UN LIBRO MOLTO STRANO e SINGOLARE
QUELLA DI VESPA


HO LETTO QUALCOSA SUL LIBRO DI VESPA (da lui presentato in tutti gli show di tutto l' universo mediatico, di DX di SX in cielo e in terra ). Ma che a me non è affatto piaciuto, fin dal titolo. Che non é messo come una domanda, ma é quasi una risposta. Una constatazione forse -in questi tempi - utile alla sinistra?.

Infatti con quel titolo, HA FATTO UN FAVORE ALLA SINISTRA IN CERCA DI VOTI, CHE UTILIZZA DA TEMPO UN OTTUSO E IMMAGINARIO ANTIFASCISMO PER RESTARE A GALLA. CHE METTE IN EVIDENZA E DEMONIZZA SOLO LE "ROVINE" DEL FASCISMO ( ai nipoti, figli, padri che però non hanno ma conosciuto quel ventennio) CHE INIZIO' PROPRIO 100 ANNI FA ESATTI, DOVE VI ERANO BEN ALTRI PROTAGONISTI. QUESTI SI' AUTORI DELLA "ROVINA" PROPRIO IN QUEL VENTENNIO. MA POI - ZITTI ZITTI - ALCUNI DAL DOPOGUERRA IN POI - MA ANCHE NELL'ITALIA DI OGGI SONO ANCORA LI' !! . MA NON SE NE PARLA. SI TACE.

NE' SI ACCENNANO LE TANTE COSE POSITIVE REALIZZATE. COME I TANTI "GIOIELLI" CHE NACQUERO PROPRIO IN QUEGLI ANNI E CHE DIEDERO PER LA PRIMA VOLTA GRANDE FAMA ALL'ITALIA NEL MONDO. MA CHE POI SONO STATI VENDUTI QUEI GIOIELLI - ( fino al 1992 !! ) - PER 4 SOLDI A QUELLA RAZZA PADRONA PER ALIMENTARE CON LE TANGENTI UNA POLITICA (che nonostante "Tangentopoli", poi diventarono più furbi ! ) CHE ANCHE IN SEGUITO NON HA REALIZZATO PIU' NULLA PER L'ITALIA. COSI' I PROPRIETARI CHE EREDITARONO QUEI "GIOIELLI" SE NE SONO ANDATI, E STANNO ANCORA ANDANDO, QUASI TUTTI ALL'ESTERO. (ultimamente anche il "patriota").

 

Io se faccio questa osservazioni è perchè credo che esiste ancora il libero pensiero che me lo permette, che non sono legato al "pensiero comune" che ci si presenta un solo punto di vista, solo il suo. Io nato nel '36, ho vissuto tutta la drammatica guerra, senza genitori accanto, ma ospite di zii e nonni nella casa di Chieti, una dependance di Palazzo Mezzanotte dove ho visto arrivare i "fuggiaschi" (Re, Badoglio e tutto lo Stato Maggiore). Poi si insediò il comando Germanico (che poi bombardato sono riuscito a uscire vivo dalle macerie), poi alla liberazione ci fu il Comando Angloamericano. Che nonostante ci avevano bombardati e mitragliati in pieno giorno (compreso il sottoscritto mentre giocavo in piazza) per 10 mesi, li accogliemmo come "liberatori".


Ero vissuto con mio zio dentro una tipografia, lui mi faceva riporre sempre i caratteri usati nelle forme per la stampa, così dai oggi dai domani a 5
-6 anni leggevo già come un adulto.
Poi tornato in Piemonte, subito al lavoro a 13 anni, in una grande tipografia-legatoria. Una fortuna quella di maneggiare libri tutti i giorni, che sono quelli che i proprietari fanno rilegare, importanti . E per chi é curioso di conoscere lo scibile umano, letteratura, arte, musica, storia, mentre li rileghi é ovvio che li sfogli, ti soffermi sulle immagini e poi leggi anche qualcosa. Ed é automatico che impari molte cose.
Ma accanto mio zio, uomo di grande cultura, sotto casa avevo un professore universitario di greco-latino, con una misera pensione, noi aiutandolo, si sdebitava con me, raccontandomi con una voce carezzevole, tutto sulla Mitologia e sulla Storia Greca e Romana. Aveva anche i sei poderosi volumi dell'Arte Mondiale di tutti i tempi, della Treccani che sfogliavo con molto interesse; così il professore mi insegnò anche a dipingere. Fino a diventare poi un discreto pittore, partecipando a molti concorsi, Fino al punto da essere premiato a Milano "Artista dell'Anno", "Premio Originalità" a Ferrara, e finire anche sul Dizionario Bolaffi Artisti XX Secolo.


Ma furono i libri che diventarono la mia grande passione, a 16 anni avevo già una mia biblioteca di 100 volumi a 20 ne possedevo già 400. E non mi fermai più di collezionarli fino ad arrivare a oggi che ne possiedo 30.000. Assieme all'Arte e 27.000 composizioni musicali, dai corni alla musica classica, fino all'attuale musica moderna. ( >>>>>>>>>>>

Tutte le domeniche ero sempre in montagna a scalare, a rocciare, imitando un giovane (aveva 4 anni più di me) che ci sbigottiva con le sue imprese; era Walter Bonatti:
Poi a 20 anni andai volontario ( ma ero diventato un paracadutista civile - il 131° in Italia) e fui ammesso facilmente al....
Corso di Paracadustismo alla Scuola dei Carabinieri Sabotatori di Viterbo. E oltre che apprendere molte cose, e diventare maestro di Roccia e di Sci, ebbi anche qui la fortuna di trovare uno straordinario AMICO. Dove nacque una straordinaria reciproca empatia.

L'amico era il mio istruttore ORESTE LEONARDI >>>> ucciso in seguito in via Fani, lui era il Capo Scorta di Aldo Moro, poi brutalmente ucciso pure lui.
Un uomo Oreste, intelligente come pochi, straordinario, indimenticabile, ecco perchè quando Moro lo conobbe lo volle accanto a se per tutta la vita; purtroppo terminò per entrambi in un modo tragico.
Era lui Oreste, quello che di solito mi dava la rassicurante pacca sulle spalle, quando dall'aereo mi buttavo da 5000 metri sulle più alte e stupende montagne delle nostre Alpi. (arditi lanci in seguito mai più ripetuti).


Già due anni prima della tragedia, Oreste mi riferì che era molto preoccupato; aveva chiesto perfino una macchina blindata, che gli fu negata.
(La fine di Moro era già apparsa nel film "Todo Modo", (che all'uscita fu sequestrato), Quel film profetizzava uno scenario e anche la tragica conclusione proprio di Moro. Molti fecero finta di non capire, o voltarsi dall'altra parte. Mentre altri (suoi "amici") misero in atto proprio ciò che la trama del film profetizzava. (qualcosa su questo film lo trovate su Wikipedia )


Per anni io ho fatto antiterrorismo, e non furono certo delle passeggiate in quelle valli altoatesinie dei "bombaroli" di Klotz. In una sola notte (11 giugno 1961) fecero 300 attentati dinamitardi.
Diventato anche un bravo fotografo, dopo anni in quel reparto, avevo intenzioni di farlo come mestiere, lasciando anche se di malavoglia il paracadutismo. Ma intervennero i superiori del Comando affidandomi un incarico particolare. Con una speciale autorizzazione del Comandante de 4° Corpo D'Armata, potevo entrare in tutte le caserme di militari (cosa proibita a tutti in quel periodo di alta tensione); dove oltre fare fotografie colloquiavo, tastavo l'ambiente dove vi erano dentro anche degli altoatesini, e relazionavo dettagliatamente ogni cosa.
Forse proprio per questo accurato lavoro, fui poi promosso "Ispettore Incaricato Speciale" per tutto il territorio italiano. Ho così - per 10 anni - in un periodo molto critico ("strategia della tensione") - visitato e conosciuto tutte le città italiane. Accumulando una infinità di conoscenze ed esperienze. E mimetizzandomi perfino entrato nei covi delle BR che si stavano formando con Curcio & C. a Trento.
(Ma non ho mai trascurato la mia passione - i libri - scovandoli nelle bancarelle o nelle librerie delle varie città tanti volumi rari; oggi famosi giornalisti della Stampa e della TV non mancano di interpellarmi o farmi visita, e perfino il ns. Senato mi ha chiesto alcuni documenti).

Poi nel 1980, sconvolto dalla morte di Oreste e di Moro, mi ritiravo da un mondo ambiguo,
che non volevo più avere a che fare. Così diventai un pioniere dei computer.
( in Italia il primo - oggi sono già nei musei !!! )


Alla fiera dell'Elettronica ci fu una serata di 2 ore, trasmessa anche in TV.
Con lo staff di Piero Angela, oltre Faggin e il Ministro Granelli
ci fu uno spettacolo e mi premiarono indicandomi - per l'uso dei Computer -
come imprenditore un "Pioniere Tracciante"

 

A "stregarmi" in una sua visita in Italia a Vicenza, era stato proprio FEDERICO FAGGIN , l'inventore del microprocessore negli USA. Suo padre abitava accanto me. - Fui così il primo in Italia a farmi arrivare il nuovo PC IBM 80 (poi mai arrivato da noi, per via dell'antitrust USA). Feci pubblicità per il mio nuovo grande negozio (che non esisteva nemmeno a Milano o Roma) che fu presto il più visitato della città, soprattutto dai giovani, visto che avevo piazzato i computer in varie scrivanie proprio per farli usare e farli anche loro "stregare"; io spiegavo cosa faceva il computer e come fra breve sarebbe cambiata la nostra vita e il nuovo corso della scrittura. (ma non i politici, che avevano messo un' IVA del 38% sui computer, perché considerati "beni di lusso" (!!!!). Sui giornali io feci un durissimo intervento - che arrivò perfino in Parlamento - ed era così ironico da farli vergognare. Ma ottenni il risultato, fu abolita quell'IVA.
Altra grana quella dell'Annona e della Camera di Commercio; non avevo la tabella che autorizza la vendita di "macchine d'ufficio"!
Quando decisi di fare il Corso alla C.C, fu imbarazzante per i miei esaminatori, perché agli stessi proprio io avevo a loro venduto un computer. E così anche al figlio dell'Assessore Comunale.

Del resto i "grandi" lo snobbavano il computer; un giornalista forse seccato dalla mia invadente pubblicità scrisse "Lei legge troppa fantascienza; sopravviveremo anche senza il suo computer". Questo non aveva capito nulla del tempo che stava vivendo.
Ma fu così anche in una scuola magistrale, dove volli fare una dimostrazione; inizialmente sembravano interessati; ma poi la preside mi liquidò quasi umiliandomi: "ai computer non siamo per nulla interessati" !!! "noi nell'insegnamento abbiamo la nostra logica verbale"!!! - I computer? servono solo per giocare !!! E forse dopo un po nemmeno quello!!!".
(la stessa cosa dissero 500 anni fa per il libri stampati: "...essi pretendono di fare scienza, bruciateli !!! ".

