, non erano in uso.

Ci fu con il cambiamento un nuovo processo che letteralmente "Rivoluzionò" non solo la produzione dei beni di consumo e la metodologia di produzione, ma anche tutta la collettività. E furono - come abbiamo visto- proprio gli inglesi a iniziarlo e a continuarlo questo processo. Invece delle Corti con gli inoperosi nobili, alcuni gruppi di validi uomini, chiamati inizialmente i "Compagni della libera iniziativa" svincolandosi dai padroni, proprio con le loro iniziative diedero vita sia alle produzioni sia ai traffici delle tante merci da loro prodotte sempre di più con delle singolari e stupefacenti macchine, che via via con straordinarie idee costruivano e miglioravano. Soprattutto nel settore manifetturiero.

Queste prime manifatture - che sorsero numerose a Manchester - ebbero numerosi problemi di carattere sociale. Prima ogni cosa si produceva in un sistema artigianale con molti moltissimi addetti. L'introduzione delle macchine fecero diminuire drasticamente la manopera. Ci furono persino delle rivolte. Distruzioni delle macchine che stavano portando via quel lavoro che in precedenza era per lo più fatto in casa. Soprattutto nel settore tessile, nelle filatura, nei telai ecc. ecc. - Fu inizialmente proprio il tessile a dare il LA alle industrie.
Più tardi anche in Italia nel Nord. Procurandosi in Inghilterra le macchine in una forma quasi di contrabbando, fu un tale, un certo Maurizio Sella, a creare la prima fabbrica tessile a Biella, in un terreno ceduto dai preti, usando come energia i mulini ad acqua del vicino e impetuoso Torrente Cervo. Poi altri imitandolo diedero vita a Biella alla più alta concentrazione di fabbriche tessili in Italia (400 - tanto da chiamarla la Machester italiana). Il figlio di Maurizio, l'erede Quintino ampliò così tanto la fabbrica che diventò così ricco, abile e importante, anche politicamente che presto nei governi italiani di fine '800 gli verrà data la carica di Ministro delle Finanze. Dove lasciò anche il segno.
Il Biellese e i dintorni furono in breve stravolti. Diventò una città di operai, impiegando anche minorenni di 8-10 anni. Prima erano tutti contadini, soprattutto operavano stagionalmente nelle risaie della Baraggia e del vercellese. In breve diventarono tutti salariati operai. Arriveremo negli anni '50, quando più solo l'1% erano impiegati nelle risaie. Che cominciarono a dover importare manodopera dall'allora poverissimo Veneto.

L'ESEMPIO VENIVA GIA' DA LONDRA a fine '800. Quando si verificò nelle città un massiccio esodo dalle campagne degli ex contadini e che occupati nelle nuove manifatture si accontentavano anche di pochi soldi, che prima non avevano mai visto - facendo scendere i salari di quelli (che cominciarono a chiamarsi Operai) i "Proletari dell'Industria" che lavoravano 12-16 ore al giorno. Uno sfruttamento di uomini (ma anche di donne e bambini) che non avevano nessuna cultura ed erano quasi del tutto analfabeti. Ma le macchine andavano bene anche così e si fecero la loro strada.
(Quelle che verranno presto - ai primi anni del '900) anche impiegate nelle "catene di montaggio" tayloristiche, con Ford che diceva nell'applicarle nelle sue fabbriche che si potevano utilizzare e "usare anche con degli storpi e anche con degli scemi").

Ma nel frattempo in Inghilterra oltre le manifatture si erano create imprese minerarie, nei trasporti (treni e macchine a vapore) che favorì anche un ritorno delle precedenti maestranze nell'agricoltura. Che anche qui concentrò nelle mani di pochi grandi e medi proprietari, e tornò ad essere in pieno sviluppo, soprattutto con le nascenti e specializzate industrie chimiche, realizzando fertilizzanti, anticrittogamici, concimi. Questo potè sopperire al gran fabbisogno alimentare di una popolazione che era in rapida crescita. Erano 6 milioni gli abitanti nel 1740 diventarono 14 milioni nel 1830. Tutta questa vivacità nella società civile e il suo forte "laissez faire" trasformò ben presto il Paese nel più dinamico del mondo.

Si "svegliano" anche gli Stati Uniti, e la stessa Europa e l'industria cambia molti rapporti nei vari settori della produzione, creando nuovi fenomeni nella storia del capitalismo industriale. Nascono soprattutto il Germania, holdings, consorzi, trusts, i cartelli, che spazzano via le piccole aziende creando regimi di monopolio in certi settori e la concorrenza nei prezzi. Si utilizzerà per stroncarla con opportunismo la 1a G.M. del 1914-18. Non riuscendoci l'Inghilterra da sola, gli USA intervennnero in Europa (anche se la "Dottrina Monroe" sanciva la volontà di non intromettersi nelle dispute fra le potenze europee") e riuscirono a stroncare quella tedesca e a imporsi nel resto del mondo grazie al suo incremento produttivo dovuto proprio alla guerra. Che però portò in patria a una allegra finanza speculativa non sempre legata alle produzioni vere e proprie, calate vistosamente perchè non vi erano più le imponenti produzioni belliche. Questo ben presto portò alla tremenda CRISI DEL '29 di WALL STREET >>>>>> fino al punto da isolarsi con le importazione dalla cugina Inghilterra (che così andò in crisi anche lei - produceva ma non vendeva più). Non così in Germania, che nonostante i debiti di guerra in pochi anni era tornata con i trusts e i cartelli ad essere iperproduttiva, una minaccia per tutti, appoggiata da un governo con un (fu messo al governo apposta, era utile) fanatico Hitler idolo della masse che con il suo populismo faceva comodo: voleva riscattare l'onta delle punizioni subite nella precedente guerra.
Nello scatenare la nuova 2a G.M. guerra, Hitler commettendo banali errori, favorì l'opportunità all'Inghilterra prima e poi agli USA, di intervenire con imponenti risorse nel conflitto.
La preparazione e la mobilitazione fu possente QUI E' REDATTA DAI TRE COMANDI SUPREMI AMERICANI >>>> e l'intervento lo fu altrettanto. Le sue "Memorie" Eisenhauer, le intitolò la "Crociata in Europa". Gli infedeli eravamo questa volta noi europei. Più si avvantaggarono anche degli studi fatti in Germania sulla energia nucleare ( L'ATOMICA ERA TEDESCA? - QUI L'ALBA DELL'ERA NUCLEARE >>>>

GLI USA LA GUERRA la vinsero, e avvantaggiandosi anche con la successiva immediata riconversione produttiva delle loro industrie, uscite tutte indenne dal conflitto (le loro perdite furono irrisorie) diedero l'avvio a un grande incremento produttivo che diventò nel mondo subito incontrastato, tale in grado di dominarlo.

  1939 1941 1942 1943 1944 1945
PIL 91,4 126,4 161,6 194,3 213,7 215,2
Produz. Industriale 109 162 199 239 235 203
Entrate Bilancio 6,7 15,7 23,2 39,6 41,6 43,0
Acquisti beni/servizi d. stato 13,1 24,7 59,7 88,6 96,5 84,8
Reddito delle persone 72,6 95,3 122,7 150,3 165,9 171,9
Costruzione aerei 2.141 19.433 47.836 85.898 96.318 46.000
Costruzione carri 346 4.052 24.997 29.497 17.565 20.000
Costruzione navi Milioni ton. 1,5 2,5 7 16 16,3 -

(1) Più i 12 milioni di individui (donne/anziani)
mobilitati in servizi diversi (l'occupazione salì al più 60 %)


E altrettanto senza precedenti fu il benessere indotto con le Finanziarie, tramite i debiti di guerra degli europei (per i successivi 100 anni) e gli aiuti elargiti col "Piano Marshall" (QUI - E quelli in Italia - importi e i nomi dei beneficiati > > > )
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COSA ERA ACCADUTO DOPO LA 1a G.M. e la 2a G.M. - IN EUROPA - FRANCIA - ITALIA

Già la Prima Guerra Mondiale aveva segnato in Europa quasi la fine di un'era. Le grandi dinastie dell'Europa centrale ed orientale - i Romanov, gli Asburgo e Hohenzollern - erano state spazzate via. Poi il secondo conflitto segnò del tutto la fine del dominio Europeo sulla scena mondiale con l'inizio di una politica globale. Si aprì anche la strada alla dissoluzione degli imperi coloniali europei, a un relativo trionfo del comunismo in Russia, e all'ingresso degli Stati Uniti sulla scena mondiale come grande potenza.; "per portare le democrazie a anche in altri Pesei" dissero.

Sia nella Prima come nella Seconda erano crollati gli imperi storici, e dallo sfacelo erano nati nuovi Stati, o risorsero vecchie Nazioni, ma da un altro punto di vista tutti i belligeranti europei nell'incapacità di mettersi d'accordo, uscirono dal conflitto tutti sconfitti, in quanto la guerra segnò - se non la causò direttamente - uno spostamento della potenza internazionale dall'Europa all'America da un lato, alla Russia sovietica dall'altro. Per rimanere da questo momento in avanti (i 2 blocchi) padroni assoluti dell'Europa.

Vedi il "progetto" e la "realizzazione" dell'Unione Europea >>>>> che sarebbe meglio dire accordo non a carattere politico ma una Unione Economica Monetaria. Con una Banca Centrale Europea che varerà poi l'adozione di una moneta unica nel 1999.
Si doveva completare il progetto europeo di Maastricht: sviluppare, accanto ad una unione monetaria ed economica, una piena unione politica. Ma quella di realizzare pienamente gli Stati Uniti d'Europa sono ancora all'orizzonte.
Allo stesso varo
dell’ Euro il 1 gennaio 1999, l'Inghilterra non entrò a farne parte. (considerò la nuova moneta "straniera"). Alcuni l'hanno chiamata l'Unione maliziosamente la "DIVINA COMMEDIA" dell'Europa: Un Paradiso per pochi ricchi - Un Purgatorio per molti - Un Inferno per i poveri.

PAUL SAMUELSON il decano Nobel di Economia e professore al MIT, "profeticamente" così commentò:
"Non é ancora chiaro che cosa succederà a questi undici Paesi che resteranno diversi, per lungo tempo, pur avendo la stessa moneta. Ma non una politica comune. E tantomeno un esercito in comune".
Infatti per l'Inghilterra a quanto pare gli 11 Paesi erano e rimasero "stranieri". LA MONT, fu ancor di più profetico: "Dannoso per noi adeguarci a culture straniere (!!). Dio salvi la sterlina. Il governo spetta ai politici e non ai tecnocrati anche se brillantissimi e capaci.
Gli inglesi rimasero così alla finestra a guardare: se andava bene sarebbero entrati nell'Euro e l'Europa ne sarebbe stata felice, se invece andava male all'Europa sarebbero stati gli inglesi a essere felici per non esserci entrati.

L'assurdo per gli americani (che guardavano con sufficienza questa Europa) che il padrino del battesimo dell' Euro era un Paese che non faceva parte degli 11, Ma fu ancora più paradossale che proprio gli inglesi a Londra concentreranno le attività di negoziazione dei titoli e dei relativi derivati della moneta che loro chiamano "straniera" (gli Euro).
Gli americani questi due paradossi non li hanno per nulla capiti e hanno molto ironizzato sulla stampa. GALBRAITH il celebre economista, era stato ancora più caustico: "L'intesa é solo una prova della vanità dell'Europa, convinta di poter ridiventare il centro del mondo". - "é come aver affidato la contabilità di un supermercato al supermercato che gli sta di fronte".
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Andò in scena quello che Giuliano Amato chiamò “Il gioco dei mercanti”, ossia che al tavolo delle trattative, sempre secondo Amato “ mancava l’Europa”. ( Germania e Francia si accordarono con gli altri messi in disparte)

John Locke -abbiamo visto sopra - aveva dato luogo alla prima organica teoria liberale dello Stato. Il diritto alla vita. Alla libertà di pensiero. Alla Libertà nell'agire. Alla libertà del fare. Che porterà gli uomini a formarsi via via una sua proprietà, una sua ricchezza economica non piovuta dal "Cielo", né dal "Divino". Ma creata e formata da lui stesso tramite il suo agire, le sue conoscenze, lo studio, gli scambi con i suoi simili, e con questi facendo tante riflessioni per far nascere tante idee nuove. Un agire che veniva fatto su qualcosa di preciso, di concreto. Era quella una Dottrina Politica ed economica che rivendicava la più assoluta libertà dell'agire dell'uomo. Ripetiamo in piena libertà!!! - Ecco perché si chiamò, "liberale", "liberalista". "liberalismo".

"""""""""" In inglese - abbiamo già visto sopra - fare del liberalismo era definito con il termine "free trade" (fare il liberoscambismo). Ma anche in francese l'equivalente è "laissez faire". In italiano: "lasciar fare". (ed quello che fecero gli italiani negli anni '50-'60 con il "Miracolo Economico". Che fu possibile perchè "ognuno era libero di aprire una attività senza i cavilli imposti dalla burocrazia, comunale o statale) VEDI IL MIRACOLO ECONOMICO >>>
Ma per ottenere questo successo agli italiani c'erano volute due guerre mondiali per affermare il nuovo mercato aperto che rendeva più libero l'individuo.
Mentre in America i nordamericani (pur praticando un "liberalismo" spinto) agivano anche i social-democratici che si defininivano pure loro dei "liberali". Risultato: un Paese diviso quasi esattamente in due. E tra i due c'erano state botte da orbi nella guerra di secessione americana, che fu una "Guerra Civile" combattuta nel 1861-1865, fra i nascenti Stati Confederati con gente che entranbi avevano ancora addosso il litigioso DNA europeo
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In seguito si formarono - e ci sono ancora oggi - due partiti, il Repubblicano che storicamente era il partito inizialmente a sinistra, mentre il Democratico iniziò a spostarsi sempre più a destra."""""""""""""


Nonostante quel faro liberista che veniva da oltremanica, prima della Rivoluzione Francese, la monarchia assolutista in Francia era rimasta ancora in piedi solo perchè c'era (dentro il "palazzo") un Re giocondo e un partito di "devoti", dignitari di corte, dame, e questuanti feudali servili.
Sarebbe bastata una spinta per buttarla giù, per farla trasformare, imitando quella Monarchia Costituzionale che nella Gran Bretagna di Locke stava da anni già diventando una realtà con la camera dei Comuni, dove vi erano già rappresentati gli interessi - con i nuovi uomini non feudali in azione - dei ceti più importanti e vitali del Paese (commercianti, industriali, agrari) che riuscirono a tenersi sempre fuori dai conflitti dei "Cortiletti" europei.

C'era insomma - come abbiamo visto più sopra - già in Inghilterra la Rivoluzione Liberale fin dal 1688; una rivoluzione la cui filosofia fu tracciata abbiamo detto proprio da John Locke nei memorabili "Due trattati sul governo" e nell' "Epistola sulla tolleranza" che sono - potremmo dire - i classici che segnano l'inizio del nostro pensiero prima liberale poi liberazionista che diventerà carne e sangue della nostra civiltà moderna. Questi sono i due punti fondamentali che non vanno dimenticati: la Rivoluzione inglese e il pensiero lockiano.

Ma quella la spinta in Inghilterra avvenne localmente e per l'Europa era ancora troppo presto. Questa negli stessi anni soprattutto in Francia si crogiolava ancora con quel periodo (72 anni di Regno) aureo di Luigi XIV (1638-1715) che aveva dato il grande prestigio alla Francia. Ma poi il suo secondo periodo, tutti chiusi nei loro immensi palazzi a Wersailles, fu piuttosto squallido, e nessuno volle nel resto della Francia analizzarlo, criticarlo, o almeno prendere atto che camminare solo per spinta di inerzia non si andava molto lontano.

Ma già qualche voce tonante si levava in quegli anni. Fu quella di VOLTAIRE , e da quel momento qualcuno iniziò a pensare a quella Rivoluzione Francese che oggi tutti conosciamo >>>>qui in 100 capitoli >>>>>>
Voltaire per le sue prime idee contro "l’ancien régime" per fuggire da un ordine d'arresto, fu costretto a emigrare in Inghilterra (1726-1729). Nei 3 anni di esilio sull'isola maturò idee illuministe contrarie all'assolutismo feudale della Francia. Fu per lui una fortissima esperienza che influenzò fortemente il suo pensiero perchè attratto dalla monarchia costituzionale inglese in contrasto con la monarchia assolutista francese.
Rientrato in Francia, temendo altri arresti, abbandonò Parigi per rifugiarsi quasi sessantenne a Ferney in una grandissima villa: "Le Delizie", sull'esatto confine Francia- Svizzera. Ma anche con la Svizzera lui era in contrasto,
che considerava "blasfemi e sediziosi" e minacciava di arrestare sia Voltaire che Rosseau. A quest'ultimo gli avevano perfino bruciato sulla pubblica piazza il suo libro "Contract Social". I due pur rimanendo entrambi nemici,
Voltaire gli aveva scritto "se vi sentite in pericolo - fate pochi passi, svalcate il confine, entrate in giardino, e venite ad abitare qui da me, alle "Delizie", e aggiunse anche la frase diventata famosa: "Non sono d'accordo su una sola parola di quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirla". - Ma anche sulla religione - lui ateo convinto - fece costruire nel giardino per gli ospiti che loro atei non erano, una cappella sormontandola però con una frase sibillina. Dove non si capisce (o si capisce bene) chi l'ha eretta.


Qui sopra una mia visita a "La Delizia" dove oltre quel giardino si entrava in Svizzera.
La proprietà allora era enorme come terreni. Voltaire fece una cosa che nessuna aveva fatto prima di allora al mondo.
La divise fra i contadini in tante aziende agricole e ognuna di esse la diede non in mezzadria, non in affitto, ma a riscatto.
Negli anni il contadino curandola bene come fosse già sua, ne diventava poi proprietario. Era una specie di Mutuo odierno.

Alla Delizia" Voltaire ormai sessantenne ci visse dal 1755 in poi, piantando tanti alberi e ogni volta - convinto di morirci - credeva che non li avrebbe mai visti crescere, ci visse invece 23 anni, e non ci morì nemmeno. In una visita a Parigi nell'anno 1778, dove fu accolto in modo trionfale ma con molto astio da Luigi XV e dal clero. Poi per un improvviso aggravarsi di una malattia, a Parigi Voltaire ci mori. Per quella accoglienza che gli era stata tributata nei giorni precedenti, la curia parigina si oppose a fargli un funerale - temendo si sarebbero trasformati in una rivolta - e trovarono la scusa che lui era ateo. Di nascosto nella notte camuffando la salma come un passeggero, su una carrozza la trasportarono fuori Parigi.
L'aria di rivolta nell'aria c'era veramente. A Fresney dove l'aria prendeva del buon ossigeno, lui lì riceveva molti personaggi, e qualche volta si assentava e andava lui a visitarli. L
a sua infuenza era percepibile in ogni angolo della Francia, lui era sempre all'apice della popolarità. Otre che pericoloso per il Clero e il Sovrano.
E quando in Francia 10 anni dopo si arrivò a una situazione critica, tutti pensarono a Voltaire e partendo da Grenoble scoppiò quella Rivoluzione Francese che lui avrebbe volentieri guidata
QUI TUTTA LA RIVOLUZIONE FRANCESE - ANNO PER ANNO, GIORNO PER GIORNO - TUTTI I PERSONAGGI >>>>>>>

Napoleone in seguito così la descrisse: La Rivoluzione francese "è stata uno sconvolgimento nazionale, dagli effetti altrettanto irresistibili dell'eruzione d'un vulcano, quando le misteriose fusioni nelle viscere della terra pervengono alla condizione che lo fa esplodere, e la lava prorompe e avviene l'eruzione. Identico è il cammino seguito dal sordo lavorio del malessere dei popoli: allorché le loro sofferenze giungono a maturazione, e allora scoppia una rivoluzione. Le rivoluzioni distruggono tutto quanto in un istante e ricostruiscono soltanto con l'aiuto del tempo".

La Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo che nacque poi in Francia dopo la Rivoluzione, aveva esaltato i concetti liberali, ma non conteneva una propria definizione precisa del concetto di proprietà. Fu comunque il documento fondamentale della rivoluzione borghese, promotrice di una nuova società che cercherà di creare in una Europa apparentemente unita, una vera e propria “aristocrazia degli affari”. Era insomma un nascente Liberal Capitalismo creato dalla borghesia. In "nuce" era già il Liberalismo seguito più tardi da un netto "liberazionismo".

NAPOLEONE (1769-1821) a soli 27 anni (nel '96) essendo un uomo che si era già distinto, il Direttorio gli affidò una Campagna in Italia, concepita come diversione, e proprio per questo motivo gli misero a disposizione 38.000 uomini mal equipaggiati e con qualche vecchio generale. Prima di partire li radunò tutti per dare a ognuno delle direttive precise. Al gruppo di generali, in fila, lui passando davanti a loro ad ognuno fissandolo negli occhi con un freddo sguardo, impartiva i suoi ordini. Quando il raduno terminò, un generale riferì al suo collega "quest'uomo mi ha fatto paura, quando mi guardava e mi palava mi tremavano le gambe". Lui si era fatto e continuava a farsela una cultura enorme. Vedendolo sempre sui libri i generali credevano che perdesse solo del suo tempo. (ma quando parlò ai milanesi, lui sbalordì, conosceva dell'Italia tutti i suoi 2000 anni di storia.
La campagna italiana invece che un diversivo si rivelò poi uno straordinario successo. Dalle Alpi da dov'era disceso, nella Pianura Padana vinse tutti gli austriaci che incontrava. La conduzione intelligente aveva rassicurato i suoi soldati che avendolo sempre in mezzo a loro ormai lo amavano come un padre. Lui per raggiungere Venezia, dopo Verona aveva davanti un unico ostacolo, un ponte ad Arcole.
Da una parte gli austriaci dall'altra i Francesi. E dove nessuno osava fare il primo passo nell'attraversarlo il ponte.
Ma non Napoleone, che presa in una mano la bandiera e con l'altra la spada sguainata, con impetuosità, lui con tutti i suoi uomini che lo seguirono lo attraversò con così tanto impeto che gli autriaci invece di affrontrarlo fuggirono tutti. Qui nacque la Leggenda Napoleone. "lui non manda avanti i soldati a morire, il primo a muoversi é lui". Anche lui ricordando all'esilio quel giorno di Arcole scrisse "da quel giorno mi sentii veramente l'invincible Napoleone". I suoi uomini lo avevano fatto sul campo già imperatore a 28 anni !!
Giunto poi a Venezia chiese ai Dogi e ai Patrizi l'immediata l'eliminazione della 1300ma "Serenissima Repubblica", e aggiunse "la Repubblica ora è l'Italia". Ai Dogi e al Patriziato disse chiare parole "non vi confisco nulla, ma tutti voi dovete diventare dei semplici cittadini".
I 12 rappresentanti veneziani a nome del Doge a quel punto giurarono fedeltà all'imperatore. Sappiamo che riunitisi, tra di loro si dissero "amici se vogliamo tenerci tutti i nostri beni, dobbiamo accettare". Poi lui arrivò anche a Vienna.

Dopo che le élite borghesi e le masse popolari erano entrate a far parte non solo in una nuova società civile ma anche militare e tutti avevano acquisito un forte sentimento nazionale, scattò l'allarme nei retrivi conservatori per far cessare "l'invincibilità" napoleonica. 5 Potenze dei sovrani regnanti si coalizzarono per distruggerlo. Lo sconfissero, lo esiliriano e imposero la Restaurazione.

I concetti liberali, nello Stato, nella Società, nelle Economie di mercato, con la Restaurazione furono stroncati assieme alla figura fisica di Napoleone: "Avendo le Potenze Alleate proclamato che l'Imperatore Napoleone era lui il solo ostacolo al ristabilimento della pace in Europa".
Al Congresso dei "vincitori" ("CONGRESSO DI VIENNA) per dare un nuovo assetto all'Europa dopo la tempesta napoleonica, come se lo temessero ancora, non lo eliminarono fisicamente
temendone la leggenda e il mito, ma - umiliandolo - lo mandarono lontano, in Esilio su una sperduta piccola isola nell'Oceano Atlantico, a San'Elena. Così riuscirono
nuovamente a far trionfare la mediocrità, fino al punto che ai popoli mancò quasi il respiro; e anche in Italia alcuni patrioti - che erano diventati pure loro napoleonici - l'ultimo respiro lo esalarono sulle forche.

METTERNICH si preoccupava: "dobbiamo reprimere il movimento dei popoli: la questione é come sollevare le popolazione stesse, poi mettersi alla loro testa, bandire una crociata e metter fine a questa rivolta degli spiriti".
Cioè utilizzare il popolo ignorante a proprio beneficio. Insomma usare ingannevolmente la stessa tecnica che aveva inizialmente adottato Napoleone. Ma lui non era Napoleone !! Ecco cosa dirà anche il Duca di Modena Francesco IV  a Verona nell’ottobre-dicembre 1822, al Congresso degli Stati Europei per stroncare ogni altra velleità liberale dei popoli, dopo quel "sapore di libertà" che avevano provata nel periodo napoleonico, che Metternich chiamava "rivolta degli spiriti", dice anche lui come Metternich "dovremmo sfruttare ora a nostro vantaggio, mettersi noi alla loro testa". 
La ottennero, ma fino a quando la nuova rivoluzione parigina venne a sconvolgere i piani di Metternich ed anche la sua stessa Vienna. Proprio a Vienna nel 1848 venne il suo turno; la "rivolta degli spiriti" travolse anche Metternich con la sua crociata fallita !!



Quando NAPOLEONE nell'esilio morì a Sant'Elena nel 1821 poco prima di spirare ebbe il desiderio di far scrivere a Las Casas un macabro dettato:
"Questa mia morte è la conseguenza di offese degne della mano che me l'ha causata.
Contro ogni diritto delle genti mi si pose in ceppi. Il mondo ha assistito allo spettacolo inaudito di cinque grandi Potenze che si sono lanciate addosso ad un solo uomo. Con freddo calcolo mi hanno così lentamente assassinato! -- "Ma non iscorgono essi che uccidono in me se medesimi colle proprie mani? Loro vilissimi sciagurati, pensano alle individuali loro convenienze, mentre si tratta di una guerra mortale di princìpi; che prima o poi li ingoierà tutti...." - "Il popolo non tarderà a vendicarmi". Profetico !!

Chi era attorno a lui in quei ultimi suoi momenti si dissero "che è stato? E' un epilogo, é una protesta, é una maledizione?"
Napoleone in altri momenti di lucidità fece altre considerazioni: "Rimanete fedeli alla mia memoria e non fate cosa alcuna che possa offenderla. Ho messo a base di tutte le mie leggi e le mie azioni i piú rigidi principii. Purtroppo le circostanze erano cosí gravi. Vennero allora i rovesci. Ma io procrasticavo molte buone cose. Non ho potuto allentar l'arco e la Francia è rimasta priva delle istituzioni liberali che le destinavo. Ma essa in futuro mi giudicherà con indulgenza, terrà conto delle mie intenzioni, amerà il mio nome e le mie vittorie: voi imitatela, siate fedeli alle opinioni che abbiamo difeso, alla gloria che abbiamo acquistata: perché oltre questo non vi è che vergogna e confusione".