HO DEDICATO pagine alla SCUOLA DI OGGI con la sua DAD >>>>>

Poi altrettanto disse un A.D. di una grande banca italiana, dove feci scoprire cos' era il MODEM, e riuscii con successo a collegare la Sede con una Filiale; mi disse "quelle "cose lì" non avranno un futuro, i nostri dati bancari non possono di sicuro viaggiare su un banale filo telefonico". (chiamò il Computer e il Modem "quella "cosa lì" !!!!)
Ma ad ignorarlo erano anche gli utenti nel campo musicale; quando mi arrivò il "MIDI sequenzer" per la musica elettronica. Salvo uno, che assieme a un computer Atari, andai a consegnarlo di persona, lui non c'era, ma la madre mi accolse un po' indispettita con "ma... ancora questi costosi aggeggi !!! non ne ha abbastanza??". Lui era ZUCCHERO !!!

Poi dopo averne venduti in 10 anni, ca. 6000, a Banche, Industrie, alla Rai, al Vaticano, ai giornali, mi sono ritirato dalle vendite per fare solo più programmi; molto più redditizi, visto che nel '90 ti davano una percentuale sulle vendite de 7-8%, quando a inizio anni '80 l'utile era invece del 45%.

Ritiratomi in una grande villa, curai i due figli (uno l'ho fatto laureare in Ingegneria Informatica) che in breve tempo diventarono più bravi di me; fino a realizzare programmi per la Fiat, la Marcegaglia, tante altre industrie e Banche. Purtroppo in Italia eravamo molti indietro nell'uso dell'informatica. Non così in Svizzera che attratto da mio figlio mi ha lasciato e ci è finito con tanta sua soddisfazione. Poi mi ha lasciato anche la figlia, esperta in IBM 400 e anche lei dopo tanti programmi per industrie. Si è sposata con un grande proprietario terriero e ora cura la loro azienda-modello usando molto l'informatica satellitare nel campo agricolo.

A quel punto, io e mia moglie abbiamo venduto tutto, mi sono spogliato di ogni avere, fatto in anticipo le spartzioni ereditarie e mi sono dedicato più soltanto al mio Hobby, utilizzando la mia sterminata BIBLIOTECA >>>>>>

E nata così (oggi visitata da ca. 2 miliardi di naviganti) il SITO "STORIOLOGIA" >>>>

HO FATTA QUESTA PREMESSA, per dire che "Storia" ho avuto nella vita, i motivi e come sono riuscito in primis di persona, ma anche ad accumulare tanto materiale storico. Che oggi - senza avere nessun compenso, ma tutto ...gratuitamente - ho riversato sul Web.

Materiale storico di cui sono ben fornito, mentre oggi non ho trovato nelle pagine di Vespa i veri motivi dell'entrata nella sciagurata guerra degli italiani nel 1940. Non una eloquente immagine originale della "Dichiarazione di Guerra fatta alla Francia" firmata dal Re. Né tutto il resto del ventennio, che sotto molti aspetti è stato - come vedremo più avanti - anche molto valido .


( " assumo oggi il comando" .......)
e tantomeno si cita il suo Decreto sulla "Difesa della Razza"

Una guerra che solo il Re (con il suo Statuto Albertino) poteva dichiarare. Se invece l'avesse voluta Mussolini e LUI era contrario, avrebbe potuto far cadere il suo Governo, destituirlo, sciogliere il Partito Fascista, e farlo perfino arrestare. (Quello che poi lui fece il 25 luglio del 1943, avvalendosi sempre del suo "Statuto Albertino". Con al suo fianco l'ambiguo BADOGLIO; che finalmente (!!!) fu poi lui ad andare al Governo. Finalmente! L'ebbe insomma vinta su Mussolini che lui aveva sempre detestato).
Fin dall'inizio del Fascismo, fin dalla Marcia su Roma del 28 ottobre '22!! Badoglio quel giorno aveva consigliato il Re di proclamare lo stato d’assedio e mobilitare l’esercito contro i fascisti: "mi dia pieni poteri e al primo colpo faccio disperdere questi scalmanati e faccio finire subito questo fascismo". Il Re temendo forse di perdere il trono, non gli concesse questi poteri da estremista, ma anzi chiamò Mussolini al Governo. (che manterrà per 20 anni, 8 mesi e 25 giorni).

Da tutti i giornali non mancarono i consensi, compresi molti industriali e noti personaggi del Paese.
(che poi Mussolini volle presentare in un suo monumentale volume "La mia Nazione Operante"
QUI il volume originale con tutti i NOMI e la loro BIOGRAFIA >>>>>>>>>>>

Ma anche i grandi quotidiani salutarono questa svolta del Governo tutta a destra: ALBERTINI direttore del Corriere della Sera, scrisse: "Il fascismo ora interpretato é l'aspirazione più intensa di tutti i veri italiani" .
Gli fece eco La Stampa: "Il governo Mussolini é l'unica strada da percorrere per ridare agli italiani quell'"ordine" che tutti ormai reclamano intensamente".
Sulla perdente sinistra, perfino NENNI
(Storia di quattro anni, p.212) scriveva criticandola:"...nessuna preparazione tecnica si era compiuta. Non c'era un piano d'azione della sinistra, annaspavano. Alle parole non corrispondevano le benché minime opere pratiche e concrete, con i lavoratori ormai esasperati per gli inutili ricorrenti inviti a scioperare". (e furono proprio le fallimentari "Settimane Rosse" e le "Serrate" degli industriali uniti, a far fallire le progettate, leniniane "espropriazioni" "morte a i padroni", illudendosi di trasformare il proletariato in una nuova classe dirigente. E con cosa? con quelle ribellioni nelle piazza fatte dai loro fanatici che si chiamavano, fin da quando erano nate (1876) "fascisti?).

Con il successo di Mussolini, salito al Governo, con il consenso del RE, il barricadiero Badoglio si era solo illuso di far finire Mussolini e il suo fascismo. Privato da ulteriori incarichi militari fu mandato in Brasile come ambasciatore. Ma nel 1925, tornato in Italia lo troviamo (non si sa come) Capo di Stato Maggiore Generale. (ma - ricordiamo - che le nomine le faceva solo il Re).
Da quel momento Mussolini dovette sempre subirlo Badoglio; eravamo del resto in una Monarchia ed era il Re a comandare e decretrare. Ed era lui ad averlo richiamato per quell'incarico. Poi verso la fine del '35 lo troviamo Badoglio a comandare la spedizione in Etiopia, dove per vincere iniziò subito a usare i gas all'iprite. Che spruzzati dall'alto dagli aerei in formazione, oltre a sterminare subito gli abissini, inquinavano anche tutte le acque di fiumi, ruscelli, laghi. Dove passavano quegli aerei rimaneva più solo la desolazione.
(furono inutili tutte le reazioni non solo dell'etiopico Negus, ma anche di molti Paesi, che per queste violazioni applicarono le "Sanzioni" all'Italia, Che mancando così le importazioni, dovette adottare l' "Autarchia".

SULL' IMPIEGO DEI GAS non è vero che fu autorizzato da Mussolini. I documenti pubblicati dimostrano che Badoglio autonomamente - quando arrivò in africa - aveva già subito cominciato l'uso delle armi chimiche sin dal 28 novembre 1935. Fu lui il responsabile autore di 65 bombardamenti con i gas. Nel marzo del 36 ne aveva usato già 1.000 di bombe C-500-T.

(c'era mio mio padre (Gonzato Giuseppe) che nei camion allestiti ( . )le trasportava all'aeroporto. Il 4 dicembre ne trasportò 45 quintali, il 6 dicembre 76 quintali, dal 22 dicembre al 18 gennaio 1936 duemila quintali)


Compiendo queste stragi, Badoglio riuscì a vincere, entrare il 26 aprile ad Addis Abeba, in trionfo a cavallo (ma non è vera l'immagine di Beltrame, sulla qui a fianco "Domenica del Corriere", ma vi entrò sopra una sgangherata auto che guidava anche qui proprio mio padre).
Badoglio raccolse così al suo ritorno il successo e gli onori soprattutto quando fu messa la corona di Imperatore al Re, e lui stesso a ricevere una montagna di onorificenze, decorazioni, medaglie. E anche il suo libro "La mia guerra d'Etiopia" in edizione pregiata, autografata, fu reclamizzato e venduto in migliaia di copie. (Anche questo libro fu reclamizzato come quello di oggi in tutto "l' universo mediatico" di allora).

Poi Badoglio ottenne pure da Mussolini (ovviamente a furor di popolo e dal Re) la tessera da Honorem del Partito Nazionale Fascista. Proprio lui !!!! Ma poi si indignò quando il Re volle nominare Mussolini "Primo Maresciallo dell'Impero". Indignazione perché Badoglio - dopo la sua grande vincente impresa coloniale - non si sentiva affatto il "Secondo" . Anzi il suo successo - andava dicendo - aveva dato una maggiore popolarità proprio allo stesso Mussolini.

Altrettanto con il suo libro fece Starace (lui nell'immagine sopra al suo fianco, berretto inseparabile NERO) libro che indispettì Mussolini, perchè dava una eccessiva pubblicità alle sue geste africane, celebrando se stesso.
Lui era partito senza aver nessun grado, ma poi sentendosi un Napoleone, dava un titolo al libro che suonava male: "La Marcia su Gondar"
Quasi volesse mettere in ombra la Marcia per eccellenza, ossia quella su Roma. Ma anche Starace non mancò prima di ogni raduno di vendere e rilasciare copie del libro con tanto di autografo.
( Ma di lui parleremo ancora, più avanti.)

Furono poi proprio quelle Sanzioni accennate sopra, che riuscirono a buttare un isolato Mussolini nelle braccia di Hitler.
(Ma - quelle Sanzioni - furono solo una "pagliacciata". Basti dire che gli inglesi continuavano a esportare proprio in Germania materiale bellico e ogni cosa. Non solo, ma poi a inizio '38 ci fu un incontro tra i due Stati per stabilire reciprocamente un "boiocottaggio" delle importazioni di merci dagli USA.
che furono una pagliacciata le sanzioni, lo conferma il comportamento ambiguo dell'inglese SAMUEL HOARE >>>>

Furono Paesi che si voltarono dall'altra parte, forse non immaginando ancora chi era veramente Hitler; e lui colse l'occasione per farselo Mussolini amico e a alleato. Fu questo l'inizio di una empatia falsa, perchè Mussolini non aveva mai apprezzato quel "caporale", che al suo primo incontro in Italia a Stra nel '34, era rimasto sconcertato: parlò sempre lui, per 2 ore incessantemente e Mussolini non approvò questa sua presunzione. Poi sulla "Razza Ariana" meno che mai (dicendo ironicamente "quando loro vivevano ancora nelle grotte noi avevamo a Roma già una civiltà, i palazzi, l'arte, la letteratura... ma chi credono di essere questi barbari?).
Elisabetta Cerruti, che era presente nel suo libro di memorie “Visti da vicino”, scrisse che
"Mussolini nel congedare Hitler a Stra, ebbe a dichiarare a me che la visita di Hitler non é stata affatto un incontro, ma uno scontro!"-
Ma cionostante ne diventò (forse involontariamente) succube.
Indubbiamente a buttarlo nelle sue braccia - a causa delle loro sanzioni - furono i Paesi che seguitarono a voltarsi dall'altra parte. Permettendo a Hitler di cogliere l'occasione di aiutare l'Italia di Mussolini, con le sue esportazioni non solo di armi ma anche di tutto il resto, carne, patate, legumi e perfino gli spaghetti. Diventò così un cappio al collo!!!
Da pentirsene Mussolini, ma in ritardo; anche quando conquistata l'Austria, Mussolini temette che Hitler volesse riprendersi l'Alto Adige, e poi chissà... come aveva affermato in un convegno un suo Gaulathier ("Che nei progetti di Hitler c'era l'intenzione prima o poi di scendere dal Brennero liberare i tirolesi dell'Alto Adige e proseguire verso Verona, fino a riprendersi a Trieste l'Adriatico")

Riportato questa "uscita" in Italia, Mussolini allarmato chiese delle spiegazioni: Hitler gli rispose che "quel Gaulathier era quella sera ubriaco" e che lui aveva "ben altri progetti".
Tuttavia Mussolini temendo proprio quella mossa, corse ai ripari, allestendo numerose caserme in Alto Adige e nei pressi del confine una "Linea anticarro" chiamato "Vallo Alpino" (ribattezzata eloquentemente "Linea "non-mi- fido").
Poi confidandosi con suo genero Ciano
(é riportato nelle sue memorie) gli disse "se Hitler farà un solo passo sul confine, gli scatenerò la reazione dell'Inghilterra e della Francia.... e la pagherà cara".
Nel '38 con i due Paesi si era ancora in discreti ottimi rapporti, ma sempre con Ciano, Mussolini aggiunse "....certo che per una simile alleanza (con la Francia) dovrò forse digerire un limone acerbo". (forse rammentando la questione Nizza).