Il suo pensiero fino all'ultimo istante lucido è sempre rivolto all'opera sua. Lui sapeva cosa aveva fatto e anche il non fatto.
I suoi aguzzini inglesi quando morì non permisero di mettere sulla sua tomba solo il nome "Napoleone", volevano aggiungere anche il cognome "Bonaparte". Temevano che diventasse un mito con il solo nome, come Alessandro, Cesare. La lapide sulla sua tomba alla fine rimase senza iscrizione alcuna: anonima del tutto.
Fu l'ultimo sfregio fatto al loro nemico.
Mentre lui si alzava, gigante e solitario sulla soglia del secolo XIX, ed è rimasto sempre presente nel XX, come il vero creatore dell'Europa moderna. Se si nominano in una discussione tanti e tanti generali, condottieri, re, principi, imperatori, e poi si nomina LUI, tutti gli altri diventano dei piccoli e sconosciuti nani.

E quando nel 1840 (mentre si covava un'altra rivoluzione - la sua salma la vollero far tornare a Parigi, e fu un vero trionfo !!!.
VEDI L'ARRIVO E IL FUNERALE A PARIGI (originale) >>>>>

Accalcati nel viale dei Campi Elisi, 500.000 persone al passaggio del feretro piangevano a dirotto come dei bambini rimasti orfani. Molti lo dovevano a Lui se non erano più servi, a molti di loro lui aveva garantito - emancipandoli - le terre del feudalesimo e la dignità di uomini. E si formò un solenne impegno, che gli "unti dal signore" mai più dovevano ricomparire sulla terra di Francia. Che stava avviandosi verso una nuova civiltà e che i protagonisti della storia, ora, erano soltanto loro, i cittadini di Francia; e a questi guardarono tutti i cittadini delle altre nazioni e con loro tutta la nuova civiltà. Quelli che si erano accostato a lui aveva assaporato l'ebrezza di evadere dalla mediocrità.
Era riuscito a far capire anche agli umili cos'era uno Stato, e allo Stato a far capire chi erano gli umili: uomini uguali ad altri uomini. Forse solo allora  la vaga volontà divina cartesiana (che si diceva prima di Locke, "innata") si manifestò veramente, e fu anche più credibile.
L'apoteosi ricevuta a Parigi, lui l'aveva prevista
aveva fatto scrivere "La ricompensa degli uomini grandi sta nella coscienza e nel giudizio dei posteri". E non era questo un egocentrismo napoleonico, ma era diventata una realtà con un anonimo uomo come si definì:
"Tutti nascono anonimi come me, in una anonima Ajaccio, in un'anonima isola, in un anonimo 15 agosto, di un anonimo 1769, da due anonimi Carlo e Letizia Ramolino; solo dopo diventano qualcuno; e se prima di ogni altra cosa sono capaci di non deludere se stessi, anche la volontà divina si manifesta sull'uomo."

Erano - qui sotto - anche queste parole (PROFETICHE ) dettate sempre sul suo letto di morte nel '21:

" Io non lottavo invano, nè combattevo per i miei interessi. ...Noi tutti avevamo bisogno di una legge europea, di una Corte di Cassazione Europea, di un sistema monetario unico, di pesi e di misure uguali, avevamo bisogno delle stesse leggi per tutta Europa. Volevo fare di tutti i popoli europei un unico popolo... Ecco la soluzione, l'unica che MI PIACEVA ".
"L'Europa non è più una tane di talpe...Quello che vuole ottenere a forza dovrà un giorno fondersi, spintovi dalla ragione e dalla necessità, in un patto spontaneo: un giorno da tutti quei popoli ne nascerà uno solo, un popolo solo... Ecco l'unica soluzione che MI PIACEVA fare". ma "Mi hanno fatto fallire. Ma non iscorgono essi che uccidono in me se medesimi colle proprie mani? Loro vilissimi sciagurati, pensano alle individuali loro convenienze, mentre si tratta di una guerra mortale di princìpi; che prima o poi li ingoierà tutti...." - "Il popolo in una prossima generazione, non tarderà a vendicarmi".


Ma ne sono passate diverse di generazioni e non è ancora avvenuta la chiara visione napoleonica degli Stati Uniti d'Europa (Che cerchiamo di fare ancora oggi POLITICAMENTE . Anche se con le sue Banche private il capitalismo ci è riuscito a unirla
Eppure era quello di Napoleone un disegno genialmente demoniaco nella sua origine, perfettamente razionale nelle sue deduzioni. Infatti in USA ci riuscirono molto prima dell'Europa - nel 1776 - creando degli "stati uniti" (USA). Anche se all'inizio - abbiamo già detto - non fu una cosa facile, avendo addosso il litigioso DNA europeo.

Ma un mutamento profondo nel costume era avvenuto anche nel popolo italiano, Napoleone sempre a Sant'Elena così lo ricordò, perfino nei minimi e insignificanti particolari:
"Dopo il mio passaggio, l'Italia non era più la stessa nazione: la sottana, che era l'abito di moda per i giovani, fu sostituita dall'uniforme: invece di passare la loro vita ai piedi delle donne, frequentavano i maneggi, le sale d'armi, i campi militari; i bambini stessi iniziarono a giocare sul selciato con interi reggimenti di soldatini di stagno; indubbiamente dopo averlo sentito raccontare in casa tra le mura domestiche dai loro padri gli eroismi, imitavano i fatti di guerra e le mie battaglie. E quelli che cadevano non erano più gli italiani, ma gli austriaci. Prima, nelle commedie e negli spettacoli di piazza, veniva sempre messo in scena qualche italiano vile, anche se spiritoso, e di contro a lui un tipo di grosso soldato straniero, forte, coraggioso e brutale, che finiva sempre col bastonare l'italiano, fra le risa e gli applausi degli spettatori. Anche se non c'era proprio niente da ridere ma semmai da piangere. Orbene: il popolo italiano non tollerò più allusioni di questo genere; gli autori dovettero cambiare copione. Iniziarono a inserire italiani valorosi, che mettevano in fuga lo straniero, vi sostenevano il proprio onore e il proprio diritto. Vi sembra poca cosa tutto questo? No! Una coscienza nazionale si era formata. E l'Italia ebbe per la prima volta i suoi canti guerreschi e gli inni patriottici".
(Memoriale di Sant'Elena)

"""""" (prendendone esempio fu quello che volle poi fare Mussolini nel suo ventennio. Ma non era Napoleone!!! Ma lui un certo punto lo biasimò perfino per la brutta fine che aveva fatto, e che "lui era caduto nella polvere perché si era fidato troppo degli uomini". Ma lui con i suoi uomini non cadde nella polvere, finì peggio (lo tradì perfino suo genero) e finì appeso a testa in giù a Piazzale Loreto. (e i suoi fedeli "arditi"???? si erano messi a disposizione di Badoglio !!""""""

Ovviamente le conquiste che faceva Napoleone non piacevano all'Inghilterra, che era allora in pieno sviluppo con il suo colonialismo - protettorati, domini, mandati - e lo sfruttamento economico ecc. ecc.) giustificate come "missione civilizzatrice" nei confronti delle "civiltà barbare", e che alla fine del secolo con le sue "conquiste" (fatte con le cannoniere) poteva vantare nel mondo un impero coloniale cento volte più esteso della sua stessa isola.

Napoleone poi aveva concluso così sul suo letto di morte......
"I popolì hanno due potenti passioni, che sembrano reciprocamente contrastarsi e che sgorgano invece dalla stessa sorgente: l'amore per l'eguaglianza e l'amore per le distinzioni. Un governo non può soddisfare ambedue questi bisogni, se non attraverso ad una rigidissima giustizia. Il cuore d'un uomo di Stato dev'essere nella sua testa"

E sempre su quel suo letto di morte dettò scrupolosamente anche la suddivisione del suo patrimonio.
La massa patrimoniale maggiore era costituita dai risparmi, e ciò che aveva comperato, castelli, gioielli, mobili, argenteria e i possedimenti italiani (che non furono confiscati). Era un ammontare di oltre 200 milioni di franchi che Napoleone li lasciò in eredità…
fatti scrivere in 97 lasciti tutti nominati uno per uno.
"....per la metà agli ufficiali e alle truppe ancora superstiti delle gloriose campagne dal 1792 al 1815, proporzionalmente ai loro stipendi militari; per l'altra metà lascio eredi i comuni e le province danneggiati dalle mie invasione, ecc ecc ".
Questo era il "ladro" Napoleone!!

E su La libertà di stampa cosa disse?: "essa deve essere solo in mano del governo, un'alleata potente per diffondere fin negli angoli più remoti di un paese sane opinioni e giusti principi. Abbandonarla a sé medesima significa invece addormentarsi sul ciglio di un abisso... Se non si vuole morire, bisogna o tutto dirigere o tutto impedire".
"I pregiudizi spariscono, gli interessi si allargano, le vie commerciali si moltiplicano. Abbiamo il "Liberalismo", non è piú possibile a nazione alcuna ( piccola o grande) affermare il monopolio commerciale guidato da uno Stato".

PASSERA' UNA GENERAZIONE E SI AVVERRA' LA SUA PROFEZIA
MA QUELLa EUROPA CHE VOLEVA LUI
A 200 ANNI DELLA SUA MORTE
DEVE ANCORA VENIRE

E anche sull'ISTRUZIONE Napoleone riprese gli scritti di John Locke nella sua "L'Educazione". "Di quali errori non sono capaci la vanità e l'amor proprio d'un uomo ignorante! Soltanto coloro che vogliono ingannare e governare a proprio vantaggio vogliono mantenerli i popoli nell'ignoranza, poiché, quanto piú i popoli saranno illuminati, tanta piú gente sarà convinta della necessità delle leggi. Non esito pure io ad affermare - come scrive Locke - che l'avvenire d'un fanciullo dipende dalla madre. La madre di un figlio e la donna amata da un uomo è sempre la piú brava e la più bella di tutte. I vincoli familiari mi sono sempre apparsi sacri ; non posso decidermi a credere che sia possibile infrangerli senza disonorarsi e senza mancare quanto vi è di piú sacrosanto per l'uomo. - Il governo deve organizzare - con degli intelligenti insegnanti - l'educazione anche partendo dalle famiglie in modo da poterne vigilare anche i principi morali. - "Ogni ora perduta in gioventú è un'occasione di sventura per il domani".
Ed è quello che si invoca da tempo e ancora oggi in Italia. "E' ora di rivalutare i professori come insegnanti. Rimettere al centro il rapporto maestro-professore-allievo" - (Lettera del pedagogista Raffaele Mantegazza alla ministra Messa).
L'insegnante è sempre stato - dopo i genitori- molto rispettato dallo studente. Con lui seguita ad avere il "rapporto umano. Lo studente e l'insegnante si guardano negli occhi -come fanno i genitori a casa - ma per i ragazzi a scuola è lui il faro nel campo dello scibile umano. Ma é anche - pur nella severità - sempre un suo amico. Così amico che viene ricordato dallo studente per tutta la vita. Alcuni insegnanti delle varie discipline imprimono al giovane alcune scelte che saranno poi il suo futuro.
Ora con la didattica a distanza non lo è più, il rapporto computer-studente é isterilito. Lo schermo non è umano, e se apparentemente
lo é, lui é uno schiavista. Freddamente non lo guarda negli occhi - e nell'incalzarlo - gli riversa un sapere uscito da una "macchina" guidata (o meglio imposta) da altri, senza che lui debba fare delle riflessioni.
"""""""Il paradosso è che queste costatazioni le stanno facendo anche i bambini di 10 anni. Una mia nipote di questa età, sapendo che possiedo una biblioteca di 30.000 volumi, viene tutti i giorni a sfogliarli e ogni tanto mi dice "questo e anche questo non me lo hanno insegnato. Di questo mi hanno detto l'incontario". (lei sta facendo ciò che per forza di cose - c'era la guerra e le scuole chiuse - io facevo grazie a un anziano Professore Universitario in pensione sotto casa nostra, che per sdebitarsi dei viveri e il necessario per vivere che gli procuravamo - mi fece diventare - con una voce carezzevole - giorno dopo giorno non solo un universitario ma un amante del sapere. (io poi mi sono sdebitato non solo mettendo insieme 30.000 volumi tutti per me, ma anche per gli altri che vogliono anche loro sapere, e ho creato per loro questa mia STORIOLOGIA che spero utile. Quando giravo come ispettore l'Italia, in tutte le 100 città andavo in giro a caccia di libri. Nelle bancarelle trovavo montagne di libri rarissimi (perfino del '500 e '600) e per poche lire. Certi eredi si sbarazzano delle biblioteche dei loro cari, senza capire il loro valore. Ma anche in certe Città o Comuni in mano alla sinistra, dalle loro biblioteche comunali buttavano fuori a palate libri del periodo fascista, che finivano nelle bancarelle a poche lire, pur essendo alcuni dei veri e propri documenti storici, con tabelle, elenchi economici e sociali).

TORNIAMO A NOI.
Quella Restaurazione fatta d'imperio (ma sempre continuando ad azzuffarsi nei propri "cortiletti") fu un booemerang. Passarono solo una ventina d'anni, poi le nuove rivoluzioni dal '48 in poi espressero il momento più felice e dinamico nella nascente Borghesia con le sue nuove idee di Stato, Società, Proprietà, Economie di Mercato, e pure loro con la rivoluzione industriale diedero inizio a una Globalizzazione.
Ed erano appunto le idee uscite dal pensiero di Locke, che d'ora in avanti queste nuove libertà si imposero anche i Italia con il nome di "Liber-azionismo". Sembra uguale a "Liberismo" ma che non era affatto libero, lo era solo apparentemente, e perfino in antitesi.
Il primo é un "libero fare" di uomini pieni di iniziative oltre ad avere idee nuove e per questo dette appunto "rivoluzionarie" fatte da "azioni".
Il secondo è solo "un fare" guidato da una "Statocrazia" (prima guidata da Monarchi di ferro (chiamato perfino Re Sole" come Luigi XIV) o dai vari Notabili, o dalla Chiesa) con i suoi governanti incapaci, corruttibili, che annientavano ogni iniziativa del singolo se questa faceva a loro perdere potere. E in seguito quella "statocrazia" fu poi sostituita da quella nazista, fascista, comunista, con pesanti e soffocanti interferenze.

Mentre il "Liberazionismo" era ed é un "Mondo Economico", "Mondo fatto di affari" detto anche "Mondo capitalistico"- Che oggi viene anche anche detto "Mondo delle Banche". Prende anche il nome di "utilitarismo" favorendo una visione della vita caratterizzata da un forte ma intelligente creativo "individualismo", un uomo che aspira a una radicale riduzione della sfera di intervento della "Statocrazia" nei propri affari. E vogliono questi essere sempre liberi di fare i propri interessi, oltre che esercitare la libertà di espressione.

Il precedente "Liberismo", Kant lo aveva interpretato come coazione "cattiva", incarnato nell'autorità dello Stato dispotico paternalistico e lo definì "il peggior dispotismo che si possa immaginare". Humboldt fu ancora più drastico "é la forma più terribile e più oppressiva di dispotismo". Perché usano lo stato trattando i cittadini come sudditi, decidono loro tutto, scelgono come ad essi conviene le loro libertà e i modi per conseguirla. Si arrogano di dare un benessere ma questo viene progettato dalla loro autoritaria volontà. (lo Stalinismo, il Nazismo e in parte anche il Fascismo, fecero appunto questo).

Purtroppo proprio durante il "nascente Liberazionismo" in opposizione troviamo una nascente affermazione nel vantato liberal socialismo, nel marxismo, poi chiamato Comunismo, che ben presto questo sarà in mano a una sola persona (Stalin) tornando così a un passato - quello russo - simile a quello feudale zarista, e che prese il nome: "Stalinismo".
Questa ideologia falsa liberale (che si inizia a chiamare anche impropriamente "social-democrazia" !!!) via via era condannata a un declino (e lo abbiamo visto - con il fallimento nella sua stessa culla, in Russia) - certi partiti via via formatisi sono stati denominati in seguito con un altro nome, dove non appare più nemmeno il nome "Comunismo", mentre il "Liberazionismo" nel frattempo era diventato forte, potente, e si è mantenuto sempre in costante opposizione. E alla fine é diventato vincente e dominante (e vista la mala parata qualche social-democratico è già passato dalla sua parte, è diventato pure lui un alleato del capitalismo e delle banche).

Non avendo ne' uomini forti e capaci, nè la forza necessaria, anche in Italia con uomini come Benedetto Croce si tentò di risollevarlo il Socialismo, la "social-democrazia" (che si era fratumata già a Livorno nel '21) auspicando intese con uomini di cultura della sinistra e il culto della libertà al di sopra degli stessi vecchi partiti liberali o gli inconcludenti socialisti nostrani.
.

CROCE scriverà in un saggio ("Dei diversi significati del concetto di LIBERISMO economico e dei suoi rapporti con quello di LIBERALISMO") "Di fronte ai problemi concreti, un buon economista non potrà mai essere solo un "liberale" col suo "Liberismo" e neppure un socialista, dovrà essere invece un "Liberazionista". Infatti nel '22- '24 bollò il nascente fascismo come una vaga dittatura, ma che chiamò "di passaggio". Poi cambiò registro, nel '25 diede l'appoggio a Mussolini e non escludeva la "statolatria" fascista, quindi essere al di sopra delle azioni individuali. Questo preoccupò Einaudi che respingeva le idee di Croce. E anche Gentile non voleva "un popolo in mano solo ai politicanti di professione, con coalizione sempre più potenti e interessi particolaristici e perciò antitetici allo Stato stesso" (in Politica e cultura, 2° vol., cit., p. 10) .
La soluzione del "Liberazionismo" dentro lo Stato doveva però imporsi, perché - pur anch'essa liberista - era più conveniente per ogni cittadino in "azione". La volontà del singolo non doveva essere la volontà dello Stato. (in Il buongoverno, 1° vol., cit., p. 222).

Ma all'inizio della sua "avventura" anche Mussolini, irruento socialista fascista
(non dimentichiamo che "Fascista" era la nomea che si davano ai socialisti violenti durante gli scioperi e le occupazioni della fabbriche) andò allo scontro con i socialisti; lui ne uscì e clamorosamente in un incontro in una sede di industriali in un famoso discorso detto di "San Sepolcro", apre un dialogo proprio con i liberalisti del Liberalismo formando poi il SUO "partito fascista", violento anche questo, contro i compagni del suo ostile vecchio partito. Abilmente diede perfino al suo foglio "Il Popolo", il sottotitolo "Giornale dei lavoratori e dei produttori". Ecco perchè poi nel suo partito vi entreranno poi i 2000 - poi 3000 - "Fervidi Assertori" della sua "Nazione Operante" >>>>>.


"""""""""" Qualcuno ricorda quell' espediente di Mussolini, e ricorda pure che lui era stato inizialmente un insofferente socialista liberista di sinistra. Non dimentichiamo che "fascista" era una nomea inizialmente data ai socialisti violenti. Ma quella che vi era allora, era una sinistra-socialista manesca ma inconcludente che nel '21 - sfasciando ancor di più i socialisti già divisi - alcuni pur creando a Livorno il PCI, anche questi conclusero nulla contro gli industriali sul piede di guerra. Anzi tutti quelli dell'Alleanza Industriale (che avevano ospitato e ascoltato Mussolini (il 19 marozo 1919) a San Sepolcro) diventarono ben presto i 2000 "Valenti collaboratori" dell'ex socialista Mussolini.
Complice furono le famose irruenti "Settimane Rosse" che furono per la sinistra un fallimento clamoroso. Gli industriali si coalizzarono con una loro Associazione, e iniziarono prima ancora degli annunciati scioperi a chiudere loro le fabbriche. Gli operai erano stanchi di fare scioperi, scioperi e scioperi, con mesi e mesi senza stipendi. E alla fine per tornare al lavoro, con gli industriali fecero un patto e passarono pure loro tutti a destra, così Mussolini, potè nel '22 varare il suo Governo. (Lenin fu impietoso con la sinistra socialista e i nuovi comunisti "bello sbaglio avete fatto, potevate con lui (Mussolini) avere un vero rivoluzionario, ma ve lo siete lasciato scappare" - Ma anche Togliatti molto più tardi si appellava ai suoi ex "Compagni in camicia nera".
Ma di compagni in Italia Togliatti nel '36 non ne aveva più nessuno. E imprecando contro gli italiani (che chiamò "mandolinisti"), se ne andò in Russia a fare il bolscevico fino al '44, quando poi tornò in Italia per mettersi (opportunisticamente) a disposizione del Re e di Badoglio. Ricevendo poi così in premio il Ministero della Giustizia. Anche se durò poco. De Gasperi tornato dagli USA, se voleva gli aiuti del Piano Marshall in Italia, la condizione posta dagli americani era l'allontanamento di Togliatti dal suo Governo. - QUI IL FAMOSO AIUTI DEL PIANO MARSHALL, COSA OTTENNE L'ITALIA, CON CITTA' E I PAESI BENEFICIATI E I SINGOLI NOMI DI TUTTI I BENEFICIARI >>>>>>>>

Togliatti fu così estromesso. Ma nel '48 subì un attentato. Si sfiorò in Italia quasi la guerra civile. Ma non é che gli americani sarebbero rimasti a guardare. Avevano già basi sparse per l'italia (che diventarono poi 130). Ma anche Cossiga dirà in seguito "noi no saremmo rimasti a guardare, anche noi avremmo disotterrate le armi che abbiamo nascoste". Lui aveva creato la famosa Gladio, che avrebbe assunto automaticamente ogni potere in caso di insurrezione.
Togliatti poi guarì e ritornò in campo assistito dalla sua nuova conquista. Lui aveva già abbandonato la moglie Montagnana e il figlio (che gli era stato sempre ostile fin dalla Russia, fino al punto che tornato in Italia, lui voleva fuggire in America. Lo fermarono a un inbarco. E come faceva Stalin in Russia con gli oppositori, con una visita psichiatrica lo mandarono in manicomio).
Togliatti si era innamorato (come aveva fatto la Segrè) di una Ex fascista: NILDE JOTTI >>>>>>>. Ci andò a vivere in more uxorio
suscitando scalpore nello stesso suo partito che temeva di perdere voti soprattutto dalle donne bigotte (dissero "ma cosa c'era bisogno del more uxorio, poteva -in silenzio- farsela amante e morta lì "). E se fece scalpore nelle donne di sinistra, figuriamoci in quelle bigotte cattoliche!! Infatti dal Vaticano Pio XII che considerava il comunismo una minaccia per tutto il mondo cattolico, ora a ragione poteva bollare così Togliatti, "cosa vi dicevo?" "ecco i nemici della famiglia" - "ecco i senza Dio" - " ecco i nemici della Chiesa".

 

Alle elezioni che seguirono dopo il Referemdum VEDI >> Referendum e le Elezioni - città per città >>, Togliatti di fronte alla scesa in campo della DC- tutta allora clericale - che indicava gli orrori del comunismo con manifesti, processioni della Madonna in tutte le città d'Italia, oltre i comunicati vari in tutte le 25.647 parrocchie, 66.351 chiese. Padre Lombardi alla radio diventò "il microfono di Dio" contro "impero del male". I "Comitati Civici" di LUIGI GEDDA >>>>> dominano capillarmente con gli "Eserciti della fede". I giovani sono solo più impegnati a demonizzare il comunismo. Non fanno più sport,
al massimo vanno negli oratori Don Bosco dove non si gioca nemmeno il calcio "perchè violento". E per le donne é un salto indietro, ritorna il bigottismo, si ricoprono nuovamente di veli neri, le fanciulle con le gonne nere fino alle caviglie. E Papa Pacelli seguita a invocare
"O con Cristo o contro Cristo".
Il Togliatti (il "rovina famiglie") volle correre ai ripari alle scomuniche, e reagì in un modo patetico..."


"Il Comunismo non é ateo".

Avvalorato da una certa stampa cattolica, questa diceva - con orrore - che nei 160 partiti in lizza nelle elezioni vi erano preti "rossi", "preti bolscevichi", "catto comunisti". Mentre dalla stampa cosiddetta di sinistra quindi antifascista i "compagni" apprendevano con sgomento che c'erano preti "fascisti" schierati con i più retrivi borghesi, latifondisti e sfruttatori del proletariato e dei guarrafondai. (questi fascisti nelle successive elezioni del '53 la DC e il Papa li voleva accanto per vincere con una maggioranza netta, ma a non volerli ci fu De Gasperi e Scelba che varò la sua "legge" contro "L'apologia al fascismo".

Ma fu un flop, la Dc pur non avendo la maggioranzaa assoluta, tornò al Governo proprio con i voti fasciisti. PIO XII non perdonò De Gasperi. Dopo aver guidato 7 Governi, non gli diedero nemmeno un incarico. Disoccupato se ne tornò al suo paesello in Val Sugana dove l'anno dopo ci morì pure, dimenticato da tutti con tanta ingratitudine.

Quando ai guerrafondai alcuni uomini Dc andavano predicando sì il pacifismo ma alcuni dello stesso partito volevano usare le bombe atomiche per eliminare i Titini "rossi" (Pella). Altro che evangelismo sociale o ripudio alla guerra! Sia nell'uno che nell'altro caso c'era - se uno cercava di capire - da mettersi le mani nei capelli).

TORNANDO ALLA FINE DEL VENTENNIO, prima durante questo gli "opportunisti" (i "Fervidi Assertori") per le varie sgradite riforme messe in atto dal validissmo BENEDUCE >>>> iniziarono a voltare le spalle a Mussolini.
(Benedeuce non era nemmeno un fascista - una sua figlia l'aveva chiamata addirittura "Idea Socialista" che nel dopoguerra sposò e diventò poi la Signora di CUCCIA - che ebbe così in mano tutti i "segreti" del padre, e diventò lui stesso con la sua Mediobanca l'arbitro del mondo industriale e bancario pubblico e privato con arditi progetti di ingegneria finanziaria. (controllata da tre banche dell' IRI beneduciana con soggetti che presto diventareanno quelli della "Razza Padrona"). capace di arditi progetti - anche oscuri - di ingegneria finanziaria. Benenduce nel ventennio era intevenuto proprio nelle banche; nelle Partecipazioni Statali; nel mondo del lavoro con le Corporazioni; nell'agricoltura con le bonifiche togliendo terreni improduttivi ai nobili; coltivò anche i nuovi rapporti con oltre Tevere; poi nell'Istruzione pubblica, primaria e Universitària (I GUF) e nel tempo libero dei giovani favorì e incoraggiò lo Sport (che ottenne strepitosi successi con il Calcio, nelle province si inaugurò la serie A, poi divenne nazionale, fino a vincere 2 campionati mondiali).
Nei "raduni" dei "sabati fascisti" vi era il tripudio di giovani ma soprattutto di donne. Mai gli italiani - con sempre in atto la misogenia dei preti - avevano visto tante gambe e seni al vento. Prima erano vestite come le madri, veli neri e gonne nere, pure queste fino alle cavigle. Mai nemmeno un banale scialle colorato.