Poi dopo che Ribbentrop a Roma (il 28 ottobre 1938) aveva proposto un possibile patto di alleanza - Italia-Germania (perchè lui affermava "che fra inglesi e francesi già esiste - in caso di guerra - una infida alleanza militare di reciproca assistenza - com'era già avvenuto nella 1a G.M.) e che questa era "la volta buona per l'Italia di approfittare dell'aiuto tedesco". E proprio lui, Ciano (non Mussolini) andò a firmare a Berlino - il 22 maggio 1939 - il patto chiamato "Patto d'Acciaio".
(Ma anche questo era valido solo se firmato dal Re, e Ciano era solo un ministro. QUI il testo originale >>>>>>>
(Ciano, fra l'altro non aveva mai amato i tedeschi, perché suo padre aveva combattuto contro di loro nella 1a G.M.)

Era quella una Alleanza Sgradita e ambigua " perchè non si citava nel "Patto" se era previsto un aiuto solo nella difesa o se si doveva essere comunque legati anche in caso di offesa. Ma il punto 3 era scritto molto chiaro, l'Italia si vincolava ad entrare in guerra a fianco della Germania se questa scatenava un conflitto a un'altra potenza, e l'Italia l'avrebbe dovuta sostenere con le sue forze militari, di terra, di  mare e dell'aria.

Era dunque questa un'alleanza non solo difensiva ma anche offensiva, ma che come vedremo - quando Hitler iniziò la sua guerra dalla Polonia - l'Italia non volle rispettare il Patto, trincerandosi in una "neutralità" e in una "non belligeranza". Si trovò la scusa che l'Italia non era preparata, e nello scrivergli Mussolini, in una famosa lettera (che possiedo ma è troppo lunga da riportare) elencò quanto gli abbisognava per intervenire anche lui: armi di ogni tipo, automezzi, carri armati, aerei, contraerea, petrolio, carbone, acciaio: la richiesta era astronomica; ci sarebbero occorsi 2 anni e 50 treni al giorno per fargli recapitare quello che lui chiedeva. Rivelando così che l'Italia era tutto un bluff, che le sue 9 milioni di baionette non esistevano. Che insomma Mussolini e i suoi italiani erano solo dei poveracci!!
Ma ora Hitler sapeva che l'Italia - in quelle povere condizioni - non avrebbe mai potuta essere una sua possibile futura rivale, ma che all'occorrenza semmai, poteva essere un suo futuro obiettivo se l'Italia si fosse defilata e comportata male nei suoi confronti. Lui a quella "folle" richiesta rispose a Mussolini: "salvo qualche aiuto che provvederemo a inviarvi, per tutto il resto è impossibile accontentarvi, ma faccia della buona pubblicità alle nostre immediate e future operazioni belliche". Ma come vedemo - la pubblicità - non ebbe bisogno di farla Mussolini. In Italia la fecero chi per p suoi interessi voleva entrare in guerra con Hitler, dicendo:
"Ma allora per cosa ci siamo alleati affare?"
ed erano quelli che costruivano le...
"scatole di sardine"
che i maligni dicevano
"fatti per all'Upim per il reparto giocattoli"
.

Non come l "Panzer" nazisti 10 volte più potenti;
o peggio come quelli Russi 40 volte più potenti i T 34 che poi travolsero quelli tedeschi.


Mussolini non sapeva ancora nulla sull'invasione della Francia. Anche se andava dicendo: "quello lì, dopo mi fa un fono ma solo dopo aver dichiarato una guerra a destra, sinistra, al centro".
Eppure Mussolini, salendo in cattedra, con le sue lettere infastidiva Hitler, volendo scoraggiarlo nel proseguire il folle progetto che - lui scrive - "rischiava di far incendiare l'intera Europa". Ma anche "gli Stati Uniti non lo permetterebbero".
FU PROFETA !!!

Di questa lettera abbiamo qui sotto anche la bozza: ma Hitler a questa originale nemmeno gli rispose.

 

MA ALTRETTANTO FECE POI PER L'INVASIONE ALLA RUSSIA.
( abbiamo quest'altra lettera originale inviata da Mussolini a Hitler ) .
Dove MUSSOLINI non solo consiglia Hitler di fare una PACE ma che .....
"la Russia non potrà mai essere annientata e nemmeno essere conquistata". (fu profeta!!)
ma gli suggeriva semmai di fare invece un "vallo orientale", un MURO - (lo fece poi Stalin)).


.....to e tenuto. Le avanzate estive e le ritirate invernali, non possono
ripetersi, nè durare a lungo, senza condurre ad un esaurimento
- sia pure reciproco - ma a tutto ed esclusivo vantaggio degli angloamericani;
che avrebbero poturo intervenire.
Bisogna quindi in un modo e nell'altro liquidare il capitolo russo".

Se leggiamo queste due lettere, la Storia che ci raccontano, é tutto ben diversa da chi scrive che il "criminale" era Mussolini. Mentre proprio lui - come abbiamo letto - cercava di scoraggiare l'intervento in Francia, poi in Russia accennando perfino a quello degli USA in Europa.
Insomma con molto realismo cercava di scoraggiare e metter fine alla guerra di Hitler.

MA MUSSOLINI NON ERA SOLO, MA ERA CIRCONDATO DA GENTE INFIMA CHE IN ITALIA VOLEVANO LA GUERRA !!!!! MA FORSE CONVINTI DI VINCERLA LA VOLEVANO ANCHE LA FRANCIA, L'INGHILTERRA E... LA RUSSIA CHE ERA ALLORA ANCORA ZARISTA. SOLO NEL '17 - LIQUIDATO LO ZAR - SI RITIRO' E DIVENTO' BOLSCEVICA

Nonostante quel "Patto d'Acciao" dei Nazisti con l'Italia i due Paesi europei (anche se ignoravano quella lettera da "poveraccio" che abbiamo accennato sopra) si voltarono dall'altra parte. Ci furono così "due presunzioni" da una parte e anche dall'altra. Che però presto - le due pagheranno caro. Come anche chi credeva di essere DIO.

PASSIAMO ORA PROPRIO ALLA SCIAGURATA GUERRA ALLA FRANCIA.
A suggerire al Re di fare la "Dichiarazione di Guerra" (vista sopra) fu lui Badoglio, e ancora lui a suggerire (perchè già presagiva che sarebbe finita male con quello sgangherato esercito che avevamo) di affidare il comando a Mussolini - proprio lui che non voleva entrare in guerra, e da quasi un anno si era schierato per la "non belligeranza " -
Ma non così i produttori di materiale bellico (che già pensavano di fare affari come nella 1ma G.M. dove decuplicarono maestranze e produzione. Inoltre si era schierata per l'intervento tutta la stampa: "ma allora cosa ci siamo alleati a fare?", " chi non spara spira", "potremmo con Hitler andare fra poco a passeggiare a Parigi, e forse anche a Londra". E lo stesso Re si aggirava fra i generali dicendo "chi è assente ha sempre torto". Non aveva dubbi.
Lo sentiamo anche con la sua voce.....
Vi parla il Re.... "nessun dubbio sfiora la mia mente" "l'avvenire dell'italia sarà garantita dalle armi"
(richiede plug-in RealAudio(r) o RealPlayer(r))


Sappiamo poi come finì questo intervento italiano. Molto male!. Tutti - duchi, principi, marchesi - oltre a certi generali che però si ignoravano l'un l'altro - volevano comandare senza avere le capacità, nè cosa fare. Mussolini non contava nulla!! Assistette solo a un triste spettacolo. Non avevamo nemmeno una contraerea, così gli inglesi potevano indisturbati bombardare Torino. E impiegarono i soldati in camicia da spiaggia, visto che si parlava di attacco nelle Alpi MAR-ittime, mentre invece dovettero poi portarsi nella Alpi a quota 3.000, dove furono sorpresi da una tormenta di neve e ne finirono buona parte congelati.
Quando poi finì questa triste "commedia"- con Hitler già a Parigi - il finale fu ancora più triste; l'Italia non fu nemmeno ammessa a Parigi alle trattative di pace di Hitler con la Francia.

MA TORNIAMO ALL'ATTACCO INIZIALE DEI TEDESCHI IN FRANCIA (già subito in difficoltà)
Il dramma per l'Italia (che si era fin dall'inizio - non rispettando il Patto - dichiarata neutrale) iniziò a Dunkerque il 26 maggio. Le forze corazzate tedesche dopo aver tagliato fuori quelle francesi, raggiunsero le coste della Manica e fecero rocambolescamente ritirare agli inglesi armi e bagagli e far ritornare sulla loro isola i 400.000 soldati; quelli che erano sbarcati e che avrebbero dovuto aiutare la Francia. (ma questo intervento e ritirata, sembra essere stata una messinscena forse voluta da Churchill. - Anche perché poi l'invasione dell'Inghilterra - già quasi tutta pronta più a nord, fu annullata da Hitler, sconcertando i suoi generali.
(Ma tutto questo é ancora oggi, un mistero. E forse fu ancora Churchill di suggerire a Ciano, a Mussolini e al Re di invadere la Grecia? - Ne parleremo più avanti.


"Dunquerque più che una sconfitta dell''Inghilterra è stata la sconfitta dell'Italia".
La sua "non belligeranza" furono per Mussolini i peggiori della sua vita. - Poi Mussolini si fece convincere di entrare in guerra spinto dalla paura che aveva della Germania - O forse vi entrò spinto da un calcolo che si mostrò errato. Aspettava che Francia-Inghilterra e Germania si logorassero tra di loro, poi sarebbe intervenuto lui come paciere, come a Monaco". (archivio Grandi, b. 152, fasc. 199, sottofascicolo 6, ins.3, 1 agosto 1944, f.86).

Nessun generale al mondo avrebbe immaginato che la potente Francia sarebbe crollata in poche settimane e che l'Inghilterra - con 400.000 uomini si sarebbe ritirata a Dunquerque. In una situzione del genere nemmeno un Giulio Cesare, nemmeno un Napoleone, avrebbeto saputo cosa fare.
Gli antimussoliniani e gli antifascisti di oggi, loro cosa avrebbero fatto???
Sappiamo dunque come poi finì in Francia.
Con Hitler a sfilare nei Champ Elisee di Parigi. E firmarsi da solo la Pace.