Da 2000 anni non si era mai visto un assembramento di bellezze così splendide,
giulive, con tante gambe al sole e seni al vento.


La Chiesa le avrebbe volute invece tutte Santa Maria Goretti.
Ma anche nei giovani maschi, anche giovanissimi,
si divertivano, socializzavano e imparavano cos'era la disciplina
soprattutto quando andavano nelle numerose e grandi colonie marine e montane.

Ma anche qui i preti li avebbero voluti tutti chierichetti nelle processioni,
o nelle chiese a fare tridui, novene, settimane sante.

I denigratori a SX dicevano che era quello un addestramento militare dei giovani.
(dimenticando che in Russia era anche peggio)
Ma in tutti i Paesi é contempalto il servizio militare.
E anche nel dopoguerra l' Italia mantenne il suo servizo militare
con una coscrizione obbligatoria di 18 mesi fino al 2004.


i "Fervidi Assertori" si sentirono chi tanto chi poco, esclusi; la "statolatria" che era ormai in mano a una sola persona, a Mussolini con a fianco il "mago" Beneduce a lui vicino nell'ideare questa "statocrazia". Addio all'avanzante
"LIBERALISMO" e tantomeno al "LIBERAZIONISMO".
Il "brutto" poi
venne quando pur avendo stretto un patto d'acciaio con Hitler, quando questi scatenò la sua guerra, Mussolini volle rimanere neutrale. Addio.... nell'ambiente dei (falsi) "Fervidi assertori" alle commesse militari (come nella 1a G.M. dove decuplicarono fatturati e maestranze). Diventarono tutti "guerrafondai". Sostenevano la guerra hitleriana. Mussolini stesso in un famoso discordo a Bari si lamentò che una moltitudine di ingrati, gli stavano voltando le spalle. Un giorno al balcone in procinto di fare un discorso con la piazza che gridava "guerra", non iniziò nemmeno il discorso, voltò le spalle e rientrò.

Ma sollecitati dai giornali dei capitalisti, non certo pacifisti, sembrò che il Popolo e l'Italia tutta desiderava la guerra. Scrivevano: "E per cosa allora ci siamo alleati a fare?" - "Chi non spara non spira", "quello fra poco andrà a passeggiare a Parigi e a Londra e noi cosa faremo staremo a guardare??".
Alla fine scesero in campo, inutilmente (quando Hitler era già alle porte di Parigi e non aveva gradito questa discesa in campo). Ma il Re (solo lui lo poteva fare) fece la "Dichiarazione di Guerra" alla Francia; Mussolini fu solo l'autore dal balcone dei discorsi guerreschi. Purtroppo guerreschi i suoi generali (e i Duchi generali) non lo erano, anzi erano sempre in combutta tra di loro, nelle varie armi (Marina, Esercito e Aviazione) ad ignorarsi l'un l'altro. Ma finalmente con la guerra gli industriali potevano produrre materiale bellico: camion e carri armati giocattolo (i cosidetti "comprati all'Upim"), fucili da tiro a segno, scarpe di cartone, vestiario di bassa qualità, e viveri e quant'altro da morti di fame. Finì come sappiamo. Male, molto male. Fummo "Liberati" da quello (che chiameremo dopo) "alleato" per cacciare dall'Italia i tedeschi (ma questi - a Feltre - li avevamo chiamati noi per respingere l'invasione in Sicilia). Ma per opportunismo ci fu il voltafaccia, che pagheremo caro.
Con tante divergenze - spesso confuse e piene di incertezze - tra il comando italiano in Sicilia e quello tedesco, l'invasione avvenne, ma non fu una passeggiata. Qualche siciliano gli americani invasori li applaudiva, ma altri ebbero qualche insofferenza, reagirono, ma furono subito stroncati. lI generale Patton, che aveva conquistato Palermo, i suoi generali (Compton e West) agirono con episodi tremendi, non volevano fare prigionieri, li fucilavano subito anche chi si arrendeva. Per la vergogna gli stessi alti comandi americani li fecero finire davanti a una corte marziale. West fu condannato all'ergastolo, mentre Compton fu prosciolto da ogni accusa, come anche il loro comandante Patton che da lui quelli prendevano ordini. Lui si giustificò dicendo "che lui era ignaro di tutto". (mai nessuno ha portato alla luce questi episodi, salvo che a Biscari).

Avvenuta l'invasione, risalendo la penisola iniziarono a bombardare l'Italia per due anni, distruggendo città e paesi, seminando morte e terrore in ogni angolo del Paese. Compreso il sottoscritto uscito vivo dalle macerie della sua casa a Chieti, dove per 10 mesi si fronteggiarono angloamericani e tedeschi. Ma subito dopo ci furono gli altri bombardamenti nel Nord Italia.

Qui sotto gli scempi dei "liberatori" nella sola città di Milano


vere e proprie tempeste di fuoco distruttive

......oltre all'infame bombardamento di GORLA >>>>
Dove si vergognò perfino la Morte.
Oggi nessuno va nelle scuole a commemorare e a ricordare quegli innocenti 200 bambini.
Non si vuole dar fastidio agli americani "liberatori".

Ma anche a Roma non andarono molto per il sottile.
Non bastavano le implorazioni al cielo di Papa Pacelli.
Non gli risparmiarono nemmeno la tomba dei suoi genitori, dove a quel cimitero
sembrò che uscissero dalle tombe perfino i morti, a implorare, per dire basta!


Ma l'ordine di Churchill era "Bombardare, Bombardare, Bombardare!
Terrorizzare, terrorizzare, terrorizzare !!
dobbiamo sfiancare il morale degli italiani
e se dovete buttar giù il Colosseo, buttatelo pure giù".

il suo capo "bomber" che faceva le sue micidiali
"Tempesta di fuoco"
ARTHUR HARRIS >>VEDI DOCUMENTI ORIGINALI >>>

nel libro di memorie "Bomber Offensive" lui scrive:
"non abbiamo mai scelto una determinata fabbrica, come obiettivo……….
la distruzione d'impianti industriali è qualcosa di più, una specie di premio,
i nostro veri bersagli erano sempre i centri della città. Gli italiani". !!!

Lui a inizio 1945 appreso che in USA vi erano le bombe atomiche,
le voleva subito usare nella Pianura Padana (temendo l'inssurrezione dei "Rossi".
Non poterono accontentarlo perchè non erano ancora pronte
.

Harris non aveva scrupoli, andava dicendo "io sono pagato per uccidere".
Del resto c'é questa cinica massima
"se uccidi un uomo sei un assassino, se ne uccidi centomila sei un eroe".

(quest'ultimo ovviamente se appartiene alla coalizione che ha vinto la guerra;
se l'ha persa lui è un criminale").

Qui non voglio giustificare nè i crimini degli uni né degli altri. I repubbichini, con il loro "Amor di Patria" inculcato fin dalla nascita dai padri, davano la caccia ai Partigiani (comunisti) in quella lotta chiamata "della Resistenza". Questi pur essendo dei disertori lottavano anche loro per la Patria, ma erano però pronti con una "Rivoluzione civile" ad aprire a Est le porte al comunismo staliniano in Italia.
(ma disertare o non disertare era diventato un bel problem oltre che un bel pasticcio VEDI LA BEFFA DI FRANCO >>>> (es. Fausto Coppi si trovò con i partigiani a dover dare la caccia a suo fratello Serse, un repubblichino imposto per non finire deportato).

Gli altri partigiani pur non comunisti li possiamo considerare anche loro "Patrioti" o degli "opportunisti" quando chi bombardava iniziarono a chiamarli "alleati": "si va dove se magna". Shuster che fino allora aveva benedetto i gagliardetti fascisti, in piazza Duomo benedisse gli aiuti alimentari che la "provvidenza" inviava. Ma non era la provvidenza a mandarli, ma gli USA.

Nel finale, quando ormai i nazisti erano alla resa e gli angloamericani erano entrati nella Pianura Padana, i comunisti nelle vesti di partigiani, scesi dalle valli, stavano per far scoccare (con la famosa ora X indicata da Longo) la rivoluzione (aiutati da 5000 russi già infiltratisi da est) per prendere il potere e per aprire le porte a Trieste ai Titini. Già erano pronte le "Bandiere rosse al vento". " per dare una "Democrazia in Italia" (!!!!) (Stalinana? Bolscevica? )

 


Ma poi a Milano alcuni di questi si comportarono molto male, fecero i giudizi sommari, delle rese dei conti, organizzando la macelleria di Piazzale Loreto che indignò perfino Togliatti ("hanno disonorato la Resistenza"). Ma loro dissero che Ma era - dissero - "uno scenario naturale di spettacolare bellezza".

Il motivo della scelta di Piazzale Loreto, la si attribuiva, che in quella piazza vi era stato l'eccidio di 15 partigiani, che si erano resi - pur non direttamente - responsabili di un vile attentato.

Da qualche tempo un anziano maresciallo - chiamato affabilmente "Il Sandrun" - con il suoi camion andava in giro per le campagne a procurarsi viveri, verdure, frutta, farina e soprattutto latte. Che poi distribuiva ai bordi della piazza alle nunerose donne con i loro bambini. Mentre lui era impegnato dietro il camion a distribuire questi viveri, un nucleo di partigiani misero nel davanti sotto il camion una bomba ad alto potenziale, che esplodendo fece una strage. I tedeschi volevano fare la solita rappresaglia, fucilando col rapporto 1 su 10, 15 partigiani che erano in carcere a San Vittore. Ci furono degli incontri per rimandare l'esecuzione. Perfino Mussolini prese contatti con Hitler; e quasi si era giunti a una sospensione. Quando nello stesso giorno, ci fu un altro attentato partigiano ai tedeschi. Che fece aggravare la situazione e far fucilare i 15 partigiani in Piazzale Loreto. (ma di questi fatti non si è mai parlato nelle tante vulgate commemorative).

Quando gli angloamericani giunsero a Milano, con gli imponenti mezzi di cui disponevano, tolsero ogni velleità ai rivoluzionari. Quando entrarono a Milano per prima cosa sciolsero le bande di partigiani, le disarmarono, le mandarono a casa, ed eliminarono il loro comando provvisorio; misero loro un perentorio Comando. In più seguitarono a bombardare a Est, per togliere ogni velleità ai Titini. I Partigiani a Milano volevano sfilare per le vie della città come "Liberatori", ma lo dovettero fare in borghese. Non gli fu permesso dai "vincitori". Mentre alla Parigi liberata, ai Campi Elisi, De Gaulle (che non aveva mai voluto nella Resistenza l'appoggio della sinistra) sfilava in testa alle forze armate liberatrici con al suo fianco Churchill.

TORNIAMO UN ATTIMO INDIETRO - Dopo la caduta del fascismo il 25 luglio (causata dai "traditori" compreso il genero) Mussolini era tornato alla ribalta al Nord Italia dando vita alla Repubblica Sociale, mentre gli industriali finanziavano disertori e partigiani per eliminare i nazisti e i fascisti. Infatti il CLN che si era formato aveva aggangi con alcuni importanti industriali, che sovvenzionavano in gran segreto il Movimento. Ma questi capitalisti non erano diventati improvvisamente marxisti, nè tantomeno sensibili al proletariato, ma più semplicemente si preparavano un alibi per il domani per rimanere Padroni, poi avrebbero fatto i conti. (e infatti li fecero subito). Ovvio che questi ex "Fervidi Assertori" avevano il piede in due staffe. Realisti com'erano parteggiavano anche per gli "angloamericani", organizzando perfino degli scioperi finti che impediva così la produzione di armi per i tedeschi.

Mussolini a quel punto improvvisamente tornò ad essere un socialista ed espose un nuovo Progetto.
Lui non aveva dimenticato l'ingratitudine degli ex "Fervidi Assertori" che gli avevano voltato le spalle, e tornò ad essere socialista, esponendo e varando un Decreto un nuovo Progetto Economico per l'Italia. Proclamando la "Socializzazione delle aziende".... con "rappresentanti di operai nei consigli di amministrazione" - "membri eletti dai lavoratori negli organi collegiali" - e perfino a una "ripartizione degli utili" L' INTERO DECRETO E' RIPORTATO QUI >>>>>>>>

Era forse un ritorno “alle origini” socialiste tentando di assicurarsi l’appoggio delle masse proletarie del Nord? Forse sperava di riconciliarsi con gli elementi della sinistra? Alcuni di questi approvarono il Decreto, altri dissero che era pura demagogia, e altri ancora la svalutarono moralmente, che era un atto disperato di propaganda e che Mussolini con l'acqua alla gola ora bussava a Mosca (dove in passato come socialista era stato molto considerato da Lenin, che prima di morire ebbe il tempo di rimproverare i socialisti italiani dicendo "l'unico rivoluzionario capace di fare una rivoluzione ve lo siete lasciato sfuggire".

Ma quello che preoccupava di più la sinistra era che non volevano - a guerra finita - un concorrente sulla piazza. Tuttavia a Valdagno, alcuni membri del CLN discussero l'atteggiamento conciliativo. Il decreto rimase fino alla liberazione.
Questo anche perché era stato impossibile applicarlo, Hitler con il suo
Leyers sovrintendente alle industrie belliche in Italia, affermò che il decreto non poteva essere applicato senza il suo consenso. Il padronato impegnato nella produzione bellica per il Reich, rimase zitta. Ma
Il decreto - anche se era sulla carta - rimase. E temendo - con l'aria che tirava a sinistra - che sarebbe stato applicato, la prima cosa che pretesero alla Liberazione fu quella di far cancellare il Decreto. I Padroni tornarono ad essere i Padroni. Si formarono dei deboli sindacati - infatti fino ai primi anni sessanta non ci sarà neanche un'ora di sciopero. Poi alzarono la testa per 25 anni - sempre più ostili al padronato. Ma poi anche loro, come nelle fallimentari "Settimane Rosse" degli anni '20, furono ridimensionati dagli stessi lavoratori alla famosa marcia dei 40.000 a Torino nell'anno '80).

"""""""""""" MA VOGLIAMO QUI RICORDARE che un "Socialismo Sociale" (molto simile a quello di Mussolini) - fu applicato più tardi, a fine anni '50, da ADRIANO OLIVETTI, quando a Ivrea dopo aver già fatto decollare le sua macchine da scrivere. Fondò il suo "Movimento Comunità" e stava facendo iniziare l'industria dei computer. Una fabbrica non in banali capannoni ma in un edificio tutto in vetri, in un clima disteso e cordiale, un modello in tutti i sensi. Con i dipendenti (36.000) felici sia in fabbrica che nelle case del "Villaggio Olivetti" dotato di scuole e spazi per il tempo libero; e perfino con degli intellettuali creò spazi creativi tra cultura tecnico-scientifica e cultura umanistica, mostre d'arte. Ma diede fastidio alla sinistra perchè anche qui temeva di perdere contatto con il sempre arrabbiato proletariato tutto di sinistra. Ma ci vidono un pericolo anche i Padroni, infastiditi da quella "oscena" "ripartizione degli utili", soprattutto alla Fiat, che voleva essere l'unica grande azienda dell'Italia. Olivetti morì per un malore in cicostanze strane a 59 anni Nessuno gli fece strtanamente una autopsia. Il suo giovane ingegnere TCHOU (35 anni) che aveva già costruito il primo computer del mondo l'ELEA, morì pochi mesi dopo anche lui in circostanze molto strane. A quel punto ......(la Olivetti che per iniziare era stato costretta a ottenere prestiti dalle banche e da nuovi azionisti, fra cui la Fiat) .....gli azionisti vendettero la pionieritica azienda agli Stati Uniti. . Dove poi sorse la famosa Sylicon Walley. Dove si trasferì anche - un altro giovane genio assunto da Adriano Olivetti a 19 enne, quando lui non aveva ancora iniziato nemmeno l'Università: FEDERICO FAGGIN. Quello che poi in USA andò a inventare il Microprocessore. La fine di Olivetti fu anche la fine de "La forza di un sogno" e con tale nome ci fecero anche un film. E la sua avveniristica fabbrica a Ivrea è diventata oggi "Monumento nazionale. """""""""""""

Per finire andiamo alla conclusione della guerra in Italia, che fu scoraggiante. Gli americani iniziarono a mettere in Italia le loro basi, i loro Comandi, con Badoglio che scriveva "noi non contiamo più nulla, comandono tutto loro!". Mentre a Parigi fu ....
"un triste giorno per l'Italia" - ci fu - "La nostra dura condanna".

L'intero trattato di pace (originale) QUI >>>>>>>>>>>


Tuttavia si tornò a respirare un po' di libertà. Ma si scatenò anche una lotta al potere. Ci fu il Referendum "Repubblica o Savoia" con un risultato che non accontentò nè i comunisti, nè i cattolici, nè quelli che avevano in fretta cambiato casacca e che erano diventati improvvisamente antifascisti, né allora la stessa Destra fascista (pur ottenendo da Roma in giù una maggioranza nei voti").
VEDI >> Referendum e le Elezioni - città per città >>,


Si erano presentati al Referendum 160 partiti.
I risultati per la scelta "Repubblica o Monarchia"
fu a favore della Repubblica.
Ma queste consultazioni furono oggetto di tante
discussioni e recriminazioni sul conteggio dei voti.
Fra l'altro non fu dato il voto né al Trentino Alto Adige, nè a Trieste.
Umberto di Savoia ne era indignato.

Inoltre nei continui conteggi, vi erano più voti che votanti.

Ma anche nei lavori della "Costituente" le tante discussioni non erano mancate, alla fine vararono una Costituzione Italiana prendendo a modello quella Sovietica che era stata varata già nel 1947- Ne abbiamo una copia originale, stampata a Mosca
..............................................................................................................................QUI LA ORIGINALE COSTITUZIONE RUSSA
>>>>>

Nei lavori della Costituente, tutti ci misero lo zampino. Ma l'articolo più singolare fu l'Art. 67 "Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato". Qui la democrazia fu buttata fuori dalla finestra. Se un elettore nelle elezioni ha votato per un candidato di un partito che ha le sue stesse idee e quindi un suo sostenitore, quando dopo essere stato da lui eletto il candidato cambia casacca e va nel partito opposto che invece lui odia, si sente preso in giro dal candidato e dalla "democrazia"; "ignora il mio voto e permette ai Parlamentari voltagabbana di andare contro i miei interessi.

MEUCCIO RUINI, Abile politico, condusse tutti i lavori della Costituente. Ammise che vi era l'“ostaggio” delle segreterie di partito. "Si è lasciato che dell’attuazione del testo costituzionale facessero bandiera e monopolio partiti che intendono valersi della Costituzione per promuovere al di là di essa un regime diverso e contrario". Certo - ammise - non era perfetta ma era segnata dal periodo storico in cui é stata approvata. E per il timore che le sue proposte venissero intese come un eccesso opposto al conservatorismo nostalgico della figura monarchica, lo portarono ad accogliere certe soluzioni. "Ma non abbiamo risolto con piena soddisfazione tutti i problemi istituzionali". Uno dei tanti era che avrebbe desiderato che il Capo dello Stato venisse eletto direttamente dal popolo. --- ( Ricordiamo che la DC aveva 207 seggi mentre il PCI e il PSI 222 ).

QUI TUTTI I LAVORI DELLA COSTITUENTE - iI PRINCIPI FONDAMENTALI
LE DISCUSSIONI E TUTTI I NOMI DEI PERSONAGGI POLITICI >>>>>>


TORNIAMO AL "LIBERAZIONISMO. (che sta iniziando partendo dal POPOLO anche in Italia)

Passati i primi anni del dopoguerra in una miseria nera, negli anni '60 ci fu inspettatamente il "BOOM ECONOMICO". Complice del "Miracolo" fu il "Commercio Libero". "Non più licenze".
FU QUESTA UNA LEGGE TOCCASANA. CHE IN POCHI ANNI TRASFORMO' L'ITALIA.

Più tardi il Politico Bassetti fece questa onesta confessione "Abbiamo capito subito e ci siamo resi conto che non saremmo stati capaci né avremmo saputo dirigere il Paese, fuori, era più forte della politica, e anche più intelligente. Non fare nulla (il quel periodo) fu la scelta migliore di tanti provvedimenti governativi. Il paese fu così lasciato nella logica della foresta e per fortuna li abbiamo lasciati fare; ci è andata insomma bene".

L'iniziativa privata senza ostacoli burocratici con la libera iniziativa (con il Commercio libero) fece veramente un "Miracolo". Ma ben presto per i nuovi politici, non andava bene. Per 10 anni la si intralciò in ogni modo. Fin quando nel 1971, fu ripresa e riapplicata una VITUPERATA legge fascista che aveva posto allora un freno al proliferare di attività varie anche senza i requisiti. Così con Legge del '71 la 426 n. 558 e n. 425 si istituirono nuovamente le licenze che rilasciava il Comune con tante altre incombenze burocratiche: sanitarie, di superficie, di istruzione, ecc. ecc. - Poi venne anche il resto con l'introduzione del IGE (poi IVA) e altre, fino al punto che per svolgere una qualsiasi attività si dovevano adempiere ad altri mille cavilli.
Nel '63 furono proposte anche le Regioni, che all'inizio non erano ancora il famelico mostro, anzi a qualcuno sembrarono perfino inutili - ma poi in seguito le vararono accontentando così chi non aveva un posto a Roma andando così a creare dei propri "feudi" e il suo potere locale, duplicando così anche i Presidenti, gli Assessori, sempre con referenti il padrino politico di turno.
(adottarono il famoso "Manuale Cencelli" - la proporzione di voti ottenuti nei loro "feudi")

La burocrazia commerciale creò anche 14 tabelle distinte: alimentari, vestiario, ferramenta, cartoleria, fiorista, casalinghi, macellerie ecc, la 14ma per vendere radio, TV e macchine e mobilio d'uffico. I vigili erano addetti a misurare i mq. occorrenti stabiliti dal Comune. Senza una protezione politica locale a loro bastava poco per sbarazzarsi dei fastidiosi negozianti. (ne so qualcosa io, che quando aprii il primo negozio di Computer in Italia, i vigili da me volevano i prescritti 200 mq. Mentre il grosso negoziante di casalinghi che li aveva i 200 mq della tab. 14, poteva vendere impunemente i Commodore. (ma lui dentro il feudo di Rumor) era il presidente dell' Ass. Commercianti. La nuova 14bis fui proprio io a sollecitarla, minacciando di far ridere mezza Europa, perchè in Francia i computer non venivano considerati macchine di ufficio ma degli "ordinatour" e perfino "animateur" (di "intrattenimento" quasi un giocattolo, e infatti gli acquirente erano per lo più i ragazzi) e che si potevano vendere quindi anche in un negozio di 30mq).
Con le continue minacce dei vigili andai a reclamare all''Assessore al Commercio; finimmo col riderci sopra perché ricordai che suo figlio mi aveva acquistato un computer, e gli chiesi: "ma a casa cosa ci fa la contabilità d'ufficio o ci gioca?".

Ma il motivo del varo della Legge 71, era, dissero: che quella precedente del "Libero Commercio" del '51 era risultata negativa...e che quella "fascista" del '26 (ora questa varata nel '71) era molto migliore. E ne indicarono i motivi:
1) per la poca professionalità dei negozianti e artigiani.
2) perché non davano nessun incentivo a migliorare..... e quel sistema distributivo era considerato selvaggio.
Ma queste buone intenzioni avevano anche un loro fine: volevano montare sul carro dei vincenti produttori dei consumi e quindi assieme a loro creare la grande distribuzione controllando così il mercato sia a monte che a valle.
A tale scopo poco prima era già stata varata una legge che proibiva la vendita sfusa di alimentari (pasta, riso, legumi, olio, zucchero ecc. ecc.). Tempo 2 anni e tutto doveva essere messo dentro un contenitore-confezione conforme alla legge.


In questi anni '60 del "Miracolo" il commercio libero, veniva praticato perfino dalla gente comune anche senza studi particolari, bastava il
suo "laissez faire" (ognuno se era intraprendente poteva aprire un negozio, una attività artigianale senza alcuna licenza o altri intoppi burocratici - Il "Miracolo" era stato questo!
Ma la nuova emergente "statocrazia" fatta ora dai Partiti non volle esser messa in second'ordine, ma volle agire per diventare loro stessi dei seguaci del Liberalismo, diventando pure loro oscuri affaristi di questo (odiato) libero potere economico.
Cesare Merzagora, anche lui onesto come Bassetti. minacciò le dimissioni per quella che definiva «un'atmosfera di corruzione che pesa sulla vita politica italiana, inquinata dall'affarismo e dagli interventi finanziari illeciti e ben noti dei grandi gruppi di potere parastatali e privati»
Ma ottenne poco. I grandi gruppi prosperavamo e diventavano sempre più forti, grazie proprio alle leggi fatte per loro.

Questi gruppi erano non solo privati, ma erano anche alcuni politici e molti di essi furbi, beneficiari delle tante tangenti date dall'avanzante capitalismo - detti dei "Pirati" - che aprivano spesso la loro ricca borsa per ottenere favori.
Proprio la DC per quasi mezzo secolo (poi anche con il PSI di Craxi - fino a tangentopoli) trovò l'opportunità con la borghesia capitalista per creare posizioni monopoliste.
(chi erano gli uni e gli altri lo vedemmo su tutte le TV nei famosi processi di "Mani Pulite" o "Tangentopoli" Fu un indegno spettacolo!! Negli interrogatori c'erano politici che dicevano per discolparsi "le tangenti ? tutti le prendevano!!!" Mentre un altro per difendersi aveva la bava alla bocca. "Ecco qui, quelli che ci siamo allevati" disse con disprezzo Cossiga.

Il Pci sempre estroemesso dal sistema "tangenti", non subì nei processi una emarginazione politica; zitta zitta si era dedicata alla sua "cintura rossa" emiliana e romagnola. Qui condusse una politica saggia: tra braccianti e piccoli proprietari, creò il movimento cooperativistico, che diventerà uno dei pilastri del potere comunista.
Alla fine di Tangentopoli rimasto il PCI indenne, Occhetto preparò la sua "gioiosa macchina di guerra" per vincere le elezioni del '94.
Purtroppo era "sceso in campo" nella politica uno dei tanti imprenditori che non si sa come aveva fatto i soldi a palate. Con una massiccia pubblicità (aveva in mano già da anni le TV, concessa dal suo "amico" Craxi) vinse con l'appoggio di Fini e A. Mussolini, che l'anno precedente alle elezioni provinciali avevano preso a Roma e Napoli il 46% e il 44% dei voti. I due più fascista di così non potevano essere. Ma nessuno ebbe da ridire, Nè si scagliarono contro gli antifascisti. (c'era anche allora la Segrè! Anche lei rimase zitta zitta). La famosa "Legge Scelba" fu ignorata.
Ma Lui era SILVIO BERLUSCONI !!! - LA SUA DISCESA IN CAMPO E LA SUA VITTORIA QUI >>>

E quel libero mercato degli anni '60 che era emerso anche dal basso? Era stato eliminato in mille modi dalle nuove Leggi fatte ad personam dai tangentari !! Perfino nella Giustizia. Riuscirono a far chiudere in Italia 467.000 negozi che avevano come addetti 1,2-1,5 di media (quindi spesso solo marito e moglie). Vi erano anche 500.000 bancarelle dei mercati rionali. Inoltre molti consumatori ricorrevano a qualche contadino che forniva frutta e verdura, uova, polli, conigli, salami, prosciutti.