Ma ci fu pochi mesi dopo -forse solo come una rivalsa- con Ciano che non vedeva l'ora di fare una invasione alla Grecia.
QUI LA SEDUTA PER IL PRETESTUOSO INTERVENTO SULLA GRECIA >>>>>>>

(ma qui vi è stato sempre il dubbio che sia stato Churchill a suggerire questo attacco alla Grecia. "vai lì poi arriverò io". Un attacco dell'Italia, per allontanare Hitler dalle coste del nord Europa, e farlo impegnare in Grecia (ed è quello che poi accadde, perdendo così tempo in Iugoslavia e Grecia, che fece poi - per il ritardo - fallire l'invasione in Russia).

Ma la borsa con i documenti di Churchill sono scomparsi dopo la cattura a Dongo di Mussolini.
Erano 62 (sessantadue!) lettere che... Churchill aveva inviato a Mussolini. Non per nulla che proprio Churchill andò di corsa in "vacanza" sul lago di Como per 15 giorni, impegnato a rientrarne in possesso. Non si sa se riuscì a riaverle. E anche se ci riuscì, dato che erano state copiate a Dongo, sembra che una copia sia finita in mano a Enrico Mattei (che era il presidente dei partigiani "Cristiani"!!- Che poi - anni dopo- ebbe uno strano (mai chiarito) incidente dove morì.
(Su quei documenti non per niente un Mussolini nervoso, durante la sua fuga ripeteva ai suoi accompagnatori "Fate attenzione a quella borsa, ci sono documenti di grandissima importanza storica".
Cosa vi era in quella borsa e cosa c'era scritto in quei documenti, lo possiamo non solo immaginare perché Mussolini fece una
imprudente dichiarazione in una intervista apparsa sul Popolo di Alessandria il 22 aprile; 6 giorni prima (!!!) della sua esecuzione. Ma quello che disse al giornalista
sembra che abbia firmato la sua condanna a morte.

Disse e l'altro scrisse: "Ho io una documentazione che la storia dovrà compulsare per decidere....Io sono tranquillo....Non so se Churchill é, come me, tranquillo e sereno....".
TUTTA L'INTERA INTERVISTA E' RIPORTATA QUI >>>>>>



TORNANDO ALL'INVASIONE DELLA GRECIA Troviamo a guidare questo intervento militare proprio Badoglio, che scrisse a De Vecchi "il 28 ha inizio la spedizione punitiva contro la Grecia, questi porci greci avranno il trattamento che si meritano".-
Ma poi - per i rovesci subiti da questa spedizione, dove dovette (Churchill non avrebbe dunque sbagliato) fu costretto ad intervenire l'infuriato Hitler
che temeva se l'Italia perdeva di avere poi una filoinglese Grecia alle sue spalle, visto che nel suo programma (segreto) c'era invasione della Russia.

La conduzione fallimentare di Badoglio in Grecia suscitò accese critiche, e lui umiliato - anzi si voleva la sua destituzione - fu costretto a dare le dimissioni e rientrare in Italia. Diedero il comando a CAVALLERO che lui disprezzava. In cuor suo prometteva vendetta!!!.
Infatti qui il diffamato Badoglio, iniziò subito a prendere le iniziative politiche finalizzate alla destituzione di Benito Mussolini. Che il 25 luglio del '43 il "Gran Consiglio" mise non solo fine al suo governo e al fascismo ma lo stesso Mussolini fu anche arrestato.
Quanto all'odiato CAVALLERO, quando ci fu la fuga da Roma del 9 settembre, deliberatamente lasciò sulla sua scrivania, invasa poi dai tedeschi, il rapporto dove Cavallero scriveva di essere un anti-nazista e che avrebbe dato tutto il suo appoggio allo sbarco angloamericano su Roma. Trovato questo rapporto dai tedeschi, Cavallero fu arrestato come traditore e finì giustiziato con una pallottola in testa.

Il Re - in quel 25 luglio - deciso a formare il nuovo Governo, come Capo chi troviamo? Ma BADOGLIO !!. Soddisfatto? Non abbastanza. Nel dopoguerra - pochi giorni prima dell'incognita del Referendum - se avesse vinto la Monarchia cercò di convincere il Re non a nominare Umberto suo successore, ma a farsi nominare LUI (per i successivi 15 anni) REGGENTE del nipote Vittorio Emanuele che aveva allora 6 anni. Sarebbe così diventato lui il SOVRANO d'Italia. Il Re ne ebbe una triste
impressione; rimase indignato e perfino sconcertato. Non gli rivolse più la parola. Conobbe - finalmente - con molto ritardo l'ambiguità di Badoglio. Scoprì chi era veramente Badoglio.
Che "voleva buttare a mare il Sovrano per salvare se stesso da quella Italia che stava fecendo il Referendum" (cit. anche in Degli Espinosa,
"Il Regno del Sud", pag. 173).

Al Referendum poi vinse la Repubblica, dove finì dopo un solo mese la nomina di Re di Umberto. Che poi assieme allo stesso Re furono inviati entrambi in esilio. Il Re morì non molto dopo - il
il 28 Dic. 1947 - ad Alessandria d'Egitto.
Ma il giorno della sua morte rappresentò per l'Italia una BEFFA che RACCONTIAMO NEI PARTICOLARI qui >>>>>>


E Badoglio dove fini? L'ONU aveva dato vita a una Commissione per punire i criminali di Guerra. Badoglio era fra questi; da sottoporre a processo, per aver usato in Etiopia i micidiali gas. Ma quando la Commissione d'inchiesta italiana cominciò i lavori il nome di Badoglio non compariva più in nessun elenco. Scomparso dalla scena, lui si era trasferito nel suo piccolo agricolo paese natale a Grazzano (500 anime) dove li morì 1º novembre 1956 per un attacco cardiaco. In suo onore il paese poi cambiò nome in Grazzano-Badoglio.
(anche se oggi vi é una querelle sull'eliminazione di questo nome a molti non gradito per i fatti sopra riportati.
Meno male che non era nato a Roma, perché oggi si chiamerebbe Roma-Badoglio).

Ma a parte l'episodio della Marcia su Roma - visto sopra - che avvenne nel '22 - abbiamo sul RE già un ambiguo precedente. Sappiamo (sempre con il suo Statuto) che nella 1a Guerra Mondiale, tradendo il trentennale Patto con l'Imperatore Austriaco, fu lui allora a venderci alla Francia dandogli una "coltellata alla schiena", dichiarando guerra sia all'Austria che alla Germania, dopo aver stipulato con l'ebreo SONNINO e all'insaputa dello stesso Parlamento il "Patto di Londra", la cosiddetta "Triplice Intesa" con Francia, Inghilterra. (talmente "insaputa" che Cadorna stava già organizzando sul Reno con il suo esercito italiano, la difesa tedesca. Ma invece di attraversare l'Austria per difenderla dovette cambiare strategia e assalirla. (non è che poi - finita questa guerra - ci guadagnammo. Fu una "Vittoria Mutilata" dopo che in Italia vi erano morti 600.000 uomini, caricata di debiti fino al 1984 (ripeto fino al 1984!), con 5 milioni di reduci a spasso e con un Paese affamato. Una situazione che i disfattisti di sinistra gioivano ("bella cosa avete fatto a voler questa guerra; bravi!") trovarono utile per scatenare scioperi inconcludenti, fino a causare la loro stessa estinzione (con le "Settimane Rosse") e a far nascere la riunione di San Sepolcro di Mussolini, che mise le basi del suo partito e riuscì a unire proletariato (che finalmente poteva lavorare e prendere uno stipendio) e i padroni (che finalmente potevano produrre e dare loro uno stipendio). (Mussolini piuttosto abile mise nel sottotitolo del suo giornale "Dei lavoratori e dei Produttori". Due mondi che fino allora erano stati reciprocamente ostili.

Ma poi il RE nel '40 (sempre con una sua dichiarazione di guerra- vista sopra ) fu lui a venderci alla Germania alleandosi ai nazisti per dare "una coltellata" alla schiena" questa volta a una Francia che era già spacciata e con una Inghilterra che a Dunquerque si era defilata.
E lì fu il Re e Badoglio a volere quella guerra, e non Mussolini che aveva già da un anno dichiarato la sua "neutralita", la "non belligeranza", deludendo il suo alleato, che gli mandò a dire: "capisco che non siete militarmente preparati, faccia allora almeno pubblicità al nostro intervento". SAPPIAMO - come visto sopra - COME POI FINI' QUELLA GUERRA.

E sempre il Re e Badoglio, dopo la loro ignobile fuga da Roma, firmato l'"armistizio" (ma era una "RESA" senza condizioni), ci vendettero agli angloamericani tradendo questa volta l'alleato Hitler. Su suggerimento di Eisenhower il 13 ottobre (dopo quasi un mese dall'8 settembre) il Re dichiarò guerra alla Germania, e nel farlo chiese a Eisenhower di essere considerato un "alleato" degli USA. Ma Eisenhower davanti alla sua (disse) "oscena" proposta gli ricordò il suo stato di..... "perdente": "Questo non é possibile. Un "vinto" non può chiedere al "vincitore" di essere suo alleato. Giammai!!!".

E che eravamo "perdenti", e considerati sempre "nemici" (nonostante i partigiani dicessero (e diranno) che erano stati loro i "Liberatori", a Parigi venimmo chiamati e sempre trattati come "nemici".
Fu inutile l'accorato e umiliante discorso di De Gasperi (lui che non era stato nemmeno invitato a parlare)

QUI l' originale "diktat", il discorso di De Gasperi, l'intero ....."TRATTATO DI PACE >>e la fine delle Ns. Colonie>>>>

La "Resistenza" così chiamata da Partigiani e che dicono di aver loro contribuito alla disfatta dei nazisti
é una storiella raccontataci; fino al punto che alcuni studenti di oggi
credono che la "Liberazione" l'abbiano fatta loro.
Anzi.... che perfino la Guerra Mondiale è terminata per merito loro.



Gli angloamericani il 20 aprile non avevano ancora oltrepassato il Po. Rimasero in attesa perchè erano in corso incontri con i nazisti per concordare una resa. E solo quando questa avvenne con Wolff, si mossero verso Milano. Avuta questa notizia, dell'arrivo degli angloamericani, dalle valli scesero verso Milano le bande di partigiani. Misero anche un comando provvisorio il CLN-AI che si prese pieni poteri. Loro - già con le prime bande - non erano mai stati graditi dagli angloamericani, - a fine '44 - avevano tentato di scioglierle. Per loro la guerriglia partigiana era un fatto anacronistico e anarchico, privo di interesse, e nemmeno volevano capirla e quando la capivano erano convinti che erano persone e bande in armi con una marchio ideologico inconfondibile e per loro inquietante. Metà di loro del resto erano di sinistra e guardavano a un ricongiungimento con gli uomini di Tito che avrebbe offerto da Est il suo contributo.