Erano questi anni dove cominciavano a girare tanti soldi, ma sempre in contanti. Gli stessi stipendi erano dati in contanti messi dentro "La busta paga".
E i contanti ovviamente giravano pure per fare gli acquisti di ogni altro genere. I negozianti ti offrivano i nuovi fornelli con la bombola, la radio, la lavatrive, le TV, la bicicletta, la moto, il giradischi in valigetta, i vestiti e quant'altro; te li offrivano e ti dicevano "signò lo prenda, lo prenda, mi pagherà poco alla volta". Ma chi aveva una famiglia allargata e con un solo stipendio in casa, non era semplice arrivare a fine mese e ogni giorno fare la spesa. I negozianti soprattutto gli alimentaristi si inventarono "il libretto", il cliente diceva dopo aver fatto i suoi acquisti "segni". Cioè a credito. Poi a fine mese con lo stipendio saldava. Ma se durante il mese doveva pagare altri "poco alla volta" accennate sopra o voleva comprarsi un paio di scarpe o un vestito, lo stipendio non bastava e allora non saldava l'alimentarista, ma dava un acconto, il resto lo si segnava nel successivo mese. I negozianti arrivarono ad avere sul bancone non una Cassa ma una cassetta piena di "libretti" 40-70-100)

QUI NONOSTANTE TUTTO, PARLIAMO A LUNGO
DELLA VITA FELICE DI QUEL PERIODO MIRACOLISTICO >>>>>>>

Questo sistema di pagare in ogni settore stava facendo ingelosire le banche, perchè da loro non circolava del denaro. E le banche con i politici accanto reagirono. Non sappiamo se furono prima i partiti i parassiti (con i contributi che ricevevano dalle banche), oppure parassite furono le banche che offrivono contributi e poi ottenevano dai politici leggi a loro comode.
Inizia a instaurarsi un patto scellerato, fra i primi e i secondi. Con leggi e leggine si proibirono le vendite fatte in quel modo casareccio. Come vedremo premettero sull'IGE (poi IVA) e altre incombenze, quindi la fatturazione di ogni bene. I pagamenti dei debiti? tramite banca con cambiali, assegni, bonifici. Chi prendeva uno stipendio doveva aprire un conto corrente, chi voleva aprire un negozio o mettersi a fare l'artigiano non poteva più ricorrere ai vari "prestasoldi" privati, ma doveva ricorrere alle banche e ai mutui bancari.
Le banche a quel punto si moltiplicarono, perfino in paesini dove vi erano 2000 contadini, si aprivano due Istituti di credito.
In breve le banche divennero vincolanti, quasi imposte, e presero in mano tutta la politica economica e finanziaria del Paese. Poi gli affamati politici (con accanto "La razza padrona") si misero anche a vendere i gioielli ereditati dal ventennio, le numerose partecipazioni azionarie, l'IRI, L'IMI, SME, gli enti di gestione, e oltre 250 grandi complessi finanziari ed industriali ecc. ecc. Le banche ci andarono a nozze con tutti quelle vendite e i trasferimenti. Ma anche una piccola industria apriva una Società e creava degli azionisti.
Le banche diventarono così forti che nel 1981 si comprarono anche la Banca D'Italia. Ognuna con una partecipazione azionaria e quindi anche la scelta del Presidente. Banca che diventò così privata. Non potevano battere moneta, ma neppure la Banca d'Italia poteva più farlo.

TORNIAMO UN PO' INDIETRO...AGLI ANNI DEL BOOM.
..... con tutti quegli improvvisati ma capaci, geniali e intraprendenti italiani diventati subito imprenditori, in Italia ci fu il BOOM ECONOMICO: l'anno del PIL più alto della storia d'Italia. Nel 1958 era + 5,3; nel 1959 + 6,6; nell'60-'61 si viaggiava con il + 8,3. Gli investimenti ebbero una media annua del 9,2%, nell'attività industriale il 9,5% il culmine del "miracolo economico.
Il possesso della TV nelle famiglie italiane passò dal 12% al 50%, frigoriferi da 12% a 58%, lavatrice da 3% a 25%, auto da 300.000 a 4.800.000 (!), moto da 700.000 a 5.000.000 . E già si mangiava il doppio rispetto al 1951 ( VEDI STIPENDI E BENI DI CONSUMO ANNI '51-'61).

Dal 1956 al 1964 ci fu un'altro "miracolo": fu completata in soli 8 anni l''Autostrada del Sole" (Milano-Napoli) di 755 chilometri. Con una spesa di 272 miliardi. Vi avevano lavorato - sgobbando - delle vere imprese; non come avverà dopo, capitalisti che si aggiudicavano i lavori solo sulla carta, ma poi creavano appalti, e questi dopo creavano altri sub-appalti. I costi ovvio che si moltiplicavano perché ognuno si prendeva una parte di quei soldi del finanziamento.
Purtroppo tutto il Meridione - non bastvano tutti gli espropri fatti con l'Unità d'Italia dove poraronvia anche le traversine delle primeferrovie - nonostante l'Autostrada rimase escluso da questo nuovo processo industriale ed economico sorto solo nel tringolo industriale nel Nord. Anzi fu ancora penalizzato quando - dal 51 al '61-62-63 quasi 2-3 milioni giovani meridionali...... (lasciando l'agricoltura ai vecchi sguarniti di braccia - così i grandi "Giardini d'Italia" diventarono presto degli orticelli - e dove c'era ancora qualcosa arrivavano i camion dal nord - acquistavano il mosto per il vino a 10 lire il Kg. quando al nord costava 100 lire) ...... abbandonarono il Sud per trasferirsi al Nord non sempre ben accolti; l'integrazione fu problematica. Furono dure le condizioni abitative, a loro venivano perfino negati gli affitti ("non si affitta agli stranieri") e si arrivò fino al punto di mettere dei cartelli nei bar con su scritto "vietato l'ingresso ai cani e ai terroni". (i giardini e la stazione di Porta Nuova a Torino o la Centrale di Milano erano come quelle di oggi con gli stranieri immigrati. Vi dormivano a migliaia).

Eppure proprio in molti settori produttivi, creati dagli intraprendenti italiani, negli anni '60 erano emersi personaggi singolari, che iniziarono delle attività pure queste singolari, che ben presto da casalinghe che erano si trasformarono in artigiane e in breve tempo anche in grandi aziende. Soprattutto sugli eletrodomestici per la casa e sul vestiario; entrambi in pieno Boom.

Gli esempi !!!

Un certo Luciano .....(senza tanti studi, 20 enne, garzone di un magazzino di tessuti, poi commesso in un negozio di abbigliamento, e la sorella Giuliaa di 17 anni aiutante di una maglierista allora casalinga, che imparato bene il mestiere non tanto difficile mise a casa sua una macchinetta per fare lei delle maglie. Ne fa così tante che suo fratello va poi in giro porta a porta per venderle; la sorella inizia a farne tante di maglie, a quel punto che il fratello si licenzia dal negozio e fa solo più quel lavoro. Di macchine ne acquistano altre, dalla casa scendono in un capannone nel loro cortiletto, la produzione aumenta e il fratello cosa fa? Con un negozio a Belluno fa un singolare accordo: "non mi paghi in anticipo nulla, io ti fornisco le maglie in esclusiva e poi quelle che tu venderai mi darai il 50%". Si é inventato un sistema detto del "franchising". Con la pubblicità martellante che farà con il fotografo Toscani, aprirà in seguito 6000 negozi in 120 Paesi, con 150 milioni di maglioni venduti nel mondo. Il giovane ex garzone 20enne Luciano e la 17enne Giuliana, il loro cognome era BENETTON. Ma non furono i soli.
Anche in Romagna a Carpi si sviluppò la maglieria creando una miriade di floridissime piccole aziende. Essendo "rossa" i "compagni" - anche se non piaceva a Stalin la proprietà privata - gioirono.... "qui siamo a Carpi mica in Russia".

Abbiamo detto che i Benetton non furono i soli.

Come non ricordare anche un altro senza studi. DEL VECCHIO. Orfano nei primi anni, andò a finire nell'orfanotrofio milanese Martinit. Lui crescendo non si pianse mai addosso. Sveglio com'èra fa qualche esperienza e a 15 anni diventa un garzone in un negozio di occhiali a Milano. Con questa esperienza e l'intraprendenza, mette su lui un negozietto per vendere e riparare occhiali. E a forza di ripararne, impara anche come si fanno. Si trasferisce nell'Agordino e qui si mette a produrre i primi occhiali. In breve diventerà una fabbrica che darà lavoro a tutto il paese. Oggi ha 150.000 dipendenti ed é presente con i suoi prodotti in 150 Paesi. E' oggi l'uomo più ricco d'Italia. Ma non ha dimenticato la sua vita di martinit e di stenti. Lui gira più in fabbrica che non negli uffici. Con gli operai, gli autisti, i magazzinieri lui va a prendere un caffè con loro. E quando gli utili sono tanti, alla paga dei suoi dipendenti aggiunge una sua liberale gratifica.

Un altro da ricordare é GIOVANNI BORGHI. Figlio di operai, prima della guerra apre un negozietto a Milano di materiale elettrico. Si sposa e ha 3 figli. Ma appena finite le elementari uno dopo l'altro li mette sotto a lavorare visto che il negozietto è diventato anche un laboratorio di elettricità per gli impianti nelle case, e crea anche un laboratorio dove si fanno i primi fornelli elettrici. C'è la guerra, i giovani figli vanno a combattere. Al rientro la fabbrichetta è un cumolo di macerie. A quel punto Borghi non demorde decide di trasferirsi a Comerio, E qui rifatto il laboratorio con i figli seguitano a fare fornelli e gli elettricisti. Purtroppo nel dopoguerra vi era carenza di elettricità. La loro nuova idea è sbalorditiva. I fornelli li fanno a gas, con le bombole di metano liquido. Il successo è strepitoso in tutte le famiglie italiane, anche per il basso costo . Via alle fumose stufe a legna! Alla fabbrica i Borghi hanno dato un nome: IGNIS. Pochi anni dopo iniziano un altro elettrodomestico che tutte le famiglie desideravano: il Frigorifero, con il sistema di raffreddamento a compressore. Altro successo strepitoso. Negli anni '60 crea una rete di società e nel contempo anche una rete di stabilimenti a Varese dove gli operai sono diventati da 5 a diverse migliaia. Anche lui merita un monumento all'inventiva, al dinamismo e alla intraprendenza degli anni '60.

Quasi imitandolo - e sempre con la stessa inventiva e intraprendendenza - un'altro papà - FERDINANDO ZOPPAS - anche lui con tre figli, dopo aver iniziato in una officina a riparare le vecchie stufe a legna, anche loro - iniziano con le cucine a gas ed anche con i frigoriferi. Ma l'idea strabiliante fu nel '61 quando realizzarono le prime - di produzione italiana - lavatrici e lavastoviglie. Nel 1967 la Zoppas contava già ca. 4000 dipendenti.
Anche a loro
un monumento all'inventiva, al dinamismo e alla intraprendenza degli ITALIANI, ANCHE senza essere ingegnieri!!

E così anche ANTONIO ZANUSSI figlio di un fabbro ferraio, con suo figlio LINO, poi erede, negli anni Sessanta diventa un artefice nell'evoluzione produttiva negli elettrodomestici che hanno anche un nuovo design; una sua cucina col nome REX conseguirà il “Compasso d’oro” nel 1962. Lino Zanussi, purtroppo morì in un tragico incidente aereo e l'azienda fu così incorporata alla Electrolux, leader mondiale degli elettrodomestici. Zanussi, altro eroe e un monumento all'inventiva, al dinamismo degli anni '60.

E che dire anche di un giovanisssimo "mago" garzone che a 13 anni (anni '50) inizia con i fratelli più grandi a lavorare nel panificio del padre. A 20 anni, ha un 'idea geniale, inizia a vendere non solo pane ma anche a confezionare pasta fresca all'uovo. Siamo nei primi anni '60, e anche per lui arriva il "Miracolo Economico", il "boom" del consumismo. Il giovane a 23 anni allarga, il negozio diventa un laboratorio artigianale e inizia a produrre e vendere le confezioni dei primi tortellini, i primi ravioli. Il successo è strepitoso. Nel '86 ha 35 dipendenti e una gamma di 7 prodotti che vende in Italia. Ad aiutarlo vi entra presto il figlio 20enne Gian Luca, che affianca gli operai, prende così conoscenza dei prodotti in ogni fase di produzione e di lavorazione. Ma intraprendente come e più del padre, capisce l'evoluzione del mercato e con scelte strategiche trasforma l’azienda in una grande industria alimentare con più prodotti. Nel 2019 conta 3500 dipendenti e un fatturato di 774 milioni di euro. Il garzone di 13 anni era GIOVANNI RANA, il figlio 20enne é GIAN LUCA !!!