I "liberatori" non concepivano una lotta di disertori che si dicevano però "patrioti". Pur avendo gli angloamericani ricevuto qualche aiuto nell'ostacolare la ritirata dei nazisti. I partigiani ovviamente rifiutarono di sciolsersi e di andare a casa. Motivarono questo rifiuto dicendo: "se andiamo a casa quelli ci deporteranno, o ci metteranno al muro".
Ma poi all'inizio del '45 gli angloamericani - prevedendo una avanzata via terra - li accettarono, provvedendo anche a rifornirli di materiale con i paracaduti. Ma insieme ai rifornimenti misero anche degli informatori. Così vennero a sapere che a Milano era prevista una "insurrezione" un "Golpe" guidato da bande di partigiani "Rossi", seguendo la direttiva N. 16 di Longo; che con l'aiuto anche di 5000 partigiani dell'Est di Tito, aspettavano che la "Bandiera Rossa" come era già avvenuto a Berlino Est sventolasse sulle macerie di Milano.


Ma l' "insurrezione" non fu nè messa "in atto", né fu un "epilogo vittorioso".
Del resto solo se ci provavano, Churchill era pronto a riempirci i cimiteri come aveva fatto in Grecia.
"Quanti poi insisteranno nella nostalgia della mancata rivoluzione, cadranno in un duplice errore: non solo quella rivoluzione era impossibile farla in quel contesto storico, ma anche impossibile farla perchè avrebbe potuto contare solo su una parte delle forze che troppo facilmente le si attribuiscono"
("Storia dell'talia Partigiana" di Giorgio Bocca)

Tuttavia gli angloamericani temevano che questa insurrezione avvenisse per davvero.
Soprattutto quando ci fu lo scenario di giubilo della "macelleria messicana" di Piazzale Loreto.....
..... che una certa stampa così descrisse

Prima di essere issati sul distributore, a terra sulle salme alcuni spettatori infierirono con sputi, calci, bastoni che penetravano la Petacci. Lei essendo senza mutande, esibiva le "vergogne", poi la mano pietosa di una donna, forse colpita nella sua dignità, con una spilla balia gli raccolse le vesti.
Venne poi il turno di STARACE. Lui aveva "instivalato" l'Italia, imposto il "saluto romano", il "VOI" al posto del troppo femminile LEI. Con la sua indole burattinesca, aveva guidato una propaganda che causava danni, con le sue coreografie atletico-militari imposte. (i suoi salti nei cerchi di fuoco). A un convegno di medici, arrivando con un ora di ritardo si scusò dicendo che lui non poteva rinunciare alla sua "salutare" cavalcata quotidiana, e consigliava agli esterrefatti scienziati a leggere meno libri, e "darsi all'ippica". (una frase che rimase famosa).
Si diceva che "lui che respirava per ordine del Duce" e che lo voleva imitare, mentre era una macchietta e proprio Mussolini si accorrse che Starace più che prestigio portava discredito al regime. Anche gli "acciaisti" (anche questo era un suo neologismo) lo accusavano di aver rovinato lo spirito del fascismo. Mussolini non lo voleva vedere più in mezzo ai piedi. Lo esonerò da ogni incarico, lo aveva persino umiliato e messo da parte senza un lavoro. E non lo volle nemmeno nella sua RSI. Da quel momento la vita di Starace diventò una penosa strada fatta di miseria. Non lo salutava più nessuno. E a Milano di quei giorni che lui non era più nessuno lo sapevano anche gli altri e quindi era convinto di cavarsela. Ma scoperto in un bar mentre beveva un caffè fu catturato e portato in mezzo ai corpi ancora sul selciato. Lo abbligarono a fare il suo "Saluto Romano", (controllando maniacalmente l'alzata del braccio a 170 gradi, mano distesa, aperta, dita unite). Lo chiesero una volta, decina di volte, e doveva dire davanti a Mussolini ancora a terra "Viva il Duce". Lui a un certo punto immaginando come sarebbe finita disse "fate presto!". Una scarica di fucile lo fulminò e fu appeso anche lui.. La "Scena di spettacolare bellezza" ebbe inizio. --- BIOGRAFIA DI STARACE >>>>>>>>>>>>

(ma lo stesso Pertini disse che con quella scena macabra alcuni partigiani "avevano disonorato la Resistenza".
Ma lo stesso PARRI (ed era sua la direttiva 16 che incitava l'"insurrezione", scrisse anche lui:
"Un'esibizione di macelleria messicana" - "Un esibizionismo di alcuni, i veri partigiani erano un centinaio di migliaia, ora si contano a milioni… speriamo che queste "scorie" si eliminino da sole". Tutti questi ora vogliono solo montare sul carro dei "liberatori".

Ed anche Pansa col suo best seller “Il sangue dei vinti" (con del revisionismo a tanti non gradito)
lui accenna a quello scempio come “crimini” di alcuni partigiani".

Pure Giorgio Bocca su quella "spettacolare bellezza" di Piazzale Loreto, scrisse "Vedere morto il dittatore, le manifestazioni di gioia ci furono non soltanto per noi antifascisti. Lasciare a Mussolini la parola in un processo avrebbe significato consentirgli di chiamarci tutti in causa, anche noi partigiani, che eravamo stati fascisti come tutti".
(molto onesto!).

Ma i "festanti" dissero tutti in coro: "abbiamo fatto giustizia", "missione compiuta". Peccato che la missione aveva avuto il carattere di una vendetta, e che lo stile seguito era proprio quello nazista, lo stesso che avevano combattuto: quelle rappresaglie sommarie, rimproverate ai tedeschi barbari.

(diremo più avanti il perchè della scelta di Piazzale Loreto).

Ovviamente quando poi il 28-29 entrarono a Milano gli angloamericani
la scena li inorridì. E con quella folla osannante é lecito che si aspettassero anche il peggio.

Ma decisero subito all'istante di essere inflessibili:
Insediatisi, per prima cosa - subito - chiesero il disarmo di tutti i partigiani;
poi imposero lo scioglimento di tutte le loro bande.
Il loro immediato comunicato fu "IMPERATIVO" !!
"L'Amministrazione anglo-americana insediatasi non si limiterà solo alla sorveglianza bellica
ma anche nell'attività amministrativa e governativa italiana,
anche nel minimo particolare della vita del Paese
dove essa decide in modo e forma categorica ed "IMPERATIVA" (!!!!!!)
(e da quel momento si insediarono nelle caserme e misero su tutto il territorio italiano 131 loro Basi).
(dove dentro, in alcune - strategiche - non può entrare nemmeno
un Pr. della Repubblica.

Nei due mesi precedenti rimanendo oltre Po in stallo senza avanzare via terra i motivi erano stati...
....che essendoci ancora reparti di nazisti da affrontare a nord, volevano tenere sgombra la val Padana via terra,
per così lasciare ai bombardieri libertà di fare le loro incursioni sulle città.
Ma contemporaneamente vi erano dei negoziati dietro le quinte fin da febbraio tra il generale Karl Wolff, il capo delle SS in Italia, Allen W. Dulles.
I capi partigiani decisero di far convergere quasi tutte le formazioni partigiane a Milano. Si iniziò con qualche sporadico scontro con alcuni tedeschi, ma purtroppo ben presto la lotta assunse i connotati di una vera e propria guerra civile di italiani contro italiani, verso chi notoriamente era stato fascista, ma soprattutto contro i repubblichini di Salò, mentre l'inseguimento verso i tedeschi diventò pressoché nullo, perché erano già in ritirata. Lo prova il fatto che a Dongo dove catturarono Mussolini in mezzo ai tedeschi, loro furono liberi di ritirarsi oltre confine.

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LA CITTA' DI MILANO ERA GIA' UN CUMOLO DI MACERIE.
dove l'"artista" del "Bomber Command" era....... sir HARRIS
(quello che diceva "io sono pagato per uccidere"
"gli obiettivi militari? un diversivo, l'importante
é colpire la popolazione, così per la disperazione impara a mettersi contro i nazisti"

 

I "CAPOLAVORI" di sir HARRIS.......


Oltre la inutile strage di GORLA, dove dalla vergogna nascose il suo viso e si vergognò perfino la MORTE
( GORLA >> i 200 PICCOLI ANGELI >>>


Ma vi è poi anche questo inquietante episodio. UNA OSCURA IPOTESI CHE .... (ma nessuno ne parla)
Le 2 bombe atomiche sganciate poi sul Giappone nell'agosto del '45, potevano essere usate ancor prima, nella Pianura Padana. Harris già a fine febbraio appreso qual'era la potenza distruttiva dell'Atomica, aveva chiesto di usarla subito in Italia per sganciarle a Milano e dintorni "così metteremo subito fine al nazismo e al fascismo". Ricevette il NO perchè non erano pronte. Si era fatta negli USA appena la prima dimostrazione.
(vi era allora ancora Roosevelt ma morto lui il 12 aprile Truman diventa Presidente (impreparato agli eventi, e anche all'oscuro di molte cose militari segrete, come la bomba). Poi gli avevano subito riferito che "gli scienziati avevano provato con successo a Los Alamos una nuova bomba, la più terribile, mai concepita, capace con solo una di queste di esercitare un'influenza decisiva e immediata sull'esito del conflitto".

(((((( Possiamo dedurre che se la bomba fosse stata pronta lui ad Harris l'avrebbe data subito per usarla in Europa. Visto che lui disse "che voleva farla subito finita con la guerra". (infatti la usò 4 mesi dopo in Giappone, mettendo proprio FINE alla seconda guerra mondiale))))).

Poi Harris - ricevuto il NO perché non ancora disponibile - dovette con suo disappunto rinunciare anche a un già previsto bombardamento a tappeto su Milano; gli dissero anche qui un NO perché gli angloamericani si erano - a metà aprile - finalmente decisi di intervenire via terra superando il PO - per poi raggiungere Milano verso fine aprile.
Il territorio padano doveva dunque rimanere libero dai bombardamenti per far intervenire i mezzi con le truppe di terra.
Harris deluso di non poter buttar giù anche il Duomo di Milano (che aveva sempre mancato in precedenza) si accontentò di andare con circa 1000 borbardieri a radere al suolo Dresda, dove morirono oltre 100.000 persone. Volendo forse eguagliare... (altrimenti lui lo avrebbero mandato a spasso?) ....quelle che avrebbero fatto una Bomba Atomica !!

QUESTA ERA LA SITUAZIONE il 19 APRILE 1945

VEDI il Bomber Harris >>>>> con originali top secret >>>>>>>

FUCILATO MUSSOLINI , MA DA CHI ? >>>>>

CHI VOLEVA LA MORTE DI MUSSOLINI >>>intercettazioni telefoniche >>>>>>>>>>>

L'ULTIMA INTERVISTA DI MUSSOLINI ( per Churchill fu un incubo) >>>>>>>>>>>>>>

VENIAMO A
" PERCHE' SCELSERO PIAZZALE LORETO ?

(ho fatto una piccola indagine, chiedendo a molti il motivo della scelta di Piazzale Loreto. Nemmeno l'1% conosce le vere ragioni).