ALTRO MAGO !! Il "Drake" italiano chiamato così come il famoso pirata che abbiamo conosciuto sopra." che ha costruito la più famosa auto del mondo. Prima della Grande Guerra scarso negli studi (il padre l'avrebbe voluto ingegnere) 15 enne iniziò a lavorare nella sua piccola officina, che però gli morì nel 1915. E morì l'anno seguente anche il fratello Dino volontario in guerra. Lui 18enne nel '17 anche lui chiamato sotto le armi, finì in una officina di un reggimento. Per poco perché ricoverato negli "incurabili" si ammalò gravemente di pleurite. Ma poi guarì e con una lettera di raccomandazione del suo ex comandante partì per Torino, volendo entrare nella Fiat auto, che però venne rifiutato dal direttore del personale. Squattrinato, e solo al mondo, andò a piangere sulle panchine della stazione di Porta Nuova, dove alla fine, prese un treno per andare a Milano. Qui nel '19 tramite un amico conosciuto al bar fu assunto dalla CMN, una officina di auto che lo ingaggiò come assistente al collaudo. Qui iniziò la sua fortuna correndo e vincendo per l'Alfa Romeo. Saltiamo tutti gli anni e arriviamo quando va a Modena a Maranello dove fonda la sua "La Scuderia ". Per i clamorosi successi delle sue auto in tutto il mondo (Vinse 15 volte il titolo piloti e 16 volte quello costruttori) Ford era invidioso, "ma come... io spendo tanti soldi in pubblicità, e questo meccanico tutti i lunedì va gratis sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo".. Quando lo riferirono lui consigliò Ford di acquistare una delle sue macchine, sicuramente ne avrebbero parlato i giornali. Ford invece tentò lui di acquistare la sua "scuderia". Ma il "drake" geloso della sua indipendenza non voleva diventare suo dipendente rifiutò. Lui era ENZO FERRARI.

Anche nel mondo della moda nascente si ebbero dei grandi intraprendenti "maghi". Negli anni '50 un poco più che ventenne, unico figlio, mentre sta facendo il militare (come scrivano al Comando Territoriale di Torino, fra l'altro collega di mio fratello Nino, anche lui di nome Nino) gli muore il padre, che possiede una delle più grandi fabbriche tessili del Biellese. Prendendone possesso la stravolge con suo dinamismo. Si mette a produrre del pettinato, e con questo ha iniziato una grande novità: confeziona dei vestiti già pronti, che va a vendere alla Rinascente di Milano. Qui anche lui poco più 20 enne, e che anche lui ha terminato il servizi di leva, lasciati gli studi universitari di medicina, è diventato un vetrinista proprio alla Rinascente di Piazza Duomo. Lui invece di vestire dei manichini, sotto i portici, mette in vetrina dei modelli in carne ed ossa che si muovono in tanti atteggiamenti. Il successo di pubblico fu strepitoso, folla da mattina a sera. Il nostro giovane Nino, vede, entra alla Rinascente fa quattro chiacchere con lui e se lo porta via. Insieme daranno inizio alle prime sfilate di moda di vestiti pronti per donna e uomo, in italia e a Parigi. Poi l'ex vetrinista che ha anche il genio dello stilista, fonda lui una casa di moda. NINO era CERRUTI e l'Ex vetrinista era GIORGIO ARMANI.

Questa intraprendente inventiva, aggiunta alla bellezza e al fascino dei prodotti italiani molto richiesti all'estero, negli anni '60 fece brillare il "Made In Italy". Via via sempre più marcato e "marchiato" con i nomi degli ideatori che contribuirono anche questi al decollo del "Miracolo Economico". Nacquero primi grandi marchi nella moda, i vari Missoni, Fiorucci, Gucci, Valentino (che nel 57 fonda la sua Maison e nel 1962, ottiene un trionfo presentando la sua prima collezione alla Pitti Moda di Firenze. Poi emigra con la sua sede Parigi).
Ma così anche i tanti altri disigner di molti prodotti della casa, della persona, la profumeria - in forte ascesa; o come i gioielli di Valenza e di Vicenza; che entrambe inaugurarono perfino delle "Fiere dell'Oro" affollate da acquirenti che giungevano numerosi da tutto il mondo

Ma tutti questi successi degli italiani intraprendenti e geniali scatenarono la guerra e le gelosie sul sempre più fiorente consumismo. Bisognava essere forti per resistere !!! Lo si ostacolò con mille cavilli perfino nei vari negozianti del settore alimentare (macellai, alimentarista, pescivendoli, verdurieri ecc.) che uniti volevano aprire e gestire dei Supermercati insieme alle sorelle, mogli, figlie (avrebbero così contenuti i costi di gestione).
Altri mille cavilli ci furono verso gli Ipermercati di società estere - soprattutto in Germania - che avevano quindi già grande esperienza nella distribuzione, che erano già pronti a scendere in Italia e che avrebbero automaticamente "calmierato" i prezzi. (Solo a Bolzano ne scese una quando in Germania ne esistevano già 370 ! Qui non la intralciarono, chiusero un occhio ma solo perché la maggior parte dei consumatori erano tedeschi sud-tirolesi e la gestione sarebbe stata meno semplice).

Nacquero così in Italia 607 strutture nella grande distribuzione, ma tutte in mano solo a quattro "Grandi Gruppi" che inizialmente non crearono grossi fastidi ai piccoli, ma che presto li fecero sparire del tutto. Di Supemercati 144 erano della Montedison (Standa), 61 della Ifi Fiat (Sma) , 51 del gruppo Sme Iri (Sge e Stella), 40 de La Centrale (Pam), e 41 di un ostinato Caprotti (Esselunga) che quando tentò di allargarsi in altre zone, trovò i vari cavilli e gli sbarrament come quelli della Coop (all'inizo una cooperativa per gli operai, ma ben presto come le altre diventò una società per azioni non certo in mano a operai).
Dissero che era "per tutelare il potere d'acquisto dei cittadini". Anche se in molti casi i prezzi della Esselunga erano concorrenziali. Molti ostinati come lui arrancarono ma presto quelli diventarono pure loro un monopolio del grande capitale.
Più al servizio di tutti questi monopolisti nacquero le ingegnose e scaltre agenzie di pubblicità che da allora in poi condizioneranno le scelte dei consumatori.
Un monopolio vero e proprio su ogni cosa e con mille protezioni politiche della "Razza Padrona" (come la definì Scalfari)! Ma poi furono loro stessi- i politici - perchè incompetenti del liberazionismo - a dover essere protetti dal grande capitale, dalla finanza, dalle banche, fino a diventare loro servi nel fare le leggi. E nel farle - con le potenti lobby che avevano iniziato a intrufolarsi nei Parlamenti - furono fatte quelle leggi a spese della comunità - cominciando ad elargire in mille modi capitali e capitali, creando dal 1983 in poi un pauroso "Debito Pubblico".

L'idea di Napoleone, se vivesse oggi, non auspicherrebbe soltanto a ciò che aveva intenzione di fare......
"Noi tutti avremmo avuto bisogno di una Europa Unita, un legge europea, una unica Corte di Cassazione Europea,
un unico sistema monetario, di pesi e di misure uguali,
avremmo avuto bisogno delle stesse leggi per tutta Europa.
Una politica comune, e un proprio esercito per la difesa.
Volevo fare di tutti i popoli europei un unico popolo. Ecco cosa mi piaceva fare !!
Me l'hanno impedito !
"Ma non iscorgono essi che uccidono in me se medesimi colle proprie mani?

Vi fu per la Libertà una RIvoluzione Francese, seguita da una repressiva Restaurazione.
Ma poi scoppiarono in tutta Europa altre rivoluzioni.
In Italia "Le 5 Giornate", a Venezia la "Rivolta di Manin", a Roma "Porta Pia"
Nel Sud i Borbonici furono spazzati via come "banditi".
Così si formò l'Italia
.
Con uno Stato Costituzionale e un Parlamento pur essendo Monarchico.

Poi ci furono due disastrose Guerre Mondiali.
L' Italia ebbe finalmente la sua nuova Costituzione Repubblicana.
Alle nuove Elezioni si presentarono 160 Partiti; un migliaio gli eletti.
Eletti dal Popolo !!. Ma presto dimenticarono di esserlo. Prima venne la "Razza Padrona".
Questi poi si crearono la propria "Casta", formata da parenti, amici, amanti.
Poi tu voti il candidato di DX e questo con la faccia tosta va sedersi nella SX.
Tu voti a SX e quello fa altrettanto e va a sedersi a DX.

NEI 3 ANNI DI LEGISLATURA 2018-2021
125 SENATORI E 65 DEPUTATI HANNO CAMBIATO CASACCA
O HANNO FONDATO UN PROPRIO PARTITO

(loro - ti ricordano che nella Ns. Costituzione non vi è "il vincolo di mandato").
Tu "cittadino" non conti nulla. E questo si chiama "Democrazia " BELLEZZA !!!!!

 

... Napoleone oggi direbbe "avremmo bisogno di tutte le Nazione della Terra.... UNITE".
Un unico capo, uniche leggi, unica moneta, unica struttura economica, un unica Politica.

E invece il folle Capitalismo con il Liberazionismo é andato oltre la misura.
Iniziarono a svendere i "gioielli", e molti si trasferirono all'Estero.
(In altri Stati Europei quasi esentatasse- Ridicoli questi chiamarli ancora dell'"Unione").


La Sanità in mano ai privati.

Nella scuola dal 2010 si ebbero drastici tagli ai finanziamenti per l'istruzione pubblica.
NEL 2012 FU PUBBLICATA QUESTA CLASSIFICA
L'Italia la più bassa come "Diffusione della Cultura" in Europa. Ultima !!!

il risultato nel 2015? idem


gli iscritti all'Università ......che in totale sono 1.721.790
gia al 1° anno il 17% abbandona, poi via via altri durante il corso di studi.
Arrivano in fondo - 1° livello 132.827 - 2° livello - 193.505 - totale 326.332
(che sono solo il 19%, la metà della media Ocse che è del 37%).

Forse devo qui dare ragione a DIEGO FUSARO:
"da una trentina d’anni a questa parte, il capitalismo deve procedere alla distruzione della scuola … o alla ristrutturazione in stile capitalistico della vecchia scuola … e della vecchia università ridotta, non solo, a cimitero della cultura, ma a luogo di riproduzione simbolica del potere … … la distruzione pianificata della scuola e dell’università è di strategica importanza: distruggere la formazione dei giovani in crescita, significa neutralizzare in partenza lo spirito critico .. distruggere in partenza le giovani teste pensanti insegnando loro a non a pensare .. Lo scopo della scuola non è più quello di formare individui completi ... inculcando nelle giovani teste pensanti il dogma teologico della religione capitalistica “non avrete altra società al di fuori di questa”.. rinunciate a pensare, immettetevi nel circuito tecnico del puro calcolo senza pensiero …. l’obiettivo della scuola non è più formare ma di fornire competenze tecniche ed abilità scientifiche rimuovendo l’elemento critico della cultura… che è la necessaria stazione di partenza per la formazione di un pensiero critico in grado di mettere in discussione l’esistente saturato dalla forma merce … gli studenti non sono più tali ma sono definiti consumatori di formazione"
(Diego Fusaro)

E lo studio dell'informatica? non vi faccio vedere dove siamo arrivati!! mi leggono molto all'estero e mi vergogno mettere la relativa tabella!!)

Una grande deficienza di innovazioni nelle "scuole pollaio". Mentre quelli svegli e volitivi, lasciano poi l'Italia appena possono.....e all'estero poi ci restano. Per l'Italia questa "fuga" sono 18 miliardi (di preparazione scolastica !?) buttati via. GLI ESPATRIATI SONO STATI 247.900 IN 10 ANNI !


L'Italia non ha saputo seguire l'evoluzione tecnologica e il rischio è che ora a pagare saranno i giovani che restano da noi a spasso o al massimo a fare i rider, a consegnare le pizze.
Ma un po' è anche colpa loro; seguono gli influenzer, quelli che si fanno fotografare sdraiati davanti alla loro Lamboghini,
mentre dal finestrino
distribuiscono qualche foglietto di Euro a 5 poveri "scelti".
Che buon cuore! MA CHE BRAVO BENEFATTORE !!
a me mi sembra piu' un sfottò alla miseria!!
E i giovani guardano quello lì ??
Credo bene che (loro malgrado) i giovani poi sono "incazzati" contro tutti.
ed anche quella folla che sta facendo la fila per un pezzo di pane.

 

IL NUOVO CAPITALISMO !!!

Come numero oggi i potenti della terra si contano quasi su una mano.
Loro ambiscono mettersi la CORONA di Re o di Imperatori; e credono di essere immortali.
Assistiamo nei momenti drammatici come la Pandemia del Covid al loro cinismo.
Chi possiede un vaccino lo vende a chi gli pare, al prezzo che gli pare,
tenendosi stretti stretti i relativi lucrosi brevetti.

UNIONE? iI singoli Stati come nei "cortiletti" del passato
o a decidere (che cinismo!!) ognuno per conto suo cosa usare o a chi darlo.

L’affare dei vaccini anti Covid è un business enorme perché ci vaccineremo tutti
in ogni angolo del mondo e probabilmente ci faranno vaccinare una volta all’anno
e quindi il business ha una sua redditività fortissima anche per il futuro.
BEN PER NOI.
L'Umanità deve vivere non morire!! Ogni cliente morto é un cliente perso!!
E non c'entrano proprio nulla i doveri di solidarietà.

C'é ormai un pensiero unico dominante del neoliberazionista,
che con la sua "azione" considera prevalente su ogni cosa il profitto
con i singoli faccendieri e le sue potenti aziende multinazionali
.
( con qualche politico a reggere solo le carte e anche a baciargli le mani )

E' questa sarebbe il risultato della cosiddetta Civiltà; che ha formato la Ns.Umanità?

Alcuni credono di essere immortali.
non intelligenti ma dei GENI

....poi arriva LEI (profetica) che porta la "vera corona"

E' LEI...... LA MORTE..... CHE BATTE LE ORE
John Locke si rivolterà nella tomba nel tetro ovile.

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IN QUESTE ALTRE PAGINE APPROFONDIAMO MEGLIO

CON UN INTERVENTO DI DIEGO FUSARO

LA FILOSOFIA DI JOHN LOCKE >>>>>>


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