Sappiamo che fu scelto questo luogo per esporre i corpi di Mussolini, della Petacci e dei gerarchi, dopo la loro l'esecuzione. Questo era un luogo dove il 10 agosto 1944 era stata fatta una strage; erano stati trucidati dai nazisti 15 partigiani e lasciati lì nella piazza per giorni, come monito. Un monito osceno fu questo, molto simile poi a quello successivo. Nessuna differenza!!
Quel 10 agosto i nazisti vollero con una rappresaglia vendicarsi in un modo drastico per punire - pur non essendo gli autori del fatto di sangue avvenuto pochi giorni prima, e non in uno scontro militare, ma in un contesto molto singolare. Cioé i 15 non erano gli autori del fatto di sangue, ma come poi quelli delle Fosse Ardeatine a Roma, erano solo dei malcapitati prelevati a San Vittore. Toccò a loro pagare la rappresaglia di un inutile e folle gesto, molto simile, anzi peggio, a quello che era avvenuto a Via Rasella.
I nazisti (leggeremo poi questo motivo in qualche falso libro) avevano fatto questa "scellerata rappresaglia dopo un innocuo botto dimostrativo ai danni di un auto tedesca, che non causò nemmeno vittime". Che insomma la rappresaglia era ingiustificata

(ma il "falso"libro dimentica il precedente attentato !).

Due giorni prima, una bomba "gappista" alle 7,30 dell'8 agosto (ripeto 2 giorni prima), al margine della stessa piazza (angolo viale Abruzzi-Loreto) era esplosa tra la folla compiendo una strage che era costò la vita a cinque soldati tedeschi e a 13 (tredici) civili italiani fra i quali diverse donne e 3 bambini, rispettivamente di tredici, dodici e cinque anni, oltre a molti altri feriti.

Dei cinque soldati tedeschi uccisi, sappiamo solo che c'era un maresciallo di nome Karl, che per la sua mole era stato bonariamente soprannominato dai milanesi di Porta Venezia "El Carlùn" (il Carlone).
Il nomignolo se l'era guadagnato, guidando un camion che distribuiva alla popolazione qualcosa da mangiare, soprattutto latte per i bambini, dopo aver fatto un giro per le campagne e aggiungeva gli avanzi delle mense militari; lui parcheggiava ogni mattina, all'angolo fra viale Abruzzi e piazzale Loreto, attorniato da tante madri e bambini.

Quella mattina dell'8 agosto, alcuni partigiani si mescolarono alla piccola folla affamata che si accalcava come di consueto dietro al camion del "Carlùn", e indisturbati portandosi davanti al camion posero sul sedile di guida una bomba ad alto potenziale che, poco dopo esplodendo, seminò la strage indiscriminata: 18 morti e 13 feriti, innocenti, quasi tutti poveracci affamati milanesi. Un crimine del tutto ignorato da chi dice di fare delle verità storiche.

Inazisti diedero subito il via con un durissimo braccio di ferro anche fra le autorità fasciste - contrarie alla rappresaglia dei tedeschi inferociti che non volevano sentire ragione. Intervenne personalmente Mussolini, direttamente sul maresciallo Kesselring, e perfino telefonando allo stesso Hitler. E riferendo il colloquio al prefetto Parini gli disse "sono riuscito a ridurre la rappresaglia ... Ho interessato il Fhurer e spero ancora”.

Invece nel frattempo nelle stesse ore, avvenne un'altro fatto di sangue, ma tra fascisti e antifascisti. Ai tedeschi importava poco quest'ultimo, tra l'altro fra italiani. Ma poi.... subito dopo.... ci fu a distanza di qualche ora l'attentato a un autocarro di tedeschi. (anche se non fece nessuna vittima - è qui hanno ragione gli oscurantisti).
Ma il nuovo grave fatto decise però la sorte dei quindici sventurati rinchiusi a San Vittore.
Portati il giorno dopo a Piazzale Loreto furono fucilati e abbandonati sul selciato. Per giorni nessuno osò toccarli per non essere accusati di connivenza con i partigiani. E così nel quartiere non ci andò più nessun "Carlun". Questa la magra soddisfazione che si era dunque ottenuta. Anche se a caro prezzo; cioè coinvolgendo gruppi di innocenti.
Giorgio Bocca, il più filopartigiano degli storici italiani scrisse
(In Storia d'Italia partigiana" (Laterza , Bari, 1977, pag. 135) "Come i comunisti sanno bene, il terrorismo ribelle non é fatto per prevenire quello dell'occupante ma per provocarlo, per inasprirlo. Esso é autolesionismo premeditato: cerca le ferite, le punizioni, le rappresaglie, per coinvolgere gli incerti, per scavare il fosso dell'odio".

E L.Sabatini, é altrettanto chiaro (in "Resistenza al di là del mito", Tusculum Roma. 1997, pag 41)."Le azioni di guerriglia, i sabotaggi e gli atti di terrorismo dovevano servire a provocare la rappresaglia. Ottenuta la strage, l'antifascismo (rosso, Gap) poteva impossessarsi di una copiosa messe di martiri da piangere come fossero i propri e da inserire nella vulgata resistenziale".
Anch'io personalmente ho vissuto accanto a certi barbari, e ho assistito nel palazzo che abitavo con loro, a certi accaniti interrogatori, poi alle fucilazioni, con il malcapitato che si doveva perfino scavare la sua fossa. Ho assistito anche al colpo di grazia, che fa poi uscire il cervello come la spuma di una birra. (e che in parte racconto qui in altre pagine >>>>


(Ho raccontato nei particolari anche i due periodi nelle pagine di "UN RE CHE ROVINO' L'ITALIA" >>>>>>

ORA CERCO DI CONCLUDERE....

MA NON MANCA SOLO QUANTO DETTO SOPRA IN QUEL LIBRO DI VESPA CHE HO LETTO, MA NON ESISTE IL MINIMO ACCENNO A CIO' CHE IN ITALIA CI FU QUALCOSA DI VALIDO NEL VENTENNIO (ma perché nasconderlo?),
Che oltre quelle qui sotto - elenco nelle pagine delle REALIZZAZIONI >>>>>>

A PARTE ALCUNE OPERE PUBBLICHE DI UNA CERTA IMPORTANZA COME QUELLE QUI SOTTO.....
e che molti hanno dimenticato, o peggio oggi
"screditano", "diffamano", da "rimpiangere" (che erano insomma meglio prima, e..... come ci dice la Boldrini, da abbattere, se su una banale colonna dell'EUR appare la scritta Dux).



NEL VENTENNIO- ERA NATO - FRA LE TANTA ALTRE COSE (lo diremo più avanti) L’IDEA DI UNO STILE ITALIANO, UN "ARTE DEL FARE" INVIDIATA DA TUTTO IL MONDO... (che non era affatto un becero nazionalismo, come dicevano i detrattori a sinistra) .... E C'ERA NON SOLO NELLA MODA... MA ANCHE nella meccanica, nell'arredamento, nel disegno industriale, nei macchinari, nelle navi, nella auto, nel cinema, negli Sport nazionali e mondiali.
Il nome Italia, espresso con "Made in Italy" era diventato NEL MONDO per notorietà un brand subito dopo il 1° posto del brand della Coca Cola che era arrivata in Italia già nel 1927).
Non vi era luogo nel mondo senza un prodotto italiano !!!
Questo marchio Made in Italy fu anche fatto in opposizione alle importazione straniera (soprattutto quella della Moda di Parigi). Ed infatti in breve tempo nacquero perfino molte riviste della donna: nel 1929 Il giornale della donna , nel 1933 Annabella, nel 1936 Grazia e la rivista Bellezza, in competizione con la francese Vogue. Poi a Torino nel 1935 in un magnifico palazzo nacque la sede dell’Ente Nazionale della Moda. Iniziarono ad affermarsi i Gucci, i Ferragamo, Prada, Fend, Spagnoli. Che esprimevano creatività, eleganza, raffinatezza, arte nel vestire, pur essendo ancora aziende ancora artigianali. Nacque perfino l'uso del trasgressivo pantalone per la donna moderna (un uso già millenario) che era stato rilanciato da Marlene Dietrich sempre in competizione con la nostra Greta Garbo.

(Ma da noi in Italia allora, e ancora nel 1961 il cardinale Siri, arcivescovo di Genova, si era scagliato contro l’uso femminile “del vestito degli uomini” che “cambiava la psicologia negli stessi” perché guardando in basso le donne davanti e dietro nasce la lussuria, che era insomma un capo peccaminoso).

Ma non nacque solo Moda, in quegli stessi anni '30 venne l'uomo che diede tutto un nuovo indirizzo allo sviluppo industriale e bancario italiano: era ALBERTO BENEDUCE (che non era iscritto al fascismo, pur dimostrando solidarietà a Mussolini). Lui si rivelò essere l'artefice di un miracolo sia economIco che monetario. Per il salvataggio e il sostegno finanziario causato dalla crisi mondiale del 1929, lui concepì "Uno Stato fuori dallo Stato", come l' IRI ("Istituto per la Ricostruzione") con una partecipazione diretta dello Stato al capitale che così aiutava ma anche controllava le imprese (ca. 800), e che in breve garantì proprio allo Stato un ingente patrimonio industriale. Le banche cedevano le proprie partecipazioni industriali, i crediti verso le imprese, e in cambio ricevevano le liquidità, necessaria per proseguire la loro normale attività bancaria nel Paese.
in questo modo l'IRI, e quindi lo Stato, smobilizzando le banche diventò contemporaneamente proprietario di oltre il 20% dell'intero capitale azionario delle imprese nazionali e di fatto il maggiore imprenditore italiano con aziende come Ansaldo, Terni, Ilva, SIP, SME, Alfa Romeo, Navigazione Generale Italiana, Lloyd Triestino di Navigazione, Cantieri Riuniti dell'Adriatico. Si trattava in effetti di grandi aziende che da molti anni operavano, alcune sostenute da politiche tariffarie favorevoli o ricevevano commesse pubbliche.
L'IRI operando così riuscì a possedere le tre maggiori banche italiane: La Commerciale, Il Credito, Il Banco di Roma.

Già a fine anno 1933, l'IRI controllava direttamente il 21,49% del capitale delle società italiane esistenti che operavano nelle telecomunicazioni, negli armamenti, nell'elettricità, nella siderurgia, il 90% sulle costruzioni navali e aeronautiche. Ma via via si aggregarono anche altre centinaia di piccole imprese che ricevevano liquidità dallo Stato e che operavano in tanti altri settori. Ma non ricevano solo capitali ma anche funzionari capaci di sovrintendere la loro operosità.
Nel 1934 nacque anche la STET, nel 1936 la Finmare, nel 1937 la Finsider (acc. Ilva, Terni, Dalmine), che poi nel dopoguerra presero il nome di Finmeccanica, Fincantieri e Finelettrica.

Fin dall'inizio del Ventennio, pur circolando solo 56.000 automobili, furono create le prime autostrade d'Italia (ma anche d'Europa). Nel '24 si era aperta quella dei Laghi (Milano-Varese), nel '27 la Milano-Bergamo, nel '32 la Torino- Milano, nel '33 la Firenze-Mare e la Padova-Venezia, nel '35 la Genova-Serravalle, nel '39 fu progettata e solo iniziata la Genova-Savona.

Agnelli uno che produceva le prime auto, ne fu felice, tanto che la sua Fiat 509A del 1930, a fine del '31 la nuova 509 la battezzò "Balilla" (ovviamente pensò al cambio di favori - del resto con la crisi che c'era in giro erano determinanti gli aiuti dello Stato che erano disponibili; infatti l'opera di Beneduce si era già fatta sentire con la sua riforma monetaria per la stabilizzazione della lira).
L’8 aprile del 1932 la nuova auto fu - in gran pompa - presentata a Mussolini. Che ricambiò il regalo del nome ed esentando la Balilla di pagare la tassa di circolazione, potendo così diventare la "macchina del popolo". Del resto il costo era molto contenuto, ca. 10.000 lire (che era lo stipendio di un anno di un impiegato che allora oscillava a ca. 6-1000 lire al mese, ma anche con quello di un operaio che era di ca. 3-400 lire lui la poteva acquistarla pagandola a rate).

Fu un successo! Costruite in breve tempo 57.000 esemplari che in poco più di un anno fece raddoppiare il numero delle macchine circolanti in Italia. Ma non solo in Italia, le Balilla sulicenza Fiat furono costruite in decine di migliaia di esemplari anche in Germania dalla NSU a Heilbronn. Ed anche in Francia (27.000 esemplari) dalla SIMCA a Nanterre. E perfino in Polonia alla Polski di Varsavia.
Mentre in Germania Hitler, volendo subito imitare la Fiat, il 17 gennaio del 1934, chiamò Porsche per la progettazione e la costruzione di uno stabilimento per costruire una "vettura popolare" come la Balilla: nacque così la prima celebre Volkswagen (Volks = popolo - Wagen = vettura). E tale diventò subito. Fino ad essere da quel momento l' auto più venduta al mondo, con 21.529.464 esemplari.
Inutile tornare a ripetere che il "miracolo" pianificato dell'intera ripresa economica-industriale in Italia era stata tutta opera di Beneduce, perfino imitata all'estero, come poi fece subito Hitler nell'intera economia tedesca avvalendosi anche lui di straordinari collaboratori molto simili a Beneduce.

Uno fra tutti l'abile SCHACHT, l'economista di fama mondiale, un mago della finanza, già presidente della prestigiosa Reichsbank, la banca centrale tedesca. Si era dimesso e diventò il Consigliere Economico del "Caporale " Hitler.r
E fece proprio come Beneduce, diede il via al nuovo "miracolo tedesco". Adottò subito il controllo dei cambi, quindi il controllo del commercio estero, cioè che le importazioni dovevano essere pagate solo in marchi e non in valuta convertibile. E poi fece tutto il resto. Ma alle spalle aveva tutta la rinata Reichsverband, l'associazione dei grandi industriali tedeschi, che non erano affatto degli hitleriani, ma erano pochi, mentre lui dal popolo con le sue demagogiche arringhe prendeva tanti voti. E quindi l'elite appoggiò la sua ascesa, dicendosi tra di loro: "intanto mandiamolo lì.... poi lo stritoleremo".
Quando insomma Hitler salý le scale per entrare nel Reichstag, trov˛ tutta la politica economica, finanziaria e produttiva giÓ pronta, giÓ pianificata, con una struttura altamente organizzata, giÓ razionalizzata. E non era di certo opera sua il poter modificare l'economia. Lui era quasi un analfabeta. Putroppo dopo "La macchina dello Stato, creata politicamente per l'economia", diventò poi una "macchina economica usata per scopi politici". Agli industriali della Reichsverband - visto che lui già pensava alla forza, e quindi alle guerre - impose la fabbricazione di armi. Chi non lo assecondava veniva escluso. Era come avere una pistola alla tempia!!

Tutto questo era partito in Germania nel 1933 quando Hitler era - da poche ore - appena salito al potere. E abbiamo detto sopra che iniziato con la Germania della Reichsverban (con un Hitler, usato, preso in prestito) e con uno Schacht che stava imitando Beneduce e l'italia di Mussolini.


Nel '35, perfino LIFE negli USA
- che annaspava e non aveva ancora risolto i suoi problemi nati nella depressione del '29 - guardava con ammirazione l'Italia- e dedicava la copertina proprio a Mussolini; scrivendo:
“Mai come oggi l’ Italia è stata così unita attorno al suo Duce.
Mai come oggi la situazione politica interna del paese è stata cosi salda.
Il gigantesco prestigio del Duce è stato, se possibile, ancora innalzato alla sfida che egli ha lanciato contro la Gran Bretagna e le altre potenze societarie….
Per le classi operai il Duce è diventato un vero e proprio idolo”

Ma poi tre anni dopo - con una Germania risorta, anche "TIME" Magazine – nel gennaio del 1939 dedicò la sua copertina a Hitler come "Uomo dell'anno". (Ma non così Veblen - l'unico a capirci qualcosa - che chiamava la dote di Hitler "psichiatria applicata"; cioè "l'arte di sfruttare per scopi particolari un certo pregiudizio esistente, estremamente pernicioso perchè contraddice ed ostacola la tendenza morale dell'umanità verso l'integrazione universalistica, quella che fa dei valori umani, a cominciare dalla verità, fatti arbitrari che esprimono la forza vitale della razza e così non avendo una sostanza propria, possono essere manipolati arbitrariamente per i fini più violenti ed abbietti" (Abbagnano, Dizionario di filosofia, Torino 1960).
Thomas Mann lo definì "una catastrofe"; Speer "un Mefistofele"; Guderian (l'uomo che da lui in Russia era stato cacciato dalle panzerdivision)"un cinico"; Brecht "il Male"; Jung "affetto di pseudologia fantastica", cioè chi racconta e poi crede nelle proprie bugie".

Tornando ad "mago" ALBERTO BENEDUCE, purtroppo a causa di un Ictus (che lo condusse qualche anno dopo alla morte) dovette ritirarsi dalla sua straordinaria attività. Ma nel '39 lui aveva sposato la figlia - "Idea Nuova Socialista" (questo il suo bizzarro nome) - a un giovane funzionario neoassunto alla sua 'IRI. Era ENRICO CUCCIA che poi nel dopoguerra diventò il fondatore e il capo di Mediobanca. Fu solo Lui a conoscere tramite gli archivi ereditati dal suocero, "chi aveva dato e chi aveva ricevuto"; i tanti "finanziamenti", i tanti "aiuti ricevuti. dallo Stato". Ed anche i nomi dei proprietari dei "Gioielli" che Beneduce aveva aiutato a nascere, e che permise a Cuccia negli anni successivi di rimanere al vertice del potere economico, sia nel settore pubblico come in quello privato. Cuccia ben presto... (in silenzio - mai concessa una intervista in vita, mai un incontro, né pubblico né privato).... ebbe una influenza senza rivali nelle intermediazioni - compra-vendite - di aziende. Soprattutto proprio in quelle private piccole, ma poi in quelle grandi ma anche in quelle grandissime. E fu ancora lui nell'ombra a gestire le montagne di dollari sonanti che arrivarono col Piano Marshall.
(qui le SOMME e i NOMI dei beneficiati, CITTA' PER CITTA' >>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>

OGGI moltissime di quelle prestigiose aziende con un nome famoso, sono andate all'estero per pagare meno manodopera o per essere meno tartassate. Così oggi basta che in Italia il prodotto sia «pensato o disegnato» in un stanzetta, e tranquillamente il prodotto può fregiarsi con il marchio "Made in Italy" anche se questo viene fabbricato in un qualsiasi altro luogo; e se poi - viene anche gestita la cessione del prodotto - é messo in vendita (paradossalmente) nella stessa Italia come se fosse un vero prodotto "Made in Italy".

Quello concepito da Beneduce fu un formidabile strumento di politica economica e finanziaria degli anni '30, che rimase in vita anche nei successivi decenni del dopoguerra dove l'IRI se prima dava lavoro a qualche milione di italiani, nel 1980 contava ancora 556.659 dipendenti; ma quindici anni dopo, nel '95 erano scesi a 263.000. Poi sparirono dappertutto, al loro posto più solo "funzionari" dello Stato, ma tutti referenti solo ai Politici, nazionali, regionali, provinciali, comunali.
Di quelle aziende ("gioiello") che nel 1992 erano ancora rimaste, i "conniventi " della "Razza Padrona" questi "gioielli" li avevano già venduti tutti ricavandoci le note "tangenti" che dicevano essere per il Partito (quelle che vennero poi accertate in "Tangentopoli" - mentre erano invece personali), dove un Craxi per discolparsi, disse "ma lo fanno anche tutti gli altri politici!!". Ma poi finirono alla sbarra 4500 di loro, con 2500 arresti eccellenti, poi galere, espatri. esili, e perfino suicidi.
L'ultimo "gioiello" dopo i tanti venduti, era stato ceduto proprio nel '92 da Romano Prodi ( era lui il presidente dell'IRI dal 1982 al 1994). Dove fra l'altro gli fu contestato di non aver abbandonato la sua società Numisma e che la stessa IRI che dirigeva, aveva stipulato alcuni contratti di consulenza (!?) proprio con la sua società. Ma ne venne fuori pulito.
Tuttavia nel '86 Prodi aveva già privatizzato 29 grosse aziende del gruppo IRI, fra queste ceduta ai privati l'Alfa Romeo che andò subito in crisi, vendeva le sua auto a un terzo del costo di produzione. Si era interessata la Ford per comprarla, ma furono stroncate le trattative dalla Fiat. Questo perché in Italia doveva esserci una sola casa automobilistica..

Dell' IRI faceva parte anche la finanziaria SME con diverse famose società alimentari italiane.
Prodi però qui fallì nell'intento di cedere la SME ai privati ( la cui vendite avvennero poi a basso costo tra il 1993 e il 1996) che andò a causare il fallimento proprio della prestigiosa IRI. Una complessa vicenda che coinvolse De Benedetti, Barilla, Berlusconi, Ferrero. Successivamente ci furono anche la vendita in una forma agevolata alla Unilever delle alimentari Cirio-Bertolli-De Rica. (poi tutte emigrate all'estero, portandosi dietro il nome italiano che era diventato dappertutto famoso.
Militante della DC, nel '95 Mario Prodi - uscito dall'IRI, aveva fondato il suo partito "Ulivo", che era sì un un "Centro- Sinistra" ma con l'appoggio (!!!) di Rifondazione Comunista di Bertinotti. (che pero poi gli votò contro in una fiducia).
Non mi dilungo sui successvi anni con le varie migrazioni da un partito all'altro solo per prendere poltrone.
Ma nel programma politico di Prodi, una volta tornato al Governo, vi era il progetto della moneta unica europea.
Ed infatti Prodi per attuare il progetto ideò una manovra finanziaria di sacrifici per entrare da subito nella moneta unica. In questo contesto fu concepita una manovra finanziaria da 62.500 miliardi di lire, per garantire la credibilità europea dell’impegno italiano, con il varo di una “euro-tassa” ad hoc. Ma non si nascosero i dubbi di molti sulle effettive possibilità del governo Prodi di centrare l’obiettivo europeo.

Le trattative si fecero convulse fino all'anno 2000 quando finalmente si stabilì l'ingresso alla Moneta Unica.
E proprio durante la sua Presidenza alla Commissione europea ci fu con Prodi il 1º gennaio 2002, l'entrata in vigore come valuta corrente dell'Euro. E che fissò anche la conversione della precedente moneta con la nuova.
Lire 1936,27 per 1 Euro, contro 990 lire per il Marko tedesco.

A Bolzano e in tutto l'Alto Adige, dove arrivano milioni di turisti tedeschi (ma anche nel resto d'Italia) questi con i loro Marchi in mano spendevano meno della metà rispetto a un italiano. Facevano incetta di ogni bene disponibile sui nostri mercati. Fu una pacchia !!! E chi incassava marchi si guardava bene di non portarli in banca. Salvo essere scemi.
Questo ns. ingresso nella Ue fu allora penalizzante per il nostro Paese? Solo Penalizzante? No, fu invece un disastro !!
Prodi aveva fatto rilevare in precedenza che era interesse dell’Italia entrare ad un cambio più svalutato possibile, per non danneggiare le esportazioni. Ma in Germania il cambio d'ingresso fu un gioco facile nel contenere la sua inflazione - che invece avvenne in Italia, dove un prodotto che costava 10.000 lire si trasformò presto in 10 euro - e quindi la Germania ci guadagnava in competitività, senza rischiare una sua rivalutazione del cambio nominale.

Fu così che si costruirono degli enormi squilibri che abbiamo pagato e che paghiamo ancora oggi. Dopo, il problema non fu solo quello del controllo dei ns. prezzi interni, ma giunse quello più critico: quando la Germania vendeva molti Btp italiani che possedeva in gran quantità, andò a creare a nostro svantaggio lo Spread (termometro del rischio percepito da un Paese sui mercati finanziari, una differenza di rendimento tra due titoli dello stesso tipo e durata, uno dei quali è considerato un titolo di riferimento).
Nel 2011, le agenzie di rating anticiparono l'esplosione della crisi del debito e l'impennata del differenziale Btp-Bund. Alla borsa ci fu il panico: lo spread a inizio del 2011, il 4 gennaio era a 173 punti, il 30 dicembre era volato a 574 punti.
Ci fu un immediato declassamento dell'Italia, che fece precipitare in basso l'allora Governo Berlusconi che poi il 12 novembre buttò la spugna dando le dimissioni, facendo nascere il nuovo governo di Mario Monti (dopo averlo Napolitano, nominato senatore a vita).
(In Germania la Ft Deutschland senza giri di parole scrisse che Monti era "gradito come premier. Lui ha tutte le qualità che mancano a Berlusconi".
Ma già un mese prima a Bruxelles al Consiglio Europeo mentre la Merkel si intratteneva con Sarkozy chiesero ad entrambi se avevano ancora fiducia nel governo Berlusconi (che era ancora in piedi) . Davanti alle telecamere di mezzo mondo, guardandosi l'un l'altro, scoppiarono in una fragorosa risata.
(video https://www.youtube.com/watch?v=nKwVAKj5tvU
(A questo punto qualcuno mise in dubbio le vendite tedesche con quella enorme quantità di ns. Btp, che queste non erano vendite spontanee ma cessioni volute e ordinate dall'alto per mettere in crisi il Nostro Paese e il Governo Berlusconi. E ci riuscirono!! Si fecero un regalo da soli cedendo a vagonate i nostri Bpd).

Ma un regalo l'Italia l'aveva già fatto nel 2002. Romano Prodi nell'occasione dell'entrata in vigore della moneta unica era stato molto ottimista "Con l'Euro lavoreremo un giorno di meno, guadagnando come se lavorassimo un giorno di più". (!!!!!!! ?????) Cos'era, era questa la parola di un Mago dell'economia?
E disse anche in TV - spavaldo e ottimista - "Abbiamo portato l'Italia in Europa, adesso nostro compito é quello di portare l'Europa in Italia".
Aveva dimenticato il regalo fatto ai tedeschi con il loro ingresso a 990 lire per ogni loro marko. Se andava a Bolzano o a Merano avrebbe capito subito subito subito dove sarebbe arrivata la Germania della Merkel (che andava pure lei in vacanza in Alto Adige, a Solda. Io pagavo l'albergo 100 E
uro che erano 200.000 delle mie vecchie lire; lei pagava invece gli stessi 100 euro-Mark, che però al cambio italiano erano poco meno di 100.000 delle nostre ex lire. Una pacchia !!

MA POI 13 ANNI DOPO PRODI FECE MARCIA INDIETRO.
Nell'intervista del 4 marzo 2015, all'on. Fassina disse: "noi abbiamo sbagliato a entrare nell'Euro"
"Abbiamo fatto degli errori politici. Abbiamo pensato a uno scenario che non si è verificato. Si è sognato un'integrazione politica che non c'è stata. L'Euro non solo non ha avvicinato i Paesi, ma anzi li ha allontanati. Ha divaricato le opinioni pubbliche degli Stati. L'integrazione politica é stata minata dall'Euro stesso"
"ABBIAMO FATTO UN ENORME REGALO ALLA GERMANIA. NOI IN QUEL 2000 AVEVAMO SVALUTATO LA LIRA DEL 600%".
BRAVO !!! Ha impigato 13 anni per capirlo. Ma se andava a Bolzano lo avrebbe capito subito!!!
https://scenarieconomici.it/romano-prodi-leuro-e-un-enorme-regalo-alla-germania/

Eppure oggi si parla di Prodi come un probabile inquilino al Colle, antagonista di un altro vecchio come lui, detto "il patriota". Che però ultimamente ha detto pure lui "Ciao Italia" ed è andato a mettere la sede della sua azienda in Lussemburgo.
Come del resto -da tempo- hanno già fatto altri famosi brand dell'Italia tutta.
Ci restano però i venditori di caldarroste!!

Tornando a Vespa, non ho capito questa sua analisi negativa che lui chiama "Rovina". A me è sembrato che nel raccontare i fatti li ha focalizzati poco e non abbastanza, un po' troppo superficiale. C'è molto poco sulle vere origini dei fatti. Anzi li porta verso una parte sola, mentre si potrebbero criticare con più compostezza gli avvenimenti sia in positivo che in negativo. Lui invece è andato tutto sul negativo facendo un favore a chi considera Mussolini uno che ha "rovinato" l'italia, il male assoluto, .
Lontanissimo poi il paragone fra i due dittatori. Mussolini cercò di dare come abbiamo visto sopra un po' di dignità e prestigio all'Italia, mentre Hitler predicava alla sua gente solo odio - e non solo a carattere razziale - perché per lui francesi e inglesi, ebrei e poi anche i russi, era tutta gente da disprezzare. Poteva - dopo la guerra del '40, creare una grande Unione Europea e con questa - di fatto - diventare la più grande potenza economica e produttiva mondiale. Ma il povero caporale con la sua "pseudologia fantastica" volle strafare e si fece schiacciare come un fastidioso verme proprio nella sua Berlino !!! E credo che anche molti tedeschi lo disprezzano, per non aver saputo cogliere quella "realistica" "Grande Occasione". Lui in Russia andò a "distruggersi". Mussolini con quella lettera vista sopra era stato profetico!

Riguardo a quel sottotitolo di Vespa con quell'accenno a Draghi sembra palese che gli stringe un occhio, ma sembra solo una genuflessione all'autorevole politico (oltre che buon tecnico) che abbiamo oggi, in mezzo a tanti nanerottoli, che dentro un Parlamento auspicano e sono positivi verso di lui come Presidente del Consiglio, ma poi li troviamo ostili e negativi come Presidente della Repubblica, indicandone un altro, una mezzacalzetta o un vecchietto patriota. Se si verificherà questo giudizio negativo, e non voteranno per lui, sarà come dargli uno schiaffo. E non credo proprio che lui se escluso per il Colle, seguiterà a fare il Capo di un simile Governo. Dirà come i tanti industriali "Ciao ...Italia", "mi vado via!!!" . Spartitevi da soli per i vostri (ambiti) affari i 200 miliardi che devono arrivare. Visto che sono proprio su questi soldi che tutti i rivali di Draghi vorrebbero metterci le loro mani.
Oggi abbiano questa Italia... Bellezza!!!

 

TORNIAMO A VESPA. Proprio lui - che prima aveva scritto il libro "Perché l'Italia amò Mussolini". Dando scontato che gli italiani lo amavano Mussolini, che gli tributavano un largo consenso, che lo elogiavano e lo ammiravano.
Ma come mai in pieno antifascismo espresso oggi solo con il "pensiero comune" si possono ancora fare simili apprezzamenti? - . Ma lui é Vespa, se fosse stato un altro gli antifascisti di oggi, lo avrebbero linciato. Come linciano oggi uno che fa un semplice saluto con la mano che sembra quello fascistico di Starace.
Vespa però sa che in Italia (di nascosto ci sono ancora tanti ammiratori) e escrivere su Mussolini fa vendere libri, presentadoli su tutto l'universo mediatico di Dx di SX, in cielo e in terra.
Del resto nel '36 il fascismo mussoliniano lo ammirava perfino Togliatti che incitava i suoi "compagni fascisti" di adottare il programma di San Sepolcro e usare anche loro il manganello. Ma anche nel dopoguerra abbiamo visto molti entrare nella sinistra e fare carriera politica, e uno che era dentro i GUF é diventato perfino Presidente della Repubblica. E perfino la nuova compagna dello stesso Togliatti, Nilde Jotti >>> era una fascista. E così anche il marito di Liliana Segrè, che ancora nel 1976 era nelle liste elettorali del MSI di Almirante. Ma anche tutti questi - ancora nel dopoguerra - amavano Mussolini?

Invece ora ci racconta come Mussolini "rovinò" l'Italia !!. Sembra un paradosso, una inversione, rispetto a quello libro sopra accennato: "amato", dove lo si può anche capire, forse ha un DNA nella somiglianza stupefacente che ricorda molto proprio Mussolini. Ci fu anche una diceria (o malizia) di Alessandra Mussolini - che in TV nel 2005 a Striscia la Notizia - scherzando e mettendo a confronto due foto di Mussolini e di Vespa, disse che lui era un suo parente, un suo zio, perchè lui era un figlio di Mussolini. "Lui è tutto mio nonno, ha una caratteristica distintiva della famiglia Mussolini".

in rete .... https://www.true-news.it/politics/bruno-vespa-figlio-di-benito-mussolini-storia-di-una-bufala-che-dura-da-venti-anni

Vespa ha negato, ma è stato al gioco, anche se infastidito; e questa diceria é poi diventata una bufala, una leggenda metropolitana, ma tornata più volte in TV; come a Canale 5 nel 2010; e ancora da Barbara d'Urso a Domenica5 l'anno dopo. Ma che alla fine quasi non dispiaceva affatto a Vespa, visto che vorrebbe interpretare un film proprio mettendosi nei panni di Mussolini. (di sicuro mi piacerà la sua interpretazione quando dovrà fare i discorsi sul balcone di Piazza Venezia). Insomma non gli dispiace proprio sentirsi un presunto erede.

Sua madre - Irma Castri - si era sposata il 24 luglio 1943, e partorì all'Aquila questo figlio Bruno il 27 maggio del '44. - 9 mesi prima - dal 24 agosto al 12 settembre - nell'Albergo di Campo Imperatore (Aquila) c'era confinato Mussolini. (I maligni dicono che lei era in servizio in quell'albergo e che accudiva il Duce). - Ma probabilmente è stata solo l'aria del Gran Sasso, che scesa all'Aquila nel reparto maternità, portava con se il DNA dei tratti somatici di Mussolini. Per tale ragione la bufola e le malignità possono benissimo essere smentite.

Sono scherzi della natura... Bellezza

FINE

Vi ho tediati ?
Mi scuso. Non lo farò più in futuro.
Del resto alla mia età di futuro me ne resta molto poco.
Una sera verrà a trovarmi la "Signora" in nero e mi dirà
"lascia perdere questa vita terrena, vieni via come me
io ti prometto l'eternità".
Io risponderò " E COSI SIA !"